IL RITORNO DI ASSAD E LA QUESTIONE IRAN

assad iranBashar al-Assad con l'ayatollah Alì Khamenei, guida suprema dell'Iran.

Ne avevo scritto qui già nell’ottobre scorso ma il passare dei mesi ha reso il fenomeno ancor più evidente. Bashar al-Assad, il presidente della Siria, il tiranno, il mostro che doveva cadere o morire, sta per essere riammesso nel salotto buono della politica mediorientale. Cresce il numero delle ambasciate che vengono riaperte a Damasco (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait). Aumenta la presenza in Siria dei Paesi che non hanno mai tagliato i ponti (Libano, Iraq, Algeria). Si alza anche in alcuni Paesi europei (per esempio in Italia) un mormorio favorevole al ripristino delle relazioni diplomatiche.

Dobbiamo ricordare, a questo proposito, che i Paesi occidentali si ritirarono tutti dalla Siria quasi contemporaneamente, nel 2012, commettendo quello che secondo molti analisti fu un clamoroso errore. Forse a causarlo fu la convinzione che Assad sarebbe presto caduto. Così facendo, però, l’Europa perse ogni possibilità di interlocuzione diretta con il governo siriano, e con essa anche la possibilità di intervenire in qualche modo e forse limitare i danni.

È chiaro che Paesi come il Regno Unito o la Francia, che si sono molto esposti contro Assad, non cambieranno idea, anche solo per non ammettere una clamorosa sconfitta. Ma gli altri che cosa decideranno di fare, se fosse acclarato che Assad (che ha solo 53 anni) è il presente ma anche il futuro della Siria? Le prossime elezioni presidenziali nel Paese sono previste per il 2021. Se si votasse oggi avremmo con ogni probabilità uno scenario alla Putin. Il sistema è fatto per favorire il leader, che a sua volta, però, gode di un consenso reale nel Paese. Teniamone conto.

Tornando al Medio Oriente, bisogna considerare anche altri fattori. Uno è la spaccatura tra i sunniti di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrein da una parte, e il Qatar dall’altra. Spaccatura che si riflette anche sugli affari petroliferi (il Qatar è uscito dall’Opec), sulle relazioni esterne alla regione e sulla lotta al terrorismo. Altro fattore: le difficoltà di Mohammed bin-Salman, il principe ereditario che domina l’Arabia Saudita, con la guerra nello Yemen, le ricadute dell’atroce omicidio del giornalista Jamal Kashoggi e la difficile riforma dell’economia nazionale.

Si avvicina, insomma, il momento in cui la Siria di Assad potrà pensare di tornare nella Lega Araba. Allo stesso tempo si avvicina per Assad (e per Putin, va da sé) il momento di decidere che cosa fare con l’Iran. Ridimensionare le relazioni con gli ayatollah, e la presenza anche militare degli iraniani in Siria, che è stata così importante negli anni della guerra, sarà di certo la condizione che una lunga serie di Paesi (che avrebbero alle spalle Israele e Usa) porrà ad Assad. Scelta complicata, non c’è dubbio. Ma la ricostruzione della Siria esige investimenti per centinaia e centinaia di miliardi di dollari e si sa bene dove stiano le vere casseforti del Medio Oriente. È questa la direzione in cui spingono le bombe di Israele.

Pubblicato in Babylon, il blog di Terrasanta.net

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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