MANETTE AI CONFINI DEGLI USA. O NO?

manetteControllo passaporti all'arrivo negli Stati Uniti.

Come piccolo contributo al dibattito tra Usa reali e Usa immaginari, pubblico quanto mi ha scritto un amico che da diversi anni vive a lavora sulla costa Est degli Stati Uniti. La vicenda, che parla di Trump, visti, confini e manette, è freschissima.

“Prendo spunto da una notizia letta poco fa su XXXX, su una donna italiana arrivata in un aeroporto USA. Titolo: Decreto Trump, italiana bloccata per ore alla frontiera degli Usa: “In Iran, Sudan e Libia per lavoro”. Molti miei amici hanno condiviso indignati l’articolo su Facebook, e quindi mi sono preso la briga di andare a leggerlo. Facile smontare la cosa, da quello che posso intuire, dato che le informazioni  mi sembrano maliziosamente nascoste: la signora ha fatto il visto turistico ESTA omettendo volontariamente (è impossibile la svista) di avere viaggiato verso i Paesi a rischio, e una volta arrivata al controllo passaporti hanno approfondito la questione.

Vivere qui mi ha fatto capire che dopo il sospetto di aver assassinato o rapito qualcuno, il sospetto di aver mentito è uno dei peggiori che ti possano toccare. E’ una cultura diversa che un italiano fatica a fare sua. Una volta che la “bugia” è stata appurata, hanno messo le manette alla signora ma attenzione, qui basta alzare la voce o gesticolare un pò troppo davanti a un agente per sentirsi dire “per la tua e la mia sicurezza ti ammanetto, ma non sei in stato di arresto”. Finire nella “secondary inspection” è cosa comune, ci sono capitato pure io l’ultima volta che sono entrato qui (e c’era ancora Obama): ti mettono in una stanza con altre persone, e devi stare seduto, ci sono cartelli in varie lingue (e interpreti a disposizione) che indicano il comportamento da adottare. Non puoi parlare con nessuno, non puoi toccare il telefono, men che meno fare fotografie. Per andare in bagno devi alzare la mano e ti fanno accompagnare da un agente. Inoltre alla richiesta del poliziotto si devono fornire password di mail, Facebook ecc ecc.

Quando viene il tuo turno ti fanno delle domande per fugare i loro sospetti. Se vogliono ti prendono il telefono, guardano fotografie, mail, contatti telefonici e messaggi, se qualcosa non gli torna approfondiscono. Tutte cose normalissime, manette comprese, nel senso che sono sempre successe e nessuno ha mai avuto niente da dire (consiglio la serie TV su Netflix “Border Security USA”, in cui si possono apprezzare in maniera esaustiva queste regole in aeroporto, molto istruttivo ). D’altra parte da nessuna parte c’è scritto che entrare negli USA sia un diritto.

Ti ho raccontato questo per arrivare al punto. Ti parlo di una notizia “italiana”, ma anche qui negli Usa ormai funziona nella stessa maniera). Gli americani sono da sempre abituati al fatto che la stampa, libera per Costituzione, non mente. Credono a quello che leggono proprio perché non hanno motivo di sospettare il contrario. Almeno, non avevano. Infatti ho notato che da quando le presidenziali si sono avvicinate e Trump ha cominciato a diventare “importante”, tutta la stampa ha cominciato a dargli contro di continuo appigliandosi a qualsiasi storia, sia vera, ma manipolata, sia falsa.

Mi sono accorto che mentre prima tutti i miei vicini e i miei conoscenti erano abbastanza contrari alla presidenza Trump, più sentivano la stampa accanirsi contro di lui, più hanno cominciato a cambiare opinione. In molti di loro lo hanno votato e fino a oggi non se ne sono per niente pentiti, anzi! La sensazione è che i democratici, accecati dalla rabbia per il fatto che Trump gli ha soffiato la Casa Bianca, continuino ad alimentare la stampa con notizie tendenziose. Terribile, perché non capiscono che Trump ha una potenza data dai numeri che pochi presidenti hanno avuto finora. Potrebbe anche trasformarsi in un tiranno. La stampa è l’unico mezzo che ha il potere di fermarlo, ma sta perdendo credibilità ogni giorno che passa, così come i liberal. Per me questo è il vero pericolo”.

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale “Famiglia Cristiana”, per cui continuo a lavorare come editorialista. Nel 2010 ho varato l’edizione on-line del giornale. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l’Afghanistan, l’Iraq e i temi del Medio Oriente.
Ho pubblicato i seguenti libri: “Bye Bye Baghdad” (Fratelli Frilli Editori, 2003) e “La Russia è tornata” (Boroli Editore, 2005), “I cristiani e il Medio Oriente” (Edizioni San Paolo, 2008).

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