KIRILL E LA CHIESA RUSSA: L’EDILIZIA NON BASTA

KirillKirill, patriarca di tutte le Russie.

Per farsi un’idea di che cosa sia la Chiesa ortodossa russa oggi, appena entrati nel settimo anno dall’elezione del patriarca Kirill (per il mondo Vladimir Mikhailovic Gundyayev), basta dare un’occhiata al programma “200 chiese”. Lanciato da Kirill subito dopo l’elezione, esso prevede la costruzione di 200 nuove chiese nel territorio di Mosca, per avvicinare l’obiettivo di un tempio ogni 11.200 abitanti della capitale. Avvicinare, nulla più, perché Mosca ha oggi 950 chiese ortodosse e per arrivare a quella percentuale per abitante bisognerebbe edificarne altre 591.

Da quando il “200 chiese” è partito, il Comune di Mosca ha assegnato al Patriarcato 143 lotti di terreno a prezzi di favore, 16 chiese sono state costruite e altre 38 hanno i lavori in corso. In più, VTB-24 (ramo “al dettaglio” di VneshTorgBank, la seconda più grande banca di Stato russa e 65° tra le mille più grandi banche del mondo secondo le riviste specializzate) ha istituito sugli sportelli elettronici una funzione speciale per donare a favore del progetto.  L’attenzione dei media, però, è stata presto attratta dalle proteste degli abitanti di un quartiere periferico, il Losinoostrovskaja, che si sono mobilitati contro la costruzione di una di quelle chiese, che a loro dire avrebbe devastato il parco sito nella loro zona, che confina con il raccordo autostradale esterno e ha quindi bisogno di un polmone verde. Si è arrivati a qualche confronto a muso duro tra parrocchiani e dimostranti ed è stata anche sporta una querela. Poi tra Chiesa, Comune e attivisti di quartiere si è trovato un accordo e almeno il tribunale è stato evitato.

Kirill, punti forti e punti deboli

Questa vicenda rivela tutti i punti di forza e le debolezze dell’attuale Chiesa ortodossa russa guidata da Kirill. Il Patriarcato di Mosca, infatti, può vantare numeri impressionanti, che confermano l’impetuosa rinascita avviata con il crollo dell’Urss. Il discusso sociologo Roman Silantyev, direttore del Centro per la Geografia delle Religioni, sostiene che negli ultimi dieci anni il numero delle “entità legali” della Chiesa ortodossa russa (organizzazioni, gruppi, parrocchie, registrati presso il ministero della Giustizia, come previsto dalla legge sulla Libertà di coscienza del 1997 aggiornata nel 2004) è cresciuto del 25%, molto più di quanto sia successo per le altre fedi che, secondo la stessa legge, godono dello status privilegiato di “religioni tradizionali”, cioè buddismo, islam ed ebraismo. Sempre secondo Silayev, fuori dalle grandi città la Chiesa ortodossa russa è ormai arrivata ad avere una parrocchia ogni 9 mila abitanti, quando solo nel 2010 la percentuale era di una ogni 12 mila abitanti.

Anche se il nazionalismo ortodosso del sociologo suona trionfalistico, è indubbio che il Patriarcato di Mosca può vantare anni di espansione quasi frenetica. Nel 1988, quando fu celebrato il millennio della cristianizzazione della Russia, la struttura della Chiesa ortodossa russa si basava su 67 diocesi, 21 monasteri, 6.893 parrocchie, due accademie teologiche e tre seminari. Oggi con Kirill le diocesi sono 136, i monasteri 620, le parrocchie quasi 24 mila, le accademie teologiche 5, i seminari 32, più 42 seminari minori, un istituto teologico, due università ortodosse, due scuole teologiche femminili e una miriade di istituzioni educative e assistenziali.

Il patriarca Kirill ha potuto anche sfruttare un successo nella diplomazia ecclesiale conseguito dal suo predecessore, Alessio II, del quale era peraltro il più stretto collaboratore: la ricomposizione, nel 2007, dello scisma con la Chiesa ortodossa all’estero, nata all’inizio degli anni Venti come reazione all’ateismo di Stato sovietico. L’accordo ha consentito al Patriarcato di allargare la propria azione anche a milioni di ortodossi che vivono lontani dalla Russia, aprendo nuove diocesi.

Si dice che da quando Vladimir Putin è il signore incontrastato del Cremlino, più di 23 mila chiese siano state ricostruite, restaurate o restituite al Patriarcato. È una statistica aleatoria, che serve soprattutto a dimostrare come la Chiesa ortodossa russa sia riuscita a riannodare (e Kirill a stringere ulteriormente) il legame davvero decisivo per una Chiesa autocefala e russa: il rapporto con l’idea di nazione e con chi quell’idea rappresenta a livello di potere.

Anche in questo caso il patriarca Kirill si è mostrato degno successore di Alessio II. Anno fondamentale il 2012: a distanza di pochi mesi, Putin rivela di essere stato battezzato dalla madre di nascosto dal padre, comunista convinto, e nelle scuole russe viene reintrodotta l’ora di religione. Un allineamento Chiesa-Stato che da allora non ha fatto che crescere, come dimostrano tutte le prese di posizione del Patriarca e del Presidente.

Anche in questo quadro, però, si insinua il tarlo della realtà. Cresce la percentuale dei russi che si identificano come ortodossi (dal 31% al 72% tra il 1991 e il 2008) ma non quella dei fedeli praticanti. La messa una volta al mese è patrimonio di pochi: l’11% tra gli ultrasettantenni, il 6% tra chi ha meno di trent’anni, addirittura in calo rispetto a qualche anno fa. E solo il 50% circa degli interpellati accetta di definirsi “religioso” o “credente in Dio”. Il sospetto, insomma, è che a muoversi sia più lo spirito nazionalistico che quello religioso e che molte di quelle adesioni arrivino proprio da lì.

Lo testimonia anche il profondo scarto tra la presenza materiale della Chiesa ortodossa russa e la sua presa morale sulla società, assai più scarsa. La Russia è uno dei Paesi al mondo in cui si divorzia di più e uno di quelli con il più alto tasso di aborti (50 ogni mille donne in età fertile, rispetto ai 20 degli Usa e ai 9 della Germania). La droga miete sempre più vittime tra i giovani: il 70% delle morti tra i giovani sotto i 34 anni d’età, spiega il Servizio Federale di Controllo sulle Droghe, è dovuto all’abuso di narcotici e negli ultimi dieci anni un milione di ragazzi ha perso la vita in questo modo. L’edilizia, insomma, non è tutto.

Pubblicato su Avvenire del 13 febbraio 2016

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale “Famiglia Cristiana”, per cui continuo a lavorare come editorialista. Nel 2010 ho varato l’edizione on-line del giornale. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l’Afghanistan, l’Iraq e i temi del Medio Oriente.
Ho pubblicato i seguenti libri: “Bye Bye Baghdad” (Fratelli Frilli Editori, 2003) e “La Russia è tornata” (Boroli Editore, 2005), “I cristiani e il Medio Oriente” (Edizioni San Paolo, 2008).

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