AFRICA, ISLAM E TERRORISMO: LE RADICI (2)

Una rara foto di Osama bin Laden (al centro) con Al Bashir (a destra).

… La Rand Corporation, un think tank americano fondato nel 1946 con il contributo del Dipartimento della Difesa, ha prodotto nel 2010 un lungo studio destinato, appunto, alle Forze Armate americane proprio sul tema della presenza e dello sviluppo dell’islam radicale in Africa.

Una rara foto di Osama bin Laden (al centro) con Al Bashir (a destra).

In quello studio sono elencato i fattori che favoriscono l’insediamento dei gruppi estremisti e la diffusione del terrorismo. Eccoli: Governi deboli o Stati collassati; centri di potere e influenza alternativi a quello dello Stato (clan tribali, signori della guerra, cartelli criminali, gruppi separatisti); una forte economia informale, per esempio quella ben rappresentata dall’hawala, i trasferimenti di denaro che non passano per le banche (solo le rimesse dei somali emigrati verso la Somalia valgono almeno 1 miliardo di dollari l’anno) o dal lavoro nero, che riguarda più del 50% dei lavoratori in Etiopia e quasi il 40% in Kenya; confini poco e male controllati; un facile accesso alle armi. Nessuno di questi fattori è estraneo all’Africa che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni.

Ma tutto questo non basterebbe se non ci fossero quelli che lo stesso rapporto Rand definisce catalytic events, cioè quegli eventi che fanno “precipitare” il composto. Rand ne indica due: il colpo di Stato militare che nel 1989 portò al potere in Sudan il generale Al Bashir e il Fni (Fronte nazionale islamico) di Hassan al Turabi; e il tracollo della dittatura di Siad Barre in Somalia nel 1991. Personalmente, volendo seguire questa linea, ricorderei almeno anche la guerra civile in Algeria a cavallo del 1990-1992 dopo l’annullamento delle elezioni amministrative vinte dal Fis (Fonte islamico di salvezza nazionale).

Sono eventi quasi contemporanei. E possiamo aggiungerne altri due: nel dicembre del 1992 un contingente di 28 mila soldati americani sbarca in Somalia nel quadro di una missione Onu. E sempre nel 1992 il Fis è messo fuorilegge in Algeria. E’ il Sudan, in ogni caso, lo Stato-chiave per l’insediamento del terrorismo islamico in Africa. I Fratelli Musulmani, ch’erano stati fondati nel 1928 in Egitto da Hasan al Bhanna, già negli anni Trenta avevano mandato le loro delegazioni ufficiali a Khartum, facendo così del Sudan il Paese africano privilegiato per la diffusione della dottrina. Negli anni Ottanta è Hassan al Turabi il loro ideologo sudanese. E negli anni Novanta, precisamente alla fine del 1991, Osama bin Laden arriva in Sudan e immediatamente fraternizza con Al Turabi, al punto da sposarne la sorella Maha. Nel 1995, a sua volta Al Turabi organizza a Khartum un Congresso del popolo islamico che serve a Bin Laden per stringere contatti con gruppi islamisti militanti provenienti da Pakistan, Algeria, Tunisia, Libia, Yemen, Siria, Egitto, oltre che con Hamas e Hezbollah.

Nel 1996 Al Bashir, dopo aver liquidato Al Turabi in una lotta interna per il potere, espelle Osama bin Laden nel tentativo di ricucire i rapporti con gli Usa, che nel frattempo hanno messo Osama nel mirino. Ma intanto il seme era stato piantato.

2. fine

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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