USA, CHI PAGA PER L’ARMA LIBERA

La famiglia di uno dei bambini della scuola nel Connecticut.

Chi è stato in zone di guerra sa che non c’è descrizione più terribile della violenza di quella che danno i bambini con i loro racconti e, ancor più, con i loro disegni. Se volessimo davvero sapere che cos’è la guerra civile in Siria, che cosa vuol dire vivere a Gaza o scappare in un rifugio ad Ashqelon, non dovremmo rivolgerci agli «esperti» ma visitare un asilo.

La famiglia di uno dei bambini della scuola nel Connecticut.

Così, oltre a capire meglio tragedie che osserviamo sempre da lontano, potremmo forse intuire che cosa devono aver provato i bambini di Sandy Hook, la scuola del Connecticut spazzata dalla follia armata del ventenne Adam Lanza. Che cosa vogliono realmente dirci quando raccontano che hanno chiuso gli occhi, si sono schiacciati in un angolo, hanno provato a nascondersi negli armadietti, hanno chiamato la maestra. O hanno chiesto all’insegnante di ginnastica se qualcuno stava bussando alla porta della palestra, quando hanno sentito quei colpi, quegli schiocchi secchi con cui un ragazzo che avrebbe potuto essere il loro fratello maggiore o un baby sitter stava togliendo la vita a decine dei loro amichetti.

Non lo faremo, ovviamente, e non dobbiamo farcene una colpa. Sperimentare l’orrore non è un obbligo per nessuno, o almeno non dovrebbe esserlo. Perché per tante famiglie americane, invece, è vero il contrario: il dolore, il lutto, la perdita sono una tassa da pagare con allucinante regolarità a un culto delle armi sempre più inspiegabile. Nel 1999 due adolescenti, Dylan Klebold e Eric Harris, entrarono armati nel loro liceo di Columbine, nei pressi di Denver (Colorado) e uccisero 12 compagni di scuola e un insegnante prima di suicidarsi. Da allora, almeno 31 stragi simili si sono succedute negli Usa, mietendo centinaia di vite, quasi tutte di giovani.

C’è una cifra esclusivamente americana, in tutto questo. Il mito della frontiera, un’idea darwiniana di società in cui solo il più forte può sopravvivere, e tutte le altre considerazioni che abbiamo già fatto in passato e che certo faremo anche in questa occasione. Ma c’è qualcosa che riguarda ogni latitudine, e non solo perché anche l’Europa ha avuto i suoi Breivik. Al fondo, bisognerà prima o poi decidere che cosa davvero intendiamo per libertà e se non stiamo per caso confondendo i diritti di tutti con i desideri, e magari i capricci, dei singoli.

Negli Usa, sul tema delle armi, questo di sicuro già accade. Il famoso secondo emendamento della Costituzione americana non dice che ogni cittadino dev’essere libero di andare in giro armato, come la lobby del fucile e politici in mala fede cercano di far credere. Dice invece che «essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto». Già nel 1787, l’anno in cui la Costituzione fu adottata a Filadelfia, i legislatori americani, pure reduci da una durissima guerra d’indipendenza, sentirono la necessità di ancorarsi a un’idea di bene collettivo, scolpita in quel «milizia regolamentata» che è l’esatto opposto del capriccio individuale e dell’attuale Far West. Quello in cui anche una famiglia qualunque come quella dei Lanza, insediata in una delle zone più tranquille d’America ma con un figlio palesemente squilibrato, ha potuto riempirsi la casa di fucili e pistole.

C’è molto su cui riflettere. L’unica speranza è che l’irrimediabile sofferenza di quelle famiglie ci serva da monito almeno contro una cultura del «vietato vietare» che soddisfa i più forti e garantiti ma inevitabilmente si scarica sui più deboli e sui più piccoli.

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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