PUSSY RIOT, LE NUOVE BEATE

Le tre ragazze del gruppo "Pussy Riot" durante il processo.

Devo essere diventato un orrido reazionario senza accorgermene, perché l’improvvisa beatificazione internazionale delle Pussy Riot moscovite mi lascia a dir poco perplesso. Non mi sfugge, ovviamente, il senso politico della condanna a due anni di galera inflitta alla tre ragazze che avevano cantato “Oh Madonna liberaci da Putin!” nella cattedrale di Cristo Salvatore. Con una punizione così palesemente esagerata, Putin manda due messaggi: uno alla Russia profonda, a cui continua a proporsi come il difensore (anche nei confronti dell’Occidente) dei “veri valori” della Russia; l’altro proprio all’Occidente, caldamente invitato a non metter becco negli affari del Cremlino. Il tutto sullo sfondo delle leggi contro il dissenso e la libertà di parola che la Duma sta approvando in serie da quando Putin è tornato a fare il Presidente.

Le tre ragazze del gruppo "Pussy Riot" durante il processo.

Detto questo (e sperando che il regime, ottenuta la condanna esemplare, si decida a graziare le tre ragazze), ci sono un po’ di cose che non mi tornano. Per esempio:

1. “Pussy riot”, il nome del gruppo punk femminile, vuol dire alla lettera “La rivolta della figa”. Volgare, certo, d’altra parte sono delle punk, mica i Solisti veneti. Ma perché i nostri azzimati quotidiani non lo scrivono? Si vergognano? O pensano che nuocerebbe all’opera di beatificazione?

2. La canzoncina dello scandalo non è stata cantata “in una chiesa”, come ho letto dappertutto, ma nella cattedrale di Cristo Salvatore. Il tempio è stato ricostruito tra il 1990 e il 2000 nel luogo dove dal 1883 al 1931 sorgeva un’analoga cattedrale, fatta costruire dallo zar Alessandro III in memoria della vittoria su Napoleone. Nel 1931 il tempio originario era stato abbattuto per costruire un monumento a Lenin e alla rivoluzione d’Ottobre che non fu mai completato, lasciando invece spazio a una piscina. Nulla di tutto questo giustifica la condanna, ma spiega perché il 43% dei russi avrebbe voluto vedere le tre ragazze in galera per i 7 anni della pena massima prevista. E alla lunga spiega anche la speculazione politica del Cremlino: per quanto si cerchi di beatificarle, le Pussy Riot stanno ai russi come l’acqua a Marte.

3. Vedo che molti Paesi, gli Usa in primo luogo, si stracciano le vesti per il modo in cui viene amministrata la giustizia in Russia. E non posso non ricordare (ci vuol poco, sono casi dei giorni scorsi) che a New York, a Times Square, i poliziotti hanno ucciso a colpi di pistola un giovanotto che delirava tenendo un coltello in mano; che a Saginaw (Michigan) un disabile mentale, anche lui con un coltello in mano, è stato freddato con 46 colpi dalla solita polizia; e che nel carcere di Huntsville, Texas, un altro disabile mentale è stato giustiziato con l’iniezione, nonostante una sentenza della Corte suprema che dovrebbe appunto impedire questo genere di provvedimenti.

Voglio dire questo: la sentenza di Mosca è una porcheria, ma di porcherie anche più gravi ne vedo succedere ogni giorno, nel silenzio totale della stampa progressista e democratica, per non parlare di quello delle autorità politiche. Volete dare una mano alle Pussy Riot e compagnia? Smettete di fare affari con Mosca. Fuori da questo ci sono solo retorica e speculazione politica.

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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