UCRAINA: AL VIRUS PENSANO GLI OLIGARCHI

oligarchiVolodymyr Zelenskyj, presidente dell'Ucraina.

Il Coronavirus, finora, risparmia l’Ucraina. Un centinaio di casi e tre morti su una popolazione di 44 milioni di abitanti (stando alle statistiche ufficiali) non sono un dramma. Però le autorità hanno preso misure assai severe. Tre settimane di lockdown in gran parte del Paese, chiuse scuole e università, fermi tutti i mezzi pubblici nella capitale Kiev. Multe pesantissime per chi diffonde notizie false e allarmistiche, fino a 8 anni di prigione per chi dovesse violare il regime di quarantena.

All’ombra del Coronavirus, però, il giovane (42 anni) presidente-attore Volodimir Zelenskyj, eletto nell’aprile dell’anno scorso con un plebiscito che ha sepolto l’era di Petro Poroshenko, sta varando una correzione di rotta sorprendente. Ai primi di marzo ha liquidato il primo ministro riformista Oleksiy Honcharuk. Anche lui giovanissimo (35 anni), economista di formazione, Honcharuk è rimasto in carica pochi mesi. Da qualche tempo, peraltro, aveva già un piede sulla porta. Da quando, cioè, era stata diffusa una registrazione “pirata” in cui definiva dilettantesca la competenza economica del suo Presidente.

“Il suo Governo ha fatto il possibile”, ha commentato Zelenskj, “ma ora serve un Governo che faccia l’impossibile”. Ma l’uscita di scena di Honcharuk si è accompagnata a una serie di questioni di non poco conto. Intanto al suo posto è arrivato Denis Shmygal (44 anni), e per gli ucraini non è stata una gran sorpresa. Shmygal, già governatore della regione di Ivano-Frankovsk, il 20 febbraio era di colpo assurto al rango di ministro per lo Sviluppo regionale e vice-primo ministro. Una mossa chiaramente intesa a preparare il siluramento di Honcharuk. Il fatto è che Shmygal tra il 2017 e il 2019 è stato l’amministratore delegato di DTEK, il più grande gruppo energetico del Paese, una holding che tratta energia elettrica, carbone, gas naturale, petrolio ed energie rinnovabili. E DTEK, guarda caso, è di proprietà dell’oligarca Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco del Paese, un ex alleato di Petro Poroshenko che ha cambiato casacca. Non a caso le televisioni di Akhmetov, ora, parlano sempre bene del presidente Zelenskyj.

Ultima questione: Honcharuk è stato liquidato pochi giorni dopo che una delegazione del Fondo Monetario Internazionale aveva visitato Kiev per discutere l’erogazione di una nuova tranche di prestiti per 5,5 miliardi di dollari. Denaro che il Governo ucraino potrà ricevere solo quando alcune condizioni saranno soddisfatte. Prima fra tutte, l’adozione di una legge sulle banche che impedirebbe all’altro oligarca Ihor Kolomoysky, il terzo uomo più ricco d’Ucraina, di tornare in possesso di Privat Bank, ovvero di quella che fu la più grande banca privata del Paese. La banca fu nazionalizzata nel 2016, all’epoca di Poroshenko, e Kolomoysky accusato di aver orchestrato ai danni dei 20 milioni di correntisti una truffa da 5,5 miliardi di dollari.

Il problema è che Kolomoysky è stato prima il proprietario della catena televisiva 1+1 che ha trasformato l’attore Zelensky in una grande celebrità nazionale, il personaggio più noto d’Ucraina. E poi il grande artefice della trasformazione dell’attore in fenomeno politico. Sarà un caso ma la legge sulle banche Kiev non la fa. Di conseguenza, il Fondo non versa i quattrini.

Ma c’è di più. Con la “scusa” dello stato di emergenza causato dal Coronavirus, Zelenskyj ha arruolato i diversi oligarchi e li ha incaricati di fare da osservatori speciali nelle regioni in cui si trovano le loro aziende e i loro beni. Rinat Akhmetov per il Donbas e l’Ucraina orientale, Kolomoisky per il Zaporozhie, Viktor Pinchuk (il secondo uomo più ricco del Paese) per la regione di Drepropetrovsk e così via. Di fatto, una mezza esautorazione dei governatori regionali a favore degli oligarchi. Strano per un politico non politico che della lotta agli oligarchi e alla corruzione aveva fatto il proprio cavallo di battaglia. E una mossa che richiama situazioni d’emergenza come quella del 2014, quando il presidente ad interim Turchinov, di fronte al separatismo del Donbass e all’intervento russo, chiese agli oligarchi di finanziare le operazioni militari nelle zone per loro più interessanti.

Qual è l’emergenza di Zelenskyj? Il Coronavirus? Il calo dei consensi?  O semplicemente il fatto che, a dispetto delle buone intenzioni, governare l’Ucraina senza, o contro, gli oligarchi è impossibile?

Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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