L’EGITTO E L’ESERCITO DELLA PAGNOTTA

Soldati egiziani di leva davanti a un murale che raffigura l'ex presidente Morsi.
I militari, sempre loro. Nulla accade in Egitto se gli uomini con le stellette non sono d’accordo. Certo, di stellette bisogna averne tante, come quelle che ingombrano l’uniforme di Abdel Fattah al-Sisi, capo dell’Esercito e ministro della Difesa, oggi l’uomo decisivo al Cairo. Ma la sostanza è sempre quella: sono i soldati, nel bene e nel male, a decidere per tutti.

Soldati egiziani di leva davanti a un murale che raffigura l'ex presidente Morsi.

Le cose vanno avanti così dal 1952, da quando il golpe dei Liberi Ufficiali portò al potere il colonnello Nasser. Poi toccò a Sadat (presidente dal 1970), che si era diplomato alla Regia accademia militare del Cairo, e infine a Mubarak (1981), che aveva fatto carriera nell’Aeronautica. Le cose, come sappiamo, non sono cambiate granché con la Primavera araba del 2011 e la cacciata di Mubarak: la transizione è stata gestita dal (nientemeno che) feldmaresciallo Al Tantawi, e la parentesi durata un anno della presidenza Morsi si è chiusa pochi giorni fa con l’intervento del generale al-Sisi, duro quanto basta a dispetto del cognome dal suono gentile.

Nel frattempo, i soldati hanno pacificamente ma definitivamente invaso ogni settore della vita sociale. Per cominciare sono tanti: mezzo milione di uomini in servizio effettivo e altrettanti nella riserva. Per mantenerli, lo Stato egiziano spende il 5% del Prodotto interno lordo (cioè della ricchezza nazionale) e si fa pure dare una mano dagli Usa, che ogni anno regalano ai militari 1,7 miliardi di dollari di “aiuti”. È vero, con quei soldi gli egiziani comprano carri armati e bombardieri made in Usa. Resta però il fatto che le forze armate sono il maggior datore di lavoro dell’intero Egitto.
Non solo in virtù del numero. Fu Nasser a stabilire, nel clima socialisteggiante degli anni Cinquanta, che ogni fabbrica militare dovesse avere anche un settore dedito alla produzione civile. Concorrenza sleale, slealissima, perché queste possono impiegare gratis, e per sei mesi, i giovanotti chiamati alla leva. In più, i prodotti delle forze armate non pagano tasse. Così, oggi, i militari sono leader assoluti nell’edilizia e protagonisti nei settori dei generi alimentari, delle automobili, del cemento e della benzina. Il ministero della Produzione militare, da solo, ha più di 40 mila dipendenti.
È distribuendo pagnotte e non agitando le armi che l’esercito è diventato la forza decisiva della società egiziana. E il de profundis politico del presidente islamista Morsi è arrivato non quando l’hanno arrestato ma due giorni prima: quando l’esercito ha aperto gratis le porte dei suoi supermercati alla gente che protestava in piazza Tahrir.
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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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