In quest’epoca di “non mi dimetto neanche se mi condannano” e “la cocaina non c’era anzi sì, gli assegni erano tre ma forse nove” e così via, vorrei ricordare la storia di Eliot Spitzer, 54 anni, americano. Chi era costui? Figlio di un importante costruttore edile di New York, nipote di nonni che arrivano gli uni dalla Polonia e gli altri dalla Palestina, ebreo non osservante, laureato in Legge a Princeton e specializzato a Harvard (dove dirige la Harvard Law Review come ha fatto anche Obama), Spitzer è stato una meteora della politica americana.

Eliot Spitzer con la moglie silda il giorno del giuramento come governatore di New York.
Dopo aver lavorato in importanti studi legali, diventa procuratore distrettuale di Manhattan e subito si segnala nella lotta contro la corruzione e il crimine organizzato. Nel 1992 ottiene la sua prima clamorosa vittoria: indaga sulla famiglia mafiosa Gambino e dimostra i suoi legami con alcune lucrose industrie statali, in un giro di appalti truccati. Torna all’attività privata e si segnala anche lì, questa volta nella difesa dei consumatori. Nel 1994 si riaffaccia alla politica: entra nel Partito democratico e si candida alla carica di procuratore generale dello Stato di New York. Non ce la fa, ma ce la farà quattro anni dopo, nel 1994, conquistando il 69% delle preferenze. Cominciano sei anni di incredibile attivismo, un periodo in cui Spitzer si guadagna la fama di “moralizzatore di Wall Street” con una serie di indagini e di provvedimenti che stroncano le attività non cristalline di molti grandi nomi della finanza ma prendono di mira anche i semplici eccessi, persino quando non hanno nulla di illegale. Per dire: fa causa a Dick Grasso, ex direttore della Borsa di New York, per costringerlo a restituire la liquidazione di 139 milioni di dollari ricevuta al momento della pensione. Il tribunale gli dà torto, ma Spitzer pare un precusore illuminato, se diamo retta a tutte le recenti polemiche sui bonus dei manager e dei finanzieri.
Già si parla di Spitzer come di un possibile protagonista dei massimi livelli della politica Usa, quando uno scandalo lo stronca dopo appena 18 mesi di governo di New York. Saltano fuori i suoi legami con l’Emperor’s Club, un ritrovo di prostitute d’alto bordo con le quali Spitzer aveva speso, in una serie di incontri, non meno di 15 mila dollari. Da lui particolarmente gettonata era Ashley Dupré, 22 anni. Anche se le indagini dimostrano che ha usato solo soldi suoi, Spitzer è costretto a dimettersi. Lo fa dichiarando: “Nel corso della mia vita pubblica ho più volte detto, e lo credo, che le persone devono prendersi la responsabilità per la propria condotta. Io non chiederò meno a me stesso. Per questo motivo mi dimetto dall’incarico di governatore”. Spitzer lascia la politica e torna a lavorare con il padre nel settore delle costruzioni. Sua moglie Silda, che aveva rinunciato alla carriera di avvocato per occuparsi di lui e delle loro due figlie, si mette a lavorare come promotore finanziario.
Nella storia di Spitzer c’è tutto: lo scandalo erotico, il moralizzatore preso in castagna, il pubblico sdegno. Solo la conclusione pare diversa rispetto alle abitudini italiane: dimissioni subito là, balle subito e dimissioni mai qua da noi. Ma, attenzione, “pare”. Perché Spitzer, pure emarginato dal mondo della politica, non è certo un uomo finito. Tiene un corso sulle Politiche pubbliche al City College di New York, è un ascoltato editorialista sui temi dell’economia e della moralità (sic!) delle istituzioni finanziarie. L’idea di recuperare la sua storia mi è venuta perché l’ho trovato tra i relatori del World Council for Corporate Governance in un esclusivissimo convegno londinese dedicato al tema: “Ridare una bussola ai consigli d’amministrazione”. Ridare una bussola, appunto.

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "











Caro Fulvio, nell’immensa e variegata statistica dei rapporti tra potere e scandali sessuali credo che esista una sola legge certa: chi ha le spalle forti resta, chi non le ha cade. Una certa linearità (pur con eccezioni) resta, è vero, nel mondo anglosassone influenzato dalla mentalità puritana, non certo nel mondo latino-cattolico, dove all’idea del peccato corrisponde una certa accondiscenza alla redimibilità del peccatore. E questo vale anche per la Chiesa e per i preti, come tu sai. Ricorderai il caso di Don Sante Sguozzi, giustamente allontanato dalle sue funzioni dopo aver candidamente confessato di aver avuto un figlio da una relazione. Ebbene dalle mie parti, solo per fare un esempio del tutto opposto, c’è un prete che da decenni convive in forma non clandestina, ma piuttosto semiufficiale con una signora, il che non sarebbe neanche una novità. Solo che il prete non è stato costretto a fare il camionista come Don Sante, anzi è stato per ben 10 anni Parroco ed è stato rimosso da quella funzione (rimanendo stipendiato come prete ) più per certe beghe personali e con la Curia, che per l’evidenza dello scandalo di fronte alla sua comunità (che peraltro non ha mai cessato di sostenerlo anche contro il Vescovo). Tra le altre cose, i due hanno organizzato una attività di counselling per coppie che provengono da tutta Italia nell’eremo dove vivono, pubblicano libri presso un editore (credo cattolico, non saprei) su come migliorare i rapporti di coppia (sic), furono intervistati da un Direttore di Radio cattolico (non si sa se ignaro o …boccalone) hanno avuto buona stampa in riviste cattoliche e sono stati anche sostenuti e incoraggiati da certi psicologi che qualche anno fa tenevano una importante rubrica su Famiglia Cristiana.
Racconto questo non tanto per scandalismo (tanto sono cose che qui tutti sanno), quanto per ribadire la mia tesi iniziale: l’unica legge che conosco in questi affaires è quella della forza, tu stesso ammettevi che lo stesso Boffo è caduto più per un riequilibrio di poteri all’interno della Chiesa, che per la sostanza delle cose denunciate da quel pescecane di Feltri, e Marrazzo non si dimette perché più virtuoso del Berlusca (come pietosamente sostenuto dall’Unità), ma semplicemente perché senza scelta. Spitzer è caduto, Kennedy no, Mitterrand no, Piccioni sì…Vale continuare?
Caro Fabio,
posso anche concordare, in linea generale, ma vorrei essere sicuro di capire bene la tesi. Se tu dici che chi ha più forza resiste meglio anche agli scandali, beh, difficile sostenere il contrario. Però è un po’ come dire che chi vince vince e buonanotte. Qui si tratta di decidere una cosa: del politico ci interessa solo la capacità tecnica o ci importa anche la “moralità”? Nella prima ipotesi, va bene chiunque sappia governare. Nella seconda, può capitare di dover rinunciare a un buon governante perché pessimo uomo.
Il problema vero è definire il concetto di moralità. Soprattutto oggi in Italia. Abbiamo un premier che si considera (e in un certo senso lo è) il primo difensore pubblico dei valori cattolici, ma che possiede televisioni che nei loro programmi fanno la pipì sui valori cattolici per molte ore al giorno. Nella realtà, grazie anche a tutta una serie di equivoci in cui la stessa Chiesa cattolica si è districata non bene, viviamo in un’epoca di morale alla carta: scegliamo quel che ci fa comodo e molliamo il resto. Per dire: piangiamo per Eluana Englaro ma facciamo abortire le figlie se la gravidanza è indesiderata. L’esito finale è che applichiamo una certa idea di moralità agli amici e un’altra ai nemici.
Io, per quel che mi riguarda, te la faccio breve. Del moralista che va a puttane (vedi Spitzer) non mi fido. Non mi fido dei moralisti e non mi fido dei puttanieri, figurati se mi fido di quelli che sono l’uno e l’altro. E il sesso c’entra poco: per dire, sarei assai più scandalizzato se scoprissi che uno ha corrotto un giudice. In altre parole: non credo che la semplice capacità tecnica di governo, ammesso che ci sia, basti a rendere ininfluente tutto il resto. In ogni caso, ci sono le leggi e le elezioni per giudicare.
Ciao, a presto
Fulvio
Caro Fulvio, più che tesi, le mie erano ovvietà nel campo scivolosissimo dell’etica pubblica contrapposta alla moralità del singolo. Noto che anche Famiglia Cristiana ha un po’ banalizzato, indicando le dimissioni di Marrazzo come esempio da additare, come se fossero state una scelta virtuosa e non invece la resa senza condizioni di un uomo fragile e distrutto. E ribadendo la solita storia del machismo italico ha trascurato il fatto che si dovrebbe anche parlare del vampirismo delle tante donne che ormai decidono e scelgono loro il corpo degli uomini da usare. Aggiorniamoci dunque che il femminismo non è passato invano: infatti a differenza di prima si perdona molto meno ai puttanieri che alle battone …Certo le televisioni (del Berlusca e non) c’entrano molto, con la precisazione che la scristianizzazione della società europea è un fenomeno assai vasto e con molti altri genitori, a partire dalla diffusione del benessere e del comandamento radical-borghese “proibito proibire”, dell’odio degli anticlericali per la morale cattolica e via dicendo. Resta però da capire perchè la società più moderna e secolarizzata del mondo e che ha inventato e pratica tanta tivù spazzatura, non mostri cedimenti del senso religioso generale…Quanto a Berlusconi non mi pare che si sia accreditato come defensor fidei, a parte singole circostanze come il caso Englaro, quanto un liberale conservatore che lascia spazio a componenti cattoliche ma anche laiche. Prova ne sia che rifiutò l’apparentamento alla lista antiabortista di Ferrara (peraltro in compagnia ahimè di larga parte dell’intelligentija cattolica) e più volte si è espresso con una neutralità assai vicina all’indiferrentismo morale su temi etici. D’altronde anche il cattolico Prodi usò una prudenza similare ai tempi del referendum sulla legge 40, e i suoi più fedeli alleati furono gli abortisti radicali e i postcomunisti, che magari non facevano pipì a tutte le ore sui valori cattolici, ma come minimo un giorno sì e uno no…E per finire, sono anch’io della idea che il sesso conta poco (Bossi argutamente ha detto: peccati di pantalone, poca roba), infatti anche nel caso increscioso di cui ti ho detto il vero scandalo è che quel prete ha perseguitato ignobilmente persone ben più degne di lui, e senza pagare pegno grazie alla rete di complicità e omissioni anche parrocchiane. Uno di quei casi di sporcizia nella Chiesa che lo stesso Cardinal Ratzinger denunciò in un famoso discorso di Pasqua, Giovanni Paolo II regnante. Che per fortuna sono minoranza, ma che fanno ugualmente notevoli danni (non c’è solo il Grande fratello, ahimè).
Cordialmente.