Fulvio Scaglione Giornalista

fulvio scaglioneMi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana".

La mia specialita' sono gli Esteri. Continua...

GRANDI COMUNICATORI, GRANDI BUGIARDI

     E se i “grandi comunicatori” della politica fossero soprattutto dei grandi raccontatori di frottole? Il dubbio mi tormenta non da oggi ma è tornato a farsi vivo dopo l’intervista che Nicolas Sarkozy si è fatto fare all’Eliseo per trasmetterla in diretta tv. Un tentativo un po’ triste di rimontare un’opinione pubblica ormai vicina a detestarlo: il 72% dei cittadini d’Oltralpe si dichiara insoddisfatto, il 53% crede che Sarkozy abbia finora mal rappresentato il Paese, il 39% vorrebbe vederlo affiancato da un premier un po’ meno succube e un po’ più neutro dal punto di vista politico. E siamo sì e no al primo anno di presidenza…

     Un anno fa, durante la trionfale campagna elettorale, Sarkozy fu subito arruolato tra i miti della destra più o meno moderata. Anche in Italia uscirono libri così agiografici da risultare quasi ridicoli. Poi… Certo, la pantomima con Cecilia (tornata giusto in tempo per dargli una mano a vincere e poi subito tornata a farsi i fatti suoi), la grottesca tendenza a mescolare le faccende private con gli affari di Stato (sì, proprio Carla Bruni: qualcuno ha visto il cafonissimo servizio fotografico che i due si sono fatti fare mentre andavano in visita alla Regina d’Inghilterra, con tanto di cambio d’abito in albergo?), il cattivo gusto messo in mostra in troppe occasioni, lo hanno danneggiato non poco. Anzi: avrebbero distrutto un leader meno solido e disinvolto. Ma il vero problema di Sarkozy è di aver fatto ai francesi una serie di promesse che non poteva in alcun modo mantenere. Quando i francesi se ne sono accorti, lo hanno punito, resuscitando alle elezioni amministrative quella sinistra che avevano seppellito alle politiche. Parlando di “promesse” non intendo quelle, sempre vaghe e discutibili in ogni Paese, che vanno sotto il nome di “riforme“. Sarkozy ne ha annunciate addirittura 55 e non è riuscito neppure a riformare le tariffe dei taxisti parigini. Intendo le promesse concrete, in particolare quella secondo cui la Francia avrebbe avuto la crescita economica e i francesi un aumento del potere d’acquisto. Ci si può stupire se ai francesi adesso girano le scatole?

     Come dicevamo, questo sembra essere un destino tipico di tutti i “grandi comunicatori”. José Maria Aznar era un altro della schiatta: nel 2004, però, quando i terroristi di Al Qaeda fecero saltare i treni dei pendolari a Madrid, preferì mettere in circolazione la frottola di un attentato dell’Eta, pur di non far pensare agli spagnoli che la sua politica filo-americana poteva esser pericolosa. Il bluff durò poco. Finì che gli spagnoli scelsero il laicissimo Zapatero e mandarono Aznar a casa per sempre. Anche George Bush è sempre stato un tipo sveglio con i media. Oratoria semplice ma ricca di enfasi, convinto di sé, privo di timori o di troppe remore nei confronti di una giusta retorica patriottica. Un uomo che sa parlare al popolo o, com’è di moda dire adesso, che sa intercettare gli umori del Paese.

     Bravissimo, no? Ma a che gli serve tanta bravura se poi ha dovuto mandare il suo segretario di Stato, l’ex generale Colin Powell, a cacciare un sacco di frottole all’Onu, mostrando foto di armi di distruzione di massa irachene che semplicemente non esistevano? Forse “intercettare gli umori del Paese” significa, come hanno stabilito due studiosi inglesi esaminando le dichiarazioni ufficiali del secondo quadriennio presidenziale, mentire per 96 volte in discorsi pubblici, come hanno fatto lui e Condoleezza Rice? In poche parole, pare che i grandi comunicatori della politica mondiale abbiano qualche problemuccio con la verità. Anche se nessuno può negar loro la capacità di raccontare alla gente le frottole che la gente vuole sentirsi raccontare.

 

 

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