GIUDICI ELETTI DAL POPOLO? CARO BOSSI, DAI RETTA A JOHN GRISHAM
Umberto Bossi, leader della Lega Nord, è tornato in questi giorni a riproporre l’elezione popolare dei magistrati, almeno per il ramo giudicante della magistratura. In poche parole: la gente vota e con il voto sceglie i giudici. Sembra una buona idea, no? Democratica che di più non si può. Io, invece, penso che sia una sciocchezza populista, fatta apposta per darla a bere ai semplici.
Per due ragioni. La prima è questa: ci sono questioni in cui entra la competenza tecnica e sulle quali non si può far decidere alle migliaia di incompetenti che formano appunto il “popolo”. Una delle grandi porcherie del sistema politico italiano fu far decidere al popolo, tramite il referendum dell’8-9 novembre 1987, la rinuncia al nucleare. Se le centrali convenissero o no all’Italia e al popolo italiano, se fossero pericolose o sicure, era cosa che dovevano stabilire gli scienziati, con i politici a prendersi la responsabilità (appunto, politica) della scelta conseguente. Invece no, si chiese un parere al popolo incompetente che, ancora sotto shock per il disastro di Cernobyl (26 aprile 1986, il più grave incidente nella storia delle centrali), ovviamente risposa “no, grazie”, nulla sapendo della materia su cui veniva chiamato a dare un responso. Grazie a quel bel modo di procedere, il nostro Paese paga oggi la bolletta energetica più cara d’Europa.
Analogamente, perché un giudice sia adatto al suo difficile compito non basta che risulti simpatico “ar poppolo”: deve essere preparato, competente, deve aver ricoperto incarichi propedeutici a quello di giudice, deve avere esperienza. Deve, insomma, avere un curriculum che risponde a precisi criteri di conoscenza e amministrazione della legge. Che cavolo ne sa, di tutto questo, il popolo bossiano e non bossiano? Se Bossi dovesse far ristrutturare la sua villetta sceglierebbe architetto e geometra sulla base di un voto tra gli abitanti di Gemonio?
La seconda ragione è invece questa: chi ha la magistratura giudicante da sempre scelta con voto popolare, come gli americani, sta seriamente pensando che sia ora di cambiare. Abbiamo a portata di mano la testimonianza di questo stato d’animo: il più recente romanzo di John Grisham, intitolato L’ultima sentenza. La storia è centrata su due avvocati di provincia, marito e moglie, che puntano tutto il proprio futuro professionale su una class action contro un’industria chimica che ha avvelenato un intero paese. La causa sarà infine decisa da un magistrato anonimo e di modesta personalità, eletto giudice grazie ai finanziamenti e all’appoggio della stessa industria, che scampa così alla pena di un risarcimento miliardario.
Lasciamo stare la coincidenza con il fatto che la class action è stata bloccata, come strumento di difesa dei cittadini e dei consumatori, fin dalle prime ore del quarto Governo Berlusconi. Badiamo al resto: con i giudici eletti dal popolo può succedere di tutto. O, ancor più facilmente, può succedere che i partiti (e se non loro, di certo i “poteri forti”) farebbero eleggere i propri uomini, esattamente come succede con le liste per il Parlamento, decise nel chiuso delle segreterie. E’ questo che vogliamo?
Se è questo, allora prepariamoci alle conseguenze. Quali? Quelle denunciate dal sito americano Usa Judges, specializzato in malefatte della magistratura elettiva. Un solo esempio, tra gli ultimi, quello del giudice James Shull, da poco cacciato dai ranghi del Tribunale minorile di Richmond (Virginia). Ecco due delle sue imprese di giudice scelto “dar poppolo”: ha deciso l’affidamento di un ragazzino, che i genitori separati si contendevano per le vacanze di Natale, tirando in aria una monetina; e ha costretto una ragazza, che accusava il suo boy friend di maltrattamenti, a togliersi le mutandine in aula per due volte, per verificare la fondatezza delle accuse.
Per altri episodi sulla magistratura americana: http://usajudges.com



Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "
Credo che non sia necessario essere un professore di odontoiatria per scegliere un buon dentista né occorra essere un grande chef per sapere quali sono i migliori ristoranti della città e neppure sia necessario essere un eminente giurista per scegliere un buon avvocato. La maggior parte di noi è capace di fare queste scelte, ed altre ancor più importanti, da solo (dopo essersi adeguatamente informato). Perché allora non dovrebbe essere possibile per un popolo scegliere il suo giudice? Un giudice che indichi chiaramente quali sono le priorità che intende perseguire, i criminali che intende mettere al sicuro per primi.
Ma – si obietta perplessi - il giudice potrebbe essere condizionato da chi gli ha pagato la campagna elettorale. E allora? Cosa dovremmo dire dei nostri parlamentari? Sappiamo bene (anche se non ne vengono resi pubblici gli elenchi) quali sono le potenti lobbies che agiscono in Parlamento e che tengono ben fermi per la cavezza una gran parte dei (nostri?) Onorevoli. (Tra parentesi, si ricorda il pianto del senatore Roberto Antonione per aver votato per sbaglio la legge sulla Class Action? Voleva rassegnare le dimissioni, il poverino. Quale mandato sentiva di aver tradito? A chi doveva dar conto?).
Ma questi non sono che i ben noti effetti collaterali della democrazia. Dovremo per questi rinunciare ad essa?
“Er poppolo” può essere mal informato, condizionato, plagiato, drogato (un vice direttore di un grande settimanale religioso, in effetti, dovrebbe saper bene la quantità d’oppio che è necessario somministrare alla plebe per lenirgli le paure e i dolori) ma, alla fine, il popolo che merita (e, se non è meritevole, è giusto che faccia la fine delle tribù sub-Sahariane) è meglio che decida per conto suo. In democrazia, se non lui, chi altri dovrebbe decidere sulle cose che lo riguardano?
Cordialità
Francesco
Caro Francesco,
i casi che fai (scusa, qua dentro ci diamo del tu) sono tutti individuali: uno sceglie il ristorante per sé, il dentista per sé, l’avvocato per sé. Con il voto (individuale) si andrebbe invece a scegliere un giudice per tutti. Non mi convince. Così come non mi convincerebbe l’idea di fare un referendum in città per scegliere l’architetto che deve costruire un ponte. Questo, naturalmente, se si pensa che il giudice sia un tecnico della legge. Se invece si pensa, come ha fatto a lungo la sinistra più o meno estrema e come ora sembri fare anche tu, che il giudice sia il gestore della legge per conto di questa o quella parte politica, allora certo, giusto, facciamo le elezioni e dividiamoci i giudici in base non alle loro capacità (che solo altri tecnici possono vagliare al meglio) ma alle quote di elettorato di cui possiamo disporre. L’essenza della democrazia, caro Stefano, è la delega, mica il plebiscito permanente.
Stammi bene
Fulvio
Caro Fulvio,
non so se i giudici siano solo dei tecnici del diritto o svolgano anche un’azione politica, cioè un’azione di controllo autonomo della cosa pubblica, favorendo ceti sociali a danno di altri, rallentando o accelerando decisioni prese dal Parlamento democraticamente eletto, eliminando la presenza stessa di rappresentanti del popolo nel Parlamento e nel Governo. Non ho la necessaria competenza ed esperienza giuridica, avendo ereditato dai miei antenati (una conferma della teoria di Lamarck sull’ereditarietà dei caratteri acquisiti?) una naturale idiosincrasia verso i tribunali e i loro protagonisti. Tuttavia mi sento di fare queste banali osservazioni logiche.
Se il giudice fosse solo un tecnico che applica le leggi, non sarebbe necessario farlo eleggere dal popolo. Questo è certo.
Se invece la legge venisse interpretata e il giudice finisse per interpretarla in funzione del grado di vicinanza ideale, politica, religiosa con l’imputato; se le sentenze formassero la giurisprudenza in grado di condizionare le future decisioni della magistratura (quindi, in qualche misura, i giudici, svolgessero un’azione legislativa); se l’obbligatorietà dell’azione penale fosse solo un principio ipocrita dietro al quale il giudice si prende tempo e risorse diverse a seconda dei diversi imputati, prendendo di mira alcuni e dimenticandosi di altri. Allora il giudice non starebbe svolgendo una mera funzione tecnica, non starebbe semplicemente eseguendo le direttive dei legislatori, svolgerebbe un ruolo politico, cioè starebbe, a suo modo, governando il paese. E chi governa qualcosa di pubblico in democrazia dev’essere eletto dai cittadini. In democrazia non è possibile governare ed essere autonomi dai cittadini elettori. A ben pensare, l’elezione dei magistrati è l’unico modo per rendere la Magistratura legittimamente autonoma dagli altri poteri dello Stato.
Quanto al problema della valutazione strettamente professionale del giudice, questo può essere facilmente risolto analizzando le sue referenze, il suo curriculum di studi, le sue pubblicazioni, il suo percorso professionale. Se la democrazia è una vera democrazia non è difficile fare in modo che il cittadino possa ben valutare anche questo aspetto. Naturalmente perché ci sia una vera democrazia non basta la sola cabina elettorale, ci vogliono soprattutto buone scuole e buona informazione.
Ciao
Francesco
Caro Francesco,
mi pare che siamo d’accordo su molte cose,anche se poi ne caviamo conclusioni diverse. Beh, che male c’è? Spero di risentirti presto, da queste o altre parti.
Buona estate
Fulvio