BERLUSCONI SCAVALCA LO “SCUDO” DI BUSH E DA’ RAGIONE (ERA ORA) ALLA RUSSIA

      E’ curioso. Ieri tutti d’accordo sul fatto che la tensione tra Usa e Russia non poteva portare a nulla di buono. Oggi, tutti perplessi sul fatto che tra i due giganti finalmente qualcosa si muova. E critici nel constatare che il nostro Governo, fiutato il cambiamento, ha subito provato a mettersi con la poppa al vento, come se il compito suo non fosse proprio quello di esaltare e, in caso, difendere l’interesse della nazione.

      Ma proviamo ad andare per ordine. Che lo scudo spaziale piazzato in Polonia e Repubblica Ceca fosse, fin dalle origini, una provocazione verso la Russia, non è una fantasiosa interpretazione di Silvio Berlusconi. E’ la pura e semplice realtà. Non dobbiamo dimenticare che per anni l’amministrazione Bush lo ha descritto come un sistema d’arma destinato a proteggere Israele e l’Europa dalle ambizioni nucleari dell’Iran. Ai confini con la Russia, richiesto a gran voce dai Paesi ex satelliti di Mosca come garanzia dell’alleanza con gli Usa, gestito dalla Nato ma destinato a contrastare la minaccia iraniana, che non aveva senso contro l’Europa e poteva esercitarsi in mille altri modi contro Israele. Chi poteva crederci? In Russia, in ogni caso, nessuno. Anche perché nessuno, men che meno Washington, aveva mai provato a consultare e tranquillizzare la Russia, che pure è nel Quintetto che tratta con gli ayatollah il disarmo nucleare dell’Iran.

      Sulla tensione Usa-Russia John McCainha tentato qualche timida speculazione elettorale, e più maldestramente di lui Sarah Palin. Però ha vinto Obama, che nei giorni scorsi si è a lungo intrattenuto con Dmitrij Medvedev e ha fatto trapelare qualche perplessità sull’accordo raggiunto dalla Casa Bianca con il Governo polacco. Il Cremlino ha tirato una logica, banale conclusione: forse Obama la pensa in altro modo da Bush. Quindi, perché accettare le proposte di un Governo, quello appunto di Bush, che tra un mese e mezzo sparirà? L’intransigenza non c’entra, sarebbe stato da sciocchi fare il contrario.

      La stessa percezione l’ha avuta, con ogni evidenza, Il Governo italiano. Certo, nel Berlusconi che un mese prima dice che Bush passerà alla storia e un mese dopo definisce “una provocazione” una delle più clamorose iniziative della sua presidenza, c’è tutta l’italianità del nostro premier. Ma non v’è dubbio che la politica estera di Bush è morta e sepolta, che comincia una fase nuova e che l’Italia non può che mediare tra i due giganti, tenendo sia all’alleanza strategica con gli Usa sia alla partnership economica con la Russia, interlocutore decisivo nel settore dell’energia (gas e petrolio) e negli scambi commerciali (cresciuti del 25% tra 2006 e 2007), dove ormai l’Italia insidia il primato della Germania. Questo si chiama interesse nazionale ed è ciò per cui gli italiani si danno un Governo.

     Si dice anche che i russi si sentano ora rafforzati. Inutile preoccuparsi, non c’è un solo russo che non consideri l’idea dello scudo spaziale una più o meno velata mossa ostile. Dovremmo invece salutare con soddisfazione l’apertura di un confronto tra Usa e Russia, come pure la decisione dell’Unione Europea di riprendere i negoziati strategici con Mosca. L’idea dello scudo, come altre dell’amministrazione Bush, era figlia di una teoria che considerava nulle le differenze geografiche e decisiva la potenza militare. L’Iraq e l’Afghanistan, il Caucaso, le difficoltà politiche dell’Ucraina che ha 1.600 chilometri di confine con la Russia, testimoniano ogni giorno del contrario. Le “zone d’influenza” sono morte e sepolte, le culture, le tradizioni, la storia e gli spazi vitali no. Tenerne conto non è solo politica, è saggezza.

Pubblicato su Avvenire del 14 novembre 2008   http://www.avvenire.it

2 Responses to “BERLUSCONI SCAVALCA LO “SCUDO” DI BUSH E DA’ RAGIONE (ERA ORA) ALLA RUSSIA”

  1. Caro Fulvio, spesso il meglio di sè il Berlusca lo dà in politica estera; battute grevi e lazzi a parte (ogni italiano è un po’ Pulcinella) non di rado ha mostrato concretezza e senso delle convenienze. Riguardo allo scudo sono d’accordo con te, però comprendo anche le ansie dei Paesi che furono nella cortina di ferro, che non si possono cancellare facilmente. Suppongo quindi che a questi Paesi, geograficamente in mezzo e storicamente sottoposti a invasioni e dominio (anche dall’ovest) servano almeno altre garanzie. Ma quali?

  2. Caro Fabio,
    concordo sul Berlusca in politica estera. Credo che gli giovi non l’appeal da statista che crede di avere ma l’innato e spettacolare senso degli affari, in quest’epoca dove l’ideologismo ti porta al disastro (vedi, per dire, Bush) mentre i Paesi emergenti (Cina e Russia, sempre per dire) hanno rimandato la questione istituzionale (democrazia, non democrazia) al momento in cui saranno riusciti a dare a tutti da mangiare. La diplomazia dai dané (quattrini, nel mio milanese maccheronico) è perfetta per lui.
    Sono anche d’accordo che si può perfettamente capire la scarsa simpatia di polacchi o estoni per i russi. Credo, però, che le vere “garanzie” (tra virgolette, intendo dire il vero lavoro diplomatico) andrebbe fatto con la Russia. Il Cremlino non ha alcuna intenzione di cercarsi grane in Ucraina o nel Baltico ma è più che pronto a crearne agli altri se si sente preso in giro. La realtà è che la Nato e la Ue sono avanzate massicciamente verso Est, mica il ontrario. Credere che la Russia non avrebbe reagito, prima o poi, era da illusi. D’altra parte che altro possiamo “garantire” ai Paesi dell’Est, dopo che li abbiamo coperti di soldi con la Ue e di armi con la Nato?
    Ciao, a presto

    Fulvio

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