La “guerra santa” (jihad) che Muhammar Gheddafi vorrebbe lanciare contro la Svizzera aggiunge poco alla figura del dittatore libico, uso alle sceneggiate, e nulla alla storia dell’islam. Gheddafi non ha alcuna autorità per farlo: anche gli studenti sanno che per mettersi a capo di una “jihad offensiva” (quella per difendere i musulmani è, di fatto, automatica nella giurisprudenza islamica) bisogna essere un’autorità politico-religiosa legittima e riconosciuta, autorità che nell’islam manca dal 1924, quando Kemal Ataturk a Istanbul depose l’ultimo califfo e abolì il califfato.

Silvio Berlusconi e Muhammar Gheddafi.
La sortita di Gheddafi, però, dice molto di noi. Prendete tutti quei loggionisti che per un decennio ci hanno asfissiato con il pericolo islamico, con il califfato sempre sul punto di tornare, con la “guerra santa” sempre alle porte. Dove sono adesso? Perché non gridano e non si allarmano? E i politici che volevano distribuire libertà e democrazia in Medio Oriente come caramelle, perché non colgono la palla al balzo e non lanciano una seria campagna per liberare e democratizzare la Libia? Nel caso non avessero capito bene, riscrivo qui le parole di Gheddafi: “Ogni musulmano in ogni parte del mondo che lavora con la Svizzera è un apostata, è contro Maometto, Dio e il Corano“. E ancora: “Le masse di musulmani devono andare in tutti gli aeroporti nel mondo islamico e impedire gli atterraggi degli aerei svizzeri, in tutti i porti per impedire che le navi svizzere attracchino, ispezionare tutti i negozi per impedire che i prodotti svizzeri vengano venduti”. E per completare il quadro: “Combattiamo contro la Svizzera, il sionismo e l’aggressione straniera“. Apostasia, sabotaggi, boicottaggi. Non ricorda Osama bin Laden?

Poliziotti libici schierati a "protezione" dell'ambasciata della Svizzera a Tripoli.
Della bega tra la Svizzera e Gheddafi ho già scritto abbastanza. Conviene soffermarsi sullo strano e penoso caso dell’Italia. Siamo, insieme con Malta, l’unico Paese che si sia schierato con il tiranno di Tripoli e il suo clan familiare. E’ vero, tutta l’Europa è stata eccessivamente pronta a riabbracciare il Colonnello, ossessionata com’è dal problema dell’immigrazione clandestina e dei rifornimenti energetici. E’ anche vero che la Libia è decisiva nel frenare i flussi migratori che dall’Africa puntano verso di noi e la Ue gli ha pure versato un “mancia” di 20 milioni di euro per il suo disturbo. La Libia, inoltre, è pur sempre il Paese che ha 41 miliardi di barili di riserve petrolifere accertate (il nono bacino più grande del mondo). Ma tenersela buona è un conto, leccarle i piedi un altro.
Nessun Paese d’Europa ha fatto dell’intesa con la Libia un asse portante della propria politica come l’Italia. Già si sente un filo di disperazione nel ministro degli Interni, Roberto Maroni, che se la prende con la Svizzera (da secoli modello di democrazia federale) perché teme che Gheddafi, irritato, tolga il guinzaglio ai barconi dei clandestini. Nessun Paese ha tollerato, e quindi incoraggiato, come l’Italia le buffonate di Gheddafi a base di tende beduine e hostess noleggiate un tanto al chilo. Nessun Paese ha un primo ministro come Silvio Berlusconi che con Gheddafi e i suoi familiari condivide anche imprese d’affari personali. Non ha nulla da dire, il premier, su questo suo socio che chiama alla guerra santa? O ci dirà qualcosa il giorno in cui un musulmano qualunque farà fare a un cittadino svizzero la stessa fine che fece Theo Van Gogh in Olanda, ucciso da un fanatico che voleva rispettare la fatwa emessa da uno sconosciuto imam del Marocco? E sull’appello del suo socio a “combattere il sionismo”? Nulla da dire anche qui?
Uno dirà: è l’interesse nazionale. Certo. Ma adesso è ora di fare i conti sul serio con l’interesse nazionale. La speranza di aver costruito una corsia preferenziale con la Libia è ormai naufragata: al dunque, il Colonnello ci tratta come tutti gli altri. In compenso, in Europa siamo quelli un po’ troppo amici della Libia, una nomea che non ci aiuta. Negli ultimi tempi abbiamo preso una fregatura dietro l’altra: per il ruolo di ministro degli Esteri della Ue, D’Alema è stato superato da quella insipida madama di lady Ashton; per il ruolo di governatore della Banca Centrale Europea si è già capito che per il nostro Draghi (governatore della Banca d’Italia) non ci sono speranze; l’ambasciatore Sequi, che si era comportato benissimo come inviato speciale della Ue in Afghanistan, non è stato confermato. Poi leggiamo che Andrea Ronchi, ministro per le Politiche Europee, lamenta la “marginalizzazione del sistema Italia” in Europa. E te credo: se t’abbracci con Gheddafi e fai aspettare la Merkel perché stai telefonando a Putin, prima o poi te la fanno pagare.

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "










