Anche questa volta, mentre le bombe piovono su Gaza e i razzi su Israele e i civili muoiono, i giornali grandi e piccoli della borghesia italiana si affannano a spiegare che sparare è giusto perché il fine è nobile. Niente di nuovo. Se poi finisce come in Irak dal 2003 a oggi (150 mila civili morti secondo le stime del Governo iracheno), in Afghanistan dal 2001 a oggi (e sempre peggio) o, per restare al Medio Oriente, in Libano nel 2006 (più di mille civili libanesi uccisi per “sradicare Hezbollah”, e oggi Hezbollah governa il Libano), pazienza: ricarichiamo il fucile e passiamo oltre. Come diceva quel tizio che andava in calzoncini nella neve caduta fuori stagione: se il tempo è matto, devo forse essere matto anch’io?
Questa insana passione per la guerra è l’espressione più evidente della deriva ideologica a cui ci siamo abbandonati da quando il crollo del Muro di Berlino ci ha proiettati, senza merito e senza colpa, in un mondo di cui abbiamo perso le coordinate. Siamo diventati degli stalinisti della democrazia. Viviamo nel migliore dei sistemi possibili (ed è vero) e siamo pronti a tutto per “regalarlo” anche agli altri. Un embargo che affama i civili? Eccoci. Una guerra? Perché no. E se ci sono terroristi in una scuola non esitiamo a buttarla giù a cannonate, perché la ricerca del bene ha le sue esigenze e i genitori capiranno.
Egregi direttori di giornale, autorevoli commentatori e filosofi da circo vogliono convincerci di due cose: che tutto questo sia morale, anche se il Catechismo dice cose assai precise sulla “guerra giusta” e papa Ratzinger, pochi giorni fa nel discorso al Corpo diplomatico, ha ribadito che «l’opzione militare non è una soluzione e la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata». E, seconda cosa, vogliono convincerci che sia produttiva, anche se di risultati non si vede l’ombra. Vi pare migliorato questo mondo, in cui nel 2008 si è arrivati a morire in tumulti per il pane? Per sostenerlo, i soliti noti sono costretti a una serie di acrobazie intellettuali che si risolvono in questo: ciò che piace a noi è giusto, ciò che piace agli altri… si vedrà.
Qualche esempio? La Georgia bombarda a tradimento i civili dell’Ossetia, la Russia reagisce. Ma è una reazione spropositata, dicono i paladini del bene, pronti però a dire l’esatto contrario sulla reazione di Israele ai razzi di Hamas. A proposito: perché il Kosovo filo-americano (e magari il Tibet anti-cinese) ha diritto all’indipendenza e l’Ossetia filo-russa no? Rivendicazioni nate negli stessi anni e per le stesse ragioni, ma conclusioni diverse. Per converso, l’integrità territoriale della Georgia è un sacro valore e quella della Serbia non conta nulla. E via così. Con Hamas non si parla e non si tratta, si spara e basta. E perché, allora, con i taliban sì, come proposto dai generali inglesi e americani e come ipotizzato anche dai politici dei rispettivi Paesi?
Tutto va bene, insomma, pur di sfuggire a una realtà: avere il sistema più efficiente e benevolo è un merito, ma anche una responsabilità. A molti piacerebbe essere civili in salotto e incivili in cucina, liberali con diritto alla strage, democratici ma con licenza di abbassarsi a piacere ai peggiori sistemi del peggior nemico. Rassegniamoci, non può essere così. È immorale, per chi crede. Chi non crede dovrebbe almeno capire che, comunque, non funziona.
Pubblicato su Famiglia Cristiana numero 3 /2009 http://www.famigliacristiana.it

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "










