Fulvio Scaglione Giornalista

fulvio scaglioneMi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana".

La mia specialita' sono gli Esteri. Continua...

LE FROTTOLE SULL’IRAQ, GLI STUDI DEL “LANCET” E LA VERITA’ DI MONS. SAKO

Vorrei pregarvi di registrare questa dichiarazione: “Obama? Se decide di ritirare i soldati, allora sarà un guaio. Forse ci sarà una guerra civile. Non abbiamo abbastanza soldati e poliziotti per controllare un Paese di 25 milioni di persone”. L’ha rilasciata alla Radio Vaticana (www.oecumene.radiovaticana.org) monsignor Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk in Iraq. La riporto perchè da noi ancora resiste qualche testone che parla di “vittoria” in Iraq, senza naturalmente spiegare di che vittoria si tratti se non si può decidere di andarsene.

      Ho conosciuto monsignor Sako quando era ancora a Mosul, cioè prima della guerra del 2003 e subito dopo. Prima, impressionava per la franchezza con cui parlava del regime di Saddam Hussein, occhiuto e spietato come sappiamo. Dopo, per la fiducia (molto maggiore di quella manifestata da molti suoi confratelli cattolici caldei) che aveva nella difficile impresa intrapresa dalla coalizione a guida anglo-americana. Tutto si può dire di lui, quindi, tranne che sia un disfattista. Il suo parere, dunque, vale doppio,anche perché Kirkuk è oggi l’epicentro dei problemi iracheni: centro petrolifero di primaria importanza, è contesa tra arabi sunniti e curdi, con i cristiani iracheni presi tra l’incudine e il martello.

      E già che parliamo di Iraq, e dei costi di un’impresa che folle era e folle rimane, sarà bene notare quanto ha fatto notizia lo studio della rivista scientifica inglese The Lancet (www.thelancet.com) che, dopo quattro anni di lavoro sui dati Unicef 1989-2002, ha stabilito che la fine dell’Urss ha portato nell’ex Urss e nei Paesi dell’Est a un aumento della mortalità del 12,8%, ovvero alla prematura socmparsa di 1 milione di persone.

   Vi chiederete che cosa c’entra l’Urss con l’Iraq. E’ proprio The Lancet ad accomunarli. La rivista scientifica inglese, infatti, aveva fatto calcoli simili anche a proposito dell’Iraq, e in ben due occasioni. A fine ottobre 2004, con uno studio che arrivava a questa conclusione: il tasso di mortalità in Iraq era cresciuto, da prima della guerra, del 50%, con 98 mila morti “in più”. Questo escludendo i dati, non abbastanza affidabili, della battaglia di Falluja, che avrebbero portato, se computati, la crescita del tasso di mortalità al 150%. E poi a metà ottobre 2006. Altro studio e conclusione ancora più sconvolgente: i morti in più, a quel punto, erano 655 mila, pari al 2,5% dell’intera popolazione irachena.

      Perché lo cito? Per questo: voi ricordate, per i due studi sull’Iraq, pagine speciali, autorevoli commenti, titoloni sui quotidiani? No, vero? E chissà perché… La butto là così, giusto per non dimenticare mai come funziona in Italia la comunicazione di massa.

2 Responses for “LE FROTTOLE SULL’IRAQ, GLI STUDI DEL “LANCET” E LA VERITA’ DI MONS. SAKO”

  1. Caro Fulvio,
    Purtroppo ho avuto occasione di leggere Shock Economy, esaustivo libro di Naomi Klein in materia economica. L’autrice è molto vicina alle stime di Lancet, anche se in materia, è probabile che i morti effettivi siano stati di più, in circostanze tutt’altro che democratiche :(
    A presto

  2. Fulvio Scaglione says:

    Caro Kolza,

    le conseguenze dell’economia di shock le ho viste in diretta a Mosca nei primi anni Novanta, capisco di cosa parli. Ho qualche dubbio sulle analisi (per dire: Stato sovietico in bancarotta e negozi vuoti, che cosa fai? E ancora: i “manager rossi” sprofondavano le aziende, gli oligarchi le hanno prese per un tozzo di pane ma le hanno anche fatte girare), non sul fatto che la popolazione abbia sofferto da pazzi.
    Mi premeva sottolineare, però, che la stessa fonte (Lancet) e gli stessi criteri di studio sono considerati “buoni” quando si tratta di applicarli a chi più o meno ci sta sulle scatole (la Russia) e “cattivi” quando bisogna applicarli a ciò che, invece, vogliamo difendere (i risultati in Iraq).
    Insomma, come avrai capito sono un giornalista con qualche problema d’identità categoriale. Perché non ho fatto il farmacista come voleva mammà?
    Ciao, a presto

    Fulvio

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