Fulvio Scaglione Giornalista

fulvio scaglioneMi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana".

La mia specialita' sono gli Esteri. Continua...

IRAN, USA, RUSSIA, IL TEATRO DELLE OMBRE METTE IN PALIO LA BOMBA

Il primo incontro tra l’Iran e il gruppo “5+1” (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania) in un anno, e il primo colloquio diplomatico formale tra Washington e Teheran in quasi trent’anni, ha in effetti prodotto alcune delle sospirate novità. Gli ispettori dell’Onu potranno visitare il sito per l’arricchimento dell’uranio di Qom e il presidente Ahmadinejad ha proposto di far lavorare all’estero una parte dell’uranio necessario al suo programma nucleare. E’ poco, dopo che Obama ha denunciato al mondo l’esistenza dell’impianto di Qom? Dopo che l’Iran ha testato una nuova serie di missili, compresi i Shahab3 e i Sejil che hanno una gittata di oltre 2 mila chilometri? O è molto, viste le chiusure degli ultimi tempi?


     

Una mappa dei principali impianti del sistema nucleare dell'Iran, elaborata dall'Associazione degli scienziati americani.

Una mappa dei principali impianti del sistema nucleare dell'Iran, elaborata dall'Associazione degli scienziati americani.

      Per giudicare il rompicapo iraniano ed eventuali crisi e progressi, però, bisogna abituarsi a valutare anche il gioco delle parti. Questa è una partita complessa, decisiva per gli equilibrii internazionali. E in essa mistificazione e colpi di teatro giocano un ruolo non secondario. Quante volte abbiamo sentito dire da esperti e politici che l’Iran aveva già la bomba o era a un passo dall’ottenerla? Quante volte l’Iran ha promesso collaborazione e trasparenza? E il colpo militare minacciato da Usa e Israele? E le aggressioni verbali di Ahmadinejad nei confronti dello Stato ebraico? Lo stesso Obama, a Pittsburgh, ha sfruttato la “rivelazione” sui laboratori di Qom, anche se è del tutto impossibile che gli iraniani possano aver costruito un impianto sotterraneo di quelle dimensioni senza attirare l’attenzione dei satelliti-spia, capaci di individuare ben altro che un cantiere.
      Anche adesso, la domanda che tutti si fanno è: sarà vero? Manovrando ogni possibile margine d’ambiguità, l’Iran è riuscito a guadagnare anni senza dare vere risposte alle richieste della comunità internazionale, preoccupata ben oltre i confini del “5+1”. Nessuno, però, può scartare a priori l’ipotesi che si possa giungere a un accordo con Ahmadinejad sull’arricchimento dell’uranio iraniano in un altro Paese, che sarebbe probabilmente la Russia. Né sarebbe saggio sottovalutare il peso dei fatti nel frattempo intervenuti, soprattutto la svolta nei rapporti tra Usa e Russia.
      La chiave di volta è lì. Obama non siede alla Casa Bianca per fare beneficenza ma per perseguire gli interessi americani. Chi può credere che abbia rinunciato allo scudo stellare in Repubblica Ceca e Polonia senza nulla chiedere in cambio al Cremlino, da sempre il principale sponsor (anche tecnologico) delle ambizioni atomiche iraniane? In ballo ci sono strategie politiche (quelle che preoccupano Israele) ma anche assetti economici che coinvolgono i gasdotti Nabucco e South Stream, i rapporti con le nazioni petrolifere del Golfo (ridurre la dipendenza dagli idrocarburi è una delle priorità della Casa Bianca) compattamente ostili all’Iran, alleanze un tempo consolidate ma ora più disinvolte (pensiamo solo all’Italia, in ottime relazioni economiche con l’Iran e con la Libia), le stesse prospettive di uscita dalla recessione mondiale. Entrare a pieno titolo in questa partita è il vero desiderio della Russia e l’eventuale bomba iraniana non sarebbe per Mosca un prezzo troppo alto da pagare.
      Al fondo di questo ragionamento, dunque, pare di scorgere un Iran in affanno, non ancora capace di esercitare un vero ricatto atomico (stile Corea del Nord, per capirsi) e già stressato nel tentativo di seguire le evoluzioni di giocatori più grossi e più potenti. Potremmo quindi peccare di eccessivo ottimismo. Resta però la convinzione che la vera chiave del dilemma nucleare non sia nascosta a Teheran ma altrove. E che dunque con Ahmadinejad si debba trattare ma con altri decidere.

Pubblicato su Avvenire del 3 ottobre 2009   www.avvenire.it

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