CRISTIANI PERSEGUITATI, ECCO CHI “AIUTA” DAVVERO I PERSECUTORI

      L’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di oggi (titolo: “Persecuzioni anticattoliche – Il silenzio sui cristiani”) è la migliore dimostrazione del motivo per cui non si riesce a far nulla per i cristiani che, in vaste zone dell’Asia, del Medio oriente e dell’Africa, sono perseguitati e spesso uccisi a causa della loro fede. Basta scorrere le argomentazioni per capirlo. Sintetizzo, credo senza distorcere. Secondo Panebianco i problemi sono:
   A) non se ne parla abbastanza
   B) molti di “noi”, italiani ed europei in particolare, siamo in combutta più o meno aperta col nemico. Pensiamo che “se uno è cristiano in Pakistan, in  Iraq, in India o in Nigeria, e gli succede qualcosa, in fondo se l’è cercata”. E temiamo “di più i segnali di risveglio cristiano (del tutto pacifico) in Italia che tante manifestazioni di barbarie religiosa altrove”.
   C) subiamo, attraverso l’immigrazione, l’influenza delle “religioni altre”, ed “è difficile che si riesca a fare patti chiari con gli adepti di quelle religioni.
      Sono affermazioni risibili, però classiche della destra intellettuale italiana. Un repertorio che viene ripetuto da almeno un decennio e che ha ottenuto, per unico risultato, di far propaganda a qualche guerra e di portare voti a un partito venato di xenofobia come la Lega. Proviamo a vederle una per una.
   A) non se ne parla abbastanza? Com’è possibile se, come ci viene spiegato ogni giorno, l’Italia e l’Europa vivono un’epoca di forte rinnovamento religioso? Se i temi etici sono così cari al cuore degli elettori? Il Papa non si stanca di parlarne, la stampa cattolica (assai più letta e diffusa di quanto Panebianco forse creda) non molla la presa, una buona parte della stampa laica (vedi appunto anche il Corriere) interviene, si organizzano marce, giornate, convegni, i movimenti sono attivi, il sostegno alle missioni e ai missionari non è indebolito. La realtà è un’altra: parlarne (qui da noi) è cosa buona e giusta ma non porta alcun miglioramento alle condizioni di vita (là da loro) dei cristiani perseguitati.
   B) la solita “quinta colonna” del nemico. Anche qui, come è possibile? L’Italia ha un sentimento popolare di destra, altrimenti Berlusconi non avrebbe il 60% dei voti, con il relativo contorno di “Dio, patria e famiglia”. L’Europa è largamente governata dalla destra, vincente in Francia, Polonia e in tutti i Paesi ex socialisti, decisiva in Germania, tradizionalmente forte in gran parte dei Paesi del Nord.
   C) l’influenza degli immigrati sul comune sentire degli italiani è pari a zero. Non fanno le mode, non influenzano i consumi, non incidono sui flussi elettorali, non animano il dibattito culturale. In più, dire che con gli “adepti di quelle religioni” è difficile trovare un accordo è un’affermazione di stampo quasi razzista.

      La realtà è che sul tema dei cristiani perseguitati regna molta confusione, condizione ideale per le speculazioni dei politici. Due i problemi: uno culturale e uno pratico.
   Quello culturale: i dilettanti hanno usato la persecuzione contro i cristiani in funzione anti islamica, salvo poi scoprire che i musulmani non erano soli in questa perversione. Conseguenza: la ricetta più facile (l’islam è il male) non basta più e altre ricette non ce ne sono Da qui il ritornello che siamo noi, presumibilmente italiani ed europei in malafede, la causa di tutto. Ma anche per quanto riguarda l’islam si è molto mestato nel torbido. Qualche anno fa, Panebianco avrebbe potuto tranquillamente andare a Messa nell’Iraq di Saddam Hussein (io l’ho fatto, per esempio) mentre ancora oggi non può farlo in Arabia Saudita, Paese che la destra italiana e internazionale giudica “moderato”. Un altro caso? Eccolo: si parla con frequenza di persecuzione dei cristiani in Palestina ma non c’è un sacerdote locale (e se è per questo, nemmeno il Custode di Terrasanta, il francescano italiano Pierbattista Pizzaballa) disposto a sottoscrivere tale tesi. Perché? E perché la tesi circola comunque con tanta intensità e frequenza? E ancora: perché gli attentati dei musulmani uiguri, finanziati da Al Qaeda, ai danni dei cinesi non provocano l’ondata di sdegno e compianto che provocano, per dire, gli attentati dei talebani in Afghanistan?

      Voglio dire: la spinta a sostenere un atteggiamento aggressivo nei confronti del mondo islamico è stata tutta e solo tarata sulle esigenze politiche delle teorie neocon, che Panebianco (e molti suoi colleghi del Corriere) ha sposato senza riserve. Per questo i Paesi più duri nei confronti dei cristiani sono criticati assai meno di quelli che ai cristiani comunque offrivano o offrono qualche spazio. 
   

      E con questo siamo arrivati al problema politico: a chi tocca intervenire? Chi può fare qualcosa in concreto? Il Papa parla a milioni di fedeli, la Conferenza episcopale organizza la giornata di solidarietà e digiuno. Ma sono stati proprio i cristiani indiani a mostrarci che cosa si debba fare, andando dal governatore dello Stato di Orissa per chiedergli di prendere provvedimenti in loro difesa. C’è poco da fare, sono le autorità politiche, sono i Governi a non fare la loro parte quando i cristiani sono perseguitati. Quando gli Usa hanno invaso l’Iraq, i vescovi iracheni non sono nemmeno stati ricevuti dal mitico Paul Bremer III. Che cosa ha fatto il governo Berlusconi (e prima di lui, Prodi, D’Alema, chi volete) per chiedere un sostegno ai cristiani contro i pogrom dei fondamentalisti indù? Perché è normale prendersi cura dei curdi, dei kosovari e dei georgiani e non lo è prendersi ufficialmente in carico i cristiani? Finché i cristiani dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente non godranno di una vera “agnizione” politica, saranno sempre perseguitati. E chi aiuta davvero a perseguitarli resterà colui che giudica “moderata” l’Arabia Saudita solo perché ci dà il petrolio o accetta le truppe Usa sul suo territorio.

Per l’editoriale del Corriere della Sera  http:www.corriere.it 

Per gli aggiornamenti sulla situazione dei cristiani in India   http:www.avvenire.it

Notizie in diretta dall’India sul sito dell’All Indian Christian Council   http://indianchristians.in/news/

4 Responses to “CRISTIANI PERSEGUITATI, ECCO CHI “AIUTA” DAVVERO I PERSECUTORI”

  1. Penso che in questi ultimi terribili 15 anni gli opinion maker italiani, le menti libere e critiche, gli ediorialisti siano veramente mancati all’appello. Si sono trasformati in tanti cerchiobottisti, in mediatori di teorie malfatte nella loro versione italiana, provinciale e casareccia.
    Anche se non sono cristiano, trovo fastidiosissima la leggerezza con cui Panebianco (o Ferrara) si impadroniscano di patrimoni altrui per farne badiere di valori completamente antitetici. Non si può considerare il cattolicesimo come il baluardo di un occidente la cui manifestazione piu’ evidente nel mondo è la prevaricazione del povero e l’ostentazione dell’inutile. E poi il critianesimo e’ ponte non barriera (ma qui esco dal mio campo).
    La Santa Sede offre pero’ troppi spunti a questo gioco. Come esempi al volo penso alla conversione mediatica di Magdi Allam (Corriere anche lui) o alle lodi del Papa per Bush e la sua lotta in difesa della vita (difesa della vita!?). In questo quadro, lo “strano” sembra Fulvio Scaglione.

    un saluto
    cacioman

    ps. ancora non mi rassegno all’idea che in una qualche elezione, Fulvio Scaglione abbia votato destra (o centro-destra che dir si voglia). Cerchero’ di sopravvivere alla cosa.

  2. Caro Cacioman,
    coraggio, si sbaglia tutti, figurati io. Ho votato il Cavaliere un bel po’ di anni fa, mi sono pentito e mi sono detto che non l’avrei fatto più. C’è anche da dire che di sinistra, anche a suo tempo, tipo Pci e oltre, non sono stato mai. E aggiungo che, se mi guardo intorno, non stento a capire perché tanti italiani (anzi, sempre più italiani) votano Berlusconi. E qui chiudo l’argomento, che sarebbe infinito.
    Quanto allo “scippo” del patrimonio cristiano, come dici tu, anch’io lo trovo fastidiosissimo (di nuovo come dici tu). Non ne faccio una questione personale (citi intellettuali discussi e discutibili, come tutti, che potrebbero però avere moti spirituali autentici) ma, per usare un vecchio termine ormai abituale solo a noi ultracinquantenni, politica. Non è difficile notare che anche questo genere di Salmo finisce sempre in gloria, e cioè con l’eterna conclusione che l’unica cosa da fare è stringersi agli Usa. Mi pare ormai acclarato che (purtroppo, purtroppo, perché della grande tradizione americana si avrebbe molto bisogno) gli Usa dei neocon non capiscono un tubo della situazione internazionale né sono in grado di elaborare ricette che vadano un po’ oltre il “sono grosso, sono cattivo, sono democratico e quindi faccio quello che voglio”. Non funziona, punto e stop. In più, agli americani dei cristiani non frega un accidente: basta vedere come li hanno abbandonati a se stessi in Iraq. E qui, oltre alla questione di principio, subentra una questione (di nuovo) politica: se non riescono a capire che i cristiani iracheni (o di Palestina, per fare un altro esempio) sono il ponte culturale e civile indispensabile per “entrare” nella mentalità di questi Paesi, e quindi per operare con efficacia, vuol dire che sono proprio senza speranza.
    Quanto al Papa, mi piace da morire quando lui interviene per ricordare tutte quelle situazioni che umiliano la dignità della vita già in essere e subito tutti si precipitano a dichiarare che non parla dell’Italia. Del mondo, della Luna, dello spazio profondo sì, ma dell’Italia no.
    Saluti, ci sentiamo presto (spero).

    Fulvio

  3. Mah e poi mah. Per molti anni ho votato a sinistra o centrosinistra, quindi ho fatto un cammino inverso a quello di Scaglione. Tornerò a votare a sinistra quando ci saranno idee nuove e facce nuove, qualcosa si è mosso ma credo che ci vorranno anni. Della destra non tutto mi piace cerco di vedere la bottiglia semipiena, a sinistra oggi la vedo semivuota. Punti di vista, non pretendo verità assolute. A Cacioman dico comunque che le idee non contano (quasi) nulla, l’importante è come si svolge il compito. La sinistra si è impiccata sull’antiberlusconismo per pochezza di rinnovamento culturale; serve a poco continuare a vantare una superiorità morale che non esiste nei fatti, quanto nelle famose intenzioni di cui è lastricata la via dell’inferno. Voliamo basso e magari qualche voto tornerà. Nella cerchia dei miei conoscenti votano a sinistra quasi tutti i garantiti e i benestanti, quelli un po’ più in basso nella scala sociale votano tendenzialmente a destra.
    Dice qualcosa?
    Aggiungo a sostegno di Ferrara: lui almeno si è rotto le sue atee e devote ossa, non c’è uno straccio di politico cattolico che abbia lontanamente fatto qualcosa di simile. Lo dicevo qualche post fa a Scaglione, e il Papa, vedi mo’, proprio domenica, ha auspicato volti nuovi cattolici in politica. Poi dice: Berlusconi. Credo bene, lui è un genio lapalissiano ma pur sempre un genio, appetto a tanti, troppi politici mediocrissimi. Ma la sinistra risorgerà, solo che adesso deve attraversare un po’ di deserto…e soprattutto in Italia ci vuole qualche cattolico degno di tal nome.

    A Fulvio: gli USA hanno fatto di peggio che allearsi con l’Arabia Saudita, paese non moderato e intollerante con i cristiani, su questo non ci piove. Non furono alleati con Bin Laden e con i talebani? E quella volta non c’erano neanche i neocon… La politica ha delle ragioni che il cuore non comprende, si direbbe. Ma Clinton in Serbia, ha fatto qualcosa di molto diverso da Bush in Irak? Se non ricordo male il mandato Onu non l’aveva neanche lui.
    Da che mondo è mondo le potenze hanno un solo obbiettivo: aumentare la propria influenza. Questo vale anche per l’America, si capisce, e gli errori, le contraddizioni e le ambiguità degli Usa non sono certo un patrimonio solo dell’attuale amministrazione. Resta il fatto che come dici tu abbiamo bisogno della loro grande tradizione, che peraltro si appoggia anche sulla forza e sulla deterrenza militare, volere o non volere (e che l’Europa non ha).
    Questo va molto al di là di un appiattimento del nostro centrodestra sulle politiche Usa. Certo, se l’idea europea di potenza pacifica si dimostrasse più vincente e convincente…ma ne dubito come molti. Per dire chi siamo o non siamo hanno scritto 800 pagine illeggibili, di cui nessuno ha voluto sapere niente; e alla fine l’Europa non ha nenche il coraggio di riconoscere le proprie radici storico-culturali giudeo-cristiane. Poi dice: perchè mi piace l’America, quella che ci ha liberato dal nazifascismo e dal comunismo, quella che bene o male combatte l’islamo-fascismo (che non è un invenzione dei neocon, ma un cancro in primis interno al mondo islamico, chiedere all’Algeria, ecc.).
    Credo che l’atlantismo sia irrinunciabile sia per noi che per loro, come ha scritto e sostiene V.E.Parsi.
    Un ricordo: molti anni fa conobbi in treno un americano, cui cominciai a recitare la solita litania moralista sui mali degli Usa (allora ragionavo così). Lui mi ascoltò con pazienza fino allla fine, poi mi disse:” vede, voi italiani non capite questo: credete che noi americani siamo felici perchè siamo ricchi, invece è vero il contrario: noi siamo ricchi perchè siamo felici…” Non l’ho più dimenticata la lezione.
    Infine due osservazioni su quanto detto da Fulvio Scaglione:
    1)in verità mi pare proprio di ricordare di aver letto o sentito in televisione che Padre Pizzaballa ha lamentato i soprusi commessi sulla comunità cristiana da parte araba. Che egli non possa esporsi più di tanto, mi pare normale, non credi?
    2)i cristiani di Irak stavano meglio con Saddam, potevano dire messa ecc. Ma non era perchè erano protetti da quel Tarek Aziz, ministro cristian, il quale peraltro benediceva le impiccagioni degli oppositori di Saddama ai lampioni di Baghdad? Non ti sembra che sia un bel caso di devozionismo ammesso, però al prezzo di non occuparsi di politica?

    Cordialmente Fabio Cangiotti

  4. Caro Fabio,

    lascio a Cacioman ciò che è di Cacioman. Su destra e sinistra: mi capita con Fabio ciò che mi è capitato qualche tempo fa con un altro amico su un altro tema. Sono d’accordo con (quasi tutti) i suoi argomenti ma poi tiro conclusioni opposte. Boh, forse anche questo fa parte della tanto chiacchierata fine delle ideologie.
    Per quanto invece mi riguarda, almeno stando al tuo post.
    1. Se la politica ha “ragioni che il cuore non comprende”, perché parlare tanto di libertà, democrazia, ecc. ecc., come invece si fa? Mi pare una frase a cui tu stesso non credi.
    2. Piano coi paragoni. Per dirne una: in Kosovo, a prescindere da com’è finita, c’era la possibilità di una sanguinosa pulizia etnica e incombevano i massacri delle guerre balcaniche; in Iraq c’era già stata la Guerra del Golfo, Saddam aveva le unghie tagliate e sulle regioni dove lui aveva già compiuto i suoi massacri (e sottolineo: già compiuto) era stata imposta la “no fly zone”. E poi su una cosa comunque fai uno sbaglio: per il Kosovo il mandato Onu c’era, eccome.
    3. Scusa la franchezza, ma che ti manca per accettare l’idea che l’Europa è già “un’idea vincente e convincente”. Non ti bastano 60 anni di pace e benessere? Un “ambiente” civile che pratica l’accoglienza (forse troppa), la tolleranza (forse troppa), la democrazia? Una cultura che rifiuta la pena di morte, che ancora produce tesori in quasi tutti i campi dello scibile umano, che ha il gusto dell’avventura e della scoperta? Un’economia che magari stenta ma si batte con dignità su tutti i mercati del mondo? Anch’io la vorrei un po’ più tosta, ma anche così c’è da leccarsi le dita.
    4. Sugli americani felici: non discuto, ma i dati sociologici (pensa solo al fatto che nella neo-religiosa America quasi metà dei matrimoni finisce nel divorzio; alle morti per arma da fuoco; al numero delle persone prive di una qualunque garanzia sanitaria) mi dicono che hanno anche loro una bella dose di infelicità.
    5. Sociologia anche per la “persecuzione” dei cristiani da parte musulmana. Da un punto di vista storico, l’esclusivismo islamico (la società è solo per noi) è ben noto e si è tradotto nella dhimmitudine imposta a ebrei e cristiani. Ma la persecuzione è un’altra e ben più complessa categoria. Non c’è storiografo ebreo, per esempio, che non dica che gli ebrei sono sempre stati perseguitati più dai cristiani che dai musulmani. Mille anni fa, quando un califfo prendeva una città e massacrava gli abitanti, “perseguitava” o faceva quanto facevano tutti conquistatori a lui coevi? Parliamone, perché la storia è lunga. In epoca contemporanea le cose si fanno ancor più complesse. Hai detto una volta di aver ordinato il mio libro. Lì produco una massa di cifre (verificabili e controllabili) proprio per invitare a riflettere con più calma e attenzione. Per esempio il Libano: fino alla fine degli anni Trenta i cristiani erano maggioranza assoluta; nelle guerre civili degli anni Settanta e Ottanta hanno combattuto e ammazzato come gli altri. Oggi, però, sono minoranza in patria e maggioranza nella diaspora. Mettici anche Hezbollah e qualcuno che parla di persecuzione lo trovi sempre. E se fosse invece che i cristiani sono più colti, professionalmente più preparati, più cosmopoliti, più capaci (anche grazie alla religione) di inserirsi in un contesto occidentale, e quindi sono i meno “costretti” a restare in Libano quando spunta qualche difficoltà?
    6. I cristiani iracheni con Saddam vivevano una sorta di dhimmitudine mitigata, d’accordo. Quello che a me dà fastidio, a proposito dei cristiani perseguitati, è il pianto selettivo. L’Arabia Saudita (c’è una bella inchiesta del New York Times, in proposito) ha speso miliardi per finanziare la costruzione di moschee wahabite (il brodo religioso di coltura dei Fratelli Musulmani, come sai) in tutto il mondo, Europa compresa: tu hai mai visto un pezzo in proposito sulla nostra stampa? Non è solo una questione di principio ma anche pratica: la politica del doppio standard, in un mondo con più protagonisti agguerriti, diventa dannosa e può produrre attriti incontrollabili. Russi e cinesi sono quello che sono ma non sono stupidi. Il Kosovo sì e l’Ossetia no: lo puoi fare solo se non hai rivali. Le bombe di Al Qaeda in Afghanistan no e quelle di Al Qaeda nella Xinjang cinese sì? Io credo molto negli ideali “nostri” (democrazia in politica e libertà di mercato), tanto che li ritengo perfettamente capaci di diffondersi e penetrare senza ausilio di baionette. Quelle servono, ma per altre cose.

    Una cosa comunque la devo dire: grazie a tutti per lo scambio di idee. Avevo risposto a Fabio con un post diverso, che poi ho cancellato perché mi pareva di poter fare qualcosa di meglio. Che ci sia riuscito o no, è prezioso avere lo stimolo a farlo.
    A presto

    Fulvio

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