Fulvio Scaglione Giornalista

fulvio scaglioneMi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana".

La mia specialita' sono gli Esteri. Continua...

TRA UE E LIBIA SOLO L’ITALIA NON SCEGLIE

Ma davvero qualcuno aveva pensato che Gheddafi non fosse più Gheddafi? Sul serio credevamo che le guittate romane a base di tende, hostess e maleducazione potessero essere derubricate a folklore beduino? Cerchiamo di non sbagliarci di nuovo adesso.

Desert

Il provvedimento con cui il regime di Tripoli ha chiuso l’ingresso in Libia ai cittadini dell’area Schengen (i 27 Paesi della Ue meno Gran Bretagna e Irlanda ma più Svizzera, Islanda e Norvegia, che hanno abolito le frontiere HannibalGheddafiinterne) ha poco a che fare con la rissa tra Libia e Svizzera. Certo, la satrapia che domina il paese maghrebino ha preso come un’onta il fatto che Hannibal Gheddafi (nella foto) e la moglie Aline, allora incinta, fossero arrestati a Ginevra il 15 luglio 2008 e poi tenuti due giorni in carcere per una denuncia per maltrattamenti sporta da due impiegati di un grande hotel. Infatti non ha lesinato le ritorsioni: ritirati i depositi dalle banche elvetiche (5 miliardi di euro), sospesi pro tempore collegamenti aerei e forniture di petrolio, arrestati con accuse fumose di due uomini d’affari svizzeri tuttora detenuti. Il presidente svizzero Hans-Rudolf Merz aveva persino chiesto scusa a Gheddafi, ma invano. Così le autorità elvetiche hanno finito con l’emettere una lista di 188 cittadini libici, tra i quali lo stesso Gheddafi e alcuni suoi familiari, ai quali è vietato l’ingresso in Svizzera.

Ma la decisione libica di ieri (che replica quella contro il Canada di qualche mese fa) non è un puntiglio di clan bensì uno di quei calcoli astuti di

Aline, moglie di Hannibal Gheddafi.

Aline, moglie di Hannibal Gheddafi.

cui Gheddafi è specialista e con cui si è garantito quarant’anni di  permanenza al potere. Il blocco dei visti è un ricatto all’Europa. Lo esercita un dittatore che fa leva sulla sete di petrolio e sulla paura dell’immigrazione che assillano, anche oltre misura, il continente. Gheddafi pensa che abbiamo bisogno di lui mentre lui e i suoi cari possono godersi, in Libia o altrove, i 100 miliardi di euro ammassati con il mercato del greggio.

L’Italia si trova in prima linea. E la prima, esitante reazione del Governo non aiuta a essere ottimisti. E’ inutile fare giri di parole: nessun Paese europeo si è speso così tanto per far credere che Gheddafi fosse diventato uno statista e una brava persona. Lo abbiamo finanziato, coccolato e vezzeggiato. Abbiamo presentato come un grande successo l’accordo contro l’immigrazione irregolare, pur sapendo quale sorte brutale possa toccare ai clandestini intercettati in Libia o alle autorità libiche restituiti. Ma non basta: il nostro premier, Silvio Berlusconi, è personalmente associato a Gheddafi e alle società della sua famiglia in alcune imprese finanziarie.

Scambio di memorie famigliari tra Silvio Berlusconi e Muhammar Gheddafi.

Scambio di memorie famigliari tra Silvio Berlusconi e Muhammar Gheddafi.

Tutto legittimo. Ma anche impegnativo: siamo esposti sia verso la Libia sia verso l’Europa. Portare all’attenzione dei ministri degli Esteri Ue la decisione libica e insieme chiedere la verifica del comportamento svizzero sa di cerchio e botte, di capra e cavoli. In una parola: di mancanza di coraggio.

Accompagnarsi a dittatori e autocrati in  nome dell’interesse nazionale non è bello ma ha senso, fa parte della dura necessità del governo. Arriva il momento, però, in cui occorre scegliere. Berlusconi l’ha fatto con l’Iran, almeno a parole, durante la visita in Israele. Mettere invece sullo stesso piano un Paese che ha struttura democratica federale dal 1291 con un residuo del tribalismo del deserto non  è un errore: è un’incoscienza, oltre che un danno per l’interesse nazionale. Non stupiamoci troppo, poi, se il ministro degli Esteri Ue non è D’Alema ma la mediocrissima inglese lady Ashton e se alla Banca centrale europea non andrà il nostro governatore Draghi ma chissà chi. Comunque non un italiano.

Pubblicato sull’Eco di Bergamo del 16 febbraio 2006

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