Come va la famiglia? Beh, in Italia lo sappiamo: così e così. E’ sommersa di sempre nuovi doveri (la cura degli anziani, il sostegno ai figli precari), poco aiutata (per esempio dal punto di vista fiscale, con il quoziente familiare sempre promesso e mai varato), in perenne battaglia con modelli culturali che, al di là delle parole, sono in oggettivo conflitto con il concetto di famiglia. Le rilevazioni Istat ci dicono con la brutalità dei numeri chi stia vincendo: nel 2007 ci sono stati in Italia 237,7 separazioni e 165,4 divorzi ogni mille matrimoni.
E in Europa? Un quadro completo della situazione ci è stato da poco offerto dall’Institute for Family Policies, un’organizzazione indipendente fondata nel 2000 che ha per scopo la promozione dei valori familiari e, ovviamente, lo studio della realtà della famiglia in ambito internazionale. Il Rapporto 2009 (intitolato Evolution of the Family in Europe) è una miniera di dati ma anche di idee e di analisi. E come sempre, la conoscenza serve a smentire false idee e luoghi comuni.
La prima cosa che si realizza, studiando il Rapporto, è che l’Europa intera soffre di una bassissima natalità: non facciamo più figli. Siamo arrivati a 500 milioni di abitanti (per la precisione, 500.482.231) ma il merito non è nostro bensì degli immigrati. Nel decennio 1999-2008 la popolazione dell’Europa a 27 Paesi è cresciuta di 20,5 milioni di persone: quasi 16 milioni (pari al 78% dell’incremento) erano immigrati, secondo una tendenza che si è poi replicata pari pari nel 2008, anno in cui il 68% dell’aumento della popolazione è stato generato dall’immigrazione. Per metterla in altri termini: Italia, Germania e Spagna avrebbero perso popolazione, in questi anni, se non avessero avuto l’immigrazione, come succede di anno in anno in Paesi (Lituania, Lettonia, Romania e Bulgaria) che hanno un’immigrazione scarsissima o quasi nulla.

Anche sul tema dell’immigrazione, che riguarda la famiglia ma in modo un po’ obliquo e indiretto, il Rapporto 2009 dell’Institute for Family Policies racconta cose interessanti. Per esempio: la popolazione immigrata in Europa è cresciuta del 94% negli ultimi dieci anni (quindi è quasi raddoppiata) ma non è così vasta come si tende a credere (quasi 29 milioni di persone, pari al 5,8% del totale) e soprattutto è molto concentrata: per il 66% vive in soli quattro Paesi europei che sono Germania (7 milioni e 255 mila stranieri), Spagna (4 milioni e 600 mila), Francia (3 milioni e 500 mila) e Gran Bretagna (3 milioni e 400 mila).
E’ evidente che l’immigrazione pone problemi seri, ma non meno evidente è che certi allarmi sono molto spesso frutto di speculazione politica più che di pericolo. Non solo: l’immigrazione viene a colmare i vuoti che nella nostra popolazione attiva si formano grazie all’alto tenore di vita (cioè, campiamo di più) e alle scarse cure (e conseguente scarsa natalità) che si riservano, appunto, ai valori della famiglia e all’economia dell’istituto familiare.
Tradotto in cifre: negli ultimi 15 anni il numero dei ragazzi sotto i 14 anni in Europa è passato da 89 milioni a 78,4, mentre quello degli “over 65” è cresciuto fino a 85 milioni. Non basta: il 4,4% della popolazione autoctona europea (cioè 22 milioni di persone) ha più di 80 anni d’età. Il che significa, molto semplicemente, che l’immigrazione, portando forze fresche, copre appena gli effetti dell’invecchiamento della popolazione europea. E italiana: perché il nostro Paese è al quinto posto tra le nazioni con la minor percentuale di “under 14”. I ragazzi sono solo il 14,1% della nostra popolazione, meglio solo di Slovenia (13,9%), Lettonia (13,8%), Germania (13,7%) e Bulgaria (13,4%).
(1.continua)

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "










