Ho appena finito di vedere il derby di Milano, con una bella prestazione di Christian Abbiati, il portiere del Milan. L’ho seguito con attenzione anche perché ha giocato un campionato nel “mio” Torino e quindi… Durante la partita mi sono venute in mente anche le sue recenti dichiarazioni sull’ideologia fascista, sul suo condividerne alcuni aspetti e non condividerne altri. In particolare, Abbiati diceva di apprezzare il senso dell’ordine e il rispetto per la religione cattolica del fascismo.
A prescindere dal fatto che ciò sia vero o no, e fermo restando che ognuno ha diritto di credere ciò che vuole, sono rimasto molto colpito dal richiamo all’idea di ordine. Anche perché è un elemento tipico di tutti coloro che manifestano simpatia per il fascismo. Oggi si sono svolte anche le elezioni politiche in Austria, con un buon risultato per le formazioni di destra. E anche lì, i simpatizzanti di Joerg Haider e di Heinz-Christian Strache (fondatore e nuovo leader dell’Fpoe, formazione nazionalista e xenofoba) insistono sul concetto di ordine: da garantire, da costruire, da proteggere.
Ora: voi direste che quella austriaca è una società disordinata? Certo, ci sono casi criminali anche efferati (per dire, quello del padre che ha tenuta una figlia reclusa per 24 anni, facendole anche fare 7 figli, di cui si è tanto parlato) ma anche lì negli ultimi dieci anni il tasso di criminalità è andato in calando. Gli altri problemi (economia, immigrazione) sono nella norma, e la quota pro capite del Prodotto interno lordo è tra le più alte del mondo: più di 38 mila euro. Con una popolazione assai ridotta: 8 milioni di persone. Insomma: dov’è tutto ‘sto disordine per cui si debba tanto sognare l’ordine fascista?
Il che mi riporta a quel grande portiere di Abbiati. Lui è nato nel 1977, quando io ero all’Università già da un anno. E’ quindi diventato maggiorenne nel 1995. Ergo, non ha vissuto (almeno non in età adulta) gli Anni di piombo né il famoso Settantasette. Tangentopoli, partita con l’arresto di Mario Chiesa nel 1992, può averlo interessato, forse colpito, quando aveva quindici anni. E poi, che altro è successo di drammatico nella storia del nostro Paese? Tra l’altro, poco dopo la destra italiana è stata sdoganata e ha cominciato a governare. E quindi, ripeto la domanda: quale drammatico disordine spinge Abbiati a desiderare così tanto l’ordine?

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "











Caro Scaglione,
estrema destra o estrema sinistra per me sempre inquietanti sono, quindi il risultato austriaco non mi fa piacere.
Probabilmente ha avuto il suo peso il voto ai sedicenni: se ne accennò anche da noi e a me sembra una gran castroneria, perchè i sedicenni di oggi sono in genere molto ma molto meno adulti di quelli di cinquanta o cento anni fa, e gli adolescenti sono troppo attirati dai radicalismi e manipolabili dal fascino di questi. Per il resto, mi pare di aver capito che “l’ordine” (che peraltro è un po’ nei cromosomi austro-teutonici) sia in relazione con il problema della clandestinità e anche della immigrazione islamica.
Questi problemi sono reali, anche se è evidente che la risposta non può essere di stampo proto-fascista.
Come al solito le indicazioni più assennate vengono dal Papa e dalla Chiesa, che chiede in ogni sede di conciliare il dovere dell’accoglienza con il rispetto di regole certe.
Al proposito non è difficile immaginare che venti-trenta (teorici)clandestini potrebbero mandare in crisi un piccolo Stato come il Vaticano, dove peraltro di immmigrati regolari ce ne sono ben pochi a quanto si dice.
Il problema è che le cose sono molto complesse e che in Europa c’è una legislazione assai fluida per cui queste regole certe o non esistono o non vengono rispettate. Leggo che nella civile e democratica Inghilterra i musulmani avrebbero guadagnato il diritto a essere giudicati secondo la sharia. Mi pare una notizia catastrofica, perchè evidenzia (e non è la prima volta)che siamo noi europei costretti ad adeguarci a leggi tribali a noi estranee, e non loro alle nostre, come logico e ragionevole. Credo purtroppo che da situazioni come quella inglese possano nascere reazioni di destra anche estrema, e la responsabilità risieda nella ignavia delle nostre democrazie, che finisce per scavare loro la fossa.
E’ inevitabile, particolarmente in questa epoca di globalizzazione spinta, che i popoli si mescolino tra loro. Il problema è che questo dovrebbe avvenire con molta più lentezza e gradualità, viceversa temo che saranno tragedie. Ecco perchè serve una limitazione. E credo che serva anche una scelta nella qualità della immigrazione. Da noi vengono ben pochi laureati o specialisti, il che abbassa il tasso culturale di un Paese che non brilla particolarmente in questo, quando si sa che per le sfide del futuro sarà molto importante la conoscenza e la qualità della scuola e del lavoro.
Infine: immigrati per immigrati, io concordai in pieno con il Cardinal Biffi quando qualche anno fa propose di dare un canale preferenziale all’ immigrazione cristiana. Ci fu un po’ di rumore per queste dichiarazioni di Biffi, ma non si aprì un serio dibattito. Credo che Famiglia Cristiana non abbia dedicato alla cosa che due o tre righe, probabilmente per mostrare disinteresse o contrarietà alla cosa.
Oggi come oggi poi, dato il clima che c’è nei riguardi della Chiesa, credo che la proposta di Biffi verrebbe subissata di pernacchie dal politicamente corretto imperante. Ma io continuo a pensare che sia ragionevole e preferibile in quanto meno traumatica per noi una immigrazione di popolazioni cristiane. Non è un problema di razza ma di cultura: ma ovviamente non se ne farà nulla, con il clima che c’è in Italia. Dove i musulmani sono visti di buon occhio dai comunisti duri e puri alla Rizzo, in quanto potenziali attori e protagonisti di una auspicabile lotta di classe prossima ventura, chissenefrega della loro religione; questo più o meno ha detto Rizzo sulla 7. Come neravigliarsi poi del ritorno di certa destra?
Non aggiungo altro.
Fabio Cangiotti
Caro Fabio,
concordo, come immagini, si dviersi punti del tuo discorso. Per esempio: mescolanza dei popoli inevitabili ma da regolare; necessità di (almeno) una quota di immigrazione qualificata (ma senza dimenticare che da noi, ormai, il muratore e il pizzaiolo lo fanno solo gli immigrati, ma a noi le case e le pizze servono comunque); favorire l’immigrazione dei cristiani, come per esempio non avviene per gli iracheni (però mi sembrava che fossi tu lo scettico, quando scrivevo che i cristiani perseguitati devono essere “adottati politicamente, qualche tempo fa…) .
Detto tutto questo, continuo a non capire come dei bravi ragazzi di trent’anni, nati e vissuti in un’epoca pacifica e fortunata e in Paesi solidi e prosperi, possano pensare che la risposta ai problemi del presente (e del futuro) possa venire da un’ideologia ormai morta e sepolta. Un’ideologia, per di più, che da viva durò poco (un ventennio: il comunismo sovietico è durato quattro volte di più, per dire), provocò e si tuffò in guerre e tragedie assortite e3 non ebbe mai a che fare con questioni (come l’immigrazione) neppure lontanamente simili a quelle odierne.
A me pare una fuga: avanti, indietro, sopra o sotto non so, ma una fuga.
ciao, a presto
Fulvio
Ci deve essere però una qualche specificità austriaca se il conservatorismo (tradizionale di quel bel Paese) sfocia nel voto a formazioni di estrema destra. Ad esempio in Germania, Paese fratello che ha dovuto al pari dell’Austria elaborare il lutto per la tragedia del nazismo, non mi risulta, nonostante la presenza delle orribili formazioni giovanili naziskin, che ci sia stato spazio e possibilità di governo per partiti come quello di Strache o di Haider.
Sui cristiani irakeni sono del tutto d’accordo con te, è un fatto che sono tra i più perseguitati del mondo e che andrebbero “adottati” dai governi occidentali. Però quando tu hai scritto che con Saddam era possibile dire Messa, mi era venuto spontaneo replicare: a che prezzo? visto che la tua affermazione suonava un po’ come un “si stava meglio quando si stava peggio”. Viceversa io ricordavo di aver letto che Massimo Introvigne riferiva che Saddam, dopo la prima guerra del Golfo del ‘91, cacciò dall’Irak ben trecentomila cristiani, evidentemente additandoli a una identificazione con le truppe della coalizione occidentale. Non so se tu puoi confermare o smentire.
Cordialità Fabio Cangiotti
Caro Fabio,
hai ragione, deve esistere una qualche forma di “sindrome austriaca”, altrimento quel che accade (e che accadde) non si spiega.
Sui cristiani iracheni: dopo la Guerra del Golfo furono gli sciiti a essere perseguitati e cacciati. Se ci limitiamo alla questione dei cristiani, è evidente che stavano meglio quando c’era Saddam. Forse staranno meglio presto, o in un prossimo futuro, non discuto. Ma negli anni successivi alla cacciata di Saddam metà di loro è fuggita all’estero, questo è un fatto.
Con questo non voglio dire “viva Saddam”, è ovvio. Mi piacerebbe, però, che qualcuno notasse un dato storico: le due maggiori “fughe” di cristiani sono avvenute, in Medio Oriente, nel 1948 in Palestina (metà dei cristiani palestinesi fuggirono all’estero dopo la vittoria militare di Israele) e nel 2003-2005 in Iraq. Due guerre e due tragedie che di religioso avevano poco o nulla. Il problema vero dei cristiani mediorientali è la guerra, l’instabilità, l’insicurezza economica e sociale. Il resto, “persecuziione islamica” compresa, viene dopo.
Ciao, a presto
Fulvio