Fulvio Scaglione Giornalista

fulvio scaglioneMi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana".

La mia specialita' sono gli Esteri. Continua...

DELLA LOGGIA E I “LIBERALI” DEL CORRIERE AL SOCCORSO DI BERLUSCONI

A parte qualche caso isolato (l’ex ministro Martino o l’ex presidente Cossiga) i cosiddetti “liberali” italiani sono diventati la foglia di fico del berlusconismo più rampante. La foglia di fico è in una posizione sgradevole e precaria ed è costretta a un perenne equilibrismo. Ne sono un esempio perfetto gli editorialisti che ancora dominano sul Corriere della Sera (e mi spiace per De Bortoli, un grande e serio giornalista), tipici esponenti “liberali” dell’Italia di oggi.


      Se uno legge con attenzione quanto distillano per il più diffuso quotidiano italiano, per il giornale che rappresenta la sedicente meglio borghesia nazionale, ci trova pari pari le parole d’ordine del centrodestra, quelle che i vari Cicchitto e Capezzone divulgano ogni giorno nelle loro prese di posizione. Per esempio: qualche tempo fa Piero Ostellino, quello con gli occhialetti alla Cavour, commentando le critiche della Chiesa alla politica governativa sull’immigrazione, ha scritto che certo, fa presto la Chiesa a criticare, tanto gli immigrati mica li ospita lei in Vaticano. E’ un argomento tirato fuori, prima di lui, dai leghisti più beceri i quali, proprio come Ostellino, non sanno o dimenticano che la Chiesa fa da secoli (attraverso le missioni e tante altre opere) ciò che i Governi dovrebbero fare: aiutare asiatici e africani a star meglio a casa loro, provando così a eliminare alla radice le ragioni dell’emigrazione. Invece i Governi, compreso il nostro tanto ammirato dal “liberale” Ostellino, che cosa fanno? Tagliano di anno in anno i fondi alla cooperazione allo sviluppo dei Paesi poveri (l’Italia, nell’ultima finanziaria, ha tagliato del 50%), contribuendo così a creare milioni di nuovi potenziali migranti.

      Un altro bell’esempio di “liberale” è Ernesto Galli della Loggia, che proprio oggi sul Corrierone c’intrattiene sul doloroso tema dell’eccessiva personalizzazione della politica. Degenerazione da attribuire a chi? Certo, era scontato: alla sinistra e ai suoi giornali. Ma attenzione: da attribuire adesso, in questo caso specifico, perché prima la personalizzazione andava bene, anzi: “… i regimi democratici, proprio per il pluralismo che caratterizza le loro società, hanno quanto mai bisogno di una leadership forte e unificatrice”. Al di là dell’intellettualese, questo significa che quando Berlusconi ci mandava a casa i “santini” con la deliziosa storia della sua famiglia, era tutto ok; ma se qualcuno svela che quei “santini” erano una bufala ridicola, no, non va più bene. Quando il legame tra individuo e proposta politica non ha crepe (il presidente operaio, l’unto del Signore…), si proceda pure; quando le crepe appaiono (il presidente puttaniere?) eh no, che fate, personalizzate?
      Anche Della Loggia, naturalmente, non si nega un paragrafo che pare uscito dai comunicati dell’ufficio stampa di Berlusconi, laddove ripete il trito argomento che anche Kennedy e Mitterrand avevano i loro scheletri femminili nell’armadio. Vero. Ma sia Kennedy sia Mitterrand li tenevano ben nascosti, cercavano di non renderli pubblici, gestivano le proprie debolezze e i propri peccati in modo da non disgustare gli elettori e non perdere il loro consenso. Vi pare che sia questo lo stile di Berlusconi? Uno che sfila al Family Day e poi si porta le escort nelle residenze di Stato? Uno che si fa fotografare a Villa Certosa con una pattuglia di attricette e soubrette, poi ripara (stessa spiaggia, stesso mare) con il finto servizio fotografico mano nella mano con la moglie Veronica da cui divorzia pochi mesi dopo, e che infine (sempre Villa Certosa, dichiarata obiettivo strategico per garantirle protezione a spese dello Stato e dei cittadini) serve a un primo ministro estero un party a base di nudismo?
      Galli della Loggia ha scritto dei pregevoli libri sulla politica americana. Scriva adesso un bell’editoriale per spiegare come mai, negli Usa, i politici beccati con le mutande in mano salutano e se ne vanno (e quando sono al potere, come Bill Clinton, vengono processati in pubblico e rischiano l’impeachment), senza tirare in ballo fantasmagorici complotti e senza prendersela con la stampa che li ha beccati. Ultimo caso, pochi giorni fa, John Ensign, astro nascente del Partito Repubblicano. L’hanno scoperto con l’amante e lui ha dato le dimissioni dal Comitato nazionale del Partito. Dicendo, ed è questa la cosa più importante, quella che i “liberali” nostrani dovrebbero ricordare: “So di avere deluso e ferito la mia famiglia, i miei figli, gli amici, il mio staff e gli elettori del Nevada che avevano creduto in me non solo come uomo politico ma anche come persona”.     

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