Fulvio Scaglione Giornalista

fulvio scaglioneMi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana".

La mia specialita' sono gli Esteri. Continua...

GALLI DELLA LOGGIA NEMICO DEL POPOLO

Mio padre avrebbe forse detto: “Dopo quattro piatti ha scoperto che era risotto”. Ma i due editoriali di Ernesto Galli Della Loggia (Corriere della Sera) sullo stato del PdL restano un bell’episodio di polemica politica e giornalistica. Vorrei ricordare che il tema del primo articolo (3 marzo) era: “Perché la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo?”. Galli Della Loggia parlava anche di “inaudito potere mediatico-finanziario” di Silvio Berlusconi, il quale invece proverebbe poco interesse per “il gusto e la capacità di governare”. Curioso, le cose che l’eunuca sinistra italiana ripete da anni.

Una "casa del popolo" dei vecchi tempi.

Una "casa del popolo" dei vecchi tempi.

Ma non è su questo che vorrei soffermarmi. Mi interessa molto, invece, la lunga risposta (pubblicata dallo stesso Corriere il giorno 4 marzo)  che a Galli Della Loggia hanno dedicato Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, i tre coordinatori del PdL. Credo siamo tutti d’accordo sul fatto che Della Loggia non è mai stato un oppositore per principio di Berlusconi e della sua azione. Qualche critica secca qua e là ma nulla di paragonabile agli strali lanciati contro la sinistra. A uno così, e a un giornale come il Corriere della Sera, come rispondono i coordinatori?

Per prima cosa (in senso stretto, dalla terza alla sesta parola del testo), parlano di “critiche al Governo”, anche se l’editoriale era rivolto

Denis Verdini, con Sandro Bondi e Ignazio La Russa coordinatore del PdL.

Denis Verdini, con Sandro Bondi e Ignazio La Russa coordinatore del PdL.

all’azione del partito. Confusione forse casuale, o forse indicativa di una mentalità che confonde l’attività privata con quella pubblica, l’interesse di parte (nobile, politica, ma sempre parte) con quello della nazione, che è appunto oggetto dell’azione di un Governo. E vabbé. Poi dicono che le critiche di Galli Della Loggia “non scaturiscono da un’onesta riflessione sulla realtà bensì da un pensiero autoreferenziale”. Dobbiamo pensare che nell’editoriale non vi sia riflessione o, peggio, vi sia solo riflessione disonesta? Dopo di che, ribadiscono che l’editorialista sviluppa il suo ragionamento “come se i fatti non esistessero, in un ambiente praticamente sterile in compagnia unicamente dei suoi libri prediletti e delle sue personalissime elucubrazioni”.

Chi ha qualche annetto, come me, e ricorda l’epoca in cui il comunismo era vivo anche se non vegeto, non fatica a riconoscere questo linguaggio. E’ quello con cui il Partito bollava i dissidenti, i “nemici del popolo”, gli intellettuali che, quando pensavano in modo autonomo, erano appunto come Galli Della Loggia è descritto da Bondi, La Russa e Verdini: staccati dalle masse, sterili, incapaci di comprendere il progredire della storia e le “magnifiche sorti e progressive”. Non bene ma benissimo ha fatto  Galli Della Loggia a parlare, nella replica, di “comunisti involontari” e a ribadire che “ciò che nell’ideologia del PdL e del suo capo è inammissibile è l’idea che il consenso elettorale sia tutto, che esso debba mettere a tacere qualunque obiezione”. D’altro canto uno dei provvedimenti di Berlusconi, nei primi anni della discesa in campo, fu proprio quello di arruolare una pletora di ex comunisti, lo stesso Bondi tra gli altri, che avevano cambiato idea sul mondo ma non avevano dimenticato le collaudate tecniche di propaganda imparate in gioventù alla scuola di Partito, ed erano più che disposti a impiegarle per il loro nuovo leader.

Un manifesto elettorale del PdL.

Un manifesto elettorale del PdL.

Quello che forse bisognerebbe aggiungere è questo. Al PdL, che in buona sostanza sembra poco più che una cinghia di trasmissione della volontà di due leader carismatici (di Berlusconi, ovviamente, e poi anche di Fini), non sono bastate carte importanti come le intuizioni spesso geniali del Cavaliere, la sua organizzazione aziendale, i suoi mezzi finanziari, la sua potenza mediatica, l’asset strategico del patto di ferro con la Lega Nord, l’appoggio di una parte sostanziosa degli italiani e, come detto, una leva di personale politico magari non brillantissimo ma abile e disinvolto. Nel corso degli anni ha sentito il bisogno di piegare molte delle regole della vita democratica e del comune sentire alle proprie esigenze di parte. Basta pensare, nelle ultime settimane, al blocco generale del talk show d’informazione solo per fermare le cannonate di Michele Santoro, o al decreto salva-liste, approvato senza nemmeno accennare a un minimo di mea culpa almeno nei confronti dei propri elettori. Con una sinistra che si macera ogni giorno in un fumoso e inutile “dibbattito”, tutto ci voleva tranne che una destra che pensa solo ad assolversi.

6 Responses for “GALLI DELLA LOGGIA NEMICO DEL POPOLO”

  1. mari says:

    Non dimentichiamoci pero’ che Galli attesta stima all’operato della Gelmini; è pur sempre un degnissimo risotto

  2. Fulvio Scaglione says:

    Carissima,
    che posso dire? Galli Della Loggia, anche per cose (pure legittime) come quella che ricordi tu, non può certo essere scambiato per un sinistrorso. Però quei tre lo considerano ugualmente una pezza da piedi, perché ha osato criticare il loro partito. Vien da pensare che sia qualunque critica, non quella di sinistra, a star loro sulle scatole.
    Ciao, a presto

    Fulvio

  3. mari says:

    Vien da pensare che se la cantino e se la suonino da soli, chiusi nelle loro cricche mentre dei problemi reali nessun vuol parlare se non in maniera autoreferenziale. Un degnissimo servizio sullo stato in cui versa la scuola pubblica è stato mandato in onda il 14 febbraio 2010 su raitre, in piena distrazione generale, approfiittando dei tripudi sentimentali dei singoli utenti; a volte mi vien da pensare che sarebbe meglio emigrare, non credo né ai distrorsi nè ai sinistrorsi e ci si dimentica che l’unico grande partito in Italia è quello degli astensionisti.

  4. Fulvio Scaglione says:

    Mah, a me pare che le tecniche del marketing abbiano ormai invaso tutto, politica (e giornalismo, ovvio) compresa. E tra un cittadino e un consumatore la differenza non è poca. Quanto alle astensioni, non ho mai saputo bene che valore attribuirgli. Forse si astiene non solo chi è sommamente scontento ma anche chi è sommamente e comunque contento. O no?
    Ciao, a presto

    fulvio

  5. mari says:

    si astiene anche chi non è educato al pensiero critico e chi cmq sa benissimo che nulla cambierà indipendentemente dal voto che eserciterà. Il marketing ha invaso tutto anche i sindacati, com’è possibile struggersi per le condizioni delle donne e poi appoggiare una norma sindacale che prevede non solo l’interruzione dello stipendio ma anche il congelamento dei contributi pensionistici per chi si mette in astensione per accudire i propri figli dai tre agli otto anni?Chi colpisce questa norma? Le donne, no?E però si preferisce parlare solo di altro: di trans di bellezza di velinismo…E lo fanno le stesse donne, sicché io ultimamente sembro, secondo le narrazioni televisive, essere disturbata solo dai perchè possano spingere un uomo a preferire un trans( e pagarlo lautamente) al mio di genere…ma siamo matti!..ma dove viviamo?!

  6. Fulvio Scaglione says:

    Guarda, dovessi rispondere alla tua domanda, proprio non saprei dirti dove viviamo. Ogni tanto mi domando se per caso non mi abbiano traslocato, mentre dormivo, non solo in un altro Paese ma addirittura su un altro pianeta. Volevo appunto scriverne stasera, di questo senso di enorme stupore con cui mi sveglio ogni mattina, vediamo se mi esce qualcosa. Però la penso come te: la narrazione pubblica ormai, rispetto a quello che sono, parla costantemente d’altro.
    Ciao, a presto

    Fulvio

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