Fulvio Scaglione Giornalista

fulvio scaglioneMi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana".

La mia specialita' sono gli Esteri. Continua...

DA HAITI AL KOSOVO: SE TI AIUTA IL SOLDATO

Per favore, date un’occhiata a queste foto che pubblico alternate. Siamo in Afghanistan: un’immagine mostra una parte della popolazione (almeno 21 mila famiglie, almeno 150 morti) che nel 2009 è stata colpita dalle inondazioni, fenomeno non insolito da quelle parti ma l’anno scorso particolarmente violento; l’altra immagine mostra i nostri soldati, ancora oggi impegnati per portare aiuti e soccorsi.

 

Kabul (Afghanistan): soldati italiani caricano sull'aereo aiuti per la popolazione colpita dalle inondazioni.

Kabul (Afghanistan): soldati italiani caricano sull'aereo aiuti per la popolazione colpita dalle inondazioni.

Mi pare che dopo Haiti il tema del ruolo dell’esercito nelle crisi umanitarie sia tornato d’attualità. E infatti è discusso, anche qui tra noi di questo piccolo spazio, con un certo accanimento. Nell’isola caraibica, come sappiamo, il disastro è stato immane (220 mila morti) e la presenza militare, in particolare quella americana, assai vistosa: 10 mila marines si sono “impadroniti” dell’aeroporto e delle principali infrastrutture (quelle rimaste in piedi, almeno), provocando le critiche di molti (Guido Bertolaso compreso), i sospetti di diversi leader sudamericani (da Chavez a Morales a Castro), le proteste di lettori e privati cittadini.

Una famiglia afghana colpita dalle inondazioni.

Una famiglia afghana colpita dalle inondazioni.

Sappiamo quale sia stato, storicamente, l’atteggiamento degli Usa nei confronti dell’America Latina, spesso considerata nulla più che il giardino sul retro. Ma basta questo a concludere che sarebbe stato meglio mandare più medici e meno soldati? Andiamoci piano. Il ruolo umanitario delle forze armate, in Italia e nel resto del mondo, non si è sviluppato per caso né per puri scopi imperialistici. L’esercito italiano, per esempio, si è temprato, per quanto riguarda gli interventi a favore dei civili, nei Balcani degli anni Novanta. La Bosnia, dove la Brigata Garibaldi, quando riuscì a entrare a Sarajevo dopo tre anni di guerra, trovò 250 mila morti ma anche oltre 2 milioni di profughi e il 90% della popolazione priva di lavoro. E il Kosovo, con ciò che sappiamo.

I soldati italiani preparano gli aiuti.

I soldati italiani preparano gli aiuti.

Ma la svolta era avvenuta ancora prima, nel 1991, in Albania. Anche allora le critiche furono forti, anche da parte delle Ong, che rimproveravano all’intervento militare due conseguenze negative: far dimenticare il Sud del mondo a favore dell’Est degli interessi geostrategici; soppiantare il ruolo delle stesse Ong. Ma per un articolo destinato a un libro (Nel cuore dei Balcani) io raccolsi, nel 2003, il parere di Antonio Raimondi, allora direttore del Volontariato internazionale per lo Sviluppo, parte della famiglia salesiana a sua volta presente in 114 Paesi con scuole e centir di formazione professionale.

Mi disse Raimondi: “Proprio lavorando gomito a gomito per un decennio nei Balcani, i militari e il mondo delle Ong hanno smesso di

Il rifugio di fortuna di una famiglia di sfollati afghani.

Il rifugio di fortuna di una famiglia di sfollati afghani.

guardarsi in cagnesco e hanno cominciato a collaborare. Ero in Albania, nel 1991-1992, e devo dire che i villaggi di montagna non avrebbero ricevuto soccorsi se non fossero intervenuti i militari con la loro esperienza, attrezzatura e anche forza”. Sono parole di grande buon senso, che possono essere ripetute pari pari per Haiti o per l’Afghanistan delle inondazioni. I sospetti, sugli Usa come sugli altri, sono sempre leciti e qualche volta saggi. Ma la realtà è questa.

2 Responses for “DA HAITI AL KOSOVO: SE TI AIUTA IL SOLDATO”

  1. Enrico Usvelli says:

    Non solo soldati USA. Leggevo ieri su ADITAL, agenzia di informazione brasiliana, che sull’isola ci sono anche soldati brasiliani oltre che USA. A dir la verità c’erano già prima, facendo parte di una missione ONU, ed erano già contestati per il loro operato. L’accusa principale ai militari è che non si stanno minimamente preoccupando di stabilire un termine alle operazioni di aiuto.
    Per gli aiuti italiani ho letto le critiche di Pax Christi rivolte soprattutto alla nostra portaerei: costosa nella fabbricazione e nei consumi.

  2. Fulvio Scaglione says:

    Sì, è come dici. Della portaerei non so, non me ne sono occupato molto, ma francamente non mi pare un gran problema. Mica costerà più dei soldi investiti alla Maddalena… Quanto al resto, onestamente non credo sia facile stabilire che i soldati se ne potranno andare tra un mese o tra due, anche perché Haiti era un disastro già prima del disastro. In più, solo gli americani avevano i mezzi per riversare subito sull’emergenza una tale quantità di uomini e mezzi. Detto questo, se gli Usa facessero un pensierino anche alla posizione strategica dell’isola, non mi stupirei per niente.
    Ciao, a presto

    Fulvio

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