LA CARTA DELL’OPPIO SEMPRE PIU’ DECISIVA NELLA PARTITA IN AFGHANISTAN

      In Afghanistan, nel 2007, la coltivazione del papavero da oppio ha procurato introiti per 1 miliardo di dollari. L’esportazione di oppio, eroina e morfina, a sua volta e sempre nel 2007, ha generato un valore di 4 miliardi di dollari. Totale: 5 miliardi di dollari finiti in mano a briganti, signori della guerra, capiclan e talebani. Se consideriamo che l’intero Prodotto interno lordo dell’Afghanistan (cioè il valore dell’attività economica dell’intero Paese) è valutato in 35 miliardi di dollari, non abbiamo bisogno di sottili analisi geopolitiche per capire come mai non si riesce, laggiù, a stabilizzare la situazione.
      I dati sono stati resi noti dall’Unodc, l’Ufficio delle Nazioni Unite per la lotta alle droghe e alla criminalità ben diretto dall’italiano Antonio Maria Costa. Che al rapporto ha aggiunto le seguenti considerazioni: in molte province, comprese quelle in cui si coltiva l’oppio, le autorità locali (cioè i legittimi rappresentanti del Governo centrale di Kabul) impongono una tassa del 10% sulle attività produttive. Vale a dire che circa 100 milioni di dollari si perdono all’interno della corrotta e inefficiente macchina burocratica afghana. Inoltre, e cito, “la lavorazione e il traffico d’oppio hanno generato un’entrata addizionale di 200-400 milioni di dollari. Chi ha raccolto questi soldi?”.

      Vi prego, inoltre, di dare un’occhiata alla cartina che l’Unodc ha inserito nel proprio rapporto. Le zone in rosso sono quelle dove più intensa è la coltivazione del papavero da oppio, che a sua volta è racchiusa al 98% in sole 7 province. Sono concentrate, come si vede, in quello spicchio di Afghanistan che a sua volta è compresso tra l’Iran e il Pakistan. Ne deriva una considerazione banale ma non secondaria: questa realtà geografica , frutto delle operazioni di repressione messe a segno nel resto dell’Afghanistan, favorisce un miglioramento della situazione, che però passa obbligatoriamente per un miglioramento delle relazioni con quegli altri due Paesi. Facile a dirsi e difficile a farsi, certo. Ma non per questo la ricetta cambia: è troppo semplice, per gli ayatollah di Teheran e per i servizi segreti pakistani complici dei talebani, minare gli sforzi per la ricostruzione dell’Afghanistan. A loro basta dare una mano ai trafficanti di droga, che tutto vogliono tranne che un Governo forte, serio ed efficiente a Kabul.
     Per il momento, l’Unodc segnala per il 2008 un calo nella produzione rispetto al 2007. Le terre coltivate a oppio sono passate dal 2,5% del totale al 2,1%, e i contadini impegnati in quella produzione sono calati di 1 milione. Ha dato una buona mano la siccità, che ha reso più difficile la produzione del papavero e più conveniente quella del grano, che nel 2007 valeva 10 volte meno del papavero e oggi solo 3 volte meno.
      Potrebbe anche esserci un’altra causa, che sarebbe però di pessimo auspicio. Negli ultimi anni la produzione di oppio afghano ha superato la richiesta del mercato. Talebani e predoni, quindi, hanno depositi pieni di droga invenduta. Potrebbero essere stati loro a decretare un blocco delle coltivazioni, per far risalire il prezzo della materia prima e quindi il valore del loro “magazzino”. Se così fosse, sradicare la guerriglia richiederà molta più fatica del previsto.

Per il testo integrale del rapporto Unodc: http://www.unodc.org
 

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