Ragazzi, teniamo il fiato ancora per qualche mese e speriamo che nel frattempo George Bush non combini altri pasticci. Non se ne può proprio più di lui e della congrega di dilettanti arroganti che dall’alto della Casa Bianca da otto anni rende il mondo più insicuro e traballante di quanto meriti. Obama o McCain a questo punto non importa più: chiunque sarà meglio di questo figlio di papà incapace d’intendere ma purtroppo non di volere.
Il sanguinoso pasticcio caucasico è l’ultimo in cui Washington ha messo la mano, e vediamo con quali risultati. Il problema del separatismo dell’Ossetia del Sud e dell’Abkhazia è sul tappeto dai primissimi anni Novanta, da quando cioè Mikhail Gorbaciov (che infatti ora appoggia in pieno Putin) inviò per primo le truppe russe a difendere gli osseti, cioè altri russi ma con passaporto georgiano. Da allora le provocazioni sono state infinite, le speculazioni politiche e militari anche ma la situazione non era ancora precipitata. Bush può complimentarsi con se stesso per quanto avviene, perché ha mostrato a Putin che cosa bisogna fare in questi casi. Vuoi cambiare un regime che non ti piace? Fai come hanno fatto gli Usa con l’Iraq di Saddam Hussein: inventi un po’ di balle, le fai spargere per il mondo da giornalisti da quattro soldi, finti esperti e politici subalterni (per esempio quel Ferdinando Casini che ora, tutto integrità e morale, ce l’ha con Putin) e poi mandi l’esercito, fregandotene altamente dell’Onu, della comunità internazionale e dei buoni consigli.
E ancora: ti serve uno Staterello satellite per controllare le vie del gas e del petrolio? Inventi il Kosovo, che come Stato indipendente non ha più ragioni di quante ne abbiano gli Osseti per voler tornare in seno alla Russia. E di nuovo, te ne freghi delle obiezioni e dei dubbi altrui. Ti serve un po’ di copertura ideale per gli ingenui? Prendi Mikhail Saakashvili, che ha anche studiato alla Columbia University, lo aiuti a prendere il potere, lo nomini guardiano dell’oleodotto Btc (Baku-Tbilisi-Ceyhan) e gli fai chiedere l’adesione alla Nato, di cui ti fai prontamente paladino, così come ti affretti a mettere lo scudo stellare in altri due Paesi satellite, Repubblica Ceca e Polonia, raccontando che lo fai per proteggere l’Europa dall’Iran, quando è chiaro anche ai ciechi che ti serve per controllare la Russia e i suoi oleodotti.
Il tutto nell’ostentata convinzione che, siccome sei grosso e potente, gli altri o ti seguiranno o si rassegneranno. Putin, che è assai più sveglio di Bush, ha imparato perfettamente la lezione. Dopo aver rimesso un po’ d’ordine in casa, spazzando le opposizioni (quelle politiche, aperte, e quelle occulte, forse ancor più insidiose) negli angoli, l’ex Presidente diventato premier ha aspettato l’occasione buona. Perché anche la Russia è grossa e potente, perché negli anni ha costruito una rete di alleanze e di sudditanze (quelle energetiche, almeno) che ora può far valere, e perché dopo aver subito per quindici anni l’espansionismo verso Est della Nato è finalmente (dal suo punto di vista) pronta a reagire.
Eccoci dunque arrivati alla guerra tra Russia e Georgia. Adesso Bush grida alla “reazione sproporzionata”. Bella faccia tosta, considerato ciò che ha combinato in Iraq, considerato che è Presidente del Paese che invase l’isola di Grenada che si era data un Governo-burla di sinistra, considerato che ha approvato senza batter ciglio la “reazione” di Israele alle sanguinose provocazioni di Hezbollah. Israele che aveva il diritto di reagire, ma che uccise oltre 1.000 civili libanesi, distrusse le infrastrutture del Libano e arrivò a colpire la capitale Beirut, senza che la Casa Bianca vedesse in ciò alcun sintomo di eccesso.
Quello che gli Usa non hanno ancora capito è che la crescita di alcuni Paesi di vecchio e consolidato orgoglio nazionale (Cina e Russia ma anche India e Brasile) ha mandato per sempre in soffitta la politica del doppio standard. Quella per cui ciò che facciamo io e i miei alleati è sempre “bene” e ciò che fanno gli altri è sempre “male”, per cui la bomba terroristica degli uiguri è meno terroristica di quelle dei talebani anche se le finanzia entrambe Al Qaeda. La politica per cui, tanto per fare un altro esempio, il regime autoritario di Lukashenko, nella Belorussia alleata di Mosca, è una dittatura, e quello degli Aliev, nell’Azerbaigian alleato di Washington, va benone così.
Teniamo presente un ultimo fatto. I russi dicono che i georgiani hanno ucciso oltre 1.500 persone in Ossetia del Sud durante l’attacco proditorio lanciato qualche giorno fa. E’ del tutto possibile che simili affermazioni siano false, frutto della propaganda del Cremlino. Possibile ma non certo. Notizie sicure ancora non ce ne sono. E se fosse tutto vero? Se davvero il bilancio fosse così crudele? Di chi sarebbe allora il vero intervento umanitario? Per chi non lo ricorda: i morti in Kosovo, durante la repressione condotta dai serbi, furono molti meno.

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "










