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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista</title>
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		<title>GHEDDAFI DILAGA, LA LEGA LA PAGA</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 22:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Impegnato in vicende più serie, mi sono perso la tournée in Italia del Circo Gheddafi. D&#8217;altra parte, cavoli, si dovevano festeggiare i due anni del Trattato di Bengasi, volevate non pazziare almeno un poco? Sto invece seguendo con un certo sgomento <strong>le convulsioni della Lega Nord, a cui Gheddafi sta mangiando nel piatto. Quel bel piattone chiamato Unicredit</strong>, la più grande banca d&#8217;Italia, che ha come primo socio italiano (al 4,9%) la Fondazione Cariverona al cui interno è rappresentata l&#8217;amministrazione leghista.</p>
<p><span id="more-6348"></span></p>
<div id="attachment_6352" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6352" title="gheddafi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/gheddafi.jpg" alt="Il colonnello Muhammar Gheddafi." width="300" height="226" /><p class="wp-caption-text">Il colonnello Muhammar Gheddafi.</p></div>
<p>Succede questo.<strong> Un mese fa, la Libia aveva il 5% di azioni Unicredit, detenute dalla Banca centrale di Libia.</strong> Ai primi di agosto, però, la <em>Libyan Investment Autorithy</em> (<strong>Lia</strong>), il fondo sovrano della Repubblica islamica, acquista un altro 2%. Ma non basta: con la venuta di Gheddafi in Italia si intensificano le voci secondo cui il Lia vorrebbe portare la propria quota al 5%. Il bello di tutto questo è che, mentre cambiano i nomi e le cariche sociali, <strong>il proprietario di tutto quel ben di Dio azionario sarebbe uno solo: il colonnello Muhammar Gheddafi</strong>, padrone allo stesso modo della Libia, dei libici, della Banca centrale di Libia e del Lia. E se l&#8217;operazione andasse in porto il buon Gheddafi, col suo 10%, sarebbe in grado di mettere il veto a qualunque operazione non gli fosse gradita.</p>
<p>Quando finalmente i leghisti se ne sono accorti, hanno cercato di correre goffamente ai ripari. Troppo tardi. Ora possono solo sperare nell&#8217;intervento della Banca d&#8217;Italia e nei poteri di controllo esercitati dal <strong>governatore Mario Draghi</strong>, fino a ieri considerato un avversario da Tremonti e quindi un &#8220;nemico&#8221; dai leghisti. Gli uomini di Bossi sono stati così ingenui da credere che quella vecchia volpe di Gheddafi, sopravvissuto a una vita intera di porcherie, si sarebbe accontentato dei 5 miliardi di euro di indennizzo post-coloniale e di un po&#8217; di armi per consentire a Maroni di inscenare la strategia dei respingimenti, che non ha risolto il problema dell&#8217;immigrazione clandestina (126 mila irregolari in più nell&#8217;ultimo anno), ha condannato migliaia di disgraziati a marcire (avessero o no diritto d&#8217;asilo in Italia) nelle carceri del dittatore libico ma fa una gran figura al telegiornale.</p>
<p>Ora Gheddafi passa alla cassa e vuole soldi veri, mica noccioline. E i leghisti non sanno che fare. Il meglio è arrivato da <strong>Flavio Tosi</strong>, sindaco di Verona e quindi interessato alle sorti di Unicredit-Cariverona. Dice che se non facciamo affari con Gheddafi mica possiamo farli con la Cina. Peccato che <strong>qualche anno fa, mica preistoria, fossero proprio i leghisti e Tremonti a insistere perché fossero messi dazi sulle merci cinesi</strong>, colpevoli di indebolire l&#8217;economia della Bergamasca. Pensate che ideona, se fosse stata messa in pratica: dichiarare una guerra commerciale alla seconda economia del mondo, al Paese che da solo, oggi, tiene a livelli di decenza la crescita economica mondiale.</p>
<p>Quindi la domanda giusta da fare è esattamente quella opposta al ragionamento di Tosi: <strong>perché, se ieri non volevate la Cina, oggi ingoiate tutti i desideri di Gheddafi? </strong>Tenendo presente anche un altro fatto:<strong> </strong>a parte la caccia all&#8217;immigrato, ciò che abbiamo avuto da Gheddafi è il diritto, <strong>per l&#8217;Eni</strong>, di estrarre petrolio in Libia fino al 2014. Una buona cosa, indubbiamente. Ma il resto, se date un&#8217;occhiata ai giornali, è tutto così: <strong>Finmeccanica </strong>&#8220;punta a&#8221;, <strong>Enel</strong> &#8220;è interessata a&#8221;, <strong>Sai</strong> &#8220;è interessata a&#8221;, <strong>Confindustria</strong> spera nella realizzazione di zone franche, <strong>Impregilo</strong> si candida alla costruzione dell&#8217;autostrada costiera. Per ora speranze, insomma. Di concreto poco.</p>
<p>Per cui la conclusione è questa: in Lombardia dilaga la &#8216;ndrangheta e gli amministratori leghisti cascano dal pero. Nella finanza veneta dilaga Gheddafi, idem come sopra. In Piemonte la Lega non riesce a farci capire se la Tav ci vuole o no. Scusate, ma per diventare classe dirigente di un Paese moderno ci vuol altro.</p>
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		<title>FABIOLA GIANOTTI E LA PARTICELLA DI DIO</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 21:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>

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		<description><![CDATA[Per  il settimanale d’informazione scientifica New Scientist,  Fabiola Gianotti è «la donna che dirige il più grande esperimento del  mondo». Definizione che muove un giustificato orgoglio nazionale, dato  che questa fisica subnucleare è italianissima, per la precisione milanese.Oltre  a laurea e master nel suo settore, possiede un diploma di pianoforte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="FamigliaCristiana_FrontEnd_102438_ctl00_paragraphsReader_repParagraphs_ctl00_pParagrafo">Per  il settimanale d’informazione scientifica <em>New Scientist</em>,  <strong>Fabiola Gianotti è «la donna che dirige il più grande esperimento del  mondo»</strong>. Definizione che muove un giustificato orgoglio nazionale, dato  che questa fisica subnucleare è italianissima, per la precisione milanese.Oltre  a laurea e master nel suo settore, possiede un diploma di pianoforte, strumento  che suona il più possibile dopo le circa 12 ore di lavoro  giornaliere.</p>
<p><span id="more-6272"></span></p>
<div id="attachment_6338" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6338" title="Fabiola Gianotti" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/Fabiola-Gianotti.jpg" alt="Fabiola Gianotti al Cern di Ginevra." width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Fabiola Gianotti al Cern di Ginevra.</p></div>
<p><strong>Dal 1995 lavora al Cern di Ginevra</strong>, il più  importante laboratorio di fisica del pianeta. Fino a tutto  febbraio 2011, questa donna sottile e attivissima <strong>dirigerà Atlas, uno dei  quattro grandi esperimenti legati al superacceleratore di particelle Lhc, e  coordina circa tremila scienziati di tutto il mondo</strong>.</p>
<p><strong>–  Perché sono così importanti gli esperimenti con il  superacceleratore?<br />
</strong>«Perché ci permetteranno di affrontare domande di  fondamentale importanza che ci accompagnano ormai da decenni. Per esempio, di  cosa è fatta la materia oscura dell’universo.Oggi sappiamo che il 20%  dell’universo è costituito da una forma di materia che non conosciamo: non di  atomi (idrogeno,azoto&#8230;) e non di particelle note. Lhc dovrebbe permetterci di  capire cos’è. Inoltre, ci spiegherà l’origine delle masse delle particelle  elementari. Qui entra in gioco appunto il “bosone di Higgs” (da alcuni chiamato  anche “particella di Dio”, <em>ndr</em>), che il fisico Peter Higgs ipotizzò per  spiegare il meccanismo per il quale le particelle elementari hanno masse, e  masse diverse. Poi indagheremo che cos’è successo nell’universo primordiale  pochi istanti dopo il Big Bang, l’esplosione iniziale. Sono molte le  domande fondamentali e affascinanti alle quali Lhc potrà  rispondere».</p>
<p><strong>- &#8220;Materia oscura&#8221;, &#8220;energia oscura&#8221;: termini  affascinanti e un po&#8217; inquietanti&#8230;<br />
</strong>&#8220;Sono termini che da un  lato riflettono la nostra ignoranza, perché non conosciamo l&#8217;origine di questi  componenti dell&#8217;universo, e dall&#8217;altro il fatto che le particelle che  costituiscono la materia oscura non interagiscono con i nostri strumenti. Questo  perchè la materia oscura è molto probabilmente fatta di particelle a  &#8220;interazione debole&#8221;. Tali particelle, similmente ai neutrini, possono  attraversare l&#8217;intero globo terrestre senza interagire&#8221;.</p>
<p><strong>- Non  avete il timore che, forzando l&#8217;ignoto, qualcosa possa sfuggire di  mano?</strong><br />
&#8220;Assolutamente no. I nostri esperimenti, a differenza dei  fenomeni che si verificano</p>
<div id="attachment_6340" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-6340" title="gianotti2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/gianotti2-150x150.jpg" alt="Un'altra immagine di Fabiola gianotti." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;altra immagine di Fabiola gianotti.</p></div>
<p>nell&#8217;universo che ci circonda, avvengono in  condizioni controllate: conosciamo l&#8217;energia dei fasci, sappiamo come  manipolarli, possiamo &#8220;spegnerli&#8221;. E le collisioni che produciamo nei nostri  acceleratori avvengono a intensità molto più basse di quelle cui danno luogo i  raggi cosmici nello spazio. Un acceleratore terrestre non  riuscirà mai a raggiungere energie e intensità delle collisioni fra raggi  cosmici. Quindi non c&#8217;è nessun pericolo, perché ciò che facciamo è già accaduto  nella natura attorno a noi miliardi e miliardi di volte a energie molto più  elevate (e in maniera incontrollata e incontrollabile). E siamo ancora  qui&#8221;.<br />
<strong><br />
– Considera compatibili scienza e  fede?</strong><br />
«Non vedo  contraddizioni: appartengono a due sfere diverse. Saremmo troppo ambiziosi e arroganti se potessimo pensare di spiegare l’origine del mondo. Quello  che possiamo fare noi scienziati è andare avanti passettino dopo passettino, e  accumulare conoscenza. Ma, come diceva Newton, quello che conosciamo è una  goccia, quello che non conosciamo un oceano, quindi siamo ben lontani dal  rispondere a domande di quel tipo».</p>
<p><strong>– Che vantaggi pratici trae  il mondo dalle attività del Cern?<br />
</strong>«Molti. Intanto ne ha vantaggi di  tipo tecnologico: il Cern è un laboratorio che da sempre spinge la tecnologia al  di là dei limiti conosciuti. Con Lhc abbiamo dovuto sviluppare concetti nuovi e  tecnologia nuova in molti campi, dai semiconduttori alle tecniche di vuoto,  all’elettronica, al trasferimento e al trattamento dei dati. Faccio un esempio  celeberrimo: il Web (il “www”), che era nato vent’anni fa per facilitare gli scambi tra noi fisici, ha di fatto cambiato il modo in cui la  società oggi accede alle informazioni. Già questo dà un’idea  dell’impatto che il Cern ha avuto sulla società. Un altro elemento importante è  che si tratta di un’organizzazione internazionale, nata allo scopo di ridare  prestigio alla ricerca e alla scienza dopo la Seconda guerra mondiale e di  riavvicinare i popoli. Quindi, ha anche questa funzione umana e sociale. La  missione principale del Cern rimane comunque la ricerca fondamentale e quindi  far avanzare la conoscenza. E la conoscenza  porta progresso, sempre».</p>
<p><strong>- Per il  progetto Lhc si parla già di possibili candidature al  Nobel.<br />
</strong>&#8220;Dovrebbe essere attribuito al Cern come riconoscimento degli  sforzi e delle conquiste della comunità scientifica internazionale. Non potrà  essere attribuito a un individuo, perché questi esperimenti sono il risultato  del lavoro di migliaia di scienziati. L&#8217;Lhc è un progetto globale, uno sforzo  collettivo. Il problema è che attualmente il Nobel per la Fisica, a differenza  di quello per la Pace, non può essere attribuito a un&#8217;istituzione. Ma le regole  potrebbero cambiare&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>– In Italia si discute ancora molto di  “fuga dei cervelli”&#8230;<br />
</strong>«Io non sono un cervello che ha voluto  fuggire; sono venuta a Ginevra perché mi hanno offerto la possibilità di  lavorare nel laboratorio più avanzato al mondo nel mio campo. Penso che per  tutti gli scienziati il sogno sia quello di contribuire alla ricerca nel proprio  Paese, però devono sussistere le condizioni. Cioè, un sistema meritocratico,  posti permanenti, stipendi adatti e dignitosi e condizioni strutturali adeguate.  Solo a certe condizioni si riescono a tenere i giovani migliori e non li si  forza ad andare all’estero. È un problema molto serio che l’Italia sta  attraversando in questo momento, con i tagli alla ricerca. È un peccato, perché  almeno nel mio campo l’Italia è un Paese che eccelle, grazie in particolare  all’Istituto nazionale di fisica nucleare (un fiore all’occhiello della ricerca  italiana), alla pari dei migliori al mondo. Però, se noi esportiamo i nostri  giovani e questi giovani contribuiscono alla ricerca in altri Paesi, alla fine  l’Italia rimarrà indietro. Una nazione che non ha un programma di ricerca forte  in casa dovrà alla fine comprare conoscenza e tecnologia dagli altri&#8221;.</p>
<p><strong>– Perché un giovane dovrebbe  studiare al massimo se ha un futuro incerto?<br />
</strong>«Io penso che non ci  si debba mai lasciare intimidire dalle condizioni. Da giovani si ha una certa  dose d’ingenuità e d’incoscienza, che sono assolutamente necessarie per andare  avanti. Io almeno ero così. Quando mi sono buttata a studiare la fisica sono  partita dietro le mie idee e i miei sogni, senza pormi troppe domande. È vero  che all’epoca forse la situazione era migliore, però anche allora il campo della  ricerca era difficile. Penso che se un giovane è motivato dall’entusiasmo e  dalla voglia di fare, prima o poi ce la fa. La conoscenza è un bene fondamentale  dell’uomo, è qualcosa che vale la pena di perseguire sempre, anche quando costa  grossi sacrifici».</p>
<p><strong>- Lei è diplomata in pianoforte e lo suona  spesso.<br />
</strong>&#8220;Sì, cerco di farlo il più possibile, anche se non riesco  tutti i giorni. La musica è senz&#8217;altro una parte importantissima della mia vita,  e per me è un grande sfogo e un rifugio. Non potrei concepire la mia vita senza  musica, è costantemente presente in me, a volte solo nella testa quando non  posso ascoltarla direttamente. Ritengo anche che sia molto importante che uno  scienziato non sia focalizzato solo sul suo lavoro di ricercatore. Lo scienziato  deve avere una mente aperta, deve produrre idee: perciò possedere altri  interessi, di ampio respiro, è direi una necessità&#8221;.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>- Che cosa l&#8217;appassiona tanto  nella fisica?<br />
</strong>&#8220;Il fatto che studi i costituenti e le leggi  fondamentali della natura. La fisica delle particelle, in particolare, è la più  fondamentale di tutte le scienze, perché si occupa dei costituenti elementari  della materia, i mattoncini da cui tutto ha origine: nuclei, atomi, molecole,  strutture macroscopiche. Questi studi ci permettono anche di capire la struttura  e l&#8217;evoluzione dell&#8217;universo, che in particolare al momento della sua origine  era governato dalle leggi della fisica delle particelle. Un altro aspetto  affascinante del mio campo è che per affrontare queste domande basilari dobbiamo  costruire apparati e strumenti di altissima tecnologia, contribuendo quindi allo  sviluppo tecnologico della società e dell&#8217;industria&#8221;.</p>
<p><strong>- La fisica  sub-nucleare le sta dando ciò che si aspettava?<br />
</strong>&#8220;Mi ha dato e mi dà  molto di più: non solo la possibilità di esplorare questioni fondamentali che mi  hanno sempre affascinata, ma anche l&#8217;opportunità di farlo in un ambiente molto  stimolante e arricchente dal punto di vista scientifico, tecnologico, umano.  Quello che ho ricevuto dalla fisica va ben al di là di ciò che mi aspettavo  quando ho intrapreso questa strada&#8221;.</p>
<div><em><strong><span>di Rosanna Biffi</span></strong></em></div>
<div><span>Pubblicato su <a href="http://www.famigliacristiana.it" target="_blank">Famiglia Cristiana</a><br />
</span></div>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 17:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<title>155.000.000.000:METRI CUBI D&#8217;ACQUA disponibili in Italia per usi civili e produttivi. Tasso di dispersione: 30/40%.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 20:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 19:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<title>SE ISRAELE STUDIA L&#8217;ARABO</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 19:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Tante parole nuove dovranno essere inventate, e quando l’ebraico non basterà, la lingua araba, sorella della nostra, ci fornirà i suoi suggerimenti”. L’auspicio di Eliezer Ben-Yehuda, l’ebreo russo che, arrivato in Palestina nel 1881, si dedicò a far rinascere l’ebraico come lingua moderna, non si è realizzato. O, per meglio dire, si è realizzato come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Tante parole nuove dovranno essere inventate, e quando l’ebraico non basterà, la lingua araba, sorella della nostra, ci fornirà i suoi suggerimenti”. L’auspicio di Eliezer Ben-Yehuda, l’ebreo russo che, arrivato in Palestina nel 1881, si dedicò a far rinascere l’ebraico come lingua moderna, non si è realizzato. O, per meglio dire, si è realizzato come molte cose da quelle parti: <strong>l’ebraico, come lo Stato di Israele, è rinato per conto suo, a dispetto e spesso anche “contro” l’arabo.</strong></p>
<p><strong><span id="more-6273"></span></strong></p>
<div id="attachment_6325" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><strong><strong><img class="size-full wp-image-6325" title="ben yehudaOK" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/ben-yehudaOK.jpg" alt="Una via in Israele intitolata a Eliezer Ben-Yehuda, l'uomo che riscoprì l'ebraico come lingua moderna." width="300" height="225" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">Una via in Israele intitolata a Eliezer Ben-Yehuda, l&#39;uomo che riscoprì l&#39;ebraico come lingua moderna.</p></div>
<p><strong></strong>Con il passare dei decenni, inoltre, il rafforzamento dello Stato ha potenziato la penetrazione della lingua: gli studenti israeliani di lingua araba (già impegnati con una lingua madre che tra scritto e orale presenta notevoli differenze) devono raggiungere un’alta padronanza dell’ebraico per aspirare alla migliore educazione scolastica e professionale.</p>
<p>L’arabo, poi, ha subito in Palestina una sorte unica al mondo. <strong>Lingua dominante in tutta la regione, è diventata lingua secondaria in quella sottile striscia di terra, pur essendo patrimonio della corposa minoranza palestinese (20% della popolazione totale di Israele) come di una parte significativa (almeno il 40%) della stessa popolazione ebraica, originaria di Paesi arabi.</strong> Non è notizia da poco, dunque, quella che arriva da Israele dove la lingua araba diventerà materia di studio obbligatorio già in quinta elementare. Il provvedimento è stato illustrato dal ministro per le Minoranze, il laburista <strong>Avishay Braverman</strong>, che alle precisazioni tecniche (il nuovo corso partirà dalle scuole delle zone centrali e settentrionali di Israele, quelle meridionali arriveranno in un secondo tempo), ha aggiunto l’auspicio di un “rafforzamento dei legami tra arabi ed ebrei in Israele”.</p>
<p><strong>L’auspicio è molto meno peregrino di quanto una lettura superficiale potrebbe far credere</strong>. Per capirsi, va da sé, bisogna riuscire a parlarsi: insegnare l’arabo solo a partire dall’inizio del liceo e con la possibile alternativa di lingue più “simpatiche” (russo o francese), come avveniva prima, equivaleva a emarginarlo dall’orizzonte culturale dei giovani israeliani. Anticiparne lo studio di quattro o cinque anni vuol dire cambiare radicalmente prospettiva.</p>
<p>E poi <strong>da tempo le autorità dello Stato ebraico si preoccupano della capacità di Israele di “raccontarsi” agli arabi</strong>. Un anno cardine è stato il 2006, quando il ministero degli Esteri varò una sezione in arabo (la prima dei grandi siti ufficiali) che ebbe un immediato successo. Da allora le iniziative si sono moltiplicate (nel 2009 Israele ha scelto un film in lingua araba, <em>Ajami</em>, come proprio candidato agli Oscar), per intensificarsi nel 2010: entro l’anno dovrebbe partire un canale televisivo satellitare israeliano in lingua araba e lo stesso premier Netanyahu ha deciso di dotarsi di un portavoce, <strong>Ofir Gendelman</strong>, specializzato nei contatti con i media arabi.</p>
<p>Propaganda? <em>Hasbara</em>, come si dice laggiù per indicare una via di mezzo tra pubbliche relazioni e diplomazia? Il tentativo di mettere a frutto la lezione del <strong>capitano Avichai Edri</strong>, la cui intervista in arabo ad <em>Al Jazeera</em>, durante la guerra di Gaza, ha raccolto più di un milione di visioni su YouTube? Può darsi. Ma anche una propensione a parlare di sé, e a spiegarsi ai “vicini”, che rende Israele più aperto al Medio Oriente a cui pure appartiene e che per molto tempo ha visto come un’entità solo ostile. A proposito: sempre quest’anno, il Governo israeliano ha deciso che il 7 gennaio, data di nascita di Eliezer Ben-Yehuda, diventi il <strong>Giorno della lingua ebraica</strong>. Perché per parlare agli altri, come Ben-Yehuda sapeva e ripeteva, è bene prima capire se stessi.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> del 25 agosto 2010</p>
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		<title>13.360: DETENUTI che usufruiscono di MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 18:46:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<title>134.000.000: ETTARI COLTIVATI A OGM nel mondo. Soia: 51% del totale. Mais: 31%. Cotone: 13%.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 18:42:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(fonte: ISAAA &#8211; international Service for the Acquisition of  Agri-biotech Applications)
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		<title>40.000: CIVILI AFGHANI ARMATI che lavorano per agenzie di sicurezza private. Il presidente Karzaj ha dato tempo fino a fine anno perché tali società vengano sciolte.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 20:47:39 +0000</pubDate>
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		<title>LONDRA METTE AL BANDO I 500 EURO</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 20:42:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Le banconote da 500 euro sono state messe al bando in Gran Bretagna. La decisione è stata presa su pressione della Soca (Serious and Organized Crime Agency), l&#8217;agenzia governativa per la lotta contro il crimine organizzato. E&#8217; risultato, infatti, che il 90% delle banconote di quel taglio in circolazione in Gran Bretagna venivano usate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6312" title="images" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/images1-150x150.jpg" alt="images" width="150" height="150" /> Le banconote da 500 euro sono state messe al bando in Gran Bretagna. La decisione è stata presa su pressione della <a href="http://www.soca.gov.uk" target="_blank">Soca (Serious and Organized Crime Agency)</a>, l&#8217;agenzia governativa per la lotta contro il crimine organizzato. E&#8217; risultato, infatti, che il 90% delle banconote di quel taglio in circolazione in Gran Bretagna venivano usate dalla malavita. E&#8217; tutta una questione di peso e dimensioni: <strong>un milione di sterline in biglietti da 20 sterline pesa 50 chili; la stessa somma in banconote da 500 euro solo 2 chili</strong>, con un volume 20 volte inferiore. Una pacchia per il riciclaggio.</p>
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