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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 21:33:08 +0000</pubDate>
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		<title>SPORT E POLITICA: DA MANDELA A PANATTA</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 21:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una delle scene più intense di &#8220;Invictus&#8221;, il film in cui l’ottantenne Clinton “Clint” Eastwood offre un altro saggio della sua irresistibile giovinezza artistica, Morgan Freeman-Mandela dice a Matt Damon-Pinaar: “Qualche volta bisogna andare oltre le proprie aspettative”. E’ l’uomo che ha resistito 27 anni in una cella di Ellis Island a parlare, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una delle scene più intense di &#8220;Invictus&#8221;, il film in cui l’ottantenne Clinton “Clint” Eastwood offre un altro saggio della sua irresistibile giovinezza artistica, Morgan Freeman-Mandela dice a Matt Damon-Pinaar: “Qualche volta bisogna andare oltre le proprie aspettative”. E’ l’uomo che ha resistito 27 anni in una cella di Ellis Island a parlare, e in qualche modo a confessarsi <strong>al ragazzone bianco che guida la nazionale sudafricana di rugby</strong>. Ma è anche il fine politico, il Presidente che poche sequenze prima (nella realtà, il 12 giugno 1994) aveva convocato lo stesso Pinaar e, non per passione sportiva ma <strong>per intuito politico e addirittura per calcolo</strong>, gli aveva chiesto di aiutarlo a piantare proprio negli stadi il seme della convivenza tra i bianchi che avevano gestito l’apartheid e i neri che l’avevano brutalmente subita.</p>
<p><span id="more-3877"></span><strong> </strong></p>
<div id="attachment_3878" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3878" title="invictus1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/invictus1.jpg" alt="Morgan Freeman-Mandela con Matt Damon-Pinaar in una scena di &quot;Invictus&quot;." width="300" height="218" /><p class="wp-caption-text">Morgan Freeman-Mandela con Matt Damon-Pinaar in una scena di &quot;Invictus&quot;.</p></div>
<p><strong>E’ un passaggio molto fine del film</strong>, e prima ancora di <em>Ama il tuo nemico</em>, il libro di John Carlin da cui il film è tratto, perché in moltissimi altri casi sport e politica si sono mescolati a tal modo. Nel modo, cioè, in cui l’amore si mescola alla speculazione, il sentimento al ragionamento, il bene al male, e pure il caso alla volontà. La stessa intesa tra <strong>Nelson Mandela</strong> e <strong>Francois Pinaar</strong>, diventata poi rapporto di reale affetto personale (Mandela è anche padrino di Jean, figlio primogenito del rugbysta), aveva le radici in una serie di eventi cominciata in Sudafrica più di trent’anni prima, nel 1960: il 21 di marzo i poliziotti bianchi avevano ucciso 69 dimostranti neri durante un corteo pacifico di protesta (il “massacro di Sharpeville”) e poco dopo gli <strong>All Blacks</strong>, la mitica squadra di rugby della Nuova Zelanda, erano andati a giocare nel Paese dell’<em>apartheid</em> escludendo tutti i propri giocatori di origine maori (quindi non bianchi), chinando così il capo alle teorie segregazioniste del Paese ospitante.</p>
<p><strong>Le cose sarebbero però cambiate nel giro di qualche anno</strong>. Nel 1967 gli All Blacks rifiutarono di umiliare ancora i giocatori maori e non giocarono col Sudafrica. <strong>La squadra di cricket dell’Inghilterra</strong>, a sua volta, respinse un altro ricatto delle autorità sudafricane: chiedevano che gli inglesi togliessero il posto in squadra al battitore Basil D’Oliveira, inglese nato in Sudafrica e non bianco. Un altro passo e siamo alle <strong>Olimpiadi di Montreal</strong> del 1976: le nazioni africane chiedono l’esclusione della Nuova Zelanda, proprio a causa dei rapporti con il Sudafrica, a sua volta già fuori dai Giochi. Il Comitato olimpico si oppone e come conseguenza solo Senegal e Costa d’Avorio si presentano alle gare. Ai cinque cerchi olimpici ne manca uno intero, l’Africa.</p>
<div id="attachment_3884" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3884" title="Mosca1980A" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/Mosca1980A.jpg" alt="La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Mosca (1980), boicottate dai Paesi dell'Occidente." width="300" height="188" /><p class="wp-caption-text">La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Mosca (1980), boicottate dai Paesi dell&#39;Occidente.</p></div>
<p><strong>A proposito di sport e politica: Montreal 1976</strong>, dove peraltro non c’è la squadra di Taiwan a causa della dura opposizione della Cina, inaugura un trittico di clamorosi boicottaggi a sfondo politico. A <strong>Mosca 1980</strong> manca l’Occidente perché l’Urss, nel dicembre del 1979, ha invaso l’Afghanistan; a <strong>Los Angeles 1984</strong>, per ritorsione, mancano i Paesi socialisti. C’è però la Cina, che per la prima volta partecipa a Giochi a cui è iscritta anche Taiwan. E c’è pure, caso isolatissimo, la Romania, il cui portabandiera entra nello stadio accolto dal boato festoso e vendicativo del pubblico americano.</p>
<p><strong>E’ chiaro che fin troppo spesso gli Stati hanno cercato di mettere le mani </strong>sullo sport, e i politici di sfruttare gli sportivi e i loro record. <strong>Nell’Iraq </strong>di Saddam Hussein era uno dei ferocissimi figli del dittatore, <strong>Uday</strong> (l’altro era Qusay), a dirigere la federazione del calcio, facendo torturare gli atleti che secondo lui non s’impegnavano in campo. E anche senza</p>
<div id="attachment_3886" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3886" title="indiapakistanflags" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/indiapakistanflags-150x150.jpg" alt="Le bandiere di Pakistan e India prima di un incontro di cricket." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Le bandiere di Pakistan e India prima di un incontro di cricket.</p></div>
<p>raggiungere certi estremi, ci sono questioni enormi e complicate che non si vergognano di cercare una via d’uscita tra campi in erba, righe in gesso e spogliatoi. Il cricket è uno sport di cui a noi latini sfuggono persino le regole. Ma è lo sport principe <strong>per India e Pakistan </strong>e quando s’incontrano le due nazionali l’<em>audience </em>televisiva supera regolarmente il miliardo di spettatori. Divisi da una traumatica indipendenza nel 1948, da un confine turbolento, da <strong>due guerre (1956 e 1971)</strong>, dalla ricorrente minaccia del ricorso all’arma atomica, da due fedi (islam e induismo) spesso in conflitto, questi Paesi hanno spesso affidato al cricket il compito di sopire, o magari accentuare, le reciproche diffidenze.</p>
<p><strong>Nel 2003-2004 e nel 2006 le partite giocate </strong>prima dall’India in Pakistan e poi dal Pakistan in India si guadagnarono il nome di <em>Friendship Series</em> (Serie dell’Amicizia) e il fair play mostrato dalle due squadre nell’incontro del 2007 in Sudafrica durante la Coppa del Mondo fece parlare di <em>cricket diplomacy</em> (diplomazia del cricket). Il problema è che in politica non c’è moviola: all’inizio del 2009 la tournée della nazionale dell’India in Pakistan fu invece cancellata perché ancora non si erano placate le tensioni seguite agli attentati di Mumbai (novembre 2008).</p>
<p><strong>Va detto anche, per onestà, che non mancano i casi in cui è stato lo sport</strong> a prender la mano alla politica e a stravolgere le sue pretese. Nel 1968 i carri armati sovietici invasero <strong>la Cecoslovacchia</strong> e stroncarono la</p>
<div id="attachment_3888" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3888" title="CecoUrss1969" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/CecoUrss1969-150x150.jpg" alt="La Nazionale di hockey della Cecoslovacchia festeggia la storica vittoria contro quella dell'Urss." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">La Nazionale di hockey della Cecoslovacchia festeggia la storica vittoria contro quella dell&#39;Urss.</p></div>
<p>Primavera di Praga. Seguì la cosiddetta “normalizzazione” nel segno della fedeltà all’Urss: in agosto Gustav Husak divenne primo ministro, in ottobre fu firmato l’accordo che sanciva il diritto delle truppe sovietiche a stazionare in territorio cecoslovacco, in gennaio fu istituita la Repubblica socialista. Ma il 28 di marzo, <strong>durante i campionati mondiali di hockey su ghiaccio in corso a Stoccolma, la nazionale della Cecoslovacchia incontrò quella dell’Urss</strong>. Non fu una partita ma una battaglia senza esclusione di colpi in cui i cecoslovacchi fecero intendere che cosa pensavano dei russi (nell’hoceky, campioni del mondo in carica) e dell’invasione. Vinsero 4 a 3 e decine di migliaia di persone scesero in piazza a Praga per celebrare il trionfo.</p>
<div id="attachment_3889" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3889" title="Panatta" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/Panatta.jpg" alt="Adriano Panatta ai tempi della vittoria in Coppa Davis." width="300" height="188" /><p class="wp-caption-text">Adriano Panatta ai tempi della vittoria in Coppa Davis.</p></div>
<p><strong>Qualcosa di analogo si è avuto anche nella storia dello sport italiano</strong>, tra l’altro in uno dei suoi momenti più belli. Nel 1976 la squadra di Coppa Davis si qualificò per la finale battendo l’Australia. L’ultimo avversario era <strong>il Cile</strong>, da affrontare in casa sua dopo che l’Urss gli aveva spianato la strada ritirandosi dalla competizione. La squadra sovietica voleva così protestare contro il regime del dittatore Pinochet, salito al potere nel 1973 con il golpe contro il presidente Allende. Anche in Italia si discusse molto: andare o non andare? Una volta partiti, al momento di giocare, il campione più prestigioso, <strong>Adriano Panatta</strong>, ebbe un italico colpetto di genio: i nostri sarebbero scesi in campo indossando una maglietta rossa, una piccola ma evidente provocazione per il regime militare. Portò fortuna: vincemmo la Davis, l’unica della nostra storia.</p>
<p>Pubblicato sull&#8217;<a href="http://www.eco.bg.it" target="_blank">Eco di Bergamo</a></p>
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		<title>NIGERIA E OLTRE: SE VOGLIAMO AIUTARE I CRISTIANI, PARLIAMO DI PIU&#8217; DI POLITICA</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 18:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vogliamo davvero aiutare i cristiani perseguitati nel mondo? Parliamo un po’ meno di religione e molto più di politica. Sembra un crudele paradosso e non lo è. Crudele è, al contrario, tenere 200 milioni di cristiani, che nei più diversi Paesi sono fragile e tormentata minoranza, inchiodati allo schema rigido e inutile dello “scontro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vogliamo davvero aiutare i cristiani perseguitati nel mondo? Parliamo un po’ meno di religione e molto più di politica. Sembra un crudele paradosso e non lo è. Crudele è, al contrario, tenere 200 milioni di cristiani, che nei più diversi Paesi sono fragile e tormentata minoranza, inchiodati allo schema rigido e inutile dello “scontro di civiltà”. <strong>Se il problema sta in questa o quella “civiltà”, o peggio ancora in questa o quella fede,</strong> allora c’è poco da fare. Pensiamo forse di poter convertire o sconfiggere sul campo un miliardo di indù o un miliardo e 200 milioni di musulmani? O crediamo che la guarigione delle loro corpose frange intolleranti, formatesi in secoli di esclusivismo etnico e religioso, possa avvenire dall’oggi al domani?</p>
<p><span id="more-3859"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_3868" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3868" title="nigeria1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/nigeria1.jpg" alt="Le case dei cristiani dei villaggi intorno a Jos (Nigeria) dopo il massacro che ha fatto 500 morti." width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Le case dei cristiani dei villaggi intorno a Jos (Nigeria) dopo il massacro che ha fatto 500 morti.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensarlo è ridicolo e ha l’unico effetto di spingerci nel vicolo</strong> del vituperio sterile, della condanna senza effetti, del senso di superiorità magari legittimo ma in nulla utile alla causa dei cristiani che soffrono, in Africa e in Asia soprattutto. Sarebbe invece il caso di dare ascolto ai fatti e ricordare che da sempre i biechi interessi materiali amano avvolgersi nelle nobili bandiere del popolo, della patria e, appunto, della religione. <strong>Monsignor John Olorunfemi Onaiyekan</strong>, arcivescovo di Abuja (Nigeria), subito dopo la strage di cristiani nella zona di Jos ha detto: “Non si uccide a causa della religione ma per rivendicazioni sociali, economiche, tribali”. Le modalità dell’attacco, inoltre, di precisione quasi militare, a tutto fanno pensare tranne che a un <em>pogrom</em> di fanatici religiosi. Al contrario, la Nigeria vive una forte crisi del potere centrale e rivalità regionali che la scuotono da Nord a Sud. Nello Stato del Plateau, quello dell’ultima strage, tutto si gioca sulla certificazione di <strong>“popolazione autoctona”</strong>: da essa dipendono i diritti di residenza, lavoro e proprietà, cioè la possibilità di campare. E stiamo parlando di un Paese dove i cristiani sono il 35% della popolazione.</p>
<div id="attachment_3870" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3870" title="nigeria2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/nigeria2-150x150.jpg" alt="La zona della Nigeria in cui è avvenuta l'ultima strage di cristiani." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">La zona della Nigeria in cui è avvenuta l&#39;ultima strage di cristiani.</p></div>
<div id="attachment_3871" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3871" title="Nigeria3" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/Nigeria3-150x150.gif" alt="Gli Stati della Nigeria che applicano la shari'a (legge islamica)." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Gli Stati della Nigeria che applicano la shari&#39;a (legge islamica).</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se facciamo lo spoglio delle crisi</strong>, troviamo situazioni simili. <strong>In Iraq</strong>, dopo il 2003 e la fine del regime crudele di Saddam Hussein, i cristiani iracheni fuggirono da Baghdad perché schiacciati nello scontro tra i sunniti che perdevano il potere e gli sciiti che lo riconquistavano. Ora succede la stessa cosa al Nord, nella regione di Mosul che, insieme con Kirkuk, è oggetto di contesa tra  curdi autonomisti e arabi fedeli al Governo centrale. <strong>In Sudan</strong> c’è la ribellione del Sud cristiano alla <em>shari’a</em> imposta dal Nord islamico ma anche la lotta per risorse decisive come terra, acqua e petrolio. <strong>Nello Stato indiano dell’Orissa</strong> colpisce il fondamentalismo indù, spinto però anche dal timore che l’egualitarismo cristiano scardini il sistema delle caste e modifichi un preciso  e perverso assetto economico.</p>
<div id="attachment_3872" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3872" title="Nigeria4" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/Nigeria4.jpg" alt="Una fossa con i corpi di alcuni dei cristiani uccisi nella zona di Jos." width="300" height="176" /><p class="wp-caption-text">Una fossa con i corpi di alcuni dei cristiani uccisi nella zona di Jos.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto questo non vuol dire che non vi sono ferite</strong> inferte dalla pura intolleranza, in primo luogo in Asia. Vuol però dire che, comprendendo la natura sociale e politica di certi fenomeni, si può anche agire socialmente e politicamente per contenerli e forse eliminarli. E’ difficile cambiare l’islam. Un po’ meno difficile far ragionare<strong> i curdi dell’Iraq</strong>, che con gli Usa e l’Occidente in genere hanno da tempo un’ottima intesa. Idem per <strong>l’Arabia Saudita</strong> (i cristiani sono il 2,9%, l’islam è l’unico culto ammesso), che incassa i nostri euro per il suo petrolio, o per <strong>il Pakistan</strong> (cristiani al 2%) che l’America addirittura protegge con forze armate. Una cosa è certa. I cristiani, che nel complesso raggiungono i 2 miliardi, sono oggi il culto più perseguitato al mondo. Non è più tollerabile. E se al posto di continuare a strillare cominciassimo a fare qualcosa?</p>
<p>Pubblicato sull&#8217;<a href="http://www.eco.bg.it" target="_blank">Eco di Bergamo</a> del 10 marzo 2010</p>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 18:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 22:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<title>TERRA SANTA, CRISTIANI AI MINIMI TERMINI</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 22:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti gli anni, a Pasqua, la Chiesa cattolica propone la Colletta per la Terra Santa. Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha invitato i fedeli a offrire &#8220;la preghiera, la partecipazione vigilante e la concretezza della generosità&#8221;.  Sembra, la colletta, un vecchio arnese caritativo ma è invece, soprattutto se applicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutti gli anni, a Pasqua, la Chiesa cattolica propone la Colletta per la Terra Santa. Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha invitato i fedeli a offrire &#8220;la preghiera, la partecipazione vigilante e la concretezza della generosità&#8221;.  Sembra, la colletta, un vecchio arnese caritativo ma è invece, soprattutto <strong>se applicato alla Terra Santa</strong>, di uno strumento rivoluzionario. E non a caso, secondo me, il cardinale ha fatto nel documento un così esplicito richiamo alla &#8220;concretezza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3842"></span><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3847" title="MessaTerraSanta" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/MessaTerraSanta.jpg" alt="MessaTerraSanta" width="300" height="196" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vale la pena, a questo punto, di fare il classico passo indietro </strong>e ricordare i dati che il Patriarcato latino di Gerusalemme, amministrato da <strong>Sua Beatitudine monsignor Fouad Twal</strong>, ha diffuso pochi giorni fa. La Terra Santa si estende su tre Stati sovrani (Israele, Giordania e Cipro) e sull&#8217;entità autonoma chiamata Palestina. I cristiani sono:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">GIORDANIA    200 mila (di cui 50 mila latini, cioè fedeli a Roma)</p>
<p style="text-align: justify;">ISRAELE           120 mila (27 mila arabi latini e 300 latini di lingua ebraica). Si calcola che in Israele siano più di 50 mila i lavoratori arrivati da filippine, Romania, Sri Lanka. A questi si aggiungono 5 mila sudanesi (rifugiati politici) e circa 40 mila russi di origine cristiana immigrati in Israele come ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;">PALESTINA      54 mila (18 mila latini).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In totale, dunque, il numero dei cristiani arabi (cioè, dei cristiani autoctoni) è di 374 mila (95 mila di rito latino).</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">CIPRO   La maggior parte dei cristiani è ortodossa, circa 770 mila. I cristiani latini sono 6 mila. I musulmani circa 200 mila.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3849" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3849" title="FouadTwal" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/FouadTwal.jpg" alt="Sua Beatitudine monsignor Fouad Twal, patriarca dei latini di Terra Santa." width="300" height="220" /><p class="wp-caption-text">Sua Beatitudine monsignor Fouad Twal, patriarca dei latini di Terra Santa.</p></div>
<p style="text-align: justify;">S<strong>e si prende in esame la popolazione totale di Israele, Giordania e Palestina </strong>si scopre che gli abitanti totali sono 16 milioni, dei quali 10 milioni sono musulmani, 5,5 milioni ebrei e meno di 400 mila, appunto, i cristiani. Il destino di questa piccola minoranza si decide in tanti modi: co il sostegno politico, la fratellanza religiosa, la tutela dei diritti. Ma un modo sicuro per aiutarli è, appunto, quello della &#8220;concretezza nella generosità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Terra Santa le parole valgono poco. </strong>E&#8217; una terra tormentata dalla lotta ormai secolare di due popoli e di due maggioranze. I cristiani sono il terzo incomodo: sono arabi agli occhi degli ebrei israeliani e sono cristiani agli occhi degli arabi musulmani. <strong>La sorte di tante famiglie e di tante persone si decide, molto spesso, in base alla possibilità di avere un lavoro</strong>. Tantissimi giovani decidono se sposarsi o meno sulle probabilità di trovare una casa. <strong>Molte madri pensano a lasciare la loro patria sull&#8217;idea </strong>che i figli possano essere curati decentemente e andare a scuola con regolarità. Costruire una casa pretende della terra, e ogni metro di terra, laggiù, è una conquista. L&#8217;esodo dei cristiani è provocato dalla guerra. La loro permanenza dalla misura in cui riescono a mettere a frutto la pace.</p>
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		<title>SPAGNA, CROLLO DELLE ENTRATE</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo un rapporto della Commissione Europea pubblicato dal quotidiano El Pais, la Spagna è il Paese della zona euro in cui negli ultimi due anni più sono calate le entrate pubbliche. Nel 2009 sono arrivati alle casse dello Stato 65 miliardi di euro meno che nel 2007, con un &#8220;tonfo&#8221; dal 41,1% al 34,6% del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un rapporto della Commissione Europea pubblicato dal quotidiano <a href="http://www.elpais.com/global" target="_blank">El Pais</a>, la Spagna è il Paese della zona euro in cui negli ultimi due anni più sono calate le entrate pubbliche. Nel 2009 sono arrivati alle casse dello Stato <strong>65 miliardi di euro meno che nel 2007</strong>, con un &#8220;tonfo&#8221; dal 41,1% al 34,6% del Prodotto interno lordo.</p>
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		<title>30%: quota delle IMPRESE AGRICOLE ITALIANE condotte da donne.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 21:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numeri]]></category>

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		<description><![CDATA[(fonte: Donne in campo &#8211; Cia)
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(fonte: <a href="http://www.donneincampo.it/donneincampo/svl/documentiRead?doc_id=24683&amp;tpl_id=7" target="_blank">Donne in campo &#8211; Cia</a>)</p>
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		<title>85: milioni di DONNE SCOMPARSE perchè &#8220;discriminate nell&#8217;accesso alla salute o all&#8217;alimentazione&#8221; o &#8220;eliminate prima della nascita&#8221; IN CINA E INDIA al 2007.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 21:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numeri]]></category>

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		<description><![CDATA[(fonte: Rapporto Undp)
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(fonte: <a href="http://content.undp.org/go/newsroom/2010/march/asia-pacific-has-one-of-the-worlds-worst-gender-gaps.en" target="_blank">Rapporto Undp</a>)</p>
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		<title>72%: quota di SPAGNOLI che vorrebbero congelare GLI STIPENDI DEI DEPUTATI. 48,5%: quota che vorrebbe l&#8217;abolizione del Senato.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 21:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numeri]]></category>

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		<description><![CDATA[(fonte: La Razon)
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(fonte: <a href="http://www.larazon.com.ar" target="_blank">La Razon</a>)</p>
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