PERCHE’ CI VUOLE UN CARDINALE PER DISTRIBUIRE UN MINIMO DI BUON SENSO?

      Mi chiedo spesso una cosa: perché agli uomini della Chiesa cattolica tocca, in Italia, non solo ricordare ai fedeli gli imperativi e le gioie della vita cristiana ma anche ri-affermare (e pure con una certa energia) verità così trascurate ma evidenti da risultare parenti strette del buon senso? L’ultimo caso è emblematico: la prolusione dell’arcivescovo di Genova, nonché presidente della conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, al consiglio permanente della Cei, che si è chiuso oggi a Roma.
      Di questa prolusione si è discusso solo per un riferimento al testamento biologico che qualcuno ha voluto leggere come un improvvido cedimento sulla strada dell’eutanasia. Sciocchezze, ma servono a far vendere i giornali. Mi spiace molto, invece, che pochi abbiano notato le parole che il cardinale ha dedicato alla situazione italiana, a cominciare dal passo in cui accennava allo “sguardo… fin troppo pessimista che una certa Italia dedica al Paese intero”, per poi aggiungere: “E’ una lettura dove non difettano gli elementi di sincerità, inseriti tuttavia in una trama troppo cedevole ad inflessioni che ci paiono senza respiro. Più che un Paese da incubo, il nostro è un Paese che ciclicamente conosce gli spasmi di un travaglio incompiuto, dove però i segmenti luminosi non mancano, e i punti di forza neppure”.
      Beh, meno male che c’è ancora qualcuno con i piedi per terra. Non che il cardinale s’illuda (poco oltre, infatti, dice che “non si attenua la percezione di un impoverimento”) o abbia fette di salame sugli occhi. Ma, come si diceva prima, riesce ad osservare la situazione del Paese con un realismo e un senso della misura che a molti invece è venuto a mancare.
      Certi personalità non hanno bisogno di esegeti e io non aspiro a farlo con il cardinale Bagnasco. Cerco solo di dire perché il suo discorso mi è piaciuto. Intanto, non ne posso più della cultura, tutta italica, dell’emergenza. Parte il campionato e, come ogni anno, c’è l’emergenza tifo violento. Alitalia sprofonda dopo decenni di gestione folle ed è emergenza voli. In Campania si ammazzano ed ecco spuntare l’emergenza camorra, con i ministri che discettano se si possa o meno parlare di “guerra civile”. Ogni giorno e ogni sera giornali e telegiornali ci bombardano con l’elenco infinito delle disgrazie dell’Africa e dell’Asia e ci facciamo sempre fregare dall’emergenza immigrati. Facciamo per anni il gioco del credito facile e poi ci affanniamo intorno all’emergenza finanza. Lasciamo lo smaltimento rifiuti in mano alla malavita e poi lottiamo contro l’emergenza monnezza.
      BASTA! Basta prenderci in giro da soli. Basta con l’alibi dell’emergenza, la grande porta sul retro che consente due comode operazioni: far finta che il problema sia nato adesso, mentre quasi sempre ha avuto una lunga e robusta incubazione; far digerire alla gente soluzioni improvvisate e generiche, quando non puramente propagandistiche, approfittando del fatto che durante “l’emergenza” non si spreca tempo a discutere. Lo dico da italiano: di destra o di sinistra che siate, non mi rompete più le scatole con questa storia dell’emergenza, perché non mi fregate più.
      In più, c’è un altro fatto: l’Italia non è un Paese allo sbando. Non lo è nella criminalità, come ho dimostrato qualche post fa. Né lo è in altri settori. Oggi sento e vedo Veltroni pronosticare disastri che mi paiono francamente improbabili. Ieri vedevo e sentivo Berlusconi proclamare l’imperativo di far “rialzare” un’Italia che per ora non è cambiata in nulla, se escludiamo le famose discariche campane. Vorrei far notare a loro, e a noi, un piccolo dato: la quota per persona del Prodotto interno lordo (cioè la ricchezza del Paese) è in Italia di 30.500 euro l’anno. Lo so che ci sono molte persone in difficoltà, famiglie che stentano nella quarta settimana. Così come so che un po’ tutti abbiamo dovuto ridurre i consumi e limare anche i piccoli lussi che ci permettavamo. Ma 30.500 euro non sono pochi in un Paese che, su 58 milioni di abitanti, ha 7 milioni di ragazzi sotto i 14 anni d’età, che quindi non lavorano ancora, e 11 milioni di “over 65”, che quindi non lavorano più.
      In Francia, nella stessa categoria economica, hanno 33.200 euro, in Gran Bretagna 35 mila, in Belgio 35 mila, in Spagna 30 mila e la media europea è di 32 mila. Smettiamola di piangerci addosso. E smettiamo di semplificare la vita ai politici con il nostro pianto. Lasciamoli ma soprattutto facciamoli lavorare.

4 Responses to “PERCHE’ CI VUOLE UN CARDINALE PER DISTRIBUIRE UN MINIMO DI BUON SENSO?”

  1. Anche io mi domando perche’ proprio in Italia la Chiesa non si limiti a ricordare ai fedeli gli imperativi e le gioie della vita cristiana ma invece tracimi invadendo gli spazi di noi che siamo semplicemente non cattolici. Un’invadenza non solo sul piano economico (otto per mille, sconti ICI, sovvenzioni per le scuole private cioe’ cattoliche) ma anche negli aspetti dei comportamenti personali (divorzio, 194, Dico, unioni gay, testamento biologico, educazione religiosa nelle scuole).
    Io credo che la spigazione sia l’inclusione geografica del Vaticano nello stato Italiano. Penso che ci considerino un po’ come fanno gli USA con Grananda ma a proporzioni invertite: siamo il giardino di casa.

    Il discorso di Mons.Bagnasco non lo leggero’ perche’ non lo penso indirizzato a me. Sono anche io convinto che, a parte le battute petroliniane sulle statistiche sul consumo di due polli, l’Italia sia un paese ricco. Anzi piu’ che ricco: con la pancia piena. Lo e’ talmente che pensa solo a quella e, concentrato com’e’ sul proprio ombellico, lascia avvizzire la sua anima. Questa sì e’ un’emergenza.

    Un saluto

  2. Caro Cacioman,

    sulle interferenze (vere e presunte)della Chiesa, potremmo passare settimane a discutere. Ma non era questo il mio scopo. Mi premeva di più sottolineare che la cultura dello “sfascismo” (c’è lo sfascio quando governa l’altro, poi miracolosamente lo sfascio sparisce quando governo io) e della finta “emergenza” è fatta apposta per favorire il manovratore (chiunque egli sia) a scapito del cittadino. Soprattutto se questo avviene, come dici tu, in un Paese che la pancia (relativamente) piena e l’anima (relativamente, gli avverbi sono miei) avvizzita.

    Ciao, a presto

    Fulvio

  3. Sono del tutto d’accordo con la tesi generale di Fulvio Scaglione, ricordando a mo’ d’esempio la campagna della quarta (o terza settimana), che partì col precedente governo Berlusconi dalla stampa di sinistra, proseguì col governo Prodi sulla stampa di destra e oggi viene riproposta a parti invertite.
    Senza voler negare la realtà delle difficoltà economiche, ben poco produce questo insistito e sterile gridare al lupo al lupo, questa diffusa negatività catastrofista.
    Non difendo posizioni personali, visto che conduco vita semplice e modesta, moglie precaria part-time, due figli a carico e il mio stesso lavoro non del tutto sicuro, visto che la mia azienda traballa. Le esagerazioni disturbano, e sono in genere prodotte dall’ansia scandalistica dei mass-media e dalla diffusa malattia ideologica. Perciò servono dosi massicce di buon senso: non siamo ancora vivaddio alla canna del gas, male male che vada vivremo coltivando l’orticello, e di sicuro i nostri genitori e nonni hanno visto ben di peggio. Mi permetto di aggiungere all’amico Cacioman che la Chiesa, detto terra terra e nel modo più laico possibile è una agenzia che coltiva e diffonde speranza, a differenza degli sfascisti di ogni colore, sia detto da uno che non è propriamente un frequentatore di parrocchie. Secondo me quindi la puntualità e la misura (per non dire: la bellezza) degli interventi di molti uomini di Chiesa dovrebbe essere più realisticamente e laicamente valutata e discussa anche da chi si dice non cattolico come Cacioman, che a mio parere farebbe invece bene prima a leggere e poi eventualmente criticare Bagnasco o chi per lui.
    Viceversa si fa presto a coltivare sterilmente moralismo e indignazione, che mi sembrano oggi sentimenti un po’ troppo esibiti in ogni ambito e da ogni parte.
    Ma il moralismo è solo la morale degli interessati, o dei faziosi o degli sfiduciati.

    Cordialmente Fabio Cangiotti

  4. Caro Fabio,
    mi pare che siamo d’accordo. Questo Paese ha i suoi problemi, certo, ma da avere problemi a essere sfasciati c’è ancora una bella differenza. Temo che la parola “problema” piaccia a pochi perché implica doversi sforzare per risolvere. Gridare al disastro è più facile.
    Mi interesserebbe approfondire, però, quanto dice Cacioman a proposito di “un’anima avvizzita” del Paese. Avvizzito è un bellissimo aggettivo, implica il concetto di scarsa pratica e scarso allenamento di un organo comunque presente. Ma tocca a Cacioman. Se non batte lui un colpo, aspetteremo con fiducia la prossima occasione.
    Cia, a presto

    Fulvio

Leave a Reply

You can use these XHTML tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>