Nell’inesausto (e, per come vanno le cose, inesauribile) sforzo di trovare intelligenza e dignità in qualunque sciocchezza dica Silvio Berlusconi, il Foglio si esercita sull’ultima battuta, quella sui desaparecidos argentini che ha provocato la convocazione del nostro ambasciatore a Buenos Aires.
Per la verità, in questo caso specifico si tratta in larga parte di un equivoco: Berlusconi ha detto, a quanto pare, di essere ingiustamente paragonato, da chi lo critica, “a quel dittatore argentino che metteva i suoi oppositori su un aereo, apriva gli sportelli e diceva: è una bella giornata di sole, andate fuori a giocare a pallone”. Greve, rozzo fin che si vuole, ma era un comizio e comunque non è uno sfottò ai desaparecidos come molti dicevano.
E’ lo stesso Foglio, però, a parlare di “cattivo gusto” e di “battute logore nei contesti meno indicati”, e a elencare stupidaggini a sfondo pseudo-comico sugli ebrei, sui prigionieri dei lager nazisti, sui malati di Aids (http://www.ilfoglio.it/soloqui/1898). Dopo di che, ovviamente, scatta l’operazione usato sicuro, cioè riverniciatura e nobilitazione: “Le gag del Cavaliere sono ciarpame da osteria elevato a uova di Fabergé”, dice l’articolista, che conclude: “Il populismo italiano del Cav. sdogana in pubblico quello che tutti fanno nel silenzio di casa propria. Mai riso per una barzelletta su desaparecidos, omosessuali, ebrei? Sicuri?”.
Non so se Ferrara, o chi per lui, si sia reso conto di essere andato, ovviamente senza volere, all’essenza del berlusconismo. Essenza che sta appunto nel verbo “sdoganare”: non a caso la prima vera mossa politica del Cavaliere fu sdoganare il Msi dal ruolo di partito-paria, intoccabile e quindi inutile. Non a caso sdoganare è stata la parola d’ordine di tutti questi anni, al momento arrivati a sdoganare persino le ronde civiche, parodia grottesca di forza dell’ordine in un Paese in cui, più si parla di sicurezza, meno si riesce a garantirla.
Quelli del Foglio mettono sempre su quest’arietta da iconoclasti che spesso nasconde il più banale dei perbenismi. Certo che in salotto a volte si ride di ebrei, omosessuali e magari anche desaparecidos. Nello stesso salotto, a volte, si ride anche delle donne, dei nani, dei negri, dei carabinieri, dei taxisti, dei terroni o dei veneti. Ma perché lo si fa in salotto e non ovunque? Proviamo a immaginare che, da domani, tutti comincino a fare di continuo (c’è anche questo da dire: Berlusconi non la pianta mai) battute sulle donne, sulle colleghe d’ufficio. A raccontare in pubblico freddure su nani e negri superdotati, ebrei avari, culattoni, magari sulle persone molto grasse come Ferrara (nelle barzellette si chiamano invariabilmente ciccioni) o su quelle molto magre (stecchini) come Fassino. Che bel mondo, eh? Che stupenda allegria, che buonumore collettivo.
Ma il Cavaliere, sdogana, sdogana. Tra le altre cose che si fanno in salotto e non fuori, per evidenti ragioni di pubblica convivenza, posso segnalare anche: rutti, puzzette, gesti osceni, grattate al cavallo dei pantaloni, urlate ai figli, proposte più o meno calienti a mogli, amanti e fidanzate. Ferrara, mai fatto una puzzetta in salotto? Sicuro? Che facciamo, sdoganiamo?
Ma il problema è proprio qui. Quando il Cavaliere sdogana il Msi fa un’operazione politica su cui gli italiani, con il voto, sono prima o poi chiamati a giudicare. Quando sdogana rozzezza e cattivo gusto, invece, Berlusconi fa un’operazione più sottile, per cui gli sono preziose le televisioni. Fa appello al peggio degli italiani e lo nobilita (proprio come fa il Foglio con il peggio di Berlusconi), gli rende un onore che non merita. Così facendo, ovviamente lo potenzia, lo incoraggia, e inevitabilmente lo trasforma in consenso, perché chi ride alle nostre battute sui ciccioni o sugli stecchini ci è sempre più simpatico di chi ci fa capire che forse non era il caso.
P.S.: quelli del Pd, ovviamente, non hanno capito nulla nemmeno in questo caso. Hanno detto che Berlusconi è “un comico che ha sbagliato mestiere”. E’ vero il contrario: con lui, i comici fanno tutti i mestieri. Ieri sera, in un’ora, ho visto la Carfagna fare il ministro in tv ed Ezio Greggio recitare in un bel film (Il padre di Giovanna di Pupi Avati) in cui lui c’entrava come i cavoli a merenda. Sdoganate, sdoganate, qualcosa resterà.

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "










