Meglio l’etica o meglio la religione? O, più sinceramente: più innocua l’etica o più pericolosa la religione? Perché di questo si è discusso per mesi, e poi con il voto, a Berlino che, insieme con altri due Stati della Germania federale, non ha l’ora di religione nel programma scolastico, mentre in tutto l resto del Paese l’ora c’è, anche se facoltativa.
A Berlino le cose erano un poco cambiate negli anni scorsi. Nel 2005 il “delitto d’onore” che aveva avuto come vittima una giovane donna turca aveva scosso la città e nel 2006 le autorità avevano introdotto nelle scuole un’ora di “etica”, priva di connotazioni religiose. Una fessura in cui si era poi infilato il movimento Pro Reli (Pro Religione) guidato da Cristoph Lehman (foto sotto, in un manifesto elettorale), che aveva cominciato a chiedere una vera possibilità di scelta tra religione ed etica, fino a raccogliere 270 mila firme “pro religione” e la convocazione di un referendum cittadino. Il referendum si è svolto tre giorni fa, con questi risultati: affluenza al 28,2%, cioè bassissima, sono andati a votare 710 mila berlinesi su 2,4 milioni di aventi diritto; i “no” alla pari dignità tra lezioni di etica e ora di religione al 51,3%, i “sì” al 48,5%.

Da un certo punto di vista, tutto normale: in un recente sondaggio, il 60% dei berlinesi ha dichiarato di “non avere religione”, guadagnandosi il soprannome di “capitale mondiale dell’ateismo” da parte di un celebre sociologo tedesco. E poi a fine settembre si vota in Germania per le elezioni politiche, con i sondaggi che danno la CduCsu (la democrazia cristiana tedesca) in vantaggio ovunque, ma con la Spd (i socialdemocratici) ancora capace di farsi sentire sui temi legati alla laicità.
Ma il punto vero non è questo. Molti si sono opposti (anche con l’astensione) al referendum chiesto da Pro Reli perché temono che dividere i ragazzi delle scuole in base al credo religioso, come ovviamente avverrebbe se fossero introdotte le ore di religione, semini il germe di future divisioni all’interno della popolazione tedesca. A uno parli dell’islam, all’altro del cristianesimo e domani te li trovi nemici. E’ un ragionamento assurdo, che rivela tutta la debolezza e l’insicurezza della nostra società. Perché dei ragazzi che studiano le stesse materie, giocano a pallone negli stessi campi, superano gli stessi esami, affrontano lo stesso mercato del lavoro, ascoltano la stessa musica, dovrebbero diventare nemici una volta chiarito, anche pubblicamente, che pregano in modo diverso? E’ una mentalità tremebonda e rancorosa che dobbiamo per intero alla laicità deteriore che considerano le religioni un focolaio di intolleranze. Come se nella storia anche recente del mondo (dalla Jugoslavia all’America del Sud) le guerre fossero state solo guerre di religione.

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957 e sono vice-direttore del settimanale "











Come scrisse Chesterton, il problema non è che chi non crede in Dio non crede in nulla, ma che finisce per credere a tutto. La vera religione oggi è la scienza, in nome della quale si forniscono al grande pubblico vagoni di nuove superstizioni o convinzioni (anche scientificamente) errate, vedi assurde polemiche sul preservativo, faccenda in cui il Papa ha del tutto ragione, perfino dal punto di vista tecnico! E’ assurdo e illiberale che si neghi visibilità pubblica alla problematica religiosa da parte dei laicisti.
Questa è l’Europa oggi ahimè.
Caro Fabio,
ho la sensazione che siano ragionevoli e ragionate le cose che dici tu, ma che nel caso tedesco, oltre ai laicismo, abbia giocato il timore dello “straniero”, del “musulmano”, il panico da divisione dentro la società. Come se un cristiano davvero credente e un musulmano davvero credente non si “usmassero” a chilometri di distanza, nel bene e nel male, senza tante ipocrisie. Comunque sì, Chesterton aveva visto giusto.
Ciao, a presto
Fulvio