<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Afghanistan</title>
	<atom:link href="http://www.fulvioscaglione.com/index.php/category/asia/afghanistan/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.fulvioscaglione.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Sep 2010 18:01:58 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>AFGHANISTAN: E SE L&#8217;AVEVI CONOSCIUTO&#8230;</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-e-se-tu-lavevi-conosciuto/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-e-se-tu-lavevi-conosciuto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 20:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5807</guid>
		<description><![CDATA[Da un grande amico e collega, Alberto Chiara, ricevo questa lettera. Alberto segue da anni per Famiglia Cristiana  le vicende dell&#8217;Afghanistan.
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;
&#8220;Caro Fulvio, so che è capitato anche a te, tornato da fronti lontani, di seguire  con particolare emozione la notizia di uno scontro a fuoco, di un attentato,  dell&#8217;esplosione di auto bomba&#8230; 

Ricordo quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un grande amico e collega, Alberto Chiara, ricevo questa lettera. Alberto segue da anni per Famiglia Cristiana  le vicende dell&#8217;Afghanistan.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8220;Caro Fulvio, so che è capitato anche a te, tornato da fronti lontani, di seguire  con particolare emozione la notizia di uno scontro a fuoco, di un attentato,  dell&#8217;esplosione di auto bomba&#8230; </span></p>
<p><span id="more-5807"></span></p>
<div id="attachment_5813" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5813" title="GigliAfghanistan" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/GigliAfghanistan1.jpg" alt="     Mauro Gigli, sposato e padre di due figli, uno degli artificieri uccisi da una bomba in Afghanistan." width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">     Mauro Gigli, sposato e padre di due figli, uno degli artificieri uccisi da una bomba in Afghanistan.</p></div>
<p><span style="font-size: medium;">Ricordo quando arrivò in redazione la notizia  della strage di Nassirya. Tu c&#8217;eri stato con il comune amico e collega <strong>Nino  Leto</strong>, con quei Carabinieri avevi trascorso del tempo e realizzato servizi.  Sgomento e dolore furono acuiti dalla personale conoscenza&#8230; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ieri è toccato a  me.</strong> Quando ho saputo dell&#8217;ennesimo lutto italiano in Afghanistan, ho atteso con  trepidazione che venissero comunicati i nomi. <strong>Mauro Gigli l&#8217;ho conosciuto.</strong> Di  più, è stato il primo militare italiano che Nino Leto e io abbiamo incontrato  appena arrivati a Camp Arena, <span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="font-size: medium;">il quartier generale del contingente italiano sorto a ridosso  dell&#8217;aeroporto di Herat. Apparteneva</span></span> al 32°</span><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman;"> reggimento genio guastatori, inquadrato nella  Brigata alpina Taurinense. Ci ha aspettato vicino a un Buffalo, un mezzo gigante  di fabbricazione americana con cui gli sminatori operano sul campo. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;E&#8217; un  ottimo professionista, oltre che un amico&#8221;, ha detto, presentandoci, il  portavoce della missione, il maggiore degli Alpini <strong>Mario Renna</strong>. <strong>Ha  sorriso, Gigli.</strong> Le domande poste riguardavano il suo lavoro, com&#8217;era ovvio che  fosse. Ma in ultimo abbiamo parlato anche di <em>The Hurt Locker</em>, il film  che vinto l&#8217;Oscar 2010 e racconta vita ed emozioni degli sminatori americani  impegnati in Irak. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<div id="attachment_5815" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-5815" title="gigli2afghanistan" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/gigli2afghanistan-150x150.jpg" alt="Mauro Gigli accanto a un &quot;Buffalo&quot;, uno dei mezzi per lo sminamento delle strade." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Mauro Gigli accanto a un &quot;Buffalo&quot;, uno dei mezzi per lo sminamento delle strade.</p></div>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">«</span><span style="font-family: Times New Roman;">Gli ordigni  esplosivi improvvisati (gli Iedd, I<em>mprovised Explosive Device Disposal</em>),</span><span style="font-family: verdana;"> </span><span style="font-family: Times New Roman;">sono una minaccia con cui ci misuriamo  continuamente»,</span><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman;"> ha  esordito Gigli che alle spalle aveva una grande esperienza maturata in diverse  missioni. «<strong>Siamo qui da neppure tre mesi e già i nostri team di Herat e di Bala  Murghab hanno dovuto compiere oltre 50 interventi.</strong> Se sommiamo anche le  operazioni dei team degli artificieri italiani che operano  Sud, a Shindad e a  Farah, il totale sale a 80 e più».<br />
</span><span style="font-family: Times New Roman;"> <strong>«L&#8217;esplosivo è contenuto in  bottiglie, in scatole di legno o di cartone;</strong> la detonazione viene attivata da  piatti di pressione o tramite un sistema a tempo oppure, ancora, grazie a un  radiocomando», aveva poi aggiunto. «Il momento più delicato è sicuramente  quando c&#8217;è l&#8217;approccio manuale dell&#8217;operatore.  Ogni intervento fa storia a  sé. Certo, abbiamo anche a disposizione piccoli veicoli robotizzati e i Buffalo.  Decidiamo di volta in volta come procedere, la scelta è dettata anche dal posto  dove viene rinvenuto l&#8217;ordigno, se in terreno aperto, in campagna o in un luogo  densamente abitato, con alto rischio per i civili».</span></span></p>
<p><strong>Gli abbiamo  chiesto se è vero che è stata usata anche una pentola a pressione, e lui ha  confermato che nell&#8217;aera di Kabul è successo anche questo. </strong>«Per tacere delle  autobomba», ha aggiunto Gigli. Che ha raccontato, inoltre, di quando ha  accompagnato per tre giorni il convoglio di mezzi partiti da Herat e diretti  alla base operativa avanzata Columbus di Bala Murghab, 230 chilometri di strade  via via sempre più pericolose e impervie che richiedono una settimana  abbaondante di viaggio, giacché si procede a passo d&#8217;uomo, il pericolo degli  Iedd sempre in agguato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il 17 maggio, proprio un ordigno esplosivo improvvisato  ha ucciso due commilitoni di Gigli, <strong>il sergente Massimiliano Ramadù e il  caporale Luigi Pascazio</strong>, anch&#8217;essi del 32° reggimento genio guastatori della  Brigata Taurinense.</span></span></p>
<p>L&#8217;intervista volgeva ormai al termine,  quando siamo raggiunti da altri sminatori, tra cui i<strong>l maresciallo Paola Gigante,  con il cane Zero</strong>. Nino Leto ha scattato le foto che si possono vedere qui a  fianco.  C&#8217;è stato ancora il tempo per un paio di battute sul film<em> The Hurt Locker. </em> «L&#8217;ho visto, rende fedelmente la nostra vita, l&#8217;adrenalina che ci  corre dentro quando interveniamo, la paura, la professionalità e l&#8217;esperienza  che ci permettono di imbrigliarla. Sì, m&#8217;è piaciuto», ha concluso il primo  maresciallo.<br />
<span style="font-family: Times New Roman;"> Ci siamo salutati. Era l&#8217;imbrunire di venerdì 11 giugno. Insieme con i<strong>l  caporalmaggiore capo Pierdavide De Cillis, Mauro Gigli   è morto non lontano da Herat la sera del 28 luglio.</strong> De Cillis lascia una moglie,  incinta al quarto mese, e una figlia piccola. Gigli lascia la moglie e due  figli, di 19 e 7 anni.  Con questi due nuovi lutti, l&#8217;Operazione Enduring  Freedom, cominciata sul finire del  2001, conta 1.970 soldati stranieri morti in  Afghanistan. Di questi, 29 sono italiani&#8221;. </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-e-se-tu-lavevi-conosciuto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>AFGHANISTAN: QUEI SEGRETI A TUTTI NOTI</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-i-segreti-a-tutti-noti/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-i-segreti-a-tutti-noti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 21:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5763</guid>
		<description><![CDATA[La notizia del giorno (per il web, i giornali ne parleranno domani) è tutta nello straordinario scoop messo a segno da Wikileaks, il sito che ha sparato in rete più di 90 mila documenti riservati dei servizi segreti e delle forze armate americani, relativi alla guerra in Afghanistan per il periodo gennaio 2004-dicembre 2009. Vale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia del giorno (per il web, i giornali ne parleranno domani) è tutta nello straordinario scoop messo a segno da Wikileaks, il sito che ha sparato in rete più di 90 mila documenti riservati dei servizi segreti e delle forze armate americani, <strong>relativi alla guerra in Afghanistan per il periodo gennaio 2004-dicembre 2009</strong>. Vale a dire, dal secondo mandato di George Bush all&#8217;inizio della presidenza Obama.</p>
<p><span id="more-5763"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-5776" title="wikileaks" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/wikileaks.jpg" alt="wikileaks" width="300" height="180" /></p>
<p>Che cosa emerge dai documenti fino a ieri segreti? <strong>Che la guerra in Afghanistan è un orribile pasticcio.</strong> Che gli Usa impiegano veri &#8220;squadroni della morte&#8221; per far fuori senza tanti processi guerriglieri, collaborazionisti e presunti tali. Che ci sono stati centinaia di episodi, mai denunciati né indagati, in cui <strong>le forze occidentali hanno uccisio civili afghani innocenti, mettendo poi tutto a tacere con un pugno di dollari ai parenti</strong>. Che il Pakistan munge gli Usa (la Clinton ha da poco portato in dono a Islamabad altri 500 milioni di dollari) ma appoggia i talebani, i quali da tempo dispongono di efficienti missili terra-aria. Che Karzai è un disonesto doppiogiochista. E così via.</p>
<p>E&#8217; una novità? Per nulla. <strong>Chiunque volesse sapere, e fosse un minimo in buona fede, aveva già capito tutto.</strong> Bastava scorrere le statistiche (o le dichiarazioni dei generali Usa) per rendersi conto che le cose vanno male e che la realtà di quella guerra ci viene accuratamente nascosta.</p>
<p>Ed è questo, secondo me, il punto che vale la pena enfatizzare. Le fonti governative americane hanno subito stigmatizzato la pubblicazione dei documenti, parlando di attentato alla &#8220;sicurezza nazionale&#8221; (mi risparmio, per carità di patria, qualunque analogia con le discussioni nostrane sulla cosiddetta &#8220;legge bavaglio&#8221;) quando l<strong>&#8216;unico vero attentato alla sicurezza degli Usa (e alla nostra, per derivazione) è  la caterva di balle </strong>che la Casa Bianca ha fatto ingozzare ai suoi cittadini, e agli europei che si sono fatti intortare dai libelli anti-islamici della Fallaci e dei suoi imitatori.</p>
<p><strong>La guerra per liberare l&#8217;Afghanistan dai talebani e da Al Qaeda</strong>, colpevole degli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 (e non solo di quelli), ebbe fin dall&#8217;inizio l&#8217;appoggio dell&#8217;intera comunità internazionale. Ma alla delirante classe economico-politica che aveva portato alla Casa Bianca il giovane Bush quell&#8217;obiettivo, nobile e di alto valore pratico, non bastava. Loro volevano mettere le mani, una volta per sempre, sul Medio Oriente e sulle sue risorse energetiche. <strong>A quello serviva la furente campagna propagandistica degli intellettuali</strong> pronti a giurare che tutto l&#8217;islam era esecrabile e quindi da combattere, ad appoggiare la teoria della &#8220;guerra preventiva&#8221;, a mettere la firma sotto ogni velina del Dipartimento di Stato.</p>
<p><strong>Per attaccare l&#8217;Iraq furono distolti uomini e mezzi indispensabili alla vittoria in Afghanistan. E per farlo fu lanciata una nuova </strong></p>
<div id="attachment_5779" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><strong><strong><img class="size-thumbnail wp-image-5779" title="colin-powell-un" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/colin-powell-un-150x150.jpg" alt="La farsa di Colin Powell alle Nazioni Unite." width="150" height="150" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">La farsa di Colin Powell alle Nazioni Unite.</p></div>
<p><strong>campagna di balle.</strong> I legami tra Saddam Hussein e Al Qaeda? Inventati. Le armi atomiche e chimiche in Iraq? Inesistenti. Per ribadirlo si vide lo spettacolo penoso del segretario di Stato <strong>Colin Powell</strong> che raccontava scientemente menzogne al Consiglio generale dell&#8217;Onu, agitando bottigliette che contenevano borotalco. E la guerriglia che veniva sempre da fuori, perché gli iracheni erano tutti contenti? Alla fine, grazie anche a quelle balle, l&#8217;Iraq è retto da un Governo di cartone, dopo aver perso in modo violento quasi il 4% della popolazione.</p>
<p><strong>Nel frattempo si allontanava la vittoria anche in Afghanistan.</strong> Laggiù, è impantanata da nove anni una coalizione più ampia e potente di quella che sconfisse Hitler in cinque anni. Nel caso dell&#8217;Iraq come in quello dell&#8217;Afghanistan, vincere non è più una speranza, perdere non è ammissibile, ritirarsi quasi impossibile. Le carte di <strong>Wikileaks</strong>, a parer mio, confermano soprattutto una cosa: le grandi democrazie possono permettersi molte cose ma non di ridursi a compiere le stesse azioni che compiono i dittatori e i terroristi che esse dicono di voler eliminare.</p>
<p><strong>Tra un civile afghano ammazzato da uno squadrone della Cia e uno dei morti nelle Torri Gemelle non c&#8217;è differenza. E infatti non c&#8217;è differenza nello sdegno che l&#8217;una e l&#8217;altra morte provocano negli ambienti e nelle famiglie colpite.</strong> Possiamo raccontarci tutte le favole che vogliamo, ma si tratta sempre di innocenti ammazzati. In più, quando si mettono su questa strada, le grandi democrazie di solito perdono pure le guerre. Come appunto avviene in Afghanistan e avvenne in Vietnam, e non nella Seconda guerra mondiale o in Corea.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-i-segreti-a-tutti-noti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>AFGHANISTAN, PASSO E (FORSE) CHIUDO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-passo-e-forse-chiudo/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-passo-e-forse-chiudo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 21:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5698</guid>
		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, altri tre soldati italiani furono feriti in Afghanistan. Per qualche ora addirittura si temette che due di loro fossero in pericolo di vita e quindi giornali e televisioni si mobilitarono per dare notizie, raccontare storie, tracciare bilanci. Quello, insomma, che non avevano più fatto da mesi.

E’ inevitabile che ciò avvenga, ma è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, altri tre soldati italiani furono feriti in Afghanistan. Per qualche ora addirittura si temette che due di loro fossero in pericolo di vita e quindi giornali e televisioni si mobilitarono per <strong>dare notizie, raccontare storie, tracciare bilanci. Quello, insomma, che non avevano più fatto da mesi.</strong></p>
<p><span id="more-5698"></span></p>
<div id="attachment_5703" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5703" title="afghanistan conf" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/afghanistan-conf.jpg" alt="Un soldato del nuovo esercito afghano e un soldato americano a Kabul." width="300" height="204" /><p class="wp-caption-text">Un soldato del nuovo esercito afghano (presto a quota 200 mila uomini) e un soldato americano.</p></div>
<p>E’ inevitabile che ciò avvenga, ma è anche giusto? Ha senso che, mentre migliaia di nostri soldati lavorano, combattono e muoiono (già 24) in un Paese aspro e lontano, l’opinione pubblica sia così poco e male informata, e quasi solo quando occorre commemorare i caduti?</p>
<p><strong>L’aspetto più sconsolante della spedizione internazionale in Afghanistan </strong>è proprio questo essere sprofondata pian piano in un’indifferenza collettiva mai dichiarata ma evidente, e proprio mentre la situazione sul terreno rivelava tutta la sua difficoltà e non pochi cominciavano a parlare senza riserve di fallimento e sconfitta.</p>
<p><strong>Lo scorso mese di giugno, con i 102 soldati Isaf uccisi dalla guerriglia, è stato quello più sanguinoso nei quasi nove anni trascorsi dal primo attacco</strong>, il che basta e avanza per dimostrare che la capacità di offendere dei talebani non è stata intaccata. Giova ricordare che una coalizione meno ampia riuscì a sconfiggere nella metà del tempo l’alleanza tra Germania nazista, Giappone imperiale e Italia fascista.</p>
<p>Anche a livello politico i segnali erano chiari da tempo: <strong>in Olanda</strong> per l’Afghanistan (o, meglio, contro) è caduto un Governo. <strong>In Germania</strong>, sullo stesso tema, sono saltati il capo delle Forze armate, un sottosegretario, un ministro e addirittura il presidente della Repubblica. <strong>Negli Usa</strong>, le richieste del presidente Obama (33 miliardi di dollari in più per mandare in Afghanistan altri 30 mila soldati e 2 miliardi di dollari per incrementare l’opera di ricostruzione) sono accolte con scetticismo da un Parlamento concentrato sull’emergenza economica e con ostilità da un’opinione pubblica che ormai crede poco alla missione e a cui il recente cambio al comando tra il generale <strong>McChrystal</strong> (silurato) e il generale <strong>Petraeus</strong> (tornato in prima linea) ha dato l’impressione, più che di una gaffe nei confronti del presidente Obama (che è anche comandante in capo dell’esercito), di una spaccatura tra politici e soldati, tra teorici e uomini d’azione.</p>
<p><strong>Non circolava troppo ottimismo, dunque, alla vigilia della Conferenza internazionale</strong> che ieri ha portato a Kabul i rappresentanti dei più di 70 tra Paesi, organizzazioni internazionali e istituzioni finanziarie che da anni lavorano e spendono per garantire un futuro all’Afghanistan. E l&#8217;esito dei lavori ha confermato i timori degli scettici. Tutti a casa entro il 2014, e gli americani (i &#8220;titolari&#8221; della missione Isaf) entro il 2011. Diciamolo: una volta tanto l&#8217;Italia ha fatto la figura più dignitosa, respingendo la demenziale richiesta inglese di cominciare a ritirarsi fin da subito e stabilendo un calendario. Che sarebbe stato come comunicare alla guerriglia  quando sarebbe stato più opportuno attaccare.</p>
<p>Il Governo dell&#8217;Afghanistan, guidato da quell&#8217;<strong>Hamid Karzai</strong> che nessuno (la Casa Bianca per prima) più voleva al potere, è stato ora dichiarata capace di difendersi. Tutti sanno che non è così, anche se <strong>in autunno l’esercito afghano sfiorerà i 200 mila uomini</strong> e gli istruttori, per primi i 400 italiani, hanno lavorato molto per addestrarlo. Si replica così pari pari in Afghanistan quanto già visto in Iraq: incapaci di vincere e impossibilitati a perdere, i nostri non riescono né a restare né ad andarsene. In molti l&#8217;avevamo previsto ma è una magrissima consolazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-passo-e-forse-chiudo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SE GLI USA FINANZIANO LA GUERRIGLIA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/se-gli-usa-finanziano-la-guerriglia/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/se-gli-usa-finanziano-la-guerriglia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 15:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5443</guid>
		<description><![CDATA[Ora dicono che la vera ragione del siluramento del generale Stanley McChrystal (e quasi certamente il brodo di coltura di quella sua bizzarra intervista a Rolling Stone) sia stato un rapporto assai pessimistico sulla situazione in Afghanistan da lui presentato alla Casa Bianca. Obama, che vuole risultati e non profezie, e per di più è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora dicono che la vera ragione del siluramento del generale Stanley McChrystal (e quasi certamente il brodo di coltura di quella sua bizzarra intervista a Rolling Stone) sia stato <strong>un rapporto assai pessimistico sulla situazione in Afghanistan</strong> da lui presentato alla Casa Bianca. Obama, che vuole risultati e non profezie, e per di più è stato anche giudicato un incompetente nella famosa intervista, lo ha fatto fuori.</p>
<p><span id="more-5443"></span></p>
<div id="attachment_5450" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5450" title="Convoglio Afghanistan" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/Convoglio-Afghanistan.jpg" alt="Un convoglio Usa in Afghanistan." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Un convoglio Usa in Afghanistan.</p></div>
<p><strong>Chissà se quel &#8220;rapporto McChrystal&#8221; esiste davvero.</strong> In ogni caso farebbe bene a essere pessimista, perché lo sono tutti coloro che si occupano di Afghanistan con una certa serietà. L&#8217;ultimo caso è quello di un rapporto che, purtroppo, è stato effettivamente redatto ed è a disposizione di chiunque. S&#8217;intitola <em><a href="http://oversight.house.gov/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=4993&amp;Itemid=30" target="_blank">Warlord, Inc.</a>,</em> è stato pubblicato dalla <strong>Commissione per la Sicurezza Nazionale e gli Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti</strong>, guidata dall&#8217;onorevole democratico (del Massachussets) John F. Tierney.</p>
<p><strong>Questo Rapporto spiega che indirettamente, ma non inconsapevolmente, le truppe Usa finanziano la guerriglia</strong>. Come? Non è molto complicato. Più del 70% delle &#8220;merci&#8221; (dal cemento ai carri armati) che tengono in vita la missione americana viene trasportata in Afghanistan da un programma che si chiama <em>Host Nation Trucking, </em><strong>un subappalto del valore di quasi 3 miliardi di dollari l&#8217;anno</strong> diviso tra otto società afghane, americane e di Paesi del Medio Oriente.</p>
<p><strong>In cifre, si tratta di 6-8 mila camion in giro ogni mese</strong>. I <em>contractors</em> (cioè le 8 compagnie di cui sopra) si assumono anche la responsabilità di garantire la sicurezza dei carichi. Altre cifre: vuol dire  che un convoglio di <strong>300 camion</strong> (definito &#8220;tipico&#8221; nel Rapporto) viaggia con non meno di <strong>400-500 guardie armate </strong>di mitragliatrici e lanciarazzi. I capi dei servizi di sicurezza ( i <em>body guard</em> dei camion Usa) <strong>lamentano di aver perso centinaia di uomini in scontri armati nel 2009</strong> e denunciano ai ricercatori Usa di spendere 1,5 milioni di dollari al mese di sole munizioni.</p>
<p><strong>Dall&#8217;esterno, costi a parte, tutto sembra funzionare abbastanza bene. </strong>L&#8217;Armata Rossa sovietica fu scofitta in Afghanistan nel decennio</p>
<div id="attachment_5457" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-5457" title="RedArmyAfghanistan" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/RedArmyAfghanistan-150x150.jpg" alt="Soldati russi dopo un attacco dei mujaheddin afghani." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Soldati russi dopo un attacco dei mujaheddin afghani.</p></div>
<p>10179-1989 anche perché fu sempre costretta a impiegare una parte cospicua dei soldati nella scorta ai convogli. Però le indagini della Commissione del Parlamento Usa ha trovato anche che:</p>
<ol>
<li>Gran parte degli uomini impiegati nelle operazioni di scorta dipende, a tutti gli effetti, dagli stessi <strong>&#8220;signori della guerra&#8221; </strong>che da anni lottano contro l&#8217;affermazione di un solido Governo centrale a Kabul.</li>
<li> Decine di milioni di dollari sono pagati ogni anno dai <em>contractors</em> ai &#8220;signori della guerra&#8221; che gestiscono una specie di<strong> racket delle strade</strong>. Se non paghi, gli incidenti e gli agguati si moltiplicano. Quando si dice &#8220;signori della guerra&#8221; si dice, ormai, qualcosa di molto simile a talebano. In ogni caso, sono quattrini che finiscono o alla guerriglia o alla grande criminalità.</li>
<li>Altri milioni se ne vanno per accontentare le pretese della <strong>corrottissima polizia afghana</strong>, o per ottenere i via libera dei governatori e dei ras locali. Anche questi sono soldi di dubbia destinazione.</li>
</ol>
<p><strong>In un modo o nell&#8217;altro, dunque, le attività dell&#8217;esercito Usa in Afghanistan finanziano anche le attività di chi a esso si oppone.</strong> E&#8217; un paradosso, drammatico. Ma illustra bene la realtà di un fronte che finora non è stato pacificato (giugno 2010 è il mese più sanguinoso, per caduti occidentali, dal dicembre 2001) ma forse nemmeno capito. Soprattutto per chi osserva da fuori e ha il giudizio un po&#8217; troppo facile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/se-gli-usa-finanziano-la-guerriglia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>AFGHANISTAN, SI MUORE E SI CHIACCHIERA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-si-muore-e-si-chiacchiera/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-si-muore-e-si-chiacchiera/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 20:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5392</guid>
		<description><![CDATA[La morte in un incidente presso Shindand del caporal maggiore scelto Francesco Saverio Positano, 29 anni, e le grottesche dimissioni del generale Stanley McChrystal, 56 anni, comandante in capo delle forze armate Usa in Afghanistan, hanno poco in comune ma trasmettono un identico messaggio: gli anni passano ma le difficoltà, laggiù, non diminuiscono.

Lo dimostra con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La morte in un incidente presso Shindand del caporal maggiore scelto Francesco Saverio Positano, 29 anni, e le grottesche dimissioni del generale Stanley McChrystal, 56 anni, comandante in capo delle forze armate Usa in Afghanistan, hanno poco in comune ma trasmettono un identico messaggio: gli anni passano ma le difficoltà, laggiù, non diminuiscono.</p>
<p><span id="more-5392"></span></p>
<div id="attachment_5397" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5397" title="mcchrystal_obaamaxxx" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/mcchrystal_obaamaxxx.jpg" alt="Il presidente Obama a colloquio con il generale McChrystal." width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il presidente Barack Obama a colloquio con il generale Stanley McChrystal.</p></div>
<p><strong>Lo dimostra con crudele efficacia la conta dei caduti.</strong> Positano, arruolato dal 1998, un veterano delle missioni internazionali (ne aveva già compiute sette), serviva nel 32° reggimento genio guastatori della  Brigata alpina Taurinense. Con lui sono saliti a 74 i soldati stranieri morti in</p>
<div id="attachment_5403" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-5403" title="POSITANOXXX" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/POSITANOXXX-150x141.jpg" alt="Il caporal maggiore Positano." width="150" height="141" /><p class="wp-caption-text">Il caporal maggiore Positano.</p></div>
<p>Afghanistan nel solo mese di giugno. <strong>Dalla partenza della missione internazionale, nel dicembre 2001, sono 1.862 i soldati caduti.</strong> E fare il confronto con i mesi più sanguinosi di questi nove anni, cioè con il luglio 2009 (76 vittime) e con l&#8217;agosto 2009 (77) aiuta a capire in fretta che da questo punto di vista poco è cambiato.</p>
<p><strong>La stessa cosa vale per le dimissioni del generale McChrystal</strong>, colpevole di aver rilasciato al mensile <em>Rolling Stone</em> un&#8217;intervista in cui il <strong>presidente Obama e i suoi più stretti collaboratori (tranne Hillary Clinton, segretario di Stato) escono a dir poco ridicolizzati</strong>. In Italia ne sono circolate diverse sintesi, ma solo la lettura della versione originale <a href="http://www.rollingstone.com/politics/news/17390/119236" target="_blank">sul sito del mensile</a>, parolacce comprese, fa capire perché Obama l&#8217;abbia ritenuta di così grave danno al proprio prestigio politico e allo svolgimento della missione in Afghanistan.</p>
<p>Dobbiamo anche ricordare una cosa. <strong>Per insediare McChrystal al comando, Obama aveva fatto una cosa rarissima</strong>, destituendo a guerra in corso il suo predecessore, David McKiernan. Era successo un&#8217;altra volta solo cinquant&#8217;anni prima, quando il presidente Harry Truman aveva cacciato dal comando il generale MacArthur in piena guerra di Corea.</p>
<p>Difficile credere che un militare di carriera come McChrystal, esperto nei trabocchetti della politica, si sia fatto ingannare da un giornale che ha fama (meritata) di non fare sconti a nessuno, per di più dopo aver passato ben dieci giorni in compagnia del giornalista <strong>Michael Hastings</strong>. Impossibile pensare che <strong>l&#8217;uomo che ha comandato per anni le Forze Speciali</strong> dell&#8217;esercito, guidandole nelle missione più segrete e più &#8220;sporche&#8221;, sia diventato di colpo sventato e chiacchierone.</p>
<p><strong>L&#8217;incidente McChrystal-Obama testimonia, inevitabilmente, di uno scollamento</strong>, forse persino di una sfiducia reciproca tra i vertici politici e quelli militari degli Usa, almeno per quanto concerne l&#8217;Afghanistan. Mentrwe la campagna si fa sempre più sanguinosa e incerta, occorrerebbe esattamente il contrario. Almeno per due ragioni. La prima è che <strong>in Afghanistan, soprattutto dal punto di vista militare, se gli Usa starnutiscono anche tutti gli altri prendono il raffreddore.</strong> La seconda è che a Kabul e dintorni si gioca ua partita che è militare ma anche politica, e spesso è difficile decidere dove fiisca un aspetto e dove cominci l&#8217;altro. Che non lo capisca nemmeno uno scafato e navigato come McChrystal autorizza un certo pessimismo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-si-muore-e-si-chiacchiera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>KIRGHIZISTAN, CHE GUAIO LA DEMOCRAZIA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/russia/kirghizistan-che-guaio-la-democrazia/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/russia/kirghizistan-che-guaio-la-democrazia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 21:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5287</guid>
		<description><![CDATA[Se uno volesse dirla tutta, bisognerebbe ammettere che ciò che ha fatto più male al Kirghizistan,  la Repubblica dell&#8217;Asia Centrale da molti giorni insanguinata da una specie di guerra civile (ormai centinaia di morti e più di 100 mila profughi ammassati nei  campi ai confini con l&#8217;Uzbekistan), è stato il mito della democrazia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se uno volesse dirla tutta, bisognerebbe ammettere che ciò che ha fatto più male al <strong>Kirghizistan</strong>,  la Repubblica dell&#8217;Asia Centrale da molti giorni insanguinata da una specie di guerra civile (ormai centinaia di morti e più di 100 mila profughi ammassati nei  campi ai confini con l&#8217;Uzbekistan), è stato il mito della democrazia. Per capirlo, serve un pochino di storia.<br />
<span id="more-5287"></span></p>
<div id="attachment_5289" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5289" title="Bakievxx" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/Bakievxx.jpg" alt="L'ex presidente Kurmanbek Bakiev." width="300" height="190" /><p class="wp-caption-text">L&#39;ex presidente Kurmanbek Bakiev.</p></div>
<p><strong>Quando l&#8217;Unione Sovietica andò in pezzi, il potere cadde, alla lettera, nelle  mani di Askar Akayev</strong>. Lui non era il classico tecnocrate comunista ma uno  scienziato illuminato. Era l&#8217;uomo che Michail Gorbaciov avrebbe voluto come proprio vice alla presidenza dell&#8217;Urss, proposta che Akayev rifiutò. Presidente del  Kirghizistan indipendente dal 1991, dopo che in una prima tgornata elettorale due altri contendenti non avevano raggiunto la maggioranza, <strong>Akaev aprì all&#8217;economia di  mercato e alla democrazia</strong>.</p>
<p><strong>Il problema era che la  democrazia era un po&#8217; più difficile da gestire del vecchio Partito Comunista</strong>. Il processo decisionale rallentò di colpo e Akaev, per risolvere la grana, cominciò ad accumulare potere: nel 1992 si autonominò anche capo del  Governo; nel 1994, con un referendum, fece ridurre i poteri del  Parlamento; nel 1995 ottenne la rielezione con una maggioranza &#8220;bulgara&#8221;  dopo aver stroncato l&#8217;opposizione e incarcerato gli oppositori; nel  2000, altrettanto.</p>
<p><strong>Il mite ex presidente dell&#8217;Accademia delle Scienze del  Kirghizistan era diventato un autocrate come quelli dei Paesi vicini</strong>.  Arrivato alle elezioni del 2005 tra proteste di piazza, crisi economica  e accuse di corruzione, Akaev cercò di organizzare una successione  dinastica, presentando come candidati al Parlamento <strong>il figlio  Aidar e la figlia Bermet</strong>. Di fronte a manifestazioni crescenti,  Akaev riuscì a resistere fino a maggio, poi dovette lasciare in tutta  fretta il Paese.</p>
<div id="attachment_5292" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5292" title="cartina" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/cartina.jpg" alt="La cartina del Kirghizistan." width="300" height="188" /><p class="wp-caption-text">La cartina del Kirghizistan.</p></div>
<p>Il suo posto fu preso dal leader dell&#8217;opposizione e della  cosiddetta &#8220;Rivoluzione dei Tulipani&#8221;, <strong>Kurmanbek Bakiyev</strong>,  che promise onestà, sviluppo economico e, soprattutto, più democrazia.  Indovinate? Arrivarono più corruzione, meno sviluppo e meno democrazia: <strong>Bakiev  ha cambiato più volte la Costituzione</strong>, ha chiuso la stampa  libera, ha incarcerato gli oppositori. Nel 2008 si è fatto rieleggere  coi brogli e nel 2010 è stata cacciato dall&#8217;ennesima sollevazione  popolare.</p>
<p><strong>Siamo quindi ai giorni nostri, ai morti e ai profughi</strong> causati, come si sente spesso dire, dalla rivalità tra l&#8217;etnia kirghiza  e quella uzbeka. La situazione, però, è più complessa di così. A  fomentare gli scontri nel Sud del Paese non sono solo le rivalità  etniche o quelle politiche (il figlio di Bakiev, <strong>Maksim</strong>, è stato  arrestato a Londra: si pensa che fosse lì per raccogliere fondi per la  rivincita del padre) ma anche gli interessi dei gruppi della criminalità  organizzata e <strong>soprattutto del traffico di droga</strong>, di  cui non solo il confinante Afghanistan ma anche la Valle di Fergana, in  pieno Kirghizistan, sono due roccaforti.</p>
<p>Questi gruppi hanno sentito  subito che la presa sulle leve del potere da parte del Governo  provvisorio guidato dall&#8217;ex ambasciatrice <strong>Roza Otumbayeva <img class="alignright size-thumbnail wp-image-5294" title="rOZA" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/rOZA-150x150.jpg" alt="rOZA" width="150" height="150" /></strong> (<em>foto</em>) era meno salda che in passato e  si sono mossi, per conquistare spazi di manovra in regioni a cui, in  pratica, sia Akayev sia Bakiev (che pure è di etnia uzbeka e originario  di Osh, oggi al centro degli scontri) avevano quasi rinunciato.</p>
<p><strong>Usa e Russia, poverini, stanno a guardare.</strong> Gli Usa  hanno una base militare a <strong>Manas</strong>, non lontano dalla  capitale Bishkek, che è la vera retrovia delle loro operazioni in  Afghanistan. E sempre vicino a Bishkek, nel centro di <strong>Kant</strong>,  hanno una grande base anche i russi. Per ragioni pratiche e  strategiche, i due colossi hanno un solo interesse: che il Kirghizistan,  democratico o no (ma meglio no), stia tranquillo. Per questo Washington  non ha fiatato di fronte ai progetti di intervento militare umanitario  di Mosca.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/russia/kirghizistan-che-guaio-la-democrazia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>QUANDO IL PRESIDENTE DICE LA VERITA&#8217;</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/asia/afghanistan/germania-se-il-presidente-dice-la-verita/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/asia/afghanistan/germania-se-il-presidente-dice-la-verita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 13:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5105</guid>
		<description><![CDATA[Non si è parlato abbastanza, secondo me, delle dimissioni di Horst Koehler, 67 anni, presidente della Repubblica Federale Tedesca. Già presidente del Fondo monetario internazionale, Koehler ha lasciato la carica per aver pronunciato, durante una visita ai soldati tedeschi in Afghanistan, la seguente frase: &#8220;&#8230; un Paese delle nostre dimensioni, con il nostro orientamento verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si è parlato abbastanza, secondo me, delle dimissioni di Horst Koehler, 67 anni, presidente della Repubblica Federale Tedesca. Già presidente del Fondo monetario internazionale, Koehler ha lasciato la carica per aver pronunciato, durante una visita ai soldati tedeschi in Afghanistan, la seguente frase: &#8220;&#8230; un Paese delle nostre dimensioni, con il nostro orientamento verso il commercio internazionale e quindi dipendente dal commercio internazionale, deve sapere&#8230; che in caso di emergenza <strong>schierare i soldati è anche necessario per proteggere i nostri interess</strong>i. Per esempio, nelle rotte del libero commercio, per esempio per prevenire l&#8217;instabilità in un&#8217;intera regione che certamente avrebbe un impatto negativo sulle nostre opportunità in termini di commercio, posti di lavoro, reddito&#8221;.</p>
<p><span id="more-5105"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_5114" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5114" title="horstkoehler" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/horstkoehler.jpg" alt="Horst Koehler in visita ale truppe tedesche." width="300" height="209" /><p class="wp-caption-text">Horst Koehler in visita ale truppe tedesche.</p></div>
<p><strong>Si sa che i politici non possono permettersi di dire sempre e comunque la verità</strong>. Ma il fatto che <strong>Koehler</strong> sia stato attaccato con tanta intensità da sentirsi costretto ad andarsene, segnala non tanto un desiderio di pace (o, al limite, un bisogno di onestà) ma piuttosto un&#8217;ipocrisia di fondo. Ipocrisia che non è certo solo tedesca: per un decennio ci siamo sentiti ripetere che la guerra in Iraq non aveva nulla a che fare con il petrolio e con gli interessi Usa, che era una questione di principio, che bisognava portare la democrazia in Medio Oriente. Subito dopo gli stessi Paesi e le stesse capitali (Washington, Londra, Roma&#8230; ) si sono messi in società con <strong>il colonnello Gheddafi</strong>, in nome del petrolio, del gas e dell&#8217;immigrazione, e alla faccia della democrazia.</p>
<p><strong>Per quanto riguarda la Germania, bisogna pur ricordare che con l&#8217;Afghanistan sta vivendo tempi duri.</strong> Già 45 soldati morti, poche prospettive di uscirne senza traumi (anche ritirarsi mollando la Nato sarebbe cosa non da poco),una crisi politica sempre latente da quando, nel novembre scorso, esplose lo &#8220;scandalo Kunduz&#8221;. Il capo di stato maggiore dell&#8217;Esercito, <strong>Wolfgang Schneiderhan</strong>, e il sottosegretario alla Difesa, <strong>Peter Wichert</strong>, furono &#8220;dimissionati&#8221; dal ministro della Difesa per avergli nascosto informazioni importanti su un raid aereo, ordinato in Afghanistan da un ufficiale tedesco, in cui erano morti 142 civili. I due volevano proteggere il contingente tedesco ma trascinarono nella loro rovina anche <strong>Franz Josef Jung</strong>, in quel momento ministro del Lavoro ma all&#8217;epoca della strage ministro della Difesa. E poi la Costituzione della Germania vieta l&#8217;uso dello strumento militare per la difesa degli interessi economici della nazione.</p>
<p><strong>Detto questo, la società occidentale dovrebbe ormai avere la maturità necessaria per giudicare illuminate, e non retrive, parole come quelle di Koehler. </strong>Intanto perché contengono una percentuale importante di verità: nessun Governo mette a rischio le vite dei propri cittadini-soldati e affronta spese importanti se non pensa di favorire, anche, l&#8217;interesse nazionale. <strong>Tanto meno la Germania, che in nome dell&#8217;austerità economica si appresta ad abrogare la leva obbligatoria e a ridurre del 30% i 250 mila effettivi del suo esercito</strong>. Secondo: la difesa della libertà è una cosa assai più complessa di come di solito ce la raccontano. Supera di gran lunga il retorico concetto di &#8220;libere elezioni&#8221;, cioè di quegli appuntamenti che si svolgono regolarmente anche in Paesi assai non troppo liberi (Russia), poco liberi Afghanistan e Iraq), liberi per nulla (Iran). Anche la difesa del libero commercio è difesa della libertà, come lo è pure la difesa della stabilità internazionale. Terzo: <strong>le parole dell&#8217;ex presidente Koehler ci ricordano che la gobalizzazione esiste e agisce</strong> e che quanto accade in Pakistan o in Afghanistan ci riguarda e ci tocca. Solo chi non ha capito questo può pensare che impegnarsi e morire per l&#8217;Afghanistan, come tocca anche ai soldati italiani, è &#8220;solo&#8221; una questione di principio e non anche di difesa degli interessi nazionali.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/asia/afghanistan/germania-se-il-presidente-dice-la-verita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>AFGHANISTAN: L&#8217;ITALIA NEL GRANDE GIOCO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-litalia-nel-grande-gioco/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-litalia-nel-grande-gioco/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 May 2010 21:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=4858</guid>
		<description><![CDATA[La morte di Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio, i due sottufficiali della Taurinense, non solo porta a 25 le vittime italiane in Afghanistan ma segna nel modo più tragico un momento di grave difficoltà per la missione internazionale. In particolare, un certo smarrimento da parte della Casa Bianca di Barack Obama, che nell&#8217;inverno scorso aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La morte di Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio, i due sottufficiali della Taurinense, non solo porta a 25 le vittime italiane in Afghanistan ma segna nel modo più tragico un momento di grave difficoltà per la missione internazionale. In particolare, <strong>un certo smarrimento da parte della Casa Bianca di Barack Obama</strong>, che nell&#8217;inverno scorso aveva cercato di dare nuovo impulso a una pace mai davvero realizzata e a una guerra mai davvero terminata. Resta il fatto che avere a Kabul un alleato malfidato non è proprio il massimo.</p>
<p><span id="more-4858"></span></p>
<div id="attachment_4880" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4880" title="afghanistan22" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/05/afghanistan22.jpg" alt="Insorti afghani nella provincia di Herat." width="300" height="193" /><p class="wp-caption-text">Insorti afghani nella provincia di Herat.</p></div>
<p><strong>Vale la pena di ricordare che Obama </strong>aveva voluto in Afghanistan il meglio degli alti ranghi militari Usa: al comando sul campo il generale <strong>Stanley McChristal</strong>, ch&#8217;era stato il vice del generale <strong>David Petraeus</strong> in Iraq; al comando al quartier generale lo stesso Petraeus, comandante di tutte le truppe Usa dispiegate fuori dai confini nazionali. Per completare l&#8217;opera, inoltre, il contingente americano in Afghanistan era stato largamente ampliato, in pratica raddoppiato, fino ai 62.500 uomini attuali.</p>
<p>Ai primi di febbraio, infine, <strong>era stata lanciata una vasta offensiva</strong> (la più massiccia dai tempi del Vietnam per le truppe Usa) nel Sud, nel distretto di Marja, infestato da rivoltosi e talebani. E proprio qui comincia l&#8217;elenco delle difficoltà. Dopo una serie iniziale di successi, <strong>le truppe Nato e quelle afghane hanno dovuto accettare un parziale ritiro</strong>. I talebani, che si erano dispersi sotto l&#8217;impatto dell&#8217;offensiva, sono pian piano tornati nell&#8217;area, rendendola così insicura e tormentata che ogni giorno tra 10 e 20 famiglie se ne vanno verso zone più tranquille.</p>
<p><strong>Poi c&#8217;è la questione dell&#8217;oppio.</strong> Quest&#8217;anno il raccolto sarà modesto, perché una malattia delle piante ha mandato in malora almeno 2.500 tonnellate di siero dei papaveri. Una buona notizia che rischia di volgersi nell&#8217;esatto contrario. Parte della nuova strategia di Obama era stata proprio <strong>la decisione di andarci piano con i campi di papaveri</strong>, per non ridurre alla fame i contadini e non favorire l&#8217;arruolamento nella guerriglia. La malattia delle piante vanifica tutti gli sforzi, anche perché talebani e soci accreditano la voce che la &#8220;malattia&#8221; sia stata in realtà generata nei laboratori dell&#8217;esercito Usa. In più, <strong>il prezzo dell&#8217;oppio grezzo è cresciuto del 60%</strong>, facendo crescere a dismisura il valore delle scorte che i narcotrafficanti hanno accumulato nelle scorse stagioni, quando il raccolto era abbondante e il prezzo basso. E poiché il narcotraffico è una delle cassaforti della guerriglia, è lecito aspettarsi ulteriori difficoltà.</p>
<p>Ultimo ma non ultimo per importanza, l&#8217;aspetto politico. <strong>Obama stenta a sopportare il collega afghano Karzai</strong>, al quale rimprovera corruzione e inefficienza. Dopo la rielezione dell&#8217;agosto 2009 (con brogli pari a 1 milione di voti) ha provato a tenerlo a distanza, annullando un suo viaggio a Washington già previsto. Per tutta risposta, Karzai ha incontrato <strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong>, il presidente dell&#8217;Iran. Appena gli americani hanno lanciato l&#8217;offensiva, Karzai ha cominciato a parlare di trattative con i talebani &#8220;moderati&#8221;. Poiché liberarsi di <strong>Karzai, che rappresenta l&#8217;etnia <em>pashtun</em> che conta oltre il 30% della popolazione afghana</strong>, è di fatto impossibile senza andare incontro a ulteriori disastri, Obama ha cambiato strategia. Ha invitato Karzai a Washington, l&#8217;ha coperto di onori e ha provato a conquistarlo con i sorrisi.</p>
<p>In questa partita l&#8217;Italia, come tante altre nazioni impegnate in Afghanistan, può giocare un ruolo limitato. <strong>Gli Usa hanno oltre 62 mila soldati, noi 3.300 (la Francia 3.750, il Canada 2.830, la Gran Bretagna 9.500, la Germania 4.665). Nel solo 2009 gli Usa hanno speso per l&#8217;Afghanistan quasi 65 miliardi di dollari. </strong>E&#8217; inevitabile che tocchi a Washington la regia dell&#8217;intera operazione. Poiché andarsene non è possibile, pena il tracollo di una regione che lambisce la Russia, tocca la Cina e coinvolge il Pakistan, possiamo solo sperare che gli strateghi di Obama ritrovino lucidità e fantasia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/afghanistan-litalia-nel-grande-gioco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>C&#8217;E&#8217; PIU&#8217; FEDE NEL BURQA O NEI PANTALONI?</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/italia/ce-piu-fede-nel-burqa-o-nei-pantaloni/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/italia/ce-piu-fede-nel-burqa-o-nei-pantaloni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 May 2010 22:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=4756</guid>
		<description><![CDATA[Vorrei tornare sulla questione del burqa per chiarire un punto per me fondamentale. E decisivo, mi pare, per capire perché le multe tipo Novara (500 euro a una donna musulmana che portava il velo integrale in un edificio pubblico) sono sacrosante. Il punto è questo: il burqa non c&#8217;entra nulla con la fede, nemmeno con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei tornare sulla questione del burqa per chiarire un punto per me fondamentale. E decisivo, mi pare, per capire perché le multe tipo Novara (500 euro a una donna musulmana che portava il velo integrale in un edificio pubblico) sono sacrosante. Il punto è questo: <strong>il burqa non c&#8217;entra nulla con la fede</strong>, nemmeno con quella islamica. E&#8217; solo un capo d&#8217;abbigliamento. Se vogliamo, tradizionale in una minuscola porzione del mondo islamico (in buona sostanza l&#8217;Afghanistan, più qualche minoranza sparsa: poche decine di milioni di persone su un miliardo di musulmani), ma in nessun modo significativo dal punto di vista religioso o spirituale.</p>
<p><span id="more-4756"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_4767" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4767" title="velo" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/05/velo.jpg" alt="Una donna musulmana con il velo." width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Una donna musulmana con il velo.</p></div>
<p><strong>Credo di avere una più che discreta biblioteca sull&#8217;islam</strong>, sulla sua storia e sulla sua cultura. Tra i testi, ho anche parecchi volumi di consultazione, italiani e stranieri, del tipo <em>Vocabolario dell&#8217;islam</em> o <em>Dizionario dell&#8217;islam</em>. Quasi nessuno di questi testi contiene la voce &#8220;burqa&#8221;. D&#8217;altra parte voi trovereste essenziale, in una storia del cristianesimo, la parola &#8220;pantaloni&#8221;? Eppure tutti, sacerdoti e spesso suore comprese, li portano. A differenza del burqa, che è portato da poche donne musulmane.</p>
<p><strong>La ragione è semplice</strong>. Non c&#8217;è nulla, ma proprio nulla, nel <em>Corano</em>, che autorizzi a pensare che il burqa sia un prodotto del pensiero di Dio. E, se è per questo, nemmeno il <em>chador</em> o il <em>niqab</em> o lo <em>hijab</em> o uno qualunque degli abbigliamenti più diffusi tra le donne musulmane.</p>
<p><strong>Nel <em>Corano</em> ci sono solo due riferimenti al velo o ai veli. </strong>Il primo è al versetto 31 della sura 24<strong> </strong>(la <strong>Sura della Luce</strong>), laddove è scritto: &#8220;Dì inoltre alle credenti che abbasino i loro sguardi e siano costumate, né mostrino i loro ornamenti, eccetto quelli esterni, gettino i veli del capo sopra i loro seni e non mostrino i loro ornamenti se non ai loro mariti&#8230;&#8221;. Il secondo è al versetto 59 della sura 33 (la <strong>Sura dei Confederati</strong>): &#8220;O profeta, dì alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti che facciano scendere qualcosa del loro <em>gilbab</em> (un velo per coprire il capo, <em>n.d.r</em>) su di sé; questo sarà il modo più acconcio perché esse vengano riconosciute e non vengano offese da atti o parole sconvenienti&#8221;.</p>
<p><strong>Il senso di questi ammonimenti</strong> (la traduzione è quella dell&#8217;edizione del <em>Corano</em> curata da Luigi Bonelli per la Hoepli) è piuttosto chiaro. Pudore, modestia, cura nel celare tutto ciò (i seni, per esempio) che poteva sembrare &#8220;provocatorio&#8221;. Le donne oneste dovevano coprire il capo e forse anche il volto soprattutto per essere <strong>riconosciute e distinte da concubine e donne di malaffare.</strong> E&#8217; stupefacente che si dettassero norme di questo genere del Settimo secolo dopo Cristo? Crediamo forse che presso i cristiani o gli ebrei le donne, in quei tempi, andassero vestite diversamente?</p>
<p><strong>Non c&#8217;è nulla, nei pochi versetti citati, che predichi</strong>, o peggio ancora imponga, l&#8217;uso del velo integrale o del burqa. Se qualcuno, dai tempi di Maometto a oggi, è riuscito a imporre il burqa alle donne, ha compiuto un&#8217;opera del tutto umana, terrena. Opera che, come tale, non può che confrontarsi, e nel caso andare soggetta, ad altre regole altrettanto umane. <strong>Per esempio alle leggi</strong>, che nel nostro Paese vietano (a livello nazionale, prima ancora che attraverso le ordinanze di questo o quel sindaco) di andare in giro a volto coperto.</p>
<p><strong>Tutto il resto sono chiacchiere. </strong>Che purtroppo girano e rigirano e fanno danni. E&#8217; incredibile, per esempio, che una donna tedesca sicuramente colta e intelligente come <strong>Aygul Ozkan,</strong> ex manager di Deutsche Telekom e ora anche ministro per gli Affari Sociali della Bassa Sassonia, abbia potuto paragonare il velo islamico al Crocifisso, dicendo di essere contraria all&#8217;uno e all&#8217;altro. Musulmana, <strong>la Ozkan fa torto anche alla propria religione </strong>paragonando un simbolo religioso a un capo di vestiario. Ennesima dimostrazione del fatto che è la politica (con le sue speculazioni) a portare la confusione nelle religioni, e non il contrariocome si è invece portati a credere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/italia/ce-piu-fede-nel-burqa-o-nei-pantaloni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PERCHE&#8217; EMERGENCY, PERCHE&#8217; ADESSO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/perche-emergency-perche-adesso/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/perche-emergency-perche-adesso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 21:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=4566</guid>
		<description><![CDATA[Credo non sia un segreto che Emergency, l&#8217;associazione umanitaria fondata da Teresa Sarti e dal marito Gino Strada nel 1994, ha tanti che l&#8217;adorano e altrettanti che l&#8217;hanno in antipatia. Io li ho incontrati spesso, sulla mia strada di giornalista, anche in Afghanistan, e mentirei se dicessi di averli sempre trovati adorabili. Ma in quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo non sia un segreto che Emergency, l&#8217;associazione umanitaria fondata da Teresa Sarti e dal marito Gino Strada nel 1994, ha tanti che l&#8217;adorano e altrettanti che l&#8217;hanno in antipatia. Io li ho incontrati spesso, sulla mia strada di giornalista, anche in Afghanistan, e mentirei se dicessi di averli sempre trovati adorabili. <strong>Ma in quel Paese hanno curato quasi 2 milioni e mezzo di persone </strong>e anche a quelli che li hanno proprio sul gozzo risulta non difficile ma impossibile credere che <strong>tre dei suoi (due medici e un logista)</strong> si siano alleati ai talebani per assassinare il governatore di una provincia.</p>
<p><span id="more-4566"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_4573" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4573" title="Emergency" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/04/Emergency.jpg" alt="Una scorta italiana davanti all'ospedale di Emergency a Kabul." width="300" height="184" /><p class="wp-caption-text">Una scorta italiana davanti all&#39;ospedale di Emergency a Kabul.</p></div>
<p><strong>Resta dunque da chiedersi</strong> perché sia stata montata un&#8217;operazione di quel genere, perché adesso e perché accanto agli uomini del governo afghano non abbiano evitato di schierarsi, nell&#8217;irruzione all&#8217;ospedale, anche i soldati della forza Isaf, proprio quando è diventata più che palese la totale sfiducia che gli Usa nutrono in Karzai, nei suoi uomini e nel loro operato. Gino Strada risponde così alle tre domande: noi siamo lì, nella provincia dell&#8217;Helmand, e curiamo tutti, senza distinzioni, proprio mentre si sviluppa una delle più intense offensive Nato. Diamo fastidio perché siamo testimoni imparziali e obiettivi.</p>
<p><strong>L&#8217;offensiva, in realtà, è in corso già da metà febbraio</strong> sotto il nome di <strong>Operazione Moshtarak</strong> (che vuol dire &#8220;insieme&#8221; nella lingua dari parlata da quelle parti) ed è condotta da 4 mila soldati Usa, altri 4 mila inglesi più canadesi, danesi ed estoni, oltre ovviamente ai reparti dell&#8217;esercito afghano, <strong>per un totale di 15 mila uomini</strong>. Diciamo per ipotesi che Strada abbia ragione.La sua tesi, però, risponde solo alla prima delle tre domande, cioè ci dice &#8220;perché&#8221;. Ma non ci dice &#8220;perché adesso&#8221; né &#8220;perché gli uomini Isaf erano con gli uomii di Karzai&#8221;.</p>
<p><strong>Emergency opera in Afghanistan dal 1999</strong>, quando ha aperto un centro<strong> </strong>chirurgico nella valle del Panshir  allora  cotrollata dall&#8217;Alleanza del Nord</p>
<div id="attachment_4577" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-4577" title="afganistan" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/04/afganistan-150x150.gif" alt="In rosso, gli ospedali di Emergency in Afghanistan. Quello più a Sud è Lashkar Gah." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">In rosso, gli ospedali di Emergency in Afghanistan. Quello più a Sud è Lashkar Gah.</p></div>
<p>anti-talebana guidata dal comandante Massud. Nel 2001 ha aperto un altro ospedale, questa volta <strong>nella capitale Kabul, allora ancora dominata dai talebani.</strong> Infine, nel 2003, ha costruito l&#8217;ospedale di cui si parla in questi giorni, a Lashkar Gah, <strong>nella provincia di Helmand a maggioranza pashtun, cioè l&#8217;etnia del presidente Karzai</strong>. Per non parlare della rete di centri di pronto soccorso, una trentina, sparsi un po&#8217; in tutto il Paese. Insomma, Emergency avrebbe potuto spiare e complottare in qualunque momento, dappertutto e contro tutti: talebani, loro avversari, avversari degli avversari e così via.</p>
<p><strong>Per questo temo che la domanda vera sia proprio: perché adesso</strong>. E dico temo perché mi sa che delle due l&#8217;una: o hanno ragione quei fini conoscitori dell&#8217;Afghanistan che si pronunciano in questi giorni (anche per ipotizzare che i medici italiani siano dei brigatisti in trasferta) oppure la museruola a Emergency può solo significare che, ancora una volta, le cose non vanno proprio benissimo. E che <strong>alla vigilia della stagione calda, che in Afghanistan significa sempre più attacchi e più imboscate</strong>, anche le truppe Nato sono così preoccupate da voler neutralizzare un ospedale che, curando i civili, con ogni probabilità finiva col curare anche gli insorti, dato che i soldati Nato e quelli afghani vengono ovviamente curati negli ospedali della coalizione o governativi.</p>
<p>P.S.: vorrei rilevare che per i trinariciuti di destra (fratelli gemelli di quelli di sinistra) ci sono italiani immeritatamente in pericolo e italiani che il pericolo se lo meritano. Per rientrare nella prima categoria bisogna essere di destra o body guard. Rientrare nella seconda categoria è più facile: basta non essere di destra o body guard.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/perche-emergency-perche-adesso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
