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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista</title>
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		<title>GUANTANAMO E&#8217; PIU&#8217; FORTE DI OBAMA</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 18:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il discorso che Obama ha tenuto alla <em>National Defense University</em> di Washington era stato annunciato con enfasi, e pubblicizzato come il momento decisivo per la definizione di una nuova strategia americana contro il terrorismo.  Nei fatti, è servito soprattutto a confermare la natura sotto questo aspetto sostanzialmente ambigua della presidenza Obama: la presidenza di <strong>un leader insignito da subito del premio Nobel per la Pace ma poi costretto a ricorrere allo strumento della guerra</strong> con un’intensità e una frequenza nota a pochi dei suoi predecessori.</p>
<p><span id="more-17299"></span></p>
<div id="attachment_17303" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/guantanamo_ok.jpg"><img class="size-full wp-image-17303" title="guantanamo_ok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/guantanamo_ok.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Il trasferimento di uno dei detenuti di Guantanamo in sciopero della fame.</p></div>
<p><strong>Così Obama ha criticato l’uso indiscriminato dei droni, gli aerei da bombardamento guidati a distanza che tante vittime civili hanno provocato in Afghanistan e in Pakistan, confermando però che i micidiali velivoli resteranno in azione,</strong> anche perché dal 2009 (anno delle loro prime incursioni) “hanno contribuito a salvare molte vite”. Un’unica condizione è stata posta al loro impiego: agiranno solo quando vi sarà la “quasi certezza” di colpire effettivamente i terroristi. In quel caso poco importerà se cadranno anche cittadini Usa impegnati in attività ostili: per la prima volta, infatti, la Casa Bianca ha ammesso che negli anni scorsi 4 americani diventati terroristi sono stati falciati dai colpi dei droni.</p>
<p><strong>Allo stesso modo Obama si è espresso nei confronti del super-carcere di Guantanamo, sull’isola di Cuba, aperto nel 2002, arrivato a detenere 700 persone e oggi impegnato per soli 166 detenuti,</strong> oltre 100 dei quali impegnati in un duro sciopero della fame. Obama, nel discorso, ha detto che “Guantanamo non avrebbe mai dovuto essere aperto”, confessandosi però incapace di chiuderlo come aveva promesso all’epoca della prima elezione. Il Presidente vorrebbe processare una parte dei detenuti e trasferire gli altri in Paesi alleati come lo Yemen, di cui peraltro molti di loro sono originari. <strong>Un’impresa di fatto impossibile.</strong> La prima cosa è ostacolata dall’incerto status giuridico dei prigionieri (non sono criminali comuni né prigionieri di guerra, non possono essere processati nei tribunali comuni e nemmeno in quelli militari), la seconda dall’opposizione del Congresso a maggioranza repubblicana, che in Guantanamo ancor vede un simbolo da difendere dell’era Bush. Comunque sia, il carcere resterà dov’è e com’è, costi compresi: per il prossimo anno il Pentagono ha chiesto 450 milioni di dollari solo per i lavori di manutenzione a adeguamento.</p>
<p><strong>La parte più interessante del discorso è stata forse quella in cui Barack Obama ha dichiarato Al Qaeda ormai incapace di colpire  “gli Usa e i Paesi loro alleati” con la violenza di un tempo,</strong> e ha invitato piuttosto a guardarsi dal terrorismo interno. Un monito in cui certo riecheggia il fresco e drammatico ricordo della strage della maratona di Boston, ma anche l’esigenza di fornire un’adeguata “copertura” politica all’ormai prossimo ritiro totale dall’Afghanistan. Una guerra, quella afghana, ormai del tutto impopolare presso i cittadini Usa, che vogliono riportare a casa i loro “ragazzi” in uniforme. Una spedizione, però, che nessuno potrà considerare vittoriosa: ecco perché può tornare utile spiegare il ritiro anche con una serie di mutate esigenze strategiche.</p>
<p>Più in generale, il discorso alla National Defense University ha ribadito il paradosso dei presidenti americani: che <strong>possono essere inclini alla pace quanto vogliono (e Obama di certo lo è) ma non possono rinunciare allo strumento militare.</strong> Una dura condizione loro imposta non tanto dalle decisioni politiche ma piuttosto dalla natura della potenza Usa e dall’esposizione e distribuzione mondiale dei loro interessi.</p>
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		<title>SIRIA, ULTIMA TRINCEA DEGLI SCIITI</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 21:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non era stato difficile prevedere, quasi due anni fa, che a meno di un deciso intervento dell&#8217;Occidente, la situazione in Siria sarebbe degenerata e avrebbe messo a rischio<strong> la stabilità dell&#8217;intero Medio Oriente.</strong> L&#8217;intervento non è arrivato, con gli Usa scottati dal triste epilogo di quanto fatto in Irak e in Afghanistan. E gli altri Paesi non sono in grado di imprimere una svolta radicale alla situazione.</p>
<p><span id="more-17283"></span></p>
<div id="attachment_17292" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/assad.jpg"><img class="size-full wp-image-17292" title="assad" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/assad.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Sostenitori di Assad sullo sfondo di un suo ritratto.</p></div>
<p><strong>Intervenire un anno e mezzo o un anno fa, direttamente o per interposta Onu, avrebbe significato mettere alle strette il dittatore Bashar al Assad e costringerlo a riconoscere un&#8217;opposizione che, allora, era ancora credibilmente interprete di una evidente ansia di libertà e democrazia.</strong> Oggi è palese che l&#8217;opposizione ad Assad e alla sua dittatura alawita è stata soppiantata da gruppi armati sunniti di ispirazione wahabita e da cellule di terrorismo qaedista che in nessun modo possono essere presi a garanzia di una futura transizione democratica. Nel frattempo, lo stragismo delle truppe fedeli ad Assad e quello dei guerriglieri islamisti hanno prodotto quasi 90 mila vittime, rendendo di fatto impossibile non si dice una pacificazione nazionale, ma qualunque decente forma di trattativa politico-militare.</p>
<p>Ma ancor più gravi sono altri due aspetti. Il primo è questo: nei due anni trascorsi dalle prime proteste represse nel sangue da Assad, il conflitto siriano ha cambiato natura. <strong>Era cominciato come una lotta per avere maggiori spazi di libertà; è proseguito come una rivolta della maggioranza sunnita contro l&#8217;oppressione della minoranza alawita; è diventato una battaglia degli sciiti di Iran, Siria e Libano</strong> (che sono minoranza nel mondo islamico, circa il 10% del totale) per non farsi soffocare dal predominio dei sunniti, grandi detentori delle ricchezze petrolifere e fedeli scudieri degli Usa, dall&#8217;Arabia Saudita alla Giordania.</p>
<p><strong>E&#8217; soprattutto questo, oggi, a mettere in forse la residua stabilità del Medio Oriente. Gli sciiti controllano da tempo immemorabile la cosiddetta Mezzaluna fertile, cioè l&#8217;arco che segna il percorso di Abramo verso la Terra Promessa,</strong> dal Sud dell&#8217;Irak fino a Israele passando appunto per la Siria e il Libano. Gli eventi terribili della Siria di oggi non devono distrarci troppo. La guerra di resistenza degli sciiti prosegue imperterrita anche nell&#8217;Irak con tanta fretta dichiarato &#8220;pacificato&#8221; e &#8220;democratico&#8221;. Di democratico nell&#8217;Irak ora controllato dagli sciiti c&#8217;è poco, ma basta leggere la cronaca per capire che cosa sta succedendo: nei giorni scorsi le bombe hanno falciato almeno 100 civili, tutti in pratica sciiti iracheni o sciiti iraniani in pellegrinaggio nelle città sante (per gli sciiti) dell&#8217;Irak.</p>
<p>In questo scontro epocale si percepisce tutto l&#8217;allarme di Israele. Dopo aver passato anni a gridare &#8220;al lupo&#8221; per le fragili ambizioni atomiche dell&#8217;Iran, lo Stato ebraico si ritrova oggi alle porte una minaccia assai &#8220;tradizionale&#8221;, dal punto di vista bellico, ma concreta e potenzialmente assai più dannosa. <strong>Anche perché con il regime degli Assad Israele non aveva mai corso seri pericoli e aveva conservato senza patemi le alture del Golan, ottenute durante la Guerra dei Sei Giorni (1967).</strong> Adesso il Governo israeliano può certamente schierarsi contro Assad, a rischio però di ritorsioni siriane o dell&#8217;Hezbollah libanese, sempre più coinvolto nel conflitto, e con il timore che, in caso di caduta di Assad, il futuro regime di Damasco sia più integralista di quello alawita e se possibile ancor meno sensibile alle ragioni di Israele.</p>
<p>C&#8217;è un altro elemento che deve far riflettere: la resistenza di Assad. Per molti mesi i portavoce di Usa e Israele hanno annunciato come inevitabile e prossima la sua caduta. Ma Assad è ancora là, a Damasco. E le sue truppe sul terreno, semmai, stanno rimontando. E&#8217; vero, Russia e Cina non hanno smesso di aiutarlo. L&#8217;Iran lo sostiene con le armi, i miliziani <strong>basji </strong>e l&#8217;attività dei servizi segreti. Ma lo stesso fanno con i ribelli Usa, Arabia Saudita, Turchia, Qatar&#8230; Quindi a tenere in piedi Assad deve contribuire qualche altro elemento. E se fosse che molti siriani hanno più paura del futuro senza di lui che del passato con lui?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>HUGH LAURIE: &#8220;UNCHAIN MY HEART&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 17:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17279" class="wp-caption aligncenter" style="width: 130px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/Hugh_Laurie.jpg"><img class="size-full wp-image-17279" title="Hugh_Laurie" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/Hugh_Laurie.jpg" alt="" width="120" height="90" /></a><p class="wp-caption-text">Hugh Laurie.</p></div>
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		<title>AFGHANISTAN, IL REGNO DEI CORROTTI</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 18:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai anche i sassi hanno capito che la semplice procedura elettorale non basta a fare una democrazia, a dispetto delle favole che per un decennio ci ha raccontato la destra di ogni Paese. <strong>Non è bastata in Irak, dove sono comunque caduti sul campo 32 soldati italiani,</strong> insieme a 3 civili, e non è bastata in Afghanistan, dove invece i militari italiani caduti sono stati finora 52. Lo dimostra, tra l&#8217;altro, anche il più recente rapporto Onu sulla corruzione in Afghanistan, che dipinge un quadro a dir poco desolante.</p>
<p><span id="more-17262"></span></p>
<div id="attachment_17269" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/afghanistan.jpg"><img class="size-full wp-image-17269" title="afghanistan" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/afghanistan.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Afghanistan, cambiavalute a Kabul.</p></div>
<p><strong>Nel 2012 la corruzione è costata al Paese (e ha fruttato ai disonesti) poco meno di 4 miliardi di dollari: un&#8217;enormità, soprattutto se si pensa che il Prodotto interno lordo afghano</strong> (cioè, tutta la ricchezza prodotta dall&#8217;intero Paese) vale meno di 20 miliardi di dollari. Il bottino accumulato dai corrotti, tra l&#8217;altro, è cresciuto del 40% nei soli ultimi tre anni. Il legame della corruzione con la democrazia emerge pienamente se si considera questo elemento: il 30% degli afghani ha denunciato di aver dovuto pagare una &#8220;bustarella&#8221; in transazioni private, ma addirittura il 50% ha denunciato la stessa cosa a proposito dei servizi pubblici.</p>
<p>La corruzione, per quanto sembri bizzarro, ha anche connotazioni regionali. <strong>L&#8217;Ovest e il Nord-Est dell&#8217;Afghanistan sono più colpiti dalla corruzione dei pubblici uffici: da quelle parti, una percentuale che oscilla tra il 60 e il 70% dei cittadini denuncia</strong> grandi e piccole estorsioni da parte dei pubblici ufficiali. Al Sud, invece, è più diffusa la corruzione &#8220;privata&#8221;, soprattutto nei villaggi da parte di anziani, mullah ed estorsori che in un modo o nell&#8217;altro si richiamano ai talebani.</p>
<p>Per finire: è ormai radicata nella testa degli afghani l&#8217;idea che la corruzione sia parte integrante del sistema. <strong>Nel 2009 solo il 42% degli afghani riteneva accettabile il fatto che un impiegato pubblico mettesse insieme un secondo salario pretendendo mance e bustarelle per fare il proprio lavoro; nel 2012, la percentuale è salita al 68%.</strong> Allo stesso modo, nel 2009 solo il 41% degli afghani giustificava il fatto che un impiego pubblico fosse assegnato sulla sola base dei legami famigliari o di clan e non anche sul merito e sulla capacità; nel 2012, quella quota è arrivata al 67%.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>OMOFOBIA, NOZZE GAY E CONFUSIONE</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 21:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, come ogni 17 maggio a partire dal 2007, si è celebrata in Europa la Giornata contro l&#8217;Omofobia. A livello mondiale la Giornata si celebra invece dal 17 maggio 2005, data che segnò il quindicesimo anniversario della rimozione dell&#8217;omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione ufficialmente adottata dall&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità. Si può ancora, oggi, pensare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, come ogni 17 maggio a partire dal 2007, <strong>si è celebrata in Europa la Giornata contro l&#8217;Omofobia. </strong>A livello mondiale la Giornata si celebra invece dal 17 maggio 2005, data che segnò il quindicesimo anniversario della rimozione dell&#8217;omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione ufficialmente adottata dall&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità.</p>
<p><span id="more-17252"></span><br />
<strong></strong></p>
<div id="attachment_17255" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/omofobia_ok.jpg"><img class="size-full wp-image-17255" title="omofobia_ok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/omofobia_ok.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">La Giornata mondiale contro l&#39;omofobia.</p></div>
<p><strong>Si può ancora, oggi, pensare che gli omosessuali siano tutti pazzi?</strong> O, come il termine &#8220;omofobia&#8221; indica, avere paura delle persone omosessuali? Possiamo tollerare che le persone omosessuali siano insultate, aggredite, discriminate? La risposta, scontata, è un &#8220;no&#8221; tondo e sonoro. Il che, però, può farci sentire meglio ma non illuderci che tutti i problemi siano risolti.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Il primo di questi problemi irrisolti è la confusione che spesso (e, non di rado, volontariamente) si fa tra l&#8217;omofobia e i mille, legittimi e anzi doverosi dubbi</strong> che spuntano quando la questione dei &#8220;diritti&#8221; da culturale pretende (legittimamente, ma non è questo il punto) di diventare anche politica e sociale. Perché è fin troppo facile spacciare una cosa per l&#8217;altra e far danni, magari anche pensando di far bene.</p>
<p><strong>Lo si è visto bene in Francia dove, domenica 26, si svolgerà l&#8217;ennesima manifestazione contro la legge approvata in fretta e furia dal Parlamento </strong>su proposta del Governo ispirato dal presidente François Hollande. Il provvedimento (che equipara le nozze gay alle nozze tra uomo e donna, e concede alle coppie omosessuali la possibilità, anzi il &#8220;diritto&#8221; di adottare) ha ottenuto una larga maggioranza in Parlamento ma palesemente non corrisponde al sentire del Paese, che si è spaccato in due in modo trasversale: contro la legge sono scesi e scenderanno in strada non solo i cattolici ma anche gli ebrei e i musulmani; non solo gli elettori della destra ma anche quelli della sinistra.</p>
<p><strong>La domanda, in questi casi, è sempre la stessa: stiamo parlando di un&#8217;esigenza della collettività o del desiderio di una attiva e organizzata minoranza?</strong> La nostra stima per <strong>Laura Boldrini,</strong> presidente della Camera, è più che nota. Ma anche a lei chiederemmo oggi, nella Giornata contro l&#8217;Omofobia, se davvero &#8221;gli omosessuali devono veder riconosciute giuridicamente le loro unioni anche in Italia. Il riconoscimento è necessario anche perché questo avviene in 19 Paesi europei. E&#8217; l&#8217;Europa che ce lo chiede, non solo quindi in tema di rispetto di bilanci, ma sul versante dei diritti. Siamo uguali perché abbiamo gli stessi diritti&#8221;?</p>
<p>Ma soprattutto: davvero questa è una priorità per una politica, quella italiana, che magari non pensa alle famiglie eventualmente immaginabili ma <strong>intanto concretamente mortifica le famiglie che ci sono, quelle che con qualche spregio vengono ormai chiamate &#8220;tradizionali&#8221;</strong> e sulle quali si basa, almeno in Italia, tutto ma proprio tutto ciò che tiene a galla il sistema?</p>
<p><strong>Nel 2012 il potere d&#8217;acquisto delle famiglie è crollato del 4,8% rispetto al 2011. La loro propensione al risparmio si è ridotta all&#8217;8,2%, il dato più basso da quando (1990) l&#8217;Istat compie la rilevazione. </strong>Intanto i consumi precipitano, l&#8217;economia rallenta, quasi il 40% dei giovani sotto i 24 anni non trova lavoro. Il che vuol dire che, mentre ci preoccupiamo di qualche migliaio di persone omosessuali che (forse) vogliono sposarsi, a milioni di giovani uomini e donne viene nei fatti negato il diritto a formare prima una coppia e poi una famiglia, sulla base di una discriminazione economica di cui la politica ha il dovere, non il diritto, di occuparsi.</p>
<p><strong>E quanto a diritti e doveri, ecco un altro aspetto su cui riflettere. Se generare, crescere, educare, istruire e poi lanciare le future generazioni ha un valore anche sociale</strong> (e ci stupirebbe che qualcuno pensasse il contrario), allora bisogna riconoscere alle famiglie &#8220;tradizionali&#8221; (che proprio quello fanno, giorno dopo giorno) un giusto compenso. Oggi, al contrario, tutto le penalizza, a cominciare dalla fiscalità, cioè dal loro contratto primario con lo Stato.</p>
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		<title>118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 21:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<title>USA, SE NEGLI SCOUT ARRIVANO I GAY</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 21:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli Stati Uniti i Boy Scout sono 2,6 milioni, con oltre 1 milione di adulti, e per oltre il 70% sono collegati a Chiese o altre istituzioni religiose. La <a title="Boy Scouts of America" href="http://www.scouting.org/" target="_blank">Boy Scouts of America</a> è una delle più grandi organizzazioni giovanili del Paese, ed è dunque comprensibile che abbia fatto discutere la sua ultima proposta: aprire le iscrizioni ai giovani gay, tenendo però le porte dello scoutismo chiuse agli adulti omosessuali.</p>
<p><span id="more-17236"></span></p>
<div id="attachment_17243" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/scoutok.jpg"><img class="size-full wp-image-17243" title="scoutok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2013/05/scoutok.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">I Boy Scouts of America.</p></div>
<p><strong>La presa di posizione (annunciata ma non ancora resa effettiva) ha fatto discutere in primo luogo il mondo scout americano.</strong> Nel <strong>1980</strong> e nel <strong>1991</strong> la Boy Scouts of America aveva chiaramente espresso la propria contrarietà agli omosessuali, la cui &#8220;condotta&#8221; veniva definita &#8220;non congruente con il giuramento scout&#8221;, mentre gli adulti omosessuali venivano definiti &#8220;un modello non desiderabile&#8221; per un giovane scout. E ancora nel <strong>2012</strong> la stessa BSA aveva ricordato di non poter &#8220;garantire l&#8217;iscrizione alle persone apertamente omosessuali&#8221;. Nel corso degli anni, peraltro, si sono diversi casi di scout espulsi a causa dell&#8217;omosessualità o di adulti espulsi o dipendenti licenziati per la stessa ragione.</p>
<p>Comprensibile, dunque, che il mutamento di rotta possa provocare dissidi e dissensi. <strong>La Chiesa mormone americana, che ha negli scout 430 mila giovani,</strong> ha chiesto tempo per riflettere ed esaminare tutte le possibili conseguenze di una decisione in tal senso. Considerata la tradizionale opposizione dei mormoni alle unioni gay, la mancanza di un netto ed immediato rifiuto è stata giudicata come un&#8217;apertura. <strong>L&#8217;Associazione battista per lo scoutismo, invece,</strong> portavoce degli scout di fede appunto battista, ha parlato di &#8220;una pessima mossa&#8221; e ha annunciato la propria opposizione. Una decisione, comunque, andrà presa: perché il dibattito, nello scoutismo americano, va avanti ormai da un paio d&#8217;anni. Ma anche perché sul tema dei diritti degli omosessuali il clima è piuttosto infuocato e nei prossimi mesi la Corte Suprema dovrà pronunciarsi sulla possibile abolizione delle parti di una legge federale che definiscono il matrimonio come &#8220;unione tra un uomo e una donna&#8221;.</p>
<p>La proposta della BSA (sì ai giovani gay, no agli adulti gay) non è priva di contraddizioni: un giovane scout gay verrebbe ammesso, ma a un certo punto, una volta diventato maggiorenne, dovrebbe per forza lasciare il gruppo. Però risulta troppo &#8220;moderato&#8221; agli occhi dell&#8217;opinione pubblica americana. <strong>Un <a title="Sondaggio su Boy Scout Usa e gay" href="http://www.washingtonpost.com/blogs/on-faith/wp/2013/05/09/most-americans-support-lifting-ban-on-gay-boy-scouts/" target="_blank">Sondaggio Usa Today/Gallup</a> ha raccolto il seguente risultato: il 63% degli americani concorda con l&#8217;ammissione dei giovani gay;</strong> e il 59% vorrebbe abolire anche il divieto agli adulti omosessuali di far parte degli scout.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>2.500: minorenni CONDANNATI ALL&#8217;ERGASTOLO negli Usa per fatti di sangue.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 14:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<title>3,5 milioni: VISITATORI IN ISRAELE nel 2012, più 12% sul 2011, nuovo record. Di questi, italiani: 170 mila.</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 15:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(fonte: Ufficio Stampa Turismo di Israele)]]></description>
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		<title>22: CANALI TV in Italia dedicati a bambini e ragazzi fino a 14 anni.</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2013/05/12/22-canali-tv-in-italia-dedicati-a-bambini-e-ragazzi-fino-a-14-anni/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 14:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(fonte: <a title="Rapporto Tv e infanzia" href="http://www.cattolicanews.it/Rapporto_Televisione_e_Infanzia_completo.pdf" target="_blank">Rapporto &#8220;Televisione e infanzia&#8221;, Osservatorio Focus in media</a>)</p>
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