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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista</title>
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		<title>I GRECI VOGLIONO L&#8217;EUROPA. E L&#8217;EUROPA&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 11:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Agisce spesso nei popoli una specie di sesto senso, o di intima saggezza, che supera le conoscenze e le previsioni degli esperti. Così, mentre banchieri, economisti e politici fanno i conti su quanto ci costerebbe l’uscita della Grecia dalla zona euro, <strong>i greci fanno sapere che nell’euro ci vogliono stare, eccome.</strong> L’ultimo sondaggio, realizzato per il settimanale To Vima, parla chiaro: l’80% dei greci vuole restare nella Ue e il 78,1% dice che il primo compito di qualunque nuovo Governo dovrà essere, appunto, di far restare la Grecia agganciata all’euro.</p>
<p><span id="more-14966"></span></p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/greciaok1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14972" title="greciaok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/greciaok1.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Non è difficile capire perché. Attaccare gli euroburocrati è sempre stato facile, ma tutti i popoli dei 27 Paesi Ue, nessuno escluso, hanno ricevuto immediati e cospicui vantaggi dall’adesione all’Europa.</strong> Qualche giorno fa, <strong>Andrus Ansip,</strong> premier dell’Estonia, primo Paese ex sovietico ad adottare l’euro nel 2011, ha detto: “Da noi chiunque capisce quale vantaggio sia l’euro per l’Estonia”. E per restare alla Grecia: dal suo ingresso nella Ue, Atene ha ricevuto da Bruxelles quasi 40 miliardi di euro; ogni anno, i contributi della Ue rappresentavano circa il 2% dell’intero Pil greco. In più, i greci sanno benissimo che l’attuale crisi è stata provocata da una politica folle di spesa, quella per cui il deficit era arrivato al 144% del Pil: per un euro che entrava, quasi un euro e mezzo usciva. Per non parlare dei 130 miliardi di euro che la Ue ha già investito nelle operazioni di salvataggio finanziario e che certo non saranno mai più recuperati.</p>
<p><strong>Detto questo, l’Unione Europea deve fare tutta la sua parte. Che non sta solo nel proporre aiuti finanziari ma nel proporre il meglio di se stessa.</strong> Dalla Grecia ci arriva un messaggio fortissimo. Gente che soffre di giorno in giorno, subisce il taglio del 20% dei salari e delle pensioni, non può più permettersi un medico o una vacanza e che i retori invitano ad accusare l’Europa, ribadisce la volontà di essere in Europa. Questa gente merita una risposta rapida, concreta e solidale.</p>
<p><strong>Nelle nuove, critiche elezioni che si svolgeranno in giugno, si voterà anche per o contro la Ue. Non per la permanenza nella Ue ma per la Ue medesima, per la sua anima, la sua essenza,</strong> il suo senso. Le parole di <strong>José Manuel Barroso,</strong> presidente della Commissione europea (“Continueremo ad aiutare la Grecia”) sono importanti e peseranno. Ma ci vuole di più, e altro. E’ necessario che si manifesti con chiarezza la coscienza che l’impoverimento violento dei greci non è visto da Bruxelles come un problema tecnico ma per quello che davvero è: il dramma umano di dieci milioni di persone.</p>
<p>Serve il contrario, insomma di quanto minacciato qualche giorno fa da <strong>Jens Weidmann,</strong> presidente della banca centrale di Germania: “Se Atene non mantiene la parola è una decisione democratica. Ma il risultato è che non ci sono più le basi per ulteriori aiuti”. <strong>Sarebbe invece proprio questo il momento di annunciarne di nuovi</strong> o di proporre misure che, senza mettere in discussione l’obiettivo finale del risanamento, rendano un poco meno draconiane le rinunce chieste alla gente. <strong>Un esempio da non trascurare: l’Agenzia federale russa per la cooperazione internazionale</strong> ha lanciato una campagna per spingere i russi ad acquistare prodotti greci. E’ stato calcolato che se ogni russo spendesse in un anno 4 mila rubli in quel senso, pari a 100 euro, la Grecia incasserebbe 15 miliardi di euro in esportazioni.</p>
<p><strong>L’Europa è nata proprio per far star bene insieme tanti popoli diversi e fin troppo spesso, nel corso dei secoli, impegnati a farsi la guerra.</strong> E dietro i freddi dati dell’economia si celano dati molto più sensibili come la compattezza sociale, la solidità morale, la capacità di costruire un futuro. Trasformare la vita dei greci in una lotta permanente per la sopravvivenza aiuterà poco l’economia della nazione e sarà di grande danno per l’Europa.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> del 17 maggio 2012</p>
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		<title>OBAMA IL GUERRAFONDAIO</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 21:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho trovato nella New American Foundation un bell&#8217;articolo sul paradosso di Barack Obama, che dai repubblicani è considerato un debole e dai democratici un benevolo leader della grande potenza, mentre con ogni probabilità verrà ricordato tra i presidenti Usa più bellicosi. A dispetto del Premio Nobel per la Pace ricevuto soli 9 mesi dopo essere entrato, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato nella <a href="http://http://newamerica.net/" target="_blank">New American Foundation</a> un bell&#8217;articolo sul paradosso di Barack Obama, che dai repubblicani è considerato un debole e dai democratici un benevolo leader della grande potenza, mentre con ogni probabilità verrà ricordato tra i presidenti Usa più bellicosi. A dispetto del Premio Nobel per la Pace ricevuto soli 9 mesi dopo essere entrato, nel 2008, alla Casa Bianca.</p>
<p><span id="more-14944"></span></p>
<div id="attachment_14952" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/obamaok.png"><img class="size-full wp-image-14952" title="obamaok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/obamaok.png" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Barak Obama con i soldati americani in Iraq.</p></div>
<p><strong>Curiosamente, proprio in quella circostanza (ricorda l&#8217;articolista) Obama disse cose che avrebbero dovuto mettere tutti sull&#8217;avviso, almeno riguardo al suo presunto &#8220;pacifismo&#8221;:</strong> &#8220;Affronto il mondo per quello che è, non posso stare inerte di fronte a ciò che minaccia gli americani&#8230; A scanso di equivoci: il male nel mondo esiste. Un movimento non violento non avrebbe fermato le truppe di Hitler. I negoziati non possono convincere i leader di Al Qaeda a deporre le armi. dire che l&#8217;uso della forza è qualche volta necessario non è cinismo ma solo riconoscere il corso della storia, le imperfezioni dell&#8217;uomo e i limiti della ragione&#8221;.</p>
<p>D&#8217;accordo o non d&#8217;accordo con questi ragionamenti, se uno va a spulciare gli archivi trova che Obama, all&#8217;inizio della campagna per le presidenziali del 2008 in difficoltà per la sua precedente contrarietà alla guerra in Iraq, ha fatto quanto segue:</p>
<p>1. tre mesi dopo essere entrato in carica, dovette affrontare <strong>la crisi della &#8220;Maersk ALabama&#8221; e il rapimento del suo capitano, Richard Phillips,</strong> preso in ostaggio dai pirati somali. Per ordine di Obama, i tiratori scelti dei Navy Seals furono paracadutati su una nave vicino a quella del rapimento, uccisero i rapitori e liberarono Phillips.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/obama-troopsok.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-14954" title="obama-troopsok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/obama-troopsok-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>2. <strong>capitolo Pakistan:</strong> durante la presidenza Bush, la media degli attacchi con i droni sul territorio pakistano (al confine con l&#8217;Afghanistan) era di 1 attacco ogni 43 giorni; con Obama, la media sale a 1 ogni 4. E&#8217; stato ancora Obama ad autorizzare l&#8217;aumento esponenziale degli agenti Cia di stanza in Pakistan.</p>
<p>3. <strong>rapporti con l&#8217;islam.</strong> Obama è famoso anche per il discorso &#8220;aperturista&#8221; del Cairo (4 giugno 2009) ma nel giro di due anni dall&#8217;inizio della sua presidenza gli Usa avevano missioni armate in 6 Paesi islamici: Iraq, Afghanistan, Pakistan, Somalia, Yemen e Libia.</p>
<p>4. <strong>l&#8217;intervento in Libia.</strong> Se Bill Clinton, a metà anni Novanta, decise di non intervenire in Ruanda e impiegò anni a intervenire nei Balcani, Obama ha deciso in due settimane la spedizione contro Gheddafi.</p>
<p>5. <strong>Afghanistan:</strong> Obama, all&#8217;inizio del 2010, ha aumentato il contingente americano di 30 mila uomini.</p>
<p>6. <strong>Osama bin Laden: nel 2011, il 1 maggio, un commando aviotasportato uccide Osama bin Laden</strong> nella casa-rifugio di Abbottabad, in Pakistan. E&#8217; Obama in persona, persino contro il parere di diversi dei suoi consiglieri e le cautele dei servizi d&#8217;informazione che non erano certi al cento per cento della presenza di Osama, a dare il via libera all&#8217;operazione.</p>
<p>L&#8217;uso della forza militare, dunque, è molto familiare al presidente Usa. A quanto pare, però, il soldato Obama non si lascia trasportare dai nervi: se il rischio è troppo grande (Iran) o la convenienza dubbia (Siria), anche le armi di Obama tacciono.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ZUCCHERO: BAILA MORENA!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 20:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14940" class="wp-caption alignright" style="width: 130px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/Zucchero.jpg"><img class="size-full wp-image-14940" title="Zucchero" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/Zucchero.jpg" alt="" width="120" height="90" /></a><p class="wp-caption-text">Zucchero.</p></div>
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		<title>DOPO IL VOTO 2: IL RIGORE SENZA EQUITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 21:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E dunque: la Merkel perde un altro Land (questa volta il Nordreno Westfalia) e il popolo della crescita esulta. Che lo scopo finale della vita economica sia la crescita e la marcia verso il benessere&#8230; beh, non è una gran scoperta. Qualcuno, però, dovrà prima o poi dimostrare <strong>come si possa crescere essendo pieni di debiti</strong> (Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, ecc. ecc.), o meglio: come si possa crescere senza aver prima ridotto l&#8217;indebitamento con quella politica tanto odiata che si chiama &#8220;rigore&#8221;.</p>
<p><span id="more-14915"></span></p>
<div id="attachment_14931" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/equitaliaok.jpg"><img class="size-full wp-image-14931" title="equitaliaok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/equitaliaok.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">I disordini davanti alla sede di Equitalia a Napoli.</p></div>
<p><strong>Anche di &#8220;rigore&#8221;, però, ne esistono tanti tipi diversi. Quello applicato in Italia dal Governo Monti ci ha ridato il rispetto delle istituzioni internazionali e degli altri Governi</strong> (fondamentale in un mondo di economie interconnesse) ma se ci ritroviamo con <strong>470 mila cassintegrati in più in sei mesi,</strong> tanto per fare solo un esempio, qualche problema ci dovrà pur essere.</p>
<p><strong>E il problema, anzi, il problema dei problemi, non si chiama &#8220;rigore&#8221; e nemmeno &#8220;crescita&#8221;. Si chiama &#8220;equità&#8221;.</strong> E&#8217; accettabile che l&#8217;imposizione fiscale sui redditi da lavoro sia doppia di quella sulle rendite finanziarie? Ha senso che si parli di &#8220;licenziamenti economici&#8221; a discrezione per i semplici lavoratori e si accetti il &#8220;minimo garantito&#8221; per le professioni liberali, che dovrebbero per definizione affidarsi al mercato? Che significa opporsi alla patrimoniale e poi varare quella specie di patrimoniale sulle famiglie che si chiama Imu?</p>
<p><strong>Due considerazioni. Intanto, e soprattutto per quanto riguarda l&#8217;Italia, la questione dell&#8217;equità non è spuntata negli ultimi mesi. E&#8217; un problema di lungo periodo</strong> e la cui responsabilità coinvolge anche i Governi precedenti. Prendiamo Berlusconi: la cosiddetta &#8220;&#8216;abolizione dell&#8217;Ici&#8221; (in realtà, una seconda tranche per i redditi più alti) fu un gran regalo ai benestanti. Lo scudo fiscale idem: la tassazione era ridicola (prima 2,5%, poi 5%, quando l&#8217;aliquota &#8220;normale&#8221; era già oltre il 40%), il rientro medio fu di 100 mila euro per operazione. Difficile che fossero tranvieri o insegnanti a sciacquare così i loro capitali. Monti, di suo, ci ha aggiunto la fretta di far cassa, con gli esiti che vediamo.</p>
<p><strong>Seconda considerazione: il problema dell&#8217;equità non è italiano, è generale, mondiale.</strong> Qualche esempio: nell&#8217;ultima legge finanziaria,<strong> il Governo conservatore della Gran Bretagna</strong> ha abbassato dal 50% al 45% l&#8217;aliquota più alta; ma ha respinto la proposta del Liberal-democratici di alzare da 8 a 10 mila sterline l&#8217;anno la soglia per l&#8217;esenzione totale dalle imposte sul reddito.</p>
<p><strong>Passiamo alla Francia: tre studiosi</strong> (Landais, Piketty e Saez), con un saggio comparso anche in Italia (<em>Per una rivoluzione fiscale,</em> La Scuola), <strong>hanno dimostrato che lo 0,1% più agiato dei 50 milioni di francesi adulti</strong> (cioè 50 mila persone che portano a casa più di 60 mila euro lordi al mese) affrontano al momento di pagare le tasse un&#8217;aliquota del 35%, mentre i 25 milioni più poveri degli stessi 50 milioni di francesi adulti (quelli cioè con un reddito mensile tra i mille e i 2.200 euro) si beccano un&#8217;aliquota del 45%.</p>
<div id="attachment_14934" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/buffett.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14934" title="buffett" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/buffett-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Warren Buffett con Barack Obama.</p></div>
<p>G<strong>li Stati Uniti d&#8217;America: il Congresso ha appena respinto il piano dei democratici per applicare la famosa &#8220;Buffett Rule&#8221;, dal nome del celebre finanziere Warren Buffett,</strong> tredicesimo uomo più ricco al mondo, che l&#8217;aveva proposta. Il riccone aveva detto in Tv che detestava l&#8217;idea di pagare tasse secondo un&#8217;aliquota inferiore a quella scontata dalla sua segretaria. Infatti Buffett, come operatore della finanza, paga il 15% mentre la sua segretaria, con un reddito da lavoro dipendente, si becca il 35%.</p>
<p><strong>In Italia sappiamo come va, quindi il panorama è abbastanza completo. Come si diceva, il problema dell&#8217;equità è globale.</strong> Ed è globalmente percepito. In Francia, Hollande è diventato presidente anche proponendo di tassare meglio i super-ricchi. E in Gran Bretagna il governo Cameron ha preso un&#8217;imbarcata sullo stesso tema. Da noi, dove tutto è più drammatico o farsesco, ci sono i suicidi o gli assalti a Equitalia.</p>
<p>Ora: se la crescita senza il rigore (cioè la riduzione del debito) è impossibile, il rigore senza equità è improponibile. E dunque pare proprio che senza equità non si arriverà mai alla crescita. Al prossimo pezzo il tentativo di proseguire il ragionamento.</p>
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		<title>3,6%: quota di famiglie Usa con reddito pari o sup. a 80.000 dollari l&#8217;anno (62 mila euro).</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/05/13/36-quota-di-famiglie-usa-con-reddito-pari-o-sup-a-80-000-dollari-lanno-62-mila-euro/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 21:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(fonte: New American Foundation)]]></description>
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		<title>PENA DI MORTE, PIU&#8217; CONDANNE</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 21:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2011 sono stati 11 i Paesi ad applicare la pena di morte. Una significativa diminuzione rispetto a una decina di anni fa. Ma i Paesi che ancora prevedono la pena di morte nell&#8217;ordinamento giudiziario, nel 2011 l&#8217;hanno applicata molto più che nel 2010: almeno 676 esecuzioni nel 2011, secondo il computo di Amnesty International, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/cappio1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-14907" title="cappio" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/cappio1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel 2011 sono stati 11 i Paesi ad applicare la pena di morte.</strong> Una significativa diminuzione rispetto a una decina di anni fa. Ma i Paesi che ancora prevedono la pena di morte nell&#8217;ordinamento giudiziario, nel 2011 l&#8217;hanno applicata molto più che nel 2010: almeno 676 esecuzioni nel 2011, secondo il computo di <a href="http://www.amnesty.org/en/news/death-penalty-2011-alarming-levels-executions-few-countries-kill-2012-03-27" target="_blank">Amnesty International,</a> con <strong>un aumento del 28% sull&#8217;anno prima.</strong> Dal suo rapporto Amnesty esclude la Cina, che non pubblica dati né autorizza ricerche ma dove le esecuzioni dovrebbero essere migliaia ogni anno.</p>
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		<title>B.B. KING &amp; TRACY CHAPMAN, &#8220;THE THRILL&#8217;S GONE&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 20:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14900" class="wp-caption aligncenter" style="width: 130px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/King.jpg"><img class="size-full wp-image-14900" title="King" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/King.jpg" alt="" width="120" height="90" /></a><p class="wp-caption-text">B.B. King &amp; Tracy Chapman</p></div>
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		<title>ASSAD, AL QAEDA E LE BOMBE IN SIRIA</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 22:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra i tanti esperti e difensori dei diritti umani che popolano i giornali, risulta assai difficile trovarne uno che abbia il coraggio di dire in poche parole una cosa: è molto improbabile, per non dire impossibile, che le autobomba fatte esplodere a Damasco, capitale della Siria, con oltre 60 morti e centinaia di feriti, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i tanti esperti e difensori dei diritti umani che popolano i giornali, risulta assai difficile trovarne uno che abbia il coraggio di dire in poche parole una cosa: è molto improbabile, per non dire impossibile, che <strong>le autobomba fatte esplodere a Damasco,</strong> capitale della Siria, con oltre 60 morti e centinaia di feriti, non possono essere opera di Assad e dei suoi complici.</p>
<p><span id="more-14876"></span></p>
<div id="attachment_14889" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/bombeok.jpg"><img class="size-full wp-image-14889" title="bombeok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/bombeok.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La scena dell&#39;ultimo attentato a Damasco.</p></div>
<p><strong>Non ci vuole uno stratega per fare due conti: perché un regime con credibilità zero, sull&#8217;orlo della cacciata e costretto a massacrare più di 10 mila siriani per tirare avanti di settimana in settimana,</strong> dovrebbe far crescere l&#8217;instabilità, la sfiducia, la paura e la collera della gente mettendo bombe in giro? <a title="SIRIA, BOMBE NELLE CITTA’: CHI LE METTE?" href="http://www.fulvioscaglione.com/2012/03/18/siria-bombe-nelle-citta-chi-le-mette/">Perché un regime che nelle province riesce a far muovere ormai solo l&#8217;esercito in assetto di guerra, dovrebbe portare il disastro nelle grandi città</a> (analoghe bombe sono scoppiate molte volte a Damasco ma anche ad Aleppo) che sono i suoi ultimi caposaldi?</p>
<p><strong>Assad e il suo regime fanno schifo e la speranza è che se ne vadano al più presto. Ma non è che far saltare in aria donne e bambini odori di violette. Quasi tutti i movimenti insurrezionali della storia hanno usato il terrorismo,</strong> compresi quelli che si battevano contro le dittature come il nazismo per ottenere la democrazia. Ma in Siria con chi abbiamo a che fare? Chi sono realmente quelli dell&#8217;Esercito Libero della Siria che attaccano l&#8217;esercito regolare siriano? O quelli del Consiglio Nazionale Siriano? Magari onesti patrioti che vogliono solo il bene del proprio Paese, chissà&#8230; O magari un incrocio tra ciarlatani e tagliagole come quelli che l&#8217;amministrazione Bush sventolava per trovare una scusa e attaccare Saddam Hussein.</p>
<p><strong>Lo schifo che ci fa il dittatore (Saddam, Assad&#8230;) non giustifica tutto il resto, soprattutto in un caso come quello della Siria. Quindi: se non le mette Assad, chi le mette le bombe?</strong> Ho letto un&#8217;intervista con il solito ex analista della Cia, che sostiene una testi divertente: Al Qaeda si sarebbe infiltrata tra i ribelli siriani, per dirottare la rivolta (buona per definizione) verso l&#8217;estremismo islamico. Ma com&#8217;è possibile? Le autobomba stanno esplodendo a ripetizione e con violenza crescente. Come si può pensare che qualcuno organizzi una serie simile stando <em>all&#8217;interno</em> dei gruppi di opposizione che, secondo l&#8217;analista, mai compirebbero azioni di quel genere? Però Al Qaeda potrebbe farlo <em>dall&#8217;esterno</em>: nel qual caso la partita che si gioca in Siria ha almeno tre contendenti: il regime, i rivoltosi e Al Qaeda. Il che cambia un poco le cose, o no? Anche perché Al Qaeda è molto attiva anche in Africa. Ma non era stata sconfitta?</p>
<div id="attachment_14891" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/assadok.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14891" title="assadok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/assadok-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Assad saluta i suoi sostenitori.</p></div>
<p><strong>Il sospetto è che ci sia qualcuno che punta a far saltare il regime di Assad senza prendersene la responsabilità. E qui ci sta un po&#8217; di tutto. La Turchia, che è sunnita, ha sempre avuto rapporti tesi con il regime alawita</strong> (una corrente degli sciiti) di Assad e punta dichiaratamente a diventare la potenza regionale? A Istanbul, inoltre, potrebbe non dispiacere fare, attraverso Assad, uno scherzetto a Israele: lo Stato ebraico, che si è appena dato un Governo di emergenza nazionale, ha gli occhi puntati sull&#8217;Iran, se la Siria saltasse per aria ai suoi confini avrebbe, nel migliore dei casi, grane e preoccupazioni a non finire.</p>
<p><strong>Quindi gli Usa, magari attraverso qualche formazione della destra più o meno cristiana libanese? Possibile ma non facile: Hezbollah, in Libano,</strong> cercherebbe di impedire l&#8217;abbattimento di un regime come quello di Assad, con cui l&#8217;intesa è di lunga data. Attraverso l&#8217;Iraq, forse? Non la Russia e non la Cina, che appoggiano Assad. Non l&#8217;Iran, che ha ragioni evidenti e pressanti per non rimanere isolato nella regione. I regni, sceiccati ed emirati del Golfo, che sono sunniti e potrebbero voler togliere un alleato all&#8217;Iran, che diventerebbe il primo &#8220;Stato canaglia&#8221; nel mirino? Forse, ma non lo potrebbero fare senza l&#8217;autorizzazione e l&#8217;appoggio degli Usa?</p>
<p>Primo o poi salterà fuori. Chiunque metta le bombe, però, è chiaro che l&#8217;unica soluzione al problema Siria sarebbe un cambio di regime forzato da un accordo internazionale e magari &#8220;incoraggiato&#8221; da una pressione militare.  Ma con le elezioni Usa alle porte, Putin appena rieletto al Cremlino, Israele in ambasce, il Libano come sempre pronto a esplodere, l&#8217;Iran in agguato e il timore generale di infilarsi un un gran pasticcio, la prospettiva è a dir poco lontana.</p>
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		<title>AI MURASSI CON PITURA FRESKA</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 18:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14873" class="wp-caption aligncenter" style="width: 130px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/PituraFreska.jpg"><img class="size-full wp-image-14873" title="Pitura Freska" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/PituraFreska.jpg" alt="" width="120" height="90" /></a><p class="wp-caption-text">I Pitura Freska.</p></div>
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		<title>DOPO IL VOTO 1: FAVOLE SULLA CRESCITA</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 18:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si deposita la polvere dell&#8217;ondata di elezioni. In Francia ha vinto Hollande, in Gran Bretagna i laburisti, in Grecia han vinto solo i neonazisti, in Italia han perso tutti tranne Grillo. Non sono i risultati numerici, però, a preoccupare, ma le conclusioni politiche. Su tutte, due mi paiono ridicolmente disastrose. La prima sta in tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si deposita la polvere dell&#8217;ondata di elezioni. In Francia ha vinto Hollande, in Gran Bretagna i laburisti, in Grecia han vinto solo i neonazisti, <strong>in Italia han perso tutti tranne Grillo.</strong> Non sono i risultati numerici, però, a preoccupare, ma le conclusioni politiche. Su tutte, due mi paiono ridicolmente disastrose.</p>
<p><span id="more-14849"></span></p>
<div id="attachment_14862" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/grecia2okok.jpg"><img class="size-full wp-image-14862" title="grecia2okok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/grecia2okok.jpg" alt="" width="300" height="181" /></a><p class="wp-caption-text">Proteste in Grecia con la politica del &quot;rigore&quot;.</p></div>
<p><strong>La prima sta in tutto il vano, anzi dannoso, parlare che si fa di crescita. Intanto, non si capisce bene perché sembri una cosa intelligente invocare la crescita</strong> mentre la crisi economica schiaccia il mondo ormai da quattro anni. Se ci fosse la crescita non ci sarebbe la crisi, o no? E se c&#8217;è la crisi (e quella c&#8217;è di sicuro), ovviamente, difficilmente ci può essere anche la crescita.</p>
<p><strong>Ma quel che è peggio, è che i tantissimi demagoghi parlano della &#8220;crescita&#8221; come di una strategia opposta al &#8220;rigore&#8221;, come se fosse possibile scegliere. E fesso, ovviamente, chi sceglie il &#8220;rigore&#8221;.</strong> Chi parla così andrebbe mandato in miniera. Molti piangono sulla Grecia e sulla triste sorte dei greci. Nessuno che ricordi alcuni fatti elementari: la Grecia, mentendo persino in sede Ue, aveva accumulato <strong>un deficit del 144,2% rispetto al Pil</strong> (Prodotto interno lordo). Ciò vuol dire che per 1 euro guadagnato, lo Stato greco e i greci ne spendevano 1,44. Qualunque casalinga può spiegare ai politici greci che così si finisce rapidamente in malora.</p>
<p><strong>Ancora: come uscito sui giornali, in tutta la Grecia solo 15 mila contribuenti dichiarano un imponibile superiore ai 100 mila euro l&#8217;anno.</strong>  Lo Stato greco, e non da oggi, ha in pratica rinunciato a esigere le tasse, tanto che si è persino parlato di affidarne l&#8217;esazione ad aziende private. Tedesche, naturalmente. L&#8217;evasione fiscale in Grecia vale 40 miliardi di euro l&#8217;anno, tra il 20 e il 25% dell&#8217;intero Pil greco. Quindi, a voler essere minimamente onesti, bisogna dire tre cose:</p>
<p>1. la Grecia sta esattamente dove deve stare e dove sarebbe inevitabilmente finita</p>
<p>2. oggi non esiste modo per cui la Grecia possa pensare alla &#8220;crescita&#8221;, e con quei comportamenti non esisteva nemmeno prima</p>
<p>3. la Grecia potrebbe varare una politica di &#8220;crescita&#8221; se trovasse qualcuno disposto a prestarle fondi enormi. Ovviamente nessuno lo è, visto che i greci spendevano come pazzi e truffavano lo Stato. D&#8217;altra parte voi prestereste i vostri risparmi, mettendo a rischio la stabilità e il benessere della vostra famiglia, a un noto scialacquatore e debitore? Io no. Checché se ne dica, l&#8217;Unione Europea ha trovato il coraggio di aiutare i greci con 130 miliardi di euro. E nonostante questo ora la disoccupazione in Grecia è al 22%. Chi altri volete che butti denaro in quel calderone?</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/greciaok.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-14863" title="greciaok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/greciaok-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il discorso fatto per la Grecia vale, seppure con altre tonalità, per molti altri Paesi d&#8217;Europa. Per l&#8217;Italia, che è arrivata al 120%</strong> di deficit sul Pil (entra 1 euro, ne esce 1,2). O per il Portogallo, al 93%, o l&#8217;Irlanda, al 92,5% (in pratica, entra 1 euro e ne esce 1).  Naturalmente, il debito di ogni Paese viene valutato sullo sfondo di altri fattori (dimensioni, risorse naturali, capacità imprenditoriali, garanzie che possono essere offerte; infatti gli Usa hanno un enorme debito pubblico, ma essendo la potenza industriale e tecnologica e militare che sono, lo rifinanziano regolarmente).  Ma resta il fatto che se non hai riserve, devi chiedere prestiti. Ai grandi debitori i prestiti costano cari (questo è lo spread), e questo costo concorre ovviamente ad aumentare il debito.</p>
<p><strong>Se poi pensiamo che tutti i Paesi europei hanno il fiato corto ( Spagna, debito al 68,5%;  Francia, 82,3%; Gran Bretagna, 80%),</strong> che la produzione industriale è depressa, che le economie europee sono interconnesse e che i Paesi con grandi riserve valutarie (Russia o Cina, per esempio) hanno dovuto spendere molto per affrontare la crisi, ecco che &#8220;farsi fare il mutuo&#8221; diventa sempre più difficile.</p>
<p>C&#8217;è un&#8217;unica strada: smettere di essere grandi debitori, diventando così più affidabili. E per ridurre il debito c&#8217;è una sola strada: quella che si chiama, appunto, &#8220;rigore&#8221;. Nei fatti, senza il &#8220;rigore&#8221; non vi può essere la &#8220;crescita&#8221;. Quasi tutto il resto è fumo.</p>
<p><em><strong>Prossimamente: la soluzione non è la crescita ma l&#8217;equità.</strong></em></p>
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