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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista</title>
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		<title>1.850: nuovi alloggi in costruzione in INSEDIAMENTI EBRAICI in Cisgiordania nel 2011. aumento sul 2010: 19%.</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 13:36:08 +0000</pubDate>
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		<title>CONTRO PUTIN I NIPOTI DI GORBACIOV</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 19:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le due manifestazioni, una pro e una contro Vladimir Putin, che nelle scorse ore hanno portato decine di migliaia di russi per le strade di Mosca, sono paradossalmente figlie dello stesso periodo storico, quello appunto dominato dalla figura di Putin, primo ministro, poi presidente per otto anni, poi primo ministro per quattro e tra poco, cioè dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="FamigliaCristiana_FrontEnd_102438_ctl00_paragraphsReader_repParagraphs_ctl00_pParagrafo">Le due manifestazioni, una pro e una contro Vladimir Putin, che nelle scorse ore hanno portato decine di migliaia di russi per le strade di Mosca, sono paradossalmente <strong>figlie dello stesso periodo storico, quello appunto dominato dalla figura di Putin, </strong>primo ministro, poi presidente per otto anni, poi primo ministro per quattro e tra poco, cioè dopo il voto del 4 marzo, con ogni probabilità di nuovo presidente per sei anni.</p>
<div><span id="more-13824"></span></div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_13826" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/protesta.jpg"><img class="size-full wp-image-13826" title="protesta" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/protesta.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Putin e Gheddafi insieme in uno dei cartelli usati durante il corteo di protesta a Mosca.</p></div>
</div>
<div><strong> Il Cremlino &#8220;occupato&#8221; da Putin e dai suoi fedelissimi ha garantito ai russi più stabilità politica, meno avventurismo economico, </strong>un benessere modesto ma in crescita. Un balsamo per una Russia che, prima con Gorbaciov e poi con Eltsin, era passata per un decennio di sconvolgimenti e sorprese poco piacevoli, e certo per un drammatico impoverimento collettivo.</div>
<div></div>
<div>    <strong> Un miglioramento, però, che non è stato gratuito. I russi hanno dovuto piegare il capo sotto una crescente riduzione dei diritti civili e accettare un monito immutabile: vietato disturbare il manovratore.</strong> E vietato alzare il ciglio rispetto alle manovre dei suoi compagni, molto pronti a insediarsi non solo nel cuore dello Stato ma anche nel cuore del sistema economico e a trarne i dovuti vantaggi.</div>
<div></div>
<div>     <strong>Che cos&#8217;è dunque cambiato? Che cosa ha portato in piazza una massa inedita di &#8220;indignados&#8221;</strong> dopo le elezioni politiche del 4 ottobre e la conclamata crisi di consenso di <em>Russia Unita, </em>il partito di Putin? Due cose. La crisi economica globale è in pratica coincisa con il mandato (2008-2012) di Putin quale primo ministro. Così, mentre la pressione sui diritti civili e la presa sull&#8217;apparato dello Stato rimaneva immutata, il Cremlino non riusciva più a distribuire vantaggi ai cittadini e, anzi, chiedeva loro sacrifici.</div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_13828" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/putinthumb.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13828" title="putinthumb" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/putinthumb-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin.</p></div>
<p><strong> L&#8217;altra ragione è questa: in Russia si è ormai affacciata sulla scena pubblica una generazione che non ha vissuto in epoca sovietica</strong> ma, al contrario, ha approfittato (certo più di quella dei suoi genitori) della relativa fortuna economica dell&#8217;era Putin. Una generazione mentalmente più libera e meglio abituata. La più colpita, a ben vedere, dalla mancata realizzazione del patto sociale &#8220;più benessere per meno libertà&#8221;.</p>
</div>
<div></div>
<div>     <strong>Così, nelle piazze di Mosca, si sono incrociate due manifestazioni dello stesso disagio.</strong> Chi chiede il ritiro di Putin teme che la stagione del benessere sia finita e che occorra cambiare mano e stile, anche dando più libertà al sistema. Chi manifesta a favore di Putin teme che il rimedio sia peggiore del male.</div>
<div></div>
<div>   <strong>  Sullo sfondo, ignorato dai cittadini o da loro non ben compreso, il vero, decisivo problema della Russia, il reale fallimento dell&#8217;era Putin:</strong> il Paese dipende ancora troppo dall&#8217;esportazione di materie prime, soprattutto gas e petrolio. Cioè, dipende ancora troppo dal benessere e dai consumi degli altri Paesi. La ristrutturazione economica non è mai davvero avvenuta e il potere putiniano ha preferito asserragliarsi nella trincea petrolifera, per ragioni geo-politiche anche comprensibili, piuttosto che aprire e modernizzare il sistema. E se Putin torna al Cremlino, come tutto fa prevedere, per altri sei anni si andrà avanti così.</div>
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		<title>210: OMICIDI a Caracas (Venezuela) ogni 100 mila abitanti. Omicidi in Venezuela nel 2011: 19.336.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(fonte: Brookings Institution)]]></description>
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		<title>EVVIVA I BLITZ E LA GUARDIA DI FINANZA</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se la sono presa i proprietari di Suv intestati a società dai bilanci (apparentemente) disastrati, e va bene. Si sono arrabbiati quei commercianti di Cortina e di Milano che hanno subito le ispezioni della Guardia di Finanza e sono stati magari beccati in flagrante assenza di scontrino, e pure questo è logico. Quello che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la sono presa i proprietari di Suv intestati a società dai bilanci (apparentemente) disastrati, e va bene. Si sono arrabbiati quei commercianti di Cortina e di Milano che hanno subito le ispezioni della Guardia di Finanza e sono stati magari beccati in flagrante assenza di scontrino, e pure questo è logico.</p>
<p><span id="more-13810"></span><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/finanza.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13813" title="finanza" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/finanza.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Quello che non si capisce, o per meglio dire, quello il sottoscritto proprio non riesce a capire, </strong>è perché molti altri, pure non coinvolti nell&#8217;incomodo degli accertamenti ma comunque danneggiati dall&#8217;evasione fiscale di massa, abbiamo reagito con scetticismo o addirittura fastidio. Tutta scena. Questi blitz non risolvono niente. Ci vuol altro. E via dicendo.</p>
<p><strong>Per carità. Pagare non piace a nessuno, tasse o non tasse. Persino i motori di ricerca di Internet hanno dovuto studiare sistemi particolari per neutralizzare la parola &#8220;gratis&#8221;:</strong> bastava metterla tra le parole-chiave e le visite a quel contenuto scattavano verso l&#8217;alto. <strong>Sul tema tasse, però, noi italiani viviamo immersi in un comodo brodo, fatto di cattiva coscienza e di cattiva politica, di cui èrima o poi converrà sbarazzarsi.</strong></p>
<p>Capitolo cattiva coscienza: in Italia, l&#8217;evasione fiscale non è un fatto di pochi, magari già privilegiati. E&#8217; un movimento di massa. Detto un po&#8217; brutalmente: paga le tasse quasi solo chi proprio non può evaderle. Non lo dico io, lo dice la Corte dei Conti che in novembre, attraverso il suo presidente <strong>Luigi Giampaolino,</strong> ha riferito alla Commissione Bilancio del Senato quanto segue: l&#8217;evasione fiscale in Italia raggiunge un valore pari al 18% del Pil, cioè circa 350 miliardi di euro all&#8217;anno. <strong>Questo significa per lo Stato mancati introiti per 150 miliardi di euro all&#8217;anno, una somma pari al 60% dei titoli che ogni anno lo Stato italiano</strong> è costretto a farsi rifinanziare dal mercato. Da cui lo spread e le altre grane di cui siamo (tutti) vittime.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/soldi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13814" title="soldi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/soldi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Non solo. Se prendiamo l&#8217;anno fiscale 2009, quando la crisi era già partita ma non ancora conclamata, scopriamo che metà dei contribuenti aveva dichiarato non oltre 15 mila euro annui </strong>e circa due terzi dei contribuenti non più di 20 mila euro. Domanda: ma davvero volete farmi credere che due terzi degli italiani vivano con 1.660 euro lordi al mese (in caso di dodici mensilità)? Poi possiamo andare a spulciare tra le categorie e flagellarci a vicenda col gioco &#8220;tu sei peggio di me&#8221;. Ma è come andare a vedere se abbia corna più lunghe il bue o il toro. Sempre corna sono.</p>
<p><strong>E poi c&#8217;è la cattiva politica. Quella che per anni ha fatto della gran retorica all&#8217;insegna del motto: &#8220;se le tasse sono troppo alte</strong> il cittadino ha diritto a difendersi con l&#8217;evasione&#8221;. Il cittadino, se fosse appena più sveglio, avrebbe capito che con questo ragionamento la cattiva politica lo frega due volte. La prima volta imponendogli tributi troppo alti, perché poi quei politici &#8220;comprensivi&#8221; le tasse mica le hanno ridotte. La seconda volta non fornendogli (la politica al cittadino) i servizi per cui quei tributi venivano comunque, almeno da una parte della popolazione, pagati.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Se le tasse sono una dura necessità, anzi un prezzo da pagare, allora la misura del &#8220;troppo&#8221; e del &#8220;giusto&#8221; non si fa sulle aliquote ma sui servizi erogati dallo Stato appunto in cambio delle tasse.</strong> Nei Paesi del Nord Europa le tasse sono altissime ma i servizi sociali sono splendidi e ti accompagnano in modo efficace dalla nascita alla morte, passando per la scuola e il lavoro, la famiglia e i trasporti, la pubblica amministrazione e la giustizia. E&#8217; una scelta che può non piacere, e infatti a noi pare un po&#8217; invasiva, ma è una scelta precisa, un patto chiaro: ti chiedo questo e in proporzione ti dò questo. Da noi vige la confusione: ti chiedo questo, ti dò quel che mi pare ma d&#8217;altra parte tu non paghi, quindi&#8230;</p>
<p>Per cui, almeno per me: viva la Guardia di Finanza, viva Befera, viva i blitz. Nel triangolo fisco, politica, evasione di massa non ho dubbi: sto col fisco.</p>
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		<title>Un gran Gabriel d&#8217;annata</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/default-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13806" title="default (1)" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/default-1.jpg" alt="" width="120" height="90" /></a></p>
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		<title>CHISSA&#8217; CHE FINE FA LA GRECIA&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 00:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E la Grecia? Del buco nero d&#8217;Europa, il Paese virtualmente fallito, non si parla più. Curioso, perché la Grecia non è affatto sulla buona strada. gli indicatori economici sono un disastro: la Borsa ha perso più di tre quarti della capitalizzazione, la disoccupazione è al 18%, il sistema bancario ha visto eclissarsi il 25% dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E la Grecia? Del buco nero d&#8217;Europa, il Paese virtualmente fallito, non si parla più. Curioso, perché la Grecia non è affatto sulla buona strada. gli indicatori economici sono un disastro: la Borsa ha perso più di tre quarti della capitalizzazione, <strong>la disoccupazione è al 18%,</strong> il sistema bancario ha visto eclissarsi il 25% dei depositi che aveva solo due anni fa, il settore delle costruzioni ha ridotto le operazioni di due terzi, nel 2011 il Prodotto interno lordo si è contratto del 6%. Il turismo è cresciuto (più 10% nel 2011), grazie ai prezzi bassi e alle rivolte che hanno reso instabile la sponda Sud del Mediterraneo. Ma per farla breve, gli analisti della Ue ritengono che, di questo passo, la Grecia potrà portare il proprio debito pubblico al 120% (!!!) del Pil solo intorno al 2020.</p>
<p><span id="more-13788"></span></p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13797" title="GRECIA1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA1.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>La Grecia sta ancora in piedi per una sola ragione: la Banca centrale europea ha garantito alla Banca centrale di Grecia prestiti per 73 miliardi</strong> di euro e ha comprato Buoni del Tesoro greci per altri 40 miliardi di euro. Una gigantesca iniezione di denaro che ha consentito al sistema di continuare a girare. Idea che pian piano si è fatta largo nella coscienza dei greci e che ha anche cambiato la percezione della crisi. ricordate le manifestazioni contro gli &#8220;eurocrati&#8221;, contro &#8220;i diktat dell&#8217;Unione Europea&#8221;, le manifestazioni, le contestazioni alle delegazioni inviate da Bruxelles? Bene, tutto dimenticato o quasi. Un recente sondaggio ha mostrato che<strong> il 70% dei greci preferisce restare nell&#8217;euro</strong> e proprio non vorrebbe tornare alla vecchia dracma. Dice nulla, a noi italiani?</p>
<p><strong>Dunque, perché la Germania continua a diffidare?</strong> Perché la Grecia continua a essere lo spauracchio che molti agitano per frenare un deciso intervento europeo (Fondo salva-Stati o altro) a favore dei Paesi in difficoltà? La ragione è molto precisa: il sistema economico greco è bacato all&#8217;interno e, almeno finora, non ha dato segni di voler affrontare <strong>quel complicato e forse doloroso, ma inevitabile, processo di riforma che dovrebbe renderlo più agile, efficiente e competitivo.</strong> La Grecia e la sua politica, insomma, non hanno ancora trovato il loro Mario Monti, né quel sussulto di coscienza collettiva che in Spagna ha portato Zapatero a prendere decisioni difficili ma fondamentali per poi lasciare il potere a Rajoy.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13799" title="GRECIA2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il segnale più evidente della difficoltà greca a evolvere è il dato della disoccupazione (18%, come si diceva), che pare quasi incredibile se collegato a un disavanzo delle partite correnti che aumenta del 10% l&#8217;anno.</strong> Il che significa che la Grecia continua a fare debiti, senza però riuscire a usarli per incrementare le attività produttive (da cui la mancata riduzione della disoccupazione). D&#8217;altra parte nel 2011 il Paese si è piazzato <strong>al 100° posto (su 183 Paesi)</strong> nella graduatoria della Banca mondiale sugli ambienti favorevoli al business, un rango certo non degno di una nazione occidentale ed europea. Un&#8217;inerzia e un&#8217;arretratezza così radicate da provocare proposte un po&#8217; provocatorie e un po&#8217; disperate: come quella di affidare l&#8217;esazione delle tasse ad aziende private straniere, sperando così di superare l&#8217;ostacolo della corruzione e dell&#8217;imperizia del sistema fiscale nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>35%: aumento degli INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI in America latina nel 2011 rispetto al 2010. In Russia: + 23%.</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/02/35-aumento-degli-investimenti-diretti-esteri-in-america-latina-nel-2011-rispetto-al-2010-in-russia-23/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:55:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(fonte: United Nations Conference on Trade and Developement)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(fonte: <a href="http://www.unctad.org" target="_blank">United Nations Conference on Trade and Developement</a>)</p>
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		<title>PERCUOTO QUINDI SONO</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<title>IRAQ, LA DELUSIONE DI CHI AIUTO&#8217; GLI USA</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 00:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; una delle tragedie della guerra in Iraq. Forse non la più clamorosa e nemmeno quella più cruenta, ma è ugualmente una tragedia. E&#8217; quella degli iracheni che dopo il 2003 aiutarono le truppe straniere arrivate per abbattere il regime di Saddam Hussein, e in particolare quelle americane, le più odiate dai fedelissimi del Rais [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una delle tragedie della guerra in Iraq. Forse non la più clamorosa e nemmeno quella più cruenta, ma è ugualmente una tragedia. E&#8217; quella degli iracheni che dopo il 2003 aiutarono le truppe straniere arrivate per abbattere il regime di<strong> Saddam Hussein,</strong> e in particolare quelle americane, le più odiate dai fedelissimi del Rais (pochi) e dai miliziani di vario genere (moltissimi).</p>
<p><span id="more-13769"></span></p>
<div id="attachment_13774" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/USInterpreter.jpg"><img class="size-full wp-image-13774" title="USInterpreter" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/USInterpreter.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Un interprete iracheno con due donne soldato Usa.</p></div>
<p><strong>Quasi tutte queste persone avevano visto nella collaborazione con gli &#8220;invasori&#8221; forse una possibilità di cambiare il destino del proprio Paese, certo un&#8217;occasione per cambiare il destino proprio e della propria famiglia con un lavoro meglio pagato e con la prospettiva di potersi un giorno trasferire fuori dall&#8217;Iraq.</strong> Non si parla di poche persone, anche se l&#8217;esito del calcolo dipende molto dai criteri che si usano e dalla fonte a cui ci si rivolge. Perché i diversi Governi coinvolti rifiutano di fornire statistiche ufficiali, e meno che meno liste di nomi.<strong> Solo gli interpreti pare siano stati almeno 20 mila.</strong></p>
<p>L&#8217;Iraqi Refugee Assistance Project dello <a href="http://www.urbanjustice.org" target="_blank">Urban Justice Center</a>, una Ong americana, valuta che ancora nel 2010 gli iracheni impiegati dalle sole forze armate Usa erano 44 mila e che gli iracheni che avrebbero diritto a un visto per entrare negli Stati Uniti siano più di 60 mila, ovvero 30 mila impiegati più i loro familiari. Kirk Johnson, che nel 2005 lavorava a Fallujah per Usaid (<em>United States Agency for International Development) </em>e poi ha fondato una Ong chiamata <a href="http://thelistproject.org/" target="_blank">The List Project</a>, avanza cifre anche molto maggiori: 100 mila, forse 120 mila.</p>
<p><strong>Quegli impieghi ben pagati erano anche impieghi ad alto rischio. Sempre secondo calcoli non ufficiali, negli anni tra il 2003 e il 2010 sarebbero stati uccisi almeno mille interpreti iracheni. </strong>Un file della Titan, un&#8217;agenzia privata americana che forniva interpreti iracheni all&#8217;esercito Usa, è stato rivelato al sito di giornalismo investigativo <a href="http://www.propublica.org" target="_blank"> Pro Publica</a>: in esso compaiono i nomi di 300 traduttori iracheni uccisi in Iraq tra il 2003 e il 2008. Ed è l bilancio di un solo datore di lavoro. Il ruolo del &#8220;collaboratore&#8221; era rischioso allora, quando le truppe Usa ancora combattevano, ma non è meno pericoloso adesso, quando l&#8217;Iraq è ancora scosso da una crudele violenza settaria e la protezione americana è venuta meno per il ritiro del contingente.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/interprete.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13775" title="interprete" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/interprete-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Governo americano non è stato insensibile alla questione. Nel 2007 (quindi ancora con l&#8217;amministrazione Bush in carica), il Congresso autorizzò un programma di &#8220;visti speciali&#8221; per gli iracheni: 5 mila visti l&#8217;anno per un totale di 25 mila visti, diceva la legge.</strong> Purtroppo finora di visti agli iracheni ne sono stati concessi solo 3.317 (in tutto, non all&#8217;anno). Le ragioni sono diverse: alcuni di loro per esempio sono spariti (forse morti, forse emigrati in altri Paesi come Siria o Giordania, forse non più desiderosi di partire), ma i più sono tenuti alla larga dal territorio americano dalle misure di sicurezza decise dopo gli attentati alle Torri Gemelle e all&#8217;epoca dell&#8217;intervento contro Saddam Hussein. Come essere sicuri, infatti, che il leale collaboratore di una volta non sia diventato, col tempo, un islamista? O anche solo un criminale?</p>
<p>Così sia il Governo Bush sia il Governo Obama si sono tenuti ben lontani dalle quote di visti che si erano impegnati a concedere. E l&#8217;andamento peggiora in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2012: <strong>nel marzo 2011 solo 7 visti sono stati concessi, in aprile solo 9,</strong> mentre in certi mesi del 2010 erano stati anche 200. I Governi europei non si sono comportati molto meglio e tutto insieme questo produce una brutta pagina di storia.</p>
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		<title>PERSEGUITATI IN MEDIO ORIENTE: GLI SCIITI</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 22:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quale sarà la ragione per cui da più di trent&#8217;anni un regime autoritario e inefficiente come quello degli ayatollah dell&#8217;Iran resiste a guerre, sanzioni, crisi economiche, ostilità internazionali e proteste di parte della popolazione? Le ragioni sono molte. Una, per esempio, è la disponibilità di gas e petrolio con cui pagare i conti. Un&#8217;altra, secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quale sarà la ragione per cui da più di trent&#8217;anni un regime autoritario e inefficiente come quello degli ayatollah dell&#8217;Iran resiste a guerre, sanzioni, crisi economiche, ostilità internazionali e proteste di parte della popolazione? Le ragioni sono molte. Una, per esempio, è la disponibilità di gas e petrolio con cui pagare i conti. Un&#8217;altra, secondo me tenuta in troppo scarsa considerazione, è<strong> la costante persecuzione della comunità sciita all&#8217;interno dell&#8217;islam.</strong> Persecuzione che fa dell&#8217;Iran, unico Paese a maggioranza sciita al mondo (accanto all&#8217;Iraq, dove gli sciiti sono più numerosi dei sunniti ma dover sono presenti anche i curdi), il faro di una comunità  molto compatta.</p>
<p><span id="more-13757"></span></p>
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<div id="attachment_13762" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/sciiti.jpg"><img class="size-full wp-image-13762" title="sciiti" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/sciiti.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Una manifestazione di sciiti iracheni a Baghdad.</p></div>
<p><strong>Gli sciiti (da<em> shi&#8217;a al Alì,</em> la fazione di Alì) sono circa il 10% di tutti i musulmani del mondo. Ma basta scorrere le cronache per capire quanto siano presi di mira dai loro &#8220;fratelli&#8221; musulmani di altra tendenza.</strong> La grande ricorrenza sciita dell&#8217;anno è l&#8217;Ashura, decimo giorno del mese di Muharram, giorno della morte in battaglia di<strong> Hussein, nipote di Maometto</strong> e, per gli sciiti, suo erede naturale alla guida dell&#8217;islam.  L&#8217;ultima Ashura è ricorda il 5 dicembre 2011: quel giorno, una serie di attentati uccise 35 pellegrini sciiti in Iraq e 55 a Kabul (Afghanistan). Altri 20 sciiti uccisi a Baghdad (Iraq) il 10 gennaio. Il 15 gennaio 21 sciiti uccisi da una bomba durante una processione in Punjab (Pakistan) e 55 a Bassora (Iraq).</p>
<p>E ancora:<strong> la repressione in Bahrein,</strong> realizzata dalle forze armate dell&#8217;Arabia Saudita (dove domina il wahabismo, una sorta di estremismo sunnita) è stata esercitata a spese degli sciiti, che sono la maggioranza della popolazione me sono dominati daun&#8217;oligarchia autoritaria sunnita. Almeno 50 morti. <strong>Passiamo allo Yemen:</strong> pochi sanno che le cellule di Al Qaeda (Osama Bin Laden era saudita e, appunto, wahabita) hanno usato le armi anche contro la minoranza sciita, diffusa soprattutto nel Nord del Paese.</p>
<div id="attachment_13763" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/sciiti2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13763" title="sciiti2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/sciiti2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La penitenza per la morte di Hussein di un gruppo di sciiti in India.</p></div>
<p>E ancora:<strong> in Egitto, proprio nel giorno di Ashura, la polizia</strong> ha cacciato centinaia di sciiti dalla moschea intitolata a Hussein (si dice che vi sia conservata la testa recisa del nipote di Maometto) proprio durante le celebrazioni che sono il culmine di 40 giorni di digiuno e preghiera. Se la passano male anche i pochi sciiti della<strong> Striscia di Gaza,</strong> dove la milizia di Hamas, che pure intrattiene rapporti &#8220;cordiali&#8221; con l&#8217;Iran, ha spedito all&#8217;ospedale decine di sciiti che celebravano l&#8217;Ashura.</p>
<p>Ci sono poi i casi opposti che, per paradosso, rischiano di non essere meno esplosivi. <strong>In Libano gli sciiti,</strong> per decenni confinati negli strati più poveri della popolazione, sono ormai la forza determinante, anche grazie al ruolo svolto da Hezbollah nel contrastare e attaccare Israele. <strong>Ma se la minoranza alawita (una setta dello sciismo) di Assad in Siria continua nelle sue stragi,</strong> i segnali di rappresaglie e vendette a sfondo etnico-religioso, che già s&#8217;intravvedono, potrebbero far deflagrare il Paese e trasferirsi anche in Libano.</p>
<p>Sappiamo tutti quanto abbia contato e conti, nella storia recente degli ebrei, la constatazione di essere una minoranza emarginata e perseguitata. Qualcosa di simile, anche se limitato al mondo islamico, lavora da secoli anche sullo spirito degli sciiti. L&#8217;Iran, in poche parole, non è solo uno Stato canaglia. E&#8217; uno Stato canaglia che per molte persone è un ideale di sicurezza e  libertà. Buffo ma vero.</p>
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