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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Serbia</title>
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		<title>LA SERBIA IN EUROPA, UN AFFARE PER TUTTI</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 19:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I l 2011 e il 2016. A questi due anni ormai guarda la Serbia dopo che i ministri degli Esteri della Ue hanno rimesso in moto la sua pratica di adesione all’Unione, prima bloccata dalle scorie infinite delle guerre balcaniche degli anni Novanta. Per rimuoverle, e per placare l’intransigenza dell’Olanda che per i serbi nutre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>I</span><span> l 2011 e il 2016. A questi due anni ormai</span><span> guarda la Serbia  dopo che i ministri  degli Esteri della  Ue hanno  rimesso  in moto la sua pratica di adesione all’Unione, prima bloccata  dalle scorie infinite delle guerre balcaniche degli anni Novanta. Per  rimuoverle, e per placare l’intransigenza dell’Olanda che per i serbi  nutre rancori vecchi quanto la strage di Srebrenica (1995),<strong> il Governo  di Belgrado ha dovuto pagare un prezzo politico: sarà giudicato in base  alla cooperazione con il Tribunale penale internazionale</strong> che ancora  ricerca i criminali di guerra Ratko Mladic e Goran Hadzic. A meno di  clamorosi infortuni, però, la candidatura a pieno titolo (2011) e  l’adesione totale (2016) sono ormai alle viste.</span></p>
<p><span><span id="more-7283"></span></span></p>
<div id="attachment_7286" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-7286" title="Serbie Ue" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/Serbie-Ue.jpg" alt="Un cittadino serbo mostra il passaporto alla frontiera." width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Un cittadino serbo con il passaporto alla frontiera.</p></div>
<p><span>Con un po’ di  sano realismo, però, dobbiamo notare che la Serbia l’ingresso in Europa  in un certo senso l’ha già festeggiato: venerdì scorso, quando <strong>dallo  stabilimento Fiat di Kragujevac è uscita la Punto numero 30 mila, su una  linea inaugurata solo 18 mesi fa e in una fabbrica che presto arriverà  ai 2.400 dipendenti.</strong> Un’auto rossa, subito donata a un istituto per  bambini orfani. Anche in questa destinazione d’uso si legge la logica  dei tempi, che si è inevitabilmente imposta anche ai ricordi atroci e  velenosi della dissoluzione della Jugoslavia, delle persecuzioni organizzate dai  Slobodan Milosevic e delle pulizie etniche incrociate.</span></p>
<p>Con  l’avvicinamento della Serbia all’Europa comunitaria, l’assetto politico  del continente colma un buco in cui la Russia ha cercato invano di  infilarsi. <strong>Troppo lontana Mosca da Belgrado, però, e troppo debole  l’economia russa per fungere da magnete.</strong> Per non parlare dei sentimenti e  dei ragionamenti della gente, pronta a commuoversi e<span> prontissima a capire certe convenienze: secondo le ultime rilevazioni,  il 70% dei serbi appoggia il Governo nella marcia di avvicinamento alla  Ue.</span></p>
<p><span> </span></p>
<div id="attachment_7287" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-7287" title="SerbiaCartaEuropa" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/SerbiaCartaEuropa.jpg" alt="La posizione della Sebia sulla carta dell'Europa e dei Balcani." width="300" height="275" /><p class="wp-caption-text">La posizione della Serbia sulla carta geografica dell&#39;Europa comunitaria e dei Balcani.</p></div>
<p><strong>La Serbia, però, non è l’unica a concludere un buon affare.</strong> Con la Slovenia e l’Ungheria nella Ue dal 2004, la Bulgaria e la Romania  dal 2007 e la Croazia (a quanto pare) dal 2012, l’ingresso della Serbia  completerà <strong>una &#8220;europeizzazione&#8221; dei Balcani</strong> che può essere accolta  solo con favore. Per quanto si possa criticarla, e non lo si farà mai  abbastanza, l’Unione è garanzia di stabilità e pace e lo sarà anche per  la regione storicamente più instabile d’Europa.</p>
<p><strong>Allo stesso  tempo, però, l’Europa godrà di un’occasione unica per allargarsi in  influenza e affari verso Est</strong>, cioè verso la regione del mondo seconda  solo al Golfo persico per ricchezza di risorse energetiche e minerarie.  Con la Serbia si spalanca una porta, anzi un portone e si inaugurano vie  di comunicazione (siano esse gasdotti e oleodotti, autostrade e  ferrovie) capaci di imprimere nuovi orientamenti alla politica  internazionale e costruire <strong>nuovi equilibri forse più favorevoli  all’Europa stessa</strong>. Dalla nostra capacità di cogliere questa opportunità  dipendono molte delle speranze di non cadere dalla padella del  tradizionale confronto tra Usa e Russia alla brace di quello, più che  prevedibile ormai, tra Usa e Cina.</p>
<p>Per l’Unione quindi ci sarà  molto da lavorare, soprattutto su se stessa. Per adeguarsi a una realtà  in costante mutamento (altri due Paesi in quattro anni, prima Croazia e  poi Serbia) s’imporrà un ulteriore sveltimento del processo decisionale e  una maggiore lucidità nell’individuare gli obiettivi collettivi di  fondo. L’entusiasmo dei nuovi arrivati dovrà essere integrato dalla  capacità dei Paesi fondatori di spazzare qualche ragnatela. Sul primo  possiamo andar tranquilli. Sulla seconda, un po’ meno.</p>
<p><span>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank"><em>Avvenire</em></a> del 26 ottobre 2010<br />
</span></p>
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		<title>KOSOVO 2: UNO STATO CRIMINALE?</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 22:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
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		<description><![CDATA[La classe dirigente del Kosovo indipendente è una diretta emanazione dell&#8217;Uck, il movimento armato anti-serbo e indipendentista fondato alla metà degli anni Novanta. Hashim Taci, primo ministro e leader del Partito democratico, era nel movimento il responsabile dai finanziamenti e degli approvvigionamenti di armi. Come lui, nei principali posti di governo e all&#8217;interno del Partito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La classe dirigente del Kosovo indipendente è una diretta emanazione dell&#8217;Uck, il movimento armato anti-serbo e indipendentista fondato alla metà degli anni Novanta. Hashim Taci, primo ministro e leader del Partito democratico, era nel movimento il responsabile dai finanziamenti e degli approvvigionamenti di armi. Come lui, nei principali posti di governo e all&#8217;interno del Partito, siedono coloro che erano tra i capi della guerriglia.</p>
<p><span id="more-5742"></span></p>
<div id="attachment_5753" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5753" title="thaci" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/thaci.jpg" alt="Hashim Taci, ex guerrigliero del'Uck e attuale primo ministro del Kosovo." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Hashim Taci, ex responsabile dei finanziamenti finanziario dell&#39;Uck e attuale primo ministro del Kosovo.</p></div>
<p><strong>In sé e per sé questo non è strano. Succede sempre nei Paesi che hanno vissuto una &#8220;lotta di liberazione&#8221;, da Cuba all&#8217;Algeria.</strong> Nella storia del kosovo indipendente le stranezze sono altre. Nel 1997 <strong>Robert Gelbard</strong>, inviato speciale per i Balcani del presidente <strong>Bill Clinton</strong>, dichiarò che l&#8217;Uck &#8220;è senza alcun dubbio un gruppo terrorista&#8221; e fino al 1998 il Dipartimento di Stato Usa tenne l&#8217;Uck nella &#8220;lista nera&#8221; delle organizzazioni terroristiche internazionali. Poi di colpo tutto cambiò. L&#8217;Uck fu sdoganato, aiutato in ogni modo (particolarmente attivi la Cia e i servizi segreti tedeschi), la Serbia annichilita ecce. ecc.</p>
<p>Le ragioni di tanta benevolenza sono chiare. <strong>Agli Usa e a molti Paesi europei (Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna) conveniva ridurre l&#8217;influenza sui Balcani da parte della Russia, influenza esercitata soprattutto attraverso la Serbia.</strong> Per quella regione passano gasdotti e oleodotti e sempre più ne passeranno in futuro. La Russia già controllava una parte importante delle riserve mondiali di greggio e di gas, lasciarle anche il controllo strategico delle rotte dei gasdotti e degli oleodotti sarebbe stato troppo. <strong>Un obiettivo strategico non solo accettabile ma anche rispettabile</strong>, almeno se osserviamo la questione da un punto di vista strettamente politico. In più, agli Usa faceva comodo insediare nei Balcani (cioè in Europa e ai confini dell&#8217;ex area di influenza sovietica) la propria potenza militare e di <em>intelligence</em>. Ecco così sorgere in Kosovo Camp Bondsteel, la più grande base militare americana fuori dai confini degli Usa.</p>
<p>Il problema è un altro. <strong>Se uno osserva con disincanto la situazione, vede che il Kosovo è forse avviato sulla strada dell&#8217;Afghanistan</strong>. Anche a Kabul il presidente Karzai non lo voleva più nessuno, eppure è diventato impossibile sbarazzarsene e tocca starlo a guardare mentre permette alla cricca che lo circonda di rubare, commerciare, trafficare con l&#8217;oppio e, in definitiva, contribuire alla rovina degli sforzi occidentali per far crescere il Paese. Di <strong>Hashim Taci</strong> tutti sanno che finanziava la guerriglia dell&#8217;Uck smerciando</p>
<div id="attachment_5757" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-5757" title="logo-uckxxxx" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/logo-uckxxxx-150x150.jpg" alt="Lo stemma dell'Uck ai tempi della guerriglia contro la Serbia di Slobodan Milosevic." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Lo stemma dell&#39;Uck ai tempi della guerriglia contro la Serbia di Slobodan Milosevic.</p></div>
<p>eroina e cocaina in Europa, ricevendola dai grossisti turchi e appoggiandosi ai trafficanti albanesi, <strong>e alcuni (per esempio il magistrato svizzero Carla Del Ponte, per anni procuratore generale della Corte Internazionale di Giustizia)  addirittura lo sospettano di aver praticato anche il traffico di organi prelevati con la forza ai prigionieri serbi</strong>. Secondo la Del Ponte, i civili serbi, donne e bambini compresi, venivano rapiti, trasferiti in Albania e lì mutilati (gli organi venivano poi avviati a cliniche turche specializzate in traianti) prima di essere uccisi. anche il Consiglio d&#8217;Europa ha chiesto alle autorità albanesi e kosovare di indagare, naturalmente senza esito.</p>
<p>Da diversi anni, ormai, analisti della più diversa origine e impostazione sono concordi nel definire il Kosovo &#8220;uno Stato criminale&#8221;. Cioè non uno Stato tormentato dalla criminalità ma <strong>uno Stato gestito dalla criminalità organizzata</strong>. I segnali in questo senso sono molteplici, quasi quotidiani. L&#8217;ultimo, l&#8217;arresto del governatore della Banca centrale, <strong>Hashim Rexhepi</strong>, accusato di corruzione e riciclaggio. La cosa tra l&#8217;altro ci riguarda perché, secondo un rapporto <a href="http://www.interpol.int" target="_blank"><strong>Interpol</strong></a>, sarebbero particolarmente forti i legami con la camorra e la &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Ma dovremmo forse anche badare ai comportamenti precedenti, quando i politici di oggi erano ancora &#8220;solo&#8221; i capi della guerriglia. Nel 1999 <strong>Fatos Klosi</strong>, capo dei servizi sergeti dell&#8217;Albania, rivelò al <em>Sunday Times</em> che l&#8217;Uck si appoggiava, in Albania, a una rete logistica che faceva capo ad <strong>Al Qaeda</strong>. Un rapporto che non si sarebbe interrotto nemmeno con le stragi compiute dagli islamisti l&#8217;11 settembre 2001. Secondo molti rapporti di organizzazioni indipendenti, inoltre, l&#8217;Uck si sarebbe macchiato di campagne del terrore ai danni dei serbi non meno crudeli di quelle condotte dai serbi ai danni dei kosovari. Si parla di 30 mila profughi<strong> (dati Unhcr)</strong> e di migliaia di persone assassinate o rapite.</p>
<p>Tutto questo non ha smosso le anime belle europee, comunque <strong>non le ha spinte a trattare Taci e gli ex dell&#8217;Uck con l&#8217;intransigenza con cui trattano, per dire, Hamas o Hezbollah</strong>. La ragione politica non mi sfugge. Resta il fatto che per difendere interessi pure importanti ci siamo messi nel cuore dell&#8217;Europa uno Stato di quel genere. Speriamo di non doverlo rimpiangere.</p>
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		<title>KOSOVO 1: GLI USA VINCONO LA PARTITA</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 21:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto attesa e in larga parte prevista, la sentenza della Corte di Giustizia Onu dell’Aja ha sancito che la proclamazione d’indipendenza del Kosovo non ha violato la legge internazionale. Un giudizio dal valore puramente consultivo ma destinato a pesare sul faticoso processo di riconoscimento del Kosovo <strong>(passo al momento compiuto da 69 Paesi sui 200 rappresentati all’Onu</strong>, e da 22 sui 27 dell’Unione Europea), e infatti accolto con soddisfazione dalle autorità kosovare.</p>
<p><span id="more-5728"></span></p>
<div id="attachment_5736" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5736" title="kosovo" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/kosovo.jpg" alt="La gioia dei kosovari il giorno dela proclamazione del'indipendenza, il 2 febbraio 2008." width="300" height="165" /><p class="wp-caption-text">La gioia dei kosovari il giorno della proclamazione dell&#39;indipendenza, il 17 febbraio 2008.</p></div>
<p>Al di là dei tecnicismi e delle ragioni della Serbia, promotrice di una causa dagli argomenti legali piuttosto deboli, <strong>il tribunale ha recepito lo spirito politico del tempo, l’umore internazionale</strong> che, dalla proclamazione dell’indipendenza (17 febbraio 2008), per non dire dai tempi dell’amministrazione Onu (1999-2006), soffia con decisione per l’autonomia del Kosovo e il ridimensionamento della Serbia. Giusto per non lasciar spazio a equivoci dell’ultima ora, alla vigilia del pronunciamento dell’Aja la Casa Bianca, attraverso il vice-presidente Biden, ha ribadito “il sostegno degli Usa a un Kosovo indipendente” e inserito “nelle istituzioni europee ed atlantiche”, preceduto di soli pochi giorni da Tony Blair, che si è recato in visita a Pristina.</p>
<p><strong>Il solito fronte anglo-americano, insomma, con l’aggiunta di un cospicuo gruppo di Paesi europei tra cui Italia, Germania e Francia</strong>. Per una volta le due sponde dell’Atlantico unite in una partita che ha come posta non tanto (e certo non solo) la causa dei kosovari ma piuttosto il controllo strategico dei Balcani e delle rotte che portano gas e petrolio verso Occidente e che, appunto, li attraversano. <strong>La Serbia è rimasta l’unico “piede” della Russia nella regione</strong>. I Balcani controllati (com’era un tempo) dalla politica filo-russa della Serbia avrebbero garantito al Cremlino, che a sua volta controlla le forniture di gas e petrolio, un potere enorme sull’Europa e, per conseguenze, una leva contrattuale assai efficace anche nei confronti degli Usa.</p>
<p><strong>Il Kosovo indipendente (ma anche fortemente infiltrato dalla criminalità e da traffici di ogni genere) e inserito nella Nato serve soprattutto a questo.</strong> E infatti l’Europa è spaccata in due: la maggioranza che tiene d’occhio lo sviluppo e i suoi costi da un lato (pro Kosovo), la minoranza che ha problemi di separatismi e autonomismi vari (Spagna, Grecia, Cipro, Romania e Slovacchia) dall’altra. La prima di queste due Europe ha, in tutta la questione, un ruolo decisivo.<strong> Offre alla Serbia una speranza d’ingresso nella Ue</strong>: per pacificarla o tacitarla, ma anche per portare a compimento quel distacco dall’orbita russa che il “trauma kosovaro” rischia invece di accentuare. Ed è assai probabile che a Belgrado, prima o poi, anche l’orgoglio nazionale debba inchinarsi di fronte alla convenienza, vista anche la minore solvibilità di Mosca ferita nel portafogli dal calo dei prezzi del petrolio.</p>
<p><strong>Resta sullo sfondo il tema del diritto dei popoli all’autodeterminazione,</strong> che pure era teoricamente al centro del giudizio della Corte Onu. Se i kosovari avevano diritto a costituire uno stato indipendente, perché non ce l’hanno anche i <strong>curdi in Turchia, i ceceni in Russia, gli armeni in Azerbaigian (Nagorno Karabakh), gli abkhazi in Georgia, i tamil nello Sri Lanka, i tibetani e gli ujguri in Cina?</strong> Non si sa, e in realtà non vi sono ragioni coerenti per giustificare  il sì agli uni e il no agli altri (o viceversa). Ma, come si diceva, c’era in ballo ben altro che un nobile principio.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank"><em>Avvenire</em></a> del 23 luglio 2010</p>
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		<title>L&#8217;INSANA PASSIONE PER LA GUERRA DELLA BUONA BORGHESIA ITALIANA</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 08:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      Anche questa volta, mentre le bombe piovono su Gaza e i razzi su Israele e i civili muoiono, i giornali grandi e piccoli della borghesia italiana si affannano a spiegare che sparare è giusto perché il fine è nobile. Niente di nuovo. Se poi finisce come in Irak dal 2003 a oggi (150 mila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>      Anche questa volta, mentre le bombe piovono su Gaza e i razzi su Israele e i civili muoiono, i giornali grandi e piccoli della borghesia italiana si affannano a spiegare che sparare è giusto perché il fine è nobile. Niente di nuovo. Se poi finisce come in Irak dal 2003 a oggi (150 mila civili morti secondo le stime del Governo iracheno), in Afghanistan dal 2001 a oggi (e sempre peggio) o, per restare al Medio Oriente, in Libano nel 2006 (più di mille civili libanesi uccisi per “sradicare Hezbollah”, e oggi Hezbollah governa il Libano), pazienza: <strong>ricarichiamo il fucile e passiamo oltre</strong>. Come diceva quel tizio che andava in calzoncini nella neve caduta fuori stagione: se il tempo è matto, devo forse essere matto anch’io?<br />
      <strong>Questa insana passione per la guerra</strong> è l’espressione più evidente della deriva ideologica a cui ci siamo abbandonati da quando il crollo del Muro di Berlino ci ha proiettati, senza merito e senza colpa, in un mondo di cui abbiamo perso le coordinate. <strong>Siamo diventati degli stalinisti della democrazia</strong>. Viviamo nel migliore dei sistemi possibili (ed è vero) e siamo pronti a tutto per “regalarlo” anche agli altri. Un embargo che affama i civili? Eccoci. Una guerra? Perché no. E se ci sono terroristi in una scuola non esitiamo a buttarla giù a cannonate, perché la ricerca del bene ha le sue esigenze e i genitori capiranno.<br />
      <strong>Egregi direttori di giornale, autorevoli commentatori e filosofi da circo</strong> vogliono convincerci di due cose: che tutto questo sia morale, anche se il Catechismo dice cose assai precise sulla “guerra giusta” e <strong>papa Ratzinger</strong>, pochi giorni fa nel discorso al Corpo diplomatico, ha ribadito che «l’opzione militare non è una soluzione e la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata». E, seconda cosa, vogliono convincerci che sia produttiva, anche se di risultati non si vede l’ombra. Vi pare migliorato questo mondo, in cui nel 2008 si è arrivati a morire in tumulti per il pane? Per sostenerlo, i soliti noti sono costretti a una serie di acrobazie intellettuali che si risolvono in questo: ciò che piace a noi è giusto, ciò che piace agli altri&#8230; si vedrà.</p>
<p>      <strong>Qualche esempio? La Georgia bombarda a tradimento i civili de</strong>ll’Ossetia, la Russia reagisce. Ma è una reazione spropositata, dicono i paladini del bene, pronti però a dire l’esatto contrario sulla reazione di Israele ai razzi di Hamas. A proposito: perché il Kosovo filo-americano (e magari il Tibet anti-cinese) ha diritto all’indipendenza e l’Ossetia filo-russa no? Rivendicazioni nate negli stessi anni e per le stesse ragioni, ma conclusioni diverse. Per converso, l’integrità territoriale della Georgia è un sacro valore e quella della Serbia non conta nulla. E via così. Con Hamas non si parla e non si tratta, si spara e basta. E perché, allora, con i taliban sì, come proposto dai generali inglesi e americani e come ipotizzato anche dai politici dei rispettivi Paesi?<br />
      <strong>Tutto va bene, insomma, pur di sfuggire a una realtà</strong>: avere il sistema più efficiente e benevolo è un merito, ma anche una responsabilità. A molti piacerebbe essere <strong>civili in salotto e incivili in cucina</strong>, liberali con diritto alla strage, democratici ma con licenza di abbassarsi a piacere ai peggiori sistemi del peggior nemico. Rassegniamoci, non può essere così. È immorale, per chi crede. Chi non crede dovrebbe almeno capire che, comunque, non funziona.<br />
 <br />
Pubblicato su <em>Famiglia Cristiana</em> numero 3 /2009  <a href="http://www.famigliacristiana.it">http://www.famigliacristiana.it</a></p>
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		<title>I POLEMISTI DA STRAPAZZO E IL RICATTO SULLA PELLE DEGLI EBREI</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 22:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      La frase “se io fossi ebreo” non ha gran significato. O lo si è o si è qualcos’altro. Però, insomma: se io fossi ebreo, credo che sarei anche disgustato dalla facilità con cui la Shoah e i suoi artefici sono tirati in ballo per evidenti (e quindi irrispettose) ragioni di propaganda spicciola. Saddam [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment-->
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm">      La frase “se io fossi ebreo” non ha gran significato. O lo si è o si è qualcos’altro. Però, insomma: se io fossi ebreo, credo che sarei anche disgustato dalla facilità con cui la Shoah e i suoi artefici sono tirati in ballo per evidenti (e quindi irrispettose) ragioni di propaganda spicciola. Saddam Hussein era il nuovo Hitler, Ahmadinejad è il nuovo Hitler, Putin sarà il nuovo Hitler. E poi, naturalmente, tutto rimanda agli anni e alle condizioni politiche in cui il nazismo riuscì a crescere e, quindi, ad affermare le proprie aberranti teorie. <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">Il terrorismo islamico, le pretese nucleari dell’Iran, l’orgoglio nazionalistico di Putin, la Georgia come i Sudeti: tutto uniformemente allude all’Olocausto</span>, con buona pace di tutti coloro che (giustamente, secondo me) lo considerano il Male Assoluto, il paradigma della crudeltà a cui l’uomo può arrivare. E questo non solo per il numero degli ebrei sterminati (nelle Americhe, da un punto di vista strettamente aritmetico, i massacri furono anche maggiori) ma perché lo Sterminio fu organizzato, scientifico, metodico. Perché fu studiato, appunto, come una “soluzione finale”, come il legittimo sbocco delle teorie sulla razza.</p>
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm">      Ma questa è filosofia. In realtà sappiamo bene perché filosofi e polemisti da strapazzo tirano sempre in ballo, in modo più o meno velato, l’Olocausto: <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">per tappare la bocca, con il più banale dei ricatti morali, a chi non la pensa come loro</span>. Basta pensare che Glucksmann e Levy sono riusciti a citare Auschwitz persino in un articolo sulla guerra tra Georgia e Russia per capire come funziona il meccanismo. Naturalmente <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">se sei impegnato contro l’ennesimo “nuovo Hitler” cosa vuoi che siano particolari trascurabili come la limitazione dei diritti civili, Guantanamo, Abu Ghraib, gli innocenti fatti fuori e derubricati a “perdite collaterali”</span>, gli insuccessi, gli eccessi politici, le balle, le menzogne? Sei dalla parte del bene, lotti contro il male (anzi, diciamo pure contro il Male Assoluto), ti puoi permettere tutto.</p>
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm">      <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">Peter Partner</span>, grande storico e giornalista, nonché autore di almeno un libro che non potete mancare (<span style="font-style: italic" class="Apple-style-span">Il Dio degli eserciti. Islam e cristianesimo: le guerre san</span>te, Einaudi), ha descritto il fenomeno con parole perfette: “Alla base dei conformismi che cementano le società umane nei momenti di crisi c’è la convinzione imposta dall’alto dell’esistenza di un “altro”, o di culture e gruppi stranieri che minacciano la presunta società dei giusti”. I Levy, i Glucksmann e tanti altri come loro proprio a questo servono: <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">a</span><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span"> convincerci che il bene siamo noi, qualunque cosa facciamo, male compreso.</span> Ovviamente questo ci impedisce poi di capirci qualcosa. Se il nostro male è comunque bene, com’è che tanti in giro per il mondo ci odiano? Beh, provate a dare un’occhiata a giornali meno conformisti di quelli che girano dalle nostre parti. Per dire l’<span style="font-style: italic" class="Apple-style-span">Herald Tribune</span> di oggi, niente di strano o particolarmente raro. Nella sola pagina 7: un raid di truppe Nato parte dall’Afghanistan, supera i confini con il Pakistan e uccide almeno 7 civili; in Iraq, le truppe Usa uccidono per sbaglio 6 soldati governativi vicino a Tarmija, 50 chilometri a Nord di Baghdad; a Gerusalemme, due ufficiali della polizia di frontiera israeliana saranno processati perché nel 2002, negli ultimi giorni del loro servizio nei Territori, si divertivano a rapire giovani palestinesi per picchiarli e infine lanciarli dalla jeep che filava a tutta velocità. Uno dei palestinesi morì battendo il capo su una pietra.<span>    </span></p>
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm">      Nella questione della Georgia (l’aggressore), dell’Ossetia del Sud (l’aggredito) e della Russia (il bullo amico dell’aggredito) <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">il meccanismo destinato a confondere le idee alla gente è scattato con un pizzico di ritardo</span>, perché il caso era clamorosamente chiaro: gli Osseti, che da vent’anni chiedono di riunirsi alla Russia, erano le vittime di un Paese come la Georgia, più forte e per di più appoggiato (con quattrini e armi) dagli Usa e dai suoi alleati (soprattutto Israele e Ucraina). L’attacco a sorpresa dei georgiani, per di più, era stato lanciato mentre all’Onu procedevano le annose trattative tra le parti. Punto e stop, non c’era altro da dire.</p>
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm">      E’ evidente che la Russia ha approfittato dell’occasione per dare una bella bastonata alla Georgia. E infatti la comunità internazionale si è mossa per fermarla. Ma tutto questo non c’entra con il preteso <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">“diritto internazionale”</span>, che in certi casi pretende il rispetto della “volontà dei popoli” (vedi il Kosovo ma anche il Nagorno Karabakh) e in altri, misteriosamente, tutto il contrario, e cioè il rispetto della presunta “integrità territoriale” della Georgia.</p>
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm">      Fin qui, è tutto ancora prevedibile. Le potenze hanno sempre fatto così, spacciando i propri desideri per legalità e diritto. Quello che non funziona è un’altra cosa: <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">sono sempre più numerosi</span><span><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">  </span></span><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">i Paesi e i popoli che non ci stanno</span>. E che, appena possono, ribattono. Se è difficile immaginarsi ebrei, non molto più facile è immaginarsi cinesi o russi senza esserlo. A me, per esperienza, riesce un po’ più facile indossare il colbacco. E dunque io, presunto russo o cinese, negli ultimi anni mi guardo intorno e vedo questo: la Nato si mobilita per difendere i kosovari dalla repressione della Serbia e degli sgherri di Slobodan Milosevic. L’operazione ha successo e per il Kosovo liberato si studia la soluzione della federazione con la Serbia. A un certo punto, però, gli Usa cambiano idea, trasformano il Kosovo in una loro dépendance, pretendono e ottengono che diventi indipendente. Ma non basta. Gli Usa, contro l’Onu e contro il parere di Francia, Germania, Russia e Cina, attaccano militarmente l’Iraq. Un anno dopo l’Onu è costretta ad accettare la situazione di fatto e a coprire con la propria egida l’ormai avvenuta occupazione. Per finire, la questione della Georgia che, a quanto pare, ha tutto il diritto di bombardare gli Osseti che, poveri illusi, vorrebbero né più né meno ciò che con tanta prontezza è stato concesso ai kosovari. <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">Tutto questo chiamasi, a quanto pare, diritto internazionale</span>.</p>
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm">      <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">E&#8217; a questo punto che bisogna immaginarsi russo o cinese</span>. Vi siete cuccati alcuni decenni di comunismo, siete più o meno sopravvissuti, con le unghie e coi denti vi siete difesi dalla stagione delle riforme. Per tutti questi anni vi hanno spiegato, e magari ci avete pure creduto, che l’Occidente vi voleva bene, che il suo modello era il più sano, che la democrazia e la giustizia devono regnare sovrani. E vi siete magari anche un po’ vergognati per il Tibet e per la Cecenia. Siate sinceri: se foste russi o cinesi, adesso non vi girerebbero le scatole?<span>  </span></p>
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm"> <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNoteLevel1" style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm"> <o:p></o:p></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>SI CHIAMA PETROLIO IL FILO ROSSO TRA IL CAUCASO E IL KOSOVO</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 12:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      Ero stato facile profeta, insieme con molti altri, quando avevo detto che il precedente del Kosovo avrebbe provocato lunghe e pericolose turbolenze. Tra l’altro, lo avevano detto a chiare lettere prima Vladimir Putin e poi Dmitrij Medvedev, i due inquilini del Cremlino, gente che di solito non parla a vanvera. In Europa e in Italia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>      Ero stato facile profeta, insieme con molti altri, quando avevo detto che il precedente del Kosovo avrebbe provocato lunghe e pericolose turbolenze. Tra l’altro, lo avevano detto a chiare lettere prima Vladimir Putin e poi Dmitrij Medvedev, i due inquilini del Cremlino, gente che di solito non parla a vanvera. In Europa e in Italia, invece, sono spuntati come i funghi gli entusiastoni. Alcuni di loro mi hanno scritto anche al giornale, dandomi dell’ignorante prevenuto e incompetente per aver espresso qualche dubbio. Ora, lasciamo perdere il fatto che <strong>il Kosovo è uno Stato sovrano controllato da un personaggio di fama più che dubbia come Hashim Taci</strong>, e diamo un’occhiata in giro. Approfittando dell’esempio (il Kosovo come Stato non è mai esistito ed è nato in questi ultimi anni dalla secessione di un gruppo etnico dallo Stato multietnico in cui prima viveva, prima in relativa autonomia, poi in condizioni di discriminazione, infine di persecuzione), la Russia sta favorendo un’operazione analoga nel Caucaso.<br />
      Attenzione: nella stessa regione tutto questo è già successo. Nei primi anni Novanta una violentissima guerra portò alla secessione dall’Azerbaigian del Nagorno Karabakh, regione abitata in grandissima maggioranza da armeni. <strong>Il Nagorno Karabakh si è dichiarato indipendente e ha chiesto un riconoscimento internazionale che, a differenza di quanto è stato fatto per il Kosovo, gli è stato negato</strong>. Quelle migliaia di morti sono state presto dimenticate e adesso siamo pronti a ricominciare: la tensione <strong>tra Russia e Georgia</strong>, rimasta latente per anni, cresce di giorno in giorno, con Mosca che sobilla le aspirazioni secessionista <strong>dell’Abkhazia del Nord</strong> e quelle <strong>dell’Ossetia del Sud</strong> (per nulla diverse, a ben vedere, da quelle dei kosovari) e Tbilisi che mobilita l’esercito contando sull’appoggio nemmen troppo nascosto degli Usa.<br />
      I Kosovo fan mica si sono chiesti perché là no e qui, sulla sponda dell’Adriatico, sì. <strong>Perché il Nagorno Karabakh, l’Abkhazia e l’Ossetia non hanno diritto all’autonomia</strong> e all’indipendenza e il Kosovo invece è stato riconosciuto da quasi tutti gli altri Paesi nel giro di un paio d’ore.<br />
      Le ragioni (quelle vere, concrete, non le chiacchiere) in buona sostanza, sono due. <strong>La prima</strong>, che è anche la meno importante ma è molto diffusa in Italia, <strong>sta in un esercizio estremo di realismo politico</strong>. Tipo: non si può fare altro, indietro non si può tornare, è impensabile rimettere i kosovari sotto l’autorità di Belgrado, non possiamo (noi europei) rischiare una nuova guerra nei Balcani e non possiamo (noi italiani) rischiare una nuova guerra alle porte di casa. C’è una logica: mediocre forse, certo di scarsa prospettiva, ma c’è.<br />
      <strong>La seconda ragione</strong>, che è invece quella decisiva, sta nell’interesse economico e strategico degli Usa. Che a sua volta ha due obiettivi. <strong>Obiettivo A</strong>: garantire all’economia Usa un regolare rifornimento di gas e petrolio. Il Kosovo è piazzato in una posizione strategica per controllare lo sbocco sul Mediterraneo dei gasdotti e degli oleodotti che arrivano dall’Asia Centrale, e infatti gli Usa lo presidiano con la base di <strong>Camp Bondsteel, il loro più grosso insediamento militare fuori dal Medio Oriente</strong>. La politica americana nel Caucaso di appoggio alla Georgia è l’altra faccia di questa stessa medaglia: <strong>per Tbilisi passa il BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan)</strong>, l’oleodotto inaugurato nel 2006 da Condoleezza Rice (lungo 1.744 chilometri e costato 4 miliardi, a regime dovrebbe portare 50 miliioni di tonnellate di greggio l’anno dal Mar Caspio al Mediterraneo), costruito in gran parte con fondi delle compagnie petrolifere Usa.      </p>
<p>      Nel Caucaso, quindi, gli Usa hanno bisogno di quiete e compattezza, non di divisioni e strani Paesi in cerca di autonomia. Perché l’incertezza e lo scontro può mettere a rischio gli oleodotti, e perché piccole nazioni dall’origine incerta come l’Abkhazia e l’Ossetia possono facilmente finire sotto il controllo di Mosca. In sostanza, e dal loro punto di vista giustamente, <strong>gli Usa non vogliono che Mosca faccia nel Caucaso ciò che loro hanno fatto nei Balcani con il Kosovo</strong>.<br />
      <strong>Obiettivo B</strong>: mettere i bastoni tra le ruote all’Europa, in particolare all’Unione Europea. Questo è un obiettivo di lungo periodo, perseguito con coerenza lungo tutto il corso dell’amministrazione Bush perché ben individuato dai manifesti <em>neocon</em> che l’hanno preceduta. A maggior ragione ora, nel fallimento conclamato della politica economica della Casa Bianca, con <strong>l’euro in marcia per sostituire il dollaro come valuta di riferimento</strong> e l’economia europea che stenta ma va comunque meglio di quella Usa. L’indipendenza del Kosovo è servita anche a questo, se non altro a creare un’ulteriore bega alla Ue, costretta a promettere una rapida adesione alla Serbia per evitare sanguinose grane in una regione d’Europa in cui i brutti ricordi abbondano.</p>
<p>      D’altra parte, fateci caso: tra i Kosovo fan più scatenati c’erano i famosi <strong>gemelli Kaczinski</strong> della Polonia e <strong>Vaclav Klaus</strong>, presidente della Repubblica Ceca. Kaczinski primo, presidente della Polonia, e Klaus sono oggi i due che, nonostante che i loro Parlamenti abbiano approvato il Trattato di Lisbona, si attaccano al voto di qualche centinaio di migliaia di irlandesi per decidere che non controfirmeranno la ratifica. </p>
<p>Per maggiori informazioni sull’oleodotto Btc:<br />
http:// <a href="http://www.ifc.org/btc">www.ifc.org/btc</a> <br />
<a href="http://www.bp.com/sectiongenericarticle.do?categoryId=9006669&amp;contentId=7015093">http://www.bp.com/sectiongenericarticle.do?categoryId=9006669&amp;contentId=7015093</a><br />
<em>Per maggiori informazioni sulle teorie neocon</em>: il sito dedicato al <strong>Project for theNew American Century</strong> dall’omonimo think tank è stato eliminato dal web. Cercando con la stessa definizione su Wikipedia, però, si possono ottenere i link a molti altri siti che ne ripubblicano i testi.</p>
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		<title>WALZER SERBO TRA UE, RUSSIA E KOSOVO</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 22:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[    Sulla Serbia: dicono che la vittoria del Partito Democratico di Boris Tadic (39% alle elezioni politiche) sia anche una vittoria dell’Europa, una sconfitta della Russia (e con essa degli ultranazionalisti serbi di Tomislav Nikolic, 28,6%) e, più in generale, una buona ragione per tirare un sospiro di sollievo. Qualche grano di saggezza in tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment-->
<p style="text-align: justify; text-indent: 8.5pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt">    Sulla Serbia: dicono che la vittoria del Partito Democratico di Boris Tadic (39% alle elezioni politiche) sia anche una vittoria dell’Europa, una sconfitta della Russia (e con essa degli ultranazionalisti serbi di Tomislav Nikolic, 28,6%) e, più in generale, una buona ragione per tirare un sospiro di sollievo.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 8.5pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt">Qualche grano di saggezza in tutto questo c’è. Ma guai a sopravvalutarlo. Vediamo il capitolo Europa: <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">tutti i Paesi dell’ex “Europa dell’Est” hanno fatto carte false per entrare nell’Unione Europea</span>, figuriamoci se poteva fare eccezione la Serbia che ha l’Europa alle porte ed è in pratica circondata da Paesi Ue. Se qualche testone facesse ancora fatica a capirlo (o l’avesse fatta in passato…), <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">l’Europa è un approdo che fa gola a tutti</span> perché tutti coloro che vi sono entrati (tutti senza eccezioni) hanno da essa cavato vantaggi.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 8.5pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt"><span>    </span>Anche con qualche furbizia, come nel caso della Polonia (appena dentro si è messa a fare il vassallo degli Usa con i suoi gemelli Kaczynski) o della Bulgaria (che nei mesi scorsi ha siglato con la Russia un accordo per il passaggio di un gasdotto concorrente di quello finanziato con fondi europei). E qui si apre il secondo capitolo: <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">chi ci dice che la Serbia, una volta entrata nella Ue, non faccia qualche giochino dello stesso tipo?</span> Forse non si è ben valutato l’impatto sull’opinione pubblica serba della questione del Kosovo. Per fare un paragone, è come se all’Italia avessero tolto la città di Roma, o la Toscana, o l’Umbria. <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">Se fate in giro in Kosovo, lo vedete costellato di monasteri ortodossi</span>, che non a caso gli autonomisti cercano da tempo di distruggere. Il punto è che non vedrete altro, laggiù. Ed è in Kosovo che la nazione serba, sacrificando le migliori generazioni nella battaglia di<span>  </span>Kosovo Polje (1389) contro le armate islamiche turche, ha costruito la propria identità nazionale.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 8.5pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt">   Proprio per questo anche Tadic ha fermamente escluso di poter riconoscere l’indipendenza del Kosovo. E come lui i nazionalisti di Nikolic, i socialisti degli orfani di Milosevic (8%), i conservatori di Kostunica (11%): alla somma, siamo quasi al 90% dello spettro elettorale. Qui l’Europa dovrà giocare di fino, se vorrà disinnescare la mina Kosovo, che prima o poi tornerà a farsi sentire. In altre parole, se continuerà a proporre rozzamente il baratto <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">“ingresso nella Ue in cambio del riconoscimento del Kosovo”</span>, andrà a sbattere, perché l&#8217;affronto subito non sarà mai dimenticato dai serbi. <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">E dunque sarà inevitabile triangolare con la Russia</span>, che ha un forte ascendente (anche economico) sulla Serbia ma ha a propria volta bisogno dei buoni rapporti che la legano all’Europa, il suo miglior cliente nel settore del gas e del petrolio. Certo, alla Ue servirebbe una politica estera. Ma ancora una volta, appunto con l’indipendenza del Kosovo, non ha fatto altro che assistere alle iniziative altrui. Nel caso specifico, quelle degli Usa.<span>  </span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 8.5pt" class="MsoNormal">Per Presidenza della Repubblica Serba  <a href="http://www.narodnakancelarija.srbija.yu/">http://www.narodnakancelarija.srbija.yu/</a></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 8.5pt" class="MsoNormal"><a href="http://www.narodnakancelarija.srbija.yu/"></a>Per Tomislav Nikolic       <a href="http://srs.org.yu/svimsrcem/">http://srs.org.yu/svimsrcem/</a> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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