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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Russia</title>
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		<title>IN CASA DI OBAMA UN G8 SENZA PUTIN</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 21:08:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il terzo mandato presidenziale di Vladimir Putin è cominciato con uno sgarbo a Barack Obama, padrone di casa e ospite del G8 di Camp David. L&#8217;assenza si nota ed è aggravata dal fatto che per la Russia è invece presente Dmitrij Medvedev, fino a qualche giorno fa presidente della Federazione russa, ora primo ministro nominato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il terzo mandato presidenziale di <strong>Vladimir Putin</strong> è cominciato con uno sgarbo a <strong>Barack Obama,</strong> padrone di casa e ospite del G8 di Camp David. L&#8217;assenza si nota ed è aggravata dal fatto che per la Russia è invece presente <strong>Dmitrij Medvedev,</strong> fino a qualche giorno fa presidente della Federazione russa, ora primo ministro nominato da Putin che fino a qualche giorno fa era il &#8220;suo&#8221; primo ministro&#8230; Un gioco di poltrone e di specchi, insomma, che molto contrasta con la sacralità di cui gli americani avvolgono l&#8217;istituzione presidenziale.</p>
<p><span id="more-14979"></span></p>
<div id="attachment_14992" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/obaok.jpg"><img class="size-full wp-image-14992" title="obaok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/obaok.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Barack Obama con Vladimir Putin.</p></div>
<p><strong>Uno sgarbo, ma non una crisi. O meglio: uno dei tanti colpi che Usa e Russia si scambiano, sopra e sotto la cintura, da un bel pezzo.</strong> Per restare agli ultimi tempi, basta pensare alla Libia (attaccata dagli Usa contro il parere della Russia, che in Libia aveva pure una base navale) e alla Siria, dove Russia e Cina offrono una sponda diplomatica all&#8217;agonizzante e screditato regime di Assad.</p>
<p><strong>Putin e Obama in questa rissa c&#8217;entrano poco. Usa e Russia sono destinati a confrontarsi. Glielo impongono i tempi e la situazione. Gli Usa sono ancora la prima potenza ma non non sono più l&#8217;unica potenza</strong>. C&#8217;è la Cina, a cui poco importa dei principi e molto delle materie prime: i cinesi vanno dove ci sono petrolio, gas, prodotti agricoli e minerali utili a nutrire lo sviluppo economico del Paese. Ci sono l&#8217;India e il Brasile, l&#8217;Iran e il Venezuela. Nessuno di questi Paesi può paragonarsi agli Usa, ma ognuno di loro ha eroso un pezzo o pezzetto dell&#8217;enorme margine di manovra di cui disponevano gli Usa. D&#8217;altra parte, ci sarà pure una ragione se appena un mese dopo questo G8 americano si terrà un G20 in Messico.</p>
<p><strong>Quindi gli Usa devono almeno tentare di bloccare lo smottamento della loro sfera d&#8217;influenza. E poi c&#8217;è la Russia, che ha un&#8217;esigenza identica anche se di segno opposto:</strong> provare a ricostruire almeno parte della propria sfera d&#8217;influenza, quella che una volta veniva definito <em>sovestskoe prostranstvo </em>(spazio sovietico). Per ragioni storiche (la Russia è sempre stata un impero), culturali e soprattutto economiche. Il commercio di gas e petrolio è decisivo per il destino dei russi. Così, se la Russia non può fare nulla, a parte intrattenere buone relazioni con l&#8217;Iran, per intaccare il monopolio politico americano sui Paesi del Golfo Persico, può però fare molto per controllare, indirizzare e gestire le enormi risorse che giacciono non solo nel suo territorio, ma anche in quello dei Paesi nati dallo scioglimento dell&#8217;Urss, Kazakhstan, Turkmenistan e Kirgizistan per primi.</p>
<p><strong>Di tutta l&#8217;era Bush, la cosa che la Russia ha più patito non è stata la guerra contro l&#8217;Iraq ma la realizzazione dell&#8217;oleodotto che corre da Baku (Azerbaigian) a Tbilisi (Georgia) a Ceyhan (Turchia). </strong>Una ferita economica insanabile, almeno finché in Azerbaigian, Georgia e Turchia resistono regimi molto amici o non ostili agli Usa. Una cicatrice spirituale dura da nascondere per un Paese che ha fatto due guerre per conservare a sé la Cecenia e il Caucaso.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/missile.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-14994" title="missile" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/missile-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Allo stesso modo oggi la Russia teme lo &#8220;scudo stellare&#8221; che gli Usa vogliono installare tra Polonia e Repubblica Ceca: perché è un <em>vulnus</em> portato in quell&#8217;area in cui il Cremlino non tollera interferenze,</strong> uno spazio in cui qualunque intrusione è vista come un&#8217;aggressione. Gli Usa dicono che lo &#8220;scudo&#8221; servirà a proteggere l&#8217;Europa da ogni eventuale attacco missilistico portato dall&#8217;Iran, e naturalmente è una gran balla: non c&#8217;è ragione per cui l&#8217;Iran debba attaccare l&#8217;Europa, essendo già sulla lista nera degli Usa e di Israele.</p>
<p><strong>Lo &#8220;scudo&#8221; non indebolirà le difese strategiche della Russia, come dicono a Mosca. Lo farebbe se la Russia avesse intenzione di bombardare l&#8217;Europa occidentale, o se l&#8217;Europa avesse intenzione di minacciare la Russia</strong>, e non è così. Ma se fosse realizzato, dimostrerebbe che altri possono fare ciò che vogliono sulla porta di casa sua. E questo non può essere accettato. Guarda caso, i presidenti e i primi ministri che hanno accettato l&#8217;invito di Obama, finito il G8 resteranno in America per il vertice Nato che dovrà annunciare i primi provvedimenti operativi per la costruzione dello scudo.</p>
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		<title>TORNA PUTIN, LA RUSSIA S&#8217;INCHIODA</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 21:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vladimir Putin si insedia (lunedì 7 maggio) per il suo terzo mandato presidenziale e l&#8217;opposizione riporta in piazza, a Mosca, più di 30 mila persone tra giovani blogger, vecchi comunisti, fascisti e liberali. Nessuno dei due lo voleva ma è una fotografia perfetta della situazione politica russa. Putin, e tutto ciò che il suo regime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vladimir Putin si insedia (lunedì 7 maggio) per il suo terzo mandato presidenziale e <strong>l&#8217;opposizione riporta in piazza, a Mosca,</strong> più di 30 mila persone tra giovani blogger, vecchi comunisti, fascisti e liberali. Nessuno dei due lo voleva ma è una fotografia perfetta della situazione politica russa.</p>
<p><span id="more-14828"></span></p>
<div id="attachment_14832" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/putin.png"><img class="size-full wp-image-14832" title="putin" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/putin.png" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin parla sulla Piazza Rossa.</p></div>
<p><strong>Putin, e tutto ciò che il suo regime rappresenta, ha perso la &#8220;spinta propulsiva&#8221; di un tempo, degli anni della successione a Boris Eltsin.</strong> Ma a tenerlo al potere, oggi, è soprattutto l&#8217;assenza quasi totale di una proposta davvero alternativa, di un&#8217;idea politica un po&#8217; più articolata degli slogan sulla libertà o contro il Cremlino.</p>
<p><strong>La sentenza era già stata emessa durante la campagna elettorale, la più stanca e scontata dai tempi di Gorbaciov. Putin è tornato nel suo ufficio al Cremlino</strong> (quello che gli è stato tenuto in caldo per quattro anni da Dmitrij Medvedev) senza dover proporre, nemmeno per finta, idee nuove. A contrastarlo, le facce stanche di gente che era in politica persino prima di lui: il nazionalista <strong>Zhirinovskij,</strong> il comunista <strong>Zjuganov,</strong> il liberale <strong>Javlinskij,</strong> l&#8217;ex putiniano <strong>Mironov.</strong> Unica personalità inedita: l&#8217;oligarca miliardario <strong>Prokhorov,</strong> noto soprattutto per essere proprietario di una squadra del basket professionistico Usa. Con o senza brogli, come poteva perdere Putin?</p>
<p><strong>Ma proprio questa eterna ripetizione, questa Russia inchiodata a se stessa, è la maledizione della seconda vita al potere di Putin.</strong>  Quando lui mise piede per la prima volta al Cremlino (<em>ad interim</em> nel 1999, da eletto nel 2000), il Caucaso era un problema a causa della Cecenia. Oggi il Caucaso è un problema a causa del Dagestan, in preda a una non dichiarata ma crudele guerra civile, tanto che pochi giorni fa da Mosca è stato inviato un ulteriore contingente di 25 mila soldati.</p>
<div id="attachment_14834" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/contro.png"><img class="size-thumbnail wp-image-14834" title="contro" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/contro-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Una manifestazione di protesta a Mosca. Il cartello dice: &quot;Putin non è il nostro presidente&quot;.</p></div>
<p><strong>Nel 1999 il grande problema era restituire stabilità ed efficienza al sistema, minato dai continui scrolloni dell&#8217;era Eltsin. Oggi&#8230; anche ma nel verso opposto: si tratta di rimettere in moto il sistema,</strong> impantanato nell&#8217;inefficienza e nella corruzione. Allora era imperativo rimettere sotto il controllo dello Stato l&#8217;enorme patrimonio delle risorse energetiche e naturali e con esse finanziare la riforma industriale e il rinnovamento delle infrastrutture; oggi siamo più o meno allo stesso punto, con l&#8217;aggravante che &#8220;l&#8217;operazione controllo&#8221; è perfettamente riuscita (chiedere a Khodorkovskij conferma) ma la riforma è indietro e il rimodernamento è ancora più indietro.</p>
<p><strong>Nel frattempo è arrivata la crisi economica globale, che ha colpito duramente una Russia dipendente per il proprio benessere dal benessere altrui, cioè dalla capacità e disponibilità degli altri Paesi di comprare il suo gas e il suo petrolio.</strong> Nel 2008-2009, per la Russia il periodo peggiore dopo 10 anni di crescita media del 7% l&#8217;anno, il Cremlino ha dovuto spendere 200 dei 600 miliardi del suo Fondo di stabilità in valuta pregiata per frenare la caduta del rublo e altri 200 miliardi per rifornire di liquidità le banche e tenere aperte le linee di credito per le imprese.</p>
<p><strong>In pratica, sono stati bruciati in due anni quasi tutti i risultati economici della prima era Putin. Ora si vorrebbe ricominciare, approfittando del prezzo del petrolio</strong> in rialzo dal secondo semestre del 2010. Ma la Russia non è più quella del 1999, nuove generazioni sono venute alla ribalta, il mutamento esigerebbe idee nuove. Ma Putin non ne ha e, quel che è peggio, non ne hanno nemmeno gli altri.</p>
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		<title>PUTIN IMBROGLIA MA IL CONSENSO TIENE</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 20:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ho vinto una battaglia aperta e onesta&#8221;, dice Vladimir Putin, che torna a fare il Presidente (e questa volta con un mandato di sei anni) con una vittoria al primo turno.<strong> Naturalmente la battaglia non è stata &#8220;aperta&#8221;,</strong> viste le strategie messe in atto da Russia Unita e da Putin per recuperare il tonfo (- 16%) delle elezioni politiche di dicembre, e nemmeno &#8220;onesta&#8221;: gli osservatori internazionali sono piuttosto compatti nel denunciare pressioni indebite, quando non veri e propri brogli. E le proteste sono state vibranti fin dalle prime ore dopo il voto.</p>
<p><span id="more-14226"></span></p>
<div id="attachment_14231" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/03/putin2.jpg"><img class="size-full wp-image-14231" title="Russian PM Putin gestures during a televised questions and answers session in Moscow" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/03/putin2.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin fa il segno della vittoria.</p></div>
<p><strong>Bisogna però con onestà riconoscere che Putin mantiene uno zoccolo duro di consenso tutt&#8217;altro che irrilevante.</strong> Facciamo qualche ragionamento a spanne. I primi exit poll l&#8217;hanno dato vincente con il 60/65% dei voti. Quanto possono aver &#8220;pesato&#8221; le scorrettezze elettorali? Un 15%? Quanto serve per vincere al primo turno (obiettivo dichiarato del regime, che non poteva tollerare un&#8217;altra bocciatura dopo quella di dicembre), certo. Ma il resto sarebbe comunque bastato per vincere comunque.</p>
<p><strong>Altro ragionamento non scientifico: quel vecchio arnese di Gennadyj Zjuganov</strong>, il più votato dopo Putin, ha preso il 17% dei voti circa. E&#8217; possibile credere che senza brogli avrebbe vinto? Che il suo consenso elettorale di vecchio comunista sostanzialmente buono a nulla (dal punto di vista politico) possa essere superiore a quello di Putin? Che il suo fascino di conservatore &#8220;puro e duro&#8221; possa essere più efficace di quello di un conservatore smagato e moderno come Putin?</p>
<p><strong>Questa considerazione dovrebbe spingere le opposizioni a riflettere sul proprio parziale successo. Hanno tirato un mattone nella vetrina del regime</strong> (le proteste sui diritti civili), ma il proprietario del negozio non è cambiato e non ha intenzione di ritirarsi dagli affari. Per avere risultati migliori bisognerebbe che tutti tirassero i mattoni verso lo stesso obiettivo, cosa che non può succedere se in piazza scendono insieme comunisti e punk, genietti del computer e vecchie babushki inferocite dal caro vita.</p>
<p>Si può temere, al contrario, che sia il Cremlino di nuovo abitato da Putin a pensarci sù. Con il rischio che quella piccola scheggia di volontà riformatrice sopravvissuta al quindicennio putiniano non solo non rinasca ma venga definitivamente seppellita in nome di un calcolo: <strong>chi oggi ha votato Putin, ha fatto una scelta di memoria e di paura.</strong> Memoria degli anni in cui il reddito, grazie all&#8217;esportazione di gas e petrolio, cresceva neppur tanto lentamente. E di paura per una stagione che potrebbe esser nuova ma anche instabile e incerta. Se Putin si aggrappa a questo, e rinuncia a cambiare almeno in parte il sistema economico nazionale, la Russia conoscerà giornate difficili.</p>
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		<title>RUSSIA: PUTIN E IL VECCHIO CHE AVANZA</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 21:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pensando alle elezioni di domenica prossima, è difficile non sbottare: Putin, ancora Putin, sempre Putin! Vladimir Vladimirovic Putin (almeno il patronimico fosse diverso…) era primo ministro già nel 1999, presidente già nel 2000. E come in un circuito chiuso, è ri-diventato primo ministro nel 2008 e lo ridiventerà nel 2012, pronto a ri-ri-diventarlo nel 2018. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensando alle elezioni di domenica prossima, è difficile non sbottare:<strong> Putin, ancora Putin, sempre Putin!</strong> Vladimir Vladimirovic Putin (almeno il patronimico fosse diverso…) era primo ministro già nel 1999, presidente già nel 2000. E come in un circuito chiuso, è ri-diventato primo ministro nel 2008 e lo ridiventerà nel 2012, pronto a ri-ri-diventarlo nel 2018.</p>
<p><span id="more-14210"></span></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/03/PUTINok.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-14218" title="PUTINok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/03/PUTINok.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p><strong>Innegabile. Ma siamo proprio sicuri che la rigidità del sistema russo post-sovietico s’incarni nel solo Putin?</strong> Stiamo ai soli candidati che gli si sono opposti in questa tornata elettorale. <strong>Grigorij Javlinskij,</strong> del partito Jabloko: era vice-premier nel 1990 e si era candidato alla presidenza già nel 1996 (contro Eltsin) e nel 2000 (contro Putin). <strong>Gennadyj Zjuganov:</strong> anche dimenticando che negli anno Ottanta lavorava al Dipartimento propaganda del Pcus (Partito Comunista dell’Urss), nel 1993 fu tra i fondatori del Partito comunista di Russia ed è stato candidato alla presidenza dal 1996 a oggi ogni volta che si è votato. <strong>Vladimir Zhirinovskij:</strong> è da sempre il leader del partito nazionalista curiosamente denominato Partito liberal-democratico. Illustri protagonisti della perestrojka (per esempio <strong>Aleksandr Jakovlev</strong>) hanno raccontato che il Pld fu inventato dal capo del Kgb, Krjuckov, come specchietto per le allodole per i russi che volevano il multipartitismo. Comunque sia, Zhirinovskij è candidato in ogni elezione presidenziale a partire da quelle del 1991. Insomma, la gran novità di quest’anno sarebbe stata la candidatura dell’oligarca <strong>Mikhail Prokhorov:</strong> un miliardario che, in Russia, si butta in politica, sai che novità.</p>
<p><strong>Tutto questo per dire che in Russia la figura di Putin, i suoi metodi, i suoi amici (e aggiungiamo noi, gli scarsi risultati dei suoi quattro anni come primo ministro) hanno di certo stancato molti; che quindi lo spirito critico è in crescita;</strong> che si è affacciata sulla scena una generazione di elettori che non hanno conosciuto l’Urss e presso i quali, quindi, il ricordo del passato non contribuisce a lenire i difetti del presente. Ma da qui a costruire un’alternativa politica il passo è ancora lungo. E la molto dibattuta questione dei diritti civili (e più in generale, di quella robusta quota di libertà individuali che i russi hanno accettato di mortificare in cambio di sicurezza e stabilità, e che ora rivogliono indietro) serve a risvegliare le coscienze e a mettere in difficoltà il potere costituito, ma non basta a indicare una prospettiva diversa da quella esistente.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/03/petrolio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14220" title="petrolio" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/03/petrolio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Da quel 1990 in cui Putin cominciò a impadronirsi degli uffici del Cremlino, la “questione russa” non è cambiata di molto. La Russia è il primo esportatore mondiale di gas, il secondo di petrolio e il terzo di acciaio e alluminio.</strong> In altre parole, i russi campano rivendendo le ricchezze del loro territorio. Sono quindi esposti a ciclici alti e bassi che dipendono però, totalmente dagli altri Paesi: se questi sono floridi e comprano, i russi si arricchiscono molto; se questi sono in crisi e tagliano, i russi si impoveriscono molto. Infatti nel 2008-2009, per contenere gli effetti della crisi, la Banca centrale di Russia ha “bruciato” 200 miliardi di dollari, cioè un terzo della valuta pregiata che formava le sue riserve, a loro volta considerate le terze più cospicue al mondo.</p>
<p><strong>Ci vorrebbe, per la Russia, un’economia meno petrolio-dipendente, un sistema capace anche di produrre e non solo di vendere.</strong> Putin, che doveva rimettere in sesto gli equilibrii sociali del Paese, ha scelto il certo per l’incerto, e ha badato soprattutto a mettere in sicurezza la cassaforte delle risorse. Ma non risulta che altri abbiano un piano migliore o più convincente. Certo non Javlinskij o Zjuganov o Zhirinovskij.</p>
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		<title>CONTRO PUTIN I NIPOTI DI GORBACIOV</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 19:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p id="FamigliaCristiana_FrontEnd_102438_ctl00_paragraphsReader_repParagraphs_ctl00_pParagrafo">Le due manifestazioni, una pro e una contro Vladimir Putin, che nelle scorse ore hanno portato decine di migliaia di russi per le strade di Mosca, sono paradossalmente <strong>figlie dello stesso periodo storico, quello appunto dominato dalla figura di Putin, </strong>primo ministro, poi presidente per otto anni, poi primo ministro per quattro e tra poco, cioè dopo il voto del 4 marzo, con ogni probabilità di nuovo presidente per sei anni.</p>
<div><span id="more-13824"></span></div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_13826" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/protesta.jpg"><img class="size-full wp-image-13826" title="protesta" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/protesta.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Putin e Gheddafi insieme in uno dei cartelli usati durante il corteo di protesta a Mosca.</p></div>
</div>
<div><strong> Il Cremlino &#8220;occupato&#8221; da Putin e dai suoi fedelissimi ha garantito ai russi più stabilità politica, meno avventurismo economico, </strong>un benessere modesto ma in crescita. Un balsamo per una Russia che, prima con Gorbaciov e poi con Eltsin, era passata per un decennio di sconvolgimenti e sorprese poco piacevoli, e certo per un drammatico impoverimento collettivo.</div>
<div></div>
<div>    <strong> Un miglioramento, però, che non è stato gratuito. I russi hanno dovuto piegare il capo sotto una crescente riduzione dei diritti civili e accettare un monito immutabile: vietato disturbare il manovratore.</strong> E vietato alzare il ciglio rispetto alle manovre dei suoi compagni, molto pronti a insediarsi non solo nel cuore dello Stato ma anche nel cuore del sistema economico e a trarne i dovuti vantaggi.</div>
<div></div>
<div>     <strong>Che cos&#8217;è dunque cambiato? Che cosa ha portato in piazza una massa inedita di &#8220;indignados&#8221;</strong> dopo le elezioni politiche del 4 ottobre e la conclamata crisi di consenso di <em>Russia Unita, </em>il partito di Putin? Due cose. La crisi economica globale è in pratica coincisa con il mandato (2008-2012) di Putin quale primo ministro. Così, mentre la pressione sui diritti civili e la presa sull&#8217;apparato dello Stato rimaneva immutata, il Cremlino non riusciva più a distribuire vantaggi ai cittadini e, anzi, chiedeva loro sacrifici.</div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_13828" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/putinthumb.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13828" title="putinthumb" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/putinthumb-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin.</p></div>
<p><strong> L&#8217;altra ragione è questa: in Russia si è ormai affacciata sulla scena pubblica una generazione che non ha vissuto in epoca sovietica</strong> ma, al contrario, ha approfittato (certo più di quella dei suoi genitori) della relativa fortuna economica dell&#8217;era Putin. Una generazione mentalmente più libera e meglio abituata. La più colpita, a ben vedere, dalla mancata realizzazione del patto sociale &#8220;più benessere per meno libertà&#8221;.</p>
</div>
<div></div>
<div>     <strong>Così, nelle piazze di Mosca, si sono incrociate due manifestazioni dello stesso disagio.</strong> Chi chiede il ritiro di Putin teme che la stagione del benessere sia finita e che occorra cambiare mano e stile, anche dando più libertà al sistema. Chi manifesta a favore di Putin teme che il rimedio sia peggiore del male.</div>
<div></div>
<div>   <strong>  Sullo sfondo, ignorato dai cittadini o da loro non ben compreso, il vero, decisivo problema della Russia, il reale fallimento dell&#8217;era Putin:</strong> il Paese dipende ancora troppo dall&#8217;esportazione di materie prime, soprattutto gas e petrolio. Cioè, dipende ancora troppo dal benessere e dai consumi degli altri Paesi. La ristrutturazione economica non è mai davvero avvenuta e il potere putiniano ha preferito asserragliarsi nella trincea petrolifera, per ragioni geo-politiche anche comprensibili, piuttosto che aprire e modernizzare il sistema. E se Putin torna al Cremlino, come tutto fa prevedere, per altri sei anni si andrà avanti così.</div>
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		<title>UNA &#8220;LEGA&#8221; ANCHE IN RUSSIA</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 22:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scrittore Boris Akunin, <strong>il blogger Ilja Varlamov, il rocker Yurij Sevchuk, l&#8217;ambientalista Evgenija Chirikova,</strong> il giornalista Leonid Parfionov. Questi alcuni dei sedici fondatori della <strong>Lega degli elettori,</strong> un gruppo indipendente di intellettuali e celebrità varie che si propone di monitorare la correttezza delle elezioni presidenziali del 4 marzo. L&#8217;iniziativa nasce dal movimento di protesta che, dopo le elezioni politiche che hanno registrato il clamoroso calo di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, ha accusato le autorità di aver &#8220;truccato&#8221; il voto con una serie di brogli e falsificazioni.</p>
<p><span id="more-13729"></span></p>
<div id="attachment_13731" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/akunin.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13731" title="akunin" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/akunin-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Lo scrittore Boris Akunin.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Putin, per parte sua, non ha atteso la comparsa della Lega per promettere un&#8217;elezione corretta e regolare. Secondo il governo, telecamere saranno installate in tutti i seggi e circa<strong> il 30% del personale addetto al voto sarà sostituito.</strong> Argomenti ragionevoli che, tuttavia, non forniscono alcuna garanzia sull&#8217;impossibilità di truccare il voto. D&#8217;altra parte, anche il fronte della protesta pare diviso. La prima uscita pubblica della Lega è stata accolta con scetticismo dai più radicati movimenti di difesa dei diritti civili, che hanno accusato i suoi promotori di ingenuità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>RUSSIA: LA RABBIA DI GIOVANI E BORGHESI</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 23:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; in corso, o alle porte, una Primavera russa simile alla Primavera araba che scuote, per esempio, l&#8217;Egitto e la Siria? O siamo piuttosto di fronte a un fenomeno tipo gli &#8220;indignados&#8221;, che negli Usa e in Europa riempiono le piazze ma non cambiano la situazione? Certo, il colpo delle elezioni per il Parlamento, svoltesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; in corso, o alle porte, una Primavera russa simile alla Primavera araba che scuote, per esempio, l&#8217;Egitto e la Siria? O siamo piuttosto di fronte a un fenomeno tipo gli &#8220;indignados&#8221;, che negli Usa e in Europa riempiono le piazze ma non cambiano la situazione? Certo, il colpo delle elezioni per il Parlamento, svoltesi domenica 4 dicembre, è stato forte. Quasi tutti (di certo io) prevedevano un calo di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, ma non un crollo simile: dal 64,3% dei voti al 49,2%, ottenuto peraltro con brogli che molti giudicano massicci.</p>
<p><span id="more-12925"></span><strong> </strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/mosca.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12937" title="mosca" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/mosca.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong>Ma il botto ha prodotto anche delle crepe? Le manifestazioni di piazza, anche se clamorose, non devono illudere.</strong> Fischiare Putin o chiederne l&#8217;allontanamento è una cosa, vederlo lasciare il potere un&#8217;altra. E&#8217; lecito pensare che, passata l&#8217;arrabbiatura per i brogli e l&#8217;euforia della ritrovata protesta, il fronte anti-Putin possa sgretolarsi. A<strong> questo punto, inoltre, il regime starà già facendo i suoi calcoli sull&#8217;appuntamento davvero decisivo: le elezioni presidenziali del 4 marzo, quelle in cui Putin dovrebbe tornare al Cremlino </strong>con un mandato di sei anni, grazie alle modifiche apportate alla Costituzione che ne prevedeva quattro. L&#8217;approccio relativamente morbido alle manifestazioni di piazza fa pensare che le autorità cerchino di &#8220;far passare la nottata&#8221; senza attizzare ulteriore scontento, e intanto preparino una campagna per far eleggere Putin al primo scrutinio, cosa per cui occorre una maggioranza del 50% dei voti, al momento inimmaginabile.</p>
<p><strong>Fin qui l&#8217;avvocato del diavolo. Ci sono però due realtà nuove di cui tener conto. La prima è quella di una generazione,</strong> quella che il 4 dicembre ha votato per la prima volta, nata nel 1993. Ragazzi che non hanno conosciuto l&#8217;Unione Sovietica, hanno attraversato da bambini incoscienti l&#8217;epoca turbolenta di Eltsin (il 1993 è proprio l&#8217;anno del suo scontro con il Parlamento e del bombardamento della Casa Bianca) e <strong>sono invece cresciuti nella &#8220;democrazia regolata&#8221; </strong>ma stabile e in crescita economica di Putin. Con loro il patto, o il ricatto, &#8220;meno diritti per più stabilità&#8221; non funziona perché manca loro la memoria dei tempi peggiori. Per dire la differenza di generazione: i loro fratelli maggiori, nelle elezioni presidenziali del 2004, avevano massicciamente votato per Putin.</p>
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<div id="attachment_12939" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/putin1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-12939" title="putin" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/putin1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong>La seconda realtà da tenere in conto, per cercare di capire se di vero cambiamento si tratta, è la classe media russa. Il <a href="http://eng.csr-nw.ru" target="_blank">Centro di studi strategici di San Pietroburgo </a>ha di recente pubblicato uno studio</strong> secondo cui oggi rientra nella definizione &#8220;classe media&#8221; il 20% della popolazione, che potrebbe diventare il 40% se l&#8217;economia russa continuasse a crescere del 4-5% l&#8217;anno (è cresciuta del 3,8% nel 2010, era cresciuta del 5,6% nel 2008). Il Centro, per stabilire l&#8217;appartenenza alla &#8220;classe media&#8221;, ha usato questo criterio: è un &#8220;borghese&#8221; chi ha un reddito pari a 800 dollari (25 mila rubli) al mese, considerato sufficiente per vivere e insieme acquistare un appartamento con un mutuo.</p>
<p><strong>Tale classe media è quella che con più entusiasmo aveva sottoscritto il patto putiniano &#8220;meno diritti per più stabilità&#8221;. Ed è quella, ovviamente, che con più acutezza si è sentita tradita dall&#8217;esito deludente </strong>del quadriennio di Putin primo ministro. Un periodo in cui la crisi globale ha lasciato la Russia in balia del settore energetico e con tutti gli altri settori in forte crisi. Il che vuol dire: le risorse a disposizione della cerchia del potere (gas e petrolio sono stati ri-statalizzati proprio da Putin), i problemi a carico dei cittadini.</p>
<p><strong>Se l&#8217;analisi è corretta, bisognerà attendere ancora un po&#8217; prima di veder maturare una reale e organizzata opposizione,</strong> generata più dal disagio sociale che dalla maturazione di una vera alternativa. Il tempo, però, gioca a favore di Putin, uno che difficilmente si lascia sorprendere due volte.</p>
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		<title>LA RUSSIA VA A VOTARE. PER PUTIN (2)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 22:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; Da questo punto di vista, il recentissimo ingresso della Russia nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), anche se atteso per ben 18 anni, rischia di complicare ulteriormente le cose. <strong>La normativa del Wto non si applica a gas e petrolio,</strong> ma a tutto il resto degli scambi commerciali sì. E la Russia, escludendo le materie prime, è un Paese leader in ben pochi settori.</p>
<p><span id="more-12793"></span></p>
<div id="attachment_12799" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/putin.jpg"><img class="size-full wp-image-12799" title="Vladimir Putin" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/putin.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin.</p></div>
<p><strong>Così i Paesi più ricchi e sviluppati sono diventati per la Russia non più la classica &#8220;vacca da mungere&#8221; ma, al contrario, un fattore di rischio:</strong> la contrazione dell&#8217;economia (la Banca mondiale ha calcolato che il Pil complessivo dei Paesi ricchi sarà cresciuto solo dell&#8217;1,6% nel 2011 contro il 2,7% del 2010) ha fatto scendere il prezzo di gas e petrolio e quindi ha ridotto i guadagni della Russia che però non è per questo diventata meno dipendendente dalle importazioni che, al contrario, in questi tre anni di crisi sono ancora cresciute.</p>
<p><strong>Tutti i settori non energetici fondamentali dell&#8217;economia russa, d&#8217;altra parte, hanno subito una contrazione importante:</strong> le costruzioni (da un più 9,6% del gennaio-luglio 2010 al 5,3% dello stesso periodo 2011), i trasporti (dal 12,3% al 4,5%), le manifatture (dall&#8217;11,8% al 5,8%) e così via.  Tutto questo significa che la Russia va molto bene se gli altri vanno bene (cioè, se acquistano il suo petrolio e il suo gas) ma va molto male se gli altri smettono di andar bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_12801" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/crem.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-12801" title="crem" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/crem-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Le mura del Cremlino e la torre Spasskaya.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una condizione particolare che esercita effetti immediati sulla situazione sociale. Nel doppio mandato da Presidente, Putin</strong> era riuscito ad assicurare un lento ma costante miglioramento delle condizioni di vita dei russi e una certa stabilizzazione all&#8217;intero sistema. Negli ultimi quattro anni, però, il numero dei poveri in Russia è rimasto di fatto inalterato<strong> (18,9 milioni di persone nel 2007, 18,6 milioni di persone oggi)</strong> e le misure di protezione del ceto medio e dei lavoratori, adottate in questi anni di crisi, sono state quasi totalmente erose dall&#8217;aumento dell&#8217;inflazione e dalla mancata indicizzazione di salari e pensioni.</p>
<p><strong>Così Vladimir Putin, che tornerà di certo al Cremlino, e Russia Unita, che comunque continuerà a controllare il Parlamento dopo le elezioni di domani, si ritrovano alle prese con il dilemma</strong> che ha contrassegnato l&#8217;ultimo decennio: come inserire la Russia nel flusso dell&#8217;economia mondiale senza scontare l&#8217;intrinseca debolezza del suo sistema economico? Putin, volendo escludere dal suo bilancio di leader la questione dei diritti civili, ha lavorato piuttosto bene, ma sempre in difesa. Proteggendo le debolezze (e di conseguenza il suo popolo) ma riuscendo assai poco a risolverle. Tra poco vedremo se ha qualcosa di più in mente per il suo ritorno al Cremlino.</p>
<p><strong><em>(2.fine)</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA RUSSIA VA A VOTARE. PER PUTIN (1)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 21:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 4 dicembre si vota in Russia per il rinnovo del Parlamento. E il 4 marzo si voterà per scegliere il nuovo Presidente, che sarà poi quello vecchio: dopo l&#8217;intermezzo di Dmitrij Medvedev al Cremlino tornerà Vladimir Putin, e forse Medvedev prenderà il suo posto di premier. Dicono i sondaggi che al Parlamento qualcosa potrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 4 dicembre si vota in Russia per il rinnovo del Parlamento. E il 4 marzo si voterà per scegliere il nuovo Presidente, che sarà poi quello vecchio: dopo l&#8217;intermezzo di <strong>Dmitrij Medvedev al Cremlino tornerà Vladimir Putin,</strong> e forse Medvedev prenderà il suo posto di premier.</p>
<p><span id="more-12766"></span><strong> </strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/PUTIN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12782" title="PUTIN" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/PUTIN.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a></p>
<p><strong>Dicono i sondaggi che al Parlamento qualcosa potrebbe cambiare: <em>Russia Unita</em>, il partito pro-Putin e pro-Cremlino, potrebbe perdere una cinquantina dei 315 seggi (sui 450 totali)</strong> che controlla alla Duma, la Camera bassa; il Partito comunista potrebbe invece guadagnarne altrettanti e arrivare intorno al centinaio rispetto ai 57 attuali. Certo, il partito di Putin perderebbe la maggioranza assoluta che ora gli consente di decidere ciò che vuole quando vuole, ma non v&#8217;è dubbio che qualche alleanza ben aggiustata porrebbe rimedio all&#8217;impaccio.</p>
<p><strong>Dando per scontato che Russia Unita continuerà a governare e Putin a comandare dal Cremlino (e adesso per almeno altri 6 anni, visto che la Costituzione è stata modificata per dargli un mandato più lungo), il punto vero diventa un altro: quale politica si darà la Russia per i prossimi anni?</strong> Anche se &#8220;solo&#8221; primo ministro, in questi quattro anni Putin non è rimasto a guardare. Ma i risultati migliori li ha ottenuti nel suo campo preferito: la politica dell&#8217;energia, che per la Russia è interna ed estera allo stesso tempo. <strong>Nel 2010 gas e petrolio (comprese le tasse raccolte per estrarli ed esportarli) hanno generato il 46% degli introiti dello Stato</strong>, una quota che negli ultimi sei anni non è mai scesa sotto il 37%. Putin ha affrontato la crisi finanziaria globale blindando la posizione di grande esportatore della Russia.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/oil.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12784" title="oil" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/oil-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ha messo sotto tutela in vario modo Ucraina e Belorussia. Ha reso Gazprom partner fondamentale nei progetti <em>North Stream </em>(l&#8217;altro partner decisivo è la Germania) e<em> South Stream</em> (con l&#8217;Italia) </strong>per il trasporto del gas e, manovrando la leva della questione nucleare, ha stipulato accordi con l&#8217;Iran che consentono alla Russia di non essere tagliata fuori del tutto dai traffici energetici del Golfo Persico. <strong>Ha gettato le basi per un accordo doganale tra Paesi ex sovietici che comprende anche il Kazakhstan</strong>, altro grande estrattore ed esportatore di gas. Insomma, sta riuscendo nell&#8217;impresa di trasformare la Russia nell&#8217;anello fondamentale della catena che unisce i Paesi consumatori dell&#8217;Ovest (soprattutto l&#8217;Unione Europea) e dell&#8217;Est (la Cina in primo luogo).</p>
<p><strong>Una posizione di rendita quando tutto va bene, di grosso rischio quando l&#8217;economia è in crisi.</strong> E&#8217; stato calcolato che per tenere in equilibrio il bilancio dello Stato russo, il prezzo del petrolio deve restare sopra i 115 dollari a barile. <strong>Oggi le contrattazioni viaggiavano poco sopra i 100 dollari e le previsioni a un anno parlano di 115-120 dollari.</strong> Affidare parte così importante del proprio destino economico a un solo settore significa esporsi in modo poco protetto alle incognite dell&#8217;economia globale. Proprio ciò che è successo nel 2008, quando il prezzo del greggio, arrivato a circa 150 dollari a barile in luglio, scese nel giro di poche settimane a meno di 50 dollari. Risultato: a fine 2009 il Pil russo era crollato dell&#8217;8%.</p>
<p><strong><em>(1. continua)</em></strong></p>
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		<title>COSI&#8217; LA RUSSIA COMPLETA LA RETE DEL GAS</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 22:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;accordo tra Belorussia e Russia su gas e nucleare segna una svolta potenzialmente epocale. Riassumendo: Gazprom (l&#8217;ente statale russo per l&#8217;estrazione e la commercializzazione del gas naturale) ha sborsato 2,5 miliardi di dollari per acquisire il 50% di Beltransgaz, l&#8217;azienda belorussa che controlla (o meglio, controllava) i gasdotti del Paese. L&#8217;altro 50% era stato acquisito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accordo tra Belorussia e Russia su gas e nucleare segna una svolta potenzialmente epocale. Riassumendo: Gazprom (l&#8217;ente statale russo per l&#8217;estrazione e la commercializzazione del gas naturale) <strong>ha sborsato 2,5 miliardi di dollari per acquisire il 50% di Beltransgaz,</strong> l&#8217;azienda belorussa che controlla (o meglio, controllava) i gasdotti del Paese. L&#8217;altro 50% era stato acquisito da Gazprom, allo stesso prezzo, nel 2007. In cambio, oltre ai 2,5 miliardi, Mosca concede alla Belorussia uno sconto del 40% sul prezzo del gas (da 244  a 166 ogni mille metri cubi di gas) e un prestito da 10 miliardi di dollari per la costruzione di una centrale nucleare.</p>
<p><span id="more-12639"></span><strong></strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/11/gas.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12644" title="gas" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/11/gas.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p><strong>Questo è l&#8217;aspetto economico, che non è il più rilevante.</strong> Intanto, Mosca si garantisce un canale sicuro di transito del proprio gas verso l&#8217;Europa, cosa di non poco conto visto che attraverso la Belorussia passa il 15% del gas russo che va verso Occidente. Considerata la normalizzazione dell&#8217;Ucraina, ora governata da un regime amico, il Cremlino ha messo al sicuro la &#8220;rete vendite&#8221; del suo prodotto più prezioso e redditizio.</p>
<p><strong>Ma c&#8217;è di più. La Russia (con Gazprom) è un partner decisivo nel gasdotto South Stream (con la nostra Eni)</strong>, che raggiungerà Austria e Italia passando per Bulgaria, Serbia e Grecia; così come lo è nell&#8217;altro gasdotto, inaugurato a settembre, il North Stream, che invece raggiunge la Germania transitando nelle acque del Mare del Nord e del Mar Baltico. Con la mossa in Belorussia, dunque, la Russia va molto vicina a completare un quadro che la vede unica garante del transito del gas suo e dei Paesi dell&#8217;Asia Centrale verso Occidente.</p>
<p><strong>L&#8217;unico, vero Paese concorrente, in questo ruolo, è la Turchia. E infatti da qualche tempo sono cominciate tra i due Paesi tensioni inedite.</strong> In settembre il ministro turco dell&#8217;Energia, Taner Yildiz, ha minacciato di disdire l&#8217;accordo con la Russia per la fornitura da gas che fu siglato 25 anni fa e che ora Istambul (secondo importatore di gas russo dopo l&#8217;Unione Europea) giudica troppo oneroso. Ma la posta in palio è, appunto, il ruolo di cui si diceva. E <strong>l&#8217;intenzione della Turchia di far concorrenza alla Russia</strong> promuovendo il cosiddetto &#8220;gasdotto europeo&#8221;, cioè Nabucco, in opposizione a South Stream, e portandolo a trasportare il gas iracheno e magari iraniano in opposizione al gas russo e asiatico del South Stream.</p>
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