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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; PdL</title>
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		<title>UN PROCESSO POLITICO, E SOTTO IL VUOTO</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 10:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando Silvio Berlusconi si è dato alla politica, nel 1994, i suoi partiti (Forza Italia, Popolo delle libertà, Partito della Libertà) hanno avuto un solo vero momento di dibattito politico interno: la Direzione di giovedì scorso. E tutti hanno visto com&#8217;è finito. Di tutto questo, ciò che personalmente trovo davvero interessante non è lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando Silvio Berlusconi si è dato alla politica, nel 1994, i suoi partiti (Forza Italia, Popolo delle libertà, Partito della Libertà) hanno avuto un solo vero momento di dibattito politico interno: la Direzione di giovedì scorso. E tutti hanno visto com&#8217;è finito. Di tutto questo, ciò che personalmente trovo davvero interessante non è lo strepitoso litigio tra i due leader, l&#8217;evidente livore personale. E nemmeno il dibattito sul futuro di questo o di quello. Ma piuttosto la tessitura totalitaria, e per la precisione stalinista, dello spettacolo a cui abbiamo assistito.</p>
<p><span id="more-4652"></span></p>
<div id="attachment_4660" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4660" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/04/Fini-Berlusconi1.jpg" alt="Un momento delloscontro tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi alla Direzione del PdL." width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Un momento dello scontro tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi alla Direzione del PdL.</p></div>
<p><strong>La Direzione del PdL era stata organizzata come uno dei vecchi processi agli eretici veri e presunti del comunismo</strong>. La platea già in partenza ostile al Trotskij-Fini. L&#8217;esordio con il Vishinskij-Bondi che tesse le lodi dello Stalin-Berlusconi e accusa il dissenziente di ogni nefandezza e in sostanza lo marchia come &#8220;nemico del popolo&#8221; (della Libertà). Trotskij-Fini che interviene e viene ovviamente interrotto. La Pravda-<em>Giornale</em> che distribuisce le parole d&#8217;ordine ai militanti. Il culto della personalità e del Capo. Prima della messa in scena e della simbolica &#8220;uccisione&#8221; del dissenso, il tipico lavorìo da corridoi del Comitato Centrale: la conta dei fedeli, la pressione sugli incerti, la compra di quelli disponibili a mollare il leader critico per accodarsi al Capo.</p>
<p><strong>Un po&#8217; di tutto questo è dovuto all&#8217;origine comunista di tanti fedeli di Berlusconi</strong>: hanno cambiato verso, si sono trovati un altro Capo, ma lo stile, le abitudini e la cultura sono sempre quelli. Un po&#8217; al fatto che, con il passare degli anni e con l&#8217;accumulo di poteri e di denaro, lo stesso Berlusconi ha palesemente perso la testa: uno come lui non può farsi beccare con le escort o a fare la comunione dopo un divorzio e una separazione, anche solo per una questione di gusto e di dignità di ruolo. Ma la causa più profonda, secondo me, è che <strong>il PdL è un partito di grande potere ma di poca politica</strong>, di tanti voti e di poche idee. E quelle poche non sono nemmeno sue ma della Lega Nord.</p>
<p><strong>Il nocciolo duro del patto tra Bossi e Berlusconi sta proprio in quello</strong>: il Cavaliere mette la forza (anche economica, anche mediatica: con esse ha salvato la Lega, arrivata al 4% dei voti, dalla scomparsa pochi anni fa), il Senatur la politica. Perché se uno guarda bene, del PdL nota questo: è il partito della libertà che lima le libertà (a cominciare dalla concentrazione dei media in poche e selezionate mani), il partito dell&#8217;anti-fisco che non fa la riforma fiscale e, anzi, <strong>manovra le tariffe </strong>(dagli abbonamenti alla Tv digitale fino alle tariffe postali) per influenzare il mercato; è il partito della libera iniziativa che sta reintroducendo tutti i privilegi corporativisti delle categorie; è il partito più occidentalista che c&#8217;è, ma anima il Governo più legato ai regimi autoritari del Medio Oriente. E così via.</p>
<p><strong>La &#8220;sostanza&#8221; politica del PdL</strong>, e quasi tutta la sua iniziativa parlamentare, si risolve nell&#8217;amore per il Capo, nel rispetto totale dei suoi voleri, nel soccorso immediato alle sue esigenze. Il &#8220;di più&#8221; di questo viene da personaggi sostanzialmente estranei alla vita del partito, per esempio Tremonti, del quale peraltro si stenta a capire se sia un leghista prestato al PdL o viceversa. <strong>Poiché in natura il vuoto non esiste, ecco che Bossi riempie lo spazio politico disponibile con le sue proposte, dal federalismo fiscale all&#8217;immigrazione.</strong> A lui basta garantire a Berlusconi il voto sulle leggi che lo riguardano da vicino per ottenere tutto ciò che vuole. Ho qualche dubbio che questo assetto possa spalancare le porte a una stagione di riforme, quelle riforme di sistema che Berlusconi promette dal 1994 e non fa mai. Credo anzi che il vuoto politico del più grande partito italiano possa solo portare a ciò che abbiamo già visto, la caccia al voto di categoria attraverso la distribuzione di privilegi e condizioni di favore. Ma per sapere basterà aspettare.</p>
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		<title>GALLI DELLA LOGGIA NEMICO DEL POPOLO</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 21:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mio padre avrebbe forse detto: &#8220;Dopo quattro piatti ha scoperto che era risotto&#8221;. Ma i due editoriali di Ernesto Galli Della Loggia (Corriere della Sera) sullo stato del PdL restano un bell&#8217;episodio di polemica politica e giornalistica. Vorrei ricordare che il tema del primo articolo (3 marzo) era: &#8220;Perché la destra italiana, durante la bellezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mio padre avrebbe forse detto: &#8220;Dopo quattro piatti ha scoperto che era risotto&#8221;. Ma i due editoriali di Ernesto Galli Della Loggia (Corriere della Sera) sullo stato del PdL restano un bell&#8217;episodio di polemica politica e giornalistica. Vorrei ricordare che il tema del primo articolo (3 marzo) era: &#8220;Perché la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo?&#8221;. <strong>Galli Della Loggia </strong>parlava anche di &#8220;inaudito potere mediatico-finanziario&#8221; di Silvio Berlusconi, il quale invece proverebbe poco interesse per &#8220;il gusto e la capacità di governare&#8221;. Curioso, le cose che l&#8217;eunuca sinistra italiana ripete da anni.</p>
<p><span id="more-3805"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_3816" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3816" title="casadelpopolo" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/casadelpopolo.jpg" alt="Una &quot;casa del popolo&quot; dei vecchi tempi." width="300" height="202" /><p class="wp-caption-text">Una &quot;casa del popolo&quot; dei vecchi tempi.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non è su questo che vorrei soffermarmi. Mi interessa molto</strong>, invece, la lunga risposta (pubblicata dallo stesso <em>Corriere</em> il giorno 4 marzo)  che a Galli Della Loggia hanno dedicato Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, i tre coordinatori del PdL. Credo siamo tutti d&#8217;accordo sul fatto che <strong>Della Loggia non è mai stato un oppositore per principio di Berlusconi</strong> e della sua azione. Qualche critica secca qua e là ma nulla di paragonabile agli strali lanciati contro la sinistra. A uno così, e a un giornale come il <em>Corriere della Sera</em>, come rispondono i coordinatori?</p>
<p><strong>Per prima cosa (in senso stretto, dalla terza alla sesta parola del testo)</strong>, parlano di &#8220;critiche al Governo&#8221;, anche se l&#8217;editoriale era rivolto</p>
<div id="attachment_3822" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3822" title="DenisVerdini" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/DenisVerdini1-150x150.jpg" alt="Denis Verdini, con Sandro Bondi e Ignazio La Russa coordinatore del PdL." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Denis Verdini, con Sandro Bondi e Ignazio La Russa coordinatore del PdL.</p></div>
<p>all&#8217;azione del partito. Confusione forse casuale, o forse indicativa di una mentalità che confonde l&#8217;attività privata con quella pubblica, l&#8217;interesse di parte (nobile, politica, ma sempre parte) con quello della nazione, che è appunto oggetto dell&#8217;azione di un Governo. E vabbé. Poi dicono che le critiche di Galli Della Loggia &#8220;non scaturiscono da un&#8217;onesta riflessione sulla realtà bensì da un pensiero autoreferenziale&#8221;. <strong>Dobbiamo pensare che nell&#8217;editoriale non vi sia riflessione o, peggio, vi sia solo riflessione disonesta?</strong> Dopo di che, ribadiscono che l&#8217;editorialista sviluppa il suo ragionamento &#8220;come se i fatti non esistessero, in un ambiente praticamente sterile in compagnia unicamente dei suoi libri prediletti e delle sue personalissime elucubrazioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi ha qualche annetto, come me, e ricorda l&#8217;epoca in cui il comunismo era vivo </strong>anche se non vegeto, non fatica a riconoscere questo linguaggio. E&#8217; quello con cui il Partito bollava i dissidenti, i &#8220;nemici del popolo&#8221;, gli intellettuali che, quando pensavano in modo autonomo, erano appunto come Galli Della Loggia è descritto da <strong>Bondi, La Russa e Verdini</strong>: staccati dalle masse, sterili, incapaci di comprendere il progredire della storia e le &#8220;magnifiche sorti e progressive&#8221;. Non bene ma benissimo ha fatto  Galli Della Loggia a parlare, nella replica, di <strong>&#8220;comunisti involontari&#8221;</strong> e a ribadire che &#8220;ciò che nell&#8217;ideologia del PdL e del suo capo è inammissibile è l&#8217;idea che il consenso elettorale sia tutto, che esso debba mettere a tacere qualunque obiezione&#8221;. D&#8217;altro canto uno dei provvedimenti di Berlusconi, nei primi anni della discesa in campo, fu proprio quello di arruolare <strong>una pletora di ex comunisti, lo stesso Bondi tra gli altri</strong>, che avevano cambiato idea sul mondo ma non avevano dimenticato le collaudate tecniche di propaganda imparate in gioventù alla scuola di Partito, ed erano più che disposti a impiegarle per il loro nuovo leader.</p>
<div id="attachment_3823" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3823" title="PdLManifesto" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/PdLManifesto.jpg" alt="Un manifesto elettorale del PdL." width="300" height="160" /><p class="wp-caption-text">Un manifesto elettorale del PdL.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quello che forse bisognerebbe aggiungere è questo. Al PdL</strong>, che in buona sostanza sembra poco più che una cinghia di trasmissione della volontà di due leader carismatici (di Berlusconi, ovviamente, e poi anche di Fini), non sono bastate carte importanti come le intuizioni spesso geniali del Cavaliere, la sua organizzazione aziendale, i suoi mezzi finanziari, la sua potenza mediatica, l&#8217;asset strategico del patto di ferro con la Lega Nord, l&#8217;appoggio di una parte sostanziosa degli italiani e, come detto, una leva di personale politico magari non brillantissimo ma abile e disinvolto. <strong>Nel corso degli anni ha sentito il bisogno di piegare molte delle regole della vita democratica e del comune sentire</strong> alle proprie esigenze di parte. Basta pensare, nelle ultime settimane, al blocco generale del talk show d&#8217;informazione solo per fermare le cannonate di Michele Santoro, o al decreto salva-liste, approvato senza nemmeno accennare a un minimo di <em>mea culpa</em> almeno nei confronti dei propri elettori. Con una sinistra che si macera ogni giorno in un fumoso e inutile &#8220;dibbattito&#8221;, tutto ci voleva tranne che una destra che pensa solo ad assolversi.</p>
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		<title>AMICI DEL CENTRODESTRA, CREDETEMI, CRITICARE SI PUO&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 12:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Conosco tante persone che simpatizzano per il centrosinistra. Quasi tutte detestano Berlusconi ma non lesinano critiche al proprio schieramento. Anzi, gli tirano ironie, contumelie, sarcasmi. Tagliano i panni addosso a Franceschini, D’Alema, Bersani, Veltroni. Profetizzano disastri. Riproducono in mille varianti individuali la famosa invettiva di Nanni Moretti:  “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Conosco, però, anche tante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco tante persone che simpatizzano per il centrosinistra. Quasi tutte detestano Berlusconi ma non lesinano critiche al proprio schieramento. Anzi, gli tirano ironie, contumelie, sarcasmi. Tagliano i panni addosso a Franceschini, D’Alema, Bersani, Veltroni. Profetizzano disastri. Riproducono in mille varianti individuali la famosa invettiva di Nanni Moretti:  “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Conosco, però, anche tante persone che simpatizzano per il centrodestra. Quasi tutte amano Berlusconi ma quasi nessuna osa criticare il proprio schieramento, per non parlare dei leader. Per non parlare del Leader.<br />
      <strong>E poiché conosco persone intelligenti sull’uno come sull’altro fronte</strong>, non posso non chiedermi: perché la militanza nel centrodestra (a differenza di quell&#8217;altra, che nella voluttà autodistruttiva ha uo dei suoi tratti) sembra implicare l’accettazione pronta e totale di qualunque cosa provenga dal proprio schieramento, anche quando si tratta di una palese scemenza? Perché i militanti del centrodestra tendono a trasformarsi in tanti piccoli Capezzone, con la differenza che lui almeno è pagato mentre loro lo fanno gratis? Possibile che <strong>la loro squadra non sbagli mai</strong>, i giocatori non facciano mai autogol, l’allenatore centri ogni mossa, l&#8217;arbitro sia sempre al soldo dell&#8217;avversario?<br />
      Qualche esempio.<br />
<strong>1 </strong>- <strong>Il sagace ministro Tr</strong>emonti, quello che fustiga le banche un giorno sì e l’altro pure, sta per varare uno “scudo fiscale” (leggasi: condono) che persino il Wall Street Journal, giornale-tempio del pensiero economico liberale, giudica “di gran lunga il più importante provvedimento a favore degli evasori fiscali in Europa, anche rispetto a scelte analoghe fatte da Regno Unito e Germania”, un provvedimento (dice sempre il WSJ) che andrà soprattutto a favore delle banche, pronte ad assorbire i patrimoni così “lavati”. Al terzo condono tremontiano in sette anni, i militanti del centrodestra che pagano regolarmente le tasse non hanno proprio nulla da dire?<br />
<strong>2</strong> – <strong>Il coerente ministro degli Interni della Repubblica italiana, Roberto Maroni</strong>, dal palco della manifestazione della Lega Nord a Venezia grida “Padania libera!”. Fa il ministro della Repubblica unitaria e vuol “liberare” la Padania. Nulla da dire, voi del PdL?<br />
<strong>3</strong> – <strong>Il composto ministro Brunetta</strong> si abbandona a scene da soubrette isterica, mandando affanculo questo e a morì ammazzati quegli altri e farneticando di colpi di Stato. Va bene così? E perché, allora, è definito “bandito” il buon Di Pietro quando dice che Berlusconi farà la fine di Saddam?<br />
<strong>4</strong> – <strong>L&#8217;illuminato ministro della Cultura Bondi</strong> scrive per il <em>Corriere della Sera</em> una lunga invettiva contro il mondo della cultura, cioè contro quelli che dovrebbe patrocinare e promuovere. Nomi non ne fa, ma come fa a tenersi quella carica?<br />
<strong>5</strong> – <strong>Il prudente ministro delle Riforme Bossi</strong>, passati nemmeno cinque minuti dalla morte dei sei soldati italiani a Kabul, chiede a gran voce che tutti i nostri militari tornino a casa. In pratica, è come mettere nel mirino dei terroristi i soldati ancora sul campo: qualche altro morto, possono pensare i talebani, e il Governo italiano cederà. Poco dopo Bossi ritratta con qualche acrobazia verbale, ma a voi di centrodestra, che avete il senso della Patria e dell’onore, le parole di Bossi che effetto fanno?</p>
<p> <br />
      <strong>Potrei fare molti altri esempi</strong> e, come vedete, mi sono tenuto sul politico, non ho nemmeno provato a evocare il Leader Maximo e gli scandali veri o presunti che lo riguardano. Quel che colpisce, però, non è il rumore dei politici ma il silenzio dei militanti. Avanti ragazzi del centrodestra, non abbiate paura, concedetevi un mugugno di tanto in tanto, mollate un’imprecazione (non le solite contro Prodi e D’Alema), lasciate andare un “vaffa” anche verso i vostri. Così, per cambiare.</p>
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		<title>LA SICILIA HA IMPARATO LA LEZIONE DELLA LEGA. E BERLUSCONI PAGA</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 14:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre l’opposizione si affanna intorno a temi decisivi per il Paese (Grillo sì o no? D’Alema sì o no? Primarie sì, ma come?), Berlusconi e Tremonti hanno più o meno pacificato l’insurrezione della Sicilia: 4 miliardi del Fas (Fondo aree sottoutilizzate) sbloccati e si può andare in ferie senza più temere la nascita di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri">Mentre l’opposizione si affanna intorno a temi decisivi per il Paese (Grillo sì o no? D’Alema sì o no? Primarie sì, ma come?), Berlusconi e Tremonti hanno più o meno pacificato l’insurrezione della Sicilia: 4 miliardi del Fas (Fondo aree sottoutilizzate) sbloccati e si può andare in ferie senza più temere la nascita di una specie di Lega Sud che potrebbe spaccare il PdL. A settembre si vedrà. La questione è interessante e ha due aspetti: uno economico e culturale di grande rilevanza nazionale, sul quale mi sento in completa solidarietà con il premier e con il ministro dell’Economia; e uno politico, che riguarda solo la maggioranza di governo, su cui invece la mia sensazione è opposta.</font></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri"><span id="more-682"></span></font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri">      <strong>Il primo aspetto è, in sostanza, l’ennesima riproposizione</strong> della cosiddetta “questione meridionale”. Solo qualche giorno fa tutti i media italiani hanno ripreso i dati sull’emigrazione dal Sud, sul drenaggio pazzesco di forze lavorative e intellettuali che le Regioni più sviluppate esercitano ai danni di quelle meridionali, anche se a vantaggio di una parte dei loro abitanti, che almeno trovano lavoro e sistemazione. La rivolta di <strong>Gianfranco Micciché</strong>, peraltro sottosegretario alla presidenza del Consiglio (quindi diretto collaboratore di Berlusconi) e dell’Mpa di <strong>Raffaele Lombardo</strong> (presidente della Regione Sicilia) è l’ennesima metamorfosi di quella stessa crisi che, come sempre, usa se stessa per ricattare il potere centrale.</font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt" lang="IT"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt" lang="IT">      <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/lombardo-micciche1.jpg" alt="lombardo-micciche1.jpg" />  </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt" lang="IT">      <strong><em>Michele Lombardo (a sinistra) e Gianfranco Miccichè.</em></strong></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt" lang="IT"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri">      </font></span><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri"><strong>Come sempre, uno dei problemi irrisolti</strong> è la qualità della classe dirigente meridionale, in particolare la sua scarsissima attitudine alla buona amministrazione. Negli ultimi anni al Sud non sono mancati i fondi ma soprattutto la capacità di spenderli, meglio se in modo proficuo. Non c’è alcuna ragione chiara per cui <strong>il Molise abbia investito il 69,5% del Fas</strong> ottenuto per il periodo 2000-2006 e <strong>la Sicilia solo il 18,9%</strong> (e solo il 54% degli interventi avviati ha lavori conclusi o in via di conclusione), la Puglia il 16,2% e la Calabria il 12% (dati della Conferenza delle Regioni). Ho citato il Molise, avrei potuto citare la Sardegna (investito il 55,1% del Fas), la Liguria (64,4%) o la Lombardia (56,1%), lunga è la lista delle Regioni che, ricevuti i quattrini, si sono impegnati per metterli a frutto assai più delle consorelle meridionali, destinatarie peraltro dell’85% del Fas.</font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri">      </font></span><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri"><strong>I pidiellini siciliani lamentano gli interventi di Tremonti</strong>, li attribuiscono alle sue simpatie leghiste, criticano i blocchi e i rinvii che il ministro ha imposto in questi mesi agli stanziamenti del Cipe. Ma se uno prova a spulciare i Programmi che le diverse Regioni hanno preparato per spiegare come spenderanno (spenderebbero?) la loro quota del Fas per il periodo 20007-2013,<span>  </span>scopre <strong>un’infinità di opere piccole e medie</strong> che hanno una valenza, appunto, regionale, e che in molti casi servono solo a tappare i “buchi” lasciati dalla normale gestione. Insomma: con questo Fondo uno si aspetterebbe di veder nascere strade e aeroporti, acquedotti e ferrovie, porti e ospedali (come in effetti a tratti succede, e come Tremonti vorrebbe), non mostre o rassegne del folklore o campeggi. E’ chiaro che quattro soldi per una mostra sono facili da stanziare, mentre i miliardi per una strada implicano trattative, appalti, accordi politici, insomma un processo che solo una Regione amministrata in modo onesto ed efficiente può compiere in tempi ragionevoli.</font></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri">      </font></span><span style="font-size: 14pt" lang="IT"><font face="Calibri"><strong>Detto questo, resta il dato politico.</strong> I lunghi anni passati a blandire la Lega Nord e la presunta “questione settentrionale” hanno insegnato la lezione ai politici meridionali, che ora ripagano Berlusconi con la stessa moneta. D’altra parte, chiedere soldi per i siciliani (magari per spenderli poi male o non spenderli affatto) <strong>non sarà mica peggio che proporre gli esami di dialetto</strong> per gli insegnanti, le ronde o l’esercito del Nord? Per chi non l’avesse capito, <strong>anche dietro a queste invenzioni della Lega ci sono i quattrini</strong>: esami di dialetto vuol dire alla fine garantire uno stipendio solo agli insegnanti originari del Nord; le ronde saranno quasi tutte di militanti leghisti, ma pagate coi soldi di tutti; e l’esercito del Nord sarebbe un altro modo di spendere solo in Padania un bel po’ di soldi italiani. Il risultato è che ora l’azione del Governo è sottoposta da Nord e da Sud a un duplice taglieggiamento, localista e separatista, costoso e schizofrenico.<span>  </span>Bel colpo.</font></span></p>
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		<title>VERONICA DIVORZIA? COLPA DELLA SINISTRA. A ROMA VOLANO I COLTELLI? COLPA DELLA TV</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 21:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sui politici del centrodestra, purtroppo, ci puoi regolare l’orologio. Appena ti distrai un attimo e ti lasci andare, appena provi a giudicarli solo per l’azione politica, loro PAF! saltan su a ricordarti che hanno nel Dna un germe autoritario inconfondibile, che nei giorni migliori riposa ma non scompare mai. Guardiamo a qualche fatto di questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></p>
<p align="justify">Sui politici del centrodestra, purtroppo, ci puoi regolare l’orologio. Appena ti distrai un attimo e ti lasci andare, appena provi a giudicarli solo per l’azione politica, loro PAF! saltan su a ricordarti che hanno nel Dna un germe autoritario inconfondibile, che nei giorni migliori riposa ma non scompare mai. Guardiamo a qualche fatto di questi giorni.</p>
<p align="justify"><span id="more-531"></span></p>
<ol>
<li><strong>Il cavalier Silvio Berlusconi</strong> è impegolato in una separazione crudele e, immagino, dolorosa dalla moglie Veronica Lario. Come in ogni vicenda privata e familiare, nessuno ha il diritto di parlare e tutti hanno il dovere di tacere e soprattutto di non giudicare. Detto questo, se la vicenda è diventata oggetto di pubblico dibattito e di pettegolezzo, i protagonisti possono solo ringraziare se stessi. Tra le dichiarazioni all’Ansa di lei, le festicciole napoletane con tanto di foto per il settimanale di gossip <em>Chi</em> di lui, le accuse e le minacce reciproche, che cosa ci si poteva aspettare? Dopo di che il Cavaliere, invece di prendersela eventualmente con la moglie o con se stesso, che fa? Sproloquia sul solito complotto della sinistra, che avrebbe imbeccato quella che solo nell’autunno scorso (vedasi copertine compiacenti) era una bella <em>first lady</em> che camminava con lui mano nella mano in una delle tante ville di famiglia. Ripeto: i problemi personali sono cosa loro e solo loro. <strong>Ma si può avere un premier che anche per il proprio divorzio deve dare la colpa all’opposizione?</strong> Io l’ho votato una volta sola tanti anni fa e poi mai più, ma chi l’ha votato adesso mi dica: uno così vi pare una persona normale?</li>
<li><strong>E quell’altro genio di Marcello Dell’Utri</strong>, già ministro della Repubblica per meriti berlusconiani? Intervistato n tv se ne esce a dire che &#8220;Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono&#8221; (e non perché mandava in Russia, da dove sono tornati tutti a pezzi, gli alpini con gli stivali di cartone) e che &#8220;non è colpa di Mussolini se il fascismo diventò un orrendo regime&#8221; (anche se, come risulta, di quel regime fu il capo indiscusso per vent’anni). Il buon Marcello, parlando di dittatori davvero cattivi, cita ovviamente Stalin ma, altrettanto ovviamente, non cita Hitler. E come potrebbe, visto che per lui i repubblichini di Salò &#8220;avevano dei valori e hanno lottato al pari degli altri per le loro idealità&#8221;. Idealità che comportavano la collaborazione, e qualche volta l’ubbidienza, con le SS, ma per Dell’Utri non conta. Si arriva così a un paradosso da dementi: i partigiani comunisti non erano &#8220;liberatori&#8221; perché comunisti legati alla Mosca di Stalin (anche se poi l’Italia è diventata una democrazia) <strong>ma i repubblichini erano idealisti anche se erano alleati di Hitler</strong> ed espressione di un regime dittatoriale come il fascismo a sua volta alleato dei nazisti. Ma che Paese stiamo diventando?</li>
<li><strong>E Alemanno a Roma?</strong> L’ex ministro (lodato e apprezzato) dell’Agricoltura, come ben ricordiamo, è diventato sindaco della capitale anche sfruttando con cinismo una campagna sulla sicurezza che prese le mosse dal brutale omicidio di una signora indifesa da parte di un rumeno. E’ la politica, bellezza. Bene. Ma da quando Alemanno è sindaco violenze e stupri su donne e ragazze non sono certo diminuiti, nonostante il tanto strombazzato dispiegamento dei militari. Tra divertimenti assortiti (per dire: un po’ di aggressioni a extracomunitari, quello che dava fuoco ai Suv…) siamo arrivati all’epidemia di coltellate tra adolescenti. E il sindaco che mai e poi mai avrebbe permesso all’Urbe di degenerare come ai tempi di Veltroni, con quale analisi se ne esce? Pare che certi fenomeni criminali siano incentivati da &#8220;operazioni culturali come la serie tv <em>Romanzo criminale</em> o altre simili, che hanno lanciato atteggiamenti e modi di fare sbagliati&#8221;. Viene da chiedersi: chissà che film danno in Romania… Un po’ più seriamente, è utile notare che lo spaccio abusivo di retorica politica si ritorce sempre, prima o poi, contro gli spacciatori. Il problema della sicurezza urbana in una metropoli complessa come Roma non si risolve certo con le quattro sciocchezze xenofobe distribuite dal centro-destra in campagna elettorale. Ottenuto dagli elettori il legittimo mandato a provarci comunque, <strong>bisognerebbe avere però la dignità di ammettere la complessità</strong>, non di prendersela con la televisione. A meno di non ammettere, al contempo, che le questioni irrisolte dell’Italia dipendono(anche) dalle tv di Berlusconi. Ma non credo che Alemanno ci metterebbe la firma.</li>
</ol>
<p></span></p>
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		<title>IL PDL SILURA LE RONDE LEGHISTE MA LA VERA SFIDA E&#8217; SULL&#8217;IMMIGRAZIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 21:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Capisco che ci si possa rallegrare. Spero, però, che nessuno arrivi a sbagliarsi: le bocciature che la maggioranza di Governo ha subito oggi alla Camera non sono tanto una vittoria dell’opposizione ma un regolamento di conti all’interno della maggioranza stessa. Detto in parole semplici: l’arroganza della Lega Nord ha stufato tutti, per primi i parlamentari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco che ci si possa rallegrare. Spero, però, che nessuno arrivi a sbagliarsi: le bocciature che la maggioranza di Governo ha subito oggi alla Camera non sono tanto una vittoria dell’opposizione ma un regolamento di conti all’interno della maggioranza stessa. Detto in parole semplici: l’arroganza della Lega Nord ha stufato tutti, per primi i parlamentari del PdL. L’avviso era stato dato a metà marzo, quando l’onorevole Alessandra Mussolini aveva raccolto in poche ore 100 firme di parlamentari contrari al reato di clandestinità e alla denuncia dei clandestini da parte dei medici, le norme forse più care alla Lega.</p>
<p><span id="more-480"></span><br />
      <strong>La vera posta di quel pronunciamento</strong>, però, era la richiesta a Gianfranco Fini, presidente della Camera, di non porre la fiducia sul Decreto sicurezza. Perché, come si è visto oggi, senza la fiducia la Lega poteva essere colpita laddove fa più male. Così, sfruttando un emendamento (in realtà due emendamenti separati, ma identici) presentato da Pd e Udc (contrari alla norma sul prolungamento fino a 6 mesi della permanenza dei clandestini nei <strong>Centri di Identificazione ed Espulsione</strong>), i deputati della maggioranza hanno silurato prima la norma suddetta, e poi le ronde, altro parto demenziale della politica leghista.<br />
       </p>
<p>         <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/clandestini2.jpg" alt="clandestini2.jpg" /></p>
<p>      <strong>Sulle ronde c’è poco da di</strong>re: il Governo si sta affannando a ridurre i fondi per le forze dell’ordine (quelle vere) per far spazio alle ronde, un’istituzione così moderna e astuta da arrivare pari pari dall’Unione Sovietica e dalla Germania Est. Molto più interessante il discorso sui clandestini nei Cie. Il buon ministro Maroni si è inventato questa proposta perché le autorità non riescono a identificare i clandestini nei tempi previsti. Tempi previsti da una legge che si chiama Legge Bossi-Fini, perché fu il suo capo a firmare questo prodigio legislativo. La legge non funziona (ricordiamolo, nell’ultimo anno si è avuto il record di arrivi di clandestini: 30 mila), quindi che fa il vero uomo di Stato? Non cambia la legge, cambia le condizioni. Senza domandarsi, per esempio, perché in 6 mesi di permanenza nei Cie i clandestini, che hanno tutto l’interesse a nascondere la propria identità, dovrebbero risultare più identificabili di quanto lo siano negli attuali 3 mesi. Gente senza documenti, che ha rischiato la vita chissà quante volte per arrivare fin qui, che magari ha attraversato l’Africa su mezzi di fortuna, dovrebbe lasciarsi impressionare da tre mesi in più di semi-detenzione?<br />
      <strong>Boh, magari qualche semplice che si fa impressionare da panzane</strong> come queste in giro si trova. Certo, è sempre meglio che mettere questo nostro Paese di vecchietti di fronte alla dura realtà. E cioè che il problema dell’immigrazione non si risolve con questi pannicelli caldi pieni di retorica e vuoti di efficacia. Chi volesse farsi un’idea delle dimensioni del fenomeno, al di là delle lamentele leghiste, faccio un salto su <strong>Fortress Europe </strong>(<a href="http://fortresseurope.blogspot.com/">http://fortresseurope.blogspot.com/</a>), il sito che censisce tutti coloro che sono morti nel tentativo di arrivare in Europa. Dal 1988 a oggi sono quasi 14 mila, più di 3 mila per quanto riguarda la sola Italia. Una classe politica degna di tal nome capirebbe che, se queste sono le cifre, siamo di fronte a una vera ecatombe. E che se tanta gente affronta rischi come questi per sbarcare da noi, vuol dire che con le ronde, e i Centri, e i sei mesi di marescialli e appuntati che si affannano a scoprire se uno è del Senegal o dello Zambia, ci fai giusto la birra.</p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/rotte-clandestini2.gif" alt="rotte-clandestini2.gif" /></p>
<p>      <strong>E’ chiaro che il problema può essere affrontato seriamente</strong> solo su scala europea, come dimostra anche la cartina con le rotte preferite dai migranti <strong><em>(foto sopra) </em></strong>elaborata da <em>Le Monde</em>. Si calcola che nei 27 Paesi dell’Europa comunitaria (493 milioni di abitanti) vivano <strong>circa 8 milioni di immigrati clandestini e 27 milioni di immigrati regolari</strong>. Niente di drammatico ma è vero che la pressione ai confini è in crescita e va in qualche modo regolata. Ovviamente i politici europei, come i leghisti preoccupati solo del “cadreghino”, si guardano bene dall’affrontare il problema principale e si concentrano su quello che rende di più in termini di retorica elettorale: l’espulsione del clandestini. <strong>E’ stata così approvata nel giugno 2008 una direttiva</strong> che prevede, tra l’altro, l’espulsione dei minori (clandestini) anche verso Paesi dove non ci sono né familiari né tutori ma solo “strutture di accoglienza adeguate” (certo frequenti, per dire, in Africa) e una permanenza nei Centri di Identificazione ed Espulsione anche fino a 18 mesi.<br />
<strong>      Non m’interessa qui discutere la direttiva europea</strong> ma solo far notare una cosa: a che serve concentrarsi con tanta disperata durezza su quelli che sono già “dentro” (dentro l’Europa o l’Italia) senza far nulla di serio contro/per/su quelli, assai più numerosi, che premono ai confini? E’ poi solo quanto succede ogni giorno al nostro Paese. Maroni minaccia sfracelli contro quei pochi che ha beccato mentre <strong>Gheddafi </strong>si fa beffe di lui e dalla Libia ci manda centinaia di barconi ogni anno. Chissà, forse ci penseranno le ronde… </p>
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		<title>&#8220;PRIMA I LAVORATORI&#8221;. QUANDO LE COSE DI SINISTRA LE DICE IL PAPA</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 20:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;La priorità va data ai lavoratori e alle loro famiglie&#8221;. Dai e dai, è toccato a Benedetto XVI, cioè al Pontefice che ha ripristinato la messa in latino e riammesso nella Chiesa i lefebvriani, dire &#8220;una cosa di sinistra&#8221;, ridare dignità alla categoria ormai obsoleta dei &#8220;lavoratori&#8221;, riconoscere con franchezza che la crisi c’è e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span><span lang="IT"></span></p>
<p align="justify">&#8220;La priorità va data ai lavoratori e alle loro famiglie&#8221;. Dai e dai, è toccato a Benedetto XVI, cioè al Pontefice che ha ripristinato la messa in latino e riammesso nella Chiesa i lefebvriani, dire &#8220;una cosa di sinistra&#8221;, ridare dignità alla categoria ormai obsoleta dei &#8220;lavoratori&#8221;, riconoscere con franchezza che la crisi c’è e colpisce duramente proprio coloro che già non erano in testa alle graduatorie del benessere.</p>
<p align="justify">      <span id="more-359"></span><strong>        Non mi stupisco, sono più o meno due millenni</strong> che la Chiesa frequenta le trincee della solidarietà e dell’umana compassione. Fa però una certa impressione sentire il successore di Pietro elencare durante l’Angelus il dramma di Pomigliano d’Arco (5.500 operai in cassa integrazione a 750 euro al mese e altri 9 mila lavoratori dell’indotto che rischiano il posto), i timori del Sulcis-Iglesiente, lo stillicidio di risorse nel distretto tessile di Prato, dove in pochi anni hanno chiuso oltre 2 mila imprese locali e <strong>9 mila posti di lavoro sono andati perduti</strong>. Tocca al Papa la cronaca della crisi? Tocca al Pontefice tedesco la conta dei caduti sul fronte della frana economica? Tocca al teologo Ratzinger insinuare il dubbio che forse quella definizione della Repubblica, &#8220;fondata sul lavoro&#8221;, è meno assurda di quanto alcuni vogliano farci credere?</p>
<p align="justify"><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/03/ratzinger11.thumbnail.jpg" alt="ratzinger11.jpg" /></p>
<p align="justify">      <strong>In realtà, oggi alla Chiesa tocca anche il dovere di una presenza</strong> e di una testimonianza che le agenzie sociali tradizionali (partiti, sindacati) sembrano sempre meno attrezzate a svolgere. Qui, ormai, si parla solo di ronde, rumeni e Veline, mentre il Prodotto interno lordo s’affloscia (- 1% nel 2008, mentre in Germania cresceva dell’1,3%, negli Usa dell’1,1%, in Gran Bretagna e Francia dello 0,7%) come prima era successo solo nel 1975, lo Stato brucia le riserve (l’avanzo primario, cioè la differenza tra entrate e spese pubbliche, era del 3,5% a fine 2007 e del 2,5% a fine 2008) e il Paese s’impoverisce, con <strong>la disoccupazione lanciata verso il 9%</strong> e il ricorso alla cassa integrazione cresciuto del 68% nel solo 2008. Il Papa, all’Angelus, ha &#8220;presentato&#8221; i lavoratori di Pomigliano agli altri convenuti a piazza San Pietro dicendo di loro: &#8220;Sono venuti a manifestare la loro preoccupazione per il futuro&#8221;. <strong>Quale futuro possono immaginare</strong>, in tempi come quelli attuali, i 3-4 milioni di lavoratori precari che non possono neppure contare su uno straccio di &#8220;ammortizzatore sociale&#8221;?</p>
<p align="justify">      <strong>Dario Franceschini, neo-leader del Pd,</strong> ha lanciato una proposta discutibile ma non folle, quella dell’assegno per chi perde il posto di lavoro. Molti ne hanno parlato bene, altri male, nessuno ha notato che l’arcivescovo di Milano, <strong>cardinale Dionigi Tettamanzi</strong>, aveva istituito sotto Natale il Fondo Famiglia-Lavoro per le famiglie in un modo o nell’altro colpite dalla perdita dell’occupazione e del salario, con largo anticipo sulle proposte e sulle discussioni dei politici. E prima ancora di Tettamanzi si erano mossi in modo analogo molti altri vescovi di ogni parte d’Italia, per esempio in quella Toscana ch’è stata citata dal Papa tra le aree in difficoltà.</p>
<p align="justify">      <strong>Agli interventi &#8220;sociali&#8221; di papa Ratzinger</strong> di solito viene dedicata scarsa attenzione, e non per caso. A destra ci sono certi energumeni del darwinismo sociale (quelli che, come fece il ministro Brunetta in tv, dicono: &#8220;Se uno perde il lavoro, troverà qualcos’altro&#8221;) che evidentemente non gradiscono, a sinistra ci sono i laicisti che preferiscono inchiodare il Papa allo stereotipo dei religioso conservatore. Normale, dunque, che pochi abbiano badato alle parole che il Pontefice ha rivolto a don Giampiero Ialongo durante <strong>l’incontro con i parroci di Roma</strong> (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2009/february/documents/hf_ben_xvi_spe_20090226_clergy_rome_it.html">www.vatican.va</a>, sezione discorsi del Papa) che si è svolto il 26 febbraio. Lì Ratzinger ha parlato di <strong>macrogiustizia </strong>(la denuncia, definita &#8220;un dovere&#8221; per la Chiesa, degli &#8220;errori fondamentali&#8221; della costruzione economica, in primo luogo &#8220;l’avarizia come idolatria&#8221; del denaro) e di <strong>microgiustizia</strong> (la &#8220;conversione dei cuori&#8221;, la fine dell’egoismo individuale). Ma ha anche aggiunto, e la cosa mi pare essenziale, che &#8220;se non annunciamo la macrogiustizia, quella micro non cresce. Ma se non facciamo il lavoro umile della microgiustizia, anche quella macro non cresce&#8221;.</p>
<p align="justify">       <strong>Gli esegeti del Papa, quasi sempre improvvisati e interessati</strong>, sono una piaga della nostra epoca. Vale anche per me, che non posso trattenermi dall’interpretare (laicamente) le sue parole in questo modo: una società basata sulla sola libertà individuale non può reggersi se non è accompagnata anche dalla ricerca della solidarietà e della giustizia. E viceversa: l’ambizione dell’uguaglianza è un disastro senza la libertà dell’individuo.</p>
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		<title>FRANCESCHINI SEGRETARIO, E VABBE&#8217;. MA PERCHE&#8217; SENTO ODORE DI PATERACCHIO DEMOCRISTIANO?</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 21:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
		<category><![CDATA[PdL]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chiedo se non abbiano ragione i giornali di casa Berlusconi nel trattare l&#8217;elezione di Enrico Franceschini alla segreteria del Pd come una &#8220;farsa&#8221;. Il voto bulgaro (1.006 sì contro 207 no per andare subito all&#8217;elezione del nuovo segretario senza passare per le primarie), le manovre dei soliti maggiorenti del partito, l&#8217;intima contraddizione di un&#8217;assemblea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Mi chiedo se non abbiano ragione i giornali di casa Berlusconi nel trattare l&#8217;elezione di Enrico Franceschini alla segreteria del Pd come una &#8220;farsa&#8221;. Il voto bulgaro (1.006 sì contro 207 no per andare subito all&#8217;elezione del nuovo segretario senza passare per le primarie), le manovre dei soliti maggiorenti del partito, l&#8217;intima contraddizione di un&#8217;assemblea che accetta le dimissioni del segretario Veltroni e nomina il suo vice, a suo tempo scelto da lui, portatore di idee che non paiono molto diverse. <strong>Insomma: che roba è?</strong> Certo, i berluscones dovrebbero tacere, visto che sono sudditi dell&#8217;unica vera monarchia rimasta in Italia. Ma i fatti restano fatti e l&#8217;ascesa di Franceschini (che pure tutti giudicano persona degna) ha avuto i ritmi, le movenze e il &#8220;sapore&#8221; di un qualunque vecchio pateracchio da congresso democristiano.</p>
<p align="justify">     <strong> Poi mi chiedo anche se non sia ingiusto ragionare così,</strong> visto che il Pd ha preso batoste in ogni possibile elezione, ha elezioni locali ed europee alle porte ed è lacerato in ogni possibile senso: cattolici contro ex-diessini, giovani contro vecchi, sostenitori del partito che corre da solo (beh, certo, più di Pietro e i radicali&#8230;) e nostalgici del partito che corre con quegli scapestrati della sinistra antagonista. Se quindi non sia logico, in fondo, non prestare il fianco a ulteriori scossoni mettendosi a organizzare primarie in un momento così critico. <strong>Se non sia meglio, in fondo, tappare subito la falla</strong> e provare a navigare ancora un po&#8217;, nella speranza di toccare terra. Se non sia meno pericoloso mettere avanti la faccia onesta e tutto sommato simpatica di uno come Franceschini invece di andare in cerca di avventure. Insomma: boh?</p>
<p align="justify">      <strong>Io non sono mai stato comunista.</strong> Ho votato per il Pci una volta sola in vita mia, alle elezioni comunali, perché conoscevo e stimavo molto la singola persona.  Per lungo tempo, anche nel mio ambiente di lavoro, sono stato giudicato un moderato, un liberale. E, al contrario, ho conosciuto molte persone che erano di sinistra davvero, anche ben oltre il Pci, e  ora sono felicemente accasate presso la Lega o Berlusconi. <strong>Ai tempi di Tangentopoli ho litigato spesso con mio fratello,</strong> entusiasta fan dell&#8217;opera di sfoltimento dei ranghi politici dell&#8217;allora pubblico ministero Di Pietro. Quindi, per essere franco, me ne frego delle prediche dell&#8217;attuale centrodestra: metà di loro era più &#8220;comunista&#8221; di me quando io nemmeno mi sognavo di essere di sinistra, pensava che Arafat fosse un genio quando a me faceva schifo il terrorismo, detestava l&#8217;America quando io mi facevo panzate dei film di Pollack,  Scorsese e Lumet.</p>
<p align="justify">       <strong>Quello che accade nelle assemblee del Pd mi colpisce non perché sia preoccupato</strong> del futuro di D&#8217;Alema, Marini o dello stesso partito. I partiti nascono e muoiono, pazienza. Sono le idee che lasciano un vuoto quando muoiono e quella che non vedo in giro è un&#8217;idea dell&#8217;Italia. O meglio: quella del centrodestra secondo me non è un&#8217;idea del Paese e se lo è, mi dà soprattutto fastidio, mi disturba, non la sento per nulla mia. E quella del centrosinistra non esiste. Tante parole e poca sostanza. Un po&#8217; come certo giornalismo: il prossimo, la fame, la pace, la giustizia. Ma una persona in carne e ossa non la vedi mai.</p>
<p align="justify">     <strong>Mi rendo conto che questo post ha preso l&#8217;aspetto scombiccherato</strong> dei &#8220;pezzi&#8221; di Maurizio Milani da Fabio Fazio. Beh, pazienza anche qui. Mi rendo conto, però, anche di un&#8217;altra cosa: alla fin fine, scrivi scrivi, questa storia del Pd mi lascia un gusto di occasione mancata, di piccolo cabotaggio, di prospettiva angusta. D&#8217;altra parte, è appunto del Pd che stiamo parlando. Berlusconi è bravo e furbo ma quando di là c&#8217;erano altri bravi e furbi mica vinceva sempre.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
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		<title>DOPO VELTRONI? UN LEADER DEL PD CHE NON CONFONDA RIFORMISMO E OPPOSIZIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 14:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A quest&#8217;ora siamo ormai tutti stufi di ascoltare spiegazioni e retroscena delle dimissioni di Walter Veltroni dalla carica di segretario del Pd. E da tempo, ormai, eravamo stufi di leggere le cronache delle liti, delle risse, delle polemiche tra dirigenti, dello scontento dei militanti. Quando si perde si perde e il Pd veltroniano è come una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A quest&#8217;ora siamo ormai tutti stufi di ascoltare spiegazioni e retroscena delle dimissioni di Walter Veltroni dalla carica di segretario del Pd. E da tempo, ormai, eravamo stufi di leggere le cronache delle liti, delle risse, delle polemiche tra dirigenti, dello scontento dei militanti. <strong>Quando si perde si perde</strong> e il Pd veltroniano è come una squadra che abbia incassato tre gol nel primo tempo.</p>
<p>   <strong>Detto questo, e chiedendo licenza di aggiungere anche il mio</strong> (ma breve) all&#8217;infinita lista dei commenti, ho la sensazione che alla base del tracollo del Pd e delle dimissioni di Veltroni ci sia un equivoco mai davvero affrontato. <strong>Che cosa vuol dire &#8220;stare all&#8217;opposizione&#8221;?</strong> Che cosa vuol dire &#8220;essere riformisti&#8221;? E in che rapporto stanno le due cose?</p>
<p>     <strong>Non credo che fare un&#8217;opposizione dura e decisa</strong> voglia dire non essere più riformisti. Opporsi alla politica sulla sicurezza della Lega (fatta di medici spioni, di ronde più o meno padane e di una strategia anti-clandestini che clamorosamente non funziona) non vuol certo dire precipitarsi nel radicalismo della sinistra antagonista. Far notare il il mezzo flop della cosiddetta &#8220;riforma Gelmini&#8221; della scuola (basta chiedere a qualche genitore per vederne i contorni) è più che legittimo. <strong>Denunciare le promesse</strong> molto strombazzate in campagna elettorale ((dal quoziente familiare alla riduzione del carico fiscale) e mai mantenute dal Governo non equivale a dare l&#8217;assalto al Palazzo d&#8217;Inverno. Opporsi all&#8217;uso a tappeto dei decreti e dei voti di fiducia da parte di un Governo che pure gode di una vastissima maggioranza alla Camera e al Senato non è da comunisti con la bava alla bocca.</p>
<p>     <strong>Che cosa abbiamo visto, invece? Sulla sicurezza</strong>, qualche debole pronunciamento senza costrutto, anche mentre a Roma impazzano le stesse violenze su cui Alemanno costruì la propria campagna elettorale. Sulla scuola, grandi manifestazioni di piazza e poi nulla al momento di tirare le somme politiche. <strong>Sulla questione fiscale</strong>, decisiva al momento del voto nell&#8217;aprile 2008, zero. Sul declino delle competenze parlamentari pochissimo, e magari attraverso un personaggio ormai estraneo al sentire degli italiani come l&#8217;ex presidente Scalfaro.</p>
<p>    <strong>Ecco, a me pare che l&#8217;errore (molto tipicamente veltroniano</strong>) sia stato di credere che si possa fare l&#8217;opposizione &#8220;da signori&#8221;, coi guanti bianchi, tubando con il Governo Berlusconi. Anzi, un giorno cinguettando e l&#8217;altro mandando maledizioni, nell&#8217;uno e nell&#8217;altro caso senza costrutto, perché Berlusconi non ha alcuna intenzione (e alcun bisogno) di dialogare con l&#8217;opposizione (e men che meno con un&#8217;opposizione smandrappata come questa) e <strong>non ha ragione di temere le intemerate</strong> della parte minoritaria del Paese. Mi pare invece che l&#8217;opposizione debba essere sì corretta ma anche dura e inflessibile proprio perché riformista, perché di riformismo nel berlusconismo ce n&#8217;è davvero poco.</p>
<p>    <strong>Il mio sogno?Un leader di un partito di opposizione</strong> (sia esso il Pd o qualcos&#8217;altro) che sappia dire: su questa cosa il Governo e Berlusconi hanno fatto bene. E poi sappia anche dire: su quest&#8217;altra cosa il Governo e Berlusconi sono una chiavica e vi dimostro perché. Il mio incubo? Un altro leader che confonda le idee agli italiani dicendo: il Governo e Berlusconi fanno schifo ma non lo diciamo perché siamo riformisti e poi comunque, certo, in fondo, a ben vedere&#8230;</p>
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		<title>CATTOLICI IN POLITICA: A SINISTRA I MUGUGNI, A DESTRA IL SILENZIO</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 17:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia Cristiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Diciamola così, con qualche omissis. Vado a parlare di Medio Oriente nella scuola un Comune di una certa importanza, in una regione dell&#8217;Italia centrale, governato dal centro-sinistra. L&#8217;ambiente? Cattolici, come si diceva una volta, impegnati nel sociale, gente che almeno in parte conosco e stimo. Persone oneste, normali, non imbevute d&#8217;ideologia. Mi scappa la domanda: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamola così, con qualche omissis. Vado a parlare di Medio Oriente nella scuola un Comune di una certa importanza, in una regione dell&#8217;Italia centrale, governato dal centro-sinistra. L&#8217;ambiente? Cattolici, come si diceva una volta, impegnati nel sociale, gente che almeno in parte conosco e stimo. Persone oneste, normali, non imbevute d&#8217;ideologia. Mi scappa la domanda: allora, come va col Pd? Disagio, sguardi rivolti verso l&#8217;alto. Poi uno di loro, tra l&#8217;altro dotato di una carica di una certa importanza, mi prende da parte e dice: un disastro, <strong>da rimpiangere i tempi della peggiore Dc</strong>. E giù il racconto di faide delle tessere, primarie da burla o da tribunale, ecc. ecc.</p>
<p><strong>E vabbé. Sulla consistenza del Pd guidato da Veltroni e sul suo slancio politico</strong> nessuno, per ora, può farsi illusioni. Mi domando, invece, che cosa fermenta nell&#8217;animo dei cattolici confluiti nel Pd e di giorno in giorno sempre più perplessi e scontenti. C&#8217;è chi parla, ormai, di nuova scissione dopo la fusione. Non per un ritorno all&#8217;antico, dicono, ma piuttosto per evolvere <strong>verso un nuovo soggetto politico</strong> che raduni (cito Elvio Ubaldi, ex sindaco di Parma, da un bel servizio di Guglielmo Nardocci per <em>Famiglia Cristiana</em> numero 6, febbraio 2009;<em> <a href="http://www.famigliacristiana.it">http://www.famigliacristiana.it</a><a href="http://www.famigliacristiana.it">)</a></em> persone &#8220;che adesso sono coattivamente schierate di qui o di là, oppure eroicamente isolate&#8221;. L&#8217;idea, come dice Ubaldo Maroni, assessore della Provincia di Ascoli Piceno, è che &#8220;i nostri interlocutori privilegiati di domani sono in quel Centro indipendente dove stanno nascendo davvero nuove speranze&#8221;.</p>
<p><strong>Diamo per scontato che <em>Rosa Bianca</em> (Tabacci, Pezzotta, ecc. ecc.) e <em>Udc</em></strong> (Casini) possano davvero funzionare da laboratorio politico; che un&#8217;intesa con eventuali transfughi del Pd sia possibile; che esista <strong>uno spazio politico centrista e popolare</strong> non ancora presidiato da altri. E, ripeto, lo diamo per scontato qui, perché nella realtà quotidiana la musica è spesso assai diversa sotto tutti gli aspetti. Resta una domanda, secondo me fondamentale: la nascita di un nuovo soggetto politico a radice cattolica è ipotizzabile senza il contributo dei cattolici che ora militano nel PdL?</p>
<p><strong>Dubbio legittimo, per almeno due ragioni.</strong> Un partito cattolico (diciamo così per brevità e per capirci) nato come semplice aggregazione di una costola del Pd e delle attuali formazioni di centro non avrebbe molta libertà di movimento. Appiattito sul PdL, assai maggioritario, sparirebbe. Alleato ai resti del Pd lascerebbe tutto come prima. La scarso dinamismo politico si accoppierebbe, poi, a una scarsa prospettiva elettorale: chi potrebbe rivolgersi a un partito cattolico sì, ma anche impotente?</p>
<p><strong>Non m&#8217;intendo di politica italiana ma mi pare che così </strong>si torni punto e a capo. Se non si muovono i cattolici del PdL è inutile sognare un nuovo partito cattolico. Nello stesso servizio di <em>Famiglia Cristiana</em> viene intervistato anche <strong>don Sandro Vigani</strong>, direttore del settimanale <em>Gente Veneta </em>(<em>http://<a href="http://www.gvonline.it">www.gvonline.it</a></em><a href="http://www.gvonline.it">)</a>. Il sacerdote-giornalista, a proposito dei cattolici del centro-destra, si domanda: &#8220;Non sono forse confusi? Muti di fronte alle provocazioni anticlericali di Fini? Assimilati a un partito azienda che ha poche motivazioni ideali? Insofferenti degli estremismi della Lega?&#8221;.</p>
<p><strong>Forse esagero ma verrebbe da rispondere: caro don Vigani</strong>, forse no, visto che se ne stanno buoni e quieti. Qualcuno ha notizia di mugugni particolari dei cattolici di centro-destra verso Fini o verso la Lega? Com&#8217;è che tutti i provvedimenti proposti dalla Lega, anche i più stolti, passano senza alcuna opposizione? <strong>Dove sono i famosi cattolici di centro-destra a disagio</strong>, quando si tratta di votare in Parlamento o di discutere il merito delle leggi? Saranno anche a disagio, certo non lo dimostrano. Saranno anche infelici ma ingoiano tutto con grande facilità.</p>
<p><strong>Il problema dei cattolici in politica, oggi, è tutto qua</strong>. A sinistra se non altro impazza la polemica contro la prepotenza degli ex Ds dentro il Pd, anche se con l&#8217;effetto di lacerare l&#8217;unica opposizione esistente. A destra sul lato cattolico tutto tace, con l&#8217;effetto di rinforzare Berlusconi e la Lega, che già si sono sbarazzati dei vari Tabacci e Casini che prima, se non altro, riuscivano un poco a moderarli.</p>
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