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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Nucleare</title>
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		<title>NUCLEARE DI OGGI E DI DOMANI, UNA MAPPA</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 15:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[I reattori nucleari oggi attivi nel mondo sono 442 e sono insediati in 29 Paesi.  Fa la sua parte l&#8217;Europa, con 148 reattori (il 35% del totale mondiale) attivi in 16 Paesi. L&#8217;Europa è ben piazzata anche per quanto riguarda i reattori in costruzione: sono 65 nel mondo, di cui 8 nel Vecchio continente (2 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I reattori nucleari oggi attivi nel mondo sono 442 e sono insediati in 29 Paesi.  Fa la sua parte l&#8217;Europa, con 148 reattori (il 35% del totale mondiale) attivi in 16 Paesi. <strong>L&#8217;Europa è ben piazzata anche per quanto riguarda i reattori in costruzione: sono 65 nel mondo</strong>, di cui 8 nel Vecchio continente (2 in Bulgaria, Romania e Slovacchia, 1 in Finlandia, 1 in Francia).</p>
<p><span id="more-11682"></span></p>
<div id="attachment_11701" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/09/california.jpg"><img class="size-full wp-image-11701" title="california" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/09/california.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;impianto nucleare di Diablo Canyon in California.</p></div>
<p><strong>La vera patria del nucleare, però, sono gli Usa</strong>, almeno per numero direattori attivi. In proporzione alla popolazione, invece, il primo Paese al mondo per la produzione di energia atomica è la Francia. Ecco la classifica dei primi dieci Paesi al mondo per numero di reattori nucleari attivi:</p>
<ol>
<li>Usa &#8211; 104 reattori attivi</li>
<li>Francia &#8211; 58 r.a.</li>
<li>Giappone &#8211; 54 r.a.</li>
<li>Russia &#8211; 32 r.a.</li>
<li>Corea &#8211; 21 r.a.</li>
<li>India &#8211; 20 r.a.</li>
<li>Gran Bretagna &#8211; 19 r.a.</li>
<li>Canada &#8211; 18 r.a.</li>
<li>Germania &#8211; 17 r.a. (ma è stata decisa l&#8217;uscita dal nucleare entro il 2020)</li>
<li>Ucraina &#8211; 15 r.a.</li>
</ol>
<p><strong>La Cina ha &#8220;solo&#8221; 13 reattori nucleari attivi. Guida però la classifica per numero di reattori in costruzione. </strong>Ecco la classifica:</p>
<ol>
<li>Cina &#8211; 27 reattori in costruzione</li>
<li>Russia &#8211; 11 r.c.</li>
<li>India e Corea  &#8211; 5 r.c. ciascuna</li>
<li>Bulgaria, Slovacchia, Giappone e Ucraina &#8211; 2 r.c. ciascuno</li>
<li>Argentina, Brasile, Finlandia, Francia, Iran, Pakistan e Usa &#8211; 1 r.c. ciascuno.</li>
</ol>
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		<title>IL NUCLEARE IN ITALIA, SOLITA FARSA</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 19:14:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche sul nucleare, è la solita Italia da farsa. Il Governo accelera o frena secondo i giorni, o meglio secondo le notizie che arrivano dal Giappone e che possono influire sui sondaggi. Ma sbaglieremmo a credere che siano i drammi altrui a influenzare gli ondeggiamenti di una compagine che non ha mai avuto alcuna capacità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche sul nucleare, è la solita Italia da farsa. Il Governo accelera o frena secondo i giorni, o meglio secondo le notizie che arrivano dal Giappone e che possono influire sui sondaggi. Ma sbaglieremmo a credere che siano i drammi altrui a influenzare gli ondeggiamenti di una compagine che non ha mai avuto alcuna capacità né possibilità (e forse nemmeno la volontà) di far arrivare in porto un progetto grandioso come la costruzione di 4 centrali di nuova concezione.</p>
<p><span id="more-9335"></span><img class="alignright size-full wp-image-9342" title="nucleare" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/nucleare.jpg" alt="nucleare" width="300" height="244" />Come ho già avuto occasione di scrivere, tutti i Governatori regionali, tranne <strong>il leghista Cota in Piemonte</strong> (il quale, però, non ha mancato di aggiungere che &#8220;in Piemonte non ci sono le caratteristiche adatte per una centrale&#8221;), si sono opposti alla prospettiva di avere una centrale nucleare sul proprio territorio. E quando si dice tutti, vuol proprio dire tutti. Anche<strong> il leghista Zaia</strong>, che da ministro dell&#8217;Agricoltura aveva controfirmato tutti i piani sul nucleare, salvo poi tornare in Veneto e dire &#8220;no&#8221;, così: &#8220;Fino a quando ci sarò io è e sarà sempre no all&#8217;ipotesi di ospitare una centrale nucleare&#8221;. <strong>Anche Formigoni (PdL) in Lombardia</strong>. <strong>Idem Caldoro (PdL)</strong>, secondo il quale &#8220;le condizioni morfologiche della Campania (di cui è il governatore, <em>n.d.r</em>) non lo consentono&#8221;. <strong>Idem Renata Polverini (PdL)</strong>: &#8220;Non c&#8217;è bisogno di nuove centrali&#8221;. Nuclearisti a Roma e antinuclearisti a casa quelli del centrodestra, antinuclearisti ovunque quelli del centrosinistra.</p>
<p>Però uno dice: un Governo dalla ferrea volontà politica&#8230; Ma figuriamoci, questi sono ministri da <em>soap opera</em>. Il loro feticcio è il sondaggio, mica l&#8217;interesse del Paese. <strong>Basta vedere la fine che ha fatto l&#8217;Agenzia per la sicurezza sul nucleare. Ha avuto un presidente, l&#8217;oncologo Umberto Veronesi, solo nel novembre 2010, dopo un anno di ritardo. </strong>L&#8217;Agenzia non ha una sede (verrà installata a Roma, pare&#8230;), non ha fondi (1,5 milioni di euro nel 2011), ne sono membri solo due veri esperti di nucleari (i professori Maurizio Cuomo, ordinario di Impianti Nucleari alla Sapienza di Roma, e Marco Enrico Ricotti, ingegnere <em> </em>nucleare e professore al Dipartimento Energia – Divisione Energia <em> </em>Nucleare del politecnico di Milano) e prima di poter partire deve ancora superare 23 adempimenti amministrativi. Qui giace, dunque, l&#8217;organismo che è <strong>&#8220;l&#8217;autorità unica nazionale&#8221;</strong> che dovrebbe individuare i siti per costruire centrali operative a partire dal 2020 e studiare il modo di smaltire le inevitabili scorie nucleari. Figuriamoci.</p>
<div id="attachment_9373" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-9373" title="veronesi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/veronesi-150x150.jpg" alt="Il professor Umberto Veronesi." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Il professor Umberto Veronesi.</p></div>
<p>La questione dei siti per la costruzione delle centrali, poi, è direttamente collegata ai due problemi precedenti. La lista non esce fuori un po&#8217; perché l&#8217;Agenzia di Veronesi, che dovrebbe pubblicarla, esiste solo sulla carta, quindi non può farlo.<strong> Ma anche e soprattutto perché, il giorno in cui uscisse fuori, ci sarebbe la sollevazione delle regioni interessate dai siti nucleari.</strong> E il Governo dei sondaggi e della Tv non può certo permetterselo, con i chiari di luna di cui si diceva. Anche se la distribuzione dei siti è una di quelle cose in cui il parere dei politici conta poco, perché le centrali (come i depositi delle scorie) possono essere costruite solo in siti con determinate caratteristiche geologiche (zona non sismica, terreno non cedevole, abbondanza di acqua), climatiche e sociologiche. Siti di quel genere non esistono ovunque (è chiaro, per esempio, che una centrale non potrà essere costruita in Abruzzo o nei Campi Flegrei), quindi in un certo senso la scelta la fa la natura, non l&#8217;uomo.</p>
<p>Sono già usciti elenchi più o meno attendibili. Per esempio questo:</p>
<blockquote><p><strong>Piemonte</strong><br />
1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli).<br />
2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella)</p>
<p><strong>Lombardia</strong><br />
3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia)<br />
4. la zona a sud di Mantova lungo il Po<br />
5. la zona a sud di Cremona lungo il Po</p>
<p><strong>Veneto</strong><br />
6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo)<br />
7. la zona del delta del Po (Rovigo)<br />
8. la zona della foce del Piave (Venezia)<br />
9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia)</p>
<p><strong>Friuli Venezia Giulia</strong><br />
10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine)<br />
11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone)</p>
<p><strong>Emilia Romagna</strong><br />
12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini<br />
13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma)</p>
<p><strong> Toscana</strong><br />
14. Isola di Pianosa (Livorno)<br />
15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno)<br />
16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto)<br />
17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto)</p>
<p><strong>Lazio</strong><br />
18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo)<br />
19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo)<br />
20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina)</p>
<p><strong>Campania</strong><br />
21. Foce del Garigliano (Caserta)<br />
22. Foce del Sele (Salerno)</p>
<p><strong>Calabria</strong><br />
23. area costiera di Sibari (Cosenza)<br />
24. la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza.<br />
25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord   di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi,   Tronca).<br />
26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro)</p>
<p><strong>Molise</strong><br />
27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli)</p>
<p><strong>Puglia</strong><br />
28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto)<br />
29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia)<br />
30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia)<br />
31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce)<br />
32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce)<br />
33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici<br />
34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici<br />
35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi)</p>
<p><strong>Basilicata</strong><br />
36. tutta la costa ionica della regione</p>
<p><strong>Sardegna</strong><br />
37. foce del Flumendosa (Cagliari)<br />
38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro)<br />
39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro)<br />
40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari)<br />
41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano)</p>
<p><strong>Sicilia</strong><br />
42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento)<br />
43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa)</p>
<p>44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta)</p>
<p>45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).</p></blockquote>
<p><strong>Allo stesso modo, non mancano le mappe più o meno credibili</strong>. Per esempio questa:</p>
<div id="attachment_9344" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-9344" title="mappa nuke" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/mappa-nuke.jpg" alt="La mappa con i possibili siti nucleari italiani." width="300" height="204" /><p class="wp-caption-text">La mappa con i possibili siti nucleari italiani.</p></div>
<p>Che il Governo faccia passare gli anni senza dire dove vuole costruire le centrali basta e avanza a far dubitare della reale volontà di costruirle, in un Paese dove i sacri sondaggi continuano a dimostrare che la gente il nucleare non lo vuole, ne ha paura, a torto o a ragione.</p>
<p>Ultima ma non ultima, questa considerazione. Io mi sono detto (a malincuore) favorevole alle centrali e non cambio idea. Se devo avere paura, ho più paura delle centrali francesi, che funzionano (facciamo le corna!), di quelle giapponesi distrutte dallo tsunami. <strong>Ma non voglio avere nulla a che fare con i nuclearisti trinariciuti che si vedono in giro.</strong> Quelli che &#8220;c&#8217;è più radiazione a Roma che a Tokio&#8221; e tutte le altre cazzate che sparano quellil che a Tokio sanno di nono doverci andare. <strong>E non voglio avere a che fare nemmeno con una persona (prima) stimabile come il professor Veronesi.</strong> Arrivare alla soglia dei 90 anni e ritrovarsi un giorno a dire che le centrali sono assolutamente sicure, e il giorno dopo a dire che bisogna pensarci meglio (per non far perdere voti a Berlusconi) è triste per un uomo e indegno per uno scienziato.</p>
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		<title>SOLE O ATOMO? IL DIBATTITO CONTINUA</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 23:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho dedicato molti pezzi al tema del nucleare (in Italia e altrove) e ho di recente confessato la mia adesione all&#8217;idea di rimettere in funzione, nel nostro Paese, le centrali. Adesione perplessa e titubante a dir poco, ma pur sempre tale. Per una curiosa combinazione, Daniele Pennacchini commenta oggi un post di due anni fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho dedicato molti pezzi al tema del nucleare (in Italia e altrove) e ho di recente confessato la mia adesione all&#8217;idea di rimettere in funzione, nel nostro Paese, le centrali. Adesione perplessa e titubante a dir poco, ma pur sempre tale. Per una curiosa combinazione, <strong>Daniele Pennacchini</strong> commenta oggi un post di due anni fa esatti, ma lo fa con un testo che qui ripubblico perché interessante e di utile lettura.</p>
<p><span id="more-9294"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9298" title="rubbia" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/rubbia.jpg" alt="rubbia" width="300" height="200" /></p>
<p>&#8220;Il problema del nucleare non è solamente relativo al rischio (che non è di poco conto visti i recenti fatti giapponesi). Non si può ridurre la discussione sul nucleare esponendo il naturale effetto N.I.M.B.Y. (not in my back yard,<em> n.d.r</em>)che essa provoca. Se si vuole discutere del nucleare lo si può fare ma non si può prescindere da oggettivi e incontestabili fatti che dimostrano l’assurdità di riporre le speranze di risolvere il problema energetico con una due o dieci centrali nucleari.</p>
<p>Cercherò di essere più chiaro ed esporro i punti principali che secondo me rendono il nucleare poco conveniente.</p>
<blockquote><p>1) <strong>Quantità di energia prodotta. </strong>Se andiamo a quantificare l’energia prodotta da una centrale nucleare ci accorgeremmo che essa è sufficiente a coprire una ridotta percentuale del fabbisogno energetico nazionale (le 4 centrali di cui si discute in Italia coprirebbero circa l’8% del fabbisogno). Questo fatto, insieme alla difficoltà a trovare siti adatti nel nostro Paese, fa ben comprendere che dopo aver stravolto la volontà popolare sul nucleare manifestata 20 anni fa, si rimarrebbe con il problema energetico irrisolto.<br />
2)<strong> Problema delle scorie.</strong> Il problema delle scorie è forse uno dei più importanti, in quanto oltre ad essere un costo futuro mai valutato e conteggiato nel costo energetico, non ha una soluzione sicura. In Germania una zona come l’Alsazia è oggetto di un forte inquinamento causato dai rifiuti radioattivi stoccati a centinaia di metri di profondità, e col tempo purtroppo avremo altre parti del mondo che presenteranno lo stesso problema.<br />
3)<strong> La dipendenza dall’uranio e la sua disponibilità.</strong> Non si considera mai che l’uranio è limitato nel nostro pianeta, e come tale ci renderà schiavi di chi possiede giacimenti (come lo siamo ora dei petrolieri) e produrrà guerre e impoverimento nei Paesi dove esiste la disponibilità di uranio, e dove già ora sono iniziate le prime guerre civili. Inoltre è stato stimato che questo materiale coprirà il fabbisogno delle centrali per i prossimi 50 anni. Credo che con un po’ di buon senso si dovrebbe evitare di investire miliardi di euro per la costruzione di centrali che necessitano di 10-15 anni per la loro realizzazione, quando nei prossimi decenni l’uranio diventerà quasi introvabile.<br />
4) Alternative possibili.<strong> Il nucleare non è l’unica forma di energia possibile</strong>, la soluzione la possiamo trovare nelle vere forme di energie rinnovabili, quali il risparmio energetico, il solare termodinamico, il fotovoltaico e le altre forme di energia che consentono anche la nascita di indotti locali, cosa che non avviene col nucleare. La realizzazione di una centrale infatti non impiegherà certamente manodopera locale, e tranne per chi ci lavorerà, non creerà un indotto e nuovi posti di lavoro. In Italia nel settore del solo fotovoltaico lavorano decine di migliaia di operatori, e le nostre culture imprenditoriali sono molto più vicine alle tecnologie basate sul risparmio, e sulle produzioni di energie rinnovabili.</p></blockquote>
<p>Riguardo a quest’ultimo punto potrei fornire delle cifre che farebbero ben comprendere quanto sarebbe facile, con semplici scelte politiche e industriali, produrre energia in maniera diffusa in maniera di gran lunga superiore a quella che si produrrebbe con 10 centrali nucleari. Per farsi un idea a riguardo basta prendere i dati pubblicati dal <a href="http://www.terna.it" target="_blank">TERNA sul proprio sito</a>, relativi ai consumi nazionali suddivisi per tipologia, e fare delle stime che pur se orientative non si allontanano di molto da quella che sarebbe la realtà.</p>
<p>Il solare termodinamico (<em>Progetto Desertec</em> nato dall’idea di Rubbia) ad esempio è un’altra possibilità su cui molte multinazionali sta investendo, la possibilità di produrre energia giorno e notte con tecnologie semplici non è mai da scartare, ma si sa le cose ovvie e semplici sono sempre le più difficili da attuare. Saluti&#8221;</p>
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		<title>RINNOVABILI, BOLLETTA E BALLE VARIE</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 11:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[DI GABRIELE SALARI La prima bozza del decreto con cui il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani voleva impostare una serie di tagli agli incentivi per lo sviluppo delle energie rinnovabili ha destato molte polemiche. Contro quell&#8217;ipotesi si erano ribellati non solo migliaia di comuni cittadini che hanno firmato l&#8217;appello &#8220;SoS rinnovabili&#8221; ma anche 65 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DI GABRIELE SALARI</p>
<p>La prima bozza del decreto con cui il ministro dello sviluppo economico <strong>Paolo Romani</strong> voleva impostare una serie di tagli agli incentivi per lo sviluppo delle energie rinnovabili ha destato molte polemiche. Contro quell&#8217;ipotesi si erano ribellati non solo migliaia di comuni cittadini che hanno firmato l&#8217;appello &#8220;SoS rinnovabili&#8221; ma anche <strong>65 parlamentari, in gran parte appartenenti ai partiti della maggioranza,</strong> che hanno rivolto un loro appello al Governo e persino Stefania Prestigiacomo, ministro dell&#8217;Ambiente. La Prestigiacomo, in particolare, ha chiarito che la bolletta elettrica degli italiani non è più  cara che altrove a causaa degli incentivi alle rinnovabili, ma per altre voci  presenti all&#8217;interno della “componente A3”.</p>
<p><span id="more-9218"></span></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-9224" title="energia" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/energia.jpg" alt="energia" width="300" height="200" />Andiamo a  vedere se è vero. Pare proprio che il Ministro abbia ragione. <strong>Nella bolletta degli italiani il costo effettivo dell&#8217;energia ammonta al 30% del  totale, mentre troviamo un 22% per i servizi di rete, un 14% di  imposte, un 10% di ricarichi degli operatori, un 8% di costi dell&#8217;acqua,  un 11% di altri oneri e, infine, un 3-5% attribuibile alla cosiddetta  componente A3.</strong></p>
<p>In questa quota potremmo legittimamente immaginare che vengano  finanziate le rinnovabili e sarebbe anche poco, visto che in Germania vi  è destinato il 10%, ma le cose non stanno così. La componente A3 è un minestrone in cui le rinnovabili occupano il 69%.  Di questo 69%, la metà esatta è assorbita dai Certificati Verdi ritirati  dal GSE. Ovvero, gli imprenditori dovrebbero usare energia verde ed  esistono dei certificati a questo scopo, ma se non sono abbastanza bravi  da acquistare tutti quelli previsti, il costo di questo loro mancato  impiego delle rinnovabili ricade sulla collettività.</p>
<p><strong>Un 31% della componente A3 va poi a finanziare il sistema del Cip 6 che  serve per incentivare soprattutto le cosiddette fonti assimilate,  sostanzialmente un incentivo alle fonti fossili</strong> che, nonostante sia in  esaurimento grazie allo stop stabilito dalla Finanziaria del 2007, nel  2010 pesava ancora per 1,2 miliardi di euro. Vi è poi una quota per le agevolazioni tariffarie previste per le  Ferrovie, agevolazioni tariffarie a  favore di 14  piccole aziende  elettriche  che producono elettricità sulle isole minori (in modo da   tenere conto delle particolari difficoltà e dei maggiori costi di  produzione sulle piccole isole), un finanziamento per le attività di  ricerca e sviluppo, un  bonus elettrico per le famiglie disagiate e i  malati che necessitino di apparecchiature salvavita.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9226" title="energia2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/energia2.jpg" alt="energia2" width="300" height="300" />Tutte finalità giustissime, dalle Ferrovie ai malati. Ci si domanda, però, se debbano confluire proprio  nella bolletta elettrica. E infine, ciliegina sulla torta: <strong>paghiamo in bolletta i   costi per lo smantellamento (<em>decommissioning</em>) delle centrali  elettronucleari dismesse (Latina, Trino Vercellese, Caorso e  Garigliano)</strong>,  per la chiusura del ciclo del combustibile nucleare  (riprocessamento all’estero del combustibile nucleare irraggiato) e per finanziare le misure territoriali stabilite per legge a favore dei  siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del  combustibile nucleare.</p>
<p><strong>Insomma, il conto del nucleare pesa eccome in bolletta, anche se non lo abbiamo  più dal 1987</strong>, da quando fu abrogato da una serie di quesiti referendari. In maggio, con un altro referendum, decideremo se tornare a questa  fonte energetica, per i cui costi, state certi, basta creare  un&#8217;apposita nuova voce in bolletta. Bolletta ivata naturalmente, perché a sorpresa, scorrendo la componente  A3 scopriamo che è prevista pure l&#8217;IVA. Bizzarro, ma nulla più stupisce.</p>
<p><em><strong>di Gabriele Salari</strong></em></p>
<p><em><strong><br />
</strong></em></p>
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		<title>NUCLEARE? SERVE, QUINDI NON SI FARA&#8217; MAI</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 10:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai e dai, pensa e ripensa, ho deciso: sono a favore delle centrali nucleari in Italia. Non ho teoremi, solo banali considerazioni pratiche. Uno: ci serve più energia pulita, e mi convincono quelli (senza andare lontano, la Francia e la Germania) che puntano non a scelte esclusive ma a un mix di nucleare ed energie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dai e dai, pensa e ripensa, ho deciso: sono a favore delle centrali nucleari in Italia. Non ho teoremi, solo banali considerazioni pratiche. Uno: ci serve più energia pulita, e mi convincono quelli (senza andare lontano, la Francia e la Germania) che puntano non a scelte esclusive ma a un mix di nucleare ed energie rinnovabili. Due: dobbiamo affrancarci almeno in parte dalla dipendenza energetica, che diventa dipendenza economica e politica. Terzo: le centrali funzionano ovunque, dalla Francia alla Svizzera, dalla Cina alla Russia, perché non dovrebbero funzionare anche da noi?</p>
<p><span id="more-9204"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_9211" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-9211" title="europe cen ok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/europe-cen-ok.jpg" alt="La distribuzione delle centrali nucleari in Europa." width="300" height="243" /><p class="wp-caption-text">La distribuzione dei siti nucleari nucleari in Europa.</p></div>
<p><strong>So benissimo che, sul nucleare, per ogni punto a favore ce n’è almeno uno contrario. Lo so e li rispetto.</strong> E mi lascia inquieto la questione dello stoccaggio dei materiali radioattivi e dei combustibili esausti. Ho cercato di documentarmi e non sono riuscito a capire se sono molto pericolosi o per niente pericolosi. Per questo mi fido più dell’esperienza personale che degli esperti: ho trovato scienziati ugualmente qualificati su un lato come sull’altro della barricata, impegnati a dire l’uno l’opposto dell’altro.<strong> La scienza non è questo.</strong> “Scientifico” vuol dire accertato, non opinabile. Quindi, scusate ma faccio da me.</p>
<p>Detto questo, <strong>vorrei anche rinfrancare i non nuclearisti. In Italia il nucleare sarebbe necessario ma non si farà mai.</strong> In questo Paese la classe politica non ha il coraggio per fare scelte di questa portata. L&#8217;Italia nel 1987 affidò un passo decisivo per l’economia e la sicurezza nazionale (in un senso come nell’altro) al parere dei singoli cittadini (che scelsero in modo certo non più razionale e documentato di me) e non alla responsabilità politica appunto… dei politici, consigliati dai tecnici.<img class="alignright size-full wp-image-9213" title="nuke" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/nuke.jpg" alt="nuke" width="300" height="427" /></p>
<p>Anche oggi, nonostante gli strombazzamenti governativi e la discesa in campo di autorevoli personalità (Veronesi, per esempio), <strong>l’opinione pubblica è contraria alla scelta nucleare.</strong> Qualche settimana fa lo stato d’animo è stato fotografato da un sondaggio <a href="http://www.ipsos.it" target="_blank">Ipsos</a>: <strong>nel febbraio 2011 solo il 32% degli interpellati si è detto favorevole (era il 51% nel 2008)</strong>. Divisi per partiti, c’è una risicata maggioranza di “sì” solo tra gli elettori del PdL (51%, ma nel 2008 era il 59%). Quanto più la prospettiva si fa concreta, insomma, tanto più cala il consenso. Che poi crolla alla domanda: accettereste una centrale nucleare nella vostra regione?</p>
<p>Il nucleare, insomma, fa ancora paura. Fa così paura da far crescere a razzo il consenso verso le energie rinnovabili: sempre dal sondaggio Ipsos, schizzato al 32% di favori dal 19% a cui era nel 2008.</p>
<p>Il politico italico non è fesso, sta sempre col naso al vento. E mica vuole giocarsi consenso e poltrona con una scelta magari utile al Paese ma invisa alla sciura Maria che gli dà il voto. <strong>Ecco allora che tutti i presidenti di Regione, con l’unica eccezione del leghista Cota in Piemonte,</strong> hanno già escluso la possibilità di accogliere una centrale nel proprio territorio. E qui bisogna distinguere.</p>
<p>Ci sono i miopi e le facce di bronzo. Per questo ho detto la mia modesta opinione all’inizio. <strong>I miopi sono i contrari al nucleare per principio</strong>, per posizione ideologica o convinzione scientifica. I politici del Pd, per esempio, che dicono comunque “no”. Le facce di bronzo (ma è un eufemismo) sono quelli che a Roma (casa di tutti) dicono “sì” e poi a casa loro dicono “no”. Che pensare di <strong>Luca Zaia</strong>, che da ministro  ha votato “sì” al nucleare e da governatore del Veneto dice che mai e poi mai accoglierà una centrale nella regione? <strong>E di Formigoni in Lombardia</strong>, assolutamente favorevole al nucleare purché si faccia altrove? E il Consiglio regionale del Lazio, che ha una maggioranza di destra (16 seggi PdL, 15 Lista Polverini, 2 La Destra) ma ha respinto ogni ipotesi di centrale? E della Campania, della Calabria?</p>
<p>Gli argomenti di costoro sono sempre gli stessi. La mia Regione ha una vocazione turistica, e poi produce abbastanza energia per sé, quindi non ha bisogno di centrali. <strong>Argomenti che dimostrano il livello di una classe politica</strong>, nel caso specifico la classe che governa: intanto, tutte le regioni italiane hanno una vocazione turistica; e poi, se si facesse il discorso dell’autosufficienza in tutti i campi (dagli ospedali alle forniture idriche, dalle discariche all’energia elettrica) molto semplicemente l’Italia andrebbe a puttane. Infine, che cari uomini di governo, che vogliamo fare: costruiamo quattro centrali nucleari in Molise?</p>
<p>Per cui,<strong> cari antinuclearisti, mettetevi sereni. </strong>Con questi, che pure con il ministro Scajola dichiaravano di voler “arrivare entro la legislatura ad avviare la costruzione di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione, secondo le tecnologie più avanzate”, non si va da nessuna parte. Nemmeno con le centrali.</p>
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		<title>L&#8217;URANIO? LO METTO IN BANCA</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 22:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 2003, cioè da quando fu chiaro che l&#8217;Iran era riuscito ad avviare una più che discreta attività nucleare, il grande spavento della comunità internazionale ha preso due strade. Da un lato, le pressioni diplomatiche (e le sanzioni, e le minacce) sull&#8217;Iran, oltre alle manovre per stendere intorno al Paese degli ayatollah un &#8220;cordone sanitario&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 2003, cioè da quando fu chiaro che l&#8217;Iran era riuscito ad avviare una più che discreta attività nucleare, il grande spavento della comunità internazionale ha preso due strade. Da un lato, le pressioni diplomatiche (e le sanzioni, e le minacce) sull&#8217;Iran, oltre alle manovre per <strong>stendere intorno al Paese degli ayatollah un &#8220;cordone sanitario&#8221; </strong>teso a soffocare la presunta o reale minaccia in culla. Questo è ciò che abbiamo visto tutti, e che ancora vediamo quasi ogni giorno nei Tg.</p>
<p><span id="more-8059"></span></p>
<div id="attachment_8066" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8066" title="FuelBank" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/12/FuelBank.jpg" alt="Uranio a basso arricchimento stivato nei contenitori." width="300" height="170" /><p class="wp-caption-text">Uranio a basso arricchimento stivato negli appositi  contenitori ermetici.</p></div>
<p>L&#8217;altro aspetto della reazione è stato assai meno tattico e più strategico, con uno sguardo di lungo periodo. Ed è in gran parte sfuggito all&#8217;amplificazione dei mezzi d&#8217;informazione. La sua prima realizzazione pratica si è avuta pochi giorni fa quando la Russia (attraverso il proprio ente atomico <a href="http://www.rosatom.ru/en" target="_blank">Rosatom</a>) e l&#8217;<a href="http://www.iaea.or.at" target="_blank">Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica</a> hanno inaugurato ad <strong>Angarsk</strong>, in Siberia (nella regione di Irkutsk, a qualche decina di chilometri dal lago Baikal), la prima Banca per l&#8217;uranio a basso arricchimento. L&#8217;iniziativa è la prima del genere ad andare in porto ma le proposte sono una dozzina e almeno un&#8217;altra pare destinata a essere realizzata in tempi relativamente stretti: <strong>una Banca d&#8217;iniziativa americana</strong>, già approvata dal direttivo della stessa Agenzia, finanziata dal Governo Usa, dall&#8217;Unione Europea, dal Kuwait, dalla Norvegia e dagli Emirati Arabi Uniti, oltre che dal <strong>miliardario Warren Buffet</strong>, che metterà di suo 50 milioni di dollari. Questo deposito dovrebbe essere situato a Ust Kamenogorsk, città metalurgica del Kazakstan.</p>
<p>Perché mettere l&#8217;uranio a basso arricchimento in &#8220;banca&#8221;? E che c&#8217;entra questo con l&#8217;Iran? <strong>L&#8217;uranio per usi civili è appunto quello che richiede un basso arricchimento: dal 2 al 4,95%. </strong>Nell&#8217;impianto di Angarsk dovrebbero esserne stivate 120 tonnellate, che basterebbero a &#8220;nutrire&#8221; di elettricità ed energia una città di 12 milioni di abitanti per un anno intero. Il procedimento per arricchirlo, però, è in pratica uguale a quello che serve per ottenere l&#8217;uranio della bomba atomica, che è uranio arricchito al 20%. La facilità di passare dall&#8217;uso civile a quello militare è appunto ciò che rende preoccupante il fatto che a giocare con il nucleare siano gli ayatollah ma anche qualunque altro regime che riesca nell&#8217;impresa (non impossibile, come la Corea del Nord dimostra) di procurarsi la tecnologia necessaria.</p>
<div id="attachment_8072" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8072" title="Mappa Russia" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/12/Mappa-Russia.jpg" alt="Irkutsk e il lago Baikal: in questa regione della Siberia sorge la città di Argansk." width="300" height="239" /><p class="wp-caption-text">Irkutsk e il lago Baikal: in questa regione della Siberia sorge la città di Argansk.</p></div>
<p>Le banche dell&#8217;uranio&#8221; rispondono proprio a questa preoccupazione intervenendo alla radice. <strong>Perché un Paese pacifico dovrebbe affannarsi a costruire impianti costosi e comunque &#8220;sospetti&#8221; quando le banche dell&#8217;uranio,</strong> poste sotto il controllo dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (quindi, dell&#8217;Onu), potrebbero intervenire per rispondere a qualunque emergenza nelle forniture di uranio, da una crisi dei trasporti a un confronto politico internazionale? Sei, per esempio, l&#8217;Ucraina e temi che l&#8217;uranio arricchito che prendi dalla Russia possa smettere di arrivare perché è sorto tra i due Paesi un contrasto sui diritto di transito del gas russo sul territorio ucraino. <strong>Se hai dietro le spalle la banca dell&#8217;uranio, sai che non devi preoccuparti.</strong> E così via, di Paese in Paese. Se la rete della banche si svilupperà, inoltre, sarà molto più facile tenere d&#8217;occhio le riserve di uranio e i movimenti del mercato mondiale dell&#8217;uranio, rendendo così più difficile la vita a eventuali &#8220;Paesi canaglia&#8221; che volessero arrivare alla bomba atomica.</p>
<p>L&#8217;idea non è malvagia, anche se poi, quando si passa dalla carta alla realtà, qualche magagna spunta sempre. Lo statuto della Banca fondata ad Angarsk, per esempio, dichiara che a essa possono &#8220;associarsi&#8221; tutti i <em>non nuclear weapon State</em>, cioè gli Stati che non hanno armi nucleari. Ma il <a href="http://www.iaea.org/Publications/Documents/Infcircs/Others/infcirc140.pdf" target="_blank">Trattato di non proliferazione nucleare</a> considera tali tutti i Paesi che non hanno fatto esplodere una bomba atomica sul proprio territorio prima del 1 gennaio 1967. Secondo la lettera del Trattato, dunque, <strong>non sarebbero &#8220;Paesi con la bomba&#8221; nè l&#8217;India né il Pakistan, né Israele né la Corea del Nord</strong>. Insomma, bisognerà lavorarci ancora sù.</p>
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		<title>COREA: IL NORD SPARA MA COLPISCE LA CINA</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 19:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
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		<description><![CDATA[Sarà un caso ma i 200 colpi dell’artiglieria della Corea del Nord contro l’isola di Yeonpyeong, che appartiene alla Corea del Sud e ospita una base militare, sono stati sparati dopo che sul regime monarco-comunista (da Kim Il Sung a Kim Jon Il all’erede designato Kim Jong Un) era cadute alcune bombe diplomatiche di non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà un caso ma i 200 colpi dell’artiglieria della Corea del Nord contro l’isola di Yeonpyeong, che appartiene alla Corea del Sud e ospita una base militare, sono stati sparati dopo che sul regime monarco-comunista (<strong>da Kim Il Sung a Kim Jon Il all’erede designato Kim Jong Un</strong>) era cadute alcune bombe diplomatiche di non trascurabile potenza. A lanciarle, meno di una settimana fa, erano stati gli Usa, preoccupati per i continui progressi della Corea del Nord nell’arricchimento dell’uranio (sarebbero ormai in funzione più di mille centrifughe) e la scoperta di un nuovo e potente impianto. Il potenziale bellico è innegabile, la Corea del Nord è pericolosa per la regione, gli ispettori dell’Agenzia atomica dell’Onu (espulsi un anno fa) devono poter tornare nel Paese: dall’America un duro giudizio e una chiara richiesta.</p>
<p><span id="more-7705"></span></p>
<div id="attachment_7707" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-7707" title="KOREA NORTH" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/11/CoreadelNord.jpg" alt="Un bellicoso poster del regime della Corea del Nord." width="300" height="222" /><p class="wp-caption-text">Un bellicoso poster del regime della Corea del Nord.</p></div>
<p>E’ chiaro, dunque, che l’attacco militare di ieri è la risposta che la Corea del Nord manda agli Stati Uniti e a tutti coloro che vorrebbero rendere inoffensivo il suo potenziale arsenale atomico. <strong>Quelle centrifughe sono l’unica garanzia che il regime ha di perpetuare se stesso</strong>, tanto che per difenderle è disposto a rischiare con la Corea del Sud una guerra convenzionale che potrebbe infiammare l’area su cui affacciano Giappone, Cina e Russia e in cui hanno forti interessi gli Usa.</p>
<p>Più difficile da decifrare, invece, è lo sfondo di questi avvenimenti. Ieri è volato a Pechino <strong>Stephen Bosworth</strong>, l’uomo incaricato dalla Casa Bianca di sciogliere la matassa dell’atomica coreana. Il confronto vero si svolge infatti tra gli Usa, un tempo dominatori politici della regione, e la Cina, che si sta facendo largo come un panzer e ha fin qui usato la Corea del Nord come una testa di ponte strategica e uno Stato vassallo. E’ da tempo evidente, però, che Washington può far poco per frenare Pechino. L’America di Obama ha un sacco di problemi in casa (l’economia) e fuori (i fronti ancora aperti in Afghanistan e in Iraq), e con <strong>la Cina che controlla il 21% del debito pubblico americano, per un valore di 850 miliardi di dollari</strong>, la prudenza è d’obbligo. Di certo non si può fare la voce grossa, nemmeno a proposito della Corea del Nord.</p>
<p>Tutte cose che gli autocrati nordcoreani sanno benissimo. E’ lecito dunque pensare che, se provocazione volevano essere, le bombe della Corea del Nord fossero soprattutto mirate a risvegliare l’attenzione della Cina. <strong>Senza il soccorso di Pechino il regime di Kim Jong Il crollerebbe come un castello di carte,</strong> non riuscirebbe a produrre l’energia elettrica per le poche fabbriche né il cibo per una popolazione anche così ciclicamente martoriata da carestie di stampo staliniano. <strong>Forse Kim Jong Il sta alzando il prezzo della propria fedeltà.</strong> Forse la Cina ha cercato di dire la sua nella successione al vertice della Corea del Nord: dopo tutto, il primogenito di Kim Jong Il, il ripudiato Kim Jong Nam, vive a Pechino. O forse un regime come quello nordcoreano è diventato difficile da gestire persino per palati poco delicati come quelli dei dirigenti cinesi, abituati a fare affari con dittatori di ogni genere ma da qualche tempo impegnati ad accreditarsi come interlocutori affidabili nella gestione dei problemi globali.</p>
<p>Il tempo ci darà la risposta. Resta, per il presente e l’immediato futuro, il problema di <strong>un Paese sottosviluppato che si è procurato la bomba atomica </strong>mentre tutti guardavano altrove e che oggi la usa proprio per difendere la condizione di sottosviluppo. Un residuo di Medio Evo con l’arma nucleare, un rebus che non si riesce a risolvere.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> del 23 novembre 2010</p>
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		<title>ENERGIA, ECCO DA DOVE LA PRENDEREMO</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 22:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Passano gli anni, si ammosciano le polemiche, si susseguono i summit e i convegni e siamo sempre lì. Per dirla con Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell&#8217;International Energy Agency: &#8220;Dobbiamo usare l&#8217;energia in modo più efficiente e liberarci dal vincolo dei combustibili fossili usando tecnologie che abbiano un impatto inquinante molto inferiore&#8221;. Tanaka si è così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Passano gli anni, si ammosciano le polemiche, si susseguono i summit e i convegni e siamo sempre lì. Per dirla con <strong>Nobuo Tanaka</strong>, direttore esecutivo dell&#8217;<a href="http://www.iea.org" target="_blank">International Energy Agency</a>: &#8220;Dobbiamo usare l&#8217;energia in modo più efficiente e liberarci dal vincolo dei combustibili fossili usando tecnologie che abbiano un impatto inquinante molto inferiore&#8221;.</p>
<p><span id="more-7576"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7583" title="Gas Burner" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/11/Gas.jpg" alt="Gas Burner" width="300" height="195" /></p>
<p>Tanaka si è così espresso presentando i risultati del <em>World Energy Outlook</em><em>, </em>l&#8217;annuale giro d&#8217;orizzonte sulle prospettive a breve termine del mercato mondiale dell&#8217;energia. <strong>Da qui al 2035, prevede il rapporto, la domanda di energia nel mondo crescerà del 36% e il 93% di questa crescita sarà dovuto ai Paesi di recente industrializzazione, prima fra tutti la Cina.</strong> Proprio il colosso cinese, che nel 2009 (sempre secondo i calcoli della Iea) ha superato gli Usa nel consumo complessivo di energia, nel 2035 brucerà il 75% in più delle risorse energetiche che brucia oggi. Percorso inverso per i 47 Paesi dell&#8217;Ocse, quindi soprattutto America ed Europa, la cui domanda di energia è destinata a calare: dal 44% al 33% del consumo mondiale.</p>
<p><strong>I combustibili fossili continueranno a dominare la scena</strong>, anche se con un parziale riequilibrio a favore delle energie rinnovabili. Seguendo la lenta risalita dell&#8217;economia, il prezzo del petrolio crescerà ma non tanto quanto era cresciuto prima della grande crisi (si prevede 113 dollari a barile nel 2035). L&#8217;oro nero, in ogni caso, resterà il combustibile preferito. Ne useremo 99 milioni di barili al giorno nel 2035, cioè 15 milioni di barili al giorno in più di oggi.</p>
<p>Buone prospettive anche per le energie rinnovabili:<strong> la quota di energia prodotta con tali tecniche (eolico, solare, geotermico, biomasse ecc.) salirà dal 7% di oggi al 14%&amp; del 2035.</strong> A patto però, come avverte Tanaka, che i Governi tengano duro in una politica di forte sostegno alla diffusione di tali tecnologie. Sempre secondo il rapporto, energie rinnovabili e nucleare dovrebbero fornire entro il 2035 il 38% dell&#8217;energia. Si capisce che la Iea fa il tifo perché questo avvenga, visto che considera imperativo ridurre (o almeno bloccare il più presto possibile) le emissioni a effetto serra, che il consumo ancora altissimo di petrolio renderà inevitabili.</p>
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		<title>441: REATTORI NUCLEARI IN ATTIVITA&#8217; nel mondo. In costruzione: 58. Commissionati: 152. Proposti: 337.</title>
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		<title>14%: QUOTA DI ENERGIA prodotta col nucleare sul totale mondiale.</title>
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		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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