<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; News</title>
	<atom:link href="http://www.fulvioscaglione.com/category/news/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.fulvioscaglione.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 22:39:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>CERCARE ASILO IN EUROPA, CHE IMPRESA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/06/cercare-asilo-in-europa-che-impresa/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/06/cercare-asilo-in-europa-che-impresa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[asilo]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ue]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13870</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; interessante l&#8217;ultima pubblicazione di Eurostat, l&#8217;ufficio statistico dell&#8217;Unione Europea, sugli extraeuropei che hanno chiesto asilo politico (o una qualche forma di protezione umanitaria internazionale) nei 27 Paesi che appunto formano la Ue. Il dato riguarda il secondo trimestre del 2011, non è quindi assoluto sull&#8217;anno, ma resta di grande utilità, soprattutto se confrontato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; interessante <a href="http://http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-SF-12-011/EN/KS-SF-12-011-EN.PDF" target="_blank">l&#8217;ultima pubblicazione di Eurostat,</a> l&#8217;ufficio statistico dell&#8217;Unione Europea, sugli extraeuropei che hanno chiesto asilo politico (o una qualche forma di protezione umanitaria internazionale) nei 27 Paesi che appunto formano la Ue. Il dato riguarda il secondo trimestre del 2011, non è quindi assoluto sull&#8217;anno, ma resta di grande utilità, soprattutto se confrontato con l&#8217;analogo dato del 2010.</p>
<p><span id="more-13870"></span></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/asilo1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13875" title="asilo1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/asilo1.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p><strong>In quel periodo hanno chiesto asilo in Europa 68.890 persone, ovvero 12.800 in più (un incremento del 23%) rispetto allo stesso trimestre dell 2010. Le persone che hanno chiesto protezione venivano da ben 142 diversi Paesi:</strong> naturalmente, a causa dei conflitti nell&#8217;Africa del Nord, si è registrato un forte incremento delle richieste da parte di cittadini della Tunisia (sette volte in più rispetto al 2010, per un totale di 1.030 richieste) e della Libia (cinque volte in più, 1.135 richieste). A dispetto dei tanti allarmi isterici del recente passato, però, non sono i Paesi del Maghreb a &#8220;produrre&#8221; la grande massa dei cercatori di asilo. I primi cinque Paesi, in questo senso, sono Afghanistan (6.460 richieste di asilo), Russia (3.900) e Iraq (3.465), seguiti da Pakistan, Somalia, Nigeria, Kosovo e Iran.</p>
<p><strong>Per quanto invece riguarda l&#8217;Europa, tre Paesi hanno cumulato da soli quasi metà di tutte le richieste presentate nell&#8217;Europa a 27 Paesi: sono Francia (14.505 richieste), Germania (10.820) e Belgio (7.160).</strong>  Domande in aumento anche in <strong>Italia.</strong> Il nostro Paese, anzi, è tra quelli (con noi, Belgio e Francia) che rispetto al 2010 hanno registrato il maggiore aumento: 4.225 richieste di asilo in più in Italia, 2.255 in Belgio e 1.925 in Francia. Grecia e Danimarca sono invece i Paesi in cui più netto è stato il calo delle domande.</p>
<p><strong>Curiosa, per finire, la situazione di Malta. Nel secondo trimestre 2010 aveva ricevuto solo 25 richieste d&#8217;asilo.</strong> Nello stesso periodo del 2011 ben 1.595, cioè 56 volte in più rispetto all&#8217;anno precedente. Malta è così diventata anche il Paese con il maggior numero di richieste d&#8217;asilo per milione di abitanti: 3.820. Tutto questo per le richieste. Ma qual è l&#8217;esito? Eurostat ce lo dice: statisticamente, riceve una qualche forma di protezione internazionale solo 1 su 4 di coloro che la chiedono.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/06/cercare-asilo-in-europa-che-impresa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>OBAMA E ROMNEY, BATTAGLIA SUL FISCO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/05/obama-e-romney-battaglia-sul-fisco/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/05/obama-e-romney-battaglia-sul-fisco/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 22:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Buffett]]></category>
		<category><![CDATA[democratici]]></category>
		<category><![CDATA[Democrats]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
		<category><![CDATA[repubblicani]]></category>
		<category><![CDATA[Republicans]]></category>
		<category><![CDATA[Romney]]></category>
		<category><![CDATA[rule]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[tax payers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13839</guid>
		<description><![CDATA[La lunga corsa degli americani verso le elezioni presidenziali di novembre non è ancora entrata nel vivo, che che avverrà solo quando sarà identificato l&#8217;avversario di Barack Obama e gli elettori avranno il loro sospirato duello, l&#8217;Ok Corral che appartiene non solo alla politica ma anahce alla mitologia degli Usa. Ma non bisogna sottovalutare quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lunga corsa degli americani verso le elezioni presidenziali di novembre non è ancora entrata nel vivo, che che avverrà solo quando sarà identificato l&#8217;avversario di <strong>Barack Obama</strong> e gli elettori avranno il loro sospirato duello, l&#8217;Ok Corral che appartiene non solo alla politica ma anahce alla mitologia degli Usa. Ma non bisogna sottovalutare quanto avviene ora, perché finirà col delineare la cornice dell&#8217;ultimo e decisivo scontro.</p>
<p><span id="more-13839"></span></p>
<div id="attachment_13848" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/Obama1.jpg"><img class="size-full wp-image-13848" title="Obama1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/Obama1.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Barack Obama, presidente degli Usa dal 2008.</p></div>
<p><strong>La partita, è chiaro, si giocherà sull&#8217;economia. E dopo quattro anni di sofferenze e decisioni criticate, per Obama si sta aprendo uno spiraglio di luce. La disoccupazione è ancora alta, 8,3%</strong> (cioè 12,8 milioni di persone senza lavoro, delle quali 5,5 milioni disoccupati da oltre sei mesi; più  8,2 milioni di sotto-occupati), ma è in calo da sette mesi consecutivi. In gennaio, poi, c&#8217;è stato un piccolo boom del lavoro: 230 mila posti di lavoro in più, quasi uno shock. La Borsa è in ripresa (l&#8217;indice Dow Jones di Wall Street è tornato sui livelli pre-crisi) e si diffonde, per la prima volta da anni, un cauto ottimismo. Mario Monti, che sarà alla Casa Bianca giovedì, potrà valutarne la consistenza e l&#8217;entità.</p>
<p><strong>E&#8217; chiaro che da oggi a novembre molte cose possono ancora cambiare, in meglio o in peggio. Quindi, per Obama, sarà forse decisivo anche un altro, più imponderabile fattore: la coscienza che gli americani</strong> possono aver (o non aver) acquisito di quanto sia cambiato il mondo negli ultimi anni. E, per conseguenza, di quanto debba cambiare il loro atteggiamento. Se i cittadini Usa sono convinti di poter tornare all&#8217;epoca pre-Obama, quella delle guerre e dei debiti facili, perché tanto gli Usa sono una potenza e nessuno può dir loro di no, allora Obama è spacciato. Sarà inevitabilmente visto non come il Presidente di un&#8217;America più saggia e attenta, più prudente e intelligente, ma come il presidente di un&#8217;America minore, introversa, meno ambiziosa e orgogliosa, perdente.</p>
<p><strong>Da questo punto di vista sarà indicativo l&#8217;esito di una battaglia che Obama e i democratici si apprestano a portare al Congresso,</strong> a partire da mercoledì quando il senatore <strong>Sheldon Whitehouse</strong> del Rhode Island chiederà di votare un Act (una legge, cioè) molto concretamente intitolato <em>Paying a Fair Share </em>(Pagare il giusto). Si tratta di una proposta di riforma del sistema fiscale ed è importante per almeno due ragioni.</p>
<div id="attachment_13850" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/romney.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13850" title="romney" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/romney-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Mitt Romney, favorito tra i repubblicani come sfidante di Obama.</p></div>
<p><strong>La prima è più particolare e attiene direttamente alla corsa per la Casa Bianca.  Mitt Romney, il favorito tra i repubblicani, è un uomo molto ricco. Un miliardario. Nel 2010, con operazioni di Borsa basate soprattutto su <em>hedge founds,</em> ha guadagnato oltre 20 milioni di dollari,</strong> sui quali ha pagato tasse pari solo al 13,9%. Questo succede perché negli Usa le rendite finanziarie sono tassate solo al 15%, e Romney ha anche potuto godere di ulteriori piccole esenzioni, scendendo appunto al 13,9%. Purtroppo la tassazione sui redditi da lavoro dipendente è ben diversa, mediamente sul 30% ma con possibilità di arrivare anche al 35%. Una sperequazione che salta agli occhi ed è ovviamente indigesta a molti. Così i democratici, convinti che alla fine lo sfidante di Obama sarà lui, puntano a metterlo in difficoltà agli occhi di milioni di <em>tax payers </em>che guadagnano meno ma pagano in proporzione molto di più.</p>
<p><strong>Negli Usa tutto questo, e molto altro, passa sotto la voce <em>Buffett Rule</em>. Così ha definito Obama il paradosso enunciato da Warren Buffett, il famosissimo e ricchissimo finanziere,</strong> che in un pubblico dibattito Tv disse di vergognarsi del fatto di pagare, in proporzione, meno tasse della propria segretaria. <strong>Debbie Bosanek,</strong> la segretaria in questione, in questi mesi è diventata una celebrità e ha assistito da ospite di Michelle Obama al recente discorso sullo stato dell&#8217;Unione in cui Barack Obama, guarda caso, è tornato a riproporre la <em>Buffett Rule </em>come la stella polare della riforma del sistema fiscale.</p>
<p><strong>Così il senatore Whitehouse (bel cognome: Casa Bianca) sta per proporre al Congresso di varare una legge in base alla quale chi guadagna oltre 1 milione di dollari l&#8217;anno</strong> venga gradualmente portato verso l&#8217;aliquota del 30%, fatta salva la deducibilità delle donazioni benefiche. I Repubblicani ovviamente sono contrari e hanno tutti i numeri per bloccare la proposta al Congresso. Ma la loro controproposta è debole: prevede la possibilità che i ricchi decidano spontaneamente, ma senza alcun obbligo, di alzarsi l&#8217;aliquota per contribuire al bilancio dello Stato. Cosa a cui nessuno, o quasi, è disposto a credere.</p>
<p><strong> A Obama e ai democratici in fondo importa poco che la legge non sia approvata dal Congresso. Perché potranno comunque ripetere ai cittadini, da qui a novembre, che loro sono i difensori della classe media</strong> e che i Repubblicani sono i protettori dei super-ricchi egoisti. Al di là della retorica elettorale, però, il dibattito sulla Buffett Rule mostrerà se gli americani credono ancora all&#8217;idea tradizionale che il benessere viene accumulato dall&#8217;intraprendenza dei ricchi ma poi, inevitabilmente, finisce col distribuirsi verso il basso; oppure  hanno metabolizzato in questi anni l&#8217;idea che l&#8217;intervento dello Stato non è peccato e che, anzi, è necessario per riequilibrare gli scompensi del sistema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/05/obama-e-romney-battaglia-sul-fisco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CONTRO PUTIN I NIPOTI DI GORBACIOV</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/04/contro-putin-i-nipoti-di-gorbaciov/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/04/contro-putin-i-nipoti-di-gorbaciov/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 19:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[brogli]]></category>
		<category><![CDATA[Cremlino]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[presidente]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13824</guid>
		<description><![CDATA[Le due manifestazioni, una pro e una contro Vladimir Putin, che nelle scorse ore hanno portato decine di migliaia di russi per le strade di Mosca, sono paradossalmente figlie dello stesso periodo storico, quello appunto dominato dalla figura di Putin, primo ministro, poi presidente per otto anni, poi primo ministro per quattro e tra poco, cioè dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="FamigliaCristiana_FrontEnd_102438_ctl00_paragraphsReader_repParagraphs_ctl00_pParagrafo">Le due manifestazioni, una pro e una contro Vladimir Putin, che nelle scorse ore hanno portato decine di migliaia di russi per le strade di Mosca, sono paradossalmente <strong>figlie dello stesso periodo storico, quello appunto dominato dalla figura di Putin, </strong>primo ministro, poi presidente per otto anni, poi primo ministro per quattro e tra poco, cioè dopo il voto del 4 marzo, con ogni probabilità di nuovo presidente per sei anni.</p>
<div><span id="more-13824"></span></div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_13826" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/protesta.jpg"><img class="size-full wp-image-13826" title="protesta" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/protesta.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Putin e Gheddafi insieme in uno dei cartelli usati durante il corteo di protesta a Mosca.</p></div>
</div>
<div><strong> Il Cremlino &#8220;occupato&#8221; da Putin e dai suoi fedelissimi ha garantito ai russi più stabilità politica, meno avventurismo economico, </strong>un benessere modesto ma in crescita. Un balsamo per una Russia che, prima con Gorbaciov e poi con Eltsin, era passata per un decennio di sconvolgimenti e sorprese poco piacevoli, e certo per un drammatico impoverimento collettivo.</div>
<div></div>
<div>    <strong> Un miglioramento, però, che non è stato gratuito. I russi hanno dovuto piegare il capo sotto una crescente riduzione dei diritti civili e accettare un monito immutabile: vietato disturbare il manovratore.</strong> E vietato alzare il ciglio rispetto alle manovre dei suoi compagni, molto pronti a insediarsi non solo nel cuore dello Stato ma anche nel cuore del sistema economico e a trarne i dovuti vantaggi.</div>
<div></div>
<div>     <strong>Che cos&#8217;è dunque cambiato? Che cosa ha portato in piazza una massa inedita di &#8220;indignados&#8221;</strong> dopo le elezioni politiche del 4 ottobre e la conclamata crisi di consenso di <em>Russia Unita, </em>il partito di Putin? Due cose. La crisi economica globale è in pratica coincisa con il mandato (2008-2012) di Putin quale primo ministro. Così, mentre la pressione sui diritti civili e la presa sull&#8217;apparato dello Stato rimaneva immutata, il Cremlino non riusciva più a distribuire vantaggi ai cittadini e, anzi, chiedeva loro sacrifici.</div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_13828" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/putinthumb.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13828" title="putinthumb" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/putinthumb-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin.</p></div>
<p><strong> L&#8217;altra ragione è questa: in Russia si è ormai affacciata sulla scena pubblica una generazione che non ha vissuto in epoca sovietica</strong> ma, al contrario, ha approfittato (certo più di quella dei suoi genitori) della relativa fortuna economica dell&#8217;era Putin. Una generazione mentalmente più libera e meglio abituata. La più colpita, a ben vedere, dalla mancata realizzazione del patto sociale &#8220;più benessere per meno libertà&#8221;.</p>
</div>
<div></div>
<div>     <strong>Così, nelle piazze di Mosca, si sono incrociate due manifestazioni dello stesso disagio.</strong> Chi chiede il ritiro di Putin teme che la stagione del benessere sia finita e che occorra cambiare mano e stile, anche dando più libertà al sistema. Chi manifesta a favore di Putin teme che il rimedio sia peggiore del male.</div>
<div></div>
<div>   <strong>  Sullo sfondo, ignorato dai cittadini o da loro non ben compreso, il vero, decisivo problema della Russia, il reale fallimento dell&#8217;era Putin:</strong> il Paese dipende ancora troppo dall&#8217;esportazione di materie prime, soprattutto gas e petrolio. Cioè, dipende ancora troppo dal benessere e dai consumi degli altri Paesi. La ristrutturazione economica non è mai davvero avvenuta e il potere putiniano ha preferito asserragliarsi nella trincea petrolifera, per ragioni geo-politiche anche comprensibili, piuttosto che aprire e modernizzare il sistema. E se Putin torna al Cremlino, come tutto fa prevedere, per altri sei anni si andrà avanti così.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/04/contro-putin-i-nipoti-di-gorbaciov/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>EVVIVA I BLITZ E LA GUARDIA DI FINANZA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/03/evviva-i-blitz-e-la-guardia-di-finanza/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/03/evviva-i-blitz-e-la-guardia-di-finanza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[blitz]]></category>
		<category><![CDATA[dichiarazioni dei redditi]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[evasori]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Guardia di Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13810</guid>
		<description><![CDATA[Se la sono presa i proprietari di Suv intestati a società dai bilanci (apparentemente) disastrati, e va bene. Si sono arrabbiati quei commercianti di Cortina e di Milano che hanno subito le ispezioni della Guardia di Finanza e sono stati magari beccati in flagrante assenza di scontrino, e pure questo è logico. Quello che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la sono presa i proprietari di Suv intestati a società dai bilanci (apparentemente) disastrati, e va bene. Si sono arrabbiati quei commercianti di Cortina e di Milano che hanno subito le ispezioni della Guardia di Finanza e sono stati magari beccati in flagrante assenza di scontrino, e pure questo è logico.</p>
<p><span id="more-13810"></span><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/finanza.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13813" title="finanza" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/finanza.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Quello che non si capisce, o per meglio dire, quello il sottoscritto proprio non riesce a capire, </strong>è perché molti altri, pure non coinvolti nell&#8217;incomodo degli accertamenti ma comunque danneggiati dall&#8217;evasione fiscale di massa, abbiamo reagito con scetticismo o addirittura fastidio. Tutta scena. Questi blitz non risolvono niente. Ci vuol altro. E via dicendo.</p>
<p><strong>Per carità. Pagare non piace a nessuno, tasse o non tasse. Persino i motori di ricerca di Internet hanno dovuto studiare sistemi particolari per neutralizzare la parola &#8220;gratis&#8221;:</strong> bastava metterla tra le parole-chiave e le visite a quel contenuto scattavano verso l&#8217;alto. <strong>Sul tema tasse, però, noi italiani viviamo immersi in un comodo brodo, fatto di cattiva coscienza e di cattiva politica, di cui èrima o poi converrà sbarazzarsi.</strong></p>
<p>Capitolo cattiva coscienza: in Italia, l&#8217;evasione fiscale non è un fatto di pochi, magari già privilegiati. E&#8217; un movimento di massa. Detto un po&#8217; brutalmente: paga le tasse quasi solo chi proprio non può evaderle. Non lo dico io, lo dice la Corte dei Conti che in novembre, attraverso il suo presidente <strong>Luigi Giampaolino,</strong> ha riferito alla Commissione Bilancio del Senato quanto segue: l&#8217;evasione fiscale in Italia raggiunge un valore pari al 18% del Pil, cioè circa 350 miliardi di euro all&#8217;anno. <strong>Questo significa per lo Stato mancati introiti per 150 miliardi di euro all&#8217;anno, una somma pari al 60% dei titoli che ogni anno lo Stato italiano</strong> è costretto a farsi rifinanziare dal mercato. Da cui lo spread e le altre grane di cui siamo (tutti) vittime.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/soldi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13814" title="soldi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/soldi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Non solo. Se prendiamo l&#8217;anno fiscale 2009, quando la crisi era già partita ma non ancora conclamata, scopriamo che metà dei contribuenti aveva dichiarato non oltre 15 mila euro annui </strong>e circa due terzi dei contribuenti non più di 20 mila euro. Domanda: ma davvero volete farmi credere che due terzi degli italiani vivano con 1.660 euro lordi al mese (in caso di dodici mensilità)? Poi possiamo andare a spulciare tra le categorie e flagellarci a vicenda col gioco &#8220;tu sei peggio di me&#8221;. Ma è come andare a vedere se abbia corna più lunghe il bue o il toro. Sempre corna sono.</p>
<p><strong>E poi c&#8217;è la cattiva politica. Quella che per anni ha fatto della gran retorica all&#8217;insegna del motto: &#8220;se le tasse sono troppo alte</strong> il cittadino ha diritto a difendersi con l&#8217;evasione&#8221;. Il cittadino, se fosse appena più sveglio, avrebbe capito che con questo ragionamento la cattiva politica lo frega due volte. La prima volta imponendogli tributi troppo alti, perché poi quei politici &#8220;comprensivi&#8221; le tasse mica le hanno ridotte. La seconda volta non fornendogli (la politica al cittadino) i servizi per cui quei tributi venivano comunque, almeno da una parte della popolazione, pagati.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Se le tasse sono una dura necessità, anzi un prezzo da pagare, allora la misura del &#8220;troppo&#8221; e del &#8220;giusto&#8221; non si fa sulle aliquote ma sui servizi erogati dallo Stato appunto in cambio delle tasse.</strong> Nei Paesi del Nord Europa le tasse sono altissime ma i servizi sociali sono splendidi e ti accompagnano in modo efficace dalla nascita alla morte, passando per la scuola e il lavoro, la famiglia e i trasporti, la pubblica amministrazione e la giustizia. E&#8217; una scelta che può non piacere, e infatti a noi pare un po&#8217; invasiva, ma è una scelta precisa, un patto chiaro: ti chiedo questo e in proporzione ti dò questo. Da noi vige la confusione: ti chiedo questo, ti dò quel che mi pare ma d&#8217;altra parte tu non paghi, quindi&#8230;</p>
<p>Per cui, almeno per me: viva la Guardia di Finanza, viva Befera, viva i blitz. Nel triangolo fisco, politica, evasione di massa non ho dubbi: sto col fisco.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/03/evviva-i-blitz-e-la-guardia-di-finanza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CHISSA&#8217; CHE FINE FA LA GRECIA&#8230;</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/03/chissa-che-fine-fa-la-grecia/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/03/chissa-che-fine-fa-la-grecia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 00:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupati]]></category>
		<category><![CDATA[dracma]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Pil]]></category>
		<category><![CDATA[salari]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13788</guid>
		<description><![CDATA[E la Grecia? Del buco nero d&#8217;Europa, il Paese virtualmente fallito, non si parla più. Curioso, perché la Grecia non è affatto sulla buona strada. gli indicatori economici sono un disastro: la Borsa ha perso più di tre quarti della capitalizzazione, la disoccupazione è al 18%, il sistema bancario ha visto eclissarsi il 25% dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E la Grecia? Del buco nero d&#8217;Europa, il Paese virtualmente fallito, non si parla più. Curioso, perché la Grecia non è affatto sulla buona strada. gli indicatori economici sono un disastro: la Borsa ha perso più di tre quarti della capitalizzazione, <strong>la disoccupazione è al 18%,</strong> il sistema bancario ha visto eclissarsi il 25% dei depositi che aveva solo due anni fa, il settore delle costruzioni ha ridotto le operazioni di due terzi, nel 2011 il Prodotto interno lordo si è contratto del 6%. Il turismo è cresciuto (più 10% nel 2011), grazie ai prezzi bassi e alle rivolte che hanno reso instabile la sponda Sud del Mediterraneo. Ma per farla breve, gli analisti della Ue ritengono che, di questo passo, la Grecia potrà portare il proprio debito pubblico al 120% (!!!) del Pil solo intorno al 2020.</p>
<p><span id="more-13788"></span></p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13797" title="GRECIA1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA1.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>La Grecia sta ancora in piedi per una sola ragione: la Banca centrale europea ha garantito alla Banca centrale di Grecia prestiti per 73 miliardi</strong> di euro e ha comprato Buoni del Tesoro greci per altri 40 miliardi di euro. Una gigantesca iniezione di denaro che ha consentito al sistema di continuare a girare. Idea che pian piano si è fatta largo nella coscienza dei greci e che ha anche cambiato la percezione della crisi. ricordate le manifestazioni contro gli &#8220;eurocrati&#8221;, contro &#8220;i diktat dell&#8217;Unione Europea&#8221;, le manifestazioni, le contestazioni alle delegazioni inviate da Bruxelles? Bene, tutto dimenticato o quasi. Un recente sondaggio ha mostrato che<strong> il 70% dei greci preferisce restare nell&#8217;euro</strong> e proprio non vorrebbe tornare alla vecchia dracma. Dice nulla, a noi italiani?</p>
<p><strong>Dunque, perché la Germania continua a diffidare?</strong> Perché la Grecia continua a essere lo spauracchio che molti agitano per frenare un deciso intervento europeo (Fondo salva-Stati o altro) a favore dei Paesi in difficoltà? La ragione è molto precisa: il sistema economico greco è bacato all&#8217;interno e, almeno finora, non ha dato segni di voler affrontare <strong>quel complicato e forse doloroso, ma inevitabile, processo di riforma che dovrebbe renderlo più agile, efficiente e competitivo.</strong> La Grecia e la sua politica, insomma, non hanno ancora trovato il loro Mario Monti, né quel sussulto di coscienza collettiva che in Spagna ha portato Zapatero a prendere decisioni difficili ma fondamentali per poi lasciare il potere a Rajoy.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13799" title="GRECIA2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il segnale più evidente della difficoltà greca a evolvere è il dato della disoccupazione (18%, come si diceva), che pare quasi incredibile se collegato a un disavanzo delle partite correnti che aumenta del 10% l&#8217;anno.</strong> Il che significa che la Grecia continua a fare debiti, senza però riuscire a usarli per incrementare le attività produttive (da cui la mancata riduzione della disoccupazione). D&#8217;altra parte nel 2011 il Paese si è piazzato <strong>al 100° posto (su 183 Paesi)</strong> nella graduatoria della Banca mondiale sugli ambienti favorevoli al business, un rango certo non degno di una nazione occidentale ed europea. Un&#8217;inerzia e un&#8217;arretratezza così radicate da provocare proposte un po&#8217; provocatorie e un po&#8217; disperate: come quella di affidare l&#8217;esazione delle tasse ad aziende private straniere, sperando così di superare l&#8217;ostacolo della corruzione e dell&#8217;imperizia del sistema fiscale nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/03/chissa-che-fine-fa-la-grecia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IRAQ, LA DELUSIONE DI CHI AIUTO&#8217; GLI USA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/02/iraq-la-delusione-di-chi-aiuto-gli-usa/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/02/iraq-la-delusione-di-chi-aiuto-gli-usa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 00:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[bush]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[interpreti]]></category>
		<category><![CDATA[iracheni]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[visti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13769</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; una delle tragedie della guerra in Iraq. Forse non la più clamorosa e nemmeno quella più cruenta, ma è ugualmente una tragedia. E&#8217; quella degli iracheni che dopo il 2003 aiutarono le truppe straniere arrivate per abbattere il regime di Saddam Hussein, e in particolare quelle americane, le più odiate dai fedelissimi del Rais [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una delle tragedie della guerra in Iraq. Forse non la più clamorosa e nemmeno quella più cruenta, ma è ugualmente una tragedia. E&#8217; quella degli iracheni che dopo il 2003 aiutarono le truppe straniere arrivate per abbattere il regime di<strong> Saddam Hussein,</strong> e in particolare quelle americane, le più odiate dai fedelissimi del Rais (pochi) e dai miliziani di vario genere (moltissimi).</p>
<p><span id="more-13769"></span></p>
<div id="attachment_13774" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/USInterpreter.jpg"><img class="size-full wp-image-13774" title="USInterpreter" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/USInterpreter.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Un interprete iracheno con due donne soldato Usa.</p></div>
<p><strong>Quasi tutte queste persone avevano visto nella collaborazione con gli &#8220;invasori&#8221; forse una possibilità di cambiare il destino del proprio Paese, certo un&#8217;occasione per cambiare il destino proprio e della propria famiglia con un lavoro meglio pagato e con la prospettiva di potersi un giorno trasferire fuori dall&#8217;Iraq.</strong> Non si parla di poche persone, anche se l&#8217;esito del calcolo dipende molto dai criteri che si usano e dalla fonte a cui ci si rivolge. Perché i diversi Governi coinvolti rifiutano di fornire statistiche ufficiali, e meno che meno liste di nomi.<strong> Solo gli interpreti pare siano stati almeno 20 mila.</strong></p>
<p>L&#8217;Iraqi Refugee Assistance Project dello <a href="http://www.urbanjustice.org" target="_blank">Urban Justice Center</a>, una Ong americana, valuta che ancora nel 2010 gli iracheni impiegati dalle sole forze armate Usa erano 44 mila e che gli iracheni che avrebbero diritto a un visto per entrare negli Stati Uniti siano più di 60 mila, ovvero 30 mila impiegati più i loro familiari. Kirk Johnson, che nel 2005 lavorava a Fallujah per Usaid (<em>United States Agency for International Development) </em>e poi ha fondato una Ong chiamata <a href="http://thelistproject.org/" target="_blank">The List Project</a>, avanza cifre anche molto maggiori: 100 mila, forse 120 mila.</p>
<p><strong>Quegli impieghi ben pagati erano anche impieghi ad alto rischio. Sempre secondo calcoli non ufficiali, negli anni tra il 2003 e il 2010 sarebbero stati uccisi almeno mille interpreti iracheni. </strong>Un file della Titan, un&#8217;agenzia privata americana che forniva interpreti iracheni all&#8217;esercito Usa, è stato rivelato al sito di giornalismo investigativo <a href="http://www.propublica.org" target="_blank"> Pro Publica</a>: in esso compaiono i nomi di 300 traduttori iracheni uccisi in Iraq tra il 2003 e il 2008. Ed è l bilancio di un solo datore di lavoro. Il ruolo del &#8220;collaboratore&#8221; era rischioso allora, quando le truppe Usa ancora combattevano, ma non è meno pericoloso adesso, quando l&#8217;Iraq è ancora scosso da una crudele violenza settaria e la protezione americana è venuta meno per il ritiro del contingente.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/interprete.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13775" title="interprete" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/interprete-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Governo americano non è stato insensibile alla questione. Nel 2007 (quindi ancora con l&#8217;amministrazione Bush in carica), il Congresso autorizzò un programma di &#8220;visti speciali&#8221; per gli iracheni: 5 mila visti l&#8217;anno per un totale di 25 mila visti, diceva la legge.</strong> Purtroppo finora di visti agli iracheni ne sono stati concessi solo 3.317 (in tutto, non all&#8217;anno). Le ragioni sono diverse: alcuni di loro per esempio sono spariti (forse morti, forse emigrati in altri Paesi come Siria o Giordania, forse non più desiderosi di partire), ma i più sono tenuti alla larga dal territorio americano dalle misure di sicurezza decise dopo gli attentati alle Torri Gemelle e all&#8217;epoca dell&#8217;intervento contro Saddam Hussein. Come essere sicuri, infatti, che il leale collaboratore di una volta non sia diventato, col tempo, un islamista? O anche solo un criminale?</p>
<p>Così sia il Governo Bush sia il Governo Obama si sono tenuti ben lontani dalle quote di visti che si erano impegnati a concedere. E l&#8217;andamento peggiora in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2012: <strong>nel marzo 2011 solo 7 visti sono stati concessi, in aprile solo 9,</strong> mentre in certi mesi del 2010 erano stati anche 200. I Governi europei non si sono comportati molto meglio e tutto insieme questo produce una brutta pagina di storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/02/02/iraq-la-delusione-di-chi-aiuto-gli-usa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PERSEGUITATI IN MEDIO ORIENTE: GLI SCIITI</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/31/perseguitati-in-medio-oriente-gli-sciiti/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/31/perseguitati-in-medio-oriente-gli-sciiti/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 22:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alì]]></category>
		<category><![CDATA[ayatollah]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[Hussein]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13757</guid>
		<description><![CDATA[Quale sarà la ragione per cui da più di trent&#8217;anni un regime autoritario e inefficiente come quello degli ayatollah dell&#8217;Iran resiste a guerre, sanzioni, crisi economiche, ostilità internazionali e proteste di parte della popolazione? Le ragioni sono molte. Una, per esempio, è la disponibilità di gas e petrolio con cui pagare i conti. Un&#8217;altra, secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quale sarà la ragione per cui da più di trent&#8217;anni un regime autoritario e inefficiente come quello degli ayatollah dell&#8217;Iran resiste a guerre, sanzioni, crisi economiche, ostilità internazionali e proteste di parte della popolazione? Le ragioni sono molte. Una, per esempio, è la disponibilità di gas e petrolio con cui pagare i conti. Un&#8217;altra, secondo me tenuta in troppo scarsa considerazione, è<strong> la costante persecuzione della comunità sciita all&#8217;interno dell&#8217;islam.</strong> Persecuzione che fa dell&#8217;Iran, unico Paese a maggioranza sciita al mondo (accanto all&#8217;Iraq, dove gli sciiti sono più numerosi dei sunniti ma dover sono presenti anche i curdi), il faro di una comunità  molto compatta.</p>
<p><span id="more-13757"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_13762" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/sciiti.jpg"><img class="size-full wp-image-13762" title="sciiti" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/sciiti.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Una manifestazione di sciiti iracheni a Baghdad.</p></div>
<p><strong>Gli sciiti (da<em> shi&#8217;a al Alì,</em> la fazione di Alì) sono circa il 10% di tutti i musulmani del mondo. Ma basta scorrere le cronache per capire quanto siano presi di mira dai loro &#8220;fratelli&#8221; musulmani di altra tendenza.</strong> La grande ricorrenza sciita dell&#8217;anno è l&#8217;Ashura, decimo giorno del mese di Muharram, giorno della morte in battaglia di<strong> Hussein, nipote di Maometto</strong> e, per gli sciiti, suo erede naturale alla guida dell&#8217;islam.  L&#8217;ultima Ashura è ricorda il 5 dicembre 2011: quel giorno, una serie di attentati uccise 35 pellegrini sciiti in Iraq e 55 a Kabul (Afghanistan). Altri 20 sciiti uccisi a Baghdad (Iraq) il 10 gennaio. Il 15 gennaio 21 sciiti uccisi da una bomba durante una processione in Punjab (Pakistan) e 55 a Bassora (Iraq).</p>
<p>E ancora:<strong> la repressione in Bahrein,</strong> realizzata dalle forze armate dell&#8217;Arabia Saudita (dove domina il wahabismo, una sorta di estremismo sunnita) è stata esercitata a spese degli sciiti, che sono la maggioranza della popolazione me sono dominati daun&#8217;oligarchia autoritaria sunnita. Almeno 50 morti. <strong>Passiamo allo Yemen:</strong> pochi sanno che le cellule di Al Qaeda (Osama Bin Laden era saudita e, appunto, wahabita) hanno usato le armi anche contro la minoranza sciita, diffusa soprattutto nel Nord del Paese.</p>
<div id="attachment_13763" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/sciiti2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13763" title="sciiti2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/sciiti2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La penitenza per la morte di Hussein di un gruppo di sciiti in India.</p></div>
<p>E ancora:<strong> in Egitto, proprio nel giorno di Ashura, la polizia</strong> ha cacciato centinaia di sciiti dalla moschea intitolata a Hussein (si dice che vi sia conservata la testa recisa del nipote di Maometto) proprio durante le celebrazioni che sono il culmine di 40 giorni di digiuno e preghiera. Se la passano male anche i pochi sciiti della<strong> Striscia di Gaza,</strong> dove la milizia di Hamas, che pure intrattiene rapporti &#8220;cordiali&#8221; con l&#8217;Iran, ha spedito all&#8217;ospedale decine di sciiti che celebravano l&#8217;Ashura.</p>
<p>Ci sono poi i casi opposti che, per paradosso, rischiano di non essere meno esplosivi. <strong>In Libano gli sciiti,</strong> per decenni confinati negli strati più poveri della popolazione, sono ormai la forza determinante, anche grazie al ruolo svolto da Hezbollah nel contrastare e attaccare Israele. <strong>Ma se la minoranza alawita (una setta dello sciismo) di Assad in Siria continua nelle sue stragi,</strong> i segnali di rappresaglie e vendette a sfondo etnico-religioso, che già s&#8217;intravvedono, potrebbero far deflagrare il Paese e trasferirsi anche in Libano.</p>
<p>Sappiamo tutti quanto abbia contato e conti, nella storia recente degli ebrei, la constatazione di essere una minoranza emarginata e perseguitata. Qualcosa di simile, anche se limitato al mondo islamico, lavora da secoli anche sullo spirito degli sciiti. L&#8217;Iran, in poche parole, non è solo uno Stato canaglia. E&#8217; uno Stato canaglia che per molte persone è un ideale di sicurezza e  libertà. Buffo ma vero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/31/perseguitati-in-medio-oriente-gli-sciiti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CINA, LA MEGALOPOLI SI AVVICINA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/30/cina-la-megalopoli-si-avvicina/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/30/cina-la-megalopoli-si-avvicina/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 22:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[servizi]]></category>
		<category><![CDATA[urbanizzazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13739</guid>
		<description><![CDATA[A fine 2011 la Cina ha compiuto una svolta storica: la popolazione che vive in città è diventata più ampia di quella che vive in campagna. Da anni i demografi prevedevano questo esito, che nondimeno resta impressionante: più di metà dei cinesi (che sono 1 miliardo e 350 milioni) si è urbanizzato, in un Paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fine 2011 la Cina ha compiuto una svolta storica: la popolazione che vive in città è diventata più ampia di quella che vive in campagna. Da anni i demografi prevedevano questo esito, che nondimeno resta impressionante: più di metà dei cinesi (che sono 1 miliardo e 350 milioni) si è urbanizzato, in un Paese in cui ancora nel 1980 più dell&#8217;80% delle persone viveva in campagna.</p>
<p><span id="more-13739"></span></p>
<div id="attachment_13746" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/shanghaiok.jpg"><img class="size-full wp-image-13746" title="shanghaiok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/shanghaiok.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Pedoni a Shanghai.</p></div>
<p><strong>Tutto questo significa che ciò che avvenne in Europa in più di un secolo, in Cina si è prodotto in vent&#8217;anni.</strong> E non si può nemmeno dire che le autorità, sempre parche nel promuovere la libertà di movimento dei cittadini, fossero d&#8217;accordo. Certo, la politica di riforme economiche inaugurata da Deng Xiao Ping era inevitabilmente destinata a favorire quel processo. Ma per anni i governi cinesi hanno cercato di far quadrare il. cerchio con l&#8217;idea che gli operai &#8220;entrassero nelle fabbriche ma non nelle città&#8221;.</p>
<p><strong>Da qui la politica delle &#8220;zone economiche speciali&#8221;</strong> (vedi Guangdong, con vista su Hong Kong) e poi delle città ad esse collegate e a loro volta disposte in livelli successivi:  Shenzhen and Guangzhou  al primo; Suzhou, Tianjin, Shenyang, Chengdu, Dalian e Chongqing al secondo; Ningbo Fuzhou, Wuxi e Harbin al terzo. Questo però non ha impedito il travaso verso le città di grandi fasce di popolazione, attratte dalla prospettiva di un miglioramento economico e dal crescente bisogno di forza lavoro da parte di una macchina economica che si era intanto sviluppata soprattutto nelle città.</p>
<p><strong>A quanto pare, però, non è finita qui. Entro il 2040, prevedono i demografi e gli economisti, la percentuale di cinesi che vivranno in centro urbani salirà al 67%,</strong> pari a 970 milioni di persone. Il che significa che, nel giro di una sola generazione, i dirigenti della Cina dovranno trovare modo di alloggiare e dotare di servizi decenti tante persone quante ne vivono complessivamente nelle aree urbane degli Usa (260 milioni) e del Giappone (85 milioni), più un altro 15 milioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/30/cina-la-megalopoli-si-avvicina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PAKISTAN, TUTTI CONTRO TUTTI</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/29/pakistan-tutti-contro-tutti/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/29/pakistan-tutti-contro-tutti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 11:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benazir Bhutto]]></category>
		<category><![CDATA[colpo di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Corte suprema]]></category>
		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[generali]]></category>
		<category><![CDATA[Gilani]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Osama Bin Laden]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[Zardari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13692</guid>
		<description><![CDATA[Musharraf torna o non torna? E se lui torna, chi parte? Come l&#8217;ombra di Banquo perseguita Macbeth, così le intenzioni dell&#8217;ex presidente Pervez Musharraf, salito al potere nel 1999 con un golpe militare e costretto alle dimissioni nel 2008, fanno traballare il già precario assetto istituzionale del Pakistan. L&#8217;acuirsi della crisi è di queste ultime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Musharraf torna o non torna? E se lui torna, chi parte? Come l&#8217;ombra di Banquo perseguita Macbeth, così le intenzioni dell&#8217;ex presidente <strong>Pervez Musharraf,</strong> salito al potere nel 1999 con un golpe militare e costretto alle dimissioni nel 2008, fanno traballare il già precario assetto istituzionale del Pakistan.</p>
<p><span id="more-13692"></span></p>
<div id="attachment_13710" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/pakok1.jpg"><img class="size-full wp-image-13710" title="pakok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/pakok1.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Il premier Gilani con il generale Kayani.</p></div>
<p><strong>L&#8217;acuirsi della crisi è di queste ultime settimane, ma la sua radice è antica. E riguarda il mai risolto rapporto tra potere militare e potere politico.</strong> I generale pakistani si sono abituati a gestire il Paese e, soprattutto, a determinarne le sorti dietro le quinte, in barba alle decisioni della politica. Il regime di Musharraf è stato la loro apoteosi: ilò presidente era un ex generale lui stesso, e aveva mantenuto la carica di comandante in capo delle forze armate. il che voleva dire: le forze armate al vertice del Paese.</p>
<p><strong>Una rendita di posizione fantastica, che consentiva le più spericolate acrobazie. Così il Pakistan, che ha il 10% della popolazione privo di accesso all&#8217;acqua potabile, il 55% privo di servizi igienici normali e quasi il 50% incapace di leggere e scrivere, spende il 3% del Pil per la Difesa</strong> (più che per l&#8217;educazione o la salute) e ha la bomba atomica. Ai tempi dei talebani, il Pakistan fu l&#8217;unico Paese, insieme con l&#8217;Arabia Saudita, a riconoscerne ufficialmente il regime e a collaborare attivamente con esso. Sempre a proposito di bomba atomica: furono gli scienziati militari pakistani a collaborare con la Corea del Nord per aiutarla ad avere un analogo ordigno. E così via.</p>
<p><strong>La caduta di Musharraf ha significato la fine della pacchia, evento a cui i generali non si sono mai rassegnati. </strong>Formalmente ossequiosi, non hanno mai davvero accettato il nuovo Governo. E questi, con le sue incertezze, ha fatto molto per agevolare le loro trame. Non ha certo giovato, in questo senso, la crisi dei rapporti tra il Governo del Pakistan e gli Usa, con le ripicche (la Cia conduceva operazioni segrete in territorio pakistano, le autorità locali chiudevano basi americane, la Casa Bianca tagliava gli aiuti, e così via) inevitabili tra chi si sente padrone del mondo (e combatte l&#8217;estremismo islamico anche a vantaggio del Pakistan) e chi vuole affermare l&#8217;orgoglio nazionale.</p>
<div id="attachment_13700" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/pak2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13700" title="pak2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/pak2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Benazir Bhutto pochi giorni prima di essere uccisa.</p></div>
<p>Comunque sia, proprio sull&#8217;asse Islamabad-Washington è partita la scintilla che rischia di far saltare tutto. Nel maggio 2011, subito dopo l&#8217;uccisione di Osama Bin Laden, il presidente <strong>Asif Alì Zardari, vedovo di Benazir Bhutto,</strong> fece pervenire <strong>all&#8217;ammiraglio Mike Mullen,</strong> capo delle forze armate americane, un <a href="http://http://www.foreignpolicy.com/files/fp_uploaded_documents/111117_Ijaz%20memo%20Foreign%20Policy.PDF" target="_blank">Memorandum in cui lo pregava di intervenire</a> contro la prospettiva di un colpo di Stato militare in Pakistan. Guarda caso, il rapporto segreto fu divulgato poco dopo (lo pubblicò la rivista<a href="http://www.foreignpolicy.com" target="_blank"> Foreign Policy</a>) e mise da subito in grave imbarazzo il Governo del Pakistan. D&#8217;altra parte, il presidente Zardari chiedeva assai impropriamente a Mullen di intervenire sul suo omologo pakistano, <strong>il generale Ashfaq Pervez Kayani,</strong> per impedirgli di tentare il colpo di Stato e accusava i generali di simpatizzare per Bin Laden e per l&#8217;estremismo islamico.</p>
<p><strong>Mullen disse di aver cestinato il rapporto, considerandolo un falso. E non è un buon segno,</strong> perché il rapporto gli era stato consegnato dall&#8217;ambasciatore pakistano a Washington, mica da uno qualunque. Come dire: mi fido più dei colleghi militari che del Presidente. E da lì è partito un pasticcio pericoloso. I generali pakistani sono insorti e hanno denunciato alla Corte suprema il documento, come prova di un complotto contro le forze armate. <strong>Il premier Gilani</strong> ha attaccato il comandante dell’esercito, generale Ashfaq Pervez Kayani, e il capo dei servizi segreti, generale Ahmed Shuja Pasha e li ha accusati di aver violato la Costituzione. Poi, non contento, ha silurato Khalid Naeem Lodhi, segretario alla Difesa e fedelissimo di Kayani.</p>
<p>Come se non bastasse è esplosa, come una bomba a orologeria, <strong>la questione Musharraf.</strong> L&#8217;ex presidente, da anni in esilio tra Londra e Dhubai, ha espresso l&#8217;intenzione di tornare in patria per partecipare alle prossime elezioni. In Pakistan, però, lo attende un mandato d&#8217;arresto: è accusato di non aver protetto la leader dell&#8217;opposizione <strong>Benazir Bhutto,</strong> assassinata durante un comizio elettorale nel 2007. L&#8217;accusa dev&#8217;essere provata ma è quasi inconcepibile un processo in cui la &#8220;parte civile&#8221; sarebbe l&#8217;attuale presidente Zardari, vedovo appunto della Bhutto.</p>
<p><strong>Per di più, lo stesso Zardari è coinvolto in una storia di corruzione da cui, per ora, è protetto da un&#8217;amnistia decretata nel 2007 proprio da Musharraf. Amnistia che peraltro fu dichiarata incostituzionale e revocata nel 2009 dalla Corte Suprema,</strong> che chiese anche la riapertura di tutti i casi. Gilani non vuole farlo ed è ora accusato di &#8220;disprezzo per la Corte&#8221;. Paradossalmente, quindi, potrebbe persino darsi una situazione in cui Musharraf torna in Pakistan e l&#8217;unico a NON essere arrestato è proprio lui. Certo pare difficile che il Pakistan possa andare avanti a lungo così.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/29/pakistan-tutti-contro-tutti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A COSA SERVE IL GIORNO DELLA MEMORIA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/26/a-cosa-serve-il-giorno-della-memoria/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/26/a-cosa-serve-il-giorno-della-memoria/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 22:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Edith Stein]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno della Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[lager]]></category>
		<category><![CDATA[olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Levi]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=13564</guid>
		<description><![CDATA[Nacht und Nebel, notte e nebbia. Pronunciando queste parole e indossando un elmo magico, nell’Oro del Reno“ di Wagner, il re dei Nibelunghi si celava alla vista dei mortali. Con quelle stesse parole Adolf Hitler marchiò, il 7 dicembre 1941, il decreto per lo sterminio fisico di tutti coloro che costituivano un “pericolo per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nacht und Nebel,</em> notte e nebbia. Pronunciando queste parole e indossando un elmo<br />
magico, nell’Oro del Reno“ di Wagner, il re dei Nibelunghi si celava alla vista dei<br />
mortali. Con quelle stesse parole <strong>Adolf Hitler </strong>marchiò, il 7 dicembre 1941, il decreto<br />
per lo sterminio fisico di tutti coloro che costituivano un “pericolo per la sicurezza<br />
della Germania”.</p>
<p><span id="more-13564"></span></p>
<div id="attachment_13567" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/auschwitz.jpg"><img class="size-full wp-image-13567" title="auschwitz" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/auschwitz.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Bambini ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Da quel giorno cominciarono le NN-Aktion (le Operazioni Nacht und Nebel, appunto) e gli NN-Transport con cui risolvere per sempre la questione degli NN-Häftlinge, i prigionieri. </strong>Prendeva così l’avvio la fase più terribile della Shoah, l’eliminazione programmata e scientifica di un intero popolo, quello ebraico, accompagnata dal massacro di prigionieri di guerra, rom e sinti, disabili, omosessuali.</p>
<p><strong>Sei milioni di ebrei, quasi 20 milioni di persone in totale, dovevano appunto sparire</strong> <strong>nella notte e nella nebbia.</strong> Il Giorno della Memoria, che ricorre il 27 gennaio e che dal 2000 la nostra Repubblica riconosce ufficialmente “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei…”, è l’esatto opposto. E’ un grido internazionale per dire: vogliamo vedere, vogliamo sapere. Spazziamo via la nebbia, portiamo tutto al sole.</p>
<p><strong>Proprio al modo in cui il percorso nello Yad Vashem, il mausoleo dell’Olocausto di Gerusalemme, dopo averti precipitato nell’inferno</strong> affrontato dalle vittime e dai sopravvissuti, ti proietta fuori, all’aria e al sole, quasi sospeso su una valle piena di luce e di speranza. Perché non vi è certezza del futuro se non abbiamo il coraggio di affrontare senza finzioni, o peggio ancora negazioni, tutto l’orrore del passato.</p>
<p><strong>Il 27 gennaio è esattamente il giorno del 1945 in cui le truppe sovietiche, a quel</strong><br />
<strong> punto lanciate verso Berlino, arrivarono alla città polacca di Oświęcim, assai più</strong><br />
<strong> nota con il nome tedesco di Auschwitz,</strong> entrarono nel lager, liberarono i pochissimi<br />
superstiti e rivelarono al mondo l’orrore. Fu davvero una rivelazione? Il dubbio ci<br />
perseguita da allora. Davvero gli infiniti voli sull’Europa dell’aviazione alleata non<br />
avevano mai scoperto nulla? Davvero la resistenza non aveva mai segnalato, prima<br />
di quel giorno, le migliaia di convogli piombati, le colonne di prigionieri, le “strane”<br />
attività di quei campi?</p>
<p>Comunque sia, quel 27 gennaio 1945 tornò libero da Auschwitz anche<strong> Primo Levi,</strong><br />
che nel lager era arrivato il 22 febbraio del 1944 in un convoglio di 650 prigionieri:<br />
i russi ne trovarono vivi 20. Levi riuscì a tornare nella sua Torino solo in ottobre,<br />
ma in dicembre stava già scrivendo quel capolavoro assoluto che avrebbe intitolato<br />
Se questo è un uomo. Uno sforzo psicologicamente sovrumano che lo scrittore<br />
affrontava, per sua esplicita dichiarazione “per il bisogno irrinunciabile di raccontare<br />
agli altri, di fare gli altri partecipi”.</p>
<p><strong>Nello stesso lager, il 9 agosto del 1942, era stata uccisa in una camera a gas santa Teresa Benedetta della Croce, per il mondo Edith Stein,</strong> la filosofa nata in una famiglia ebraica ortodossa, convertitasi al cattolicesimo, diventata suora carmelitana nel 1934 e canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1998. Di uno dei suoi ultimi scritti prima dell’arresto, la santa aveva detto: “Desidero semplicemente raccontare che cosa ho sperimentato a essere ebrea”.</p>
<p><strong>A questo ci serve il Giorno:</strong> a essere partecipi della vita degli altri, a sperimentare<br />
il bene e il male che siamo capaci di produrre. E a questo ci serve la Memoria: a<br />
superare la schiavitù del momento presente e, recuperando il passato, a metterci in<br />
sintonia con il sentimento collettivo. In definitiva, con la nostra Storia.</p>
<p>Pubblicato sull&#8217;<a href="http://www.eco.bg.it" target="_blank">Eco di Bergamo</a> del 26 gennaio 2012</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2012/01/26/a-cosa-serve-il-giorno-della-memoria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

