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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Italia</title>
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		<title>EVVIVA I BLITZ E LA GUARDIA DI FINANZA</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se la sono presa i proprietari di Suv intestati a società dai bilanci (apparentemente) disastrati, e va bene. Si sono arrabbiati quei commercianti di Cortina e di Milano che hanno subito le ispezioni della Guardia di Finanza e sono stati magari beccati in flagrante assenza di scontrino, e pure questo è logico. Quello che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la sono presa i proprietari di Suv intestati a società dai bilanci (apparentemente) disastrati, e va bene. Si sono arrabbiati quei commercianti di Cortina e di Milano che hanno subito le ispezioni della Guardia di Finanza e sono stati magari beccati in flagrante assenza di scontrino, e pure questo è logico.</p>
<p><span id="more-13810"></span><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/finanza.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13813" title="finanza" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/finanza.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Quello che non si capisce, o per meglio dire, quello il sottoscritto proprio non riesce a capire, </strong>è perché molti altri, pure non coinvolti nell&#8217;incomodo degli accertamenti ma comunque danneggiati dall&#8217;evasione fiscale di massa, abbiamo reagito con scetticismo o addirittura fastidio. Tutta scena. Questi blitz non risolvono niente. Ci vuol altro. E via dicendo.</p>
<p><strong>Per carità. Pagare non piace a nessuno, tasse o non tasse. Persino i motori di ricerca di Internet hanno dovuto studiare sistemi particolari per neutralizzare la parola &#8220;gratis&#8221;:</strong> bastava metterla tra le parole-chiave e le visite a quel contenuto scattavano verso l&#8217;alto. <strong>Sul tema tasse, però, noi italiani viviamo immersi in un comodo brodo, fatto di cattiva coscienza e di cattiva politica, di cui èrima o poi converrà sbarazzarsi.</strong></p>
<p>Capitolo cattiva coscienza: in Italia, l&#8217;evasione fiscale non è un fatto di pochi, magari già privilegiati. E&#8217; un movimento di massa. Detto un po&#8217; brutalmente: paga le tasse quasi solo chi proprio non può evaderle. Non lo dico io, lo dice la Corte dei Conti che in novembre, attraverso il suo presidente <strong>Luigi Giampaolino,</strong> ha riferito alla Commissione Bilancio del Senato quanto segue: l&#8217;evasione fiscale in Italia raggiunge un valore pari al 18% del Pil, cioè circa 350 miliardi di euro all&#8217;anno. <strong>Questo significa per lo Stato mancati introiti per 150 miliardi di euro all&#8217;anno, una somma pari al 60% dei titoli che ogni anno lo Stato italiano</strong> è costretto a farsi rifinanziare dal mercato. Da cui lo spread e le altre grane di cui siamo (tutti) vittime.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/soldi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13814" title="soldi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/02/soldi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Non solo. Se prendiamo l&#8217;anno fiscale 2009, quando la crisi era già partita ma non ancora conclamata, scopriamo che metà dei contribuenti aveva dichiarato non oltre 15 mila euro annui </strong>e circa due terzi dei contribuenti non più di 20 mila euro. Domanda: ma davvero volete farmi credere che due terzi degli italiani vivano con 1.660 euro lordi al mese (in caso di dodici mensilità)? Poi possiamo andare a spulciare tra le categorie e flagellarci a vicenda col gioco &#8220;tu sei peggio di me&#8221;. Ma è come andare a vedere se abbia corna più lunghe il bue o il toro. Sempre corna sono.</p>
<p><strong>E poi c&#8217;è la cattiva politica. Quella che per anni ha fatto della gran retorica all&#8217;insegna del motto: &#8220;se le tasse sono troppo alte</strong> il cittadino ha diritto a difendersi con l&#8217;evasione&#8221;. Il cittadino, se fosse appena più sveglio, avrebbe capito che con questo ragionamento la cattiva politica lo frega due volte. La prima volta imponendogli tributi troppo alti, perché poi quei politici &#8220;comprensivi&#8221; le tasse mica le hanno ridotte. La seconda volta non fornendogli (la politica al cittadino) i servizi per cui quei tributi venivano comunque, almeno da una parte della popolazione, pagati.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Se le tasse sono una dura necessità, anzi un prezzo da pagare, allora la misura del &#8220;troppo&#8221; e del &#8220;giusto&#8221; non si fa sulle aliquote ma sui servizi erogati dallo Stato appunto in cambio delle tasse.</strong> Nei Paesi del Nord Europa le tasse sono altissime ma i servizi sociali sono splendidi e ti accompagnano in modo efficace dalla nascita alla morte, passando per la scuola e il lavoro, la famiglia e i trasporti, la pubblica amministrazione e la giustizia. E&#8217; una scelta che può non piacere, e infatti a noi pare un po&#8217; invasiva, ma è una scelta precisa, un patto chiaro: ti chiedo questo e in proporzione ti dò questo. Da noi vige la confusione: ti chiedo questo, ti dò quel che mi pare ma d&#8217;altra parte tu non paghi, quindi&#8230;</p>
<p>Per cui, almeno per me: viva la Guardia di Finanza, viva Befera, viva i blitz. Nel triangolo fisco, politica, evasione di massa non ho dubbi: sto col fisco.</p>
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		<title>PIANTATELA DI DIRE CAZZATE SUI GIOVANI</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sto per compiere 55 anni ma una delle cose che fatica sempre più a sopportare è questa nuova mania di parlar male dei giovani. Anzi, più che parlar male, di sparare cazzate a titolo gratuito. Per moda, appunto. Qualche giorno fa ho sentito con le mie orecchie un illustre sociologo di &#8220;area cattolica&#8221; commentare così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto per compiere 55 anni ma una delle cose che fatica sempre più a sopportare è questa nuova mania di parlar male dei giovani. <strong>Anzi, più che parlar male, di sparare cazzate a titolo gratuito. Per moda, appunto. </strong>Qualche giorno fa ho sentito con le mie orecchie un illustre sociologo di &#8220;area cattolica&#8221; commentare così la storia di una ragazza arrivata da Torino a Milano per studiare, <strong>laureata a pieni voti in Filosofia, dottorato preso benissimo,</strong> ambizioni di ricerca ma inchiodata al solito contratto a progetto e all&#8217;aiuto dei genitori per campare: &#8220;Bisogna che i giovani siano più realisti nelle aspettative di lavoro. Chissà quanti giovani, nel 1943, avrebbero voluto fare i filosofi o gli artisti e invece sono dovuti andare in montagna a fare la Resistenza&#8230;&#8221;.</p>
<p><span id="more-13542"></span></p>
<div id="attachment_13551" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/lostboys_KieferSutherland22.jpg"><img class="size-full wp-image-13551" title="lostboys_KieferSutherland22" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/lostboys_KieferSutherland22.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Kiefer Sutherland in &quot;Lost boys&quot;.</p></div>
<p><strong>Quel sociologo è poco più giovane di me e io ricordo distintamente che, alla mia e sua epoca, di aspiranti sociologi erano strapiene tutte le Università: però lui la carriera l&#8217;ha intrapresa ugualmente,</strong> cosa che invece oggi la ragazza di Torino farebbe bene a scordarsi. Per &#8220;realismo&#8221;. Il catalogo di questo sciocchezzaio l&#8217;aveva inaugurato il povero <strong>Padoa Schioppa,</strong> con la questione dei &#8220;bamboccioni&#8221;. Io, per esempio, potrei dire esattamente il contrario. Ho due figlie, una laureata e poi subito al lavoro, l&#8217;altra che ancora studia ma intanto lavora. Entrambe si sono trovate il lavoro (a tempo determinato, beninteso) per conto proprio, non mi hanno chiesto nulla. E di loro compagne e compagni che si adattano a un po&#8217; di tutto, ne conosco tanti.</p>
<p><strong>Poi abbiamo avuto l&#8217;elogio della precarietà, da Brunetta in sù e in giù. E l&#8217;elogio della precarietà è un tipico indice dell&#8217;italianità:</strong> tutti quelli che lo praticano si guadano bene dal far sperimentare un po&#8217; di sana precarietà ai propri pargoli, ai pargoli dei parenti e persino degli amici. La precarietà è come il libero mercato: ottimo, ma che se lo godano gli altri. Oggi, infine, è arrivato un altro genio, tale <strong>Michele Martone,</strong> vice ministro al Lavoro e alle Politiche Sociali (pensa un po&#8217;&#8230;), secondo il quale chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato.</p>
<p><strong>Magari è vero, magari no. Mia figlia, quella che da anni studia e lavora, forse avrà la laurea da ultra-ventottenne, ma mi pare molto meno sfigata di un vice-ministro al Lavoro</strong> che si occupa di chi resta troppo all&#8217;Università, alla peggio comunque mantenuto dalla famiglia, e non di quel <strong>28% di giovani (siamo ultimi in Europa, </strong>la nostra media è circa il doppio di quella dei 44 Paesi dell&#8217;Ocse) che in Italia vorrebbero lavorare ma non trovano uno straccio di posto. Un vice-ministro che, per la sua prima sparata pubblica, sceglie come bersaglio chi almeno l&#8217;Università la frequenta e non ha una parola di spiegazione gli <strong>oltre 2 milioni di <em>Neet</em> (<em>Not in Education, Employment or Training, </em>cioè che non lavorano né studiano),</strong> pari al 22,1% dei giovani italiani. Per essere chiari: l&#8217;Italia ha il numero di Neet maggiore nell&#8217;eurozona e il secondo in Europa, alle spalle della Bulgaria.</p>
<p><strong>Ma quello che meno di tutto si capisce è perché tutti questi signori, e altri che si potrebbero citare, se la prendano con gli ultimi arrivati, cioè appunto i giovani.</strong> Tutto si può dire tranne che, se siamo in questo gran pasticcio, sia colpa loro. Gli scarichiamo sulle spalle uno Stato con 1.900 miliardi di debiti e ce la prendiamo con loro? Chi ha costruito questa società? Chi ha praticato questa politica? Chi non è stato capace di costruire un carcere decente, un treno un minimo veloce che non abbia prezzi assurdi, un sistema per aprire un&#8217;attività commerciale che non sia una corsa burocratica a ostacoli? Noi o loro?</p>
<p><strong>L&#8217;altra faccia di questo scarica barile, praticato con ostinazione di chi dovrebbe avere più senso di responsabilità, sta nell&#8217;altra leggenda metropolitana del cavolo: è tutta colpa del Sessantotto,</strong> che è di nuovo come dire: è colpa dei giovani. Di quelli che lo erano allora. A parte il fatto che negli ultimi vent&#8217;anni ha comandato chi il Sessantotto lo detestava, va fatta un&#8217;altra considerazione: la mia generazione (ho 55 anni, vi ricordo) è quella che oggi occupa i posti di potere. E io, nel Sessantotto, avevo 11 anni. Non ne sentivo nemmeno parlare. Non sapevo che cos&#8217;era. Quando l&#8217;ho scoperto, era già tutto finito. Sono cresciuto con ben altri modelli e interessi. E come me milioni e milioni di italiani. Per favore, basta cazzate.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PARLA MARIO MONTI: L&#8217;ITALIA CHE VORREI</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 22:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI LUCA COLLODI E ALESSANDRO GUARASCI &#8211; Ecco il testo dell&#8217;intervista realizzata dai giornalisti della Radio Vaticana, in coordinamento con l&#8217;Osservatore Romano, al presidente del Consiglio Mario Monti. - Presidente Monti, condivide il fatto che le difficoltà dell’Occidente siano causate da una crisi etica e di valori, prima ancora che economica? Insomma, incide su questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DI LUCA COLLODI E ALESSANDRO GUARASCI &#8211; Ecco il testo dell&#8217;intervista realizzata dai giornalisti della Radio Vaticana, in coordinamento con l&#8217;Osservatore Romano, al presidente del Consiglio Mario Monti.</p>
<p><span id="more-13426"></span></p>
<div id="attachment_13430" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/MONTI.jpg"><img class="size-full wp-image-13430" title="MONTI" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/MONTI.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a><p class="wp-caption-text">Il premier Mario Monti.</p></div>
<p><strong>- Presidente Monti, condivide il fatto che le difficoltà dell’Occidente siano causate da una crisi etica e di valori, prima ancora che economica? Insomma, incide su questo anche la secolarizzazione e l’indebolimento delle “radici cristiane”dell’Europa?</strong><br />
&#8220;Nessuno è in grado oggi di stabilire quando finirà l’attuale crisi economica e finanziaria, poi diventata sempre di più crisi sociale. Ma ciascuno di noi ha il dovere di scegliere come chiudere il “tempo della povertà”, interrogandosi seriamente su quale sia la ricchezza vera. La crisi è conosciuta, a volte perfino drammatica, per le conseguenze materiali. E’ meno conosciuta, ma non meno grave, per le “povertà nascoste” che pure ha causato: emarginazione, perdita di speranza, denatalità, disgregazione delle comunità, delle famiglie, delle realtà associative. Non sempre noi vediamo drammi e deserti interiori che affliggono anche i giovani. In passato, la fine delle crisi economiche più gravi è venuta a coincidere con fatti storici drammatici, e oggi si è parlato di “guerra finanziaria”, di “attacco all’Europa”, di “conflitti all’interno stesso dell’Europa”. Oggi più che mai, la storia e la sua memoria chiedono l’impegno e il coraggio di tutti ad ogni livello. Nessuna parola cade nelvuoto. Nessuna parola può non essere ascoltata. Anche un apparente, iniziale insuccesso può aprire strade nuove di dialogo e di crescita civile, morale, sociale. La giustizia e la pace sono la risposta più efficace alla perdita di senso che la crisi economica ha, in modo latente, provocato nella quotidianità delle persone. La crisi, per essere superata in tutti i suoi gravi profili, richiede quindi di guardare in avanti con coraggio, con speranza, ma anche di riscoprire le proprie radici&#8221;.<br />
<strong>– Presidente, la classe dirigente italiana, ma naturalmente anche quella europea, è consapevole che è in atto una frattura tra il Paese reale e il Paese legale? Cioè, che quanto pensano i politici spesso non corrisponde al sentire comune della gente?</strong><br />
&#8220;Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha riconosciuto nel 150°anniversario dell’Unità d’Italia una tappa fondamentale per un compiuto esame di coscienza collettivo. Il che significa innanzitutto interrogarsi sul valore della convivenza civile e sulla credibilità delle Istituzioni. I rappresentanti delle Istituzioni sono chiamati ad assolvere al proprio compito secondo quanto sancito nella nostra Costituzione: “Con disciplina e onore”. I cittadini hanno diritto di chiedere condotte trasparenti e credibili, ma non è convogliando i malesseri sociali su facili via di fuga che si ristabilisce un ordine ragionevole e un rapporto corretto tra opinione pubblica e Istituzioni. Un “tecnico”, come sono stato chiamato, può liberamente affermare che l’antipolitica e l’antiparlamentarismo causano danni che nel tempo possono dimostrarsi insidiosi. Ogni soggetto, individuale e collettivo, privato e pubblico, è chiamato a essere “migliore”, in ogni ruolo che assuma. Essere credibili cosa significa? Io credo che significhi soprattutto anteporre il bene comune a ogni interesse di parte. Il senso dello Stato si misura sulla volontà e sulla coerenza di ciascuno di tradurre la coscienza e il sentimento per la democrazia in regola di vita, esigente per se stessi e solidale per gli altri&#8221;.<br />
<strong>- Presidente, la crisi è grave. C’è qualcuno, secondo Lei, che a livello internazionale ha interesse a far saltare la moneta unica? Insomma: serve una maggiore integrazione europea?</strong><br />
&#8221; Serve una maggiore coesione europea e serve combattere un rischio grave e cioè che l’euro, punto di arrivo, perfezionamento di un processo e pinnacolo molto audacemente innalzato sulla cattedrale dell’integrazione europea, si trasformi invece in un fattore di disintegrazione, di conflitto psicologico. Già solo “psicologico”, un conflitto è molto grave in Europa: tra Stati, tra popoli, tra popoli del Nord, popoli del Sud, come se ci fossero delle “esclusive” distribuite geograficamente tra chi è parsimonioso e serio, chi è viceversa prono all’indisciplina individuale e collettiva. Ora, pensare che la causa della crisi sia l’euro è non solo un errore economico, ma un pretesto o, peggio, un tentativo di scaricare sull’Europa problemi anche di altre realtà, che coinvolgono ulteriori responsabilità e ben altri interessi. E’ però responsabilità di noi europei aver lasciato consolidare la sensazione, a volte, che la moneta prevalesse sulla bandiera dell’Europa nella quale le stelle sono disposte in un rapporto armonioso, dando il giusto “orientamento”. Oggi, rinunciare all’euro significherebbe abbandonare all’incertezza i più deboli e i più poveri. L’euro resta uno strumento di straordinaria incidenza nella vita delle persone, ma non è il fine dell’azione comunitaria, che resta il “bene comune”. La crisi si supera alzando la “bandiera dei valori” sopra gli stessi “interessi della moneta”, e riconoscendo come la moneta, a sua volta, non è certo solo un fatto tecnico. L’euro per nascere ha avuto bisogno infatti di essere accompagnato da una serie di vincoli per una responsabile gestione dei bilanci pubblici. Ebbene, in questo senso, l’euro ha indotto tutti i Paesi che hanno voluto abbracciarlo a rispettare meglio anche valori etici fondamentali, come quello dell’equità tra le generazioni. Non è più possibile, in modo irresponsabile, gravare le generazioni future di un pesante fardello di debito pubblico prima ancora che nascano, perché ci sono dei vincoli posti proprio come regola di convivenza tra i Paesi che partecipano all’euro. Ho voluto fare questa considerazione che mostra come sarebbe veramente paradossale se una punta così avanzata nella costruzione europea dal punto di vista tecnico-politico, ma anche, in fondo, civile ed etico, si trasformasse in fattore di arretramento&#8221;.<br />
<strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_13432" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/papa.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13432" title="Newly appointed Italian Prime Minister Monti talks with Pope Benedict XVI at Fiumicino airport in Rome" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/papa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Monti con Benedetto XVI.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>- Più volte Papa Benedetto XVI e anche i vescovi italiani hannosollecitato i cattolici a partecipare al rinnovamento etico e culturale della politica nazionale. Come vede Lei questo rinnovato protagonismo dei cattolici nella vita sociale italiana, a servizio del bene comune?</strong><br />
&#8220;Il magistero del Papa e la sua personale, forte testimonianza, il contributo importante della Santa Sede e della Conferenza episcopale italiana sono elementi propulsivi e critici di fondamentale rilievo. Di fronte al bene comune non si può fuggire. Poco dopo la sua elezione, Benedetto XVI usò un’espressione ancora più chiara: “Non fuggire, per paura, davanti ai lupi”. Penso che anche di fronte alla tempesta così prolungata che stiamo vivendo, dobbiamo coltivare sapientemente &#8211; e anche pazientemente &#8211; la speranza. Alla crisi, cittadini e Istituzioni non devono rispondere fuggendo come di fronte ai lupi, ma restando saldamente uniti. Con le parole del Santo Padre possiamo dire: “Con i mezzi della nostra ragione dobbiamo trovare le strade”. Il che non significa affatto relegare la fede a una nicchia di intimistico personalismo: al contrario, significa riaffermarne l’autonomia rispetto alla politica, non renderla – sono parole di Joseph Ratzinger – un “mero corollario teorico a una determinata visione del mondo”.<br />
<strong>– Presidente, per raggiungere il pareggio di bilancio sono state aumentate le imposte. Lei ritiene che già da quest&#8217;anno possano essere gettate le basi per una sorta di quoziente familiare, per rendere più equi i sacrifici?</strong><br />
&#8220;Il pacchetto di misure per il consolidamento dei conti pubblici, presentato dal Governo al Parlamento, che l’ha prontamente approvato in dicembre, ha chiesto contributi a tutti. In quest’anno 2012 verrà dimostrato, con risultati certi, che alcuni, molti cosiddetti “soliti ignoti” diventeranno presto “soggetti noti” dal punto di vista fiscale. Un primo segno è già contenuto nel Decreto “Salva Italia”: si è prevista una clausola di favore per l’Imu a seconda del numero di figli. In tempo di crisi, e più in generale entro la cornice dell’equità, vale quanto affermava Giuseppe Toniolo: “Chi più può, più deve; chi meno può, più riceve”&#8221;.</p>
<p><strong>- Non crede che un controllo fiscale troppo duro sui comportamenti degli italiani possa diffondere paura tra chi le tasse le paga, senza toccare la piaga dell’evasione fiscale?</strong><br />
&#8220;Credo di no. E’ un’azione che non è certo ispirata a mire di vessazione o di accanimento. Non bisogna avere nessuna paura, ma la certezza che chi non rispetta la legge non resterà nell’ombra: chi oggi evade pensa di trarne vantaggio, sicuramente reca danno ai concittadini e offre ai propri figli un pane avvelenato; consegnerà loro, forse, alla fine della propria vita qualche euro di più, ma li renderà cittadini di un Paese non vivibile&#8221;.</p>
<p><strong>- Presidente Monti, ci può essere una “via italiana” alle liberalizzazioni, compatibile con le tradizioni e i valori della società nazionale?</strong><br />
&#8220;Penso proprio di sì, anzi ci può essere una via che valorizza e rende più solide e più genuine quelle tradizioni, senza addossarle ad altri nella vita sociale. Ciò che va sotto il nome di liberalizzazioni è in realtà un insieme di misure per introdurre nell’economia e nella società italiana, con una più sana concorrenza, maggiori spazi per il merito, soprattutto a beneficio dei giovani, degli esclusi. Le tradizioni qualche volta sono diventate corporazioni, sono diventate chiusure<br />
corporative e non sempre sono state vissute come un bene di cui essere orgogliosi ma da far circolare con altri beni in una società composita, che sempre più deve cambiare, si spera in armonia, perché il Paese abbia un ruolo significativo nella comunità internazionale, sia anche competitivo. Ebbene, per me liberalizzare significa offrire benefici, risparmi e benessere a un numero più elevato di cittadini, senza per questo compromettere l’esistenza di nessuno. Ognuno di noi è produttore di qualche cosa, offre il suo tempo, le sue energie, il suo lavoro nell’ambito di un’impresa, di una amministrazione, pensa alle tutele che vorrebbe sempre di più avere nel proprio ambito lavorativo, ma è  anche consumatore, è anche risparmiatore e noi dobbiamo cercare di ricomporre in unità le tutele dei singoli aspetti per avere una società più aperta, più dinamica e &#8211; non ricuso il termine – più competitiva&#8221;.</p>
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		<title>ROMA, ECCO LA &#8220;SICUREZZA&#8221; DELLA DESTRA</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 17:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;assassinio a Roma del commerciante cinese <strong>Zhou Zheng, 31 anni, e della sua figlioletta di 6 mesi,</strong> è il sigillo crudele ma in sé perfetto a un gigantesco fallimento che non è tanto (certo, non solo) di uno schieramento politico o di una maggioranza di governo, ma di una certa Italia aggressiva e inconcludente, feroce nei modi e incapace a tutto. L&#8217;Italia, insomma, che ha prevalso negli ultimi anni.</p>
<p><span id="more-13261"></span></p>
<div id="attachment_13273" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/cinesi.jpg"><img class="size-full wp-image-13273" title="cinesi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/cinesi.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La strada di Roma in cui sono stati assassinati un commerciante cinese e la sua figlioletta di 6 mesi.</p></div>
<p>Chi ha un minimo di memoria ricorderà una morte ugualmente crudele: quella della signora <strong>Giovanna Reggiani, 47 anni, scomparsa il 1 novembre 2007, a Roma appunto, dopo essere stata aggredita da un rumeno. </strong>Su quell&#8217;omicidio<strong>, </strong>il centrodestra nazionale e la destra romana costruirono una campagna elettorale per portare Gianni Alemanno sulla poltrona di sindaco farcita di retorica e menzogne. La Roma amministrata da Veltroni veniva dipinta come una città preda della malavita e della violenza di stranieri senza controllo. Citiamone uno per tutti, l&#8217;ineffabile Maurizio Gasparri che, a pochi giorni dalle elezioni romane (aprile 2008), così si esprimeva: <strong>“La Roma di Prodi, Rutelli e Veltroni è il regno del terrore e dello stupro. </strong>Bisogna rimettere ordine in Italia e nella capitale. Allontanare subito clandestini e rom&#8230; la politica voluta anche da Rutelli, vice presidente del Governo dell’indulto, ha ridotto<strong> Roma </strong>a<strong> un luogo da incubo</strong>. Battere il terrore alimentato dalla sinistra è la prima emergenza democratica. Basta con la resa al crimine”.</p>
<p><strong>Una campagna elettorale giocata sulla xenofobia e sullo scientifico sfruttamento delle paure della gente,del tutto indifferente alla realtà dei fatti. Gli stupri, per dire: a Roma erano in calo, se pure di poco, dai 166 del secondo trimestre 2006 ai 154 appunto dello stesso periodo 2007, </strong>e per l&#8217;80% commessi non in strada o da sconosciuti ma da persone della stessa cerchia della vittima. O l&#8217;indulto del 2006: tutte le statistiche hanno dimostrato che tra i detenuti che avevano approfittato dell&#8217;indulto il tasso di &#8220;recidiva&#8221; (cioè la tendenza a tornare a delinquere) era stato più basso della media.<strong><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_13275" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/regginai.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13275" title="regginai" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/regginai-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Giovanna Reggiani, uccisa a Roma da un rumeno nel 2007.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ma ovviamente nulla di tutto questo importava. Avremmo poi avuto la panzana delle ronde, </strong>il tragico &#8220;pacchetto sicurezza&#8221; del ministro Maroni (agosto 2009), una demenziale politica della Giustizia che ha moltiplicato i reati e i detenuti mentre da due decenni quasi tutte le categorie di delitto mostravano dati in calo. Nel frattempo si tagliavano i fondi alla Forze dell&#8217;Ordine e al bilancio della Giustizia.</p>
<p><strong>I risultati sono sotto gli occhi di tutti. A Roma ci sono stati 33 omicidi nel 2011, una strage mai vista prima.</strong> Nel Paese le carceri scoppiano (65.200 detenuti in 206 penitenziari che, a norma, dovrebbero accoglierne 45.600) e il suicidio si diffonde tra i detenuti (64 nel 2011, per il 60% in attesa di giudizio, con 1.137 tentati suicidi) e tra le guardie carcerarie (8 suicidi nel 2011) come una malattia. Però, bisogna ammetterlo, siamo passati al digitale terrestre e abbiamo stabilito che Ruby era proprio la nipote di Mubarak. Che soddisfazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>CARCERI, VERGOGNA DELL&#8217;ITALIA</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 19:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuno dei nostri problemi andrà via da solo. Non il debito pubblico, non la corruzione, non l&#8217;evasione fiscale. Nessuna delle emergenze che abbiamo trascurato negli anni si farà da parte solo per farci un piacere. A ricordarcelo nel modo più drammatico sono arrivati, proprio a cavallo tra 2011 e 2012, i suicidi di altri due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno dei nostri problemi andrà via da solo. Non il debito pubblico, non la corruzione, non l&#8217;evasione fiscale. Nessuna delle emergenze che abbiamo trascurato negli anni si farà da parte solo per farci un piacere. A ricordarcelo nel modo più drammatico sono arrivati, proprio a cavallo tra 2011 e 2012, i suicidi di altri due detenuti, a Trani e a Torino, e i tentati suicidi di altri due detenuti, a Vigevano e Vasto.</p>
<p><span id="more-13202"></span></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/pri.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13206" title="Man Behind Bars" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/01/pri.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a></p>
<p><strong>Nel 2010 si sono uccise in carcere 64 persone, nel 60% dei casi detenuti in attesa di giudizio. </strong>Nello stesso anno anche 5.703 atti di autolesionismo e 1.137 tentati suicidi.  Ben 1.023 suicidi negli ultimi 10 anni. Una strage, insomma, consumata nell&#8217;indifferenza delle istituzioni e nell&#8217;indifferenza dell&#8217;opinione pubblica. Cifre a cui, per quanto riguarda il 2010, va aggiunto un altro numero spaventoso: 8 le guardie carcerarie che si sono suicidate nell&#8217;anno.</p>
<p><strong>Ci sono, in Italia, 206 carceri che potrebbero accogliere, a norma, 45.650 detenuti. I carcerati sono invece 68.200, ammassati come nemmeno le bestie in una stalla. </strong>Una dramma che nasconde anche una beffa visto che nel nostro Paese ci sono almeno 40 carceri nuove o appena ristrutturate che, per misteriose ragioni, restano inutilizzate.</p>
<p>E il dramma e la beffa sono entrambi contenuti in una stortura che ha chiare radici politiche: <strong>da almeno vent&#8217;anni i reati di ogni genere e gravità sono in diminuzione, con pochissime eccezioni, mentre aumenta costantemente il numero dei detenuti.</strong> Colpa di finte preoccupazioni per la sicurezza usate a scopo di propaganda, che aumentano i delitti punibili con il carcere senza badare alle conseguenze sul sistema giudiziario e su quello carcerario.</p>
<p>E&#8217; un mistero come abbia fatto il nostro Paese, culla della cultura giuridica mondiale, a lasciarsi sprofondare in una simile vergogna. Resta purtroppo anche un mistero il modo in cui riusciremo a uscirne.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I PIRATI, L&#8217;IRAN E IL MONDO A DUE VELOCITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 19:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Due fatti, oggi, ci hanno ricordato in modo potente che, a dispetto di ogni tentativo di razionalizzazione, viviamo in un mondo schizofrenico e diviso. Due i protagonisti di questo memento: <strong>i pirati che nel Golfo di Oman</strong> hanno sequestrato un altro mercantile italiano, la &#8220;Enrico Ievoli&#8221; di Napoli, carica di soda caustica;<strong> e i militari dell&#8217;Iran,</strong> che hanno minacciato di bloccare lo stretto di Hormuz, e quindi di bloccare la navigazione nel Golfo Persico, se la comunità internazionale metterà sotto embargo le esportazioni iraniane di petrolio.</p>
<p><span id="more-13088"></span></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/pirati.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13099" title="pirati" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/pirati.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a></p>
<p><strong>Siamo, come si vede in qualunque cartina, in due bracci di mare attigui, tanto che l&#8217;Iran affaccia su entrambi. Un&#8217;area limitata, forse una trentina di chilometri d&#8217;acqua</strong>, che è però la più sorvegliata al mondo. Gli onnipresenti apparati di spionaggio degli Usa la tengono sotto controllo dalle basi in Arabia Saudita, Yemen e Bahrein, la analizzano con i satelliti, la pattugliano con navi ed aerei. Altrettanto fanno, ovviamente, gli iraniani, sia pure con mezzi più limitati. E di essa si interessano, inevitabilmente, i &#8220;servizi&#8221; di tutti gli altri Paesi della regione. Non v&#8217;è nave, militare o mercantile, che riesca a passare inosservata.</p>
<p><strong>Eppure, ancora oggi, basta un barchino con qualche armigero a bordo per assaltare con successo</strong> (gli uomini della &#8220;Savina Caylyn&#8221;, 105 mila tonnellate di stazza, sono stati liberati da pochi giorni, dopo una prigionia durata 10 mesi) anche le più colossali petroliere.<strong> E un Paese come l&#8217;Iran, che vanta un milione di uomini in armi,</strong> la Marina più potente del Medio Oriente e la terza riserva di petrolio (il 10% del totale mondiale) dopo quelle di Arabia Saudita e Venezuela, pensa di gestire una trattativa internazionale affondando qualche relitto o seminando di mine il Golfo Persico, come ai tempi della Tortuga.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_13101" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/jolly.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13101" title="jolly" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/jolly-150x138.jpg" alt="" width="150" height="138" /></a><p class="wp-caption-text">Il Jolly Roger, la bandiera degli antichi pirati.</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Abbiamo sotto gli occhi la realtà di un mondo che avanza a due velocità, spesso inconciliabili.</strong> La finanza sposta le risorse da un continente all&#8217;altro con un clic, proprio come con un clic i satelliti americani sono in grado di radiografare qualunque nave si muova in mare. Ma le merci viaggiano ancora su navi lentissime ed esposte agli incerti della pirateria e della politica.<strong> Un terzo di tutto il petrolio del mondo ancora attraversa, da Nord a Sud e viceversa, il Golfo Persico.</strong> E la soda che la &#8220;Enrico Ievoli&#8221; stava portando nel Mediterraneo, veniva dagli Emirati Arabi Uniti.</p>
<p><strong>Possiamo stupirci, quindi, se la finanza ha prevalso sull&#8217;industria e la speculazione sulla produzione, fino a dettare i cicli della prosperità e della carestia globale?</strong> L&#8217;una ha superato i limiti del mondo fisico riversandosi nel mondo virtuale, l&#8217;altra ancora si scontra con gli ostacoli della fisicità, in un pianeta tra l&#8217;altro sempre più affollato e trafficato. La frizione tra le due velocità lascia spazio ai nuovi mostri che, significativamente, sono identici a quelli di un tempo: i pirati. Di un tempo, non a caso, in cui la rivoluzione industriale della produzione muoveva i primi passi e la speculazione finanziaria era esercitata con i commerci del colonialismo rampante, esercitati sullo sfruttamento delle colonie.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LE DUE ANIME DELLA NOSTRA BELLA ITALIA</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 18:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse capita anche a voi. Guardo le prime pagine dei giornali in questi giorni, e mi stupisco di tanto stupore. Si scopre, che fare un mare di sacrifici non basta. Che gli dei misteriosi del mercato ancora non si fidano di noi perché, ohibò, un debito pubblico grande come il nostro (1.900 miliardi di euro) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse capita anche a voi. Guardo le prime pagine dei giornali in questi giorni, e mi stupisco di tanto stupore. Si scopre, che fare un mare di sacrifici non basta. Che gli dei misteriosi del mercato ancora non si fidano di noi perché, ohibò, un debito pubblico grande come il nostro (1.900 miliardi di euro) non ce l&#8217;ha nessuno. <strong>Così succede che per l&#8217;Italia il famoso spread (ossia la differenza di interesse che i nostri Buoni del tesoro decennali devono offrire per farsi acquistare rispetto ai Bund tedeschi) si ritrovi a 500</strong> e più, mentre per la Spagna è a 341 e per la Francia a 105.</p>
<p><span id="more-13039"></span></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/italia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13045" title="italia" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/italia.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ma scusate: se voi foste un investitore, vi fidereste di un tizio (l&#8217;Italia) che ha debiti enormi? Un tizio, per giunta, che non dà segni di ravvedimento e che, al contrario,<strong> negli ultimi vent&#8217;anni è stato capace di portare questo debito dal 94,7% del Pil (cioè della ricchezza nazionale) al 120%?</strong> Io non mi fiderei. Così come non mi fiderei di un chirurgo alcolizzato o di un commercialista con il vizio del gioco.</p>
<p>Il punto vero della questione, però, non sta nel sostantivo (debito) ma nell&#8217;aggettivo: pubblico. Perché gli italiani, di per sé, non sono inclini a far debito come, per dire, gli americani o gli spagnoli. Anzi: siamo un popolo di formiche, di risparmiatori. E&#8217; vero, anche questa virtù è in calo: <strong>il tasso di risparmio nazionale lordo, nel decennio 1981-1990 ancorato a una media superiore al 22%,</strong> nel decennio 1990-2000 è sceso al 20,7%. Ma significa pur sempre che la nazione, nel suo complesso, e proprio mentre il debito pubblico cresceva, metteva &#8220;da parte&#8221; un quinto della ricchezza prodotta. Non da meno le famiglie. <strong>Il tasso di risparmio familiare nel decennio 1981-1990 era in media intorno al 22% </strong>del reddito lordo disponibile, cioè uno dei più alti al mondo. Nel decennio successivo (1991-2000) è poi sceso al 14%, che in ogni caso è molto.</p>
<p><strong>Queste formiche giudiziose, però, credono solo nel privato. Il &#8220;pubblico&#8221;, per loro, non esiste. Non conta. Non li riguarda. E infatti: la Corte dei Conti stima in 60 miliardi di euro</strong> l&#8217;anno il costo della corruzione in Italia. Negli ultimi due anni, il Bel Paese delle formichine ha perso sei posti (dal 63° al 69°) nella classifica di <a href="http://www.transparency.org" target="_blank">Transparency International</a>, l&#8217;organizzazione che misura la correttezza della vita pubblica. Siamo agli ultimi posti in Europa, seguiti solo da Grecia, Romania e Bulgaria.</p>
<p><strong>E dell&#8217;evasione fiscale, che dire? In Italia è pari al 18% del Prodotto in terno lordo (Pil), peggio di noi solo la Grecia.</strong> E l&#8217;Iva, del cui aumento tutti si lamentano, viene evasa in media del 36%, peggio di noi solo la Spagna. Sono ancora dati della Corte dei Conti, roba vera. L&#8217;italiano medio, quindi, è sobrio e risparmioso con i quattrini suoi, mentre ritiene di poter tranquillamente scialaquare la ricchezza pubblica. Salvo piangere quando poi, come succede sempre e come succede adesso, gli tocca stringere la cionghia per reintegrare con la ricchezza privata quella ricchezza pubblica che ha allegramente bruciato.</p>
<p>Quindi, a proposito di bruciare, ecco il mio augurio, valido per Natale e per l&#8217;anno nuovo: che ci decidiamo a <strong>fare un bel falò con i libri di Machiavelli e Guicciardini </strong>e tutti i &#8220;pensatori&#8221; che ci hanno convinti che essere furbi è meglio che essere giudiziosi. Perché, anche se non fa fine, è vero esattamente il contrario. Buone Feste a tutti.</p>
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		<title>&#8220;LA&#8221; SEVERINO E IL POLITICALLY CORRECT</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 20:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI GIORGIO VECCHIATO &#8211; Questa è una divagazione del tutto personale, su una questione secondaria che tuttavia, negli anni scorsi, ha fatto litigare parecchia gente. Per quel che mi riguarda, il piccolo problema nasce quando leggo su un titolo di giornale che Severino non ha obiezioni su una eventuale amnistia. Così mi domando: abbia ragione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DI GIORGIO VECCHIATO &#8211; Questa è una divagazione del tutto personale, su una questione secondaria che tuttavia, negli anni scorsi, ha fatto litigare parecchia gente. Per quel che mi riguarda, il piccolo problema nasce quando leggo su un titolo di giornale che Severino non ha obiezioni su una eventuale amnistia. Così mi domando: <strong>abbia ragione o torto, che c’entra Emanuele Severino,</strong> filosofo incline alle profonde astrazioni, con un dramma quanto mai concreto come il sovraffollamento delle carceri? A meno che, dopo la vertenza di tanto tempo fa con l’Università Cattolica, questo pensatore eterodosso non si stia riavvicinandoalle posizioni della Chiesa.</p>
<p><span id="more-13028"></span></p>
<div id="attachment_13032" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/sdeve.jpg"><img class="size-full wp-image-13032" title="XIV EDIZIONE CAREER DAY LUISS GUIDO CARLI" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/sdeve.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a><p class="wp-caption-text">Paola Severino, ministra della Giustizia.</p></div>
<p><strong>Beh, andiamo oltre il titolo e vediamo un po’ di che si tratta. Sorpresa. Il Severino in questione non si chiama Emanuele, non è un filosofo e nemmeno un uomo, bensì una signora di nome che di nome fa Paola,</strong> proviene dalla grande avvocatura e adesso è ministro (o ministra?) dellaGiustizia. Colpa mia, evidentemente, se non avevo afferrato subito. Però qualcuno ha paragonato il governo Monti al salotto di <strong>Gad Lerner,</strong> cioè personaggi di spicco nel proprio ramo ma ignoti ai più. Nei giornali americani, anche quando si parla di figure famose, si mettono nome, cognome e carica. Mr. Barack Obama, presidente degli Stati Uniti: vedi caso che qualche lettore non lo sapesse.</p>
<p><strong>Noi siamo più disinvolti e intitoliamo allegramente su Silvio, Mario, Umberto, Giorgio, magari anche “erPecora”. Ma dico io: quel titolista nostrano non poteva scrivere “la” Severino, per farsi capire, come ammoniva Montanelli,</strong> anche dal lattaio dell’Ohio? Eccolo, il problemino marginale che tuttavia, negli anni accesi del femminismo, era un problemone. Nel sostenere allora la parità della donna, in tutta ragione ma con una verve in seguito annacquata, le polemiste più accanite arrivavano a chiedersi <strong>se il Creatore fosse maschio o non,</strong> piuttosto, femmina. Poi sono scese su argomenti più terreni, anche perché il detestato e stupido maschilismo aveva a sua volta innestato la retromarcia.</p>
<p><strong>E’ vero che le donne, per i tanti aspetti che conosciamo, sono tuttora sacrificate come spazi di carriera, stipendi, </strong><strong>addirittura semplici occasioni di lavoro.</strong> Ma nessuno discute più sul diritto alla parità. Se uno si azzarda, oltre alle donne gli saltano addosso anche i maschi. Ora torniamo ai giornali e a come viene trattata la faccenda. Fateci caso. Se l’articolista è un uomo, gli verrà spontaneo scrivere <strong>&#8220;la&#8221; Severino, &#8220;la&#8221; Camusso”, “la” Marcegaglia</strong> (per inciso, tutte signore di vasto e indiscusso potere). Se invece scrivono le giornaliste, il “la” chiarificatore sparisce. Solo i cognomi. A quanto pare, questo “la” è diventato politicamente scorretto. Come dire negro, handicappato, mongoloide.</p>
<p><strong>A me pare, in verità, che ci sia una bella differenza. Non capisco dove stia l’offesa, il cattivo gusto, se si precisa che la Severino in questione è una donna, illustre e prestigiosa ma da non confondere con l’omonimo filosofo. </strong>Del resto nella lingua italiana, come in tutte le altre, continuano a esistere il genere maschile e il genere femminile. E quando si è scritto che “la” Severino era la prima donna a occupare in Italia il seggio di Guardasigilli, c’era magari una sfumatura di compiaciuta e paternalistica meraviglia, come in America per il primo generale di colore.</p>
<p><strong>Ma era, direi, soprattutto una sottolineatura.</strong> Quanto doveva essere brava questa signora che si faceva spazio, e ai massimo livello, in un mondo nel quale la parità è riconosciuta e teorizzata, ma spesso più a chiacchiere che in concreto. Comunque, giù il cappello per il ministro che è, secondo me, una ministra. Così almeno la penso io. Ma si vede che non sono <em>politically correct</em>.</p>
<p><em><strong>di Giorgio Vecchiato</strong></em></p>
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		<title>CARCERE, SEGNALI DI BUON SENSO</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 18:07:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il decreto cosiddetto &#8220;svuota carceri&#8221; è una metafora perfetta del Governo Monti. Che fa i suoi sbagli e le sue marce indietro ma, in buona sostanza, fa ciò che i politici (tutti ma per primi, ovviamente, quelli della maggioranza che governava prima di Monti) avrebbero dovuto fare e non hanno fatto. Si sa come funziona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto cosiddetto &#8220;svuota carceri&#8221; è una metafora perfetta del Governo Monti. Che fa i suoi sbagli e le sue marce indietro ma, in buona sostanza, fa ciò che i politici (tutti ma per primi, ovviamente, quelli della maggioranza che governava prima di Monti) avrebbero dovuto fare e non hanno fatto.</p>
<p><span id="more-13002"></span><strong> </strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/carcere1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13009" title="carcere1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/carcere1.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a></p>
<p><strong>Si sa come funziona il decreto, basato su soli cinque articoli. Le persone condannate a un massimo di 4 anni di carcere potranno scontare gli ultimi 18 mesi della pena (e non più gli ultimi 12) </strong>agli arresti domiciliari. Il decreto, inoltre, prevede che le persone arrestate siano custodite per 48 ore nelle celle di sicurezza delle caserme e dei commissariati commissariati, e che l&#8217;udienza di convalida dell&#8217;arresto si svolga nel luogo di detenzione per limitare le spese e le complicazioni burocratiche a carico dello Stato. Se questa norma verrà applicata con regolarità,<strong> lo Stato risparmierà 380 mila euro al giorno </strong>smettendo di spostare qua e là 21 mila detenuti l&#8217;anno che entrano ed escono dal carcere nel giro di tre giorni.</p>
<p><strong>E&#8217; stato calcolato che, se il decreto verrà approvato, 3.300 detenuti lasceranno le celle. Previsione: qualcuno di loro tornerà a delinquere, così la Lega Nord</strong> (e qualche furbacchione del PdL che ora tace) potrà mettersi a strillare sulla mancanza di sicurezza. Esattamente quello che successe <strong>nel 2006, con l&#8217;indulto votato da tutti</strong> i partiti e poi dalla destra cialtrona messo in carico al solo Prodi. Che avrebbe pure potuto vantarsene, visto che se il tasso di recidiva (cioè dei detenuti liberati e tornati poi a delinquere), secondo i dati diffusi dal Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, nei primi 5 mesi dopo la concessione dell&#8217;indulto fu dell&#8217;11,9%, contro una media superiore al 30% nei precedenti provvedimenti di indulto. Tasso di recidiva che, sia detto per inciso, è fu più alto tra i cittadini italiani che tra gli immigrati.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_13011" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/SEVE.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13011" title="SEVE" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/SEVE-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Paola Severino, ministro della Giustizia.</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il decreto &#8220;svuota carceri&#8221; inoltre, prevede lo sblocco di 57 milioni di euro per l&#8217;edilizia carceraria. Un altro tasto dolente, soprattutto nel paragone tra prima e dopo. Al 31 ottobre 2010 erano ammassati nelle carceri italiane 68.795 detenuti,</strong> mentre la capienza massima è di 44.962 persone. Uno schifo, indegno di un Paese minimamente civile.</p>
<p><strong>Schifo che aumenta se si considera che in Italia ci sono 40 carceri non usate</strong>, alcune delle quali (Benevento, Reggio Calabria) nuove di zecca. Ciò che non fecero Maroni (ministro dell&#8217;Interno) e Alfano (ministro della Giustizia) devono ora farlo i ministri del Governo Monti. I quali, almeno in questo caso, mostrano un&#8217;onestà, un realismo, un buon senso e una voglia di fare che non vedevamo da tempo.</p>
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		<title>ORA ANCHE L&#8217;ITALIA HA IL SUO BREIVIK</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 21:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai e dai con la propaganda ed ecco che anche l&#8217;Italia può vantare il suo &#8220;piccolo Breivik&#8221;. Certo, i due senegalesi uccisi a Firenze da Gianluca Casseri non sono i 77 giovani massacrati a Oslo, ma i tratti comuni ai due episodi sono troppi per essere archiviati, come qualcuno già prova a fare, come l&#8217;episodio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dai e dai con la propaganda ed ecco che <strong>anche l&#8217;Italia può vantare il suo &#8220;piccolo Breivik&#8221;</strong>. Certo, i due senegalesi uccisi a Firenze da Gianluca Casseri non sono i 77 giovani massacrati a Oslo, ma i tratti comuni ai due episodi sono troppi per essere archiviati, come qualcuno già prova a fare, come l&#8217;episodio di un folle isolato.</p>
<p><span id="more-12943"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_12947" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/firenze.jpg"><img class="size-full wp-image-12947" title="firenze" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/12/firenze.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">I corpi dei due senegalesi uccisi da Gianluca Casseri.</p></div>
<p><strong>L&#8217;Italia, proprio come la Norvegia, ha attraversato anni in cui la polemica politica, dietro l&#8217;alibi del realismo e della crisi economica, dell&#8217;identità nazionale e dell&#8217;omogeneità culturale,</strong> si è abbandonata a un razzismo neppur tanto strisciante, condito di pregiudizi e falsità. Lo straniero (tranne quelli ricchi, ovviamente) e l&#8217;immigrato sono stati tramutati in categorie sospette per definizione, anche se qualunque studio serio era pronto a dimostrare che il nostro Paese dall&#8217;immigrazione trae profitto, in senso economico e demografico.</p>
<p><strong> L&#8217;immigrazione come congiura, l&#8217;immigrato come agente patogeno. L&#8217;arrivo degli stranieri come un male da combattere, a prescindere. </strong>A dispetto, per esempio, della realtà dei fatti: di un mercato del lavoro che, come ha dimostrato il XVII° Rapporto Ismu sull&#8217;immigrazione, appena presentato, &#8220;chiama&#8221; gli immigrati quando l&#8217;economia cresce e li respinge automaticamente quando l&#8217;economia ristagna:<strong> 430 mila nuovi immigrati l&#8217;anno tra il 2003 e il 2009, solo 70 mila in un 2010</strong> pure segnato dalle turbolenze e dalle guerre dell&#8217;Africa del Nord.</p>
<p><strong> Dal raid contro il campo nomadi di Torino, provocato dalle incaute dichiarazioni di una ragazzina che ha poi chiesto scusa a tutti, alla sparatoria di Firenze,</strong> per citare solo gli ultimissimi episodi, raccogliamo i frutti di una politica che su questo tema ha dato il peggio di sé. Al posto di regolare i fenomeni e placare certe comprensibili paure, <strong>ha acceso il conflitto e sulle fiamme ha speculato per piccola convenienza elettorale.</strong> Ovunque. Anche, per fare un altro esempio, nella Roma che pareva messa a sacco dai romeni e si è poi ritrovata con il record di omicidi, commessi da italianissimi assassini. Anche a Napoli, con le incursioni contro i rom sobillate forse dalla camorra.</p>
<p>Piaccia o no, negli spari di Casseri c&#8217;è molta Italia. Quella del &#8220;io non sono razzista ma&#8221;, che ai razzisti veri ha tenuto fin troppo bordone.</p>
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