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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Italia</title>
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		<title>DOPO IL VOTO 2: IL RIGORE SENZA EQUITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 21:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E dunque: la Merkel perde un altro Land (questa volta il Nordreno Westfalia) e il popolo della crescita esulta. Che lo scopo finale della vita economica sia la crescita e la marcia verso il benessere&#8230; beh, non è una gran scoperta. Qualcuno, però, dovrà prima o poi dimostrare <strong>come si possa crescere essendo pieni di debiti</strong> (Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, ecc. ecc.), o meglio: come si possa crescere senza aver prima ridotto l&#8217;indebitamento con quella politica tanto odiata che si chiama &#8220;rigore&#8221;.</p>
<p><span id="more-14915"></span></p>
<div id="attachment_14931" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/equitaliaok.jpg"><img class="size-full wp-image-14931" title="equitaliaok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/equitaliaok.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">I disordini davanti alla sede di Equitalia a Napoli.</p></div>
<p><strong>Anche di &#8220;rigore&#8221;, però, ne esistono tanti tipi diversi. Quello applicato in Italia dal Governo Monti ci ha ridato il rispetto delle istituzioni internazionali e degli altri Governi</strong> (fondamentale in un mondo di economie interconnesse) ma se ci ritroviamo con <strong>470 mila cassintegrati in più in sei mesi,</strong> tanto per fare solo un esempio, qualche problema ci dovrà pur essere.</p>
<p><strong>E il problema, anzi, il problema dei problemi, non si chiama &#8220;rigore&#8221; e nemmeno &#8220;crescita&#8221;. Si chiama &#8220;equità&#8221;.</strong> E&#8217; accettabile che l&#8217;imposizione fiscale sui redditi da lavoro sia doppia di quella sulle rendite finanziarie? Ha senso che si parli di &#8220;licenziamenti economici&#8221; a discrezione per i semplici lavoratori e si accetti il &#8220;minimo garantito&#8221; per le professioni liberali, che dovrebbero per definizione affidarsi al mercato? Che significa opporsi alla patrimoniale e poi varare quella specie di patrimoniale sulle famiglie che si chiama Imu?</p>
<p><strong>Due considerazioni. Intanto, e soprattutto per quanto riguarda l&#8217;Italia, la questione dell&#8217;equità non è spuntata negli ultimi mesi. E&#8217; un problema di lungo periodo</strong> e la cui responsabilità coinvolge anche i Governi precedenti. Prendiamo Berlusconi: la cosiddetta &#8220;&#8216;abolizione dell&#8217;Ici&#8221; (in realtà, una seconda tranche per i redditi più alti) fu un gran regalo ai benestanti. Lo scudo fiscale idem: la tassazione era ridicola (prima 2,5%, poi 5%, quando l&#8217;aliquota &#8220;normale&#8221; era già oltre il 40%), il rientro medio fu di 100 mila euro per operazione. Difficile che fossero tranvieri o insegnanti a sciacquare così i loro capitali. Monti, di suo, ci ha aggiunto la fretta di far cassa, con gli esiti che vediamo.</p>
<p><strong>Seconda considerazione: il problema dell&#8217;equità non è italiano, è generale, mondiale.</strong> Qualche esempio: nell&#8217;ultima legge finanziaria,<strong> il Governo conservatore della Gran Bretagna</strong> ha abbassato dal 50% al 45% l&#8217;aliquota più alta; ma ha respinto la proposta del Liberal-democratici di alzare da 8 a 10 mila sterline l&#8217;anno la soglia per l&#8217;esenzione totale dalle imposte sul reddito.</p>
<p><strong>Passiamo alla Francia: tre studiosi</strong> (Landais, Piketty e Saez), con un saggio comparso anche in Italia (<em>Per una rivoluzione fiscale,</em> La Scuola), <strong>hanno dimostrato che lo 0,1% più agiato dei 50 milioni di francesi adulti</strong> (cioè 50 mila persone che portano a casa più di 60 mila euro lordi al mese) affrontano al momento di pagare le tasse un&#8217;aliquota del 35%, mentre i 25 milioni più poveri degli stessi 50 milioni di francesi adulti (quelli cioè con un reddito mensile tra i mille e i 2.200 euro) si beccano un&#8217;aliquota del 45%.</p>
<div id="attachment_14934" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/buffett.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14934" title="buffett" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/buffett-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Warren Buffett con Barack Obama.</p></div>
<p>G<strong>li Stati Uniti d&#8217;America: il Congresso ha appena respinto il piano dei democratici per applicare la famosa &#8220;Buffett Rule&#8221;, dal nome del celebre finanziere Warren Buffett,</strong> tredicesimo uomo più ricco al mondo, che l&#8217;aveva proposta. Il riccone aveva detto in Tv che detestava l&#8217;idea di pagare tasse secondo un&#8217;aliquota inferiore a quella scontata dalla sua segretaria. Infatti Buffett, come operatore della finanza, paga il 15% mentre la sua segretaria, con un reddito da lavoro dipendente, si becca il 35%.</p>
<p><strong>In Italia sappiamo come va, quindi il panorama è abbastanza completo. Come si diceva, il problema dell&#8217;equità è globale.</strong> Ed è globalmente percepito. In Francia, Hollande è diventato presidente anche proponendo di tassare meglio i super-ricchi. E in Gran Bretagna il governo Cameron ha preso un&#8217;imbarcata sullo stesso tema. Da noi, dove tutto è più drammatico o farsesco, ci sono i suicidi o gli assalti a Equitalia.</p>
<p>Ora: se la crescita senza il rigore (cioè la riduzione del debito) è impossibile, il rigore senza equità è improponibile. E dunque pare proprio che senza equità non si arriverà mai alla crescita. Al prossimo pezzo il tentativo di proseguire il ragionamento.</p>
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		<title>DOPO IL VOTO 1: FAVOLE SULLA CRESCITA</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 18:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si deposita la polvere dell&#8217;ondata di elezioni. In Francia ha vinto Hollande, in Gran Bretagna i laburisti, in Grecia han vinto solo i neonazisti, in Italia han perso tutti tranne Grillo. Non sono i risultati numerici, però, a preoccupare, ma le conclusioni politiche. Su tutte, due mi paiono ridicolmente disastrose. La prima sta in tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si deposita la polvere dell&#8217;ondata di elezioni. In Francia ha vinto Hollande, in Gran Bretagna i laburisti, in Grecia han vinto solo i neonazisti, <strong>in Italia han perso tutti tranne Grillo.</strong> Non sono i risultati numerici, però, a preoccupare, ma le conclusioni politiche. Su tutte, due mi paiono ridicolmente disastrose.</p>
<p><span id="more-14849"></span></p>
<div id="attachment_14862" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/grecia2okok.jpg"><img class="size-full wp-image-14862" title="grecia2okok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/grecia2okok.jpg" alt="" width="300" height="181" /></a><p class="wp-caption-text">Proteste in Grecia con la politica del &quot;rigore&quot;.</p></div>
<p><strong>La prima sta in tutto il vano, anzi dannoso, parlare che si fa di crescita. Intanto, non si capisce bene perché sembri una cosa intelligente invocare la crescita</strong> mentre la crisi economica schiaccia il mondo ormai da quattro anni. Se ci fosse la crescita non ci sarebbe la crisi, o no? E se c&#8217;è la crisi (e quella c&#8217;è di sicuro), ovviamente, difficilmente ci può essere anche la crescita.</p>
<p><strong>Ma quel che è peggio, è che i tantissimi demagoghi parlano della &#8220;crescita&#8221; come di una strategia opposta al &#8220;rigore&#8221;, come se fosse possibile scegliere. E fesso, ovviamente, chi sceglie il &#8220;rigore&#8221;.</strong> Chi parla così andrebbe mandato in miniera. Molti piangono sulla Grecia e sulla triste sorte dei greci. Nessuno che ricordi alcuni fatti elementari: la Grecia, mentendo persino in sede Ue, aveva accumulato <strong>un deficit del 144,2% rispetto al Pil</strong> (Prodotto interno lordo). Ciò vuol dire che per 1 euro guadagnato, lo Stato greco e i greci ne spendevano 1,44. Qualunque casalinga può spiegare ai politici greci che così si finisce rapidamente in malora.</p>
<p><strong>Ancora: come uscito sui giornali, in tutta la Grecia solo 15 mila contribuenti dichiarano un imponibile superiore ai 100 mila euro l&#8217;anno.</strong>  Lo Stato greco, e non da oggi, ha in pratica rinunciato a esigere le tasse, tanto che si è persino parlato di affidarne l&#8217;esazione ad aziende private. Tedesche, naturalmente. L&#8217;evasione fiscale in Grecia vale 40 miliardi di euro l&#8217;anno, tra il 20 e il 25% dell&#8217;intero Pil greco. Quindi, a voler essere minimamente onesti, bisogna dire tre cose:</p>
<p>1. la Grecia sta esattamente dove deve stare e dove sarebbe inevitabilmente finita</p>
<p>2. oggi non esiste modo per cui la Grecia possa pensare alla &#8220;crescita&#8221;, e con quei comportamenti non esisteva nemmeno prima</p>
<p>3. la Grecia potrebbe varare una politica di &#8220;crescita&#8221; se trovasse qualcuno disposto a prestarle fondi enormi. Ovviamente nessuno lo è, visto che i greci spendevano come pazzi e truffavano lo Stato. D&#8217;altra parte voi prestereste i vostri risparmi, mettendo a rischio la stabilità e il benessere della vostra famiglia, a un noto scialacquatore e debitore? Io no. Checché se ne dica, l&#8217;Unione Europea ha trovato il coraggio di aiutare i greci con 130 miliardi di euro. E nonostante questo ora la disoccupazione in Grecia è al 22%. Chi altri volete che butti denaro in quel calderone?</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/greciaok.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-14863" title="greciaok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/greciaok-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il discorso fatto per la Grecia vale, seppure con altre tonalità, per molti altri Paesi d&#8217;Europa. Per l&#8217;Italia, che è arrivata al 120%</strong> di deficit sul Pil (entra 1 euro, ne esce 1,2). O per il Portogallo, al 93%, o l&#8217;Irlanda, al 92,5% (in pratica, entra 1 euro e ne esce 1).  Naturalmente, il debito di ogni Paese viene valutato sullo sfondo di altri fattori (dimensioni, risorse naturali, capacità imprenditoriali, garanzie che possono essere offerte; infatti gli Usa hanno un enorme debito pubblico, ma essendo la potenza industriale e tecnologica e militare che sono, lo rifinanziano regolarmente).  Ma resta il fatto che se non hai riserve, devi chiedere prestiti. Ai grandi debitori i prestiti costano cari (questo è lo spread), e questo costo concorre ovviamente ad aumentare il debito.</p>
<p><strong>Se poi pensiamo che tutti i Paesi europei hanno il fiato corto ( Spagna, debito al 68,5%;  Francia, 82,3%; Gran Bretagna, 80%),</strong> che la produzione industriale è depressa, che le economie europee sono interconnesse e che i Paesi con grandi riserve valutarie (Russia o Cina, per esempio) hanno dovuto spendere molto per affrontare la crisi, ecco che &#8220;farsi fare il mutuo&#8221; diventa sempre più difficile.</p>
<p>C&#8217;è un&#8217;unica strada: smettere di essere grandi debitori, diventando così più affidabili. E per ridurre il debito c&#8217;è una sola strada: quella che si chiama, appunto, &#8220;rigore&#8221;. Nei fatti, senza il &#8220;rigore&#8221; non vi può essere la &#8220;crescita&#8221;. Quasi tutto il resto è fumo.</p>
<p><em><strong>Prossimamente: la soluzione non è la crescita ma l&#8217;equità.</strong></em></p>
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		<title>MONTI CI DA&#8217; UN TAGLIO, ERA ORA</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Era ora: il Governo Monti ha fatto una cosa naturalmente e onestamente di destra. Mi riferisco alla nomina di Bondi a tagliatore della spesa e all’aperta <strong>critica al taglio dell’Ici</strong> tanto amato dal PdL.</p>
<p><span id="more-14799"></span></p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/costiok.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-14803" title="costiok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/05/costiok.png" alt="" width="300" height="211" /></a>L’abolizione dell’Ici, infatti, fu una delle classiche porcherie del duo Berlusconi-Tremonti. L’Italia che beve tutto crebbe alla fandonia dell’abolizione.</strong> In realtà, il precedente Governo Prodi aveva abolito la tassa per tutte le “prime case” gravate da un’imposta comunale inferiore ai 350 euro, con una misura che toccava in meglio la situazione di circa il 60% dei contribuenti, con particolare riferimento ai redditi medi e medio-bassi. Quindi Berlusconi non abolì un bel nulla ma, liberando dalla tassa tutti gli altri, fece un gran favore ai redditi medio alti e alti. In pratica, una regalìa al suo elettorato di riferimento, che poi fu ancor più gratificato dagli “scudi fiscali” al 5% del socio Tremonti.</p>
<p><strong>Ma non è tutto. L’eliminazione di quella ulteriore tranche dell’Ici privò i Comuni della principale fonte autonoma di finanziamento: è stato calcolato, infatti, che dei circa 8 miliardi di gettito Ici</strong> su base nazionale, ne restassero dopo la finta “abolizione” circa 4, generati in grandissima parte dalle seconde case e dagli immobili di altro uso. Il Governo promise allora agli enti locali una compensazione mai davvero arrivata. Nel frattempo,  si generavano altri tre fenomeni:</p>
<ol>
<li>la spesa pubblica continuava a crescere (dal 103 al 120% del Pil);</li>
<li>l’evasione fiscale si ingigantiva;</li>
<li>i tributi locali si appesantivano a dismisura, perché i Comuni erano costretti a coprire il buco lasciato dall’Ici.</li>
</ol>
<p><strong>E’ il quadro, quello della politica economica di Berlusconi, che sarebbe compatibile con un pessimo Governo di sinistra: spesa pubblica gonfiata per compiacere l’elettorato,</strong> dilapidazione delle risorse, leva fiscale caricata a dismisura. Perché oggi soffriamo per le aliquote al 45%, ma con il Cavaliere patrono della liberazione fiscale eravamo già al 43,2%, senza che il Governo mettesse la faccia sull’aggravio. Perché il trucco della “questione Ici” stava tutto lì: prendere un provvedimento demagogico come Governo e lasciare agli Enti locali l’onere di pestare i contribuenti. <a href="http://www.cgiamestre.com/2012/04/tasse-locali-pesano-su-ciascun-italiano-per-1-230-euro-ma-il-peggio-deve-ancora-arrivare" target="_blank">La Cgia di Mestre ha ben raccontato la qualità di queste botte:</a> 1.230 euro l’anno per ogni italiano, destinati a crescere nel corso del 2012. <strong>A Varese la pressione tributaria locale è pari a 1.714 euro per persona,</strong> a Lecco a 1.681, a Bergamo e a Monza 1.665. E’ il vertice della classifica, ottimo risultato per la patria di Bossi e del federalismo.</p>
<p><strong>Una destra sana e decente tutto dovrebbe fare tranne che spendere per compiacere, per mantenere, per ingrassare. Questo è ciò che fanno la sinistra peggiore e la destra populista.</strong> Si può dunque sperare che affrontando la polemica sull’Ici e nominando Bondi, il professor Mario Monti abbia fatto una di quelle cose di destra che lo resero autorevole garante della libera concorrenza quand’era commissario dell’Unione Europea.</p>
<p><strong>Perché è chiaro a tutti che tra il taglio dell’imposizione fiscale (mai realizzato da Berlusconi) e le regalie (sempre concesse da Berlusconi alle “sue” categorie) la differenza è enorme. E che non si può arrivare a una fiscalità più equa</strong> se non si ha il bilancio in ordine. Scassare il bilancio con la demagogia elettoralistica è la premessa di un disastro che in Italia è stato perseguito da molti, non solo da Berlusconi, e che alla fine ci ha presentato il conto. Per arrivare a questa conclusione non ci vuole un genio, basta una qualunque saggia madre di famiglia. Se l’Italia ha dovuto farsi adottare da Monti, la colpa è sua. E’ nostra.</p>
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		<title>SENZA LAVORO SI MUORE DI PIU&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 20:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche oggi un imprenditore si è suicidato: aveva 52 anni, si è ammazzato a Napoli buttandosi dal balcone di casa. Dicono che fosse stremato dalla corsa con le cartelle esattoriali di Equitalia. Un’altra vittima della crisi economica, delle scadenze, degli impegni da rispettare come prima ma in condizioni molto, molto più dure di prima. Prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche oggi un imprenditore si è suicidato: aveva 52 anni, si è ammazzato a Napoli buttandosi dal balcone di casa. Dicono che fosse stremato dalla corsa con le cartelle esattoriali di Equitalia. Un’altra vittima della crisi economica, delle scadenze, degli impegni da rispettare come prima ma in condizioni molto, molto più dure di prima.</p>
<p><span id="more-14761"></span></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/sui.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14764" title="sui" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/sui.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong>Prima di lui c’era stato il manager toscano che si era buttato sotto il treno, l’artigiano emiliano che si era dato fuoco, il rappresentante di commercio che si era sgozzato in bagno</strong>. Secondo <a href="http://www.federcontribuenti.it" target="_blank">Federcontribuenti</a>, sono almeno 18 gli imprenditori, gli artigiani e i dipendenti che si sono tolti la vita perché alle strette con i soldi. Almeno, perché molte morti auto inflitte non vengono denunciate come tali e restano occultate nel dolore delle famiglie.</p>
<p><strong>Da qualche tempo, però, giornali e Tv dedicano a queste vittime (veri “licenziamenti economici” dalla vita, senza reintegro deciso dal giudice) almeno un po’ di spazio, un po’ di pietà mediatica. Non serve a nulla, però c’è.</strong> D’altra parte stiamo parlando di una strage: <strong>tra artigiani, commercianti, professionisti e piccoli imprenditori, sono stati censiti 336 suicidi</strong> nel 2010, e 343 nel 2009. In particolare, 192 tra commercianti e artigiani e 144 tra imprenditori e liberi professionisti.</p>
<p>Sono i dati che ci fornisce il più recente Rapporto <a href="http://ec.europa.eu/eures/home.jsp?lang=it" target="_blank">Eures (il portale Ue della mobilità professionale),</a> intitolato <strong>Il suicidio in Italia al tempo della crisi</strong>. Che però, onestamente, ci mette di fronte a una realtà che, chissà perché, sembra quasi rimossa dalle analisi dei giornali ma anche degli esperti. La categoria più colpita dall’epidemia di morte non sta tra quelli che hanno un lavoro o un reddito e li stanno perdendo ma tra coloro che il lavoro l’hanno perso o non l’hanno mai trovato:<strong> i disoccupati.</strong></p>
<p><strong>362 suicidi tra i disoccupati nel 2010, contro i 357 casi del 2009 che, dice il Rapporto, già costituivano un enorme aumento</strong> rispetto ai 260 registrati in media nel triennio 2006-2008. L’indice dei suicidi tra i disoccupati è di 17,2 ogni 100 mila; di 10 ogni 100 mila tra gi imprenditori; di 5,5 tra i lavoratori autonomi; e di 4,5 tra i lavoratori dipendenti.</p>
<p><strong>Non si tratta, è chiaro, di fare classifiche dell’infelicità e della disperazione. Ma di riportare i piedi a terra forse sì. Perché il lavoro</strong> precario e difficile e sempre più faticoso degli imprenditori e degli artigiani di oggi è comunque meglio, o meno peggio, dell’assenza di lavoro. Cioè di una condizione fin troppo diffusa (siamo al 9,2% di disoccupati) e di cui si parla spesso con una faciloneria assurda. Una condizione dolorosissima. Ancora oggi, checché se ne dica, la più dolorosa in Italia.</p>
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		<title>BANCHE MENO TASSE, ORATORI PIU&#8217; TASSE</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 21:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa mi è capitato di scrivere, su Famigliacristiana.it, un pezzetto intitolato &#8220;Manco un tweet per i preti coraggiosi&#8221;. Prendeva lo spunto dall&#8217;ennesimo attentato con don Giacomo Panizza (in questo caso, alcuni colpi di pistola sparati contro la finestra della stanza in cui è solito pranzare), il sacerdote che a Lamezia Terme ha fondato una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa mi è capitato di scrivere, su Famigliacristiana.it, un pezzetto intitolato <a href="http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/articolo/preti-coraggio.aspx" target="_blank">&#8220;Manco un tweet per i preti coraggiosi&#8221;.</a> Prendeva lo spunto <strong>dall&#8217;ennesimo attentato con don Giacomo Panizza</strong> (in questo caso, alcuni colpi di pistola sparati contro la finestra della stanza in cui è solito pranzare), il sacerdote che a Lamezia Terme ha fondato una comunità per l&#8217;accoglienza di emarginati e immigrati in un edificio sequestrato alla &#8216;ndrangheta.</p>
<p><span id="more-14699"></span></p>
<div id="attachment_14705" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/donpuglisi.png"><img class="size-full wp-image-14705" title="donpuglisi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/donpuglisi.png" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Don Pino Puglisi, assassinato nel 1993.</p></div>
<p><strong>Come dicevo nel pezzo, nessuna campagna per lui e per gli altri sacerdoti che in Calabria si battono contro l&#8217;influenza della criminalità organizzata. Nessuna raccolta firme,</strong> nessun editorialone sui giornali &#8220;laici&#8221;, nessun arguto commento, nessuna sdegnata filippica. Silenzio (e non dico di tomba solo per scaramanzia) sui social network che, solo qualche settimana fa, erano così solleciti a rilanciare lo sdegno contro la Chiesa che evade l&#8217;Iva, contro il facile trucco di &#8220;costruire una chiesetta in un albergo e scampare le tasse&#8221;, insomma quella bella campagna fatta di poche verità, molte sciocchezze e un&#8217;impostura generale degna, lei sì, dell&#8217;Inquisizione.</p>
<p>Potrei dire le stesse cose oggi, dopo che la memoria di <strong>don Peppino Diana,</strong> il parroco di Casal di Principe (Caserta) assassinato dalla camorra nel 1994, è stata profanata dalle stesse organizzazioni criminali e dopo che il suo successore, <strong>don Franco Picone, </strong>ha subito furti e intrusioni che sanno proprio di intimidazione. E potrei citare molti altri sacerdoti che sfidano la mafia in Sicilia, come da una bella inchiesta di Pietro Scaglione pubblicata da <em>Famiglia Cristiana</em> e rilanciata da <a href="http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/articolo/nel-nome-di-don-puglisi.aspx" target="_blank">Famigliacristiana.it</a>, nel ricordo di don Pino Puglisi, assassinato nel 1993. Avete sentito nominare <strong>padre Antonio Garau,</strong> fondatore a Palermo dell&#8217;associazione <em>Jus Vitae</em>, la cui sede è stata devastata proprio durante la settimana santa? Avete visto qualcosa, in proposito su Facebook? Mai ricevuto un twitter?</p>
<p><strong>Eppure anche questi preti sono Chiesa, o no? Anche loro hanno dei vescovi che, a quanto pare, non li lasciano soli. E i vescovi rispondono a quella Cei</strong> (Conferenza episcopale italiana) che in certe inchieste era additata coma la madre di tutte le evasioni fiscali in Italia. Non sarebbe giusto dare almeno lo stesso rilievo alla funzione di supplenza dello Stato (e del senso morale e civile) che questi sacerdoti compiono per il bene di tutti nelle regioni più difficili e pericolose?</p>
<div id="attachment_14707" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/copertina.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14707" title="copertina" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/copertina-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Don Giacomo Panizza sulla copertina di Famiglia Cristiana.</p></div>
<p><strong>E per favore, rispetto a certe campagne evitiamo la miseria di coprirci con l&#8217;alibi del senso civico. Di recente, la Commissione Finanze del Senato ha respinto un emendamento dell&#8217;Idv che chiedeva di far pagare l&#8217;Ici anche alla Fondazioni bancarie</strong> che, in Italia, hanno un patrimonio del valore di 50 miliardi. Paginate e paginate su <em>Repubblica?</em> Guarda caso, no. Perché? non stiamo forse parlando delle temute/odiate banche? Ma c&#8217;è di più. Sapete che cos&#8217;hanno risposto le Fondazioni bancarie? Che loro l&#8217;Ici la pagano già, e sono escluse dalla tassazione solo le loro iniziative che hanno intenti benefici e non profit.</p>
<p><strong>Pensa un po&#8217;. E&#8217; la stessa norma che si applica alle attività della Chiesa ma che, nel caso degli enti ecclesiali, era stata considerata foriera di ignobili privilegi, una truffa, un furto legalizzato. Quando si è parlato di banche, invece, nemmeno un respiro.</strong> Tutto normale, tutto a posto, alla facci del senso civico. Beh, certo, un asilo o una scuola o anche un ostello per pellegrini non può certo essere paragonato, come utilità sociale, a una serie di uffici che organizzano convegni o pubblicano libri. Che diamine!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>FAMIGLIE &#8211; 6%, PARTITI + 456%. W L&#8217;ITALIA!</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 20:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI ANTONIO SANFRANCESCO &#8211; Le tabelle pubblicate alla fine del 2009 dal Collegio di controllo sulle spese elettorali della Corte dei Conti fanno venire i brividi. Vediamo qualche esempio. Per le politiche dell&#8217;aprile 2008 i partiti hanno spesso circa 110 milioni di euro ma ne hanno incassati dallo Stato 503. La differenza ammonta alla cifra astronomica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="FamigliaCristiana_FrontEnd_102438__2db891b5f7ca_paragraphsReader_repParagraphs_ctl00_pParagrafo">DI ANTONIO SANFRANCESCO &#8211; Le tabelle pubblicate alla fine del 2009 dal Collegio di controllo sulle spese elettorali della Corte dei Conti fanno venire i brividi. Vediamo qualche esempio. Per le politiche dell&#8217;aprile 2008 i partiti hanno spesso circa 110 milioni di euro ma ne hanno incassati dallo Stato 503. <strong>La differenza ammonta alla cifra astronomica di 392.966.623,71 euro.</strong> In percentuale, il 456% in più. Insomma, un affare.</p>
<div><span id="more-14670"></span></div>
<div><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/rimborsi.png"><img class="alignleft size-full wp-image-14674" title="rimborsi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/rimborsi.png" alt="" width="300" height="211" /></a>Tanto che la magistratura contabile a pagina 179 della relazione scrive chiaramente: «Quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso </strong>delle spese elettorali è, in realtà, un vero finanziamento». Tutto questo mentre nei quattro anni dalla crisi, ossia a partire dal 2008, la Banca d&#8217;Italia ha stimato una diminuzione del reddito delle famiglie del 6% e di quello degli individui del 7,5%.</div>
<div></div>
<div><strong>Scorrendo i dati della Corte dei Conti, dal 1994 a oggi è un crescendo rossiniano. Per le politiche del marzo 1994 i partiti spendono 36 milioni 264 mila euro e ne ricevono quasi 47.</strong> Alle europee del giugno successivo, la spesa è di 15 milioni e mezzo ma i rimborsi arrivano a 23 milioni e mezzo di euro. Alle regionali del 23 aprile 1995, i partiti spendono “soltanto” 7 milioni di euro ma ne ricevono la bellezza di 29 milioni 772 mila. Alle politiche del 13 maggio 2001 si tocca il record: a fronte di 49 milioni 659 mila euro spesi, nelle casse della politica arrivano 476 milioni 445 mila euro. Vale a dire: 426 milioni 785 mila euro in più. Cioè, il 959%.</div>
<div></div>
<div><strong>La conclusione della Corte è chiara: «Dei 2.253.612.233 euro di rimborsi elettorali», scrivono i giudici, «i partiti hanno in realtà speso, per le campagne elettorali dal 1994 al 2008, circa un quarto.</strong> Ma la differenza si è accentuata con l’aumentare degli importi del rimborso. Le ultime elezioni, quelle 2008, sono costate ai partiti 110 milioni di euro di campagne elettorali, ma allo Stato sono costate cinque volte di più in rimborsi».</div>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_14676" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/giampaolino2.png"><img class="size-thumbnail wp-image-14676" title="giampaolino2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/giampaolino2-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti.</p></div>
<p><strong>Da notare, inoltre, che a fronte di uno Stato generosissimo, i partiti di tornata in tornata aumentano le spese sostenute.</strong> Come mai, ad esempio, per le regionali del 23 aprile 1995 la politica spende 7 milioni di euro che diventano 28 milioni 673 mila per quelle del 2000 e quasi 62 milioni per quelle del 2005? <strong>In queste cifre, va precisato, non sono calcolati gli altri benefit.</strong> Ossia, i fondi destinati ai giornali di partito: 851 milioni di euro dal 1990 al 2009 e quelli ai gruppi parlamentari di Camera e Senato: 1 miliardo e mezzo di euro dal 1994 al 2010.</p>
</div>
<div></div>
<div><strong>Ricapitolando: in totale, dal 1974 (anno in cui fu promulgata la legge che istituiva il finanziamento pubblico) ad oggi, nelle casse dei partiti sono arrivati 5,9 miliardi di euro.</strong> E se tutti questi soldi vengono spesi male o per fini privati, come dimostrano gli ultimi due scandali, quello della Lega e della Margherita? La magistratura non può fare nulla perché i partiti politici sono associazioni private e quello che fanno al loro interno è affare soltanto loro. Anche se i soldi sono pubblici.</div>
<div></div>
<div><strong><em>di Antonio Sanfrancesco</em></strong></div>
<div></div>
<div></div>
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		<title>SE CI RUBANO ANCHE L&#8217;ANIMA</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 20:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI GIORGIO VECCHIATO &#8211; Come Tangentopoli, si usa dire. Anzi più avvilente perché allora si imponevano tangenti per i partiti, salvo trattenersi qualche mancia privata, mentre adesso si ruba in proprio. Discorsi correnti, avvalorati dalla cronaca quotidiana: mazzette milionarie, alleanze fra politici e imprenditori, il Nord corrotto come il Sud, squilibri della Giustizia che per analoghi reati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="FamigliaCristiana_FrontEnd_102438__2531d8495ccc_paragraphsReader_repParagraphs_ctl00_pParagrafo">DI GIORGIO VECCHIATO &#8211; Come Tangentopoli, si usa dire. Anzi più avvilente perché allora si imponevano tangenti per i partiti, salvo trattenersi qualche mancia privata, mentre adesso si ruba in proprio. Discorsi correnti, avvalorati dalla cronaca quotidiana: mazzette milionarie, alleanze fra politici e imprenditori, <strong>il Nord corrotto come il Sud,</strong> squilibri della Giustizia che per analoghi reati di qua punisce e di là tollera, l’Italia raffigurata nel mondo come un covo di affaristi. Triste panorama, come vent’anni fa.</p>
<p><span id="more-14655"></span></p>
<div>
<div id="attachment_14656" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/belsitook.png"><img class="size-full wp-image-14656" title="belsitook" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/belsitook.png" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Renzo bossi, detto il Trota, con Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord.</p></div>
<p><strong>E tuttavia. Se tanto degrado giustifica l’abbinamento con Tangentopoli, in verità una differenza esiste. Non certo una attenuante.</strong> E’ una ulteriore aggravante, e non solo per la mole o la destinazione dei soldi sporchi. Detta in breve, è la mancanza di vergogna.</p>
</div>
<div></div>
<div><strong>All’epoca dei primi scandali gli imputati venivano messi al bando dalla società prima ancora che dalla legge. Si nascondevano, alcuni si toglievano la vita. Giornali e Tv facevano bivaccare i loro cronisti davanti ai tribunali.</strong> I processi televisivi avevano più ascolti della <em>fiction.</em> La gente era furiosa, i magistrati eroi nazionali. Neanche da tentare un confronto con l’attuale rassegnazione, quasi ai limiti dell’indifferenza.</div>
<div></div>
<div><strong>E’ vero che oggi il cittadino ha altro cui pensare. Tasse, disoccupazione, erosione dei salari, <em>spread, </em>allarme per il lavoro e per il futuro delle famiglie, gioventù senza prospettive:</strong> basta e avanza per non dormire la notte. Eppure, guardando alla società come a un corpo umano, è come se ci si preoccupasse per i mali fisici ignorando quelli spirituali. Come se avessimo testa, torace, braccia e gambe ma non un’anima.</div>
<div></div>
<div><strong>E’ quest’anima che stiamo perdendo. Le notizie sulle ruberie vengono pubblicate senza più commenti, come i furti ai supermercati.</strong> Gl imputati spendono una minima parte del maltolto per pagarsi legali di grido, contando poi su prescrizioni e condoni. Noi stessi, da casa, ci interessiamo assai più ai nuovi balzelli che ai mandati di cattura. Più a certi contorni che alla sostanza. <strong>Perfino l’ultimo scandalo, quello della Lega, ha fatto più sghignazzare che indignare. </strong>Il cerchio magico, la badante, il Trota, le vendette private, gran varietà del nostro tempo, gossip e interviste alle nuove star.</div>
<div></div>
<div><strong>Insomma era meglio vent’anni fa, quando corruttori e corrotti almeno si vergognavano. E quando i cittadini si indignavano.</strong> Senza quell’assuefazione che ormai fa sembrare tutto normale, ricchi che rubano e poveri che, pensando ad altro, sempre più faticosamente tirano la carretta.</div>
<div></div>
<div><strong><em>di Giorgio Vecchiato</em></strong></div>
<div></div>
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		<title>MARONI-BOSSI, IL BACIO DELLA MORTE</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 16:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Curioso, no? Per una volta nessuno, nel centrodestra italiano, ha parlato di &#8220;giustizia a orologeria&#8221;. Intendiamoci: siamo pur sempre in Italia, il Paese in cui una persona indagata <strong>(Silvio Berlusconi)</strong> può bonificare centinaia di migliaia di euro a persone (<strong>le gemelle Eleonora e Concetta De Vivo e di Nicole Minetti</strong>) che sono tutte e tre testimoni nel procedimento a carico di Berlusconi stesso per concussione e prostituzione minorile nei confronti di Karima El Mahroug detta Ruby, e poi dire che si trattava di un&#8217;opera di bene.</p>
<p><span id="more-14613"></span><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/bossi_maroniflashsito.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14622" title="Italy's Northern League member Maroni kisses former leader Bossi during the Northern League party rally in Bergamo" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/bossi_maroniflashsito.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Colpisce però ugualmente il fatto che nel caso di Francesco Belsito, l&#8217;ex tesoriere, e più in generale dello scandalo che circonda la famiglia Bossi, lo stato maggiore della Lega Nord e il cosiddetto &#8220;cerchio magico&#8221;,</strong> non sia partita la solita teoria del complotto e la solita campagna di denigrazione della magistratura. Anche se, diciamolo francamente, il fatto che la Lega non sia più al Governo qualcosa avrà pur contato nello scoperchiamento di un pentolone che bolliva da anni.</p>
<p><strong>In realtà, le malefatte di questo e di quelli sono servite per compiere un parricidio politico</strong> ch&#8217;era nell&#8217;aria da tempo ma che non poteva essere realizzato finché il prestigio personale di Umberto Bossi fosse rimasto intatto, almeno presso i leghisti. Diciamolo francamente: da tempo la Lega non era più &#8220;di Bossi&#8221;, il partito non rispondeva più a un leader che riusciva malapena ad articolare qualche ragionamento di senso compiuto e che si teneva sù, nella comunicazione politica, a colpi di pernacchie, vaffanculi e dito medio alzato. Con qualche rauco &#8220;Padania!&#8221; gridato nei momenti più difficili.</p>
<p><strong>Non è colpa sua, anzi: Bossi ha mostrato fin troppa tempra da quando, nel marzo 2004, l&#8217;ictus lo ha gravemente menomato.</strong> Ma non c&#8217;era più alcuna politica nella Lega guidata da Bossi e soprattutto nessun risultato: il federalismo impantanato in una serie di commi e codicilli incomprensibili, la politica dell&#8217;immigrazione inefficace e condannata dai tribunali internazionali, l&#8217;economia allo sbando, la semplificazione inesistente, le riforme&#8230; Quali riforme? E non era il ministero delle Riforme quello affidato proprio a Bossi? Su tutto, un appiattimento totale sui desideri di Silvio Berlusconi e sulla sua condotta indigesto a molti leghisti. Che infatti, ora, faticano a digerire la raffica di scandali maturati all&#8217;ombra dell&#8217;ex &#8220;caro leader&#8221; Bossi.</p>
<div id="attachment_14624" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/rosy_mauro.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14624" title="Raduno Lega Nord Padania" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/rosy_mauro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Bossi con Rosy Mauro.</p></div>
<p><strong>In poche parole: Bossi era un leader finito ma non si poteva dire.</strong> E non lo poteva dire nemmeno <strong>Bobo Maroni,</strong> che pure gli stava sfilando la Lega da sotto grazie all&#8217;appoggio del &#8220;partito degli amministratori&#8221;, la leva di sindaci e assessori che si distingue per pragmatismo e che quasi ovunque, per continuare a governare le città, ha bisogno di una sponda concreta con il partito di Berlusconi o con alcune sua frange. Non è un caso se nel PdL si moltiplicano le iniziative (i vari Forza Lecco ecc. ecc.) per allentare l&#8217;alleanza con gli ex An e tornare allo spirito delle origini di Forza Italia.</p>
<p><strong>Rispetto a questo progetto, di cui Maroni è il garante leghista, il Cerchio Magico e lo stesso Bossi, con la sua piccola e mediocre corte dei miracoli, sono solo un inciampo.</strong> E dunque lo scandalo è arrivato al momento giusto. In questo caso sì che si tratta di &#8220;giustizia a orologeria&#8221;, anche se involontaria. E come in tutte le favole tragiche che si rispettano, la &#8220;morte&#8221; politica di Bossi è stata segnata da un bacio: quello che Maroni gli ha dato sul palco di Bergamo. Dove un killeraggio politico, magari inevitabile per la salvezza del partito, è stato fatto passare per un&#8217;operazione pulizia, con metodi molti simili a quelli della Russia sovietica. E dove è finita la storia della Lega che abbiamo conosciuto. Domani è un altro giorno, si vedrà.</p>
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		<title>LAVORO: PER I GIOVANI SOLO USCITE</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 12:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è curioso? Mentre l&#8217;Istat ci informa che <strong>tra il 2008 e il 2011 è andato perso un milione di posti di lavoro</strong> (da 7 milioni e 110 mila occupati a 6 milioni e 56 mila) nella fascia d&#8217;età 15-34 anni, c&#8217;è ancora gente in giro che esalta i pregi del precariato e vuol farci credere che l&#8217;arbitrato del giudice, in caso di &#8220;licenziamento economico&#8221; (ex articolo 18), sia una disgrazia insormontabile per il mercato del lavoro e per la crescita dell&#8217;economia.</p>
<p><span id="more-14578"></span></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/giovani1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-14585" title="giovani1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/giovani1.png" alt="" width="300" height="211" /></a>Ci dovrebbe essere un limite anche per l&#8217;indecenza, ma non c&#8217;è. <strong>E se ai dati di cui sopra aggiungiamo la considerazione che il primo stipendio di un neo-laureato in Italia è in media sui 24 mila euro lordi l&#8217;anno, mentre quello di un neo-laureato tedesco viaggia sui 43 mila</strong> e quello di un inglese o di un francese sui 29 mila, ci rendiamo conto di che anni di follia politica abbiamo attraversato e stiamo ancora attraversando.</p>
<p><strong>Il periodo 2008-2011 coincide esattamente con due fenomeni: l&#8217;ultimo Governo Berlusconi e la crisi economica mondiale. Ma la domanda vera è:  tutto questo precariato non doveva servire proprio per ammortizzare gli effetti della crisi?</strong> Non si diceva: meglio lavorare precari che non lavorare affatto? E anche: come si può rilanciare l&#8217;economia se la flessibilità è tutta e soltanto &#8220;in uscita&#8221; dal posto di lavoro, come i dati dimostrano? Se i giovani sono non solo pagati pochissimo (mentre tutti gli italiani sono pagati poco) ma cacciati dal lavoro appena cambia il vento? E che cavolo di sistema economico è quello che scarica sulle famiglie gran parte del costo della crisi, lamentandosi poi <strong>se i consumi calano, per esempio del 10%</strong> stimato per questa Pasqua?</p>
<p><strong>Di fronte alla riforma Monti-Fornero del mercato del lavoro, polemiche a parte, molta politica ha reagito schierandosi dietro il motto: &#8220;riduciamo il costo del lavoro per le imprese&#8221;.</strong> Giusto, buona idea. Ma ridurre il costo del lavoro per le imprese vuol dire meno diritti per i lavoratori, salari più bassi, condizioni più dure, maggiore flessibilità, più precariato. C&#8217;è la crisi, si può e forse si deve fare. Ma in cambio di che cosa? Che cosa mettono sul piatto le aziende che in questi anni hanno portato gli impianti nel Terzo Mondo o nei Paesi in via di sviluppo? Che hanno ridotto il personale? Che non hanno assunto i giovani e, anzi,m li hanno espulsi dal meccanismo produttivo?</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/giovani2.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-14587" title="giovani2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/giovani2-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Non prendetelo per un discorso &#8220;di sinistra&#8221;, guardate la realtà. Prendiamo il caso Fiat: il buon Marchionne fa quadrare i conti non in Europa (che, fino a prova contraria, è il luogo in cui dovremo vivere anche in futuro) ma in Serbia e in Brasile,</strong> dove un buon salario è sui 500 euro, anche meno. Negli Usa la Fiat va bene, ma vendendo i modelli Chrysler, mica la 500. Quanto dovremmo ridurre &#8220;il costo del lavoro per le aziende&#8221; in Italia per favorirlo e accontentarlo?</p>
<p><strong>Volete un altro esempio? I Paesi economicamente più sani d&#8217;Europa sono Germania, Finlandia, Danimarca e Svezia. Da loro, la quota di Pil (Prodotto interno lordo) investita in Ricerca&amp;Sviluppo arriva al 3%. </strong>E da noi? &#8220;<em>“Nell&#8217;ultimo decennio, l&#8217;economia italiana è stata orientata verso attività a bassa intensità di ricerca e il livello di R&amp;S è aumentato moderatamente raggiungendo l’1,27% del PIL nel 2009, con contributi identici dal settore pubblico e privato”,</em> scrive un rapporto del <a href="http://http://ec.europa.eu/research/horizon2020/index_en.cfm?pg=home&amp;video=none" target="_blank">programma Horizon 2020</a> dell&#8217;Unione Europea. Peggio di noi, da questo punto di vista, fanno solo Bulgaria, Romania e Grecia.</p>
<p><strong>Il che significa che l&#8217;imprenditoria italiana, dopo anni e anni in cui ha potuto impiegare milioni di lavoratori precari sottopagati e privi di garanzie,</strong> oltre a godere di provvedimenti accessori di non poca importanza come gli &#8220;scudi fiscali&#8221;, non spende per innovare, per cercare e costruire nuovi prodotti. E infatti l&#8217;Italia non produce un computer, un telefonino, un aggeggio qualunque che sia più complicato di una Panda.</p>
<p><strong>Se vogliamo essere realisti, dobbiamo rovesciare la prospettiva: la vera flessibilità si fa &#8220;in entrata&#8221; nel posto di lavoro, prima che &#8220;in uscita&#8221;. Perché se non c&#8217;è la possibilità di &#8220;entrare&#8221; da qualche altra parte, difficilmente si pensa a &#8220;uscire&#8221; da dove si è.</strong> E se la flessibilità in uscita viene forzata, come si è fatto in questi anni, ci si ritrova a fare i conti con l&#8217;impoverimento delle famiglie e con la riduzione della loro capacità di risparmio. Cioè, si mina alle radici la struttura portante del welfare nazionale.</p>
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		<title>PERCHE&#8217; IL NORD FLIRTAVA CON LA LEGA</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 12:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non se ne può quasi più dei giornali di questo periodo, colmi di articoli grondanti compassione per le sorti della <strong>Lega Nord e di Umberto Bossi.</strong> Soprattutto, non se ne può più del pianto greco sulla fine ingloriosa del partito che aveva dato voce al Nord, aveva interpretato i sentimenti del popolo del Nord e così via, sciocchezza dopo sciocchezza.</p>
<p><span id="more-14558"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_14566" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/operai.png"><img class="size-full wp-image-14566" title="operai" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/operai.png" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Operai immigrati in cantiere.</p></div>
<p><strong>Tra l&#8217;altro, coloro che si ostinano a cercare ragioni &#8220;serie&#8221; per il successo della Lega al Nord,</strong> tirano in ballo argomenti (critica del parassitismo, pressione fiscale, oppressione della casta politica e così via) che con grande disinvoltura vengono poi usati, in altri casi, come segnali di antipolitica e qualunquismo.</p>
<p><strong>Ciò che bisognerebbe chiedersi, invece, è questo: perché il famoso Nord, sede della borghesia più industriosa e della massima concentrazione industriale d&#8217;Italia, ha in parte cospicua deciso di farsi rappresentare dalla classe politica leghista?</strong> Da un partito da sempre privo di qualunque forma di democrazia interna e dal 2004 imbullonato a un leader che, certo non per colpa sua, non riesce a formulare un discorso di senso compiuto;  un partito che ha prodotto buoni dirigenti locali ma ha combinato pasticci ogni volta che si è cimentato con il governo dei problemi nazionali, dalla famosa legge Bossi-Fini al Pacchetto Sicurezza (ronde comprese, ricordate?) fino all&#8217;amatissimo federalismo, risoltosi in un gran bordello di decreti, regolamenti e rinvii; da leader e ministri (Calderoli, Cota ecc. ecc., mica solo il Trota) che ancora l&#8217;altroieri andavano festanti a farsi battezzare da Bossi con l&#8217;acqua del Po?</p>
<p><strong>La Lega non è finita con la malattia di Umberto Bossi, e nemmeno con la palude in cui, tra il 2010 e il 2011, è andato a impantanarsi il federalismo. La Lega è finita nel 2006, quando la &#8220;sua&#8221; legge sul federalismo è stata cancellata,</strong> a stragrande maggioranza, dal referendum. A dimostrazione che la sua concreta influenza politica non andava oltre il Po e la &#8220;golden share&#8221; nel Governo di centrodestra, e che il federalismo leghista in Italia, dall&#8217;Italia, molto semplicemente, non sarebbe mai stato approvato.</p>
<p><strong>Quindi, tornando a bomba, che cos&#8217;ha trovato la famosa borghesia del Nord nella Lega?</strong> Secondo me, soprattutto due cose, entrambe molto prosaicamente e concretamente legate agli interessi economici. La prima: un guardiano &#8220;da destra&#8221; alla politica fiscale di Berlusconi. Non è un caso se il guru dell&#8217;Economia è stato per tanti anni <strong>Giulio Tremonti,</strong> il più leghista dei berlusconiani, l&#8217;uomo che ha regalato alle partite Iva e agli industriali del Nord ben 4 scudi fiscali. Per meglio dire: condoni fiscali spacciati per &#8220;scudi&#8221;, visto che la quota a carico dell&#8217;evasore pentito non ha mai superato il 5% (ma è stata anche del 2,5%), mentre altrove (Rajoy, in spagna, ha appena varato il suo scudo, ma con una tassa del 10%), a livelli irrisori rispetto al resto del mondo.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/bossiok.png"><img class="alignright size-full wp-image-14568" title="bossiok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2012/04/bossiok.png" alt="" width="300" height="211" /></a> Seconda cosa: la Lega Nord, con le sue politiche xenofobe in fatto di immigrazione, ha fornito all&#8217;imprenditoria del Nord la manodopera a basso costo</strong> di cui essa aveva bisogno per reggere alla concorrenza internazionale. Sembra un paradosso ma lo è solo in apparenza. Intanto, la legge Bossi-Fini del 2002 ha prodotto la più gigantesca sanatoria della storia repubblicana: 750 mila stranieri furono regolarizzati dalla sera alla mattina. Poi, <strong>con il controllo leghista dei flussi e, più in generale, con l&#8217;atteggiamento xenofobo e discriminatorio</strong> (che peraltro non si è mai davvero accompagnato a una reale riduzione del numero degli immigrati), si è impedita qualunque riflessione sui diritti degli stranieri, tenuti esattamente nello stato di cui il Nord produttivo ha bisogno: parità di doveri, disparità di diritti.</p>
<p><strong>Basta osservare il caso del Nord Est, locomotiva del Paese, per capirlo.</strong> In quella macroregione, il 9,6% degli imprenditori è di origine straniera e l&#8217;8,3% delle imprese ha proprietà detenuta in prevalenza da soggetti stranieri. La disoccupazione, tra gli stranieri, è al 10,7%, non molto più alta di quelli generale che si registra in Italia: 9,3%. Nel 2009, i contribuenti di origine straniera hanno dichiarato al fisco 4,6 miliardi di euro in Veneto e 4,2 in Emilia Romagna.</p>
<p><strong>Quindi, nelle regioni dove la Lega è più forte, gli stranieri arrivano, si insediano, lavorano, pagano le tasse. Curioso, no? Andiamo però a vedere l&#8217;altra faccia della medaglia, quella dei diritti. Nel Nord Est il lavoratore straniero guadagna in media poco più di 1.000 euro netti al mese, 255 euro meno del corrispondente lavoratore italiano.</strong> Il 42,2% delle famiglie straniere vive sotto la soglia della povertà (stesso dato tra le famiglie italiane: 12,6%) e solo il 13,8% di esse è proprietaria della casa in cui vive. Le altre spendono circa il 25% di quanto guadagnano per pagare l&#8217;affitto. Sono i dati di una <a href="http://http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/2012/04/stranieri-a-nordest-un-valore-economico-per-la-societa/" target="_blank">recentissima ricerca pubblicata dalla Fondazione Moressa </a>e dall&#8217;Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni).</p>
<p>Ecco le ragioni per cui in questi anni una parte del Nord si è &#8220;innamorata&#8221; della Lega. Il resto, dalla Padania a Roma ladrona, è quasi tutto retorica.</p>
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