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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Fotostorie</title>
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		<title>FOTOSTORIA: DA RUGBY AL RUGBY, CHE AVVENTURA</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotostorie]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Devo ammettere che per moltissimi anni, cioè quelli in cui le partite del campionato di calcio erano la domenica e si ascoltavano alla radiolina, il rugby è stato per me solo un&#8217;interruzione. Quella che arrivava ogni tanto a dirci che il Treviso (a me, ignorante, pareva che ci fosse sempre e solo quella squadra lì) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devo ammettere che per moltissimi anni, cioè quelli in cui le partite del campionato di calcio erano la domenica e si ascoltavano alla radiolina, il rugby è stato per me solo un&#8217;interruzione. Quella che arrivava ogni tanto a dirci che il Treviso (a me, ignorante, pareva che ci fosse sempre e solo quella squadra lì) faceva questo o quello. Dieci secondi e via col calcio.</p>
<p><span id="more-3230"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-3232" title="Rugbymischia3" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Rugbymischia3.jpg" alt="Rugbymischia3" width="300" height="239" /></p>
<p><strong>Poi, quasi di colpo, mi sono ritrovato con questo sport </strong>trasformato in fenomeno anche sociale, con cifre che fanno impressione: 65.059 tesserati in Italia (10.590 gli &#8220;under 14&#8243;), una quantità di squadre di <a href="http://www.minirugby.it" target="_blank">minirugby</a>, 846 club e una <a href="http://www.federugby.it" target="_blank">Federazione</a> nata nel 1928 che può a buon titolo vantarsi di amministrare il secondo sport italiano, almeno per giro d&#8217;affari.</p>
<div id="attachment_3236" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3236" title="Minirugby" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Minirugby.jpg" alt="Ragazzi del minirugby inglese." width="300" height="313" /><p class="wp-caption-text">Ragazzi del minirugby inglese.</p></div>
<p><strong>Ma che cosa te ne importa? Domanda legittima.</strong> In effetti non molto, con tutta la buona volontà e la simpatia non riesco ad appassionarmi. Però mi piace in assoluto la storia di uno sport che da noi era secondario e che, con coraggio e fatica, si è scavato un posto di rilievo. Il 14 novembre 2009 gli All Blacks e la nostra Nazionale hanno portato più di 80 mila spettatori allo stadio Meazza di Milano. I partner commerciali della Nazionale, che nel 200 erano 5, oggi sono 49. E secondo una ricerca <a href="http://http://www.censisservizi.com/upload/Interventi%20Relatori%20lavori%20in%20corsa%20.pdf" target="_blank">Acciari Consulting &#8211; Censis Servizi</a>, da sei anni consecutivi il rugby cresce nell&#8217;apprezzamento di pubblicitari e sponsor. Non è una grande storia di sport anche questa dell&#8217;affermazione del rugby in piena calciocrazia?</p>
<div id="attachment_3238" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3238" title="RugbyGuerraSecessione" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/RugbyGuerraSecessione.JPG" alt="Una partita di rugby tra soldati nordisti durante la Guerra di Secessione in America." width="300" height="214" /><p class="wp-caption-text">Una partita di rugby tra soldati nordisti durante la Guerra di Secessione in America.</p></div>
<p>Un&#8217;altra cosa che mi piace del rugby che non pratico, è che a dispetto delle apparenze possono praticarlo le più diverse categorie di persone.</p>
<div id="attachment_3240" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3240" title="Beachrugby" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Beachrugby-150x150.jpg" alt="Il &quot;beach rugby&quot;, da giocare in spiaggia." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Il &quot;beach rugby&quot;, da giocare in spiaggia...</p></div>
<div id="attachment_3241" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3241" title="Rugbycarrozzella" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Rugbycarrozzella-150x150.jpg" alt="... e il rugby in sedia a rotelle." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">... e il rugby in sedia a rotelle.</p></div>
<p><strong>E&#8217; in pieno svolgimento il Sei Nazioni</strong>, il torneo di rugby più famoso e importante del mondo. La prima edizione, denominata <em>Home National Championship</em>, risale al 1883 quando non era altro che il torneo tra i quatrtro Paesi britannici (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda). Nel 1910 si aggiunse la Francia e nel 2000 l&#8217;Italia. Sei nazioni, appunto. Un fenomeno con un giro d&#8217;affari di 500 milioni di euro (70 di sole sponsorizzazioni), ancora tenacemente legato al nome di <strong>William Webb Ellis, lo studente della città di Rugby che nel 1822, all&#8217;età di 16 anni, prese la palla con le mani e inventò, così dicono, il rugby</strong>. Forse è una leggenda, forse no. Anzi: spero che sia una leggenda, perché uno sport che apprezza il mito mi sta fortemente simpatico. Senza contare il fatto che frequento la città francese di Mentone, dove Ellis è sepolto in una tomba coperta dai fiori dei rugbisty in ogni stagione dell&#8217;anno. Altra cosa che mi piace e mi commuove.</p>
<div id="attachment_3243" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3243" title="RugbyEllis" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/RugbyEllis-150x150.jpg" alt="William Webb Ellis (1806-1872), rugbysta e pastore protestante." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">William Webb Ellis (1806-1872), rugbysta e pastore protestante.</p></div>
<div id="attachment_3246" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3246" title="EllisRugbyStatua" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/EllisRugbyStatua1-150x150.jpg" alt=" La statua dedicata a W.W. Ellis nel cortile dell'Università di Rugby." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text"> La statua dedicata a W.W. Ellis nel cortile dell&#39;Università di Rugby.</p></div>
<p><strong>E insomma, detto questo dove volevo arrivare?</strong> Mandare un messaggio di simpatia, ecco tutto. Mi piace lo sport. Mi piace anche la retorica dello sport. Ho sempre detto alle mie figlie che da padre, potendo scegliere, avrei preferito vederle vincere un&#8217;Olimpiade che il premio Nobel. Sono venute sù con una passione sportiva pari allo zero, però è anche improbabile che vincano il Nobel. Questa Italia che tenacemente si batte, per esempio nel Sei Nazioni, sapendo di non vincere è un&#8217;Italia un po&#8217; vecchio stile, un po&#8217; contadina, un po&#8217; omerica, di cui sento fortemente il bisogno.</p>
<div id="attachment_3247" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3247" title="RugbyaRugby" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/RugbyaRugby.jpg" alt="Una delle prima partite di rugby a Rugby." width="300" height="209" /><p class="wp-caption-text">Una delle prima partite di rugby a Rugby.</p></div>
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		<title>SE VUOI LA PACE EVITA LA GUERRA. STOP</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 19:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotostorie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho un cognome &#8220;da terrone&#8221; ma la mia famiglia ha lunghe radici in Piemonte. La quota vera di Sud l&#8217;ha portata mia moglie, napoletana. Quindi a Natale seguiamo il &#8220;rito meridionale&#8221;, ovvero cena di magro (meglio: cenone di pesce) con tutti i parenti il 24 sera. Mentre si diffondono i profumi, metto in pagina questo servizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho un cognome &#8220;da terrone&#8221; ma la mia famiglia ha lunghe radici in Piemonte. La quota vera di Sud l&#8217;ha portata mia moglie, napoletana. Quindi a Natale seguiamo il &#8220;rito meridionale&#8221;, ovvero cena di magro (meglio: cenone di pesce) con tutti i parenti il 24 sera. Mentre si diffondono i profumi, metto in pagina questo servizio fotografico che fa a pugni con il clima pacifico delle Feste.</p>
<p><span id="more-2137"></span></p>
<div id="attachment_2138" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2138" title="Gaza11" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/12/Gaza11.jpg" alt="L'immagine è stata scattata nel cortile di una scuola. Le &quot;stelle filanti&quot; che piovono dal cielo sono gli effetti delle bombe al fosforo." width="300" height="177" /><p class="wp-caption-text">L&#39;immagine è stata scattata nel cortile di una scuola. Le &quot;stelle filanti&quot; che piovono dal cielo sono gli effetti delle bombe al fosforo.</p></div>
<p>      <strong>Ho ricevuto queste immagini</strong> da un persona che stimo molto. Chi osserva bene non avrà difficoltà a immaginare da dove vengono. A me, in questo momento, il dato geografico o politico interessa poco. Mi preme ribadire questo: la guerra porta altra guerra, la sofferenza altra sofferenza, l&#8217;odio altro odio. Punto e stop. Soprattutto in questo evo moderno in cui nemmeno le macchine militari più potenti riescono, da sole, a sradicare i nemici. In anni in cui aerei senza pilota e sistemi elettronici non riescono a fermare guerriglieri e terroristi spesso armati solo di vecchi fucili. Dopo anni e anni di sparatorie, in Iraq e in Afghanistan si è capito che non si ottiene quasi nulla se prima non si è in qualche modo &#8220;conquistato&#8221; il cuore delle popolazioni. Chissà se da un Natale pacifico riusciremo prima o poi ad arrivare a un Natale pacificato?</p>
<div id="attachment_2140" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2140" title="gaza33" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/12/gaza33.jpg" alt="Nella scuola, dove sono ancora presenti alunni e insegnanti, si scatena il panico." width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Nella scuola, dove sono ancora presenti alunni e insegnanti, si scatena il panico.</p></div>
<p>     <strong> Abbiamo attraversato anni</strong> in cui hanno cercato di farci credere che la guerra potesse persino essere &#8220;preventiva&#8221;. Come dare un cazzotto in faccia a uno che forse ha cattive intenzioni nei nostri confronti, nella presunzione che il cazzotto risolva tutto. Un milione di civili morti in Iraq dovrebbe averci dimostrato che le conseguenze sono sempre imprevedibili, altro che &#8220;preventivabili&#8221; come le guerre. </p>
<p>     </p>
<div id="attachment_2142" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2142" title="gaza44" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/12/gaza44.jpg" alt="Le fiamme continuano a cadere dal cielo." width="300" height="210" /><p class="wp-caption-text">Le fiamme continuano a cadere dal cielo.</p></div>
<div id="attachment_2143" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2143" title="gaza66" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/12/gaza66.jpg" alt="Le aule devastate dal bombardamento." width="300" height="190" /><p class="wp-caption-text">Le aule devastate dal bombardamento.</p></div>
<div id="attachment_2144" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2144" title="gaza77" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/12/gaza77.jpg" alt="Lo sgombero dei detriti insanguinati." width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Lo sgombero dei detriti insanguinati.</p></div>
<div id="attachment_2145" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2145" title="gaza88" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/12/gaza88.jpg" alt="I corpi dei bambini morti nel bombardamento." width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">I corpi dei bambini morti nel bombardamento.</p></div>
<div id="attachment_2146" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-2146" title="gaza99" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/12/gaza99.jpg" alt="I funerali dei bambini." width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">I funerali dei bambini.</p></div>
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		<item>
		<title>FOTOSTORIA: IL &#8220;GUGGENHEIM&#8221; DI BILBAO, QUANDO IL MUSEO GIOCA CON LA CITTA&#8217; (E LA SALVA)</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2009/07/29/675/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2009/07/29/675/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 22:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotostorie]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi son tolto un vecchio desiderio: andare a Bilbao (Spagna) a visitare il Museo Guggenheim. Il caso ha voluto che fossi là proprio mentre in Italia registi, attori e tecnici scendevano in piazza per protestare contro i tagli ai finanziamenti del settore cultura previsti dal Governo Berlusconi. E proprio mentre qualche bello spirito invocava i poteri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi son tolto un vecchio desiderio: andare a Bilbao (Spagna) a visitare il Museo Guggenheim. Il caso ha voluto che fossi là proprio mentre in Italia registi, attori e tecnici scendevano in piazza per protestare contro i tagli ai finanziamenti del settore cultura previsti dal Governo Berlusconi. E proprio mentre qualche bello spirito invocava i poteri del mercato per risanare un settore in effetti malato di assistenzialismo. Per carità, lo sappiamo tutti che fin troppo spesso i quattrini dello Stato sono andati a finanziare opere (cinematografiche, teatrali, musicali) inguardabili e inguardate, o a gratificare i tentativi di artisti tali solo per sponsorizzazione politica. Ma in quale epoca della storia dell&#8217;uomo la produzione artistica di qualità è stata finanziata solo dal mercato? Quanti geni hanno potuto esprimersi solo perché finanziati a fondo perduto da principi, re e papi? Il mercato, da noi, oggi chiede veline e calciatori. E poi, in Italia, quanti mecenati illuminati come Solomon Guggenheim ci sono?</p>
<p><span id="more-675"></span>  </p>
<p>      <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/gug1g.JPG" alt="gug1g.JPG" /> </p>
<p>      <strong><em>Il Museo Guggenheim sullo sfondo delle strade di Bilbao, con il cane di fiori &#8220;Puppy&#8221; di Jeff  Koons a far la guardia.</em></strong></p>
<p><strong><em>      </em></strong>In Italia non ci sono i Guggenheim e non c&#8217;è nemmeno l&#8217;abitudine ad andarli a cercare e a stimolarli a lavorare con le istituzioni pubbliche. Qui, nel Paese Basco, l&#8217;alleanza tra la Fondazione Guggenheim, il Governo Basco e la Diputacion Foraia de Bizkaia è diventata il motore di una collaborazione tra istituzioni locali e aziende private che ha prodotto&#8230; un capolavoro, forse un miracolo.</p>
<p>      <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/gug4g.JPG" alt="gug4g.JPG" />  </p>
<p>      <strong><em>Il Museo: ricoperto di lamine di titanio, il Guggenheim somiglia a una nave, a un pesce, a un veicolo spaziale.</em></strong></p>
<p><em><strong>      </strong></em>Quando dico miracolo non mi riferisco alla visionaria struttura progettata dall&#8217;architetto canadese Frank Gehry, che è in sé un capolavoro d&#8217;arte moderna, non si sa se più sorprendente fuori o dentro. E nemmeno alla miriade di esperienze sensoriali che i 24 mila metri quadrati della sua superficie, con spazi e volumi connessi in modo imprevedibile, consentono al visitatore. Mi riferisco, invece, all&#8217;inserimento del Museo nella città e all&#8217;effetto trainante che la presenza di un &#8220;centro&#8221; di cultura così moderno esercita su una città vivace, simpatica ma non centralissima come Bilbao.</p>
<p>      <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/gug3p.JPG" alt="gug3p.JPG" />   <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/gug2p.JPG" alt="gug2p.JPG" />  </p>
<p>      <strong><em>Due delle installazioni esposte al Guggenheim. L&#8217;atrio, a cui queste immagini si riferiscono, è alto 40 metri.</em></strong></p>
<p><strong><em>      </em></strong>Il Guggenheim sorge su una delle rive del Ria de Bilbao, il fiume contornato da una lunga schiera di magazzini, un tempo fulcro dei commerci regionali, poi declinato con l&#8217;avvento della città industriale e della motorizzazione. Proprio l&#8217;arrivo del Museo, inaugurato nel 1997, ha imposto e consentito il recupero e la rivalutazione di tutta l&#8217;area. Imposto, perché il turismo internazionale non poteva essere messo di fronte a uno spettacolo di decadenza e disuso; consentito, perché proprio aver realizzato un&#8217;impresa straordinaria come la costruzione del Museo (un solo esempio: le migliaia di lastre di titanio, fabbricate in Russia, dovettero essere in larga parte &#8220;limate&#8221; perché le misure non erano perfette, inoltre cominciariono presto a ossidarsi proprio a causa dell&#8217;umidità causata dal fiume) diede a istituzioni e imprenditori la fiducia necessaria per mettere mano anche a un quartiere storico di Bilbao. </p>
<p>      <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/gug7g.JPG" alt="gug7g.JPG" /></p>
<p>      <strong><em>Ecco uno dei giardini sorti sulla riva del Ria de Bilbao nei pressi del Guggeheim. Sullo sfondo si vedono alcuni dei vecchi magazzini del commercio fluviale, oggi in gran parte recuperati e riportati al vecchio splendore.</em></strong></p>
<p>      <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/gug5g.JPG" alt="gug5g.JPG" />  </p>
<p>      <strong><em>Ancora nello spazio del Guggenheim: una scultura moderna, il fiume, il ponte che fa da porta d&#8217;accesso alla città. Da notare che il ponte ha accettato di modificarsi per essere in tono con l&#8217;architettura e l&#8217;ambiente del Museo.</em></strong></p>
<p><strong><em>      <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/gug6g.JPG" alt="gug6g.JPG" />  </em></strong></p>
<p><strong><em>      Un&#8217;altra angolazione dell&#8217;immagine precedente (in questa foto, il ragno appare in basso a sinistra). La struttura grigia i</em></strong><strong><em>n titanio che spunta appena oltre il ponte è un &#8220;pezzo&#8221; del Guggenheim ma non contiene nulla. E&#8217; una torre-scultura che accentua il gioco tra città e Museo, che entrano una nell&#8217;altro e viceversa, senza conflitto.</em></strong></p>
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		<item>
		<title>FOTOSTORIA: GLI SCATTI DI NINO LETO NELL&#8217;AFGHANISTAN DEI SOLDATI ITALIANI</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2009/07/15/657/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2009/07/15/657/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 20:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotostorie]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho avuto la fortuna di lavorare spesso con un amico che è anche uno dei migliori fotoreporter italiani: NINO LETO. Mi fa quindi onore (e mi emoziona, per i tanti ricordi comuni, compresi quelli afghani) pubblicare qui una parte delle foto da lui scattate pochi giorni fa in Afghanistan. Documentano lo sforzo dei nostri soldati su un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho avuto la fortuna di lavorare spesso con un amico che è anche uno dei migliori fotoreporter italiani: NINO LETO. Mi fa quindi onore (e mi emoziona, per i tanti ricordi comuni, compresi quelli afghani) pubblicare qui una parte delle foto da lui scattate pochi giorni fa in Afghanistan. Documentano lo sforzo dei nostri soldati su un fronte decisivo, proprio mentre la morte del primo caporal maggiore <strong>Alessandro Di Lisio</strong>, 25 anni, paracadutista della Folgore, ci ricorda a quale prezzo l&#8217;impegno viene onorato.</p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha4p.jpg" alt="afgha4p.jpg" />   <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha7p.jpg" alt="afgha7p.jpg" /></p>
<p><strong><em>Nelle foto sopra: Nino Leto (a sinistra) nella sua &#8220;tenuta da lavoro&#8221; e la vedetta di un avamposto italiano.</em></strong></p>
<p>Nonostante qualche ricorrente tentennamento politico, l&#8217;impegno militare in Afghanistan è stato costante fin dal momento dell&#8217;attacco contro i talebani nel 2001. Oggi l&#8217;Italia schiera nel Paese 3.200 soldati concentrati nel comando (anch&#8217;esso italiano) di Herat, capoluogo di una delle quattro aree in cui è stato suddiviso l&#8217;Afghanistan dai comandi alleati. Con il caporal maggiore Di Lisio <strong>sono 14 i soldati italiani caduti</strong> sul fronte afghano.</p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha9g.jpg" alt="afgha9g.jpg" /></p>
<p><strong><em>Una pattuglia italiana ispeziona un palazzo di Kabul. </em></strong></p>
<p><strong><em>      </em></strong>La capitale dell&#8217;Afghanistan è una città enorme, con 4 milioni di abitanti, posta su altopiano allo sbocco di una serie di valli, quindi difficile da controllare. La ricostruzione, dopo il ventennio di occupazione sovietica e guerre civili, è stata rapida ma si è concentrata nelle zone intorno alle basi militari e alla presenza degli stranieri. Per il resto Kabul è una &#8220;città aperta&#8221; e il compito delle pattuglie resta difficilissimo.</p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha2p.JPG" alt="afgha2p.JPG" />   <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha3p.JPG" alt="afgha3p.JPG" /></p>
<p><strong><em>In queste foto: a sinistra, un elicottero Mangusta; a destra, un Predator, il drone da ricognizione.</em></strong></p>
<p>Il caporale Di Lisio è morto durante un servizio di pattuglia, ucciso da una carica esplosiva detonata al passaggio del veicolo blindato Lince su cui lui e i suoi commilitoni stavano viaggiando. Subito è partita una polemica proprio su questi blindati, che lasciano quasi allo scoperto il soldato che, affacciato alla torretta, brandisce la mitragliatrice. Questa, però, è la realtà di <strong>una guerra condotta tra valli e gole</strong>, dove il controllo della situazione può essere ottenuto solo percorrendo senza sosta il territorio. Le truppe italiane, del resto, non mancano di armamenti moderni come quelli qui fotografati da Leto. Dal 2001 a oggi sono caduti in Afghanistan 1.250 soldati occidentali.</p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha8g.JPG" alt="afgha8g.JPG" /></p>
<p><strong><em>Un soldato italiano &#8220;pedinato&#8221; da due bambini afghani.</em></strong></p>
<p>Il rapporto con la popolazione resta uno degli aspetti cruciali e irrisolti della missione internazionale in Afghanistan. Gli italiani hanno saputo farsi apprezzare ma il problema è più vasto delle pur ampie capacità &#8220;diplomatiche&#8221; innate nei nostri reparti. Proprio per questo Obama ha deciso di cambiare strategia per quanto riguarda il papavero da oppio, la coltivazione che arricchisce talibani e signori della guerra e frutta, anche al primo livello del narcotraffico, centinaia di milioni di dollari l&#8217;anno. Prima l&#8217;ordine era di <strong>bruciare le coltivazioni o inondarle di diserbante</strong>. Questo ha favorito il risentimento dei contadini e fornito alla guerriglia un facile strumento di reclutamento. Il nuovo atteggiamento prevede di dare la caccia senza sosta ai trafficanti, risparmiando e proteggendo i contadini, ai quali semmai devono essere forniti strumenti e colture alternative.</p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha6p.jpg" alt="afgha6p.jpg" />   <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha11p.JPG" alt="afgha11p.JPG" /></p>
<p><strong><em>Nelle foto: al fronte e al campo, lo sforzo di prevenire eventuali attacchi.</em></strong></p>
<p>Si è parlato per anni di &#8220;guerra asimmetrica&#8221;, avendo in mente le sfuggenti e crudeli azioni dei terroristi in opposizione alle operazioni strutturate degli eserciti di stampo occidentale. Ma una volta installati in Afghanistan (come pure in Iraq) i nostri soldati sono precipitati in uno scontro relativamente classico tra guerriglia ed eserciti. Purtroppo l&#8217;esperienza storica, dal Vietnam ai giorni nostri, insegna che nel lungo periodo la guerriglia tende a prevalere se nel Paese non riesce a insediarsi un governo credibile e un regime stabile. Questo obiettivo in Afghanistan è stato finora mancato anche per colpa del presidente <strong>Ahmid Karzaj</strong> e della sua cerchia, ormai da tutti accusati di inefficienza e corruzione. In agosto si svolgeranno le elezioni presidenziali. uno degli obiettivi dell&#8217;operazione americana <em>Kharjan</em> (Colpo di Spada) è anche rafforzare politicamente un Presidente più sopportato che amato ma visto, almeno per ora, come la migliore delle soluzioni possibili.</p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/07/afgha10g.jpg" alt="afgha10g.jpg" /></p>
<p><strong><em>Un avamposto italiano in Afghanistan.</em></strong></p>
<p><strong><em>      </em></strong>Tra le tante immagini di Nino Leto, scelgo per chiudere questa. Mi pare rappresenti benissimo la situazione: siamo forti e preparati, decisi e bene armati, ma il Paese che dovremmo &#8220;salvare&#8221; ci resta in gran parte sconosciuto. Il presidente Obama parla di &#8220;exit strategy&#8221;, di un progressivo ritiro basato sulla progressiva presa in carico dei problemi da parte dell&#8217;esercito e della polizia afghani. Il problema vero è che dopo otto anni (2001 &#8211; 2009) dobbiamo ancora trovare una vera &#8220;entry strategy&#8221; per entrare davvero in contatto con il cuore della popolazione. Non era facile, e non lo sarà in futuro. Ma dobbiamo sbrigarci, perché l&#8217;Iraq ribolle di nuovo e tra Afghanistan e Iraq c&#8217;è l&#8217;Iran.</p>
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		<title>FOTOSTORIA: LA REGINA DI SABA E LA PIU&#8217; ANTICA DELLE CHIESE CRISTIANE</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 20:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fotostorie]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; Pasqua. Vorrei che tra i tanti pensieri che questo giorno agita in tutti noi, ce ne fosse uno anche per i cristiani lontani e perseguitati, o comunque costretti a vivere in condizioni in cui la loro fede rischia ogni giorno di trasformarsi in pericolo. Papa Benedetto XVI ha già lanciato un segnale imortante: le meditazioni sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; Pasqua. Vorrei che tra i tanti pensieri che questo giorno agita in tutti noi, ce ne fosse uno anche per i cristiani lontani e perseguitati, o comunque costretti a vivere in condizioni in cui la loro fede rischia ogni giorno di trasformarsi in pericolo. Papa Benedetto XVI ha già lanciato un segnale imortante: le meditazioni sulla Via Crucis sono state composte da monsignor Thomas Menamparampil, arcivescovo di Guwahati nello Stato dell’Assam (India), un evidente omaggio alle sofferenze dei cristiani indiani dell&#8217;Orissa. E nel prossimo (8-15 maggio) viaggio in Giordania (e poi Israele e Palestina), il Papa incontrerà anche i cristiani che dall&#8217;Iraq della guerra civile sono finiti esuli appunto nel regno hascemita. Assai modestamente,vorrei qui proporvi una testimonianza su una Chiesa cristiana di antiche origini, anch&#8217;essa abituata a soffrire: la Chiesa cristiana dell&#8217;Etiopia. <span lang="IT">Me ne offre l’occasione la strepitosa mostra <em>Nigra sum sed formosa</em> , organizzata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia (nella cui sede è ospitata), dalla Banca Popolare FriulAdria<strong> &#8211; </strong>Crédit Agricole e dalla Regione del Veneto, che ringrazio per aver autorizzato l’uso di questo materiale iconografico. La mostra sarà aperta fino al10 maggio, il catalogo è edito da Terraferma. <strong>Per ulteriori informazioni: &#8220;Nigra sum sed formosa – Sacro e bellezza dell’Etiopia cristiana&#8221;. Venezia, Università Ca’ Foscari (sede di Ca’ Foscari Esposizioni, chiuso il martedì); tel.: 041.23.46.947.</strong> </span><span lang="IT"></span><span lang="IT">             <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/etio1.jpg" alt="etio1.jpg" /></span><span lang="IT"></span><span lang="IT">             <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/etio2.jpg" alt="etio2.jpg" /></span><span lang="IT">      </span><span lang="IT"><strong>Le foto qui sopra</strong> mostrano un monaco etiope e, in abito bianco, <strong>Abuna Paulos</strong>, dal 1992 patriarca della Chiesa ortodossa cristiana dell&#8217;Etiopia. Intervistato dal mensile <em>Jesus  (</em><a href="http://www.sanpaolo.org/jesus"><em>www.sanpaolo.org/jesus</em></a><em>),</em> il Patriarca ha raccontato: </span><span lang="IT">«La mia Chiesa è la più antica del mondo e la sua fondazione risale al tempo di Gesù, attorno al 35 d.C., subito dopo la sua morte e resurrezione. Tutti conoscono l’episodio dell’eunuco evangelizzato da Filippo: era un etiope e fu lui stesso a iniziare la nostra Chiesa, che da quel momento ha continuato a crescere fino al IV secolo quando è divenuta la Chiesa nazionale d’Etiopia. Al momento abbiamo 50 mila chiese in tutto il Paese. I nostri giovani vengono regolarmente a Messa, con presenze pari al 70%; in tutto, quindi, considerata la costanza con cui le fasce adulte e anziane vengono al culto, sfioriamo l’80% di popolo a Messa ogni domenica. Ma c’è un altro aspetto, cioè la vita monastica: non abbiamo mai vissuto una vera crisi delle vocazioni al monastero. Abbiamo 1.200 monasteri in tutto il Paese e 500 mila religiosi. Possiamo dire di avere 45 milioni di fedeli se si calcolano i cristiani etiopici che vivono all’estero, cui abbiamo destinato 17 arcivescovi. In Etiopia, invece, sono 45 i vescovi. Insomma, andiamo orgogliosi della nostra storia e della nostra presenza».</span><span lang="IT"></span><span lang="IT"><span lang="IT">     </span></span><span lang="IT"><span lang="IT"><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/etcro1.thumbnail.JPG" alt="etcro1.JPG" />    <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/etcro2.thumbnail.JPG" alt="etcro2.JPG" />   <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/etcro3.thumbnail.JPG" alt="etcro3.JPG" />   <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/etcro4.thumbnail.JPG" alt="etcro4.JPG" /></span></span><span lang="IT"><span lang="IT"></span></span><span lang="IT"><span lang="IT">      <img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/etioic.jpg" alt="etioic.jpg" /></span></span><span lang="IT"><span lang="IT"></span></span><span lang="IT"><span lang="IT">         <strong>Qui sopra: un&#8217;icona etiope rievoca l&#8217;incontro della regina di Saba con il re Salomone d&#8217;Israele.</strong> Quella che a noi è nota come regina di Saba agli etiopi è nota come Makeda ed è citata nella Bibbia, nel Corano e nel Kebra Nagast, il libro sacro della tradizione etiope. Saba era un regno antico che l&#8217;archeologia moderna situa appunto in Etiopia (o nello Yemen). Secondo la Bibbia, la regina di Saba venne a sapere della saggezza di Salomone, re d&#8217;Israele,</span></span><span lang="IT"><span lang="IT"> e si mise in viaggio per incontrarlo portando con sé spezie, oro e pietre preziose (si dice 4,5 tonnellate d&#8217;oro). Nel <strong>Cantico dei Cantici</strong> alcuni riferimenti sono stati &#8220;letti&#8221; come la conferma dell&#8217;amore tra la regina di Saba e Salomone. Uno di questi è ciò che la regina dice di sé: &#8220;Nigra sum sed formosa&#8221;, sono scura ma bella. Che è appunto il titolo della splendida mostra veneziana.</span></span><span lang="IT"><span lang="IT"></span></span></p>
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		<title>FOTOSTORIA: A GAZA LE VITE DEI &#8220;MARTIRI&#8221; FINISCONO IN POSTER</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 18:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotostorie]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Girando qua e là per lavoro mi capita di fare fotografie. Hanno solo due qualità: sono vere, naturali, senza effetti speciali, nemmeno quelli che gioverebbero. E sono, per me, piene di ricordi ed emozioni. Ho deciso di usarne alcune, anche per dare un po&#8217; di colore a questo blog finora così scritto. Ahmed posa con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Girando qua e là per lavoro mi capita di fare fotografie. Hanno solo due qualità: sono vere, naturali, senza effetti speciali, nemmeno quelli che gioverebbero. E sono, per me, piene di ricordi ed emozioni. Ho deciso di usarne alcune, anche per dare un po&#8217; di colore a questo blog finora così scritto. <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span"></span><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span"></span><span id="more-340"></span> <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span"></span></p>
<p align="left"><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/02/facce-dei-martiri-shahid.jpg" alt="facce dei martiri shahid" /></p>
<p align="left"><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">Ahmed posa con orgoglio</span>, davanti alle macerie della casa in cui viveva con la famiglia, con un poster nuovo di zecca: le facce dei &#8220;martiri&#8221; (gli <span style="font-style: italic" class="Apple-style-span">shahid</span>) più illustri della Striscia di Gaza. Sono brutte foto di vite spese male, facce di giovani irrigidite in pose che dovrebbero essere guerresche e alla fine sono quasi solo grottesche. Il poster di Ahmed è tristemente simile a quello che fotografai a suo tempo in Iraq, il &#8220;mazzo di carte&#8221; con le facce degli uomini di Saddam Hussein più ricercati dagli americani. Ma là, a Baghdad, le facce erano quelle di vecchi sgherri che avevano passato una vita a tormentare il proprio popolo; qui, a Gaza, le facce sono quasi sempre di giovani tra venti e trent&#8217;anni. Ancor più giovani quelli come Ahmed che ne subiscono il fascino.</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/02/poster-shahid.jpg" alt="poster shahid" /></p>
<p align="left"><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span"><span style="font-weight: normal" class="Apple-style-span"><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">Questa è una versione &#8220;mega&#8221;</span><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span"><span style="font-weight: normal" class="Apple-style-span"> del poster di Ahmed. L&#8217;ho fotografata in un sobborgo di Gaza City, sotto gli occhi di un gruppetto di uomini che giocavano a carte, lontani mille miglia dalla battaglia e dall&#8217;idea del martirio. Ma Gaza è difficile da leggere. Sono entrato in molte case, accolto con cortesia e dal solito caffè o tè, per scoprire attaccata al muro l&#8217;immagine del martire di famiglia ch&#8217;era andato a farsi sparare dagli israeliani. E quindi: che discorsi si facevano in quelle case, una volta uscito lo straniero? Oppure: che cosa può spingere tanta gente a imbracciare un fucile per uccidere o essere uccisa?</span></span></span></span></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/02/yusuf-adel-baracchino-gaza.jpg" alt="Yusuf e Adel gestiscono un baracchino Pepsi Cola a Gaza" /></p>
<p align="left"><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">Questi due ragazzi, Yusuf e Adel,</span> <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">sono cugini</span> e gestiscono insieme un baracchino con qualche merendina e tanta Pepsi Cola che a Gaza abbonda, poiché nella Striscia c&#8217;è un piccola fabbrica che la produce. Anche sulla lamiera del baracchino ci sono le immaginette di due &#8220;martiri&#8221;: uno, quello che s&#8217;intravvede a sinistra, è uno dei fratelli di Yusuf, morto nei bombardamenti ma per caso; l&#8217;altro, quello di destra, è un terzo cugino, morto invece combattendo. Molte di queste dichiarazioni lasciano perplessi. Ho avuto l&#8217;impressione che ci fosse un qualche criterio nelle patenti di &#8220;innocenza&#8221; (l&#8217;hanno ucciso ma non faceva niente) e di &#8220;colpevolezza&#8221; (l&#8217;ammissione più o meno orgogliosa che il morto era un combattente), ma onestamente non sono riuscito a capirlo. Dicono che Gaza sia piena di spie dei servizi segreti di Israele e forse questo spiega qualcosa: chi è già compromesso fa il guerriero, chi non lo è diventa un passante.</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/02/dua-shahid-ospedale-shefa-gaza-city.jpg" alt="due Shahid all’ospedale Shefa (Rifugio) di Gaza City" /></p>
<p align="left"><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">Altri due </span><span style="font-style: italic" class="Apple-style-span"><span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">shahid</span> </span>che, come si vede, si erano preparati già da vivi l&#8217;immagine che volevano dare di sé da morti. E&#8217; una brutta fotografia ma l&#8217;ho tenuta in memoria del posto in cui l&#8217;ho scattata: sull&#8217;architrave del laboratorio di radiologia dell&#8217;ospedale <span style="font-style: italic" class="Apple-style-span">Shefa</span> (Rifugio) di Gaza City. Una specie di <span style="font-style: italic" class="Apple-style-span">memento<span style="font-style: normal" class="Apple-style-span">, insomma, non so quanto gradito ai ricoverati, molti finiti lì proprio in nome della lotta armata così cara ai miliziani di Hamas. <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">(fine)</span></span></span></p>
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<p><ins dateTime="2009-02-23T19:28:00+00:00"></ins></p>
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