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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Ebrei</title>
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		<title>SE ISRAELE STUDIA L&#8217;ARABO</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 19:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
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		<description><![CDATA[“Tante parole nuove dovranno essere inventate, e quando l’ebraico non basterà, la lingua araba, sorella della nostra, ci fornirà i suoi suggerimenti”. L’auspicio di Eliezer Ben-Yehuda, l’ebreo russo che, arrivato in Palestina nel 1881, si dedicò a far rinascere l’ebraico come lingua moderna, non si è realizzato. O, per meglio dire, si è realizzato come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Tante parole nuove dovranno essere inventate, e quando l’ebraico non basterà, la lingua araba, sorella della nostra, ci fornirà i suoi suggerimenti”. L’auspicio di Eliezer Ben-Yehuda, l’ebreo russo che, arrivato in Palestina nel 1881, si dedicò a far rinascere l’ebraico come lingua moderna, non si è realizzato. O, per meglio dire, si è realizzato come molte cose da quelle parti: <strong>l’ebraico, come lo Stato di Israele, è rinato per conto suo, a dispetto e spesso anche “contro” l’arabo.</strong></p>
<p><strong><span id="more-6273"></span></strong></p>
<div id="attachment_6325" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><strong><strong><img class="size-full wp-image-6325" title="ben yehudaOK" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/ben-yehudaOK.jpg" alt="Una via in Israele intitolata a Eliezer Ben-Yehuda, l'uomo che riscoprì l'ebraico come lingua moderna." width="300" height="225" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">Una via in Israele intitolata a Eliezer Ben-Yehuda, l&#39;uomo che riscoprì l&#39;ebraico come lingua moderna.</p></div>
<p><strong></strong>Con il passare dei decenni, inoltre, il rafforzamento dello Stato ha potenziato la penetrazione della lingua: gli studenti israeliani di lingua araba (già impegnati con una lingua madre che tra scritto e orale presenta notevoli differenze) devono raggiungere un’alta padronanza dell’ebraico per aspirare alla migliore educazione scolastica e professionale.</p>
<p>L’arabo, poi, ha subito in Palestina una sorte unica al mondo. <strong>Lingua dominante in tutta la regione, è diventata lingua secondaria in quella sottile striscia di terra, pur essendo patrimonio della corposa minoranza palestinese (20% della popolazione totale di Israele) come di una parte significativa (almeno il 40%) della stessa popolazione ebraica, originaria di Paesi arabi.</strong> Non è notizia da poco, dunque, quella che arriva da Israele dove la lingua araba diventerà materia di studio obbligatorio già in quinta elementare. Il provvedimento è stato illustrato dal ministro per le Minoranze, il laburista <strong>Avishay Braverman</strong>, che alle precisazioni tecniche (il nuovo corso partirà dalle scuole delle zone centrali e settentrionali di Israele, quelle meridionali arriveranno in un secondo tempo), ha aggiunto l’auspicio di un “rafforzamento dei legami tra arabi ed ebrei in Israele”.</p>
<p><strong>L’auspicio è molto meno peregrino di quanto una lettura superficiale potrebbe far credere</strong>. Per capirsi, va da sé, bisogna riuscire a parlarsi: insegnare l’arabo solo a partire dall’inizio del liceo e con la possibile alternativa di lingue più “simpatiche” (russo o francese), come avveniva prima, equivaleva a emarginarlo dall’orizzonte culturale dei giovani israeliani. Anticiparne lo studio di quattro o cinque anni vuol dire cambiare radicalmente prospettiva.</p>
<p>E poi <strong>da tempo le autorità dello Stato ebraico si preoccupano della capacità di Israele di “raccontarsi” agli arabi</strong>. Un anno cardine è stato il 2006, quando il ministero degli Esteri varò una sezione in arabo (la prima dei grandi siti ufficiali) che ebbe un immediato successo. Da allora le iniziative si sono moltiplicate (nel 2009 Israele ha scelto un film in lingua araba, <em>Ajami</em>, come proprio candidato agli Oscar), per intensificarsi nel 2010: entro l’anno dovrebbe partire un canale televisivo satellitare israeliano in lingua araba e lo stesso premier Netanyahu ha deciso di dotarsi di un portavoce, <strong>Ofir Gendelman</strong>, specializzato nei contatti con i media arabi.</p>
<p>Propaganda? <em>Hasbara</em>, come si dice laggiù per indicare una via di mezzo tra pubbliche relazioni e diplomazia? Il tentativo di mettere a frutto la lezione del <strong>capitano Avichai Edri</strong>, la cui intervista in arabo ad <em>Al Jazeera</em>, durante la guerra di Gaza, ha raccolto più di un milione di visioni su YouTube? Può darsi. Ma anche una propensione a parlare di sé, e a spiegarsi ai “vicini”, che rende Israele più aperto al Medio Oriente a cui pure appartiene e che per molto tempo ha visto come un’entità solo ostile. A proposito: sempre quest’anno, il Governo israeliano ha deciso che il 7 gennaio, data di nascita di Eliezer Ben-Yehuda, diventi il <strong>Giorno della lingua ebraica</strong>. Perché per parlare agli altri, come Ben-Yehuda sapeva e ripeteva, è bene prima capire se stessi.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> del 25 agosto 2010</p>
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		<title>OBAMA E LA MOSCHEA, UN GESTO DI CIVILTA&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 12:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Il discorso con cui Barack Obama (anzi, Barack Hussein Obama, come vogliono i trinariciuti della destra Usa) ha ribadito &#8220;in quanto cittadino, in quanto Presidente&#8230; che i musulmani abbiano lo stesso diritto di praticare la propria religione come qualsiasi altra persona in questo Paese&#8221;, offrendo così il proprio autorevole endorsement alla costruzione di una moschea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il discorso con cui Barack Obama (anzi, Barack Hussein Obama, come vogliono i trinariciuti della destra Usa) ha ribadito &#8220;in quanto cittadino, in quanto Presidente&#8230; che i musulmani abbiano lo stesso diritto di praticare la propria religione come qualsiasi altra persona in questo Paese&#8221;, offrendo così il proprio autorevole <em>endorsement</em> alla costruzione di una moschea nei pressi di <strong>Ground Zero a New York</strong>, è un gesto di grande coraggio e grande civiltà. Uno di quei gesti che spiegano perché gli Usa sono il Paese che sono, capace di risollevarsi e rinnovarsi anche nei periodi più bui.</p>
<p><span id="more-6088"></span></p>
<div id="attachment_6097" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6097" title="ground-zero" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/ground-zero.jpg" alt="L'immenso quartiere di Ground Zero, a New York." width="300" height="194" /><p class="wp-caption-text">L&#39;immenso quartiere di Ground Zero, a New York.</p></div>
<p>Obama sa benissimo di aver preso una posizione corretta ma facilmente sfruttabile dagli speculatori politici repubblicani, e comunque invisa a tanti cittadini americani comunque sinceri nella loro contrarietà. <strong>I musulmani americani sono l&#8217;1% della popolazione totale ma la loro visibilità è in crescita costante. Le moschee sono ormai quasi 2.000, mentre solo dieci anni fa erano 1.200</strong>. Una comunità nuova (il 39% dei musulmani adulti è immigrato negli Usa dopo il 1990, come da una ricerca del <a href="http://people-press.org/" target="_blank">Pew Research Center</a>), che paga, oltre ai sospetti immaginabili, anche la brevità delle proprie radici americane. Contro la costruzione di nuove moschee si sono levate proteste in molti parti del Paese, da Nashville (Tennesse) a Temecula (California) a Murfreesboro (Tennesse ancora). Il caso più clamoroso, però, è quello di New York. Accanto a Ground Zero dovrebbe sorgere il <strong>Cordoba Centre, </strong>un complesso polifunzionale da 100 milioni di dollari che comprenderà, oltre a negozi e centri commerciali, anche una moschea.</p>
<div id="attachment_6099" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6099" title="Ground Zero protest" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/Ground-Zero-protest.jpg" alt="Le proteste contro la costruzione del Cordoba Centre, con la moschea, a Ground Zero." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Le proteste contro la costruzione del Cordoba Centre, che conterrà anche una moschea, a Ground Zero.</p></div>
<p>Su quest&#8217;idea sono scoppiate le polemiche. Molti dei parenti delle vittime degli attentati del settembre 2001 hanno protestato, sollevando una questione di &#8220;opportunità&#8221;. La loro bandiera, comprensibile perché radicata nel dolore, è stata poi impugnata dai politici e dalle organizzazioni ebraiche. Mentre il sindaco di New York, <strong>Michael Bloomberg</strong>, si è detto a favore, una forte campagna contraria è stata intrapresa dalla <a href="http://www.adl.org" target="_blank">Anti Defamation League</a> e dal suo presidente <strong>Abraham Foxman</strong>. Anche se non si capisce bene che cosa c&#8217;entri con la moschea un&#8217;organizzazione fondata nel 1913 per combattere l&#8217;antisemitismo, e se la questione sollevata è sempre quella della &#8220;opportunità&#8221; (&#8220;Non è questione di diritti ma di che cosa è giusto&#8221;, scrive discutibilmente Abraham, forse convinto di avere il monopolio del senso del giusto), l&#8217;atteggiamento di fondo è quello di far passare il messaggio che la costruzione del <strong>Cordoba Centre</strong> nasconde comunque qualche segreto inconfessabile, qualche piano sospetto. Un po&#8217; come dire che dove c&#8217;è una moschea non può mancare il complotto. Un&#8217;idea più che sufficiente a far imbufalire molti americani, che infatti la riprendono ovunque protestano contro la costruzione delle nuove moschee.</p>
<p>Qualche settimana fa sono stato a Ground Zero. La visita aiuta a capire lo sfondo vagamente razzista della polemica. Dove crollarono le <strong>Torri Gemelle</strong> ora sorge un immenso cantiere. <strong>Da esso non spunterà un mausoleo o un monumento alle vittime, come si pensava subito dopo le stragi, ma un colossale snodo che conterrà centri commerciali, negozi e soprattutto una stazione ferroviaria</strong> destinata a smistare il traffico da e per il New Jersey, da cui ogni giorno migliaia di pendolari potranno approdare direttamente nel cuore del centro finanziario. Nessuna sacralità ma tanto sano pragmatismo <em>made in the Usa</em>. Prima di Obama, però, si era espresso con lo stesso coraggio e tanto acume Michael Bloomberg, sindaco di New York, ebreo. Con parole che vale la pena ripetere: &#8220;C&#8217;erano anche musulmani americani tra le vittime dell&#8217;11 settembre. Sono parte della comunità di Manhattan e hanno tutti i diritti di costruire a Ground Zero. Se una qualche confessione vuole costruire un centro di preghiera, non è affar nostro decidere quali religioni possano e quali no. La libertà e la possibilità di praticare la propria religione è una delle ragioni per cui gli Stati Uniti sono stati fondati. E dire che la costruzione di una moschea non sarebbe opportuna è, semplicemente, un atteggiamento sbagliato&#8221;.</p>
<p>Per approfondire la vicenda, consiglio <a href="http://www.brookings.edu/papers/2010/0804_nyc_landmarks_rogers.aspx" target="_blank">lo studio di Melissa Rogers pubblicato dalla Brookings Institution</a>.</p>
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		<title>FRIDMAN, C&#8217;E&#8217; UN OLIGARCA AL TELEFONO</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Mamma li russi! E&#8217; curioso che desti curiosità venata di allarme la notizia che l&#8217;operatore telefonico Wind possa passare alla VimpelCom, azienda a proprietà mista (39,6% di Telenor-Norvegia, Alfa Group-Russia e 21,2% di azionisti vari) ma con significativa presenza, appunto, russa. Non si capisce bene perché appartenere alla Orascom dell&#8217;egiziano Naguib Sawaris (secondo Forbes, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mamma li russi! E&#8217; curioso che desti curiosità venata di allarme la notizia che l&#8217;operatore telefonico Wind possa passare alla VimpelCom, azienda a proprietà mista (39,6% di Telenor-Norvegia, Alfa Group-Russia e 21,2% di azionisti vari) ma con significativa presenza, appunto, russa. Non si capisce bene perché appartenere alla Orascom dell&#8217;egiziano <strong>Naguib Sawaris</strong> (secondo <em>Forbes</em>, al 374° posto tra gli uomini più ricchi del mondo e al 6° tra gli africani), che la rilevò cinque anni da dall&#8217;Enel, vada bene e appartenere ai russi meno. Ma da noi è così. D&#8217;altra parte, di africano ci va bene persino <strong>Gheddafi</strong>, figuriamoci se ci può andar male un <em>businessman </em>abile (anche se ora un po&#8217; in difficoltà) come Sawaris.</p>
<p><span id="more-6029"></span></p>
<div id="attachment_6043" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6043" title="fridman&amp;khan" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/fridmankhan.jpg" alt="Mikhail Fridman (a sinistra) e German Khan, &quot;oligarchi&quot; e azionisti di Alfa Group, durante una visita allo &quot;Yad Vashem&quot;, il memoriale dell'Olocausto a Gerusalemme." width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Mikhail Fridman (a sinistra) e German Khan, &quot;oligarchi&quot; russi e azionisti di Alfa Group, durante una visita allo &quot;Yad Vashem&quot;, il memoriale dell&#39;Olocausto a Gerusalemme.</p></div>
<p>Detto questo, sarà bene chiarirsi un poco le idee su che csa vuol dire, almeno in questo caso, &#8220;finire nelle mani dei russi&#8221;. <strong>VimpelCom è una delle divisioni comunicazione del <a href="http://www.alfagroup.org" target="_blank">Gruppo Alfa</a>, fondato nel 1989 da Mikhail Fridman. </strong>solo qualche dato, per restare alle comunicazioni telefoniche. Alfa ha una società specializzata negli investimenti in questo campo che si chiama Altimo. A sua volta la Altimo agisce attraverso VimpelCom, che ha il quartier generale ad Amsterdam e opera in Russia, Ucraina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tajikistan, Georgia, Armenia, Kirgizstan, Vietnam e Cambogia, cioè su un bacino con più di 360 milioni di potenziali utenti. Quotate in alla Borsa di New York, le società telefoniche del (o partecipate dal) Gruppo fanno quasi ovunque risultati straordinari: <strong>in Russia hanno 50 milioni di abbonati (dati fine 2009), in Turchia 63 milioni (terzo maggior operatore in Europa), in Ucraina 22 milioni.</strong></p>
<p>Non è un caso, dunque, se alle notizie del possibile cambio di proprietà la Borsa ha premiato le azioni Orascom con un deciso rialzo. Bisogna comunque aggiungere qualcosa sul Gruppo Alfa, che nelle comunicazioni ha una parte importante delle proprie attività ma non quella decisiva, che è fatta invece di petrolio e di finanza. <strong>Nel ramo petrolifero opera con la Tnk-Bp, che al 50% appartiene appunto alla British Petroleum (Bp): 50 mila dipendenti e 1,69 milioni di barili di petrolio (più o meno il 10% del totale russo) estratti ogni giorno</strong>. Alla finanza, invece, pensa la holding centrale, appunto il Gruppo Alfa, attivo nel settore bancario, assicurativo e dela gestione di capitali. Anche qui, qualche cifra: 326 filiali in 5 Paesi, 14.117 dipendenti, 77 milioni di dollari di profitti netti a fine 2009, 53.000 clienti <em>corporate </em>e 3 milioni e 900 mila clienti privati.</p>
<div id="attachment_6050" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6050" title="AlfaGroup" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/AlfaGroup.jpg" alt="I sei &quot;oligarchi&quot; proprietari di Alfa Group con le diverse quote azionarie." width="300" height="280" /><p class="wp-caption-text">Gli &quot;oligarchi&quot; di Alfa Group con le diverse quote azionarie.</p></div>
<p>E poi, la proprietà. Alfa Group ha sei azionisti di riferimento: <strong>Mikhail Fridman</strong> (36,47%),  <strong>German  Khan</strong> (23,27%), <strong>Aleksei Kuzmicev</strong> (18,12%), <strong>Piotr Aven</strong> (13,76%), <strong>Andrej Kosogov</strong> (4,8%) e <strong>Aleksandr Knaster</strong> (4,3%). L&#8217;uomo forte è Fridman, sul cui conto sarà bene spendere qualche parola. Classe 1964, ebreo nato a Lvov in Ucraina, Fridman vanta oggi, secondo le classifiche di <em>Forbes</em>, un patrimonio personale di 12,7 miliardi di dollari, che fanno di lui il 3° uomo più ricco di Russia e il 45° più ricco del mondo. La sua è una tipica storia da &#8220;oligarca&#8221;, cresciuto alla ricchezza negli anni di Boris Eltsin insieme con i vari Abramovic, Potanin, Deripashka. In più, è noto per la militanza ebraica: ha fondato il <a href="http://www.rjc.ru/eng/site.aspx" target="_blank">Congresso ebraico russo</a> e contribuisce generosamente alle attività dello <a href="http://www.europeanjewishfund.org" target="_blank">European Jewish Fund</a>. Se qualcuno teme le intercettazioni telefoniche, qui può sbizzarrirsi con le ipotesi, tra il Cremlino, l&#8217;alta finanza, i servizi segreti di Israele e chissà che altro.</p>
<p>Resta comunque il fatto che l&#8217;Alfa Group è un gruppo finanziario e industriale di livello internazionale, dinamico e di successo. E che Fridman, come tanti altri &#8220;oligarchi&#8221;, l&#8217;ha diretto e lo dirige con abilità e capacità. Avranno costruito le loro fortune con la complicità di Eltsin ma le hanno fatte funzionare, le hanno moltiplicate e, certo, sono risultati imprenditori assai più capaci dei &#8220;direttori rossi&#8221; di sovietica memoria. Io sono cliente Wind e non mi posso lamentare. Credo che con Fridman mi lamenterò anche meno.</p>
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		<title>CON ISRAELE, UN APPELLO DIVERSO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/05/31/con-israele-un-appello-diverso/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 17:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un post appena precedente ho pubblicato il testo dell&#8217;Appello alla ragione degli ebrei d&#8217;Europa. In questo, come mi è stato giustamente suggerito dall&#8217;amico Fabio, pubblico il contro-appello, intitolato Con la ragione, con Israele. Potremo poi discuterne con calma, spero. L’aggressione a Israele dei firmatari del documento Jcall è ispirata da una visione miope della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un post appena precedente ho pubblicato il testo dell&#8217;Appello alla ragione degli ebrei d&#8217;Europa. In questo, come mi è stato giustamente suggerito dall&#8217;amico Fabio, pubblico il contro-appello, intitolato Con la ragione, con Israele. Potremo poi discuterne con calma, spero.</p>
<p><span id="more-5001"></span></p>
<blockquote>
<div id="attachment_5006" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5006" title="CB015977" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/05/israel_flag1.jpg" alt="La bandiera dello Stato di Israele." width="300" height="240" /><p class="wp-caption-text">La bandiera dello Stato di Israele.</p></div>
<p><strong>L’aggressione a Israele dei firmatari del documento Jcall</strong> è ispirata  da una visione miope della storia del conflitto arabo-israeliano, da una  mancanza di percezione chiara del pericolo che Israele corre oggi di  fronte a un grande attacco fisico e morale. E’ addirittura incredibile  che personaggi intelligenti e colti come Alain Finkelkraut e  Bernard-Henri Levy, invece di occuparsi dell’Iran che ben presto terrà  tutto il mondo nel raggio della minaccia della sua bomba atomica,  bamboleggino con l’idea che Benjamin Netanyahu sia il vero ostacolo alla  pace, che l’impedimento essenziale per giungere a una risoluzione del  conflitto sia un ipotetico, riprovevole atteggiamento israeliano. Sembra  che gli intellettuali firmatari ignorino la realtà e inoltre che se ne  infischino del contributo che il loro documento darà e sta già dando al  movimento di delegittimazione senza precedenti che minaccia  concretamente la vita di Israele.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Voler spingere Israele a concessioni territoriali senza contraccambio</strong> significa semplicemente consegnarsi nelle mani del nemico senza nessuna  garanzia: lo sgombero di Gaza, compiuto senza trattativa, ha portato  risultati disastrosi, il territorio lasciato dagli abitanti di Gush  Katif è diventato un’unica rampa di lancio per missili e terroristi; la  trattativa di Ehud Barak, intesa a cedere a Arafat praticamente tutto  quello che chiedeva, portò semplicemente all’orrore della seconda  Intifada, con i suoi duemila morti uccisi da attentati suicidi. Lo  sgombero della fascia meridionale del Libano nel 2000 ha rafforzato gli  Hezbollah, li ha riempiti di missili, ha condotto alla guerra del 2006.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Alain Finkelkraut, Bernard-Henri Levy e i loro amici sostengono di  preoccuparsi per il futuro</strong> e la sicurezza d’Israele, ma di fatto  ignorano l’elemento basilare che ha impedito ai processi di pace di  andare in porto, ovvero il rifiuto arabo e palestinese di riconoscere  l’esistenza stessa dello Stato d’Israele come dato permanente nell’area.  Basterebbe che ogni mattina leggessero la stampa palestinese e araba e  se ne renderebbero conto. Nessuna concessione territoriale di quelle che  gli intellettuali francesi sembrano desiderare con tanta energia può  garantire la pace, ma solo una rivoluzione culturale nel mondo arabo. E  nessuno la chiede, nemmeno Obama che invece preme solo su Israele. E’  divenuta la moda di questo tempo.</p></blockquote>
<blockquote><p>L’attacco a Netanyahu che si legge nell’appello di Jcall è volto a  destrutturare la sua coalizione di destra. Ma la realtà è che non è mai  contato nulla che un Governo israeliano fosse di destra o di sinistra: i  Palestinesi hanno sempre comunque rifiutato ogni proposta di pace.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Ma che Israele diventi ancora più piccolo non servirà a niente finché  Abu Mazen non rinuncerà a intitolare le piazze al nome  dell’arciterrorista Yehiya Ayash</strong>, finché il mondo palestinese non  smetterà di distribuire caramelle quando viene ucciso un ragazzo ebreo  in qualche ristorante, finché non accetterà la richiesta davvero  minimalista di Netanyahu di riconoscere che lo Stato di Israele è lo  Stato del popolo ebraico.</p></blockquote>
<blockquote><p>Sembrano ignorare questo dato evidente anche gli intellettuali  israeliani che hanno firmato un documento addirittura contro il premio  Nobel Elie Wiesel che ha scritto una nobilissima lettera in sostegno di  Gerusalemme come patria morale e storica del popolo ebraico.</p></blockquote>
<blockquote><p>E’ una triste epidemia perbenista, con la quale probabilmente si  pensa di fornire un po’ d’ossigeno ai movimenti pacifisti che in questi  anni non ha saputo altro che fallire ripetutamente sullo scoglio della  cultura dell’odio islamista e contribuire alla diffamazione di Israele.  <strong>Ma non si arriverà a nessun processo di pace (e le generose offerte di  Olmert rifiutate da Abu Mazen ne fanno fede) finché una larga parte del  mondo non smetterà di sperare che la distruzione di Israele sia dietro  l’angolo</strong>, sulla scia della nuova eccitazione islamista dell’Iran e dei  suoi amici Siria, Hezbollah, Hamas tutti sempre più armati di armi  letali, e non solamente di vane parole, come i firmatari dell’”appello  alla ragione”. Ma anche le parole possono uccidere e distruggere.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Non ci sfugge, di fronte a una così evidente ignoranza della politica  della mano tesa di Netanyahu</strong> con il discorso di Bar Ilan e il  congelamento di dieci mesi degli insediamenti, lo sblocco di molti check  point e la promozione di importanti misure per agevolare l’economia  palestinese, che sia presente nel “documento Finkelkraut” un traino  obamista, un perbenismo da salotto buono cui spesso gli intellettuali  non sanno dire no. Esso mette i nemici di Israele, e sono più di sempre e  più agguerriti, nella condizione di delegittimare e attaccare lo Stato  ebraico, dicendo: “Anche molti ebrei sono dalla nostra parte”. Se questo  era lo scopo dei firmatari, lo hanno raggiunto.</p></blockquote>
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		<title>QUANDO LA DIASPORA SI APPELLA A ISRAELE</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 20:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno ne avrà sentito parlare. E&#8217; l&#8217;Appello alla ragione che lo European Jewish Call for Reason (Appello alla Ragione degli ebrei europei) sta diffondendo tra tante polemiche. L&#8217;hanno promosso intellettuali come Alain Finkielkraut e Bernard-Henry Levy, il Nobel per la Fisica Daniel Cohen-Tannoudji, politici come Ruth Dreifuss (ex presidente della Svizzera) ma anche uomini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno ne avrà sentito parlare. E&#8217; l&#8217;Appello alla ragione che lo <em>European Jewish Call for Reason</em> (Appello alla Ragione degli ebrei europei) sta diffondendo tra tante polemiche. L&#8217;hanno promosso intellettuali come <strong>Alain Finkielkraut e Bernard-Henry Levy, il Nobel per la Fisica Daniel Cohen-Tannoudji, politici come Ruth Dreifuss </strong>(ex presidente della Svizzera) ma anche uomini e donne impegnati nell&#8217;economia e in tante altre attività. Prima di discuterne conviene leggerlo. Eccolo.</p>
<p><span id="more-4993"></span></p>
<div>
<blockquote>
<div id="attachment_4999" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4999" title="israel" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/05/israel.jpg" alt="E' il 1948, lo Stato di Israele è nato." width="300" height="198" /><p class="wp-caption-text">E&#39; il 1948, lo Stato di Israele è nato.</p></div>
<p>&#8220;Siamo cittadini ebrei di Paesi europei impegnati  nella vita politica e sociale dei nostri rispettivi paesi. Qualunque sia  il nostro percorso personale, il legame con Israele è parte costitutiva  della nostra identità. Il futuro e la sicurezza di questo Stato al  quale siamo molto legati ci preoccupano.  <strong>Ancora una volta l’esistenza di Israele è in pericolo. Il pericolo non  proviene soltanto dalla minaccia di nemici esterni, ma dall’occupazione e  dalla continua espansione delle colonie in Cisgiordania e nei quartieri  arabi di Gerusalemme Est, un errore morale e politico</strong> che alimenta,  inoltre, un processo di crescente, intollerabile delegittimazione di  Israele in quanto stato.  Per questa ragione abbiamo deciso di mobilitarci intorno ai principi  seguenti :</p></blockquote>
<ol>
<li> <strong>Il futuro di Israele esige di giungere a un  accordo di pace con il popolo palestinese sulla base del principio di  “due popoli, due Stati”.</strong> Lo sappiamo tutti, l’urgenza incalza. Presto  Israele sarà posta di fronte ad un’alternativa disastrosa : o diventare  uno Stato dove gli ebrei saranno minoritari nel proprio Paese o  mantenere un regime che trasformerebbe Israele in uno Stato paria nella  comunità internazionale e in un perenne teatro di guerra civile.</li>
<li> <strong>È essenziale che l’Unione Europea a fianco degli Stati Uniti eserciti  una pressione forte sulle parti in lotta</strong> e le aiuti a giungere a una  composizione ragionevole e rapida del conflitto. L’Europa, in ragione  della sua storia, ha una grande responsabilità in questa regione del  mondo.</li>
<li> <strong>Se la decisione ultima appartiene al popolo di  Israele, la solidarietà degli ebrei della Diaspora impone di adoperarsi  perché questa decisione sia quella giusta</strong>. Allinearsi in modo acritico  alla politica del Governo israeliano è pericoloso perché va contro i  veri interessi dello Stato d’Israele.</li>
<li> <strong>Vogliamo dare vita a un  movimento europeo capace di fare intendere a tutti la voce della  ragione</strong>. Un movimento che si ponga al di sopra delle differenze di parte  e di ideologia e che abbia come ambizione la sopravvivenza di Israele  in quanto stato ebraico e democratico, sopravvivenza strettamente legata  alla creazione di uno stato palestinese sovrano e autosufficiente.</li>
</ol>
<p>E’ in questo spirito che chiediamo a tutti coloro che si riconoscono  in questi principi di firmare e fare firmare questo appello&#8221;.</p></div>
<p><!-- fin col1_content --></p>
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		<title>AMOS OZ E IL BOICOTTAGGIO DEGLI IDIOTI</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 21:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il boicottaggio che l&#8217;International Solidarity Movement Palestinese, nel suo ramo italiano, cerca di lanciare contro lo scrittore israeliano Amos Oz, 70 anni appena compiuti, onorato al Salone internazionale del libro di Torino, provoca un concreto senso di disgusto. Quelli del&#8217;Ism adducono come motivazione il fatto che Oz è «vicino al potere (di Israele, n.d.r) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il boicottaggio che l&#8217;International Solidarity Movement Palestinese, nel suo ramo italiano, cerca di lanciare contro lo scrittore israeliano Amos Oz, 70 anni appena compiuti, onorato al Salone internazionale del libro di Torino, provoca un concreto senso di disgusto.</p>
<p><span id="more-4791"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_4795" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4795" title="amos oz" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/05/amos-oz.jpg" alt="Lo scrittore israeliano Amos Oz, 70 anni." width="300" height="255" /><p class="wp-caption-text">Lo scrittore israeliano Amos Oz, 70 anni.</p></div>
<p><strong>Quelli del&#8217;Ism adducono come motivazione </strong>il fatto che Oz è «vicino al potere (<em>di Israele, n.d.r</em>) e mirato ad avvallarne le politiche violente e  razziste nei confronti di tutto ciò che non è ebreo». E&#8217; una tesi tutta da dimostrare e che contrasta, per esempi, con il fatto che Oz è stato tra i primi intellettuali israeliani a pronunciarsi a favore della creazione di uno Stato palestinese.</p>
<p><strong>Ma il punto vero non è questo. Ciò che davvero puzza</strong> (come puzza l&#8217;integralismo islamico o quello ebraico) è l&#8217;idea che un&#8217;opera d&#8217;arte possa, anzi debba essere giudicata sulla base di criteri politici di qualunque genere. Il più noto promotore italiano dei boicottaggio contro Amos Oz è il filosofo e docente universitario <strong>Gianni Vattimo</strong>. Che cosa diremmo se qualcuno volesse giudicare le sue opere e il suo insegnamento in base al fatto che Vattimo è omosessuale?</p>
<p><strong>Louis-Ferdinand Céline</strong> era un noto fascista ma anche un grande scrittore. Che facciamo, mettiamo i suoi libri sul rogo? E le poesie di <strong>Ezra Pound</strong>?  <strong>José Saramago</strong>, portoghese, continua ostinatamente a definirsi comunista: gli ritiriamo il premio Nobel per la Letteratura quale complice dei crimini di Stalin? E di <strong>Gabriel Garcia Marquez</strong>, amico personale del dittatore Fidel Castro, che facciamo? Avete in uggia, come me, certe società più o meno segrete? Prendete a martellate i cd con i capolavori di <strong>Mozart</strong>, che era massone. Siete atei o agnostici? Andate nei musei e distruggete le opere degli artisti che lavorarono per Santa Madre Chiesa, a partire da <strong>Giotto</strong>.</p>
<p><strong>Questa storia del boicottaggio di Oz è un&#8217;idiozia politica </strong>e un&#8217;aberrazione intellettuale. Proprio ciò di cui ha bisogno la già pericolante causa del popolo palestinese. Credevo di aver visto il massimo nel 2008, al Salone di Torino, quando lo stand dedicato alla grande letteratura di Israele risultava invece farcito di libri di <strong>Magdi Cristiano Allam</strong> e <strong>Fiamma Nirenstein</strong>. Vattimo e i suoi sono riusciti ad andare oltre.</p>
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		<title>TERRA SANTA, CRISTIANI AI MINIMI TERMINI</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 22:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti gli anni, a Pasqua, la Chiesa cattolica propone la Colletta per la Terra Santa. Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha invitato i fedeli a offrire &#8220;la preghiera, la partecipazione vigilante e la concretezza della generosità&#8221;.  Sembra, la colletta, un vecchio arnese caritativo ma è invece, soprattutto se applicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutti gli anni, a Pasqua, la Chiesa cattolica propone la Colletta per la Terra Santa. Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha invitato i fedeli a offrire &#8220;la preghiera, la partecipazione vigilante e la concretezza della generosità&#8221;.  Sembra, la colletta, un vecchio arnese caritativo ma è invece, soprattutto <strong>se applicato alla Terra Santa</strong>, di uno strumento rivoluzionario. E non a caso, secondo me, il cardinale ha fatto nel documento un così esplicito richiamo alla &#8220;concretezza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3842"></span><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3847" title="MessaTerraSanta" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/MessaTerraSanta.jpg" alt="MessaTerraSanta" width="300" height="196" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vale la pena, a questo punto, di fare il classico passo indietro </strong>e ricordare i dati che il Patriarcato latino di Gerusalemme, amministrato da <strong>Sua Beatitudine monsignor Fouad Twal</strong>, ha diffuso pochi giorni fa. La Terra Santa si estende su tre Stati sovrani (Israele, Giordania e Cipro) e sull&#8217;entità autonoma chiamata Palestina. I cristiani sono:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">GIORDANIA    200 mila (di cui 50 mila latini, cioè fedeli a Roma)</p>
<p style="text-align: justify;">ISRAELE           120 mila (27 mila arabi latini e 300 latini di lingua ebraica). Si calcola che in Israele siano più di 50 mila i lavoratori arrivati da filippine, Romania, Sri Lanka. A questi si aggiungono 5 mila sudanesi (rifugiati politici) e circa 40 mila russi di origine cristiana immigrati in Israele come ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;">PALESTINA      54 mila (18 mila latini).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In totale, dunque, il numero dei cristiani arabi (cioè, dei cristiani autoctoni) è di 374 mila (95 mila di rito latino).</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">CIPRO   La maggior parte dei cristiani è ortodossa, circa 770 mila. I cristiani latini sono 6 mila. I musulmani circa 200 mila.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3849" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3849" title="FouadTwal" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/FouadTwal.jpg" alt="Sua Beatitudine monsignor Fouad Twal, patriarca dei latini di Terra Santa." width="300" height="220" /><p class="wp-caption-text">Sua Beatitudine monsignor Fouad Twal, patriarca dei latini di Terra Santa.</p></div>
<p style="text-align: justify;">S<strong>e si prende in esame la popolazione totale di Israele, Giordania e Palestina </strong>si scopre che gli abitanti totali sono 16 milioni, dei quali 10 milioni sono musulmani, 5,5 milioni ebrei e meno di 400 mila, appunto, i cristiani. Il destino di questa piccola minoranza si decide in tanti modi: co il sostegno politico, la fratellanza religiosa, la tutela dei diritti. Ma un modo sicuro per aiutarli è, appunto, quello della &#8220;concretezza nella generosità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Terra Santa le parole valgono poco. </strong>E&#8217; una terra tormentata dalla lotta ormai secolare di due popoli e di due maggioranze. I cristiani sono il terzo incomodo: sono arabi agli occhi degli ebrei israeliani e sono cristiani agli occhi degli arabi musulmani. <strong>La sorte di tante famiglie e di tante persone si decide, molto spesso, in base alla possibilità di avere un lavoro</strong>. Tantissimi giovani decidono se sposarsi o meno sulle probabilità di trovare una casa. <strong>Molte madri pensano a lasciare la loro patria sull&#8217;idea </strong>che i figli possano essere curati decentemente e andare a scuola con regolarità. Costruire una casa pretende della terra, e ogni metro di terra, laggiù, è una conquista. L&#8217;esodo dei cristiani è provocato dalla guerra. La loro permanenza dalla misura in cui riescono a mettere a frutto la pace.</p>
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		<title>BRONNER, IL CRONISTA COL FIGLIO SOLDATO</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 15:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avete seguito la polemica scoppiata intorno a Ethan Bronner, capo dell&#8217;ufficio di corrispondenza del New York Times a Gerusalemme? La questione sta in questi termini: Bronner, al giornale newyorchese dal 1997 dopo molti anni passati al Boston Globe, vincitore di un premio Pulitzer per la divulgazione nel1989, è ebreo, ha sposato un&#8217;israeliana (Nehomi Kenati) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete seguito la polemica scoppiata intorno a Ethan Bronner, capo dell&#8217;ufficio di corrispondenza del New York Times a Gerusalemme? La questione sta in questi termini: Bronner, al giornale newyorchese dal 1997 dopo molti anni passati al <em>Boston Globe</em>, vincitore di un premio Pulitzer per la divulgazione nel1989, è ebreo, ha sposato un&#8217;israeliana (Nehomi Kenati) e ha <strong>un figlio, che si è arruolato volontario nell&#8217;esercito d&#8217;Israele</strong>. Da qui le proteste di molti gruppi (dai palestinesi ai critici di Israele più arrabbiati ai sostenitori della libertà di stampa) che vedono in quella situazione familiare un &#8220;conflitto d&#8217;interessi&#8221;.</p>
<p><span id="more-3544"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_3552" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3552" title="tsahaltorah" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/tsahaltorah.jpg" alt="Un soldato di Tsahal (abbreviazione di Tsva Haganah Le-Israel, Armata di Difesa di Israele) prega mentre i suoi commilitoni proseguono l'azione." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Un soldato di Tsahal (abbreviazione di Tsva Haganah Le-Israel, Armata di Difesa di Israele) prega indossando il tallit (lo scialle rituale) mentre i suoi commilitoni proseguono l&#39;azione.</p></div>
<p><strong>La polemica, almeno negli Usa e in Israele</strong>, è cresciuta al punto che Bill Keller, direttore del <em>NYT</em>, è dovuto intervenire con un lungo comunicato in cui, respingendo tutte le proteste e difendendo il lavoro di Bronner, scriveva tra l&#8217;altro: &#8220;Se accettassi di rinunciare a Ethan Bronner per il figlio, poi ci chiederebbero di non mandare più reporter ebrei in Israele, di non mandare più reporter sposati con ebrei, sposati con israeliani, sposati con arabi&#8230; e così via, senza più fine&#8221;. Un ottimo argomento. In apparenza.</p>
<p><strong>Chi vuole dare un&#8217;occhiata al lavoro di Bronner</strong>, e magari giudicarne qualità e obiettività, può cliccare sulla sezione del <em>NYT</em> che raccoglie <a href="http://topics.nytimes.com/topics/reference/timestopics/people/b/ethan_bronner/index.html" target="_blank">le sue corrispondenze</a> da Gerusalemme. Io l&#8217;ho fatto e ci ho trovato quelli che mi paiono gli articoli di uno stimabile collega, non troppo affezionato alla causa</p>
<div id="attachment_3555" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3555" title="ethanbronner" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/ethanbronner-150x150.jpg" alt="Ethan Bronner." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Ethan Bronner.</p></div>
<p>palestinese ma nemmeno troppo sbilanciato a favore di Israele. Ma il problema non sta in ciò che Bronner scrive (che, proprio perché scritto, è anche pubblico e giudicabile), <strong>semmai in ciò che potrebbe non scrivere</strong>. Per dire: se il figlio soldato fosse tornato da Gaza dicendo che l&#8217;esercito d&#8217;Israele aveva sparato su civili inermi e buttato le bombe al fosforo su scuole e palazzi d&#8217;abitazione, il padre giornalista lo avrebbe scritto? Avrebbe indagato per saperne di più?</p>
<p><strong>Su una questione come questa non si possono esercitare pre-giudizi</strong>. In altre parole, non si può chiedere la &#8220;testa&#8221; di un giornalista (come di chiunque) perché un giorno, chissà, forse, potrebbe comportarsi male. Se si comporterà male, se scriverà il falso, se ometterà notizie importanti, sarà il suo giornale a giudicarlo. Infatti, a me interessa di più un&#8217;altra questione, questa. <strong>Se Bronner non fosse un Bronner ma un Khaled, se non fosse ebreo ma musulmano</strong>, se suo figlio lavorasse per le forze di sicurezza palestinesi e non per quelle d&#8217;Israele, faremmo gli stessi ragionamenti? Saremmo così garantisti e comprensivi? Ci fideremmo? Saremmo altrettato nobili nel respingere qualunque preventivo sospetto?</p>
<p><strong>Francamente non lo credo. Credo, al contrario,</strong> che il nostro ipotetico Khaled non sarebbe nemmeno stato mandato a Gerusalemme. Il <em>NYT</em> si vanta molto di <a href="http://topics.nytimes.com/topics/reference/timestopics/people/f/nazila_fathi/index.html" target="_blank"><strong>Nazila Fathi</strong></a>, la giornalista iraniana che si occupa di Iran. Ma la Fathi è stata a suo tempo esiliata dall&#8217;attuale regime di Teheran, e questo non è considerato un conflitto d&#8217;interessi. Mi domando che cosa succederebbe se la Fathi, al contrario, avesse un figlio che milita nei Guardiani della Rivoluzione o nei pasdaran. E&#8217; un esempio estremo, ma per colpa del fanatismo del figlio anche la madre dovrebbe portare le stimmate della fanatica? E in Italia, per dire, quanti giornalisti di origine araba e musulmani scrivono di Medio Oriente? C&#8217;era <strong>Magdi Allam</strong>, egiziano, ex allievo dei salesiani, poi convertitosi al cristianesino. C&#8217;è <strong>Camille Eid</strong>, libanese, cristiano. Altri ne conoscete?</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>LEVY, FUORI FILOSOFO DENTRO FANATICO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/02/06/levy-fuori-filosofo-dentro-fanatico/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 22:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
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		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;orrido filosofo francese Bernard-Henry Lévy ha colpito ancora, ai danni della filosofia e della Francia. L&#8217;occasione gli è venuta dalle affermazioni di Georges Freche, presidente socialista della regione Languedoc-Roussillon, che del compagno di partito Laurent Fabius, ebreo, ha detto che &#8220;ha un muso poco cattolico&#8221; e quindi lui avrebbe dei problemi a votarlo. Questo Freches [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;orrido filosofo francese Bernard-Henry Lévy ha colpito ancora, ai danni della filosofia e della Francia. L&#8217;occasione gli è venuta dalle affermazioni di Georges Freche, presidente socialista della regione Languedoc-Roussillon, che del compagno di partito <strong>Laurent Fabius</strong>, ebreo, ha detto che <strong>&#8220;ha un muso poco cattolico&#8221;</strong> e quindi lui avrebbe dei problemi a votarlo.</p>
<p><span id="more-3106"></span></p>
<div id="attachment_3113" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3113" title="levy" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/levy.jpg" alt="Bernard-Henry Lévy, filosofo." width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Bernard-Henry Lévy, filosofo.</p></div>
<p><strong>Questo Freches è lo stesso che nel 2006</strong> chiamò &#8220;sottospecie di uomini&#8221; un gruppo di algerini che aveva combattuto per i francesi durante la guerra d&#8217;Algeria; e che sostenne che nella Nazionale francese di calcio di giocatori &#8220;black&#8221; ce ne dovrebbero essere &#8220;solo tre o quattro&#8221;, visto che  non sanno cantare la Marsigliese e mettono a rischio lo spirito della Nazione. <strong>Insomma, è un coglione razzista come ce ne sono ormai tanti, anche in Italia.</strong> A me quelli come loro fanno abbastanza schifo, che se la prendano con gli ebrei, con i neri, con i marziani, con chiunque.</p>
<p><strong>Anche a Lévy questo Freches non piace</strong>. E così spara dal <em>Corriere della Sera </em>una delle sue intemerate. Ha ragione, ha ragione su tutto. Sul processo di &#8220;avvilimento della coscienza pubblica&#8221; che pare non conoscere sosta. Sul fatto che le espressioni di Freches sono &#8220;uno dei segni</p>
<div id="attachment_3117" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3117" title="Freches" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Freches-150x150.jpg" alt="Georges Freches, presidente della regione Languedoc-Roussillon." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Georges Freches, presidente della regione Languedoc-Roussillon.</p></div>
<p>rivelatori&#8230; che portano a mettere in gioco l&#8217;essenziale e che, come in questa circostanza, inducono la politica a ritrovare l&#8217;onore o a perderlo&#8221;. E ha ragione pure a prendersela con quella tolleranza che <strong>molti personaggi, per esempio l&#8217;attore Depardieu</strong>, hanno mostrato nei confronti di Freches. Come se non sapessero che l&#8217;antisemitismo è in crescita in tutta Europa e che l&#8217;intolleranza (etnica, culturale, religiosa) è forse  il tratto distintivo più marcato e inquietante della nostra epoca.</p>
<p><strong>Peccato che tutto questo arrivi da lui, Lévy.</strong> Eh sì, perché il buon filosofo francese non mostra sempre lo stesso volto severo. Per lui, la guerra tra Georgia e Russia, cominciata con un bombardamento notturno su una città da parte dei georgiani, è un crimine contro l&#8217;umanità, ma dei russi. Mentre<strong> i bombardamenti al fosforo su Gaza</strong> (1.400 morti, per metà donne e bambini), per cui i comandi militari israeliani hanno appena censurato persino due dei loro generali, erano una giusta e buona cosa.</p>
<p><strong>Il suo stile di filosofo è questo: i miei amici hanno sempre ragione</strong>, gli altri torto. Così la sua inflessibile (e, ripeto, giusta) condanna delle scempiaggini di Freches arriva dopo un&#8217;altrettanto ferma condanna dell&#8217;arresto subito dal suo amico <strong>Roman Polanski</strong>, regista di chiara</p>
<div id="attachment_3119" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3119" title="Polanski1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Polanski1-150x150.jpg" alt="Roman Polanski, regista." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Roman Polanski, regista.</p></div>
<p>fama. Arresto definito &#8220;una vergogna&#8221;, un tentativo di &#8220;giustizia popolare e linciaggio&#8221;. Cos&#8217;era successo? Un tribunale svizzero aveva fatto mettere in galera Polanski che dal 1978 era inseguito da un mandato di cattura emessso negli Usa dopo che il regista aveva confessato di aver fatto sesso <strong>con una bambina di 13 anni (una bambina, non una ragazza, filosofo dei miei stivali)</strong>. Polanski aveva resa la propria confessione al procuratore di Los Angeles perché questi lasciasse cadere gli altri capi d&#8217;accusa: <strong>stupro con uso di stupefacenti (Polanski aveva drogato la bambina), perversione e sodomia</strong>. Il patteggiamento non era piaciuto al tribunale che aveva convocato Polanski per discuterne. Lui era scappato.</p>
<p><strong>Perché dunque l&#8217;arresto non piace al parolaio francese?</strong> Perché è passato tanto tempo? Se Polanski non fosse scappato, la vicenda si sarebbe conclusa prima. Perché la bambina, diventata nel frattempo donna e madre, l&#8217;ha perdonato? Nobile gesto, magari aiutato da qualche congrua donazione. Ma la giustizia è una fuzione sociale, mica un patto tra individui. Se lasciamo perdere con Polanski, perché dovremmo dare la caccia agli altri pedofili e stupratori? <strong>Perché Polanski è famoso</strong> e quindi ci si accanisce contro di lui? Ma se non fosse stato famoso, Polanski non avrebbe potuto godere di 31 anni di latitanza dorata in Europa.</p>
<p><strong>Tutte balle. L&#8217;unica ragione è che Polanski</strong> è un amico di Lévy e Freches no. Che i georgiani stanno simpatici a Lévy e i russi no, e i palestinesi ancor meno. Per cui, nel suo sistema filosofico, dire di uno che &#8220;ha un muso poco cattolico&#8221; è più grave che drogare e stuprare bambine; ed è un segno dei tempi assai più importante della pedofilia, sempre più praticata (anche con la pedopornografia via internet) nel mondo, e in Europa addirittura omaggiata da qualche tentativo di renderla legale.</p>
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		<title>MITTERRAND, POLANSKI E QUELLA CONFUSIONE TRA STUPRO E CULTURA</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 22:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Polanski e Mitterrand. Confesso di non provare alcuna simpatia per Roman Polanski. Anche da ragazzo, quando passavo le giornate in cineforum e cinema d’essai, i suoi film erano agli ultimi posti della mia classifica. Quella poca simpatia cinematografica è poi evaporata dopo che ho visto “Il pianista”, la pellicola con cui Polanski ha banalizzato e in certe parti falsificato, riducendolo a un’operina di propaganda, uno dei libri più straordinari che abbia letto: “Il pianista”, appunto, di <strong>Wladislaw Szpilman</strong>, musicista ebreo polacco che sopravvisse alla distruzione del ghetto di Varsavia e all’occupazione nazista.</p>
<p><span id="more-1058"></span> <br />
  </p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl id="attachment_1064" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-1064" title="polanski1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/10/polanski1.jpg" alt="Il regista Roman Polanski." width="300" height="196" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Il regista Roman Polanski.</dd>
</dl>
<p> </p></div>
<p>     <strong>E’ ovvio che considero ripugnante</strong> il reato che lo ha portato all’arresto in Svizzera, cioè aver drogato e stuprato (questo, in realtà, l’elenco delle accuse: alcol a minore, molestie, rapporto sessuale illegale, stupro sotto l’effetto di stupefacenti, sodomia) nel 1977 una ragazzina di 13 anni. Processato poco dopo, Polanski aveva ammesso la colpa, ma alla vigilia della sentenza era scappato in Europa. Nel 1994 aveva risarcito l’ex ragazzina con l’equivalente di 350 milioni di lire e aveva poi chiesto una revisione del processo, a cui però ha sempre rifiutato di presenziare.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1065" title="mitterrand1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/10/mitterrand1.bmp" alt="Frédéric Mitterrand, ministro della Cultura nel Governo di Francia." /><br />
      <strong>E Frédéric Mitterrand </strong><em>(foto qui sopra)</em>, nipote del celebre Presidente socialista, regista, scrittore, ex direttore del’Accademia francese di Roma e attuale <strong>ministro della Cultura di Francia?</strong> Lui è partito subito lancia in resta per difendere Polanski, salvo poi farsi beccare in castagna due volte: prima per un libro in cui esaltava i suoi amori omosessuali a pagamento con minorenni tailandesi, poi per aver cercato di intercedere per un suo figlioccio e il di lui fratello, colpevoli purtroppo di aver violentato una minorenne. In certi ambienti, stuprare ragazzine dev’essere un simpatico vezzo. <br />
      <strong>A essere sincero, però, </strong>non riesco a mettere i due casi sullo stesso piano. E mi pare che la vicenda Mitterrand sia molto, molto più pericolosa. Su Polanski la confusione è stata creata dal plotone di piccoli e grandi snob che, per difenderlo, hanno tirato in ballo la sua esistenza difficile (da bambino fu internato in un lager nazista perché ebreo, da ragazzo visse esperienze durissime e rischiò più volte la vita) e il suo valore artistico. Al netto di questi pretesti (un passato tremendo ti dà diritto all’aiuto di uno psicanalista, non a usare violenza agli altri; e nessun genio del cinema ha l’esonero automatico dal codice penale), Polanski mi pare soprattutto un <strong>ricco vigliacchetto ch’è riuscito a farla franca per 32 anni</strong>. L’unico vero dibattito dovrebbe essere questo: una giustizia che arriva così tardi, quando il colpevole è ormai un vecchietto di 76 anni, è ancora giustizia?<br />
      <strong>Ma Mitterrand… Della propria vita privata</strong> e della propria sessualità ognuno può fare ciò che vuole. Ma se il turismo sessuale è una cosa schifosa, chi lo pratica è una persona schifosa. E una persona schifosa può fare il ministro, per di più della Cultura? Giusto per avere un’idea: nel mondo sono 10 milioni (metà dei quali in Asia, dove appunto si diverte Mitterrand) i minorenni costretti alla prostituzione o alla pornografia, in maggioranza bambine che hanno per lo più tra i 5 e i 12 anni. Sul  loro dramma si abbattono inoltre circa 2 milioni di aborti, 500 mila casi di epatite e 300 mila casi di contagio da Hiv l’anno (si veda per altre informazioni il sito <em><a href="http://www.ecpat.it" target="_blank">End Child Prostitution, Pornography and Trafficking</a></em>). In più: può fare il ministro una persona <strong>così incline a battersi per aiutare gli stupratori? </strong>Passi il caso del figlioccio e del fratello, l’affetto può giocare brutti scherzi. Ma è accettabile che un ministro liquidi un caso come quello di Polanski dicendo che “si tratta di una vecchia storia che non ha molto senso”? In Francia come altrove, l’unica vecchia storia insensata è quella dei soliti noti, tanto colti e raffinati ma anche tanto inclini a confondere la responsabilità con il privilegio.</p>
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