<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Droga</title>
	<atom:link href="http://www.fulvioscaglione.com/category/droga/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.fulvioscaglione.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 11:15:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>VENEZUELA, LA STRAGE DEI GIOVANI</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/26/venezuela-la-strage-dei-giovani/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/26/venezuela-la-strage-dei-giovani/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 17:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=6737</guid>
		<description><![CDATA[Si vota per rinnovare il Parlamento in Venezuela, il Paese che dal 3 febbraio 1999 è controllato, dominato e governato da Hugo Chavez, presidente della Repubblica e capo del Governo. Tutti sanno che l&#8217;economia del Paese vive di petrolio, che da solo vale il 90% delle esportazioni, il 50% degli introiti fiscali dello Stato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si vota per rinnovare il Parlamento in Venezuela, il Paese che dal 3 febbraio 1999 è controllato, dominato e governato da Hugo Chavez, presidente della Repubblica e capo del Governo. Tutti sanno che l&#8217;economia del Paese vive di petrolio, che da solo vale il 90% delle esportazioni, il 50% degli introiti fiscali dello Stato e il 30% del Prodotto interno lordo. Non tutti, invece, sanno che <strong>la vita sociale del Paese è ossessionata dalla violenza e dalla criminalità</strong>, che hanno raggiunto livelli forse unici al mondo.</p>
<p><span id="more-6737"></span></p>
<div id="attachment_6750" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6750" title="Venezuelacrimine" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/Venezuelacrimine.jpg" alt="Ragazzi in un rancho (baraccopoli) di Caracas." width="300" height="169" /><p class="wp-caption-text">Ragazzi in un rancho (baraccopoli) di Caracas.</p></div>
<p>Per averne una descrizione tanto precisa da essere agghiacciante basta consultare l&#8217;<a href="http://www.observatoriodeviolencia.org.ve/site/" target="_blank">Osservatorio sulla violenza in Venezuela</a>, nato dagli sforzi di alcune università, unica fonte attendibile visto che lo Stato venezuelano ha smesso di fornire statistiche. Nel 2009 sono state uccise addirittura 16.047 persone, alla media di 44 omicidi al giorno. <strong>Tra il 2007 e oggi le vittime sono già 43.792</strong>: per fare un confronto, basta ricordare che in Messico, negli stessi anni, gli scontri tra bande di narcotrafficanti hanno fatto &#8220;solo&#8221; 28 mila morti.</p>
<p>E non basta. <strong>Nel 91% dei casi l&#8217;omicidi0 resta impunito</strong>. In quasi il 90% dei casi, il morto ha un&#8217;età compresa tra i 15 e i 35 anni. Nell&#8217;83% dei casi l&#8217;ucciso è un abitante delle baraccopoli. Gli omicidi, inoltre, non solo l&#8217;unica piaga. Un&#8217;altra, e non meno grave, è quella dei <strong>&#8220;sequestri lampo&#8221;</strong> che quest&#8217;anno, sempre secondo l&#8217;Osservatorio, sono stati già 16 mila. La vittima è costretta a pagare rapidamente e con poco, magari anche solo un prelievo bancomat o l&#8217;automobile.</p>
<p>La cause fondamentali di questa vera strage di giovani poveri sono due. <strong>Da un lato il Venezuela è diventato la base d&#8217;appoggio dei trafficanti di cocaina della Colombia</strong>, e in particolare il centro logistico delle spedizioni dirette verso l&#8217;Europa, dove il consumo di tale droga è in crescita. L&#8217;<a href="http://www.unodc.org/unodc/search.html?q=venezuela+cocaine+europe&amp;site=unodc&amp;btnG=Search&amp;site=unodc&amp;proxyreload=1&amp;sort=date%3AD%3AL%3Ad1&amp;entqr=0&amp;ud=1" target="_blank">Unodc</a> ( l&#8217;Agenzia dell&#8217;Onu per la lotta contro il narcotraffico e il crimine organizzato) ha dedicato diversi studi al ruolo sempre più importante dei porti e degli aeroporti del Venezuela nelle rotte del traffico internazionale. Un ruolo che, ovviamente, ha portato con sé un incremento della violenza.</p>
<p>Ma la gran parte dei crimini sono causati da una situazione sociale sempre più esplosiva, a</p>
<div id="attachment_6752" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-6752" title="Chavez" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/Chavez-150x150.jpg" alt="Hugo Chavez, Presidente e Primo ministro del Venezuela." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Hugo Chavez, Presidente e Primo ministro del Venezuela.</p></div>
<p>cui il regime bolivarista di Chavez non riesce, nonostante le ricchezze portate dal petrolio, a porre rimedio. Stando ai dati ufficiali, la disoccupazione è relativamente bassa, l&#8217;8% circa. Ma è altissima tra i giovani <strong>(il 30% di loro non lavora né studia)</strong> e il 38% della popolazione vive sotto la soglia della povertà. <strong>Enormi le differenze sociali, cresciute proprio negli anni in cui la retorica rivoluzianaria di Chavez ha toccato l&#8217;apice</strong>: il 10% più &#8220;basso&#8221; della popolazione gode dell&#8217;1,7% della ricchezza generale mentre il 10% più &#8220;alto&#8221; si gode il 32,7% della ricchezza collettiva.</p>
<p><strong>Il Presidente-Premier Chavez non ha saputo far nulla, finora.</strong> Unici provvedimenti: la creazione di una polizia speciale (detta &#8220;bolivariana&#8221;, ovviamente) per il controllo della capitale Caracas, e la costituzione di una milizia civile (&#8220;bolivariana&#8221; anche lei) sul genere delle ronde che furono ipotizzate anche da noi. Ma la sensazione è che si tratti di pura retorica, e che lo scopo sia non tanto di mettere sotto controllo il crimine ma, semmai, il crescente dissenso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/26/venezuela-la-strage-dei-giovani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>USA: PIU&#8217; SPINELLI, MENO SIGARETTE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/19/usa-piu-spinelli-meno-sigarette/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/19/usa-piu-spinelli-meno-sigarette/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 17:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Succede che]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=6616</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;annuale Rapporto sull&#8217;uso di droghe del SAMSHA (Substance Abuse and Mental Health Services Administration), l&#8217;Agenzia del Congresso Usa fondata nel 1992 anche per combattere la diffusione delle sostanze illecite, ha rilevato tra il 2008 e il 2009 un sostanziale incremento. Circa 21,8 milioni di americani (pari all&#8217;8,7% della popolazione totale sopra i 12 anni d&#8217;età) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;annuale <a href="http://www.samhsa.gov/newsroom/advisories/1009152021.aspx" target="_blank">Rapporto sull&#8217;uso di droghe del SAMSHA</a> (Substance Abuse and Mental Health Services Administration), l&#8217;Agenzia del Congresso Usa fondata nel 1992 anche per combattere la diffusione delle sostanze illecite, ha rilevato tra il 2008 e il 2009 un sostanziale incremento. Circa 21,8 milioni di americani (pari all&#8217;8,7% della popolazione totale sopra i 12 anni d&#8217;età) fa uso di droghe, con una crescita di circa il 9% rispetto all&#8217;anno prima. Il fenomeno è trainato soprattutto dal consumo di marijuana, la droga più usata, cresciuto dell&#8217;8%. In aumento anche l&#8217;uso non medico di farmaci ottenuti con prescrizione medica e il consumo di ecstasy. <strong>Tra i giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni la tendenza è all&#8217;aumento, dal 9,3% di consumatori di droghe del 2008 al 10% del 2009</strong>. Un dato comunque inferiore a quello record del 2002: 11,6%.</p>
<p><span id="more-6616"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6619" title="marijuanasito" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/marijuanasito.jpg" alt="marijuanasito" width="300" height="225" /></p>
<p>Il Rapporto, però, contiene anche buone notizie. <strong>L&#8217;uso di cocaina è calato del 30% rispetto ai dati dell&#8217;analoga ricerca del 2006</strong>. E il consumo di sigarette (sempre tra gli americani dai 12 anni in sù) ha raggiunto il minimo storico: <strong>solo il 23,3% della popolazione Usa fuma</strong> regolarmente. Le sigarette diu tabacco, almeno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/19/usa-piu-spinelli-meno-sigarette/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CALIFORNIA: TERMINATOR E LO SBALLO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/03/28/california-terminator-e-lo-sballo/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/03/28/california-terminator-e-lo-sballo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 00:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=4295</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è qualcosa di perfido nelle vicende della California, lo Stato che ha dato agli Usa tre presidenti (Herbert Hoover, Richard Nixon che ci era nato e Ronald Reagan che ne era stato  Governatore) e che dal 2003 ha per Governatore Arnold Alois Schwarzenegger, culturista e attore (Terminator, per capirci), repubblicano come i tre più illustri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C&#8217;è qualcosa di perfido nelle vicende della California, lo Stato che ha dato agli Usa tre presidenti (Herbert Hoover, Richard Nixon che ci era nato e Ronald Reagan che ne era stato  Governatore) e che dal 2003 ha per Governatore <strong>Arnold Alois Schwarzenegger</strong>, culturista e attore (Terminator, per  capirci), repubblicano come i tre più illustri politici appena citati.</p>
<p><span id="more-4295"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_4302" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4302" title="terminator" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/terminator.jpg" alt="Eccolo, inconfondibile: Terminator." width="300" height="240" /><p class="wp-caption-text">Eccolo, inconfondibile: Terminator.</p></div>
<p>Saranno stati i pasticci dei precedenti Governatori, sarà la sfortuna di imbattersi nella crisi economica mondiale, sarà che <strong>il cinema non è la politica</strong> e nemmeno il governo della cosa pubblica, fatto sta che alla fine del secondo mandato Schwarzenegger la California è sull&#8217;orlo della bancarotta.<strong> Lo Stato del sole e del cinema ha accumulato un passivo di 20 miliardi di dollari.</strong> Nello scorso gennaio Terminator ha presentato un</p>
<div id="attachment_4307" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-4307" title="schwarzenegger3" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/schwarzenegger32-150x150.jpg" alt="... e in quelli di Terminator." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">... e in quelli di Terminator il distruttore.</p></div>
<div id="attachment_4304" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-4304" title="schwarzenegger2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/schwarzenegger2-150x150.jpg" alt="Schwarzenegger nei panni del Governatore..." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Schwarzenegger nei panni del Governatore...</p></div>
<p>piano per metterlo sotto controllo, o almeno ridurlo, che sembrava tratto da uno dei suoi film, tutto lacrime e sangue: <strong>taglio di 1 miliardo di dollari ai programmi di welfare per le famiglie con figli</strong>, via un programma da 126 milioni di dollari di assicurazioni sanitarie per i bambini, restrizioni all&#8217;assistenza sanitaria pubblica (risparmio: 500 milioni), chiusura della rete di assistenza sanitaria a domicilio per le famiglie povere. Scelte magari obbligate ma che hanno procurato a Schwarzenegger un mare di contestazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La cosa buffa è che la salvezza potrebbe arrivare dalla droga</strong>. Sì, perché una proposta di referendum promossa da <strong>Richard Lee</strong>, 47 anni, attivista storico delle campagne per la liberalizzazione della marijuana, ha superato di slancio la soglia di <strong>434.000 firme</strong>, quella necessaria per essere convalidata. Questo Lee dev&#8217;essere un gran furbone perché tutta la sua campagna si è svolta all&#8217;insegna di due verbi: <strong>liberalizzare (il consumo) e tassare (i profitti)</strong>. Ed è già stato calcolato che il secondo verbo potrebbe portare alle casse dello Stato di California ben 4 miliardi di dollari l&#8217;anno.</p>
<div id="attachment_4308" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4308" title="richard lee" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/richard-lee.jpg" alt="Richard Lee, 47 anni, promotore del referendum per il libero consumo di marijuana. Le piantine sullo sfondo... " width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Richard Lee,  promotore del referendum per il libero consumo di marijuana. Le piantine sullo sfondo... </p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;argomento fa presa sui cittadini</strong>, che pensano: io non fumo erba, quindi me ne frego; quelli che fumano contribuiscono a sanare il deficit, e la salute è affare loro. Difatti, i sondaggi dicono che il 56% dei californiani approva l&#8217;idea. Purtroppo per lui, Terminator non potrà approfittare di questo sostegno economico:<strong> il referendum si terrà in novembre, insieme con l&#8217;elezione del nuovo Governatore</strong>. Toccherà poi a Obama districare la matassa: la liberalizzazione totale del consumo di marijuana viola la legge federale, ma i 4 miliardi potrebbero salvare la California dal collasso fianziario. Quale sarà il male minore?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/03/28/california-terminator-e-lo-sballo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DROGA E CORRUZIONE, A VOI L&#8217;AFGHANISTAN</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/01/20/droga-e-corruzione-a-voi-l-afghanistan/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/01/20/droga-e-corruzione-a-voi-l-afghanistan/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 19:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=2600</guid>
		<description><![CDATA[Come vive l’Afghanistan? Per metà spacciando droga ed estorcendo tangenti. Per l’altra metà cercando di sfuggire ai signori della droga e di pagare meno “pizzo” possibile. Forse è un’immagine a effetto, ma è quella che esce dal rapporto La corruzione in Afghanistan nel racconto delle vittime, elaborato dall’Ufficio dell’Onu contro la Droga e il Crimine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come vive l’Afghanistan? Per metà spacciando droga ed estorcendo tangenti. Per l’altra metà cercando di sfuggire ai signori della droga e di pagare meno “pizzo” possibile. Forse è un’immagine a effetto, ma è quella che esce dal rapporto <em><strong><a href="http://www.unodc.org/unodc/en/frontpage/2010/January/corruption-widespread-in-afghanistan-unodc-survey-says.html" target="_blank">La corruzione in Afghanistan nel racconto delle vittime</a></strong></em>, elaborato dall’Ufficio dell’Onu contro la Droga e il Crimine diretto dall’italiano <strong>Antonio Maria Costa</strong>. Da cui appunto scopriamo che <strong>nel 2009 al 50% degli afgani è toccato pagare almeno una tangente</strong> a poliziotti o pubblici ufficiali. In totale, <strong>una spesa  in bustarelle di 2.500 milioni di dollari</strong>, pari al 25,2% del Prodotto interno lordo. Se poi pensiamo che il traffico di oppio ha generato profitti per 2.800 milioni, l’impatto complessivo di droga e corruzione equivale a metà della ricchezza generale del Paese.</p>
<p><span id="more-2600"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2610" title="AfghanistanCorr" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/01/AfghanistanCorr.jpg" alt="AfghanistanCorr" width="300" height="196" /></p>
<p><strong>E’ un bilancio tristissimo</strong>, a quasi otto anni dall’attacco che liberò il Paese dal regime dei talebani. Per la gente del posto, che si conferma la prima carnefice di se stessa: pretendere una tangente di 160 dollari (questa la media dei pagamenti illeciti) da persone che, secondo le statistiche, hanno un reddito medio di 425 dollari l’anno, <strong>in un Paese in cui la speranza di vita alla nascita è di 44,5 anni</strong>, è poco meno di un omicidio a sangue freddo. E per tutte le nazioni che nel riscatto dell’Afghanistan hanno finora investito vite umane e mezzi: dopo tanti sacrifici,<strong> il cittadino afgano medio risulta assai più ferito dall’avidità di poliziotti e burocrati (59%) che preoccupato per l’offensiva della guerriglia (54%)</strong>, che pure riesce a colpire persino nel centro di Kabul. E fin troppo spesso (54%) crede che Ong e organizzazioni internazionali, che hanno avuto decine di vittime, restino nel Paese “solo per arricchirsi”.</p>
<p><strong>In questa duplice, e si spera provvisoria, sconfitta</strong> (degli afgani rispetto a se stessi, di noi rispetto a loro) trova concreta rappresentazione la riflessione che negli ultimi anni tormenta tutti coloro che hanno davvero a cuore le sorti del Paese. La vittoria militare e la liberazione da un regime oscurantista e crudele non hanno aperto la strada a una vera comunicazione tra due mondi agli antipodi: <strong>l’Occidente tecnologicamente avanzato</strong>, ricco e democratico, e l’Asia delle montagne isolate e delle campagne povere che ancora marcia a piedi o a dorso d’asino.</p>
<p><strong>Dando per scontata la nostra superiorità militare</strong>, ecco la vera battaglia da vincere: farci capire, raccontarci al di là dei miti velenosi della ricchezza, della comodità, della potenza. Da questo punto di vista non arriverà mai troppo presto il momento per ridimensionare certe idee sul ruolo dell’islam, religione che negli ultimi decenni ci ha presentato fin troppe volte il proprio volto più aggressivo ma che resta, anche per Paesi come l’Afghanistan, una “conquista” piuttosto recente. Sotto, alla base anche dei fenomeni che oggi ci angosciano, ci sono altre e più profonde strutture: <strong>lo scarso valore dell’individuo, la prevalenza del clan e della tribù, l’idea del potere come luogo del privilegio</strong> e non come ufficio del servizio (o, al limite, di una professione), la spettrale fragilità dell’idea di “cosa pubblica”. Non a caso l’Afghanistan, dopo otto anni di presenza occidentale, mostra gli stessi sintomi del più disastrato dei Paesi dell’Africa o dell’Asia. E’ di questo che bisogna rendersi conto, è su quel livello che bisogna operare con umiltà, disincanto e una certa dose di astuzia. <strong>Il 28 gennaio i grandi leader si incontreranno a Londra per parlare di Afghanistan</strong>. E se per una volta facessero parlare qualcun altro, per esempio uno dei contadini afgani taglieggiati dalla polizia, e loro provassero ad ascoltare?</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank"><em>Avvenire</em></a><em> </em>del 20 gennaio 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/01/20/droga-e-corruzione-a-voi-l-afghanistan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DA DOVE VIENE IL SALARIO DEL TALEBANO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2009/10/29/da-dove-viene-il-salario-del-talebano/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2009/10/29/da-dove-viene-il-salario-del-talebano/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 22:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=1287</guid>
		<description><![CDATA[La vignetta del “Korean Times” che vedete qui sopra è molto carina. L’idea che esprime è largamente condivisa: e cioè, che in Afghanistan sia la coltivazione del papavero da oppio (con relativa produzione di droga) a tenere in vita la guerriglia dei talebani. Purtroppo, anche questa convinzione necessita di una profonda revisione alla luce delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vignetta del “Korean Times” che vedete qui sopra è molto carina. L’idea che esprime è largamente condivisa: e cioè, che in Afghanistan sia la coltivazione del papavero da oppio (con relativa produzione di droga) a tenere in vita la guerriglia dei talebani. Purtroppo, anche questa convinzione necessita di una profonda revisione alla luce delle indagini dei servizi di sicurezza del Governo Usa e delle analisi del <a href="http://www.loc.gov/crsinfo" target="_blank">Congressional Research Service</a>, in pratica il “centro studi” del Parlamento americano.</p>
<p><span id="more-1287"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1288" title="TalebaniOppio" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/10/TalebaniOppio.jpg" alt="TalebaniOppio" width="300" height="214" /></p>
<p>      <strong>Emerge, infatti, che la principale fonte di finanziamento</strong> per i talebani non è l’oppio, bensì la vasta rete che raccoglie le donazioni in denaro che partono da molti Paesi (primi fra tutti quelli del Golfo Persico, l’Iran, il Pakistan) e che, attraverso finte organizzazioni di beneficenza e prestanomi, convoglia il denaro nel borsellino dei talebani. Nel 2008, le sole donazioni “tracciate” dai servizi segreti Usa <strong>superavano i 110 milioni di dollari</strong>. Nessuno nutre dubbi sul fatto che quella sia solo la punta dell’iceberg e che il grosso non sia stato intercettato. Anche perché molti contributi alla guerriglia sono versati da simpatizzanti insospettabili: afghani emigrati all’estero, titolari di piccole attività (negozi, aziende agricole), musulmani radicali di ogni Paese che per il resto conducono una vita irreprensibile e che donando comunque non infrangono la legge del Paese in cui vivono.</p>
<p>      <strong>Al secondo posto</strong>, tra le fonti di finanziamento, viene in effetti <strong>il papavero da oppio </strong>che, secondo le diverse valutazioni (dalla Cia all’<a href="http://www.unodc.org" target="_blank">Onu</a>) <strong>rende ai talebani da 100 a 400 milioni di dollari l’anno</strong>. Proprio qui, però, si delinea con chiarezza la natura ambigua della guerriglia afghana, che solo in minima parte ormai è radicata nell’estremismo islamico e nel fanatismo religioso. Ci sono gruppi di guerriglieri che, per conto dei diversi “signori della guerra”, impongono una tassa del 10% ai contadini: per la coltivazione dell’oppio come per quella del grano o del cotone. Gli stessi gruppi ricevono altri pagamenti da coloro che trasportano la pasta d’oppio verso i laboratori, sotto forma appunto di “protezione” dei convogli. E prendono altresì un “pizzo” per la protezione degli stessi laboratori. Più in grande, <strong>la Shura di Quetta</strong> (una specie di Consiglio Supremo dei talebani, che ha sede appunto a Quetta in Pakistan) tratta direttamente con i boss del narcotraffico internazionale per collaborare all’esportazione della droga dall’Afghanistan.</p>
<p>      <strong>I talebani di prima linea</strong> e i soldati semplici della guerriglia sanno poco di tutto questo. Loro combattono per un salario che, secondo le diverse zone e i diversi compiti, oscilla <strong>tra i 500 e i 700 dollari al mese</strong>. La Cia, attraverso le sue osservazioni sul campo, ha persino stabilito che molti di loro lavorano come braccianti durante la stagione estiva per integrare un salario che, a quanto pare, anche in Afghanistan risulta insufficiente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2009/10/29/da-dove-viene-il-salario-del-talebano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ANTONIO MARIA COSTA, LO &#8220;SCERIFFO&#8221; DELL&#8217;OPPIO DELL&#8217;AFGHANISTAN</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2009/09/24/intervista-antonio-maria-costa-lo-sceriffo-delloppio-dellafghanistan/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2009/09/24/intervista-antonio-maria-costa-lo-sceriffo-delloppio-dellafghanistan/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 19:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=901</guid>
		<description><![CDATA[Lo “sceriffo” del mondo ha una formazione economica. Antonio Maria Costa è nato in Piemonte nel giugno 1941, ha studiato presso le Università di Torino, Mosca e Berkeley, è stato membro supplente del Fondo Monetario Internazionale, direttore generale di Economia e Finanza presso la Commissione della UE nonché segretario generale della Banca Europea per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo “sceriffo” del mondo ha una formazione economica. Antonio Maria Costa è nato in Piemonte nel giugno 1941, ha studiato presso le Università di Torino, Mosca e Berkeley, è stato membro supplente del Fondo Monetario Internazionale, direttore generale di Economia e Finanza presso la Commissione della UE nonché segretario generale della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Nel 2002 è stato nominato direttore esecutivo dell’ufficio Onu che si occupa della lotta contro la droga e il crimine (Unodc), che ha sede a Vienna. È anche vicesegretario generale  delle Nazioni Unite.</p>
<p> <span id="more-901"></span></p>
<div id="attachment_910" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-910" title="AMCosta" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/09/AMCosta-150x150.jpg" alt="Antonio Maria Costa, vice-segretario generale dell'Onu." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Antonio Maria Costa, vice-segretario generale dell&#39;Onu.</p></div>
<p>    <strong>Premette: «Le notizie dei continui attacchi contro i nostri soldati in Afghanistan</strong> mi fanno soffrire due volte: come italiano e come uomo dell’Onu impegnato in prima linea in attività multinazionali». Afferma: «Posso parlare in maniera esplicita e documentata solo di quel che mi compete, ovvero di stupefacenti e terrorismo legato alla criminalità. Gli ultimi dati sono incoraggianti, pur con qualche chiosa e qualche distinguo. <strong>L’Afghanistan è a una svolta.</strong> O accompagna la repressione con mirate iniziative di sviluppo e buon governo, o precipita definitivamente nel baratro».<br />
      <strong>Le cifre, innanzitutto.</strong> «Nel 2009, la coltivazione di oppio è scesa del 22 per cento. Oggi riguarda una superficie di 123 mila ettari, nel 2008 gli ettari erano 157 mila e nel 2007 furono 193 mila. Un calo simile in un biennio era impensabile qualche anno fa. Il declino più significativo si è avuto nella provincia dell’Helmand, nella parte meridionale del Paese, malgrado il forte controllo dei talebani: lì, i terreni occupati dall’oppio sono scesi di un terzo in un anno. Adesso, si estendono su meno di 70 mila ettari. Nell’Ovest, <strong>dove operano le truppe italiane</strong>, le coltivazioni di droga sono rimaste pressoché stabili. Nella provincia di Herat sono trascurabili (500 ettari). Invece nella provincia di Farah, più a Sud, le coltivazioni sono ancora intense (12 mila ettari): non a caso si tratta di una delle aree più pericolose».</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: left;">
<dl id="attachment_911" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-911" title="MappaOppio" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/09/MappaOppio.gif" alt="La mappa delle coltivazioni di oppio in Afghanistan tracciata dagli specialisti dell'Onu: in rosso le aree più densamente ciltivate." width="400" height="281" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">La mappa delle coltivazioni di oppio in Afghanistan tracciata dagli specialisti dell&#8217;Onu: in rosso le aree più densamente coltivate.</dd>
</dl>
<p>      <strong>«Il numero delle province</strong> <em>poppy free</em>, ovvero senza coltivazioni di oppio, è comunque salito a 20, su 34», sottolinea Costa. «Il progresso è indiscutibile, anche se occorre molta prudenza a proposito del futuro del Paese. Se la sicurezza non migliora, e se il buon governo non prevale, il progresso nella lotta agli stupefacenti non può durare. Il 9 e il 10 ottobre 2008, il vertice dei ministri della Difesa della Nato, a Budapest, decise che reparti Nato potevano partecipare alle operazioni antidroga a fianco delle forze di Kabul», prosegue Costa. «Da allora, abbiamo censito <strong>98 operazioni con un ruolo attivo di militari Usa e inglesi</strong>, e in misura minore polacchi e olandesi. La Germania s’è chiamata fuori. La Francia nicchia. A qualche missione hanno partecipato incursori italiani. Sono state distrutte 450 tonnellate di semi di papavero, 90 tonnellate di precursori chimici (necessari a trasformare la materia prima in eroina), 50 tonnellate di oppio, 19 di hashish e 7 di morfina, con 27 laboratori distrutti. Le operazioni Nato hanno aumentato i rischi legati al traffico, creando un valido deterrente».<br />
      <strong>«Ma non mi illudo», precisa Costa</strong>. «Se gli ettari d’oppio sono diminuiti è soprattutto per un fatto economico. La domanda mondiale di oppio è da tempo stabile: meno di 5 mila tonnellate l’anno. Nel 2009, solo l’Afghanistan ne ha prodotte 6.900; nel 2008, erano 7.700; nel 2007, di più ancora. Insomma, c’è un surplus che ha fatto precipitare i prezzi. Nel 2002-2003 l’oppio costava 300 dollari al chilo (ma è stato scambiato anche a 700 dollari), ora 40-50 dollari. Nel 2004-2005, a un contadino coltivare oppio rendeva 27 volte più che coltivare grano. Oggi solo il doppio; per contro, il rischio di perdere il raccolto adesso è reale».<br />
      <strong>«Siamo a una svolta»,</strong> conclude <strong>Antonio Maria Costa</strong>. «Per cambiare, l’Afghanistan deve puntare con decisione sullo sviluppo delle infrastrutture: strade, ponti, scuole, ospedali, distribuzione dell’elettricità (nove famiglie su dieci non hanno ancora la luce), cosa che consentirebbe di conservare le derrate agricole. Può produrre un buon grano, uno squisito zafferano, frutta prelibata e un ottimo miele. <strong>La sconfitta degli insorti, sempre più finanziati dai proventi del narcotraffico</strong>, non dipende solo o in primo luogo dai successi militari, che pure ci vogliono: è legata a filo doppio all’affrancamento dalla povertà e dalla corruzione. Occorre ottenere il sostegno della popolazione afghana, conquistandone il cuore e il portafoglio».</div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: left;"><strong><em> </em></strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: left;"><strong>di Alberto Chiara   </p>
<div id="attachment_938" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-938" title="Alberto Chiara" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/09/Alberto-Chiara-150x150.gif" alt="Nella foto: Alberto Chiara. Giornalista, da molti anni specialista di temi di politica internazionale. Conosce bene l'Afghanistan, dove ha compiuto numerosi viaggi di lavoro e reportage." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Nella foto: Alberto Chiara. Giornalista, da molti anni specialista di temi di politica internazionale. Conosce bene l&#39;Afghanistan, dove ha compiuto numerosi viaggi di lavoro e reportage.</p></div>
<p></strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: left;"><em> </em></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2009/09/24/intervista-antonio-maria-costa-lo-sceriffo-delloppio-dellafghanistan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA CARTA DELL&#8217;OPPIO SEMPRE PIU&#8217; DECISIVA NELLA PARTITA IN AFGHANISTAN</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2008/11/16/la-carta-delloppio-sempre-piu-decisiva-nella-partita-in-afghanistan/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2008/11/16/la-carta-delloppio-sempre-piu-decisiva-nella-partita-in-afghanistan/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 15:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/la-carta-delloppio-sempre-piu-decisiva-nella-partita-in-afghanistan/</guid>
		<description><![CDATA[      In Afghanistan, nel 2007, la coltivazione del papavero da oppio ha procurato introiti per 1 miliardo di dollari. L’esportazione di oppio, eroina e morfina, a sua volta e sempre nel 2007, ha generato un valore di 4 miliardi di dollari. Totale: 5 miliardi di dollari finiti in mano a briganti, signori della guerra, capiclan [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>      In Afghanistan, nel 2007, la coltivazione del papavero da oppio ha procurato introiti per 1 miliardo di dollari. L’esportazione di oppio, eroina e morfina, a sua volta e sempre nel 2007, ha generato un valore di 4 miliardi di dollari. Totale: 5 miliardi di dollari finiti in mano a briganti, signori della guerra, capiclan e talebani. Se consideriamo che <strong>l’intero Prodotto interno lordo dell’Afghanistan (cioè il valore dell’attività economica dell’intero Paese) è valutato in 35 miliardi di dollari,</strong> non abbiamo bisogno di sottili analisi geopolitiche per capire come mai non si riesce, laggiù, a stabilizzare la situazione.<br />
      I dati sono stati resi noti dall’<strong>Unodc</strong>, l’Ufficio delle Nazioni Unite per la lotta alle droghe e alla criminalità ben diretto dall’italiano <strong>Antonio Maria Costa</strong>. Che al rapporto ha aggiunto le seguenti considerazioni: in molte province, comprese quelle in cui si coltiva l’oppio, le autorità locali (cioè i legittimi rappresentanti del Governo centrale di Kabul) impongono una tassa del 10% sulle attività produttive. <strong>Vale a dire che circa 100 milioni di dollari si perdono all’interno della corrotta e inefficiente macchina burocratica afghana.</strong> Inoltre, e cito, “la lavorazione e il traffico d’oppio hanno generato un’entrata addizionale di 200-400 milioni di dollari. Chi ha raccolto questi soldi?”.</p>
<p>      Vi prego, inoltre, di dare un’occhiata alla cartina che l’Unodc ha inserito nel proprio rapporto. Le zone in rosso sono quelle dove più intensa è <strong>la coltivazione del papavero da oppio, che a sua volta è racchiusa al 98% in sole 7 province</strong>. Sono concentrate, come si vede, in quello spicchio di Afghanistan che a sua volta è compresso <strong>tra l’Iran e il Pakistan</strong>. Ne deriva una considerazione banale ma non secondaria: questa realtà geografica , frutto delle operazioni di repressione messe a segno nel resto dell&#8217;Afghanistan, favorisce un miglioramento della situazione, che però passa obbligatoriamente per un miglioramento delle relazioni con quegli altri due Paesi. Facile a dirsi e difficile a farsi, certo. Ma non per questo la ricetta cambia: è troppo semplice, per gli ayatollah di Teheran e per i servizi segreti pakistani complici dei talebani, minare gli sforzi per la ricostruzione dell’Afghanistan. A loro basta dare una mano ai trafficanti di droga, che tutto vogliono tranne che un Governo forte, serio ed efficiente a Kabul.<br />
     Per il momento, <strong>l’Unodc segnala per il 2008 un calo nella produzione rispetto al 2007</strong>. Le terre coltivate a oppio sono passate dal 2,5% del totale al 2,1%, e i contadini impegnati in quella produzione sono calati di 1 milione. Ha dato una buona mano la siccità, che ha reso più difficile la produzione del papavero e più conveniente quella del grano, che nel 2007 valeva 10 volte meno del papavero e oggi solo 3 volte meno.<br />
      Potrebbe anche esserci un’altra causa, che sarebbe però di pessimo auspicio. Negli ultimi anni la produzione di oppio afghano ha superato la richiesta del mercato. <strong>Talebani e predoni, quindi, hanno depositi pieni di droga invenduta.</strong> Potrebbero essere stati loro a decretare un blocco delle coltivazioni, per far risalire il prezzo della materia prima e quindi il valore del loro “magazzino”. Se così fosse, sradicare la guerriglia richiederà molta più fatica del previsto.</p>
<p>Per il testo integrale del rapporto Unodc: http://<a href="http://www.unodc.org">www.unodc.org</a><br />
 </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2008/11/16/la-carta-delloppio-sempre-piu-decisiva-nella-partita-in-afghanistan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DROGA AFGHANA, VITTIME ITALIANE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2008/03/29/droga-afghana-vittime-italiane/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2008/03/29/droga-afghana-vittime-italiane/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 16:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/index.php/usa/droga-afghana-vittime-italiane/</guid>
		<description><![CDATA[    Dcsa è una sigla che può suonare misteriosa. Vuol dire Direzione Centrale dei Servizi Antidroga del ministero dell&#8217;Interno e il suo ultimo rapporto (ben 246 pagine) è una lettura che val più di cento discorsi fumosi sulla globalizzazione. Dice dunque la Direzione che l&#8217;Italia è il secondo mercato nazionale mondiale dell&#8217;eroina (il primo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>    Dcsa è una sigla che può suonare misteriosa. Vuol dire Direzione Centrale dei Servizi Antidroga del ministero dell&#8217;Interno e il suo ultimo rapporto (ben 246 pagine) è una lettura che val più di cento discorsi fumosi sulla globalizzazione. Dice dunque la Direzione che l&#8217;Italia è il secondo mercato nazionale mondiale dell&#8217;eroina (il primo è la Gran Bretagna) e che da noi sono in crescita veloce il consumo di cocaina e velocissima quello delle droghe sintetiche. Lo si vede dai sequestri: più 193% le quantità di droghe sintetiche intercettate dalle Forze dell&#8217;Ordine, più 42,9% invece i sequestri di eroina. E lo si vede, purtroppo, anche dai morti: 589 &#8220;caduti&#8221; sul fronte della droga nel 2007, cioè 38 in più del 2006.</p>
<p>    Abbiamo detto &#8220;caduti&#8221; non a caso. Mentre la cocaina consumata in Italia arriva quasi interamente dall&#8217;America del Sud, <strong>l&#8217;eroina è quasi tutta originaria dell&#8217;Afghanistan</strong>. Sì, proprio lui, <strong>il Paese liberato dai talebani</strong>, la democrazia governata da Ahmid Karzai, il modello di tutte le guerre contro il terrorismo e l&#8217;estremismo islamico. Non è il caso di ripetere che l&#8217;attacco ai talebani fu doveroso e necessario: <strong>l&#8217;Afghanistan, sotto di loro, era diventato un centro di addestramento e una base logistica per un terrorismo</strong> che colpiva per destabilizzare mezzo mondo. Non solo a New York e Washington nel 2001, dunque, ma anche in Asia, in Africa, nel Caucaso, in Medio Oriente. Resta però il fatto che tra le tante cose che poi non hanno funzionato a dovere c&#8217;è proprio la questione della produzione del papavero da oppio, che transita nei laboratori dei narcotrafficanti in Pakistan e Turchia, diventa eroina e uccide in Europa e negli Usa.</p>
<p>    Con i talebani la coltivazione di papavero era stata ridotta fin quasi a zero. Con la democrazia (leggi: la spartizione del Paese tra diversi &#8220;signori della guerra&#8221;)  è tornata a livelli record: <strong>a Kabul e dintorni oggi si produce il 93% di tutta l&#8217;eroina base del mondo</strong>. E si va avanti così da anni: già nel 2003, produttori di oppio e narcotrafficanti realizzavano in Afghanistan proventi per circa 2,5 miliardi di dollari l&#8217;anno, una cifra pari a metà dell&#8217;intero Prodotto interno lordo legale del Paese. <strong>Le truppe dei 36 Paesi che formano la coalizione militare Nato non hanno mai elaborato una vera strategia</strong> per affrontare il problema. Marciano, anzi, in ordine sparso. Gli americani sono più inclini alla mano forte e spesso distruggono le colture. Gli europei sono più prudenti e spesso fanno finta di niente, pensando che un contadino afghano ridotto alla fame sia più incline a prendere le armi e sparare contro gli stranieri e il Governo locale che li appoggia.</p>
<p>    Di incertezza in dubbio siamo così arrivati alla situazione sopra descritta, con le <strong>colture di papavero da oppio che ormai occupano il 5% delle terre coltivabili</strong> del&#8217;Afghanistan. Ci pare giusto, allora, considerare anche i morti di eroina dei &#8220;caduti&#8221; sul fronte afghano. O almeno, se questo suona irriguardoso nei confronti dei soldati morti davvero sul campo, inserirli tra le voci passive di questo genere di spedizioni. Così, per realismo.</p>
<p><a href="http://www.poliziadistato.it">http://www.poliziadistato.it</a>        <a href="http://www.unodc.org">http://www.unodc.org</a>         <a href="http://www.usdoj.gov/dea">http://www.usdoj.gov/dea</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2008/03/29/droga-afghana-vittime-italiane/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SI CHIAMA IRAQ IL PROBLEMA DELL&#8217;AFGHANISTAN</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2008/02/25/si-chiama-iraq-il-problema-dellafghanistan/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2008/02/25/si-chiama-iraq-il-problema-dellafghanistan/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 11:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Kamikaze]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/index.php/guerra/si-chiama-iraq-il-problema-dellafghanistan/</guid>
		<description><![CDATA[   Hanno ragione i politici che alla notizia della morte in Afghanistan del maresciallo Giovanni Pezzulo, hanno detto: ci lascia un altro eroe italiano. Hanno ragione due volte. La prima perché il maresciallo, ucciso in un agguato nella valle di Uzeebin, era impegnato nei Cimic, cioè nei reparti dell’esercito che hanno come scopo preciso la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>   Hanno ragione i politici che alla notizia della morte in <strong>Afghanistan</strong> del maresciallo <strong>Giovanni Pezzulo</strong>, hanno detto: ci lascia un altro eroe italiano. Hanno ragione due volte. La prima perché il maresciallo, ucciso in un agguato nella valle di Uzeebin, era impegnato nei Cimic, cioè nei reparti dell’esercito che hanno come scopo preciso la cooperazione con i civili per la rinascita dell’economia e della società. Una figura militare moderna, da noi italiani sviluppata in un modo che tutti gli altri eserciti ci invidiano. Una “divisa” che molti popoli, dai Balcani al Medio oriente all’Asia, hanno imparato a riconoscere e ad apprezzare. Nella tragedia, la famiglia di Giovanni Pezzulo avrà almeno questo motivo d’orgoglio, con la consapevolezza che la parte più vasta e matura dell’Italia lo ricorderà come un caduto di tutti, un esempio prezioso, una memoria da conservare.<br />
   Ma c’è anche una seconda e più triste ragione dietro questi sentimenti. Pezzullo è caduto da eroe <strong>(dodicesimo italiano in quattro anni di missione afghana, rispetto a un contingente di 2.350 uomini)</strong> anche perché vittima di un’irresolutezza che, come nei peggiori esempi della storia, anche in questo caso divide i politici dai militari, gli obiettivi strategici scelti a tavolino dalle realtà cruda e nude del terreno. Guardiamoci intorno: nelle ultime ore, oltre all’attacco contro i nostri soldati, abbiamo registrato la scomparsa dell’ambasciatore del Pakistan, la morte di tre soldati nel Sud, l’attentato di un kamikaze contro un convoglio della missione Isaf, il rapimento di due tecnici nucleari pakistani in Pakistan ma a brevissima distanza dall’Afghanistan, un altro attentato suicida che ha fatto quasi 100 morti a Kandahar. Una serie di eventi che la dice lunga sulla situazione, a quasi sette anni dall’intervento Nato tutt’altro che pacificata.<br />
   Si è discusso molto sulle ragioni di questo stallo. Il nostro ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha dato voce alle perplessità di molti dei 36 Paesi coinvolti nella missione, che lamentano <strong>lo scarso coordinamento tra il contingente Usa e gli altri</strong> e criticano l’atteggiamento “muscolare” dei reparti americani, che avrebbero così ottenuto di alienarsi la simpatia e la collaborazione della popolazione locale. C’è molto di vero in questo, e altro si potrebbe dire: per esempio, che non è mai stata elaborata una vera politica nei confronti delle coltivazioni di <strong>papavero da oppio</strong>. Spesso gli americani le distruggono, spesso gli altri fanno finta di non vederle, ben sapendo che sono l’unica fonte di sussistenza per migliaia di contadini. Resta il fatto che con i talebani la produzione di oppio era quasi azzerata, mentre dopo la cacciata dei talebani è tornata sui record storici e poi li ha superati. Altra questione: la ricostruzione. Due giorni fa, per citare l’ultimo caso, l’Unicef ha chiesto 13 milioni di dollari per i bisogni primari della popolazione: <strong>2 milioni di bambini (il 60% di quelli in età scolare) non riceve alcuna istruzione, solo il 23% dei 26 milioni di afghani può usufruire di acqua potabile, solo il 12% dispone di sistemi sanitari e ogni 27 minuti muore una puerpera</strong>. Ma come garantire la rinascita di un Paese dove si viene uccisi per distribuire aiuti, come il maresciallo Pezzulo ieri e tanti volontari e impiegati delle Ong prima di lui?<br />
   Sono argomenti seri e complessi. Ma la ragione per cui stiamo a discuterne adesso, sette anni dopo l’intervento, è nota a tutti e si chiama Iraq. Dando per scontata la vittoria a Kabul, gli Usa (e non solo loro) si rivolsero al Paese di Saddam Hussein, sottraendo enormi energie alla questione afghana. Il lavoro è rimasto a metà e forze perverse vecchie di secoli (<strong>clan, tribù, signorie della guerra, consorterie del contrabbando e del narcotraffico</strong>) hanno pian piano ripreso vigore. Per ottenere un qualche miglioramento in Iraq, la Casa Bianca ha dovuto incrementare il numero dei soldati. Cosa che non potrà fare in Afghanistan, proprio perché già impegnata altrove. Il rischio, ora, è di ritrovarsi con due mezze vittorie. Che portano inevitabilmente con sé due mezze sconfitte.</p>
<p>(pubblicato su <em>Eco di Bergamo</em> del 14.2.2008)</p>
<p><a href="http://www.eco.bg.it/">www.eco.bg.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2008/02/25/si-chiama-iraq-il-problema-dellafghanistan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

