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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Donne</title>
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		<title>SUOR EUGENIA BONETTI FOR PRESIDENT!</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 18:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il mio saluto caloroso e affettuoso e il mio grazie a tutto il mondo femminile qui presente per chiedere il rispetto per la dignità della donna. Sono suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, vissuta in Africa per 24 anni, dal 1993 impegnata in un centro Caritas di Torino dove ho conosciuto il mondo della notte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il mio saluto caloroso e affettuoso e il mio grazie a tutto il mondo  femminile qui presente per chiedere il rispetto per la dignità della  donna.  Sono <strong>suor Eugenia Bonetti</strong>, missionaria della  Consolata, vissuta in Africa per 24 anni, dal 1993 impegnata in un  centro Caritas di Torino dove ho conosciuto il mondo della notte e della  strada e dove ho incontrato il volto, le storie, le sofferenze, la  disperazione e la schiavitù di tante donne portate in Italia con il  miraggio di una vita confortevole per trovarsi poi nelle maglie della  criminalità.</p>
<p><span id="more-8919"></span></p>
<p><strong>Dal 2000 lavoro a Roma come responsabile dell’Ufficio “Tratta donne e minori” dell’USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia)</strong> per coordinare il servizio di centinaia di religiose che operano sulle  strade, nei centri ascolto, nei centri di detenzione ed espulsione e  soprattutto nelle case famiglia per il recupero di tante giovani vite  spezzate.</p>
<div id="attachment_8928" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8928" title="bonetti benin" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/02/bonetti-benin2.jpg" alt="Suor Eugenia Bonetti in Benin (Africa)." width="300" height="228" /><p class="wp-caption-text">Suor Eugenia Bonetti in Benin (Africa).</p></div>
<p>Sono qui a nome di queste suore che ogni giorno operano  silenziosamente e gratuitamente con amore, coraggio e determinazione nel mondo dell’emarginazione sociale per ridare vita e speranza.  <strong>Sono  qui per dare voce a chi non ha voce, alle nuove schiave, vittime della  tratta di esseri umani per sfruttamento lavorativo e sessuale</strong>,  per lanciare un forte appello affinchè sia riconosciuta la loro dignità e  ripristinata la loro vera immagine di donne, artefici della propria  vita e del proprio futuro. A nome loro e nostro, che ci sentiamo sorelle  e madri di queste vittime, diciamo basta a questo indegno e vergognoso  mercato del mondo femminile.</p>
<p>Questo grido nasce dalla nostra esperienza concreta, dalla nostra  vita vissuta ogni giorno a contatto con tante giovani trafficate e  sfruttate dai nostri stessi stili di vita e alle quali sono negati i  fondamentali diritti umani. <strong>Purtroppo l’immagine che viene  trasmessa in tanti modi e forme, dai media, dalla pubblicità e dagli  stessi rapporti quotidiani tra uomo-donna è l’immagine del corpo della  donna inteso solamente come oggetto o strumento di piacere, di consumo e  di guadagno</strong>, misconoscendo invece l&#8217;essenziale che lo stesso  corpo umano racchiude: una bellezza infinita e profonda da scoprire,  rispettare, apprezzare e valorizzare.</p>
<p>Le costanti notizie di cronaca che in queste ultime settimane si  susseguono in modo spudorato sui nostri giornali e nelle trasmissioni  televisive e radiofoniche ci sgomentano e ci portano a pensare che siamo  ancora molto lontani dal considerare la donna per ciò che è veramente e  non semplicemente un oggetto o una merce da usare.  Quale immagine  stiamo dando della donna e del suo ruolo nella società e nella famiglia a  prescindere dai fatti di cronaca, dalla veridicità o meno di ciò che ci  viene presentato?</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_8929" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><strong><img class="size-full wp-image-8929" title="torino" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/02/torino.jpg" alt="La manifestazione delle donne a Torino." width="300" height="200" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">La manifestazione delle donne a Torino.</p></div>
<p><strong>In questi ultimi tempi si è cercato di eliminare la  prostituzione di strada perché dava fastidio e disturbava i sedicenti  benpensanti. A abbiamo voluto rinchiuderla in luoghi meno visibili,  pensando di aver risolto il problema</strong>, ma non ci rendiamo conto  che una prostituzione del corpo e dell’immagine della donna è diventata  ormai parte integrante dei programmi e notizie televisive, della cultura  del vivere quotidiano e proposta a tutti, compresi quei bambini che  volevamo e pensavamo di tutelare.  Tutto questo purtroppo educa allo  sfruttamento, al sopruso, al piacere, al potere, senza alcuna  preoccupazione delle dolorose conseguenze sui nostri giovani che vedono  modelli da imitare e mete da raggiungere.</p>
<p>La donna è diventata solo una merce che si può comperare, consumare  per poi liberarsene come un qualsiasi oggetto “usa e getta”.  Troppo  spesso la donna è considerata solo per la bellezza e l’aspetto esterno  del suo corpo e non invece per la ricchezza dei suoi valori veri di  intelligenza e di bellezza interiore per la sua capacità di accoglienza,  intuizione, donazione e servizio, per la sua genialità nel trasmettere  l’amore, la pace e l’armonia, nonché nel dare e far crescere la vita.  <strong>Il suo vero successo e il suo avvenire non possono essere basati sul denaro, sulla carriera o sui privilegi dei potenti,</strong> ma deve essere fondato sulle sue capacità umane, sulla sua bellezza interiore e sul suo senso di responsabilità.</p>
<p>Durante questi lunghi anni di impegno e servizio alla donna la  nostra rete di religiose si è allargata e consolidata non solo in Italia  ma anche nei Paesi di origine, transito e destinazione. Abbiamo creato  le basi per un vero lavoro educativo di informazione, prevenzione e  reintegrazione, come pure di condanna per quanti, in modi diversi, usano  e abusano del corpo della donna la cui dignità non si può  mercanteggiare o pagare perché è un dono sacro da rispettare e  custodire.  <strong>Non possiamo più rimanere indifferenti di fronte a quanto oggi accade in Italia nei confronti del mondo femminile.</strong> Siamo tutti responsabili del disagio umano e sociale che lacera il Paese.</p>
<p>E’ venuto il momento in cui ciascuno deve fare la sua parte e  assumersi le proprie responsabilità. Per questo come religiose  rivolgiamo un forte appello alle autorità civili e religiose, al mondo  maschile e maschilista che non si mette in discussione, alle agenzie di  informazione e formazione, alla scuola, alle parrocchie, ai gruppi  giovanili, alle famiglie <strong>e in modo particolare alle donne  affinché insieme possiamo riappropriarci di quei valori e significati  sui quali si basa il bene comune</strong> per una convivenza degna di  persone umane, per una società più giusta e più libera, con la speranza  di un futuro di pace e armonia dove la dignità di ogni persona è  considerato il primo bene da riconoscere, sviluppare, tutelare e  custodire.</p>
<p>A tutti il mio grazie per la vostra attenzione e per il vostro impegno a favore della dignità della donna&#8221;.</p>
<p><em><strong>(questo è il testo dell&#8217;intervento che suor Eugenia Bonetti ha svolto in Piazza del Popolo, a Roma, durante la manifestazione</strong></em> <em><strong>&#8220;Se non ora quando?&#8221; di domenica 13 febbraio 2011)</strong></em></p>
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		<title>SE LA FAMIGLIA INTACCA IL CAPITALE</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 22:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2009, dunque, il reddito delle famiglie italiane è calato del 2,7%. Lo certificano i dati Istat. Interessante anche la distribuzione geografica: meno 4,1% nel Nord-Ovest, meno 3,4% nel Nord-Est, meno 1,8% nel Centro e meno 1,2% nel Sud. Poiché non succedeva dal 1995, possiamo dire che si è finalmente realizzato il &#8220;miracolo italiano&#8221; promesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2009, dunque, il reddito delle famiglie italiane è calato del 2,7%. Lo certificano i dati Istat. Interessante anche la distribuzione geografica: meno 4,1% nel Nord-Ovest, meno 3,4% nel Nord-Est, meno 1,8% nel Centro e meno 1,2% nel Sud. Poiché non succedeva dal 1995, possiamo dire che si è finalmente realizzato il &#8220;miracolo italiano&#8221; promesso da Berlusconi nel 1994.</p>
<p><span id="more-8846"></span></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-8856" title="SOLDI" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/02/SOLDI.jpg" alt="SOLDI" width="300" height="256" /></p>
<p><strong>Scherzi a parte, la crisi economica mondiale non è certo colpa del Cavaliere:</strong> se in un paio d&#8217;anni abbiamo perso 7 punti di Pil e ne recuperiamo 1 l&#8217;anno (se va bene), è chiaro che presentare bilanci migliori sarebbe un duro compito per tutti. E anche se mettiamo sul piatto il fatto, indiscutibile, che la maggioranza (variabile, ma sempre berlusconiana) di centrodestra non è mai riuscita a far decollare la crescita pur sempre promessa, non si può attribuire al Nostro la colpa intera di questa situazione.</p>
<p>Il calo del reddito delle famiglie, peraltro, non è attribuibile alla sola crisi. O meglio: <strong>la crisi ha colpito ma le famiglie hanno fatto muro e si sono spese per difendere i componenti più deboli:</strong> soprattutto i giovani (la disoccupazione giovanile è ormai alla soglia del 30%) e le donne con un impiego precario (il 52% delle donne italiane non lavora fuori casa, una percentuale di 12 punti sopra la media europea). Ora, però, dopo due anni di resistenza, le famiglie hanno cominciato a consumare le riserve. Si stanno mangiando il capitale, insomma.</p>
<p>Quando si arriva a questo punto c&#8217;è sempre qualcuno che rispolvera la solita statistica sulla ricchezza delle famiglie italiane e sulla loro inclinazione al risparmio. Tutto vero. Ma se nel 2007 la ricchezza per famiglia era valutata in 372 mila euro, nel 2009 già si era scesi a 355 mila. La famosa ricchezza delle famiglie italiane, inoltre, poggia in gran parte sul mattone. Si tratta quindi di una ricchezza difficile da <img class="alignleft size-full wp-image-8859" title="casa" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/02/casa.jpg" alt="casa" width="300" height="199" />mobilitare in caso di bisogno e in parte anche teorica: dopo tre anni di flessione, ci sono oltre 120 mila appartamenti sul mercato che non trovano compratore. Come disse il <strong>professor Luigi Campiglio,</strong> ordinario di Politica economica e prorettore dell&#8217;Università Cattolica, in una bella intervista ad <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> il 21 dicembre 2010: &#8220;Il fatto che le case sia aumentate di prezzo può essere considerato un aumento della ricchezza? Inoltre, la dinamica del risparmio netto, quello checonsente alla ricchezza di accumularsi nel tempo, è in calo. Nel 1996 era al 3% della ricchezza, nel 2009 all&#8217;1%. Non è una piccola diminuzione&#8221;.</p>
<p>Le famiglie italiane, dunque, si stanno mangiando il capitale per difendere i giovani (figli) e le donne. Una situazione perfettamente descritta da <strong>Riccardo Monti</strong> (amministratore delegato) e <strong>Stefano Siragusa</strong> (managing director) di <a href="http://www.bcg.it" target="_blank">Boston Consulting Group</a> in un articolo scritto circa un mese fa  per il <a href="http://www.ilsole24ore.com" target="_blank">Sole 24 Ore</a>: &#8220;A che serve gloriarsi della relativa tenuta dell&#8217;occupazione adulta, quando abbiamo oltre 2 milioni di giovani in uno stato di totale smarrimento e abbandono?&#8221;.</p>
<p><strong>In Italia, dunque, non si fanno figli (nel 2010 ne sono nati 12.200 meno che nel 2009) e quelli che ci sono restano di fatto condannati alla disoccupazione</strong> o a uno studio intrapreso soprattutto in attesa di tempi migliori. Nell&#8217;uno come nell&#8217;altro caso, restano a consumare i risparmi dei genitori. Inevitabile, a questo punto, rivolgersi a chi ha governato per otto degli ultimi dieci anni. Nessuna seria politica familiare è stata intrapresa: per far crescere le nascite (che invece calano) e per dare sollievo alle famiglie (che ora invece stentano). L&#8217;Italia è già un Paese vecchio (entro il 2050 un adulto ogni tre avrà più di 60 anni) e nulla è stato fatto per riequilibrare un atteggiamento che impone ai giovani la flessibilità e la disponibilità più estrema e agli adulti regala il massimo della rigidità e della conservazione. Due sociologi italiani, <strong>Francesco Modena</strong> dell&#8217;Università di Trento e <strong>Fabio Sabatini</strong> dell&#8217;Università di Siena, hanno pubblicato uno studio secondo cui &#8220;le famiglie in cui la donna ha un impiego precario hanno il 3% di probabilità di meno di pianificare una gravidanza&#8221;.</p>
<p>Con quell&#8217;andamento, i costi sociali sono destinati ad aumentare, insieme con lo sforzo chiesto alle famiglie per sopportarli. L&#8217;attenzione ossessiva rivolta dai nostri Governi alle esigenze delle aziende e delle cosiddette &#8220;partite Iva&#8221;, anche dal punto di vista fiscale, ha lasciato da parte proprio coloro che, per definizione, dovrebbero produrre col lavoro e poi consumare i frutti del lavoro stesso. Quello che stiamo facendo ora è vivere a credito sulle spalle delle prossime generazioni. Ci vuole coraggio, bisogna investire sul futuro e magari rinunciare a qualche vantaggio elettorale immediato, ma bisogna interrompere questa spirale.</p>
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		<title>CHE PELANDRONE IL MASCHIO ITALIANO!</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 22:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Succede che]]></category>

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		<description><![CDATA[Le donne diranno: bella scoperta! Gli uomini cercheranno di fare una battuta. Normale. A dispetto di tutto, però, leggere i risultati della ricerca Istat intitolata La divisione dei ruoli nelle coppie fa un certo effetto, oltre a provocare un certo numero di inefficaci e teorici sensi di colpa. Nella coppia, infatti, il 76,2% del lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le donne diranno: bella scoperta! Gli uomini cercheranno di fare una battuta. Normale. A dispetto di tutto, però, leggere i risultati della ricerca Istat intitolata <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20101110_00" target="_blank">La divisione dei ruoli nelle coppie</a> fa un certo effetto, oltre a provocare un certo numero di inefficaci e teorici sensi di colpa. Nella coppia, infatti, il 76,2% del lavoro familiare è scaricato sulle spalle delle donne; una mole che sale all&#8217;89,7% se la donna non ha un lavoro fuori casa.</p>
<p><span id="more-8447"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8453" title="donnadicasa" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/01/donnadicasa.jpg" alt="donnadicasa" width="300" height="353" /></p>
<p>Inoltre: il 98% delle donne non <em>single</em> svolge ogni giorno un&#8217;attività dedicata alla coppia o alla famiglia mentre quasi tutti gli uomini proprio non ci pensano: solo il 24,1% fa qualcosa per la coppia o la famiglia e in media per non più di 10 minuti al giorno. Curiosamente questa percentuale sale al 31% per gli uomini la cui compagna non lavora fuori casa. Nel complesso, <strong>una donna che lavora fuori casa e in casa è impegnata per 9 ore e 10 minuti al giorno, l&#8217;uomo per 8 ore e 10 minuti.</strong> Se i due hanno figli la differenza cresce ulteriormente, e ancora a sfavore della donna: 9 ore e 28 minuti di impegno al giorno per le madri, 8 ore e 17 minuti per i padri. Con questi dati non possiamo stupirci se Eurostat, l&#8217;istituto statistico dell&#8217;Unione Europea, piazza noi uomini italiani in coda al gruppo, con sloveni, <strong>svedesi (solo l&#8217;8% di loro non fa nulla in casa)</strong>, estoni e belgi a guidare la classifica dei maschi più meritevoli.</p>
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		<title>NICOLETTA MICHELI: LA DONNA SIA CON TE</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 18:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[di MARTA SCAGLIONE &#8220;Un giorno mia moglie mi dice: perché non fai un film su questo? Lì per lì, l&#8217;ho presa per matta&#8221;. Guido Chiesa, regista di Io sono con te, ha raccontato così la genesi del suo ultimo film. Pellicola complessa, affascinante, dedicata al mistero della Natività e, in particolare, al rapporto tra Maria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di MARTA SCAGLIONE</p>
<p>&#8220;Un giorno mia moglie mi dice: perché non fai un film su questo? Lì per lì, l&#8217;ho presa per matta&#8221;. <strong>Guido Chiesa</strong>, regista di <em>Io sono con te</em>, ha raccontato così la genesi del suo ultimo film. Pellicola complessa, affascinante, dedicata al mistero della Natività e, in particolare, al rapporto tra Maria Vergine e il bambino Gesù. Naturalmente l&#8217;idea del film ha avuto una genesi un po&#8217; raffinata e complessa, anche se la sceneggiatura è dovuta, oltre che a Chiesa, proprio a <strong>Nicoletta Micheli</strong>, moglie di Guido e madre dei suoi tre figli (<strong>Emma, 12 anni; Ivana, 9 anni; e Giovanni, 4 anni</strong>), e a Filippo Kalomenidis.In questa intervista la Micheli racconta ilsuo approccio alla storia di Maria e di suo figlio.</p>
<p><span id="more-8039"></span></p>
<div id="attachment_8043" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8043" title="io-sono-con-te" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/12/io-sono-con-te.jpg" alt="Nadia Khlifi, la ragazza tunisina che interpreta Maria in &quot;Io sono con te&quot;." width="300" height="180" /><p class="wp-caption-text">Nadia Khlifi, la ragazza tunisina che interpreta Maria in &quot;Io sono con te&quot;.</p></div>
<p><strong>- <em>Io sono con te</em> è un film totalmente concentrato sulla maternità di Maria di Nazareth. Come mai questa scelta?</strong></p>
<p>&#8220;Dalle  idee di Maeve Corbo, che ovviamente poi sono andate anche al di là del  film stesso. Tutto è confluito in un processo che ha  coinvolto me e Guido in quanto genitori, in quanto coppia&#8221;.</p>
<p><strong>- La sceneggiatura del film è ispirata alle idee originali formulate da Maeve Corbo sulla figura di Maria. Quali di queste idee vi hanno toccati al tal punto da scrivere un film?</strong></p>
<p>&#8220;Queste idee, che ti racconto con grande sintesi, sono quelle relative a quello che accade a una mamma e al suo bambino nel momento della nascita e all’importanza di questo momento sul destino del neonato. Dentro questa riflessione ci sono tante suggestioni: da Michel Odent, medico ostetrico che si dedica alla diffusione delle idee sul parto naturale, ad Alice Miller, una psicoterapeuta recentemente scomparsa che ha parlato da ebrea della straordinarietà dell’esempio genitoriale offerto da Maria e Giuseppe nei confronti di un bambino che poi, diventato uomo, ha predicato l’amore e la pace.  Riflessioni e suggestioni che sono poi confluite nel progetto di scrivere <em>Io sono con te</em>. L&#8217;idea venuta a me perché volevo mostrare queste cose per la prima volta senza l’aura &#8220;magica&#8221; della tradizione. Al tempo stesso, pensavo che far vedere questa ragazzina così straordinaria fosse interessante anche per il nostro monodo contemporaneo&#8221;.</p>
<p><strong>- Attraverso il film tu e Guido avete riscoperto la fede?</strong></p>
<p>&#8220;E’ stato un tassello di un mosaico più ampio, che ha compreso anche un cammino di fede. Un cammino che ancora prosegue, perché non si finisce mai di imparare e di crescere&#8221;.</p>
<p><strong>- Qual è il messaggio che volete trasmettere con il film? </strong></p>
<p>&#8220;Il messaggio principale, in realtà, ce l’ha già trasmesso il Vangelo: riguarda la capacità delle donne, e di Maria in quanto donna, di creare le condizioni per un mondo migliore, di creare le condizioni perché nascano persone in grado di realizzarsi in armonia e in pace con gli altri. Il messaggio è, quindi, questo: le donne hanno una grande risorsa e un grande compito, quello di trasmettere i principi fondamentali della cultura umana&#8221;.</p>
<div id="attachment_8046" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8046" title="chiesa" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/12/chiesa.jpg" alt="Guido Chiesa sul set del film." width="300" height="168" /><p class="wp-caption-text">Guido Chiesa sul set del film.</p></div>
<p><strong>-  <em>Io sono con te</em> è stato scritto da te e da tuo marito Guido Chiesa. Com’è stato scrivere un film insieme?</strong></p>
<p>&#8220;In realtà io ho scritto il soggetto. Con Guido ho poi scritto la prima fase della sceneggiatura, infine è subentrato l’aiuto di una terza persona, Filippo Kalomenidis, che è stato fondamentale perché la stesura non è stata semplicissima. Io e Guido avevamo priorità diverse: io ero molto gelosa delle questioni che sono alla base del film perchè non volevo che fossero intaccate o addirittura dimenticate. Guido, da regista e cineasta qual è, era interessato all’aspetto narrativo e drammaturgico e, a volte, rischiava di censurarmi. Il contributo di Filippo è stato fondamentale perché è riuscito a tirar fuori il meglio sia da me sia da Guido, bilanciando la situazione&#8221;.</p>
<p><strong>- Com’è stato girare delle scene con dei non-attori? </strong></p>
<p>&#8220;E’ più una domanda per Guido ma ti posso dire, essendo stata testimone diretta, che non è stato facile. Soprattutto all’inizio, perché per Guido ha significato l’immersione totale in un mondo diverso con ritmi diversi e rapporti lontani da quelli cui noi siamo abituati. Un mondo rurale, contadino e ancora molto arretrato ma caratterizzato da una grande umanità, un grande senso della dignità soprattutto tra le donne&#8221;.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>- Qual è la storia della bambina che interpreta Maria e di sua mamma? </strong></p>
<p>&#8220;Nadia Khlifi, la ragazza che interpreta Maria, ha 14 anni. Guido l’ha trovata in un liceo del Sud della Tunisia. Non aveva alcuna esperienza di recitazione, ovviamente, e da questo punto di vista la sua mamma, che nel film interpreta la mamma di Maria, è stata utilissima sia alla figlia sia a tutto il cast. E’ stato il modello a cui ci siamo ispirati per costruire i diversi personaggi: è una persona autentica, aveva una naturalezza davanti alla telecamera che era proprio quello che cercavamo&#8221;.</p>
<p><strong>- Cosa aveva di speciale questa ragazza da renderla genitrice di Dio, di un Dio che si fa uomo? </strong></p>
<p>&#8220;Secondo noi lei era, nel momento della gestazione quando era ancora una ragazzina, ancorata saldamente a quelli che sono le leggi della natura presenti in ciascuno di noi e che in lei erano realizzate al meglio. E’ come se Maria fosse la realizzazione di un progetto che Dio ha riservato a tutti noi ma attraverso di lei si realizza pienamente&#8221;.</p>
<p><em><strong>di Marta Scaglione</strong></em></p>
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		<title>SAKINEH, E&#8217; ANCORA L&#8217;ETA&#8217; DELLA PIETRA</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 22:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;euforia è durata poco. Giusto il tempo perché il canale iraniano in lingia inglese, Press Tv, precisasse che Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, la donna condannata nel 2006 a 99 frustate per adulterio, nel 2007 alla morte per lapidazione per adulterio e complicità nell’assassinio del marito e da allora detenuta in carcere, era tornata nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;euforia è durata poco. Giusto il tempo perché il canale iraniano in lingia inglese, Press Tv, precisasse che <strong>Sakineh Mohammadi Ashtiani</strong>,  43 anni, la donna condannata nel 2006 a 99 frustate per adulterio, nel  2007 alla morte per lapidazione per adulterio e complicità  nell’assassinio del marito e da allora detenuta in carcere, era tornata  nella sua città<strong> (Tabriz)</strong> e nella sua casa non perché finalmente libera  ma solo per l&#8217;ennesimo sopralluogo. Un segnale difficile da  interpretare: nel mcomplesos sistema giudiziario iraniano, strettamente  dipendente dalle autorità politico-religiose, potrebbe rappresentare una  concessione alla campagna internazionale per la liberazione della donna  come pure un inasprimento del suo caso. Il sopralluogo, infatti, è  nstato deciso anche per realizzare una trasmissione televisiva sulla sua  vicenda. Dovrebbero invece aver ritrovato la libertà suo figlio <strong>Sajjad Qaderzadeh</strong> e l’avvocato <strong>Javid Hutan Kian</strong>, oltre a due giornalisti tedeschi ch’erano stati arrestati il 10 ottobre di quest’anno per averli intervistati. La speranza, naturalmente, è che l&#8217;Iran, dopo mesi di  mobilitazione internazionale, si dimostri non insensibile né  invulnerabile alle pressioni esterne. Un caso, questo, che in qualche  misura ricorda quello della cristiana pakistana <strong>Asia Bibi</strong>, condannata a morte per blasfemia e &#8220;salvata&#8221; proprio dalla campagna internazionale animata, per l&#8217;Italia, da <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;status=find&amp;findkey=asia+bibi&amp;Cerca+=Cerca+" target="_blank">Asia News</a>.</p>
<p><span id="more-7846"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-7849" title="stoningXXX" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/12/stoningXXX.jpg" alt="stoningXXX" width="300" height="200" /></p>
<p>Anche se il “caso Sakineh” dovesse dimostrarsi davvero risolto, però, altrettanto non si può dire per <strong>la pratica della lapidazione, tornata in vigore in molti Paesi: oltre all’Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Pakistan, Sudan, Yemen, Somalia e Afghanistan.</strong> L’unico ad averla applicata con una certa regolarità e frequenza, però, è stato proprio l’Iran. <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3891" target="_blank">Amnesty International</a> ha più volte denunciato che le autorità di Teheran, pur avendo dichiarato una moratoria alla lapidazione nel 2002, hanno poi consentito l’esecuzione di almeno 4 persone. Altre 11 persone (3 uomini e 8 donne, tra le quali fino a ieri anche Sakineh) attendono l’esecuzione capitale per lapidazione nel braccio della morte delle carceri iraniane.</p>
<div id="attachment_7851" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-7851" title="sakinehXXXX" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/12/sakinehXXXX.jpg" alt="Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, condannata a morte per lapidazione nel 2007." width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, condannata a morte per lapidazione nel 2007.</p></div>
<p><strong>In Afghanistan</strong> una coppia di giovani fidanzati è stata messa a morte per lapidazione, nel Nord del Paese, nell’agosto del 2010. Notizie di pali dazioni sono arrivate anche dalla Somalia (dove la drammatica situazione generale impedisce, però, un censimento preciso) e dal Pakistan.</p>
<p>Il caso più clamoroso, però, è forse quello della provincia di Aceh in <strong>Indonesia: lì la pena di morte per lapidazione è stata reintrodotta addirittura nel 2009</strong>. In Nigeria la lapidazione è stata recuperata come misura punitiva negli Stati del Nord con l’introduzione della <em>shari’ah</em>, la legge islamica. Nel 2002 la Nigeria è finita sotto osservazione per due casi. Il primo, e più famoso, riguardava <strong>Amina Lawal Kurami</strong>, condannata per adulterio. Anche nel suo caso la campagna internazionale portò a una revisione della condanna. Nello stesso anno, però, fu condannato a morte per lapidazione anche un uomo nigeriano, <strong>Yunusa Rafin Chiyawa</strong>, che aveva confessato di aver avuto rapporti sessuali con la moglie di un amico. Yunusa è ancora in carcere e la condanna non è stata revocata.</p>
<p><strong>Anche in Iraq</strong> è stato segnalato almeno un caso di lapidazione. Una ragazza di 22 anni è stata messa a morte nel 2006 ad Al Qaim, un piccolo centro al confine con la Siria, ALL&#8217;EPOCA controllato da miliziani simpatizzanti con Al Qaeda.</p>
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		<title>BUONA FORTUNA AL MINISTRO CARFAGNA</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 21:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Non so che cosa deciderà il ministro Mara Carfagna, se lascerà il Pdl e la politica o resterà dov&#8217;è. Credo anche che, nella situazione politica generale, la cosa (in quei termini) sia abbastanza ininfluente. Devo però dire che, a dispetto dello schieramento in cui milita, ho sempre avuto per la ministro delle Pari opportunità una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so che cosa deciderà il ministro <strong>Mara Carfagna</strong>, se lascerà il Pdl e la politica o resterà dov&#8217;è. Credo anche che, nella situazione politica generale, la cosa (in quei termini) sia abbastanza ininfluente. Devo però dire che, a dispetto dello schieramento in cui milita, <strong>ho sempre avuto per la ministro delle Pari opportunità una certa simpatia</strong>. Per tante ragioni. Una, istintiva e spero non mediocre, è che è una bella donna. Ma una bella donna fine, inconfondibilmente italiana e mediterranea, in un&#8217;Italia piena di smandrappone malamente ricalcate dalle riviste di moda.</p>
<p><span id="more-7642"></span></p>
<div id="attachment_7648" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-7648" title="Carfagna" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/11/Carfagna.jpg" alt="Mara Carfagna, ministro per la Pari Opportunità." width="300" height="195" /><p class="wp-caption-text">Mara Carfagna, ministro per la Pari Opportunità.</p></div>
<p>E poi, certo, ci sono ragioni più serie o seriose. Ha fatto la valletta e i calendari sexy, però prima aveva preso un diploma presso la scuola di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, studiato recitazione, ottenuto il diploma di conservatorio in pianoforte e una laurea in Legge con 110 e lode. <strong>Vi capita spesso di conoscere persone con un simile curriculum?</strong> Ha anche promosso una delle poche leggi di vera utilità pubblica di questa legislatura: la cosiddetta &#8220;legge anti-stalking&#8221;, con cui sono state introdotte nuove ed efficaci norme per combattere la violenza sulle donne.</p>
<p>Molto più criticabile è il suo disegno di legge contro la prostituzione in pubblico, ancora in discussione, ma c&#8217;è gente che passa una vita in Parlamento senza poter vantare nemmeno metà di questi risultati. Alla fin fine, però, la ragione che me l&#8217;ha resa simpatica un po&#8217; a prescindere è stato il modo in cui ha affrontato la bufera che l&#8217;ha investita nell&#8217;estate 2008, quando una serie di intercettazioni telefoniche (poi secretate) sembrò trasformarla nella cortigiana che un Berlusconi soddisfatto dei &#8220;servizi&#8221; aveva poi proiettato in Parlamento e al Governo.</p>
<p><strong>Io non ci credo. Non che mi fidi del Cavalier Bunga Bunga ma una donna bella e con un curriculum prestigioso trova sempre quelli che l&#8217;accusano di aver usato il fascino per fare carriera.</strong> Troppo prevedibile la storia, troppo già vista. Comunque sia, la Carfagna ha retto a un impatto mediatico che avrebbe stroncato un toro. E l&#8217;ha fatto con una certa signorilità e molto silenzio, con modi assai lontani da quelli di molti suoi colleghi di Governo, anche e soprattutto maschi, arroganti e isterici e molto pronti a sfruttare la sostanziale impunità garantita dall&#8217;incarico parlamentare.</p>
<p>C&#8217;è da stupirsi, dunque, se ora la Carfagna dice di trovarsi a disagio con l&#8217;ex sottosegretario (ma attuale coordinatore del Pdl in Campania) <strong>Nicola Cosentino</strong>, accusato di concorso in associazione camorristica e scampato a un mandato d&#8217;arresto solo grazie all&#8217;omertà parlamentare? Se ha qualche problema con <strong>Denis Verdini</strong> (uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl),  quello cui la Banca d&#8217;Italia la Banca d&#8217;Italia contesta un conflitto d&#8217;interessi pari a  60,5 milioni di euro per la banca di cui è stato amministratore? Verdini l&#8217;amico di <strong>Dell&#8217;Utri</strong>, condannato a 7 anni per concorso in associazione mafiosa? Dell&#8217;Utri l&#8217;amico di Silvio Berlusconi?</p>
<p>Che lasci o che resti la Carfagna merita un applauso. Anche perché basta sfogliare i giornali di regime per capire che cosa l&#8217;aspetta una volta abbandonata la corte del re di Arcore.</p>
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		<title>FRANCIA: C&#8217;E&#8217; LA CRISI, FAMMI FUMARE</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 21:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Roselyne Bachelot, ministro francese della Salute, ha detto in un&#8217;intervista a Radio Montecarlo che nel quinquennio 2005-2010 il numero dei fumatori è aumentato di due punti percentuali, dal 26,9% al 28,7% dei francesi d&#8217;età compresa tra i 15 e i 75 anni. Alto in particolare l&#8217;aumento registrato tra le donne (dal 23 al 25,7%), più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roselyne Bachelot, ministro francese della Salute</strong>, ha detto in un&#8217;intervista a Radio Montecarlo che nel quinquennio 2005-2010 <strong>il numero dei fumatori è aumentato di due punti percentuali, dal 26,9% al 28,7% dei francesi d&#8217;età compresa tra i 15 e i 75 anni.</strong> Alto in particolare l&#8217;aumento registrato tra le donne (dal 23 al 25,7%), più contenuto quello degli uomini (dal 31 al 31,8%). Secondo il ministro, il fenomeno è almeno in parte da attribuirsi alla crisi economica: <strong>&#8220;Praticamente fuma il 50% dei francesi disoccupati&#8221;, ha detto la Bachelot</strong>, &#8220;e con l&#8217;aumento della disoccupazione è aumentato anche il consumo di tabacco&#8221;. Un dato che non si registra in altri Paesi ma che è stato confermato da <strong>Bertrand Dautzenberg</strong>, pneumologo e presidente dell&#8217;Ufficio per la prevenzione del tabagismo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7154" title="fUMATORE" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/fUMATORE.jpg" alt="fUMATORE" width="300" height="243" /></p>
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		<title>NOSHEEN, LA MAMMA ASSASSINA E NOI</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 18:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[Resta sui giornali il caso di Novi (Modena), ed è giusto così. Ma esce dai giornali il caso di Trento, e non è giusto. Novi vuol dire Nosheen, 20 anni, e sua madre Shanaz, 46 anni. La prima è in coma dopo essere stata sprangata da un fratello. La seconda è morta, uccisa da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Resta sui giornali il caso di Novi (Modena), ed è giusto così. Ma esce dai giornali il caso di Trento, e non è giusto. Novi vuol dire Nosheen, 20 anni, e sua madre Shanaz, 46 anni. La prima è in coma dopo essere stata sprangata da un fratello. La seconda è morta, uccisa da una sassata del martito Butt Ahmad, 53 anni. <strong>Nosheen non voleva sposare il marito scelto dal padre, la tragedia è nata da lì. Trento, invece, vuol dire Francesca Giovannoni, 41 anni</strong>: durante una cena di famiglia ha partorito in bagno, ha ucciso il neonato e poi ne ha fatto sparire il corpo, forse buttandolo nell&#8217;Adige. La Giovannoni fa la maestra d&#8217;asilo.</p>
<p><span id="more-6923"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_6945" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6945" title="PakistanSpose" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/PakistanSpose.jpg" alt="Un gruppo di donne pakistane con i tradizionali abiti da sposa." width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">Un gruppo di donne pakistane in abito da sposa.</p></div>
<p><strong>Sapete quanti sono i pakistani in Italia? Quasi 56 mila.</strong> Di quanti omicidi simili avete sentito parlare? Questo di Novi, certo, e poi quello di Hina Saleem a Sarezzo (Brescia), uccisa dal padre nel 2006 perché fidanzata con un ragazzo italiano. Siete al corrente di altri omicidi in famiglie pakistane? Scrivetemi, pubblicherò tutte le vostre notizie. E&#8217; certo che in quella comunità vi sono <strong>molti casi di padri-padroni che passano sotto silenzio, di donne umiliate e sottoposte a violenze fisiche e psicologiche di cui non sappiamo nulla</strong>. E&#8217; anche facile immaginare che non siano solo i padri di Hina e Nasheem a cullarsi nell&#8217;incredibile convinzione che si possa cambiare Paese, cultura e civiltà (addirittura dal Pakistan all&#8217;Italia) senza doversi adattare, senza limare le proprie convinzioni e tradizioni, vivendo in una specie di bolla fuori dal tempo e dallo spazio.</p>
<p>Questo fenomeno riguarda tutti i Paesi a forte immigrazione, l&#8217;Italia come la Germania, la Francia come la Gran Bretagna. Ma sarebbe ingiusto non registrare anche i fenomeni positivi. Per esempio questo: <strong>i matrimoni combinati</strong>, e soprattutto i matrimoni combinati tra ragazze adolescenti e uomini maturi o anziani (<em>com&#8217;era il caso di Nasheen, promessa a un uomo di 56 anni</em>, n.d.r),<strong> sono in drastico calo</strong>. &#8220;In Italia&#8221;, ha detto <strong>l&#8217;avvocato Gian Ettore Gassani</strong>, presidente dell&#8217;<a href="http://www.ami-avvocati.it" target="_blank">Associazione matrimonialisti italiani</a>, &#8220;si è passati da più di mille casi relativi all&#8217;inizio degli anni Novanta (1.562 nel 1993) ai 156 del 2007 (ultimo dato fornito dal <a href="http://www.minori.it" target="_blank">Centro di documentazione dell&#8217;infanzia</a>)&#8221;. Il che vuol dire che la nostra cultura, i nostri costumi comunque fanno presa sugli immigrati.</p>
<p>Non capisco, invece, perché l&#8217;orrenda tragedia di Trento, maturata per di più in un tranquillo contesto borghese italiano e nella mente di una donna che per mestiere lavora con i bambini piccoli, sia stata con tanta rapidità scopata sotto il tappeto della dimenticanza. <strong>Per quanto possa sembrare incredibile, questo è un delitto assai più tipico della nostra società di quello della famiglia di immigrati pakistani.</strong> Secondo i dati Eures, contenuti nel rapporto <a href="http://www.ristretti.it/areestudio/statistiche/omicidi_dom_2005.pdf" target="_blank">Gli omicidi in ambiente domestico in Italia 2005</a>, gli omicidi tra familiari sono stati in quell&#8217;anno 213, pari al 28,7% del totale nazionale. E i &#8220;figlicidi&#8221; come quello di Trento sono stati poco meno del 10% di questi 213, cioè ua ventina di figli ammazzati da uno o entrambi i genitori.</p>
<p>Non si tratta, ovviamente, di dire è meglio questo o è meglio quello. Solo di capire quali sono i meccanismi dell&#8217;informazione e le tare più profonde della nostra vita sociale.</p>
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		<title>C&#8217;E&#8217; PIU&#8217; FEDE NEL BURQA O NEI PANTALONI?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 22:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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		<description><![CDATA[Vorrei tornare sulla questione del burqa per chiarire un punto per me fondamentale. E decisivo, mi pare, per capire perché le multe tipo Novara (500 euro a una donna musulmana che portava il velo integrale in un edificio pubblico) sono sacrosante. Il punto è questo: il burqa non c&#8217;entra nulla con la fede, nemmeno con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei tornare sulla questione del burqa per chiarire un punto per me fondamentale. E decisivo, mi pare, per capire perché le multe tipo Novara (500 euro a una donna musulmana che portava il velo integrale in un edificio pubblico) sono sacrosante. Il punto è questo: <strong>il burqa non c&#8217;entra nulla con la fede</strong>, nemmeno con quella islamica. E&#8217; solo un capo d&#8217;abbigliamento. Se vogliamo, tradizionale in una minuscola porzione del mondo islamico (in buona sostanza l&#8217;Afghanistan, più qualche minoranza sparsa: poche decine di milioni di persone su un miliardo di musulmani), ma in nessun modo significativo dal punto di vista religioso o spirituale.</p>
<p><span id="more-4756"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_4767" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4767" title="velo" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/05/velo.jpg" alt="Una donna musulmana con il velo." width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Una donna musulmana con il velo.</p></div>
<p><strong>Credo di avere una più che discreta biblioteca sull&#8217;islam</strong>, sulla sua storia e sulla sua cultura. Tra i testi, ho anche parecchi volumi di consultazione, italiani e stranieri, del tipo <em>Vocabolario dell&#8217;islam</em> o <em>Dizionario dell&#8217;islam</em>. Quasi nessuno di questi testi contiene la voce &#8220;burqa&#8221;. D&#8217;altra parte voi trovereste essenziale, in una storia del cristianesimo, la parola &#8220;pantaloni&#8221;? Eppure tutti, sacerdoti e spesso suore comprese, li portano. A differenza del burqa, che è portato da poche donne musulmane.</p>
<p><strong>La ragione è semplice</strong>. Non c&#8217;è nulla, ma proprio nulla, nel <em>Corano</em>, che autorizzi a pensare che il burqa sia un prodotto del pensiero di Dio. E, se è per questo, nemmeno il <em>chador</em> o il <em>niqab</em> o lo <em>hijab</em> o uno qualunque degli abbigliamenti più diffusi tra le donne musulmane.</p>
<p><strong>Nel <em>Corano</em> ci sono solo due riferimenti al velo o ai veli. </strong>Il primo è al versetto 31 della sura 24<strong> </strong>(la <strong>Sura della Luce</strong>), laddove è scritto: &#8220;Dì inoltre alle credenti che abbasino i loro sguardi e siano costumate, né mostrino i loro ornamenti, eccetto quelli esterni, gettino i veli del capo sopra i loro seni e non mostrino i loro ornamenti se non ai loro mariti&#8230;&#8221;. Il secondo è al versetto 59 della sura 33 (la <strong>Sura dei Confederati</strong>): &#8220;O profeta, dì alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti che facciano scendere qualcosa del loro <em>gilbab</em> (un velo per coprire il capo, <em>n.d.r</em>) su di sé; questo sarà il modo più acconcio perché esse vengano riconosciute e non vengano offese da atti o parole sconvenienti&#8221;.</p>
<p><strong>Il senso di questi ammonimenti</strong> (la traduzione è quella dell&#8217;edizione del <em>Corano</em> curata da Luigi Bonelli per la Hoepli) è piuttosto chiaro. Pudore, modestia, cura nel celare tutto ciò (i seni, per esempio) che poteva sembrare &#8220;provocatorio&#8221;. Le donne oneste dovevano coprire il capo e forse anche il volto soprattutto per essere <strong>riconosciute e distinte da concubine e donne di malaffare.</strong> E&#8217; stupefacente che si dettassero norme di questo genere del Settimo secolo dopo Cristo? Crediamo forse che presso i cristiani o gli ebrei le donne, in quei tempi, andassero vestite diversamente?</p>
<p><strong>Non c&#8217;è nulla, nei pochi versetti citati, che predichi</strong>, o peggio ancora imponga, l&#8217;uso del velo integrale o del burqa. Se qualcuno, dai tempi di Maometto a oggi, è riuscito a imporre il burqa alle donne, ha compiuto un&#8217;opera del tutto umana, terrena. Opera che, come tale, non può che confrontarsi, e nel caso andare soggetta, ad altre regole altrettanto umane. <strong>Per esempio alle leggi</strong>, che nel nostro Paese vietano (a livello nazionale, prima ancora che attraverso le ordinanze di questo o quel sindaco) di andare in giro a volto coperto.</p>
<p><strong>Tutto il resto sono chiacchiere. </strong>Che purtroppo girano e rigirano e fanno danni. E&#8217; incredibile, per esempio, che una donna tedesca sicuramente colta e intelligente come <strong>Aygul Ozkan,</strong> ex manager di Deutsche Telekom e ora anche ministro per gli Affari Sociali della Bassa Sassonia, abbia potuto paragonare il velo islamico al Crocifisso, dicendo di essere contraria all&#8217;uno e all&#8217;altro. Musulmana, <strong>la Ozkan fa torto anche alla propria religione </strong>paragonando un simbolo religioso a un capo di vestiario. Ennesima dimostrazione del fatto che è la politica (con le sue speculazioni) a portare la confusione nelle religioni, e non il contrariocome si è invece portati a credere.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>LA MULTA PER IL BURQA? SACROSANTA</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 21:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Naturalmente c’è l&#8217;abituale sciocchezzaio leghista o paraleghista, il solito spettro di  “una città piena di burqa” che avrebbe senso forse a Kabul mentre  nel basso Piemonte fa ridere i polli. Ma il provvedimento con cui <strong>i  vigili urbani di Novara</strong> hanno notificato una multa da 500 euro  a una donna musulmana che indossava il burqa (cioè il velo integrale  che nasconde il viso e il capo) nei pressi di un ufficio postale merita  un solo aggettivo: sacrosanto.<br />
<span id="more-4744"></span> <strong></strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4749" title="Burqasito" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/05/Burqasito.jpg" alt="Burqasito" width="300" height="188" /></p>
<p><strong>Ormai tutti dovrebbero sapere che dal 1975</strong>, cioè  dai tempi degli Anni di Piombo e delle manifestazioni violente, è in vigore una legge che impone la  riconoscibilità del viso per ragioni di ordine pubblico. In più, il sindaco di Novara aveva emesso  negli ultimi mesi del 2009 un’ordinanza che vieta “in tutto il  territorio comunale, nelle aree pubbliche ed aperte al pubblico nelle  vicinanze di scuole, asili, università, uffici pubblici e all’interno  degli stabili che sono sede di dette istituzioni… di indossare  abbigliamento atto a mascherare o travisare il volto delle persone”. La  donna di Novara si trovava nei pressi di un edificio pubblico, quindi…</p>
<p><strong>I casi di questo genere si vanno moltiplicando</strong>, in  Italia e in Europa<em></em> e sono sempre più numerosi i comuni che prendono  provvedimenti simili a quello novarese. Nell’autunno del 2009 a <strong>Pieve di  Soligo</strong> (Treviso), una cliente di un supermercato aveva protestato  contro un’altra cliente che indossava appunto il burqa. Ancora in  Veneto, a <strong>Montegrotto Terme</strong> (Padova), il sindaco aveva emesso un divieto  all’uso del velo integrale.</p>
<p><strong>In molti di questi comuni non si sono mai  viste donne musulmane </strong>con il burqa indosso, oppure si sono avuti pochi e  rari casi. Resta però fondamentale il principio del rispetto della  legge, che vale anche per gli italiani che si recano all’estero, in  Paesi con le più diverse culture. <strong>Uno di noi colto a consumare  alcolici in Arabia Saudita</strong> non si stupirebbe (e comunque, non  avrebbe diritto a stupirsi) se il suo comportamento fosse sanzionato  dalle autorità locali. Né possiamo dimenticare che il burqa non è un  simbolo o un attributo religioso, come alcuni ancora pensano, ma solo il  frutto (retrivo) di una tradizione sì antica ma praticata in una  porzione piuttosto ristretta del mondo islamico.</p>
<p><strong>Parlare di razzismo, dunque, non ha senso</strong>. Così come non ha senso invocare una legge apposita per vietare il burqa, visto che ci sono già tutti gli strumenti per impedirne l&#8217;uso quando e dove l&#8217;uso può far danno. Avrebbe più  senso, invece, controllare che la legge del 1975 sia fatta rispettare in  modo serio e totale. Non si va in giro con il burqa ma nemmeno con il  casco della motocicletta, per esempio, cosa che nelle nostre città  accade spesso.</p>
<p>Un caso recente, realmente accaduto: <strong>un collega giornalista viene scippato  della borsa contenente anche i documenti e il portafoglio</strong>. Se ne  occupano i carabinieri e scoprono che mezz’ora dopo il furto un tizio coperto dal  casco ha provato (per fortuna senza successo) a prelevare con il  bancomat del collega. La telecamera della banca lo ha ripreso, <strong>il casco lo ha protetto</strong>. Se il tizio col casco avesse incontrato, sulla strada del bancomat, un vigile novarese forse ora sarebbe dove merita: in galera.</p>
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