<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Corea del Nord</title>
	<atom:link href="http://www.fulvioscaglione.com/category/corea-del-nord/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.fulvioscaglione.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 11:15:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>LA PAGELLA HA GLI OCCHI A MANDORLA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/12/15/la-pagella-ha-gli-occhi-a-mandorla/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/12/15/la-pagella-ha-gli-occhi-a-mandorla/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 21:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=7918</guid>
		<description><![CDATA[Il PISA (ovvero il Programme for International Student Assessment) è una delle facce meno note tra le attività di ricerca dell&#8217;Ocse (l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Si tratta, in sostanza, di accertare attraverso una serie di test e di prove la capacità dei giovani di mettere a profitto le conoscenze accumulate durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il PISA (ovvero il <a href="http://www.pisa.oecd.org/pages/0,2987,en_32252351_32235731_1_1_1_1_1,00.html" target="_blank">Programme for International Student Assessment</a>) è una delle facce meno note tra le attività di ricerca dell&#8217;Ocse (l&#8217;<a href="http://www.oecd.org" target="_blank">Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico</a>). Si tratta, in sostanza, di accertare attraverso una serie di test e di prove la capacità dei giovani di mettere a profitto le conoscenze accumulate durante gli anni di studio. L&#8217;obiettivo, ovviamente, non è solo quello di tracciare classifiche più o meno sorprendenti ma di tracciare delle linee-guida per i diversi Paesi, aiutandoli a colmare eventuali lacune del sistema scolastico e registrando progressi e regressi.</p>
<p><span id="more-7918"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7925" title="Studenti" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/12/Studenti.jpg" alt="Studenti" width="300" height="225" /></p>
<p>Per certi versi il Pisa aiuta a tracciare il mondo di domani, se è vero che <strong>i giovani di oggi saranno la classe dirigente del futuro</strong>.Vale dunque la pena di dare un&#8217;occhiata alla ricerca del 2009, che ha preso in esame <strong>quasi mezzo milione di studenti quindicenni di 65 Paesi</strong>: i 34 membri dell&#8217;Ocse e altri 31 considerati partner economici importanti dei 34 suddetti. Nei 31 &#8220;partner&#8221; sono compresi anche 8 tra Paesi emergenti e macro-regioni come Shangai. Tre le categorie di conoscenza prese in esame: alfabetismo, scienze e matematica. Per alfabetismo non s&#8217;intende la mera capacità di leggere e scrivere ma l&#8217;attitudine a comunicare in modo efficace ed organico, a trasmettere concetti e nozioni in forma strutturata e comprensibile, a organizzare le informazioni per trasmetterle e a metabolizzarle quando sono in arrivo. In questo campo i Paesi meglio piazzati tra quelli Ocse sono <strong>la Corea del Sud e la Finlandia</strong>, con una media di 539 e 536 punti rispettivamente. Restando in ambito Ocse, lo scarto tra il Paese migliore (Corea del Sud, appunto) e il peggiore, il Messico (425 punti in media) è di 114 che corrispondono, nei punteggi Pisa, a 2 interi anni scolastici.</p>
<p>Corea e Finlandia, però, non sono il top assoluto. <strong>Li batte agevolmente la macro-regione di Shangai con una media di 556 punti</strong>. Considerato che la media peggiore capita a uno dei Paesi patner, il Kirgizistan, con 242 punti, vuol dire che tra gli studenti di Shangai e quelli kirgizi ci sono in media 6 anni scolastici di scarto a parità di curriculum scolastico. Un abisso. Molto ben piazzati sono anche Hong Kong (533 punti), Singapore (526), Canada (524), Nuova Zelanda (521), Giappone (520) e Australia (515). Ollanda, Belgio, Lichtenstein, Norvegia, Estonia, Svizzera, Polonia, Islanda e Liechtenstein si piazzano sopra la media Ocse di 494 punti. <strong>L&#8217;Italia è bassa in classifica, con una media di 460 punti</strong>.</p>
<p>Il quadro, purtroppo, non cambia molto se passiamo alla matematica e alle scienze. <strong>In matematica è di nuovo prima la Corea (546 punti)</strong>, seguita da Shangai, Singapore e Hong Kong. <strong>Per le scienze, prima Shanghai (570)</strong>, poi Finlandia, Hong Kong e Singapore. <strong>Italia bassa in matematica (495 punti) e ancor più bassa in scienze (490). </strong>Se poi andiamo per graduatorie generali, allora <strong>gli studenti quindicenni della macro-regione di Shangai e quelli di Singapore hanno le più alte percentuali di <em>top performers</em></strong>, cioè di secchioni: 14.6% degli studenti di Shangai e il 12,3% di quelli di Singapore hanno avuto il massimo in tutte e tre le categorie, mentre tra i 34 Paesi Ocse la media di <em>top performers </em>in tutte le categorie è solo del 4,1%,<em> </em> mentre c&#8217;è un buon 16.3% di studenti molto in gamba se considerata solo una delle tre categorie.</p>
<p>L&#8217;impetuosa crescita economica, civile e politica dell&#8217;Asia, insomma, non si manifesta per caso. Anzi, si accompagna a una grande vitalità anche nel settore cruciale dell&#8217;educazione. Il che, aggiunto al declino demografico dei nostri Paesi, ci lancia un preciso e non piacevole messaggio per gli anni a venire.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/12/15/la-pagella-ha-gli-occhi-a-mandorla/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>COREA: IL NORD SPARA MA COLPISCE LA CINA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/11/24/corea-il-nord-spara-ma-colpisce-la-cina/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/11/24/corea-il-nord-spara-ma-colpisce-la-cina/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 19:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=7705</guid>
		<description><![CDATA[Sarà un caso ma i 200 colpi dell’artiglieria della Corea del Nord contro l’isola di Yeonpyeong, che appartiene alla Corea del Sud e ospita una base militare, sono stati sparati dopo che sul regime monarco-comunista (da Kim Il Sung a Kim Jon Il all’erede designato Kim Jong Un) era cadute alcune bombe diplomatiche di non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà un caso ma i 200 colpi dell’artiglieria della Corea del Nord contro l’isola di Yeonpyeong, che appartiene alla Corea del Sud e ospita una base militare, sono stati sparati dopo che sul regime monarco-comunista (<strong>da Kim Il Sung a Kim Jon Il all’erede designato Kim Jong Un</strong>) era cadute alcune bombe diplomatiche di non trascurabile potenza. A lanciarle, meno di una settimana fa, erano stati gli Usa, preoccupati per i continui progressi della Corea del Nord nell’arricchimento dell’uranio (sarebbero ormai in funzione più di mille centrifughe) e la scoperta di un nuovo e potente impianto. Il potenziale bellico è innegabile, la Corea del Nord è pericolosa per la regione, gli ispettori dell’Agenzia atomica dell’Onu (espulsi un anno fa) devono poter tornare nel Paese: dall’America un duro giudizio e una chiara richiesta.</p>
<p><span id="more-7705"></span></p>
<div id="attachment_7707" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-7707" title="KOREA NORTH" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/11/CoreadelNord.jpg" alt="Un bellicoso poster del regime della Corea del Nord." width="300" height="222" /><p class="wp-caption-text">Un bellicoso poster del regime della Corea del Nord.</p></div>
<p>E’ chiaro, dunque, che l’attacco militare di ieri è la risposta che la Corea del Nord manda agli Stati Uniti e a tutti coloro che vorrebbero rendere inoffensivo il suo potenziale arsenale atomico. <strong>Quelle centrifughe sono l’unica garanzia che il regime ha di perpetuare se stesso</strong>, tanto che per difenderle è disposto a rischiare con la Corea del Sud una guerra convenzionale che potrebbe infiammare l’area su cui affacciano Giappone, Cina e Russia e in cui hanno forti interessi gli Usa.</p>
<p>Più difficile da decifrare, invece, è lo sfondo di questi avvenimenti. Ieri è volato a Pechino <strong>Stephen Bosworth</strong>, l’uomo incaricato dalla Casa Bianca di sciogliere la matassa dell’atomica coreana. Il confronto vero si svolge infatti tra gli Usa, un tempo dominatori politici della regione, e la Cina, che si sta facendo largo come un panzer e ha fin qui usato la Corea del Nord come una testa di ponte strategica e uno Stato vassallo. E’ da tempo evidente, però, che Washington può far poco per frenare Pechino. L’America di Obama ha un sacco di problemi in casa (l’economia) e fuori (i fronti ancora aperti in Afghanistan e in Iraq), e con <strong>la Cina che controlla il 21% del debito pubblico americano, per un valore di 850 miliardi di dollari</strong>, la prudenza è d’obbligo. Di certo non si può fare la voce grossa, nemmeno a proposito della Corea del Nord.</p>
<p>Tutte cose che gli autocrati nordcoreani sanno benissimo. E’ lecito dunque pensare che, se provocazione volevano essere, le bombe della Corea del Nord fossero soprattutto mirate a risvegliare l’attenzione della Cina. <strong>Senza il soccorso di Pechino il regime di Kim Jong Il crollerebbe come un castello di carte,</strong> non riuscirebbe a produrre l’energia elettrica per le poche fabbriche né il cibo per una popolazione anche così ciclicamente martoriata da carestie di stampo staliniano. <strong>Forse Kim Jong Il sta alzando il prezzo della propria fedeltà.</strong> Forse la Cina ha cercato di dire la sua nella successione al vertice della Corea del Nord: dopo tutto, il primogenito di Kim Jong Il, il ripudiato Kim Jong Nam, vive a Pechino. O forse un regime come quello nordcoreano è diventato difficile da gestire persino per palati poco delicati come quelli dei dirigenti cinesi, abituati a fare affari con dittatori di ogni genere ma da qualche tempo impegnati ad accreditarsi come interlocutori affidabili nella gestione dei problemi globali.</p>
<p>Il tempo ci darà la risposta. Resta, per il presente e l’immediato futuro, il problema di <strong>un Paese sottosviluppato che si è procurato la bomba atomica </strong>mentre tutti guardavano altrove e che oggi la usa proprio per difendere la condizione di sottosviluppo. Un residuo di Medio Evo con l’arma nucleare, un rebus che non si riesce a risolvere.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> del 23 novembre 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/11/24/corea-il-nord-spara-ma-colpisce-la-cina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UN COREANO CHE PIANGE, IL MIO EROE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/22/un-coreano-che-piange-il-mio-eroe/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/22/un-coreano-che-piange-il-mio-eroe/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 19:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5373</guid>
		<description><![CDATA[Qualunque cosa succeda, chiunque vinca la Coppa, i Mondiali ci hanno già dato un eroe. Un centravanti sconosciuto che ha fatto un gesto bellissimo prima di cominciare a giocare: ha pianto (“Come un bambino”, scrive lo scioccherello di turno) per tutta la durata dell’inno nazionale della sua nazione, la Corea del Nord. Jong Tae-Se, ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualunque cosa succeda, chiunque vinca la Coppa, i Mondiali ci hanno già dato un eroe. Un centravanti sconosciuto che ha fatto un gesto bellissimo prima di cominciare a giocare: ha pianto (“Come un bambino”, scrive lo scioccherello di turno) per tutta la durata dell’inno nazionale della sua nazione, la Corea del Nord.</p>
<p><span id="more-5373"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_5375" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5375" title="Jong Tae-Se" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/Jong-Tae-Se.jpg" alt="Jong Tae-Se, centravanti della Corea del Nord." width="300" height="212" /><p class="wp-caption-text">Jong Tae-Se, centravanti della Corea del Nord.</p></div>
<p><strong>Jong Tae-Se, ecco il suo nome, non si è commosso. Ha proprio pianto.</strong> Felice, forse: affrontare il Brasile ai Mondiali è il sogno di qualunque calciatore, figuriamoci di uno che viene dalla periferia dell’impero pallonaro. Sconvolto? Può darsi. Nulla, però, conta quanto la storia personale di questo ragazzo di 26 anni.</p>
<p><strong>I suoi genitori sono coreani del Sud</strong> che, come molti loro simili, hanno nella storia familiare forti legami con la Corea del Nord. Espatriati in Giappone durante il conflitto del 1950-1953, che all’apice della Guerra Fredda coinvolse anche Urss, Usa e Cina e <strong>fece 4 milioni di morti</strong>, non hanno dimenticato le proprie origini, tanto da iscrivere il figlio all’Università finanziata a Tokio dal Governo della Corea del Nord.</p>
<p><strong>Jong Tae-Se, nato in Giappone, cresce e gioca, cresce e gioca,</strong> e diventa un professionista del calcio. Il credito con il destino dei suoi genitori gli permette di scegliere: ha il passaporto del Giappone per diritto di nascita, quello della Corea del Sud per diritto di sangue, quello della Corea del Nord per discendenza familiare. Lui gioca in Giappone, nel Kawasaki Frontale, volete che non conosca il dittatore <strong>Kim Jong Il</strong>? Che non sappia che il suo regime <strong>affama la gente della Corea del Nord per avere la bomba atomica</strong> di cui il Giappone ha il terrore? Che le carceri sono piene e le pance vuote? Eppure sceglie la nazionale della Corea del Nord e piange, stupendamente piange quando ne ascolta l’inno.</p>
<p><strong>Jong Tae-Se non lo sa ma ci ha regalato una lezione enorme</strong>. La patria non è un confine, tanto meno una razza, figuriamoci un Governo che ci piace. Avere una patria vuol dire partecipare di un’anima collettiva, essere parte di un tutto, riconoscere un tratto comune che ci lega al passato e al futuro. <strong>Sapere da dove veniamo senza bisogno di fingere, rispettare l’eredità e cercare di metterla a frutto.</strong> Il resto sono pensieri che forse vanno, sì, ma senza sapere dove.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.famigliacristiana.it" target="_blank">Famiglia Cristiana</a> n.27/2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/22/un-coreano-che-piange-il-mio-eroe/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>AUNG RESISTE MA LA CINA INSISTE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/20/aung-resiste-ma-la-cina-insiste/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/20/aung-resiste-ma-la-cina-insiste/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 15:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Armamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5337</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono più di duemila prigionieri politici, in Birmania. Per una di essi, che ha appena compiuto 65 anni, sono arrivati gli auguri di Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, e di Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, oltre a quelli di decine di altri leader politici e religiosi di ogni parte del mondo, tutti accompagnati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono più di duemila prigionieri politici, in Birmania. Per una di essi, che ha appena compiuto 65 anni, sono arrivati gli auguri di Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, e di Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, oltre a quelli di decine di altri leader politici e religiosi di ogni parte del mondo, tutti accompagnati dall’esortazione a liberarla. Eppure quella donna indifesa e minuta che ha già passato agli arresti quindici degli ultimi vent’anni, resterà dov’è: confinata in una villa che ormai cade a pezzi per l’incuria, isolata dagli amici, priva di qualunque supporto politico visto che il suo partito (la Lega nazionale per la democrazia) è stato sciolto dal regime per aver rifiutato di partecipare alle elezioni di fine d’anno, quelle a cui la prigioniera <strong>Aung San Suu Kyi</strong> non potrà presentarsi.<br />
<span id="more-5337"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_5340" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5340" title="EDIKyi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/aung.jpg" alt="Aung Saan Suu Kyi." width="300" height="337" /><p class="wp-caption-text">Aung Saan Suu Kyi.</p></div>
<p><strong>All’unico premio Nobel oggi chiuso dietro le sbarre non manca certo il coraggio.</strong> Il biglietto (“Per favore, usate la vostra libertà per promuovere la nostra”) che è riuscita a far arrivare alla stampa inglese potrebbe costarle assai caro. La giunta militare della Birmania non aspetta altro che una scusa per tenerla agli arresti anche oltre il 2011, quando scadrà l’ultima condanna. Visto da fuori, però, tanto spirito di sacrificio e di lotta può generare non solo ammirazione ma anche frustrazione. <strong>La Birmania (o Myanmar, secondo la denominazione ufficiale) ha una lunga tradizione di colpi di Stato e assassini politic</strong>i (tra gli altri quello, nel 1947, di San Suu Kyi, padre di Aung e allora vice-premier) ma negli ultimi anni è diventata una specie di perno della rivalità strategica tra Cina e Usa e, proprio per essere stretta tra i due colossi, condannata all’immobilismo.<br />
<strong>In quell’area, Indonesia, Filippine e Thailandia sono fedeli alleati degli Usa. La Cina preme da Est attraverso il Laos</strong> mentre a Ovest l’India si barcamena nella difesa dei propri interessi. Il possente esercito birmano, 400 mila soldati che sono la vera spina dorsale del regime, è di fatto tenuto in vita dalle forniture che arrivano dalla Cina e, peggio ancora, dalla Corea del Nord vassalla di Pechino. <strong>Secondo rapporti recenti che attendono conferma, i coreani starebbe collaborando con i generali birmani anche in un preoccupante traffico di attrezzature nucleari</strong>. Le ambizioni cinesi in Birmania fanno il paio con quelle già manifestate a proposito della Thailandia: costruirsi una testa di ponte sull’Oceano Indiano da dove controllare una delle vie principali del commercio  mondiale, accrescendo così  l’influenza politica ed economica della Cina e accorciando le rotte delle petroliere verso i porti cinesi.<br />
<strong>Un’espansione che gli Usa e l’Europa non possono accettare ma che intanto non riescono a contrastare</strong>, anche e soprattutto per la mancanza di democrazia in Birmania. Un regime militare che soffoca le opposizioni, attira sul Paese embarghi più o meno efficaci, impoverisce la popolazione, divide il Paese dal resto del mondo, <strong>è l’interlocutore ideale per una Cina che agli alleati chiede solo fornitura di materie prime e posizioni geografiche strategiche.</strong> Molti sono convinti che la pressione internazionale potrà dare frutti col tempo. E puntano sulle prossime elezioni, le prime in vent’anni, per cogliere un soffio d’aria nuova, un indizio d’apertura. Ci saranno <strong>33 partiti</strong>, alcuni fondati da esponenti delle opposizioni. Persino un’ala della Lega nazionale per la democrazia, il disciolto partito di Aung San Suu Kyi, ha deciso di presentarsi al voto. Non resta che attendere e sperare. E attingere al coraggio di quella piccola grande donna per credere che l’immobilismo stia per finire.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> del 19 giugno 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/20/aung-resiste-ma-la-cina-insiste/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IRAN, USA, RUSSIA, IL TEATRO DELLE OMBRE METTE IN PALIO LA BOMBA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2009/10/03/iran-usa-russia-il-teatro-delle-ombre-mette-in-palio-la-bomba/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2009/10/03/iran-usa-russia-il-teatro-delle-ombre-mette-in-palio-la-bomba/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 21:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Armamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Gasdotti]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=963</guid>
		<description><![CDATA[Il primo incontro tra l’Iran e il gruppo “5+1” (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania) in un anno, e il primo colloquio diplomatico formale tra Washington e Teheran in quasi trent’anni, ha in effetti prodotto alcune delle sospirate novità. Gli ispettori dell’Onu potranno visitare il sito per l’arricchimento dell’uranio di Qom e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo incontro tra l’Iran e il gruppo “5+1” (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania) in un anno, e il primo colloquio diplomatico formale tra Washington e Teheran in quasi trent’anni, ha in effetti prodotto alcune delle sospirate novità. Gli ispettori dell’Onu potranno visitare il sito per l’arricchimento dell’uranio di Qom e il presidente Ahmadinejad ha proposto di far lavorare all’estero una parte dell’uranio necessario al suo programma nucleare. E’ poco, dopo che <strong>Obama</strong> ha denunciato al mondo l’esistenza dell’impianto di Qom? Dopo che l’Iran ha testato una nuova serie di missili, compresi i Shahab3 e i Sejil che hanno una gittata di oltre 2 mila chilometri? O è molto, viste le chiusure degli ultimi tempi?</p>
<p><span id="more-963"></span><br />
     </p>
<div id="attachment_968" class="wp-caption aligncenter" style="width: 338px"><img class="size-full wp-image-968" title="IrtanNucleareMappa" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/10/IrtanNucleareMappa.jpg" alt="Una mappa dei principali impianti del sistema nucleare dell'Iran, elaborata dall'Associazione degli scienziati americani." width="328" height="302" /><p class="wp-caption-text">Una mappa dei principali impianti del sistema nucleare dell&#39;Iran, elaborata dall&#39;Associazione degli scienziati americani.</p></div>
<p>      <strong>Per giudicare il rompicapo</strong> iraniano ed eventuali crisi e progressi, però, bisogna abituarsi a valutare anche il gioco delle parti. Questa è una partita complessa, decisiva per gli equilibrii internazionali. E in essa mistificazione e colpi di teatro giocano un ruolo non secondario. Quante volte abbiamo sentito dire da esperti e politici che l’Iran aveva già la bomba o era a un passo dall’ottenerla? Quante volte l’Iran ha promesso collaborazione e trasparenza? E il colpo militare minacciato da Usa e Israele? E le aggressioni verbali di Ahmadinejad nei confronti dello Stato ebraico? Lo stesso Obama, a Pittsburgh, ha sfruttato la “rivelazione” sui laboratori di Qom, anche se è del tutto impossibile che gli iraniani possano aver costruito un impianto sotterraneo di quelle dimensioni senza attirare l’attenzione dei satelliti-spia, capaci di individuare ben altro che un cantiere.<br />
      <strong>Anche adesso, la domanda che tutti si fanno è: sarà vero?</strong> Manovrando ogni possibile margine d’ambiguità, l’Iran è riuscito a guadagnare anni senza dare vere risposte alle richieste della comunità internazionale, preoccupata ben oltre i confini del “5+1”. Nessuno, però, può scartare a priori l’ipotesi che si possa giungere a un accordo con <strong>Ahmadinejad </strong>sull’arricchimento dell’uranio iraniano in un altro Paese, che sarebbe probabilmente la Russia. Né sarebbe saggio sottovalutare il peso dei fatti nel frattempo intervenuti, soprattutto la svolta nei rapporti tra Usa e Russia.<br />
      <strong>La chiave di volta è lì.</strong> Obama non siede alla Casa Bianca per fare beneficenza ma per perseguire gli interessi americani. Chi può credere che abbia rinunciato allo scudo stellare in Repubblica Ceca e Polonia senza nulla chiedere in cambio al Cremlino, da sempre il principale sponsor (anche tecnologico) delle ambizioni atomiche iraniane? In ballo ci sono strategie politiche (quelle che preoccupano Israele) ma anche assetti economici che coinvolgono i gasdotti Nabucco e South Stream, i rapporti con le nazioni petrolifere del Golfo (ridurre la dipendenza dagli idrocarburi è una delle priorità della Casa Bianca) compattamente ostili all’Iran, alleanze un tempo consolidate ma ora più disinvolte (pensiamo solo all’Italia, in ottime relazioni economiche con l’Iran e con la Libia), le stesse prospettive di uscita dalla recessione mondiale. Entrare a pieno titolo in questa partita è il vero desiderio della Russia e l’eventuale bomba iraniana non sarebbe per Mosca un prezzo troppo alto da pagare.<br />
      <strong>Al fondo di questo ragionamento</strong>, dunque, pare di scorgere un Iran in affanno, non ancora capace di esercitare un vero ricatto atomico (stile <strong>Corea del Nord</strong>, per capirsi) e già stressato nel tentativo di seguire le evoluzioni di giocatori più grossi e più potenti. Potremmo quindi peccare di eccessivo ottimismo. Resta però la convinzione che la vera chiave del dilemma nucleare non sia nascosta a Teheran ma altrove. E che dunque con Ahmadinejad si debba trattare ma con altri decidere.</p>
<p>Pubblicato su <em>Avvenire</em> del 3 ottobre 2009   <a href="http://www.avvenire.it">www.avvenire.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2009/10/03/iran-usa-russia-il-teatro-delle-ombre-mette-in-palio-la-bomba/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DOPO IL MISSILE: COREANI FURBI, AMERICANI IMPOTENTI E CINESI A PREPARARE IL MONDO DI DOMANI</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2009/04/07/476/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2009/04/07/476/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 21:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Armamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/index.php/medio-oriente/476/</guid>
		<description><![CDATA[La trattativa per il disarmo nucleare della Corea del Nord, che pareva un buon successo (forse l’unico) della diplomazia Usa dell’era Bush, è naufragata miseramente di fronte al lancio del missile Taepodong II, voluto a tutti i costi dal dittatore Kim Jong Il (foto sotto). Esempio clamoroso del doppiopesismo neocon (l’Iraq invaso per un sospetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La trattativa per il disarmo nucleare della Corea del Nord, che pareva un buon successo (forse l’unico) della diplomazia Usa dell’era Bush, è naufragata miseramente di fronte al lancio del missile Taepodong II, voluto a tutti i costi dal dittatore Kim Jong Il <strong><em>(foto sotto)</em></strong>. Esempio clamoroso del doppiopesismo neocon (l’Iraq invaso per un sospetto di armi di distruzione di massa; la Corea di Kim, che l’atomica l’aveva davvero, coperta di denaro in cambio di promesse), la questione coreana lascia a Barack Obama una serie notevolissima di grane: il dittatore Kim Jong Il, colpevole della morte di 2 milioni di persone, uccise con la carestia mentre il grano andava a esercito e polizia di regime, si è in questi anni rafforzato; la capacità di offendere della Corea è cresciuta a vista d’occhio, visto che il Taepodong II ha volato per 3.500 chilometri mentre il Tapodong 1 lanciato nel 2006 era andato in pezzi subito dopo il decollo; i rapporti tra Corea del Nord e Corea del Sud sono peggiorati; gli Usa non sono neppure riusciti a far passare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione di condanna, andando a sbattere nel veto di Cina e Russia.</p>
<p><span id="more-476"></span></p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/kim.jpg" alt="kim.jpg" />          <strong>      </strong></p>
<p><strong>       E’ questo, peraltro, l’aspetto più inquietante della vicenda.</strong> Kim Jong Il è un bandito, ha camuffato il missile balistico intercontinentale da missile per la messa in orbita di satelliti per beffare le risoluzioni Onu n. 1718 e 1695 che gli vietano esperimenti con le armi di distruzione di massa. Ma  gli Usa non possono fare la voce grossa con la Corea del Nord perché questa è sotto l’ombrello protettivo della Cina. <strong>E la Cina è quasi inattaccabile dagli Usa</strong>, perché è forte e potente ma soprattutto detiene una buona quota del debito pubblico americano. E’ una specie di stallo di cui la Corea del Nord approfitta per i suoi esperimenti, la Cina approfitta degli esperimenti coreani per allargare la propria influenza strategica e gli Usa non sanno bene che fare.</p>
<p><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/04/coreamap.gif" alt="coreamap.gif" /><br />
<strong>E’ uno dei tanti segni che ci mostrano un’amara realtà</strong>: è piuttosto probabile che quando questa crisi economica globale finirà, scopriremo che il mondo è cambiato in misura importante. Temo anche che la Cina si troverà tra le mani un potere accresciuto. E dico temo, perché tra pena di morte, diritti civili negati e protezione ai dittatori <strong>(dal sudanese Hasan al Bashir al coreano Kim)</strong>, Pechino non pare ancora pronta a dettare affidabili strategie planetarie.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2009/04/07/476/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA BOMBA DELL&#8217;IRAN CONTRO LO SCUDO STELLARE? SE QUESTO E&#8217; IL PATTO DI OBAMA E MEDVEDEV, FIRMIAMO SUBITO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2009/03/05/la-bomba-delliran-contro-lo-scudo-stellare-se-il-patto-e-questo-firmiamo-subito/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2009/03/05/la-bomba-delliran-contro-lo-scudo-stellare-se-il-patto-e-questo-firmiamo-subito/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 23:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Armamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Cremlino]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Medvedev]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/index.php/medio-oriente/la-bomba-delliran-contro-lo-scudo-stellare-se-il-patto-e-questo-firmiamo-subito/</guid>
		<description><![CDATA[Lo scudo stellare in Polonia e Repubblica Ceca in cambio dell’atomica dell’Iran? Subito, e volentieri. Non capisco come facciano certi osservatori a scandalizzarsi se Barack Obama fa balenare al collega russo Dmitrij Medvedev la possibilità (e la reciproca convenienza) di un simile baratto.       Lo scudo stellare, fortemente voluto dall’amministrazione Bush, prevede l’installazione di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Lo scudo stellare in Polonia e Repubblica Ceca in cambio dell’atomica dell’Iran? Subito, e volentieri. Non capisco come facciano certi osservatori a scandalizzarsi se Barack Obama fa balenare al collega russo Dmitrij Medvedev la possibilità (e la reciproca convenienza) di un simile baratto.</p>
<p align="justify"><span id="more-362"></span>       <strong>Lo scudo stellare, fortemente voluto dall’amministrazione Bush</strong>, prevede l’installazione di un radar nella Repubblica Ceca e di una batteria di 10 missili intercettori in Polonia. Motivo ufficiale? Proteggere l’Europa e gli Usa da eventuali missili iraniani che peraltro, come l’atomica che dovrebbero portare, sono ancora di là da venire. Motivi ufficiosi? Almeno due: dare agli Usa una superiorità strategica sulla Russia, diventata negli ultimi anni una rivale insidiosa nel controllo delle riserve energetiche e degli oleodotti; placare <strong>l’ansia dei cechi e dei polacchi</strong> che, avendo sofferto per decenni sotto il giogo sovietico, sono ora totalmente incapaci di fidarsi e temono un nuovo imperialismo da parte del Cremlino.</p>
<p align="justify"><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/03/missileshield1108.jpg" alt="missileshield1108.jpg" /></p>
<p align="justify">      <strong>Obama, però, ha preso atto che quelle motivazioni sono scadute </strong>come uno yogurt dimenticato nel frigo. La rivalità con Russia, nel pieno di una crisi economica che ha abbattuto il prezzo del petrolio (da quasi 150 dollari in estate a meno di 40 in inverno), non ha più senso. Le angosce di cechi e polacchi, che rischiano peraltro di poter contare solo sull’elemosina dell’Unione Europea per superare la crisi, sembrano ora le bizze di due vecchi lunatici. Anche perché <strong>la Russia ha i suoi gravi problemi </strong>e a tutto può pensare tranne che a lanciarsi in un nuovo espansionismo. E poi: perché l’Iran dovrebbe attaccare l’Europa, visto che ha Germania e Italia come partner commerciali fondamentali?</p>
<p align="justify">       <strong>Sull’altro piatto della bilancia c’è l’Iran,</strong> con la sua questione nucleare. L’Iran ha bisogno delle centrali nucleari per poter mettere sul mercato molto più dei 2,8 milioni di barili di petrolio (sui 4,7 che produce ogni giorno) che oggi riesce a esportare. Se questo avvenisse, gli ayatollah potrebbero forse (forse, perché i quattrini non gli mancano ma la loro politica economica resta un disastro) risollevare il tenore di vita della popolazione (poco più di 13 mila dollari pro capite l’anno il Prodotto interno lordo e <strong>disoccupazione al 12,5%</strong>). E noi, superata un giorno questa crisi, potremmo avere una maggiore quantità di petrolio disponibile sul mercato, con approvvigionamenti più facili e prezzi più favorevoli.</p>
<p align="justify">      <strong>Il problema non è questo</strong>. Il problema sta nel fatto che dal nucleare civile è facile passare al nucleare militare, come la Corea del Nord ha dimostrato. Come ci si può fidare del regime di Teheran, che un giorno sì e uno no minaccia di attaccare Israele? Che finanzia tutti i movimenti estremisti e i terrorismi del Medio Oriente? Che avrebbe la bomba atomica essendo al confine con l’instabile Iraq e alle soglie dei ricchi Paesi del Golfo, nell’area del mondo dove si concentra la più vasta porzione delle risorse energetiche del pianeta? <strong>Occorre che qualcuno controlli da vicino che cosa fanno gli ayatollah. </strong>Questo qualcuno può essere solo la Russia <em>(foto sotto: Mahmud Ahmadinejad con Vladimir Putin)</em>, che in campo atomico ha fornito all’Iran materiali e indicazioni tecniche decisivi.</p>
<p align="justify"><img src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/03/news-graphics-2007-_648215a.jpg" alt="news-graphics-2007-_648215a.jpg" /></p>
<p align="justify">      <strong>Il ragionamento di Obama</strong> a questo punto sembra chiaro: tenere buona la Russia, smettere di provocarla e siglare con il Cremlino un patto per disinnescare la minaccia militare dell’Iran è più sensato e meno costoso che costruire lo scudo stellare per correr dietro ai revanscismi di cechi e polacchi. Se il patto è questo, firmo subito.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2009/03/05/la-bomba-delliran-contro-lo-scudo-stellare-se-il-patto-e-questo-firmiamo-subito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DA GAZA 6: LA CONDANNA DI ISRAELE, SPARARE SU HAMAS E COLPIRE ABU MAZEN</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2009/02/07/da-gaza-6-la-condanna-di-israele-sparare-su-hamas-e-colpire-abu-mazen/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2009/02/07/da-gaza-6-la-condanna-di-israele-sparare-su-hamas-e-colpire-abu-mazen/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 16:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/index.php/medio-oriente/da-gaza-6-la-condanna-di-israele-sparare-su-hamas-e-colpire-abu-mazen/</guid>
		<description><![CDATA[     Di padre Manuel Musallam, da 15 anni parroco a Gaza, e della sua missione tra i musulmani non importava niente a nessuno prima della guerra. I combattimenti hanno fatto di lui la persona più intervistata, procurandogli la nomea di &#8220;estremista&#8221;, come se un palestinese quale lui è, in quelle condizioni, potesse avere la  beata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">     Di padre Manuel Musallam, da 15 anni parroco a Gaza, e della sua missione tra i musulmani non importava niente a nessuno prima della guerra. I combattimenti hanno fatto di lui la persona più intervistata, procurandogli <strong>la nomea di &#8220;estremista&#8221;</strong>, come se un palestinese quale lui è, in quelle condizioni, potesse avere la  beata serenità pontificante dei nostri accademici.</p>
<p align="justify">     <strong>Detto questo, nemmeno io condivido molte sue posizioni </strong>(si veda l&#8217;intervista che mi ha concesso, <a href="http://www.famigliacristiana.it">www.famigliacristiana.it</a>). Penso però che valga sempre la pena di ascoltarlo, cosa che ho fatto per un paio d&#8217;ore nella scuola della Sacra Famiglia, da lui fondata e diretta, appunto in quel di Gaza City. Mi ha fatto riflettere la sua convinzione che <strong>&#8220;la guerra non ha fatto che rafforzare Hamas</strong>, il suo consenso è raddoppiato e non c&#8217;è dubbio che ora rappresenti i palestinesi assai più di Al Fatah&#8221;. Girando per Gaza ho ascoltato un sacco di mugugni su Hamas e la sua condotta, quindi ho rimuginato sulle riflessioni di padre Manuel con un pizzico di scetticismo.</p>
<p align="justify">    <strong>Poi, però, sono successe alcune cose.</strong> Intanto mi sono accorto che le critiche ad Hamas erano critiche &#8220;da cucina&#8221;. Cioè serie, motivate, ragionevoli, credibili, ma svolte sempre in cucina, in gruppetti di amici, prendendo il tè, mai per strada o in compagnie troppo ampie per essere controllate e affidabili, <strong>proprio come avveniva a Mosca ai tempi dell&#8217;Unione Sovietica</strong>. Segno evidente che nessuno, qui, è convinto che Hamas stia per perdere la presa sul potere. Certo, alla fine anche il Pcus è sparito e l&#8217;Urss con lui, ma nel frattempo&#8230;</p>
<p align="justify">    Poi sono arrivati i risultati di un sondaggio realizzato dal <em>Jerusalem Media and Communications Center </em>(<a href="http://www.jmcc.org">www.jmcc.org</a>), che dimostrano come i<strong>l consenso per Hamas per la prima volta, proprio dopo questa guerra, abbia superato quello per Al Fatah</strong> anche in Cisgiordania, nel regno di Abu Mazen. Se si andasse a votare, hanno detto i palestinesi di quell&#8217;area, il 28,6% di loro sceglierebbe Hamas e il 27,9% Fatah. Considerato che in Cisgiordania parteggiare per Hamas è cosa non priva di rischi e di minacce, sia da parte di Al Fatah sia da parte di Israele, è persino possibile che i dati siano sottostimati.</p>
<p align="justify">     Infine è arrivato un lungo articolo di <strong>Avi Issacharoff</strong>, uno degli analisti politici israeliani che preferisco, con questi ragionamenti: &#8220;Si ha l&#8217;impressione che Israele non abbia ancora abbandonato la convinzione che <strong>una forte pressione economica sulla popolazione di Gaza</strong> possa indurla a liberarsi di Hamas. Finora, questo approccio ha sortito l&#8217;effetto opposto&#8230; Al momento, la sensazione è che il blocco di Gaza e la chiusura delle frontiere stiano rafforzando Hamas e non indebolendolo&#8221;.</p>
<p align="justify">    <strong>Il che, per concludere, ci riporta al punto in cui eravamo il 27 dicembre</strong>, quando Israele decise di reagire ai razzi criminali di Hamas e lanciò l&#8217;Operazione Piombo Fuso. Qual era l&#8217;obiettivo politico? E&#8217; stato raggiunto? Alla seconda domanda non possiamo rispondere perché non sappiamo rispondere alla prima. L&#8217;obiettivo era mettere fine ai lanci di missili? Hamas ha dimostrato di poter continuare. Ripristinare la &#8220;capacità di deterrenza&#8221; dell&#8217;esercito di Israele? Ma non era mai venuta meno. <strong>Minare il consenso di Hamas </strong>infliggendo una dura lezione ai palestinesi di Gaza? Il consenso di Hamas cresce.</p>
<p align="justify">      <strong>I politici israeliani sono stati molto vaghi in proposito, e non a caso. </strong>Credo che avessero un&#8217;unica cosa chiara in mente: non potevano tollerare oltre che 700 mila dei loro concittadini del Sud del Paese vivessero sotto la costante minaccia dei razzi della Striscia. E sapevano che l&#8217;opinione pubblica non avrebbe perdonato ulteriori esitazioni. E&#8217; molto, ma non basta a fare una politica. <strong>Non basta a dettare una strada per il prossimo futuro</strong>, quando gli ebrei saranno un solo terzo della popolazione della regione. Non basta a frenare il progressivo scivolamento a destra del quadro politico israeliano, con la promessa di tensioni crescenti tra la maggioranza ebraica (70%) e la minoranza islamica (22%) nello Stato ebraico.</p>
<p align="justify">     <strong>Per il momento ci sono due vittime certe di questa guerra: Abu Mazen </strong>e la credibilità dei palestinesi moderati della Cisgiordania.  Il mandato presidenziale di Abu Mazen è scaduto ma con l&#8217;aria che tira l&#8217;ultima cosa che può fare è convocare un&#8217;elezione.  Tutto questo, se non avviene per caso  (cosa non impossibile), può convenire a Israele in una sola ipotesi, quella sostenuta da molti palestinesi: che <strong>Israele non voglia affatto veder nascere uno Stato palestinese</strong> e quindi faccia di tutto per minarne le prospettive, anche a costo di dover affrontare uno stato di tensione permanente e una guerra ogni paio d&#8217;anni. Spero che non sia così e alla fine credo che non sia così. Ma non ho moltissimi argomenti da offrire a chi la pensa in modo opposto.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2009/02/07/da-gaza-6-la-condanna-di-israele-sparare-su-hamas-e-colpire-abu-mazen/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA COREA DEL NORD RINUNCIA ALLA BOMBA, ECCO CHE COSA CI GUADAGNA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2008/10/12/la-corea-del-nord-rinuncia-alla-bomba-ecco-che-cosa-ci-guadagna/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2008/10/12/la-corea-del-nord-rinuncia-alla-bomba-ecco-che-cosa-ci-guadagna/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 19:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Armamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/index.php/russia/la-corea-del-nord-rinuncia-alla-bomba-ecco-che-cosa-ci-guadagna/</guid>
		<description><![CDATA[      L’accordo raggiunto ieri per bloccare la corsa alle armi nucleari della Corea del Nord è una vittoria per tutti. Per gli Usa, che tra i cinque Paesi (con loro Giappone, Cina, Corea del Sud e Russia) impegnati dal 2002 a far ragionare il regime di Kim Jong Il erano quello più bisognoso di un successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman"><strong>      </strong>L’accordo raggiunto ieri per bloccare la corsa alle armi nucleari della Corea del Nord è una vittoria per tutti. Per gli Usa, che tra i cinque Paesi (con loro Giappone, Cina, Corea del Sud e Russia) impegnati dal 2002 a far ragionare il regime di Kim Jong Il erano quello più bisognoso di un successo d’immagine e di sostanza. Per la <strong>Corea del Nord, forse l’ultimo Paese stalinista del mondo</strong>, dove i 23 milioni di abitanti sono ciclicamente colpiti da devastanti carestie, un terzo della popolazione è cronicamente malnutrito e il regime, visto il mistero sulle reali condizioni di salute del <strong>Caro Leader</strong>, è minacciato di clamorosi sconvolgimenti. Per l’Asia e per il mondo intero, che non hanno certo bisogno di ulteriori crisi politiche e militari.<br />
      E’ chiaro, però, che a guadagnarci più di tutti è proprio la Corea del Nord. Intanto per i termini dell’accordo: avrà aiuti economici e politici e uscirà dalla “lista nera” in cui il Dipartimento di Stato degli Usa allinea gli <strong>Stati canaglia o sponsor del terro</strong>rismo. Essere nella lista vuol dire subire sanzioni economiche e, più in generale, subire l’ostracismo della più potente nazione del mondo. Appena la <strong>Casa Bianca</strong> ha annunciato di aver depennato la Corea del Nord, dal Giappone sono partite dichiarazioni distensive che possono preludere, se Kim Jong Il (o chi per lui) manterrà i patti, a nuovi e più intensi rapporti economici e commerciali.<br />
     Da non trascurare anche il fatto che, in base all’accordo raggiunto, le verifiche a cui l’industria atomica della Corea dovrà sottoporsi, saranno di certo meno invasive di quelle che gli Usa avevano in un primo tempo previsto. <strong>Ancora qualche mese fa si parlava di ispezioni improvvise a qualunque sito o cent</strong>rale, e infatti il regime coreano aveva annunciato l’intenzione di riprendere gli esperimenti e i lanci di missili. Adesso sarà la Corea a sottoporre alla Cina un elenco di verifiche che gli altri Paesi dovranno accettare o respingere. In ogni caso, le ispezioni della diplomazia internazionale e <strong>dell’Agenzia atomica dell’Onu </strong>saranno concentrate soprattutto sull’eventuale uso di combustibile al plutonio per produrre bombe atomiche, piuttosto che sull’uso di uranio arricchito per produrre materiale fissile.<br />
      Questo canale privilegiato Corea del Nord – Cina è un altro dei risultati che Pyongyang può segnare al proprio attivo. <strong>Il cono d’ombra di Pechino comporta qualche obbligo ma offre indubbi vantaggi</strong>. <strong>Già oggi la Cina fornisce il 50% del cibo e il 90% dell’energia che il disastrato alleato coreano consuma.</strong> La presenza e l’attivismo delle aziende cinesi in Corea cresce di giorno in giorno e gli investimenti diretti contano ormai per più di 2 miliardi di dollari l’anno. Ma non solo: secondo un rapporto del Congresso americano, a ogni carestia (quella di fine anni Novanta provocò 2 milioni d morti) la Cina fornisce cibo e generi di prima necessità direttamente all’esercito e alla polizia della Corea del Nord, in modo da convogliare gli aiuti internazionali verso la popolazione senza dover intaccare il benessere, e con esso la fedeltà al regime, dei corpi armati dello Stato. <br />
      Certo, tutto si paga. E forse <strong>Kim Jong Il e i suoi generali</strong> hanno dovuto accantonare le spropositate ambizioni nucleari anche in omaggio a Pechino e al suo desiderio di veder garantiti, nel cortile di casa, quell’ordine e quella stabilità così necessarie allo sviluppo dell’economia cinese. Non stupisce, dunque, che proprio negli Usa si oda qualche borbottìo (quelli di McCain, per esempio) sulle condizioni di questo accordo. Ma per come vanno le cose, anche sottilizzare all’eccesso sarebbe sbagliato. Ci saranno meno bombe atomiche nel mondo, per ora va bene così.</font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">Pubblicato su <em>Avvenire </em>del 12 ottobre 2008   <a href="http://www.avvenire.it">http://www.avvenire.it</a><em> </em><br />
</font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2008/10/12/la-corea-del-nord-rinuncia-alla-bomba-ecco-che-cosa-ci-guadagna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IVINS SUICIDA: FINE DEL CASO ANTRACE MA NON DELLE BUFALE SULLE ARMI CHIMICHE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2008/08/02/ivins-si-suicida-fine-del-caso-antrace-ma-non-delle-bufale-sulle-armi-chimiche/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2008/08/02/ivins-si-suicida-fine-del-caso-antrace-ma-non-delle-bufale-sulle-armi-chimiche/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 17:44:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Armamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/index.php/medio-oriente/ivins-si-suicida-fine-del-caso-antrace-ma-non-delle-bufale-sulle-armi-chimiche/</guid>
		<description><![CDATA[      Quante volte, in questi ultimi anni, vi siete sentiti ripetere che eravamo sull’orlo di un attacco nucleare o chimico da parte del terrorismo (preferibilmente islamico), che Al Qaeda (per non parlare di Saddam Hussein, certo) si era impadronita di sostanze micidiali, che dagli smandrappati depositi militari dei Paesi dell’ex Urss le bombe atomiche venivano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>      Quante volte, in questi ultimi anni, vi siete sentiti ripetere che eravamo sull’orlo di un attacco nucleare o chimico da parte del terrorismo (preferibilmente islamico), che Al Qaeda (per non parlare di Saddam Hussein, certo) si era impadronita di sostanze micidiali, che dagli smandrappati depositi militari dei Paesi dell’ex Urss le bombe atomiche venivano rubate e rivendute agli Stati canaglia come se fossero cornetti alla crema? Quante volte non so dirvelo. Sono però in grado di ricordarvi la più recente: <strong>il 9 luglio, meno di un mese fa, quando l’Iran ha lanciato alcuni missili nel corso di una serie di manovre militari</strong>. Subito gli “analisti” hanno cominciato a dire che l’Iran era in possesso di bombe atomiche “tascabili”, importate dalla Russia, che potevano essere montate sui missili Shahab e lanciate contro Israele. Non era vero niente, anzi: persino i missili erano in parte inventati e inseriti in foto ritoccate con Photoshop.<br />
       Questa storia va avanti da molti anni: è cominciata con <strong>il crollo dell’Urss</strong>, è proseguita con <strong>l’offensiva del terrorismo</strong>, si è infine adagiata nella <strong>lista nera degli Stati canaglia</strong>. Una quindicina d’anni, più o meno, in cui molti milioni di persone sono stati terrorizzate con lo spauracchio della bomba chimica o radioattiva portata di nascosto a Roma, New York o Parigi e poi fatta esplodere, mentre un satanico personaggio osserva e ride nell’ombra.<br />
       <strong>Hollywood, sempre pronta a mobilitarsi come industria di costruzione del co</strong>nsenso, ha fatto con energia la sua parte, producendo decine di film in cui la storia era sempre la stessa: il perfido mercante di morte mette sul mercato l’ordigno, il crudele terrorista incavolato con l’America la compra, l’eroico agente sventa il folle piano, di solito all’ultimo secondo. Uno di questi film è stato trasmesso pochi giorni fa sui nostri canali nazionali: si intitola <em>Bad Company</em>, ha come interpreti Anthony Hopkins e Chris Rock e guarda caso è stato prodotto nel 2002.<br />
       Purtroppo per gli sceneggiatori, in questi quindici anni non solo non è mai successo nulla di simile, ma nemmeno si è avuta notizia che una qualche bomba chimica o atomica fosse stata intercettata mentre il perfido mercante cercava di rivenderla al crudele terrorista. Certo, i servizi segreti avranno fatto il loro bel lavoro. Sicuro, allarmi e controlli non saranno stati inutili. Indubbio, le leggi che hanno permesso una sempre maggiore intromissione nella vita privata dei cittadini ci avranno anche portato un po’ più di sicurezza. <strong>Ma nemmeno un caso in quindici anni?</strong> Nemmeno una notiziola, una crisetta, un allarmuccio? E guardate che alla fin fine anche i servizi segreti la pensano così, solo che non ci tengono a dirlo e quindi gli ingenui ci cascano. Un esempio? Eccolo: <strong>nel giugno del 2007 l’Fbi ha organizzato una conferenza sul terrorismo nucleare</strong> a cui hanno partecipato esperti di 28 Paesi. Il titolo dell’incontro era: <em>Terrorismo nucleare – Una minaccia seria da prendere sul serio</em>. Tutti d’accordo sul fatto che la minaccia non può essere ignorata ma tutti d’accordo anche sul fatto che (cito sempre dai resoconti ufficiali) la “possibilità di un simile attacco è piuttosto bassa”.<br />
      Comunque non è vero che in quel periodo non è successo niente. La <strong>Corea del Nord</strong> si è procurata gli schemi e la tecnologia per costruire la bomba atomica, come poi regolarmente ha fatto, presso l’arcinoto e arcistimato <strong>scienziato Abdul Qadir Khan</strong>, considerato il “padre della bomba atomica” del <strong>Pakistan</strong>, in patria stimato come un eroe. Il più illustre scienziato atomico del Paese in Asia più appoggiato e finanziato dagli Usa, mica uno di quei generalotti ex sovietici dei film alla 007. <strong>E l’antrace, ve la ricordate?</strong> La micidiale polverina che nel 2001, infilata nelle buste e nei pacchi della posta ordinaria, fece <strong>negli Stati Uniti 5 morti e 17 feriti?</strong> Era l’anno di Saddam e di Al Qaeda, del terrorismo internazionale e della campagna americana per la libertà e la democrazia, un po’ di psicosi era anche comprensibile. Dopo 7 anni di indagini, la questione sembra chiusa. Ma il presunto colpevole non è un terrorista bensì <strong>Bruce Edwards Ivins</strong>, 62 anni, microbiologo, scienziato impegnato nel laboratorio militare (proprio così: lavorava per l’esercito Usa…) di Fort Detrick (Maryland), collaboratore dell’Fbi nelle prime fasi dell’inchiesta.<br />
      Purtroppo Ivins si è suicidato e quindi la verità sarà sepolta con lui. <strong>Ivins, infatti, non è stato il primo scienziato militare a finire nella graticola dell’inchiesta</strong>. Prima di lui era toccata a <strong>Steve Hatfill</strong>, altro biologo di Fort Detrick, che però non era crollato, anzi: ben fornito di avvocati aveva lottato fino a farsi risarcire dal Dipartimento di Giustizia con un bell’assegno da 5,8 milioni di dollari.<br />
       Se in tanti anni gli stessi terroristi che non hanno esitato a massacrare donne e bambini innocenti non hanno invece impiegato le famose bombe chimiche o radioattive, una ragione ci sarà. Forse, tanto per dirne una banale, non è così facile come vogliono farci pensare. E comunque la cronaca di questi anni dimostra che il pericolo, quando c’è, arriva dagli “amici” prima che dai nemici.</p>
<p>Per la conferenza internazionale dell’Fbi sul terrorismo nucleare: <a href="http://www.fbi.gov/page2/june07/nuclear061507.htm">http://www.fbi.gov/page2/june07/nuclear061507.htm</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2008/08/02/ivins-si-suicida-fine-del-caso-antrace-ma-non-delle-bufale-sulle-armi-chimiche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

