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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Chiesa</title>
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		<title>WOJTYLA, IL PAPA CHE NON ERA PACIFISTA</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 18:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[«Non sono un pacifista, nel senso che non voglio la pace ad ogni costo ma la pace nella giustizia». Era il febbraio del 1991, la Guerra del Golfo era ancora in corso e Papa Giovanni Paolo II, durante una visita alla parrocchia romana di Santa Dorotea, pronunciò queste parole. Un Papa non «pacifista», una sorpresa? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Non sono un pacifista, nel senso che non voglio la pace ad ogni costo  ma la pace nella giustizia». Era il febbraio del 1991, la Guerra del  Golfo era ancora in corso e Papa Giovanni Paolo II, durante una visita  alla parrocchia romana di Santa Dorotea, pronunciò queste parole.<strong> Un  Papa non «pacifista», una sorpresa?</strong> Non per chi abbia della predicazione  e della biografia del Papa polacco una conoscenza un po&#8217; più ampia e  articolata.</p>
<p><span id="more-9897"></span></p>
<div id="attachment_9904" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/05/papasito1.jpg"><img class="size-full wp-image-9904" title="papasito1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/05/papasito1.jpg" alt="Giovanni Paolo II mentre riceve George W. Bush." width="300" height="162" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Paolo II mentre riceve George W. Bush.</p></div>
<p>Poche settimane prima, nell&#8217;incontro con il corpo diplomatico, Wojtyla  aveva ricordato agli ambasciatori presso la Santa Sede che la pace  ottenuta con la guerra non fa altro che preparare nuove violenze. Nel  2002, ad Assisi, durante la giornata di preghiera ecumenica per la pace,  avrebbe ripetuto: «Le tenebre non si dissipano con le armi; le tenebre  si allontanano accendendo fari di luce».<strong> E tredici anni dopo la visita a  Santa Dorotea, il 16 marzo del 2003, in un estremo tentativo di  scongiurare l&#8217;attacco anglo-americano all&#8217;Iraq</strong> che sarebbe invece  scattato pochi giorni dopo, un Papa ormai segnato dalla malattia avrebbe  insistito: «Dobbiamo opporci con fermezza alla tentazione dell&#8217;odio e  della violenza, che danno solo l&#8217;illusione di risolvere i conflitti ma  procurano perdite reali e permanenti».</p>
<p><strong>Pace e giustizia, dunque, come  elementi inscindibili.</strong> Agiva su Giovanni Paolo II l&#8217;esperienza della  seconda guerra mondiale. Un&#8217;ecatombe di morte e distruzione che per  centinaia di milioni di persone non aveva preparato un mondo più libero e  giusto ma una forma diversa di oppressione e ingiustizia. <strong>Il Papa che  pure ribadiva il «diritto-dovere all&#8217;ingerenza umanitaria»</strong> (e con  particolare energia nel 1992, quando la Bosnia era martellata e  strangolata dall&#8217;assedio della Serbia) sapeva, per averlo provato sulla  propria pelle di europeo, che la vittoria delle armi, e persino la  vittoria delle armi dei «giusti», non garantisce la vera pace.</p>
<p>Che  fare, quindi, in un mondo in cui i conflitti parevano moltiplicarsi?  Conflitti che erano arrivati a coinvolgere la persona del pontefice,  colpito nel 1981 in un attentato che, come testimoniano rivelazioni  anche di questi giorni, era forse organizzato per eliminare lui,  attaccare Solidarnosc e riportare l&#8217;ordine in Polonia e nel barcollante  blocco sovietico. <strong>La risposta di Wojtyla fu sempre chiarissima: «Non c&#8217;è  pace senza giustizia e non c&#8217;è giustizia senza perdono».</strong></p>
<div id="attachment_9906" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/05/papasito2.jpg"><img class="size-full wp-image-9906" title="papasito2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/05/papasito2.jpg" alt="Giovanni Paolo II con il rabbino Toaff durante la visita alla sinagoga di Roma." width="300" height="157" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Paolo II con il rabbino Toaff durante la visita alla sinagoga di Roma nel 1986.</p></div>
<p>Era questo  il titolo del messaggio per la Giornata mondiale della pace celebrata il  1 gennaio del 2002. «La giustizia», diceva il messaggio, è «virtù  morale e garanzia legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e  doveri e sull&#8217;equa distribuzione di benefici e oneri». Ma la giustizia  degli uomini è fragile, imperfetta. Va quindi «esercitata e in certo  senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in  profondità i rapporti umani turbati».</p>
<p><strong>Si capisce meglio, alla luce di  queste parole, anche lo «stile» complessivo del papato di Karol  Wojtyla.</strong> Dai momenti eclatanti, come la visita alla sinagoga di Roma  (1986) o la preghiera presso il Muro del pianto a Gerusalemme (2000) a  quelli all&#8217;epoca ben valutati nella dimensione religiosa ma forse  trascurati nel laboratorio wojtyliano della costruzione della pace: la  visita in Romania (1999), quella in Siria (2001) o quella nel Regno  Unito (1982). Li abbiamo accostati in modo non casuale.<strong> Giovanni Paolo  II fu infatti il primo Papa a visitare un Paese a maggioranza ortodossa  dallo scisma del 1054, il primo a visitare una moschea (quella degli  Omayyadi a Damasco) e il primo a visitare il Regno Unito</strong> e a  inginocchiarsi in preghiera con l&#8217;arcivescovo di Canterbury, Robert  Runcie. Perché la pace va, appunto, costruita, e ha come fondamenta  il perdono, la conoscenza e la comprensione reciproca.</p>
<p>Ecco allora i  viaggi (104 solo quelli all&#8217;estero) ma anche l&#8217;incontro con i fedeli: 17  milioni e mezzo quelli che hanno partecipato alle 1.160 udienze del  mercoledì in Vaticano. Il dialogo con i potenti della terra (738 udienze  e incontri privati con capi di Stato e 246 udienze con primi ministri)  ma anche con il popolo delle parrocchie. Perché di tutti i costruttori  di pace, Giovanni Paolo II volle essere il primo. A crederci, a  muoversi, a impegnarsi.</p>
<p>Pubblicato sull&#8217;<a href="http://www.eco.bg.it" target="_blank">Eco di Bergamo</a> del 1 maggio 2011</p>
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		<title>E IL VESCOVO DISSE: E&#8217; PASQUA, VIA I MAFIOSI</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 19:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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		<description><![CDATA[DI GIUSTO TRUGLIA «Chiedo ai pastori di essere più coraggiosi e uniti. A loro voglio proporre un suggerimento pratico di rottura». Così monsignor Luigi Renzo, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, in provincia di Vibo Valentia, si è rivolto ai suoi sacerdoti. Obiettivo: evitare infiltrazioni mafiose nelle processioni. Il tema era già venuto all’onore delle cronache l’anno scorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="FamigliaCristiana_FrontEnd_102438_ctl00_paragraphsReader_repParagraphs_ctl00_pParagrafo">DI GIUSTO TRUGLIA</p>
<p><strong>«Chiedo ai pastori di essere più coraggiosi e uniti.  A loro voglio proporre un suggerimento pratico di rottura»</strong>.<strong> Così monsignor Luigi Renzo, vescovo di  Mileto-Nicotera-Tropea, in provincia di Vibo Valentia, si è rivolto ai suoi sacerdoti. Obiettivo: evitare  infiltrazioni mafiose nelle processioni</strong>. Il tema era già venuto all’onore delle cronache l’anno scorso per la  tradizionale processione pasquale dell’Affruntata a Sant’Onofrio  (Vv),  ch&#8217;era stata rinviata dal vescovo per possibili infiltrazioni mafiose.</p>
<p><span id="more-9605"></span></p>
<table style="background-color: #cc0000; height: 20px;" border="0" cellspacing="5" cellpadding="0" width="30" align="right">
<thead></thead>
<tbody>
<tr>
<td align="left"><a href="http://www.famigliacristiana.it/media/articoli/notifica-renzi.pdf"><span style="color: #ffffff;"><br />
</span></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_9612" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/04/affruntata1.jpg"><img class="size-full wp-image-9612" title="affruntata" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/04/affruntata1.jpg" alt="La processione pasquale dell'Affruntata." width="300" height="225" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">La processione pasquale dell&#39;Affruntata.</p></div>
<p><strong>Ora monsignor Renzo ritorna sull’argomento con una notificazione  <a href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/04/NOTIFICAZIONE-MONSIGNOR-RENZO.pdf">(CLICCA QUI PER SCARICARE IL DOCUMENTO)</a> e una proposta molto forte</strong>: invita le  confraternite a «rinunciare a certi pretesi privilegi e di mostrarsi più  collaborativi con i Parroci» e chiede di «affidare ai giovani che  frequentano la parrocchia e sono veramente impegnati in un cammino di  fede l’opportunità di portare loro le statue e di renderli protagonisti  anche nell’organizzazione».</p>
<p><strong>Monsignor Renzo conferma la volontà di valorizzare al massimo  «significative tradizoni popolari», come «occasione preziosa per educare  i fedeli</strong>», ma invita soprattutto a rendersi conto del valore  dei gestiE  «a non lasciarsi espropriare di ciò che appartiene alla  ricchezza e al patrimonio religioso del nostro popolo». E insiste: «<strong>Il  Risorto che festeggiamo nell’Affruntata viene incontro a noi vittorioso  sul male per coinvolgerci nel suo progetto di bene e di amore totale,  in vista di una umanità nuova, finalmente libera da ogni fenomeno  moralmente negativo</strong>.</p>
<p>La Pasqua e i suoi riti memoriali, in  particolare, non possono assolutamente convivere con fenomeni di mafia e  mafiosità, di doppiezza di vita e quant’altro, ma gridano senza mezzi  termini che è finito il tempo dell’odio, della violenza, delle vendette,  della disonestà, delle divisioni e</p>
<div id="attachment_9614" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/04/renzo.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-9614" title="renzo" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/04/renzo-150x150.jpg" alt="Monsignor Luigi Renzo, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea." width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Monsignor Luigi Renzo, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea.</p></div>
<p>spaccature spesso gravi dentro le  stesse nostre comunità parrocchiali». <strong>C’è il bisogno di  «vigilare perché la valenza di profonda religiosità non sia disturbata  da interferenze estranee» e «non vale la scusa che bisogna accogliere la  pecorella smarrita</strong>».</p>
<p><strong>Le indicazioni prendono spunto da una delle più sentite  manifestazioni religiose «i riti di Pasqua in molte parrocchie della  diocesi culminano con la tradizionale rappresentazione dell’Affruntat</strong>a,  o anche detta ‘Ncrinata, durante la quale viene sceneggiato l’incontro  del Risorto con la Madonna e S. Giovanni Evangelista».</p>
<div><em><strong><span>di Giusto Truglia</span></strong></em></div>
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		<title>I CRISTIANI E L&#8217;IMMIGRAZIONE, CHE FARE</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 22:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[DI MONSIGNOR LUCIANO MONARI La responsabilità politica dei cristiani e l’immigrazione &#8211; &#8230; il problema dell’immigrazione non riguarda solo la prassi della comunità cristiana al suo interno. I cristiani sono chiamati a partecipare alla vita politica che definisce i parametri della convivenza delle persone; e debbono fare questo in un modo che sia coerente con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DI MONSIGNOR LUCIANO MONARI</strong></p>
<p><strong>La responsabilità politica dei cristiani e l’immigrazione</strong> &#8211; &#8230; il problema dell’immigrazione non riguarda solo la prassi della comunità cristiana al suo interno. I cristiani sono chiamati a partecipare alla vita politica che definisce i parametri della convivenza delle persone; e debbono fare questo in un modo che sia coerente con la loro fede. Che cosa significa questo? Quali sono le conseguenze del Vangelo nel modo di affrontare il problema dell’immigrazione? &#8230; mi sembra insostenibile sia la posizione di chi ritiene necessario ‘accogliere tutti’ sia quella di chi vuole ‘chiudere a tutti’. L’accoglienza dell’altro che il Vangelo chiede – e la chiede davvero! – deve saggiamente fare i conti con le possibilità concrete, in modo che l’accoglienza non produca danni maggiori. Accogliere tutti indiscriminatamente può provocare alterazioni traumatiche della vita economica, delle relazioni politiche, delle relazioni culturali e della coesione sociale. A soffrirne sarebbero non solo coloro che accolgono, ma anche quelli che vengono accolti&#8230; Viceversa ‘respingere tutti’ è oggettivamente impossibile. C’è un dovere riconosciuto con accordi internazionali di accogliere i rifugiati che fuggono da condizioni di ingiustizia e di oppressione; a questo dovere nessun Paese può legittimamente sottrarsi&#8230; Per di più, del lavoro di immigrati abbiamo bisogno: molti nostri anziani vivono decentemente la vecchiaia per l’assistenza di tante badanti; molti posti dell’industria e dell’agricoltura sono coperti da immigrati; molti servizi vitali dipendono da loro e così via. Rifiutare tutti gli immigrati significherebbe un abbassamento drastico del nostro stesso tenore di vita&#8230; Credo però si possano ugualmente dire alcune cose.</p>
<p><span id="more-8950"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-8954" title="immi2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/02/immi2.jpg" alt="immi2" width="300" height="204" /></p>
<p><strong>La prima è che chi lavora presso di noi</strong> e contribuisce in questo modo al nostro benessere ha il diritto di vedere riconosciuta la propria attività e di essere messo in regola. Se un’immigrata accudisce un anziano italiano e compie in questo modo un reale servizio al benessere della<br />
nazione italiana ha il diritto di essere regolarizzata. Certo, l’Italia può scegliere di fare a meno di immigrati e provvedere da sé ai suoi bisogni; ma se non riesce a fare questo e i suoi cittadini fanno ricorso a immigrati per compiere un servizio utile, che migliora il benessere degli italiani, l’Italia non può rifiutare a queste persone il riconoscimento giuridico e la garanzia di quei servizi che noi abbiniamo coerentemente al lavoro (sanità, scuola). Quando una coppia di italiani mette al mondo un figlio, lo Stato riconosce a questo figlio tutti i diritti propri dei cittadini italiani. Quando un italiano fa lavorare un operaio per la sua ditta – il cui profitto va a beneficio di tutta la nazione – oppure gode di un servizio alla persona che lo Stato non è in grado di garantire, il riconoscimento giuridico è, mi sembra, moralmente doveroso. E un politico che voglia dirsi cristiano è chiamato a favorirlo.</p>
<p><strong>Così mi sembra da migliorare la norma che toglie automaticamente il permesso di soggiorno a chi perde il lavoro.</strong> La logica di questa norma appare del tutto egoistica: “Finché mi servi, ti tengo e faccio uso della ricchezza che produci; ma, appena la tua presenza smette di servirmi, ti caccio.” Un meccanismo di questo genere è non solo ingiusto in sé, ma giustifica nel sentire comune un modo di ragionare egoista e perciò pericoloso. È illusione credere che questo sentimento possa essere controllato e diretto solo verso gli immigrati; una volta ammesso per gli immigrati, tende necessariamente a diffondersi in tutte le direzioni e contribuisce ad avvelenare anche il tessuto sociale italiano&#8230;</p>
<p><strong>Va ricordato anche il problema dei bambini nati da genitori stranieri</strong> (che non hanno la cittadinanza italiana) in Italia e che da sempre risiedono in italia. A loro la legge attuale, riconoscendo solo lo <em>ius sanguinis</em>, non riconosce la cittadinanza italiana. Il problema è</p>
<div id="attachment_8956" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8956" title="monari" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/02/monari.jpg" alt="Monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia." width="300" height="327" /><p class="wp-caption-text">Monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia.</p></div>
<p>spinoso perché questi bambini sono, dal punto di vista culturale, italiani: parlano la nostra lingua, frequentano le nostre scuole e vivono<br />
i rapporti di amicizia e di dialogo con ragazzi italiani; godono e soffrono le nostre ricchezze e le nostre povertà. Costringerli a essere cittadini di uno Stato che non conoscono (quello dei loro genitori) e rifiutare la cittadinanza dello Stato che li ha educati, mi sembra illogico. Il rischio<br />
è fare di loro delle persone culturalmente apolidi: che non appartengono al Paese dove abitano e non hanno niente a che fare col Paese di cui hanno la cittadinanza. Per questo chiedo ai politici di fare il possibile perché questi bambini siano ammessi a pieno titolo nel nostro Paese: sono una delle ricchezze che possono aiutarci a superare l’handicap del declino demografico; i nostri figli hanno interesse (anche economicamente) ad averli come compagni di lavoro e di vita.</p>
<p><strong>È evidente che la persona non può essere pensata senza la sua famiglia. </strong>Bisogna quindi cercare di favorire i riavvicinamenti familiari. Se accogliamo un emigrato, non possiamo rendere impossibile per la sua famiglia raggiungerlo; e, nello stesso modo, dobbiamo favorire l’inserimento scolastico dei suoi figli. Bisogna considerare che un immigrato è, dal punto di vista economico, un guadagno significativo.<br />
Per condurre un bambino italiano all’età in cui può lavorare e produrre, la famiglia spende un patrimonio significativo e lo stato impegna servizi costosi. Ricevere come operaio un giovane di venti, trent’anni significa godere il frutto del lavoro di un adulto senza aver dovuto spendere nulla per formarlo. Quello che lo Stato può spendere per la sua famiglia e per la scolarizzazione dei suoi figli è, in un certo senso, il pagamento di un debito.</p>
<p><strong>Infine un politico è chiamato a evitare e impedire qualsiasi forma di discriminazione</strong>. Con questo termine mi riferisco a comportamenti vessatori che trasformano i diritti in scelte di compiacenza; che usano le lentezze burocratiche per sfiancare le persone e costringerle alla rassegnazione o alla rinuncia; che usano due pesi e due misure a seconda della nazionalità o del colore della pelle&#8230;</p>
<p>HO QUI RIPUBBLICATO LA PARTE CONCLUSIVA DELLA LETTERA<em><strong> &#8220;STRANIERI, OSPITI, CONCITTADINI&#8221; </strong></em>CHE<strong> MONSIGNOR LUCIANO MONARI</strong>, VESCOVO DI BRESCIA, HA INVIATO ALLE COMUNITA&#8217; CRISTIANE DELLA DIOCESI SULLA PASTORALE PER GLI IMMIGRATI.<strong> LA VERSIONE INTEGRALE E&#8217; SCARICABILE DAL </strong><em><strong><a href="http://www.diocesi.brescia.it" target="_blank">SITO DELLA STESSA DIOCESI</a></strong></em></p>
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		<title>TETTAMANZI, TROPPO IN GAMBA PER MILANO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/07/tettamanzi-troppo-in-gamba-per-milano/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 20:55:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;Italia sempre più bieca e tetra che stiamo costruendo, nella Milano che ha fatto da culla al duo Berlusconi-Lega, avviene da tempo quanto non sarebbe tollerato in nessun Paese di normale civiltà: il sistematico linciaggio del cardinale Dionigi Tettamanzi da parte di un ceto politico di bassissimo livello e di modestissima preparazione culturale. In Francia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;Italia sempre più bieca e tetra che stiamo costruendo, nella Milano che ha fatto da culla al duo Berlusconi-Lega, avviene da tempo quanto non sarebbe tollerato in nessun Paese di normale civiltà: il sistematico linciaggio del <strong>cardinale Dionigi Tettamanzi</strong> da parte di un ceto politico di bassissimo livello e di modestissima preparazione culturale. In Francia il <strong>cardinale André Vingt-Trois</strong>, arcivescovo di Parigi, ostile alla politica di espulsione dei rom, è stato oggi ricevuto con rispetto dal <strong>presidente Nicolas Sarkozy</strong>; a Milano, che è la diocesi cattolica più grande del mondo, il cardinale Tettamanzi può essere svillaneggiato persino da un gorilla della politica come il leghista Salvini.</p>
<p><span id="more-6414"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_6423" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6423" title="tettamanzi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/tettamanzi.jpg" alt="Il cardinale Dionigi Tettamanzi con un lavoratore immigrato." width="300" height="223" /><p class="wp-caption-text">Il cardinale Dionigi Tettamanzi con un immigrato.</p></div>
<p><strong>La grande colpa di Tettamanzi, agli occhi di questa gente, è di ricordare la necessità di un luogo di preghiera per i musulmani.</strong> Dico necessità non a caso: Milano è l&#8217;unica grande città europea (e credo del mondo) a non avere una moschea, nonostante circa 100 mila dei suoi cittadini siano di fede islamica. <strong>E questo in un Paese come l&#8217;Italia che, in Europa, è quello con la minore percentuale di popolazione musulmana (1,4%)</strong>. Non siamo alla vigilia dell&#8217;invasione, quindi, e la costruzione di un luogo di culto e di preghiera sarebbe un gesto lungimirante e intelligente. Un modo di prevenire futuri problemi, perché con il nostro tasso di nascite (il più basso al mondo) e con l&#8217;indifferenza dei Governi verso le politiche familiari, è scontato prevedere che avremo sempre bisogno di una certa quota di immigrati.</p>
<p><strong>Ma le posizioni di Tettamanzi sono troppo intelligenti per l&#8217;attuale ceto politico</strong>. Basta ascoltare le deliranti argomentazioni dei vari <strong>De Corato e La Russa</strong> (assessore alla Sicurezza: vi rendete conto, a Milano?), o le non argomentazioni della sempre più evanescente <strong>sindachessa Moratti</strong>. I leader della giunta milanese continuano a parlare di &#8220;ragioni di sicurezza&#8221;, criminalizzando così d&#8217;un botto 100 mila abitanti di Milano presso i quali, ogni giorno, la stessa comunità milanese fa la spesa, dai quali fa assistere gli anziani, ai quali chiede di costruire i palazzi dell&#8217;Expo. Quando proprio le &#8220;ragioni di sicurezza&#8221; chiederebbero di disinnescare una potenziale ragione di scontento e di rivalsa.</p>
<p><strong>Ho detto &#8220;potenziale&#8221;, ora aggiungo legittima.</strong> Da sette anni, con questa o quella scusa, la Giunta cittadina nega, ovunque e comunque, il permesso di edificazione alla moschea. In tutto questo ci sono due sole motivazioni in qualche modo pertinenti: <strong>il brutto precedente della moschea di viale Jenner</strong>, in cui sono stati ritrovati personaggi collusi con l&#8217;estremismo terrorista islamico; e la difficoltà di trovare un interlocutore valido in una comunità come quella islamica, frammentata all&#8217;inverosimile. Ma le questioni criminali sono di pertinenza delle Forze dell&#8217;ordine, che infatti sono intervenute; e l&#8217;interlocutore valido si trova solo se lo si cerca. <strong>In ogni caso, varrebbe la pena di lavorare su questo tema</strong>, che investe i diritti di decine di migliaia di milanesi musulmani e potrebbe coinvolgere, se non risolto, la sicurezza di tutti gli altri milanesi.</p>
<p><strong>La Giunta, invece, preferisce affidarsi ai soliti quattro slogan di stampo leghista</strong>, sperando forse che nel frattempo la globalizzazione cessi di esistere, il tasso di nascite nelle famiglie italiane s&#8217;innalzi, i nostri anziani non abbiano più bisogno di badanti. Sposando, intanto, la causa dell&#8217;onesto Gheddafi e dei suoi lager per immigrati. E, in buona sostanza, lasciando scivolare l&#8217;Italia in una mentalità che definire provinciale è fin troppo ottimista. <strong>Dispiace soprattutto che gli insulti a Tettamanzi piovano nella quasi completa indifferenza del mondo cattolico italiano</strong> (per esempio dell&#8217;eroica Comunione e Liberazione, così forte in Lombardia) che, avendo evitato i Dico e i Pacs, sembra convinto di aver risolto tutti i problemi. Suoi e del Paese.</p>
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		<title>ISRAELE, QUEL CHE DAVVERO DICE IL PAPA</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 21:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso del viaggio a Cipro, papa Benedetto XVI ha presentato l&#8217;Instrumentum Laboris del Sinodo speciale per il Medio Oriente che si svolgerà in ottobre a Roma. Quasi tutti i giornali italiani hanno &#8220;sparato&#8221; in proposito titoloni a effetto, basati su un presunto &#8220;attacco&#8221; allo Stato di Israele, ben poco rispondenti ai contenuti del documento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del viaggio a Cipro, papa Benedetto XVI ha presentato l&#8217;<em>Instrumentum Laboris</em> del Sinodo speciale per il Medio Oriente che si svolgerà in ottobre a Roma. Quasi tutti i giornali italiani hanno &#8220;sparato&#8221; in proposito titoloni a effetto, basati su un presunto &#8220;attacco&#8221; allo Stato di Israele, ben poco rispondenti ai contenuti del documento. Eccone uno stralcio. Il testo completo su: <a href="http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20100606_instrumentum-mo_it.pdf" target="_blank">www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20100606_instrumentum-mo_it.pdf</a></p>
<p><span id="more-5128"></span></p>
<blockquote>
<div id="attachment_5140" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5140" title="PapaCipro" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/PapaCipro.jpg" alt="Papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico a Cipro." width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico a Cipro.</p></div>
<p><em><strong>I conflitti politici nella regione</strong></em></p>
<p>&#8220;&#8230; <strong>L&#8217;occupazione israeliana dei territori Palestinesi</strong> rende difficile la vita quotidiana per la libertà di movimento, l&#8217;economia e la vita sociale e religiosa (accesso ai Luoghi Santi, condizionato da permessi militari accordati agli uni e rifiutati agli altri, per ragioni di sicurezza). Inoltre, alcuni gruppi fondamentalisti cristiani giustificano, basandosi sulle Sacre Scritture, l&#8217;ingiustizia politica imposta ai palestinesi, il che rende ancora più delicata la posizione dei cristiani arabi.</p>
<p><strong>In Iraq, la guerra ha scatenato le forze del male nel Paese,</strong> all&#8217;interno delle correnti politiche e delle confessioni religiose. Essa ha mietuto vittime tra tutti gli iracheni, ma i cristiani sono stati tra i colpiti principali i quanto rappresentano la comunità irachena più esigua e più debole. Ancor&#8217;oggi la politica mondiale non ne tiene sufficiente conto.</p>
<p><strong>In Libano i cristiani</strong> sono divisi sul piano politico e confessionale e nessuno ha un progetto che possa essere accettato da tutti. <strong>In Egitto, la crescita dell&#8217;Islam politico</strong>, da una parte, e il disimpegno, in parte forzato, dei cristiani nei confronti della società civile, dall&#8217;altra, rendono la loro vita esposta a serie difficoltà. Inoltre, questa islamizzazione penetra nelle famiglie anche mediante i mass media e la scuola, modificando le mentalità che, inconsapevolmente, si islamizzano&#8230;&#8221;.</p>
<p><em><strong>Libertà di religione e di coscienza</strong></em></p>
<p>&#8230; <strong>Prima di parlare di libertà di coscienza, sarebbe importante trattare dei diritti umani in generale nel Medio Oriente.</strong> In effetti, il criterio di ogni sistema politico e sociale deve essere il bene della persona umana e tutti i sistemi sono costituiti per servirla&#8230; La pace, la giustizia e la stabilità della regione sono condizioni indispensabili per promuovere i diritti umani in Medio Oriente.</p>
<p><strong>In Oriente, libertà di religione vuol dire solitamente libertà di culto.</strong> Non si tratta dunque della libertà di coscienza, cioè della libertà di credere o non credere, di praticare una religione da soli o in pubblico senza alcun impedimento, e dunque della libertà di cambiare religione. In Oriente la religione è, in generale, una scelta sociale e perfino nazionale, non individuale&#8221;.</p>
<p><em><strong>I cristiani e l&#8217;evoluzione dell&#8217;Islam contemporaneo</strong></em></p>
<p>&#8220;La crescita dell&#8217;Islam politico&#8230; <strong>è un fenomeno saliente che si ripercuote sulla situazione dei cristiani nel mondo arabo.</strong> Questo Islam politico comprende differenti correnti religiose che vorrebbero imporre un modo di vita islamico alle società arabe, turche o iraniane e a tutti coloro che vi vivono, musulmani e non musulmani. Per queste correnti, la causa di tutti i mali è l&#8217;allontanamento dall&#8217;Islam. La soluzione, quindi, è il ritorno all&#8217;Islam delle origini. Di qui lo slogan: l&#8217;Islam è la soluzione&#8230; A questo scopo, alcuni non esitano a ricorrere alla violenza&#8221;.</p>
<p><em><strong>L&#8217;emigrazione</strong></em></p>
<p>&#8220;Questa emigrazione (<em>dei cristiani dal Medio Oriente, n.d.r</em>) <strong>si è accentuata oggi con il conflitto israelo-palestinese</strong> e l&#8217;instabilità che ha causato in tutta la regione, mentre la situazione sociale minacciosa dell&#8217;Iraq e l&#8217;instabilità politica del Libano hanno contribuito ad ampliare il fenomeno&#8221;.</p></blockquote>
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		<title>MONS. PADOVESE, CRISTIANO, UCCISO</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 21:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Appare probabile che monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell&#8217;Anatolia, ucciso oggi a coltellate nella sua residenza di Iskenderun, sia caduto vittima di uno squilibrato, o di un uomo dalla salute mentale compromessa. <strong>Murat Altun</strong>, arrestato per il delitto, era l&#8217;autista del vescovo e con lui era venuta in Italia almeno due volte. Molte circostanze, insomma, ricordano un&#8217;altra morte tragica, quella di <strong>don Andrea Santoro</strong>, ucciso anche lui a coltellate nella sua chiesa di Trabzon.</p>
<p><span id="more-5075"></span></p>
<div id="attachment_5083" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5083" title="padovesexxx" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/padovesexxx.jpg" alt="Una delle ultime immagini di monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Una delle ultime immagini di monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell&#39;Anatolia.</p></div>
<p><strong>E&#8217; chiaro, però, che questa morte orrenda proietta una luce particolare</strong> non solo sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente, ormai da molto tempo assai critica, ma anche sul <strong>viaggio di Benedetto XVI a Cipro</strong>, dove il Papa presenterà <span style="color: #000000;">l&#8217;<em>Instrumentum Laboris</em> dell&#8217;Assemblea speciale del  Sinodo dei vescovi dedicata al Medio Oriente, in programma dal 10 al 24  ottobre 2010. Pur non rientrando nella Custodia francescana, la Turchia appartiene a buon diritto alla Terra Santa e l&#8217;omicidio di un vescovo, qualunque sia la follia che ha armato l&#8217;uccisore, appare comunque come un assalto ai cristiani. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per capire perché, basta rileggere l&#8217;ampia intervista che monsignor Padovese concesse a <a href="http://http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=12096" target="_blank">sussidiario.net</a>. Il vescovo raccontava della sua diocesi (vasta circa due terzi della Turchia e con soli 2.500 cattolici) e del pauroso declino della comunità cristiana del Paese: </span><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody">«Nel 1927 i cristiani erano il  20%, circa due milioni su una popolazione di 17-18 milioni. Il fatto che  oggi ci troviamo ad essere un numero cosi risicato <em>(circa 100 mila, n.d.r)</em> su una popolazione  di 70-71 milioni è sintomo di una situazione segnata da innegabili  discriminazioni. <strong>La Costituzione sancisce l’uguaglianza dei cittadini  turchi</strong>. Non è la legge in quanto tale che causa questi fenomeni, ma la  sua non applicazione…».</span></p>
<p><span><strong>In queste ore molti uomini politici turchi</strong> hanno espresso a chiare lettere stima per monsignor Padovese e dolore sincero per l&#8217;accaduto. Resta però il fatto che la Turchia è il Paese islamico forse più moderno e democratico al mondo, ma anche il Paese islamico dove, storicamente, i cristiani hanno subito le più feroci discriminazioni: nel <strong>1915-1916</strong>, con il genocidio di un milione e mezzo di armeni cristiani, e nel <strong>1923</strong>, con la deportazione di un milione e mezzo di turchi di origine greca.</span></p>
<p><span><strong>Recuperare questa memoria serve non a criminalizzare la Turchia odierna</strong> ma a spiegare alcune cose. Intanto, perché con tutti i suoi meriti la Turchia non può essere accettata troppo facilmente nell&#8217;Europa comunitaria. Poi, perché è giusto monitorare il complesso gioco d&#8217;equilibrio che lega il primo ministro Erdogan all&#8217;islam e agli islamisti. <strong>Quindi, a farci capire che è più spesso la politica a usare la religione che non il contrario</strong>. Non sarebbe male, infine, se le nostre cancellerie, così preoccupate di difendere Israele sempre e comunque in nome della &#8220;democrazia in Medio Oriente&#8221;, capissero che difendere concretamente i cristiani di Terra Santa darebbe alla democrazia un impulso forse persino più veloce.<br />
</span></p>
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		<title>BETLEMME, DI CORSA VERSO LA PACE</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 17:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono tanti modi di andare incontro alla pace. Facendo un passo avanti, due di lato e mezzo indietro, come spesso fanno i Governi. Oppure correndole incontro, come le 600 persone (150 arrivate apposta dall’Italia) che oggi hanno partecipato alla maratona non competitiva tra Gerusalemme e Betlemme. Una corsetta, se fosse misurata solo sulla distanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tanti modi di andare incontro alla pace. Facendo un passo avanti, due di lato e mezzo indietro, come spesso fanno i Governi. Oppure correndole incontro, come le 600 persone (150 arrivate apposta dall’Italia) che oggi hanno partecipato alla maratona non competitiva tra Gerusalemme e Betlemme. Una corsetta, se fosse misurata solo sulla distanza fisica, poco più di 8 chilometri, che separa le due città. Un’impresa, invece, visto che attraversa l’abissale lontananza tra due popoli scandita da storie antiche e guerre recenti, da bombe e muri, da un’abitudine alla diffidenza che pare impossibile da scalfire.</p>
<p><span id="more-4678"></span></p>
<div id="attachment_4680" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4680" title="maratona001ridotta1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/04/maratona001ridotta1.jpg" alt="Un'immagine della corsa non competitiva da Gerusalemme a Betlemme." width="300" height="181" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine della corsa da Gerusalemme a Betlemme.</p></div>
<p><strong>L’appuntamento spiritual-sportivo, organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi </strong>e dal Centro Sportivo Italiano, con l’appoggio del Coni e la partecipazione, tra gli altri, del ministero israeliano del Turismo, è arrivato alla settima edizione col nome di <em>JPII Games</em>, i Giochi di Giovanni Paolo II. E c’è arrivato senza fiatone, visto che si è allargato anche al nuoto, alla pallavolo, al ciclismo. In queste occasioni quasi sempre si leva la voce di qualche furbone che, all’entusiasmo di chi non teme di usare anche un pallone per stare in allegria con gente diversa, contrappone la <em>realpolitik </em>e il cinismo spicciolo di chi preferisce osservare da lontano. Ma è proprio la realtà a lanciare un messaggio diverso. Le cronache dei nostri anni più o meno recenti sono piene di figure che avevano un sentimento forte della realtà e che, proprio per questo, osavano sperare contro ogni speranza. <strong>Da Gandhi a Martin Luther King, da Madre Teresa ad Andrei Sacharov a Nelson Mandela</strong>. E se non tutti sono destinati a diventare dei giganti della storia, tutti hanno il pieno diritto di pubblicare il proprio appello alla pace in modo non virtuale, da Facebook, ma concreto, fisico. Con una schiacciata oltre la rete o una bella sudata su e giù per i colli che da Gerusalemme portano a Betlemme.</p>
<p><strong>Perché se pace vera mai ci sarà in Terra Santa, sarà una pace così</strong>: concreta, terragna, temprata dai venti come gli olivi e levigata dalla sabbia come le rocce che abbondano da quelle parti. La sigleranno i politici ma la faranno, quando la faranno, gli uomini e le donne che vivono laggiù. L’Opera Romana Pellegrinaggi, che ha organizzato l’evento sportivo, lo sa bene, perché ha visto per lunga esperienza quanto stretto sia, da quelle parti, il legame tra le preghiere e la vita quotidiana, tra la visita ai luoghi santi e il benessere delle famiglie. <strong>In Palestina almeno il 65% della popolazione vive grazie all’industria del turismo, che è quasi per intero turismo religioso.</strong> E l’anno scorso, un anno di pace pur tra mille tensioni, i palestinesi hanno vissuto un piccolo ma significativo boom economico. <strong>In Israele, nel 2009, la massa dei turisti, anche in questo caso in maggioranza pellegrini, ha sfiorato i 2 milioni e 400 mila persone,</strong> quasi ai livelli degli anni migliori per  una delle “industrie” più importanti e redditizie del Paese.</p>
<p>Non si tratta di fare i conti in tasca agli altri ma solo di rendersi conto che <strong>la Terra Santa è per natura una terra di visita</strong>, d’incontro e di accoglienza. Lo è sempre stata e i popoli che la abitano lo sanno bene, tanto da riscoprire con naturalezza l’antica vocazione appena riescono a smettere di spararsi addosso. C’è dunque un gran bisogno di pace, ma anche di capire quale sia la pace possibile, la via percorribile. <strong>Il messaggio che i marciatori della Gerusalemme-Betlemme</strong> ci mandano è importante perché è semplice, naturale, logico. Perché quella (incontrarsi, camminare insieme, dividere l’acqua, pregare ognuno a modo suo l’unico Dio), da quelle parti, è l’unica cosa giusta da fare.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> del 25 aprile 2010</p>
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		<title>PEDOFILIA: E&#8217; RATZINGER IL CORAGGIOSO</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 18:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per natura, formazione e congenita ingenuità, ho sempre fatto fatica a credere ai complotti. Men che meno a quelli internazionali, con Stati, organismi, gruppi e individui che conducono azioni coordinate per il raggiungimento di un unico scopo. Devo però ammettere che anch&#8217;io trovo qualcosa di sospetto nell&#8217;accanimento con cui si cerca di volgere il già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per natura, formazione e congenita ingenuità, ho sempre fatto fatica a credere ai complotti. Men che meno a quelli internazionali, con Stati, organismi, gruppi e individui che conducono azioni coordinate per il raggiungimento di un unico scopo. Devo però ammettere che anch&#8217;io trovo qualcosa di sospetto nell&#8217;accanimento con cui si cerca di volgere il già umiliante &#8220;scandalo pedofilia&#8221; in un atto d&#8217;accusa versa la Chiesa intera e lo stesso Papa.</p>
<p><span id="more-4459"></span><strong> </strong></p>
<div id="attachment_4476" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4476" title="papa11" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/04/papa11.jpg" alt="Papa Benedetto XVI." width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Papa Benedetto XVI.</p></div>
<p><strong>Che nel gestire la vicenda</strong> ci siano stati fin troppi scivoloni comunicativi lo hanno già fatto notare osservatori assai più qualificati di me, come <strong>John Allen</strong>, vaticanista della Cnn e del <a href="http://ncronline.org/" target="_blank">National Catholic Reporter</a>, e <strong>Vittorio Messori</strong> sulla prima pagina del <a href="http://www.corriere.it/" target="_blank">Corriere della Sera</a> del giorno di Pasqua, quindi possiamo chiuderla lì. Quello che non torna è l&#8217;accanimento che da certe tribune spira nei confronti di Benedetto XVI, e più in generale lo scetticismo con cui molti giudicano la sua azione sullo &#8220;scandalo preti pedofili&#8221;. E non torna perché è chiaro che se c&#8217;è un coraggioso, in questa storia di per sé umiliante, è proprio lui, papa Ratzinger.</p>
<p>Proviamo a mettere in fila qualche fatto.</p>
<ul>
<li>Lo scandalo è esploso durante il papato di Benedetto XVI proprio perché questo Papa lo ha voluto. Nella <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2010/documents/hf_ben-xvi_let_20100319_church-ireland_it.html" target="_blank"><em>Lettera pastorale ai cattolici d&#8217;Irlanda</em></a>, inoltre, egli ha parlato assai chiaro: ai preti che si sono macchiati di abusi è garantito il perdono cristiano, il che non li esime dall&#8217;inevitabile processo canonico e penale.</li>
<li>Il Paese in cui lo scandalo è stato con più cura indagato è l&#8217;Irlanda, dove si è messo all&#8217;opera l&#8217;ex premier e attuale ministro della Giustizia, <strong>Bertie Ahern</strong>. Al momento di presentare il proprio rapporto, questi ha tenuto a ringraziare le autorità ecclesiastiche per la collaborazione prestata alle autorità civili. Altrettanto si è vista costretta a fare in Germania <strong>Angela Merkel</strong>, che pure era partita criticando la Chiesa.</li>
<li>Per ripulire il bubbone, il Papa non ha esitato a mettere a subbuglio le conferenze episcopali di mezzo mondo. E&#8217; chiaro, infatti, che sono<strong> le Chiese locali</strong> a portare in prima battuta il peso pratico e concreto degli abusi scoperti, dei pastori rivelatisi lupi, della sfiducia che potrà nascere nei fedeli, delle eventuali cause legali.</li>
<li>La Conferenza episcopale tedesca, che per tante ragioni si presume vicina al cuore del Papa, ha accolto con favore la nomina da parte del Governo tedesco dell&#8217;ex ministra per la Famiglia, <strong>Christine Bergmann</strong>, come delegata
<div id="attachment_4478" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-4478" title="Bergmann C" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/04/Bergmann-C-150x150.jpg" alt="Christine Bergmann." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Christine Bergmann.</p></div>
<p>indipendente per l&#8217;indagine degli abusi sessuali e, soprattutto, per i contatti con le vittime e le loro famiglie. La Bergmann ha 70 anni, è socialdemocratica, è stata sindaco di Berlino e ministro per la Famiglia nel Governo Schroeder, ha 7 figli. Non pare il tipo malleabile, quello che si fa impressionare da un vescovo o da un cardinale.</li>
<li>L&#8217;operazione verità tocca non solo il clero diocesano ma anche i movimenti. E&#8217; di pochi giorni fa la notizia che i Legionari di Cristo hanno riconosciuto gli abusi commessi dal loro fondatore, <strong>Marcial Maciel Degollado</strong>, morto nel 2008, su alcuni seminaristi.</li>
<li>La sensibilità di papa Ratzinger sulla questione dei preti pedofili non è di oggi. E infatti la <strong>Conferenza episcopale americana</strong>, la prima a essere investita dalle rivelazioni e dalle loro conseguenze, può oggi dire che nel 2009 il numero di denunce per abusi sessuali a carico di religiosi è calato ai minimi storici.</li>
</ul>
<p>Tutto questo non serve per negare il problema, drammatico nella sostanza e nelle dimensioni, e meno ancora per sminuire le sofferenze delle tante, troppe vittime. Non sarebbe la prima volta, però, in cui il Vaticano da &#8220;vittima&#8221; viene fatto passare per &#8220;carnefice&#8221;. Per dirla altrimenti: <strong>Ratzinger è quello che sta cercando di guarire la piaga della pedofilia</strong> mentre c&#8217;è</p>
<div id="attachment_4481" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-4481" title="zega1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/04/zega11-150x150.jpg" alt="Don Leonardo Zega." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Don Leonardo Zega.</p></div>
<p>chi lo dipinge come un complice o un debole. E&#8217; possibile che questo Papa un po&#8217; particolare, il teologo chiamato a farsi anche uomo di governo (della Chiesa), lo studioso capace di intuizioni contro corrente sull&#8217;economia e sulla società, dia fastidio a qualcuno? Chissà. Intanto vorrei ricordare un episodio. Nel 1997, <strong>don Leonardo Zega</strong>, direttore di <em>Famiglia Cristiana</em>, in occasione di alcuni episodi di cronaca nera a sfondo famigliare, fece al giornale una copertina con il titolo &#8220;Maledetti pedofili&#8221;. Accanto al titolo, la durissima citazione del Vangelo di Matteo: &#8220;Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare&#8221;. Seguirono un sacco di polemiche, quasi tutte tese a dimostrare che don Zega era esagerato e impulsivo. Guarda caso, alcuni dei &#8220;moderati&#8221; di allora sono i &#8220;rigoristi&#8221; di adesso.</p>
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		<title>BENEDETTO XVI NON TEME LO SCANDALO</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 18:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Credo di non essere stato tra gli ultimi, e proprio in questo spazio, a scrivere della gigantesca &#8220;operazione pulizia&#8221; sui preti pedofili avviata in Irlanda con la collaborazione delle autorità ecclesiastiche. Nel frattempo sono successe tante altre cose: lo scandalo si è allargato, ha coinvolto Paesi prima insospettabili (o almeno insospettati) come l&#8217;Olanda, la Svizzera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Credo di non essere stato tra gli ultimi, e proprio in questo spazio, a scrivere della gigantesca <a href="http://www.fulvioscaglione.com/index.php/cristiani/dai-pedofili-dirlanda-lidea-di-quanto-vale-un-buon-prete" target="_self">&#8220;operazione pulizia&#8221; sui preti pedofili</a> avviata in Irlanda con la collaborazione delle autorità ecclesiastiche. Nel frattempo sono successe tante altre cose: lo scandalo si è allargato, ha coinvolto Paesi prima insospettabili (o almeno insospettati) come l&#8217;Olanda, la Svizzera e la Germania, presunte rivelazioni sono arrivate a lambire il fratello del Papa e lo stesso Benedetto XVI.</p>
<p><span id="more-4156"></span></p>
<div id="attachment_4171" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4171" title="Ratzinger" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/Ratzinger.jpg" alt="Papa Benedetto XVI con vescovi e cardinali." width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Papa Benedetto XVI con vescovi e cardinali.</p></div>
<p><strong>Qualcuno si è affannato ad accusare la Chiesa</strong>, e questo era in parte inevitabile. Altri si sono impegnati per giustificarla, con la pallida motivazione che anche in altri ambienti si pecca e si fa il male. Né l&#8217;una né l&#8217;altra cosa mi sembrano interessanti quanto notare la gigantesca e rivoluzionaria apertura al mondo di cui <strong>Benedetto XVI</strong>, a volte considerato un Papa &#8220;conservatore&#8221; o un teologo attratto più dai volumi e dai codici che non dalle cose degli uomini, si fa artefice impegnandosi a purificare la Chiesa.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Qualcuno ricorderà </strong><span style="font-size: small;"><strong>che questo Papa è lo stesso cardinale</p>
<div id="attachment_4179" class="wp-caption alignright" style="width: 153px"><strong><img class="size-thumbnail wp-image-4179" title="gZ2X134aR3xR-m" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/gZ2X134aR3xR-m2-143x150.jpg" alt="Le meditazioni sulla Via Crucis di Benedetto XVI (Edizioni San Paolo)." width="143" height="150" /></strong><p class="wp-caption-text">Le meditazioni sulla Via Crucis di Benedetto XVI (Edizioni San Paolo).</p></div>
<p></strong><strong>Ratzinger </strong>che durante la <em>Via Crucis</em> del 2005, mentre  Karol Wojtyla stava morendo, lanciò questo ammonimento: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro  che nel sacerdozio dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta  superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento  della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle  nostre cadute! Signore, salvaci”. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Cinque anni dopo, di nuovo alla vigilia di una Pasqua, Benedetto XVI </strong>pubblica la <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2010/documents/hf_ben-xvi_let_20100319_church-ireland_it.html" target="_blank">Lettera pastorale ai cattolici d&#8217;Irlanda</a> in cui non solo prende di petto il problema della pedofilia ma, in un certo senso, spalanca al mondo</span></p>
<div id="attachment_4173" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-4173" title="Irlanda pedofili" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/Irlanda-pedofili-150x150.jpg" alt="Il rapporto sulla pedofilia nella Chiesa d'Irlanda." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Il rapporto sulla pedofilia nella Chiesa d&#39;Irlanda.</p></div>
<p>le porte della Chiesa proprio nel momento in cui, per chi vuole, è più facile e meno costoso attaccare la Chiesa stessa. Ai religiosi che hanno peccato il Papa intima: &#8220;Dovete rispondere di ciò che avete fatto davanti a Dio onnipotente, come davanti a tribunali debitamente costituiti&#8221;.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>E&#8217; il riconoscimento non solo di un duplice piano di giustizia</strong> (quella divina, inarrivabile, e quella umana, laica o religiosa, indispensabile) ma anche di una profonda esigenza di giustizia. Il Papa vi fa riferimento almeno due volte nella sua Lettera. <strong>Al punto 2</strong>, quando scrive:  &#8220;</span>Considerando la gravità di queste colpe e la risposta spesso  inadeguata ad esse riservata da parte delle autorità ecclesiastiche nel  vostro  Paese&#8230;&#8221;. <strong>Al punto 4</strong>: &#8220;Il programma di rinnovamento proposto  dal Concilio Vaticano Secondo fu a volte frainteso e in verità, alla  luce dei  profondi cambiamenti sociali che si stavano verificando, era tutt’altro  che  facile valutare il modo migliore per portarlo avanti. In particolare, vi  fu una  tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad evitare approcci  penali nei  confronti di situazioni canoniche irregolari. <strong>Al punto 7</strong>: &#8220;La  giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre azioni senza  nascondere  nulla. Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettetevi alle  esigenze  della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio&#8221;. <strong>E al punto 11</strong>: &#8220;Non si può negare che alcuni di voi (<em>i vescovi, n.d.r</em>) e dei vostri predecessori avete  mancato, a  volte gravemente, nell’applicare le norme del diritto canonico  codificate da  lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi. Seri errori furono  commessi nel  trattare le accuse&#8221;.</p>
<div id="attachment_4174" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4174" title="RatzingerAereo" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/03/RatzingerAereo.jpg" alt="Papa Ratzinger a bordo dell'aereo durante uno dei suoi viaggi." width="300" height="198" /><p class="wp-caption-text">Papa Ratzinger in aereo durante uno dei suoi viaggi.</p></div>
<p><strong>Giustizia sia fatta, dunque</strong>. <strong>Anche a costo di scompaginare i ranghi di molte Chiese locali</strong>, di mettere in discussione sistemi e abitudini consolidati da lunghissimo tempo (&#8220;&#8230; tra i fattori che vi contribuirono possiamo  enumerare: procedure inadeguate per determinare l’idoneità dei candidati  al  sacerdozio e alla vita religiosa; insufficiente formazione umana,  morale,  intellettuale e spirituale nei seminari e nei noviziati&#8230;), di offrire il fianco a un&#8217;eventuale aggressione da parte dei laicismo contemporaneo. E&#8217; come se <strong>Benedetto XVI fidasse in una specie di solidità intima della Chiesa universale</strong>. Quella esemplificata, anche nella Lettera, dalla secolare partecipazione della Chiesa irlandese alle vicende del proprio popolo e dal suo contributo alo sviluppo della cristianità in generale. E&#8217; una sfida gigantesca, affrontata da quel Papa che, secondo alcuni, dovrebbe soprattutto studiare. E magari tacere.</p>
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		<title>CASO BOFFO: CHI VUOLE UNA CHIESA TIMIDA</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 20:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Religione]]></category>
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		<description><![CDATA[Sarò tonto, ma per natura non credo alle congiure, ai complotti, alle grandi manovre. Quasi sempre mi paiono complicazioni inutili, cose superflue. Per questo non ho avuto bisogno del comunicato &#8220;approvato&#8221; dal Papa per credere che non c&#8217;è stato complotto contro Dino Boffo, ex direttore di Avvenire, e tramite lui contro il cardinale Ruini, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarò tonto, ma per natura non credo alle congiure, ai complotti, alle grandi manovre. Quasi sempre mi paiono complicazioni inutili, cose superflue. Per questo non ho avuto bisogno del comunicato &#8220;approvato&#8221; dal Papa per credere che non c&#8217;è stato complotto contro Dino Boffo, ex direttore di <em>Avvenire</em>, e tramite lui contro il cardinale Ruini, da parte di altri ambienti e potentati vaticani.</p>
<p><span id="more-3210"></span></p>
<div id="attachment_3213" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3213" title="sanpietro1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/sanpietro1.jpg" alt="La statua di San Pietro sul tetto della basilica vaticana, a Roma." width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">La statua di San Pietro sul tetto della basilica vaticana, a Roma.</p></div>
<p>Come a tutti, però, anche a me s<strong>ono rimaste delle curiosità</strong>, forse un po&#8217; diverse da quelle enfatizzate dai giornali. Provo qui a esprimerle in sintesi.</p>
<p><strong>1. Collaboro da un bel quindici anni</strong> con <em>Avvenire</em> e non solo<strong> Boffo</strong> ma tutti i suoi collaboratori (compreso l&#8217;ex vicedirettore e attuale direttore, <strong>Marco Tarquinio</strong>) si sono sempre comportati con grande stile e correttezza. Possibile che alla testa del giornale (dal 1994 al 2009: quando lasciò, Boffo era il più longevo dei direttori di quotidiano in Italia) ci fosse un personaggio di scarsa caratura?</p>
<p><strong>2. Ora tutti, da Feltri in giù e in sù</strong>, si rimangiano senza pudore le accuse e le insinuazioni di pochi mesi fa. Vabbè, succede, siamo uomini di mondo,</p>
<div id="attachment_3227" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3227" title="ruini1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/ruini1-150x150.jpg" alt="Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana dal 1991 al 2007." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Il cardinale Camillo Ruini: è stato presidente della Conferenza episcopale italiana dal 1991 fino al 2007.</p></div>
<p>abbiamo fatto il militare a Cuneo ecc. ecc. Quello che ancora non capisco è questo: della vita privata di Boffo non so nulla (e ci mancherebbe) ma immagino che in Vaticano, al momento di dargli prima fiducia per <em>Avvenire</em> e poi di assegnargli una moltitudine di incarichi, abbiano fatto discrete verifiche. Perché, allora, mollarlo così in fretta quando il <em>Giornale</em> scatenò la sua campagna? Qualcuno poteva ben prevedere che Feltri avrebbe prima o poi dovuto rimangiarsi tutto. Non credono che ritirarsi così di fronte a una raffica, pur rumorosa, di balle sia per la Chiesa (italiana e tutta) già una sconfitta?</p>
<p><strong>3. Adesso non si parla più delle frottole</strong> (pardon, degli &#8220;sbagli&#8221;) di Feltri e dei suoi. E nessuo ricorda più che Feltri fu insediato al <em>Giornale</em> da Silvio Berlusconi allo scopo dichiarato di rispondere all&#8217;offensiva calunniosa condotta da altre testate nei suoi confronti. Diciamo pure che Berlusconi è una vittima. Resta il fatto che Boffo è una vittima sua e l&#8217;aggressione al giornalismo cattolico e al quotidiano della Conferenza episcopale sono opera del direttore scelto da lui. Da lui Berlusconi.</p>
<p><strong>4. A scatenarsi sul presunto complotto vaticano</strong> (Bertone e Vian, direttore dell&#8217;<em>Osservatore Romano</em>, contro Ruini e Boffo; il Vaticano</p>
<div id="attachment_3216" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3216" title="cardinaleBertone1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/cardinaleBertone11-150x150.jpg" alt="Il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone.</p></div>
<p>contro la Conferenza episcopale italiana) è il gruppo dei soliti noti, con un meccanismo ben collaudato: dal <em>Giornale</em> parte l&#8217;imbeccata sull&#8217;autorevole &#8220;fonte vaticana&#8221; che avrebbe passato il dossier; il <em>Foglio</em> rilancia con Ferrara; gli amici degli amici riprendono su altri giornali con tono serioso e la frittata si gonfia. Risultato: il Vaticano (che in ogni caso è l&#8217;aggredito) sul banco degli accusati e i killer di Boffo (che in ogni caso sono gli aggressori) a fare anche la morale. <em>Cui prodest?</em> A me non sembra tanto difficile capire a chi giovi oggi, in Italia, una Chiesa costretta sulla difensiva.</p>
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