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	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Calcio</title>
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		<title>ZDENEK ZEMAN, LO SPORT A MODO SUO</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 18:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[di IVO ROMANO È tornato in pista, il grande eretico. Zdenek Zeman, per molti un esempio, per altri un nemico. Unico, nel suo genere. Parla fuori dai denti, in un mondo pregno di ipocrisia. Ha le sue idee, talvolta scomode. E non si fa scrupolo di esprimerle. Ha squarciato veli, combattuto battaglie, pagato prezzi, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di IVO ROMANO</p>
<p>È tornato in pista, il grande eretico. Zdenek Zeman, per molti un esempio, per altri un nemico. Unico, nel suo genere. Parla fuori dai denti, in un mondo pregno di ipocrisia. Ha le sue idee, talvolta scomode. E non si fa scrupolo di esprimerle. Ha squarciato veli, combattuto battaglie, pagato prezzi, anche esorbitanti. <strong>Senza mai fare marcia indietro.</strong> Se gli chiudono le porte, si accontenta di partire dal basso (quest’anno, al Foggia, in Lega Pro, laddove nacque il mito Zemanlandia). Perché del calcio ha una sua idea, lontana da quella della maggioranza degli addetti ai lavori.</p>
<p><span id="more-6949"></span></p>
<div id="attachment_6961" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6961" title="zEMAN" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/zEMAN.jpg" alt="Zdenek Zeman in panchina." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Zdenek Zeman in panchina.</p></div>
<p><strong>– Il calcio secondo Zeman?</strong></p>
<p>«Per me, una passione: lo amo, senza gli eccessi del tifo. Il calcio dovrebbe essere divertimento, per chi lo fa e per chi lo guarda».</p>
<p><strong>– Dovrebbe, ma non lo è?</strong></p>
<p>«Altrove sì, in Italia quel gusto s’è perso. Sento parlare di stadi vuoti perché vecchi e scomodi: falso, la gente non va allo stadio perché non si diverte».</p>
<p><strong>– La tessera del tifoso: cosa ne pensa?</strong></p>
<p>«Non mi piacciono le leggi che limitano la libertà. Per colpa di qualcuno pagano tutti: non è educativo. E poi i violenti allo stadio entreranno lo stesso».</p>
<p><strong>– Siamo messi così male?</strong></p>
<p>«Bene non siamo messi: sono andate a farsi benedire anche la moralità e l’etica».</p>
<p><strong>– Non è forse il vostro compito educare?</strong></p>
<p>«Abbiamo una grossa responsabilità. Dobbiamo insegnare calcio ma abbiamo a che fare con ragazzi, che vanno guidati allo sport nella maniera giusta, perché quella sarà la loro palestra di vita».</p>
<p><strong>– Visto il recente passato, il calcio ha fallito?</strong></p>
<p>«Non è stato un esempio, ma c’è tempo per rifarsi. C’era un sistema che dettava legge, tutti cercavano di adeguarsi, magari con diversi livelli di responsabilità».</p>
<p><strong>– E la televisione?</strong></p>
<p>«Non mi piace il modo in cui segue il calcio. Pensi che vedo molto sport in Tv, ma solo eventi, mai trasmissioni di chiacchiere. La Tv ha un solo interesse: vendere il prodotto. Tempo fa mi avevano offerto di commentare le partite in televisione, ma rifiutai: non si può dire la verità, la Tv dice solo bugie. Vedo le partite senza l’audio: mi piace il calcio, non le chiacchiere».</p>
<p><strong>– Se avesse la possibilità di cambiare Paese, quale sceglierebbe?</strong></p>
<p>«Una volta pensavo di poter vivere solo in Italia o a Praga, poi ho capito che potrei vivere ovunque. Per il calcio, l’Inghilterra. Anche lì il calcio è business, ma mi piace per come è vissuto, per come lo si considera ancora un gioco&#8221;.</p>
<p><strong>– Altri esempi positivi?</strong></p>
<p>«A livello di calciatori, spesso chi è bravo in campo lo è anche fuori: i miei preferiti sono Rivera, Baggio e Totti, ottimi calciatori ma anche uomini in gamba. E poi Valentino Rossi: è un po’ matto, anche perché bisogna esserlo per fare quello sport. Ma è pure una bella persona: mi ha colpito il suo libro, ci sono passaggi da restare veramente a bocca aperta».</p>
<p><strong>– E Maradona?</strong></p>
<p>«Grandissimo, il migliore. Ma lui è l’eccezione: campione in campo, non un bell’esempio fuori».</p>
<p><strong>– I suoi miti dello sport?</strong></p>
<p>«Kovacs, come allenatore: lui e il suo Ajax sono storia. E poi Emil Zatopek, una leggenda della corsa nel mio Paese».</p>
<p><strong>– A proposito del suo Paese, come mai l’ha lasciato?</strong></p>
<p>«Arrivai in Sicilia nel 1969, mi innamorai di Mondello, ebbi la possibilità di iscrivermi all’Isef. È per questo che sono rimasto in Italia, nulla a che fare con la politica».</p>
<p><strong>– E i suoi rapporti attuali con la Repubblica Ceca come sono?</strong></p>
<p>«Ottimi, ci torno spesso. Sono stato costretto a restarne lontano a lungo, dopo essermene andato riuscii a tornare solo nel 1990. Ma ce l’ho sempre nel cuore».</p>
<p><strong>– Quante lingue parla?</strong></p>
<p>«Quattro: ceco, italiano, russo, francese. Più il foggiano, naturalmente».</p>
<p><strong>– Letture?</strong></p>
<p>«Poche: Kafka, ad esempio».</p>
<p><strong>– Cinema?</strong></p>
<p>«Ho smesso di andarci 30 anni fa, da quando è vietato fumare in sala. Mi resta l’amore per Milos Forman: <em>Qualcuno volò sul nido</em></p>
<p><em>del cuculo</em> rimane un capolavoro assoluto».</p>
<p><strong>– Che sport ha praticato?</strong></p>
<p>«Il golf, l’ultimo, quando ero disoccupato. E pensare che lo odiavo, poi ho scoperto che aiuta molto a rilassarsi».</p>
<p><strong>– E in gioventù?</strong></p>
<p>«Pallavolo, hockey su ghiaccio, pallamano, di cui sono stato nazionale juniores».</p>
<p><strong>– Lei, così tranquillo?</strong></p>
<p>«C’è un tempo per correre e un tempo per riflettere».</p>
<p><strong>– Calcio mai?</strong></p>
<p>«Una sorpresa: il pugilato. Mio padre, che lo praticava, mi regalò i guantoni e mi portò in palestra. Ma lasciai, perché si prendevano troppi pugni: il miglior pugile è quello che riesce a schivarli tutti, io non ci riuscivo».</p>
<p><strong>– Segue la politica?</strong></p>
<p>«No, ne sto lontano».</p>
<p><strong>– Neanche quella italiana?</strong></p>
<p>«In generale penso che i politici debbano fare l’interesse della gente, cosa che spesso non succede».</p>
<p><strong>– Quando si arrabbia?</strong></p>
<p>«Poco, e quando capita di solito non lo do a vedere».</p>
<p><strong>– E quando si diverte?</strong></p>
<p>«Spesso, questa è la fortuna di stare quotidianamente a contatto con 25 ragazzi: si scherza, si ride».</p>
<p><strong>– Che cosa le mette tristezza?</strong></p>
<p>«La perdita di una persona cara: mi resta un grande vuoto, penso a lungo a quel che avrei potuto fare, una telefonata, quattro chiacchiere».</p>
<p><strong>– Crede in Dio?</strong></p>
<p>«Sì, sono cattolico. Ma non porto rosari in panchina né prego prima della partita: la fede non c’entra col calcio».</p>
<p><strong>– Che cosa sogna Zeman?</strong></p>
<p>«Solo di stare bene in salute, insieme alle persone cui sono legato».</p>
<p><strong>– Ne ha tra i colleghi?</strong></p>
<p>«No, tra gli allenatori non c’è amicizia, non ci sono rapporti veri. Solo rivalità, purtroppo».</p>
<p><strong>– In chiusura, che cosa manca al calcio italiano secondo lei?</strong></p>
<p>«Etica, moralità, umanità. E fame, voglia di arrivare. Insomma, gli ingredienti per ritrovare la retta via».</p>
<p><strong><em>IvoRomano</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
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		<title>IL CALCIO E&#8217; UN MISTERO. SCOMMETTI?</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 19:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari esperti di calcio, non illudetevi: tutta la vostra competenza non fa di voi degli scommettitori migliori o più vicini alla ricchezza. Le probabilità che uno scommettitore possa indovinare 10 risultati corretti in una scommessa multipla è stimata a 1.7 su 100.000. Un po&#8217; poco. Questo, almeno, è l&#8217;esito di uno studio (Effects of expertise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari esperti di calcio, non illudetevi: tutta la vostra competenza non fa di voi degli scommettitori migliori o più vicini alla ricchezza. <span>Le probabilità che uno scommettitore possa indovinare 10  risultati corretti in una scommessa multipla è stimata a 1.7 su 100.000. Un po&#8217; poco. Questo, almeno, è l&#8217;esito di uno studio (</span><span><strong><em>Effects of expertise on football betting )</em></strong></span><span> coordinato dal professor </span><span><strong>Yasser Khazaal</strong> dell’Università di  Ginevra, e presentato a Milano, all&#8217;Università degli studi Milano-Bicocca, durante l&#8217;annuale congresso della </span><span><a href="http://www.isamweb.com" target="_blank"><strong>International Society of Addiction  Medicine</strong></a> (ISAM).</span></p>
<p><span><span id="more-6906"></span></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6912" title="CalcioScommesse" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/CalcioScommesse.jpg" alt="CalcioScommesse" width="300" height="225" /></p>
<p>Alla base della ricerca il sondaggio condotto durante i campionati europei di calcio del 2008 su un campione  di <strong>258 persone</strong> (57% maschi, 36 anni  di media) suddivise tra 55 esperti (giornalisti, allenatori  professionisti e calciatori), 63 appassionati e 140 profani. A tutti è  stato chiesto di pronosticare i risultati delle prime dieci partite dell’Europeo  (esito e gol segnati). <strong>Il numero medio dei pronostici azzeccati è stato di 3.65 per  gli esperti, 3.94 per gli appassionati e 4.01 per i profani.</strong> Il numero medio di  risultati esatti indovinati è stato 0.80 per gli esperti, 0.94 per gli  appassionati e 0.77 per i profani. Il grado di conoscenza del gioco, l’ età e il  sesso sembrano non influire sui pronostici.</p>
<p>Ma poiché il calcio è il calcio, lo studio del 2008 ha raggiunto conclusioni esattamente opposte a un analogo studio ch&#8217;era stato condotto nel 2006, sempre in occasione dei campionati europei, da altri tre autorevoli ricercatori universitari, <strong>Patric Andersson</strong> (del <em>Center for Economic Psychology</em> della <a href="http://www.hhs.se/Pages/default.aspx" target="_blank">Scuola di Economia di Stoccolma</a>, Svezia) e  <strong>Daniel Memmert ed Eva Popowicz</strong> (dell&#8217;<em>Institute of Sport and Sports Science</em> dell&#8217;<a href="http://www.uni-heidelberg.de/index_e.html" target="_blank">Università di Heidelberg</a>, Germania). I tre analizzarono le previsioni chieste a tre gruppi di persone: 110 studenti di arte, 81 allievi di facoltà di Educazione fisica e 85 scommettitori, scelti con una competenza del calcio da &#8220;alta&#8221; a &#8220;modesta&#8221;.</p>
<p>A ognuno di loro fu chiesto di indovinare quale squadra sarebbe passata al secondo e poi al terzo turno, quale sarebbe stato il punteggio, quale squadra avrebbe mantenuto più a lungo il possesso di palla. Risultato: <strong>il semplice passaggio del primo turno fu indovinato più o meno alla pari tra esperti e profani</strong>, ma il passaggio al secondo turno e le altre statistiche furono pronosticate con molta maggior precisione dagli esperti. Conclusione: capire il calcio è possibile, prevederlo&#8230; chissà?</p>
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		<title>GIANNI, ROBY, ARRIGO, PER FAVORE, RIPORTATE IL CALCIO SULLA TERRA</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 20:34:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando la patria è in pericolo ci si rivolge ai veterani di mille battaglie. Così il calcio italiano, che riparte con le classiche (Inter-Roma, per esempio) ma non riesce a metabolizzare la batosta presa ai Mondiali del Sudafrica, si affida a Gianni Rivera, Arrigo Sacchi e Roberto Baggio. Tre fuoriclasse, nel loro genere, che di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la patria è in pericolo ci si rivolge ai veterani di mille battaglie. Così il calcio italiano, che riparte con le classiche (Inter-Roma, per esempio) ma non riesce a metabolizzare la batosta presa ai Mondiali del Sudafrica, si affida a <strong>Gianni Rivera, Arrigo Sacchi e Roberto Baggio</strong>. Tre fuoriclasse, nel loro genere, che di sicuro sanno una cosa: la battaglia è assai più culturale (e politica, in un certo senso) che tecnica o calcistica.</p>
<p><span id="more-6187"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6197" title="calciobalilla" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/calciobalilla.jpg" alt="calciobalilla" width="300" height="241" /></p>
<p><strong>Il dato da cui partire, secondo me, sta nel numero 21: tante sono le società professionistiche escluse d&#8217;imperio o autoesclusesi dai campionati di competenza</strong>. In Italia le società calcistiche &#8220;pro&#8221; sono 132, quindi quelle sparite quest&#8217;anno sono più del 15% del totale. Realtà fino a pochi anni fa importanti (Perugia, Rimini, Mantova, Ancona), squadre dal blasone glorioso (Pro Vercelli, sette scudetti tra il 1908 e il 1922),  un folto gruppo di copoluoghi di provincia (9) ormai senza calcio di livello. Non è un fenomeno isolato ma una tendenza: nel 2008 le squadre fatte sparire furono 9, tra esse Messina (serie B), Lucchese, Torres.</p>
<p>Altri numeri. <strong>I calciatori stranieri impegnati in Italia, nella stagione 2009-2010, sono stati 1.005</strong>, dei quali 611 professionisti e 394 &#8220;giovani&#8221; (non c&#8217;è limite per i ragazzi tra i 14 e i 19 anni provenienti dall&#8217;Unione Europea, mentre gli extracomunitari possono essere tesserati senza limite solo  se mai tesserati prima). Nel 1995-1996, subito dopo la <strong>&#8220;sentenza Bosman&#8221;</strong>, erano stati 66. Nel calcio italiano una legge obbliga le società professionistiche a investire il 10% del bilancio nel settore giovanile. Molti sospettano che, semplicemente, non sia rispettata. Comunque sia, la quota dei calciatori cresciuti nei vivai nazionali e poi schierati in campo in Italia è del 12,8%, negli altri Paesi d&#8217;Europa del 21%.</p>
<div id="attachment_6198" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6198" title="RiveraTrapattoni" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/08/RiveraTrapattoni.jpg" alt="Gianni Rivera (a sinistra) e Giovanni Trpattoni quando giocavano insieme nel Milan." width="300" height="215" /><p class="wp-caption-text">Gianni Rivera (a sinistra) e Giovanni Trapattoni quando giocavano insieme nel Milan.</p></div>
<p>Dove sta, dunque, la battaglia culturale? Interrompere o <strong>almeno frenare la deriva che da un ventennio circa spinge il calcio italiano verso il gigantismo, le spese senza ritorno, la dipendenza dalla Tv</strong> e dai regali di Stato tipo il &#8220;decreto spalma-debiti&#8221;. Un calcio che ha esasperato la divaricazione tra il vertice (di fatto pian piano ridotto a una sola grande squadra di livello internazionale, l&#8217;Inter, che peraltro è spesso scesa in campo con l&#8217;allenatore e 11 calciatori stranieri) e la base, tra chi può spendere miliardi e chi, nell&#8217;affanno di inseguire, mette a rischio fortune familiari (come i Sensi con la Roma) o cammina sull&#8217;orlo della bancarotta.</p>
<p>Un calcio, il nostro, che somiglia al Paese, in cui i privilegiati accrescono i privilegi mentre le famiglie normali tirano la cinghia a fine mese. <strong>Un calcio, quello europeo, che segue passo passo le peggiori abitudini della globalizzazione imperfetta</strong>: compriamo in Africa o in America Latina, e a poco prezzo, i talenti che non riusciamo più a far nascere o a produrre a un costo ragionevole.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ESCLUSIVO: PARLA IL POLPO PAUL</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 21:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;intervista esclusiva con il polpo Paul, il cefalopode che indovinava i risultati del Mondiale, realizzata dal mio collega Francesco Anfossi. - Bitte eine Frage, Herr Paul die Krake&#8230; &#8220;Può parlare in italiano, mi chiami pure Paolo&#8230;&#8221; - Lei parla italiano, signor Polpo? &#8220;Maremma, certo che so l&#8217;italiano, son dell&#8217;Elba&#8230;&#8221; - Dell&#8217;Elba? E come è finito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="FamigliaCristiana_FrontEnd_102438_ctl00_paragraphsReader_repParagraphs_ctl00_pParagrafo">Un&#8217;intervista esclusiva con il polpo Paul, il cefalopode che indovinava i risultati del Mondiale, realizzata dal mio collega Francesco Anfossi.</p>
<p><strong>- Bitte eine Frage, Herr Paul die Krake&#8230; </strong><br />
&#8220;Può parlare in italiano, mi chiami pure Paolo&#8230;&#8221;</p>
<p><span id="more-5671"></span></p>
<div id="attachment_5672" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5672" title="polipo" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/07/polipo.JPG" alt="Ilpolpo Paul, giustamente premiato con un facsimile della Coppa del Mondo di calcio." width="300" height="229" /><p class="wp-caption-text">Il polpo Paul, giustamente premiato con un facsimile della Coppa del Mondo di calcio vinta dalla Spagna.</p></div>
<p><strong>- Lei parla italiano, signor Polpo?</strong><br />
&#8220;Maremma, certo che so l&#8217;italiano, son dell&#8217;Elba&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>- Dell&#8217;Elba? E come è finito a Oberhausen, in Germania, a fare l&#8217;oracolo?</strong><br />
&#8220;Glielo spiego velocemente, perché, sa, da quando ho azzeccato i pronostici sui Mondiali&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>- Otto su otto&#8230; incredibile&#8230;. </strong><br />
&#8220;Appunto, le dicevo, da quando ho azzeccato otto pronostici su otto, c&#8217;è la fila per intervistarmi, vengono perfino dalla Nuova Zelanda, dal Ghana e dal Paraguay e in Spagna il re Juan Carlos mi ha conferito la cittadinanza onoraria: <em>el caballero Pulpo Pablo..</em>. Hanno creato anche un inno sulla musica degli Intillimani: El Pulpo, unido, jamas sserà vencido&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>- Insomma, un trionfo&#8230;</strong><br />
&#8220;Non solo, probabilmente entrerò nel mondo del cinema&#8221;.</p>
<p>-<strong> La sedicesima serie della <em>Piovra</em>?</strong><br />
&#8220;No, la Rai non s’è vista, ieri mi ha telefonato Quentin Tarantino&#8221;</p>
<p><strong>- Vuole fare un film su di lei? </strong><br />
&#8220;Proprio così. Mi ha detto che ha già in mente il titolo: <em>Polp Fiction</em>&#8220;.</p>
<p><strong>- Andiamo avanti, le chiedevo come è finito in Germania.</strong><br />
&#8220;Come molti italiani, sono emigrato. Sono nato all&#8217;Isola d&#8217;Elba, come peraltro ha confermato la mia istruttrice Verena Bartsch. Lavoravo in un ristorante di Livorno, poi in una trattoria sul mare di Viareggio. E&#8217; lì che ho conosciuto Lippi. Più cocciuto di un pesce martello&#8230;.&#8221;</p>
<p><strong>- Aveva previsto anche il tonfo della nostra Nazionale?</strong><br />
“Certo che sì, di molluschi se permette me ne intendo…del resto non era difficile, in campo erano lenti e impauriti, sembravano paguri spiaggiati&#8230; ”.<br />
<strong><br />
- Ma che lavoro faceva in Italia?</strong><br />
&#8220;Il polpo da sbatacchio. Nessuno si fida di mangiare il pesce in uno stabilimento dove non si veda almeno un polpo ucciso sotto gli occhi dei clienti. Ma non si può ogni giorno pescare un polpo diverso. E così la direzione utilizza sempre lo stesso polpo, che dopo essere stato sbatacchiato davanti ai clienti viene di nuovo gettato nel mare, sotto il ristorante, legato a uno spago&#8221;.</p>
<p><strong>- Vita durissima&#8230; </strong><br />
&#8220;Ben pagato (in cozze), ma durissima. Come se non bastassero gli sbatacchiamenti mattutini, dovevo sottopormi agli extra nel corso della giornata. Appena si presentava un cliente e chiedeva una bella insalata di polipo, venivo tirato su e sbatacchiato sul muricciuolo. Poi, dopo essere stato sostituito con polpi da freezer, ero di nuovo gettato in acqua. Siamo in molti a subire una sorte simile. La vicenda di un mio collega è stata raccontata  dal grande scrittore Achille Campanile in uno dei suoi famosi racconti, cui mi sono ispirato per raccontarle il mio passato. Vita terribile di sbatacchiamenti, ho desiderato la morte. Qualche volta, dopo essere stato sbatacchiato, mi avviavo zitto zitto, facendo il distratto, verso la cucina. Ma il cameriere mi riprendeva con lo spago e mi ributtava a mare&#8230;</p>
<p><strong>- E&#8217; vero che viene influenzato dalla luminosità dei colori delle bandiere? </strong><br />
&#8220;Macché. Perfino il professor Janet Voight del <em>Field Museum of Natural History</em> di Chicago, massima autorità in materia, ritiene che non ci sia alcuna certezza sul fatto che io possa distinguere i colori. La soluzione è molto più semplice&#8221;.</p>
<p><strong>- E cioé? </strong><br />
&#8220;Mi tengo informato. Giornali sportivi, televisione, sono appassionato di calcio. Non è poi così difficile fare previsioni sul calcio. Prenda la Nazionale italiana, era così difficile prevedere una figura da baccalà con quella rosa? Senza Balotelli, Miccoli, Cassano e nemmeno Ambrosini? Andiamo! Ma nemmeno una trota&#8230;</p>
<p><strong>- Com&#8217;è che non è finito lesso coi crauti dopo aver predetto la sconfitta della Germania?</strong><br />
&#8220;Ci stavo finendo. Me lo disse anche Hans&#8221;.</p>
<p><strong>- Hans?. </strong><br />
&#8220;Sì, Hans lo scorfano. Insomma, Hans mi si avvicina e mi fa: zenti Paul, cuarda che zeconto me oggi ti mettono con la roba da manciare inzieme con le cozze, le foncole e le kartoffeln. Il momento più brutto della mia vita. Poi mi ha salvato la Merkel&#8221;.</p>
<p><strong>- La Merkel? La Cancelliera?</strong><br />
&#8220;Proprio lei. Mi ha telefonato e abbiamo fatto un accordo. Le ho promesso di indovinare per i prossimi due anni le quotazioni dell&#8217;euro e dei bundes a cinque anni. Sa, con l&#8217;aria che tira, non è cosa da poco. Dobbiamo evitare l’effetto Grecia anche in Germania. La crisi rischia di farsi tentacolare”.</p>
<p><strong>- E come farà? </strong><br />
&#8220;Col solito metodo. Tenendomi informato. Ho già fatto l&#8217;abbonamento anche al <em>Sole 24 ore</em>&#8220;.</p>
<p><em><strong>di Francesco Anfossi</strong></em></p>
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		<title>UN COREANO CHE PIANGE, IL MIO EROE</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 19:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualunque cosa succeda, chiunque vinca la Coppa, i Mondiali ci hanno già dato un eroe. Un centravanti sconosciuto che ha fatto un gesto bellissimo prima di cominciare a giocare: ha pianto (“Come un bambino”, scrive lo scioccherello di turno) per tutta la durata dell’inno nazionale della sua nazione, la Corea del Nord. Jong Tae-Se, ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualunque cosa succeda, chiunque vinca la Coppa, i Mondiali ci hanno già dato un eroe. Un centravanti sconosciuto che ha fatto un gesto bellissimo prima di cominciare a giocare: ha pianto (“Come un bambino”, scrive lo scioccherello di turno) per tutta la durata dell’inno nazionale della sua nazione, la Corea del Nord.</p>
<p><span id="more-5373"></span><strong></strong></p>
<div id="attachment_5375" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5375" title="Jong Tae-Se" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/Jong-Tae-Se.jpg" alt="Jong Tae-Se, centravanti della Corea del Nord." width="300" height="212" /><p class="wp-caption-text">Jong Tae-Se, centravanti della Corea del Nord.</p></div>
<p><strong>Jong Tae-Se, ecco il suo nome, non si è commosso. Ha proprio pianto.</strong> Felice, forse: affrontare il Brasile ai Mondiali è il sogno di qualunque calciatore, figuriamoci di uno che viene dalla periferia dell’impero pallonaro. Sconvolto? Può darsi. Nulla, però, conta quanto la storia personale di questo ragazzo di 26 anni.</p>
<p><strong>I suoi genitori sono coreani del Sud</strong> che, come molti loro simili, hanno nella storia familiare forti legami con la Corea del Nord. Espatriati in Giappone durante il conflitto del 1950-1953, che all’apice della Guerra Fredda coinvolse anche Urss, Usa e Cina e <strong>fece 4 milioni di morti</strong>, non hanno dimenticato le proprie origini, tanto da iscrivere il figlio all’Università finanziata a Tokio dal Governo della Corea del Nord.</p>
<p><strong>Jong Tae-Se, nato in Giappone, cresce e gioca, cresce e gioca,</strong> e diventa un professionista del calcio. Il credito con il destino dei suoi genitori gli permette di scegliere: ha il passaporto del Giappone per diritto di nascita, quello della Corea del Sud per diritto di sangue, quello della Corea del Nord per discendenza familiare. Lui gioca in Giappone, nel Kawasaki Frontale, volete che non conosca il dittatore <strong>Kim Jong Il</strong>? Che non sappia che il suo regime <strong>affama la gente della Corea del Nord per avere la bomba atomica</strong> di cui il Giappone ha il terrore? Che le carceri sono piene e le pance vuote? Eppure sceglie la nazionale della Corea del Nord e piange, stupendamente piange quando ne ascolta l’inno.</p>
<p><strong>Jong Tae-Se non lo sa ma ci ha regalato una lezione enorme</strong>. La patria non è un confine, tanto meno una razza, figuriamoci un Governo che ci piace. Avere una patria vuol dire partecipare di un’anima collettiva, essere parte di un tutto, riconoscere un tratto comune che ci lega al passato e al futuro. <strong>Sapere da dove veniamo senza bisogno di fingere, rispettare l’eredità e cercare di metterla a frutto.</strong> Il resto sono pensieri che forse vanno, sì, ma senza sapere dove.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.famigliacristiana.it" target="_blank">Famiglia Cristiana</a> n.27/2010</p>
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		<title>DALLE BANCHE A CALCIOPOLI, I SOLITI NOTI</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 10:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Delle polemiche Fini-Berlusconi non mi potrebbe impippare meno. Non perché sia indifferente alle sorti del Paese, che contiene anche le mie personali, ma perché penso che le dimissioni (nel caso di Fini, la corsa politica autonoma rispetto al PdL) si danno e non si annunciano. Insomma, aspetto i fatti. Mi interessa di più, al momento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Delle polemiche Fini-Berlusconi non mi potrebbe impippare meno. Non perché sia indifferente alle sorti del Paese, che contiene anche le mie personali, ma perché penso che le dimissioni (nel caso di Fini, la corsa politica autonoma rispetto al PdL) si danno e non si annunciano. Insomma, aspetto i fatti. Mi interessa di più, al momento, lo stupore catatonico con cui parte dei miei connazionali digerisce lo stupendo vuoto televisivo in cui si riassume la politica della maggioranza politica più forte della storia della Repubblica.</p>
<p><span id="more-4584"></span></p>
<div id="attachment_4594" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4594" title="CALCIOPOLI" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/04/CALCIOPOLI.jpg" alt="Un'udienza del processo alla cosiddetta &quot;calciopoli&quot;." width="300" height="184" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;udienza del processo alla cosiddetta &quot;calciopoli&quot;.</p></div>
<p>Vogliamo fare qualche piccolo esempio?</p>
<ul>
<li>Berlusconi ha di nuovo tirato fuori la storia che i film tv come <strong><em>La Piovra</em> e i libri come <em>Gomorra</em> fanno &#8220;supporto promozionale&#8221; alla criminalità organizzata</strong>. Dimentica di citare le molte fiction prodotte o distribuite dalle sua società, e gli innumerevoli film trasmessi dalle sue televisioni, e vabbé. Non si rende conto che, se avesse ragione lui, Hollywood dovrebbe chiudere e gli Usa dovrebbero essere, a quest&#8217;ora, un Paese invivibile. Ma quel che mi piace di più è vedere quel che nelle stesse ore succede a Palermo: <strong>Marcello Dell&#8217;Utri</strong>, senatore del PdL (nonché fondatore di Forza Italia nel 1994 e da sempre amico e compagno di battaglia del premier), già condannato in primo grado a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, si presenta in aula per il processo d&#8217;appello e sente il procuratore generale che chiede per lui, questa volta, non 9 ma 11 anni. Ma, certo, dev&#8217;essere tutta colpa della <em>Piovra</em>.</li>
<li>Quattro annni fa fu intercettata (e graziosamente messa a disposizione di  Berlusconi e dei suoi megafoni) <strong>la telefonata tra Piero Fassino, allora segretario dei Ds, e Giovanni Consorte, allora dirigente di Unipol</strong>. La famosa telefonata in cui Fassino diceva &#8220;Allora abbiamo una banca&#8221;, il &#8220;complotto&#8221; che sdegnò l&#8217;Italia (anche di sinistra), la cosa inconcepibile. Bene. Nei giorni scorsi <strong>Umberto Bossi</strong> ha detto che poiché la Lega (12% dei voti a livello nazionale) ha vinto tutto, ora deve prendersi le banche del Nord. Non una banca ma &#8220;le&#8221; banche. Avete sentito qualcuno dei moralisti del 2006 alzare la voce? Avete sentito il popolo indignarsi? Mi risulta, tra l&#8217;altro, che  le banche sono aziende private: e la società civile non ha nulla da dire su Bossi e i suoi progetti di esproprio politico? Ma la &#8220;vecchia politica&#8221; non era scomparsa grazie all&#8217;impeto modernizzatore del centro-destra?</li>
<li><strong>Calciopoli.</strong> D&#8217;accordo, le beghe sugli scudetti (assegnati, revocati, da riassegnare) servono alle polemiche tra tifosi e basta. Ma <strong>il calcio, in Italia, fattura più di 1 miliardo e mezzo di euro l&#8217;anno</strong>, mica bruscolini. E l&#8217;unica cosa vera, tra processi a Moggi e intercettazioni vecchie e nuove, è questa: a trigare più o meno illecitamente con arbitri e dirigenti federali, ovviamente per avere qualche vantaggio, erano sempre le stesse squadre. La solita Italia dei soliti noti. I quali avevano portato a casa nel 2002 il &#8220;decreto spalmadebiti&#8221; approvato in fretta e furia dall&#8217;unico presidente del Consiglio che, nella storia della Repubblica, fosse anche proprietario di una delle squadre beneficiarie del decreto. Decreto che, per finire, non ha poi impedito alle stesse squadre dei soliti noti di finire in una mare di debiti.</li>
</ul>
<p>Morale della favola. Che cosa fa bene o male alla mafia ce lo spiegano gli amici di quelli condannati per appoggio alla mafia. Che cosa si deve fare con le banche che lo spiegano quelli che fecero fallire Credinord. E come si debba riformare la Giustizia ce lo spiegano quelli di Calciopoli. Mica male.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>CHE C&#8217;ENTRA IL CAMPIONATO CON LO SPORT?</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 19:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Tasse]]></category>

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		<description><![CDATA[Certo, la domenica sera, se il Toro vince a Padova con la penultima della classifica di serie B, sono lo stesso contento come una Pasqua. Però, se provo a pensarci, mi rendo conto che tifo per uno sport in cui le vittorie solo in parte si conquistano, perché in gran parte si comprano. Non penso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Certo, la domenica sera, se il Toro vince a Padova con la penultima della classifica di serie B, sono lo stesso contento come una Pasqua. Però, se provo a pensarci, mi rendo conto che tifo per uno sport in cui le vittorie solo in parte si conquistano, perché in gran parte si comprano.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3666"></span><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3673" title="Calciobalilla" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Calciobalilla.jpg" alt="Calciobalilla" width="300" height="241" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non penso a tresche sotterranee, corruzione di arbitri, </strong>compravendita di favori. Men che meno ho in mente  Calciopoli. Resto al puro fatto economico, anzi: ai conti della serva. Prendiamo <strong>l&#8217;Inter</strong>, squadra<img class="alignright size-thumbnail wp-image-3682" title="Pallonecalcio" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Pallonecalcio-150x150.gif" alt="Pallonecalcio" width="150" height="150" /> di formidabili campioni: ha chiuso l&#8217;annata 2006/2007 con un passivo di gestione di 206,8 milioni di euro, quella 2007/2008 sotto di 148 milioni di euro e quella 2008/2009 sotto di 154 milioni di euro. <strong>Il Milan</strong> degli assi brasiliani ha chiuso il bilancio 2008 con un passivo di  66,8 milioni di euro. Per <strong>la Juventus</strong>, la Vecchia Signora del calcio italiano e la squadra che ha le entrate più elevate della serie A, il 2008 si è concluso con 20,8 milioni di passivo. Roma e Lazio hanno avuto, in anni recenti, situazioni anche peggiori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi, appunto, si tifa come se tutto fosse normale.</strong> Ma questo calcio non ha più rapporto con nulla. Non con la società, che vive dinamiche affatto diverse. E non si capisce che cos&#8217;abbia ormai a che fare con lo sport:  i</p>
<div id="attachment_3683" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3683" title="moratti1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/moratti1-150x150.jpg" alt="Massimo Moratti, presidente dell'Inter." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Massimo Moratti, presidente dell&#39;Inter.</p></div>
<p>calciatori sono atleti seri, ma formare una squadra di vertice in base al fatto che si è in grado di spendere più di chiunque altro, che cosa c&#8217;entra più con lo sport? Se l&#8217;Inter vince con Mancini come con Mourinho, con Ibrahimovic o con Eto&#8217;o, <strong>non è lecito pensare che la vera differenza la faccia la capacità di spesa del presidente Moratti?</strong> Non vinceva forse tutto il Milan quando il presidente Silvio Berlusconi era ancor più munifico di oggi e non vendeva i suoi Kakà?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per chi mi scambia per un nostalgico di De Coubertin</strong>, aggiungo per finire che il calcio non ha nessun rapporto con l&#8217;economia aziendale. se un&#8217;industria fosse gestita come le società di calcio, andrebbe fallita in una stagione. Quelli di cui ho parlato prima sono i passivi di gestione. Dicono gli esperti, però, che il vero indicatore sono i debiti. Se uno prende le 20 società che hanno disputato il campionato 2007/2008, scopre che, <strong>messe insieme, arrivano a un debito collettivo pari a 1881,7 milioni di euro </strong>a fronte di un patrimonio netto (capitale più riserve meno perdite) collettivo di soli 302 milioni.</p>
<p style="text-align: justify;">E non è che all&#8217;estero siano diversi da noi, o più furbi. I nostri presidenti si lamentano della tassazione, ma anche dove l&#8217;Irap</p>
<div id="attachment_3685" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-3685" title="Stemmisquadreinglesi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/Stemmisquadreinglesi-150x150.gif" alt="Gli stemmi di alcune delle più prestigiose squadre inglesi." width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Gli stemmi di alcune delle più prestigiose squadre inglesi.</p></div>
<p>non c&#8217;è le cose vanno allo stesso modo. <strong>In Spagna</strong> vincono o il Real Madrid o il Barcellona, cioè quelli che possono spendere di più, e comunque sono secondi nella classifica internazionale dei debiti calcistici. <strong>In Gran Bretagna</strong> (primo Paese calcistico per debiti: 3,8 miliardi di sterline nel 2008, pari a 4,3 miliardi di euro. Bravi, no? Volete la classifica europea a squadre? Eccola.</p>
<ol>
<li>Manchester United <strong>debiti per 800 milioni di euro</strong></li>
<li>Real Madrid                                     <strong>565</strong></li>
<li>Barcellona                                        <strong>440</strong></li>
<li>Inter                                                  <strong> 395</strong></li>
<li>Milan                                                  <strong>390</strong></li>
<li>Arsenal                                              <strong>340</strong></li>
<li>Liverpool                                          <strong>335</strong></li>
<li>Schalke 04                                        <strong>280</strong></li>
<li>Roma                                                  <strong>152</strong></li>
<li>Juventus                                           <strong>144</strong></li>
</ol>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ciò significa, come peraltro ben sappiamo, che <strong>se non arriva il Moratti, il Berlusconi o l&#8217;Agnelli di turno a versare un consistente obolo</strong>, queste società chiudono i battenti. Altro che serie B. C&#8217;è chi sostiene che il problema è spuntato da quando (1996) le squadre di calcio sono state inquadrate, con apposita legge, &#8220;società a fini di lucro&#8221;. Il che è buffo, visto che, come società, non producono altro che passivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3686" title="TelecameraStadio" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/02/TelecameraStadio.jpg" alt="TelecameraStadio" width="300" height="197" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credo sia possibile affermare senza scandalo</strong> che le squadre di calcio sono ormai delle compagie di giro. Hanno le loro soubrette, c&#8217;è il loggione che grida, gli stadi più importanti sono regolarmente paragonati ai grandi teatri (non avete mai sentito Caressa di Sky parlare del &#8220;palcoscenico di San Siro&#8221;?). Per conseguenza, mi sento di chiedere ai pur stimabili mecenati del calcio di <strong>farsi anche sponsorizzatori di compagnie teatrali oppure orchestre giovanili</strong>. Al prezzo di un medio giocatore dei loro, potrebbero farne vivere una per qualche anno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>AMAURI, L&#8217;ITALIANO PER FORZA</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 19:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Io sono tifoso del Torino. E anche se lui porta su di sé una colpa orrenda (ci ha fatto gol nel derby) spero vivamente che Amauri Carvalho de Oliveira, 29 anni, l’attaccante della Juventus da tutti chiamato solo Amauri, riceva presto il passaporto italiano, venga convocato da Marcello Lippi per la fase finale dei Mondiali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono tifoso del Torino. E anche se lui porta su di sé una colpa orrenda (ci ha fatto gol nel derby) spero vivamente che Amauri Carvalho de Oliveira, 29 anni, l’attaccante della Juventus da tutti chiamato solo Amauri, riceva presto il passaporto italiano, venga convocato da Marcello Lippi per la fase finale dei Mondiali di calcio in Sudafrica e, con i suoi gol, ci faccia vincere il secondo titolo consecutivo.</p>
<p><span id="more-1728"></span></p>
<p>      </p>
<div id="attachment_1731" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1731" title="Amauri1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/11/Amauri1.jpg" alt="Amauri Carvalho de Oliveira. In Italia, dov'è arrivato nel 2001, ha giocato in Parma, Napoli, Piacenza, Empoli, Messina, Chievo e Palermo prima di approdare alla Juventus." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Amauri Carvalho de Oliveira. In Italia, dov&#39;è arrivato nel 2001, ha giocato in Parma, Napoli, Piacenza, Empoli, Messina, Chievo e Palermo prima di approdare alla Juventus.</p></div>
<p>       <strong>Amauri ha chiesto la cittadinanza italiana</strong> secondo le regole, esercitando quindi un diritto. Anzi, con qualche giusta ragione per lamentarsi di una burocrazia non velocissima nello smaltire la pratica. Ma bisogna essere molto tifosi o molto miopi per non rendersi conto che lui con l’Italia ha una relazione così tenue da risultare, al di là dei documenti, quasi impalpabile. In poche parole: Amauri, brasiliano al cento per cento, diventerà cittadino italiano perché nel marzo scorso lo è diventata sua moglie Cynthia, nata a Rio de Janeiro ma con nonni italiani. Il calciatore, quindi, sarà italiano perché sposato a un’oriunda. Se poi andrà ai Mondiali, come ci auguriamo e come pare assai probabile, diventerà addirittura uno dei simboli dell’Italia sportiva e canterà l’inno nazionale.</p>
<p>      <strong>Il problema non è il “caso Amauri”</strong> ma il Paese che gli sta intorno. Un Paese che osserva compiaciuto la vicenda calcistica (con molti pronti a considerare un rompiscatole Giampaolo Pazzini, attaccante della Sampdoria, che si è permesso di far notare quanto detto sopra) senza nemmeno provare a collocarla in un quadro un po’ più ampio. A metterla in relazione con quanto succede agli altri stranieri, brasiliani e non. A inserirla tra le comuni notizie di ogni giorno. A confrontarla con gli asili e le scuole dove i genitori italiani chiedono classi separate per non mescolare i loro bambini a quelli degli immigrati, anche se questi (a differenza di Amauri) sono nati in Italia. Con i borghi dove i sindaci organizzano il Natale “bianco” o scavano un fossato largo un metro e lungo 200 per impedire la sosta dei camper dei rom.</p>
<p>      <strong>Con i grossi centri come Treviso e Trieste</strong>, che in passato hanno abolito le panchine dall’arredo urbano pur di impedire ai barboni di dormirci sopra. <strong>Con le metropoli come Milano</strong>, dove il Consiglio comunale assegna la massima onorificenza cittadina (l’Ambrogino d’Oro) ai vigili che rastrellavano i presunti clandestini senza biglietto e per i controlli li tenevano sui cosiddetti <strong>“bus galera”</strong> con le grate ai vetri: persone degnissime e probe, i vigili, ma un servizio di cui il Comune stesso a tal punto dubitava da averlo abolito in silenzio.</p>
<p>      <strong>Si potrebbe anche chiedere un parere sul “caso Amauri”</strong> al Governo, in particolare <strong>al ministro Bossi</strong> che propone di espellere gli immigrati (anche quelli regolari, parrebbe) in nome della scarsità di lavoro. Senza però spiegare se nei cantieri o a fare le pulizie ci andrebbero, al posto dei vituperati immigrati, i generosi ragazzi padani. O come si possa conciliare quella sua visione del mondo (e dell’economia, e della società) con quella degli industriali italiani, gente abituata a far di conto con soldi propri e non altrui, che attraverso <strong>Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria</strong>, hanno spiegato alla Camera che “la manodopera immigrata contribuisce alla creazione del 6,1% del valore aggiunto” e dunque l’immigrazione “deve essere affrontata non solo come un’emergenza ma anche come un’opportunità per il Paese”.</p>
<p>      <strong>La domanda è: che cosa sarebbe successo </strong>se Amauri fosse stato non un magnifico centravanti ma “solo” un grande panettiere? Uno splendido idraulico? Un muratore di genio? Ci mette in imbarazzo l’idea di un Paese che accoglie volentieri <strong>i grandi calciatori</strong> e le figliole che sanno accavallare le gambe in favore di telecamera ma diffida di tutti gli altri e spesso li tratta male, regolari o no. Senza capire che di calcio vivono in molti ma di pagnotte rubinetti e muri viviamo tutti.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.famigliacristiana.it" target="_blank">Famiglia Cristiana </a>n. 48/2009</p>
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		</item>
		<item>
		<title>EGITTO E ALGERIA, L&#8217;AFRICA IN FUORIGIOCO</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: left;">L&#8217;hockey fu interprete della dignità nazionale dei cecoslovacchi appena invasi dall&#8217;Urss, il ping pong potè riavvicinare Usa e Cina, il cricket ha raccolto in uno stesso stadio tifosi di Paesi come India e Pakistan che hanno sfiorato la guerra atomica e combattuto tre volte quella “normale”, il calcio ha sancito con le Olimpiadi la nuova stagione dell&#8217;Iraq liberato da Saddam Hussein. Possiamo dunque stupirci se la qualificazione alla fase finale dei Mondiali, che verrà per di più giocata in Sudafrica e dunque per la prima volta nel continente africano, è riuscita ad attizzare una mezza guerra tra Egitto e Algeria, con decine di morti, giocatori minacciati e aggrediti, ambasciate sotto assedio, ambasciatori richiamati e presidenti che lanciano proclami in Tv? E non è <strong>almeno ipocrita</strong> piangere sul sangue sparso in nome di una vecchia rivalità e non spendere nemmeno una parola sul fatto che lo spareggio decisivo sia stato comunque giocato in <strong>Sudan</strong>, a dar lustro al regime di un ricercato internazionale per genocidio (il presidente <strong>Omar Hasan Ahmad al Bashir</strong>), persecutore del popolo del Darfur?</div>
<p style="text-align: left;"><span id="more-1675"></span></p>
<p style="text-align: left;">     </p>
<div id="attachment_1682" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1682" title="EgittoCalcio11" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/11/EgittoCalcio111.jpg" alt="Tifosi egiziani sugli spalti. Eliminata dall'Algeria dalla fase finale del Mondiali 2010, la nazionale dell'Egitto è comunque stata sei volte campione d'Africa." width="300" height="184" /><p class="wp-caption-text">Tifosi egiziani sugli spalti. Eliminata dall&#39;Algeria dalla fase finale del Mondiali 2010, la nazionale dell&#39;Egitto è comunque stata sei volte campione d&#39;Africa.</p></div>
<p style="text-align: left;">      <strong>Ancor più curiosamente</strong>, qualcuno ha voluto tirare in ballo il fondamentalismo islamico. Che certo alligna nelle viscere di queste società e crea pericoli, ma che in questa occasione è stato semmai evocato, nella persona di più o meno autorevoli esponenti religiosi, per placare gli animi e ricondurli alla ragione. Dimenticando, anche qui con una certa ipocrisia, che l&#8217;Algeria è governata da un Presidente (<strong>Abdelaziz Bouteflika</strong>) che fu insediato nel 1999 dai generali dell&#8217;esercito e che l&#8217;Egitto è affidato a un rais (<strong>Hosni Mubarak</strong>) che regna dal 1981 e che ha messo fuori legge ogni movimento o partito che destasse anche solo il sospetto del fondamentalismo.</p>
<div id="attachment_1684" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1684" title="algerie-teaser1" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2009/11/algerie-teaser1.jpg" alt="Come si vede anche da questa vignetta, le tensioni tra Egitto e Algeria, in occasione dello spareggio calcistico, non sono certo giunti inattese." width="300" height="127" /><p class="wp-caption-text">Come si vede anche da questa vignetta, le tensioni tra Egitto e Algeria, in occasione dello spareggio calcistico, non sono certo giunti inattese.</p></div>
<p style="text-align: left;">      <strong>Dai tormenti politico-calcistici</strong> di Algeria (che andrà ai Mondiali vendicando così lo smacco del 1989, quando invece con analoghi disordini si qualificò l&#8217;Egitto, sei volte campione d&#8217;Africa) ed Egitto possiamo invece trarre qualche lezione più seria. I due Paesi non si amano e non si sono mai amati perché incarnano due diverse vocazioni nazionali. <strong>L&#8217;Egitto</strong> è il Paese africano che manifesta la più spiccata vocazione alla <em>leadership</em> e un&#8217;altrettanto evidente proiezione verso il Medio Oriente. <strong>L&#8217;Algeria</strong>, al contrario, è un Paese affacciato sulla penisola iberica e ricco di relazioni (eredità del colonialismo, ma pur sempre relazioni) con la Francia e l&#8217;Europa ma molto attento alla propria dimensione africana, come dimostrano le eterne dispute sullo status del Sahara con i vicini Marocco e Libia e come impone la sua condizione di secondo Paese dell&#8217;Africa (dopo il Sudan) per dimensioni. Non si sono amati in passato e difficilmente potranno farlo in futuro, perché portatori di due visioni diverse dell&#8217;identità nazionale dell&#8217;identità africana.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Seconda considerazione</strong>: di questo sanguinoso spareggio tengano conto tutti coloro che parlano, quasi sempre a sproposito, dell&#8217;islam come se fosse un unico, impenetrabile monolite. L&#8217;Egitto (altra brace che di tanto in tanto si estende in fiamma) rimase per quindici anni fuori dalla Lega araba (1973-1989), accusato dagli altri Paesi di aver firmato il Trattato di pace con Israele. Di quel Trattato non importa più nulla a nessuno, in sostanza. Disturba ancora molti, però, l&#8217;ambizione del Cairo di dettare il passo, in fondo di fare da anello di congiunzione tra i due continenti e le due sponde del Mediterraneo. <strong>Una primazia che nessuno vuole riconoscere</strong>. Al fondo la lezione è sempre quella: dividere i Paesi islamici non è difficile perché sono già fin troppo divisi tra loro. E per ragioni ben più profonde e radicali di quelle che, secondo alcuni, dovrebbero invece unirli in una specie di santa alleanza contro il nostro mondo.</p>
<p style="text-align: left;">Pubblicato sull’<a href="http://www.eco.bg.it" target="_blank">Eco di Bergamo </a>del 22 novembre 2009</p>
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		<title>TRA FELTRI E SANTORO SCELGO LE PARTITE DI CHAMPIONS</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 21:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Tv]]></category>

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		<description><![CDATA[E se uno volesse tenersi lontano sia da Feltri sia da Santoro? E se mi piacesse criticare i trucchetti dello “scudo fiscale” senza confondermi con la beceraggine dei seguaci di Di Pietro? Il regalo più beffardo che ci fa questa democrazia nevrotica è proprio non poter più dire “no a questo e a quello” (o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E se uno volesse tenersi lontano sia da Feltri sia da Santoro? E se mi piacesse criticare i trucchetti dello “scudo fiscale” senza confondermi con la beceraggine dei seguaci di Di Pietro? Il regalo più beffardo che ci fa questa democrazia nevrotica è proprio non poter più dire “no a questo e a quello” (o anche “sì a questo e a quello”). Dobbiamo perennemente schierarci, o di qua o di là. Come se uno, entrato dal fruttivendolo, si sentisse dire: o prendi le banane o prendi le pere. Un po’ dell’uno e un po’ dell’altro non è più possibile. E naturalmente, se prendi le pere quelli delle banane ti considerano non uno che ha altri gusti ma un traditore della patria, un venduto, uno schifoso. E viceversa.</p>
<p><span id="more-958"></span><br />
      <strong>Gli esempi sono innumerevoli perché quotidiani</strong>. Sono partito con Feltri e Santoro perché l’informazione è ormai il campo dove più vistosamente si esercita quella costrizione del pensiero che sta facendo gran danno al Paese. All’epoca trovavo assai interessante l’<em>Europeo</em> (1989-1992) di Feltri, che poi ha fatto una grande carriera in altri mondi e con altri modi, per me spesso indigeribili. Santoro, invece, lo detestavo sin dai tempi di <em>Samarcanda</em> (1988-1992), il programma che lo lanciò su scala nazionale. Niente di personale ma lo stile tribunizio-assembleare non fa per me. Di <em>Anno Zero</em> ho visto pochi minuti qua e là, anche se faccio poco testo perché la sera leggo, scrivo (come adesso, ore 23,30) e se frugo in Tv è solo per cercare film o partite di calcio. Starei benissimo anche senza occuparmi di Feltri e di Santoro, e credo che avrei pure il diritto di farlo. E invece no: devo battermi per l’uno o per l’altro, magari pure difendere Santoro (la puntata con la D’Addario era un orrore civile) perché sospetto che pian piano quegli altri farebbero chiudere qualunque cosa e farebbero tacere chiunque in nome della difesa del Capo.</p>
<p> <br />
      <strong>Posso dirlo? Che strazio!</strong> E che pena un’Italia dove a dettare la linea sono le estreme, i tori scatenati, quelli con tre narici. Attenzione, però: questo processo si accentua adesso, con e sulle vicende private di Berlusconi, ma non è certo nato ieri. Io mi occupo prevalentemente di esteri e ricordo benissimo le polemiche, tanto per fare un esempio, sulla guerra in Iraq. Dire che Saddam era un tiranno mostruoso e la guerra un errore gigantesco ti attirava le contumelie dei pacifisti e gli insulti dei guerrafondai. Peccato che fosse la cosa giusta da dire, come poi abbiamo visto. <strong>Berlusconi o non Berlusconi</strong>, questa deriva sta trasformando un Paese prima forse confuso ma civile in un Paese sempre confuso ma incivile. Nessuno ne uscirà vincitore.</p>
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