<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Fulvio Scaglione - Giornalista &#187; Ambiente</title>
	<atom:link href="http://www.fulvioscaglione.com/category/ambiente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.fulvioscaglione.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 11:15:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>EUROPA, FUGA DAL NUCLEARE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2011/06/05/europa-fuga-dal-nucleare/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2011/06/05/europa-fuga-dal-nucleare/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 17:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Succede che]]></category>
		<category><![CDATA[centrali]]></category>
		<category><![CDATA[energia elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[reattori]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<category><![CDATA[svizzera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=10465</guid>
		<description><![CDATA[Certo, la &#8220;sindrome di Fukushima&#8221; fa abbondantemente la sua parte, ma&#8230; L&#8217;opinione pubblica di molta parte dell&#8217;Europa scappa a gambe levate dall&#8217;ipotesi di andare avanti con l&#8217;energia nucleare. Dell&#8217;Italia si sa: gli italiani sono in maggioranza contrari e il referendum di domenica prossima dovrebbe confermare questa tendenza. Della Germania ho scritto da poco, Angela Merkel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, la &#8220;sindrome di Fukushima&#8221; fa abbondantemente la sua parte, ma&#8230; L&#8217;opinione pubblica di molta parte dell&#8217;Europa scappa a gambe levate dall&#8217;ipotesi di andare avanti con l&#8217;energia nucleare. <strong>Dell&#8217;Italia si sa: gli italiani sono in maggioranza contrari</strong> e il referendum di domenica prossima dovrebbe confermare questa tendenza. Della <a title="GERMANIA: BASTA ATOMO, VIA COL VENTO" href="http://www.fulvioscaglione.com/index.php/europa/germania-basta-atomo-via-col-vento/">Germania ho scritto da poco, Angela Merkel</a> ha deciso di spegnere i 17 reattori tedeschi (che forniscono il 22% dell&#8217;energia elettrica consumata dal Paese) entro il 2020. <strong>Analoga decisione è stata appena presa in Svizzera:</strong> le 5 centrali che producono il 40% dell&#8217;energia elettrica arriveranno fino alla fine del loro ciclo vitale ( anno 2034) e non saranno sostituite.</p>
<p><span id="more-10465"></span><strong> </strong></p>
<div id="attachment_10473" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/06/fess.jpg"><img class="size-full wp-image-10473" title="fess" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/06/fess.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">La centrale nucleare francese di Fessenheim, al centro di molte polemiche.</p></div>
<p><strong>In Spagna (6 centrali, 8 reattori e il 21% dell&#8217;energia elettrica prodotto dall&#8217;atomo) sono stati aboliti tutti i programmi di ampliamento del &#8220;parco centrali&#8221;.</strong> Nessun reattore è in progettazione e tanto meno in costruzione. Ma ai primi di febbraio 2011 il Parlamento ha approvato quasi all&#8217;unanimità una legge che annulla una precedente norma che imponeva la chiusura dei reattori quando avessere compiuto i 40 anni d&#8217;età. Sarà il Consiglio di Sicurezza Nucleare, in base a controlli e requisiti tecnici, a decidere se un reattore deve essere fermato o no, a prescindere dalla sua età.</p>
<p><strong>La Francia è tuttora il Paese più &#8220;nucleare&#8221; del continente (il 74% della sua energia elettrica viene prodotto dalle 19 centrali e dai 58 reattori) ma forse non è più il più &#8220;nuclearista&#8221;. </strong>Il vento di Fukushima agisce anche lì ed è già chiaro che il dibattito sull&#8217;energia atomica sarà uno dei temi decisivi della campagna per le presidenziali del 2012. L&#8217;ultimo indizio ci viene da <a href="http://www.lejdd.fr/sondage/les-francais-pour-une-sortie-progressive-du-nucleaire-191.html" target="_blank">un sondaggio realizzato dal Journal du Dimanche</a>. I francesi si sono dichiarati per il 45% &#8220;molto&#8221; o &#8220;abbastanza&#8221; preoccupati per le centrali nucleari nazionali. Chiamati poi a ipotizzare il futuro, si sono detti <strong>per il 62% favorevoli a un abbandono graduale del nucleare</strong> nei prossimi 25-30 anni, per il 15% per un abbandono rapido del nucleare, e per il 22% per il proseguimento del programma nucleare (l&#8217;1% non si è pronunciato).</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2011/06/05/europa-fuga-dal-nucleare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SOLE O ATOMO? IL DIBATTITO CONTINUA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/13/sole-o-atomo-il-dibattito-continua/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/13/sole-o-atomo-il-dibattito-continua/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 23:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=9294</guid>
		<description><![CDATA[Ho dedicato molti pezzi al tema del nucleare (in Italia e altrove) e ho di recente confessato la mia adesione all&#8217;idea di rimettere in funzione, nel nostro Paese, le centrali. Adesione perplessa e titubante a dir poco, ma pur sempre tale. Per una curiosa combinazione, Daniele Pennacchini commenta oggi un post di due anni fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho dedicato molti pezzi al tema del nucleare (in Italia e altrove) e ho di recente confessato la mia adesione all&#8217;idea di rimettere in funzione, nel nostro Paese, le centrali. Adesione perplessa e titubante a dir poco, ma pur sempre tale. Per una curiosa combinazione, <strong>Daniele Pennacchini</strong> commenta oggi un post di due anni fa esatti, ma lo fa con un testo che qui ripubblico perché interessante e di utile lettura.</p>
<p><span id="more-9294"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9298" title="rubbia" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/rubbia.jpg" alt="rubbia" width="300" height="200" /></p>
<p>&#8220;Il problema del nucleare non è solamente relativo al rischio (che non è di poco conto visti i recenti fatti giapponesi). Non si può ridurre la discussione sul nucleare esponendo il naturale effetto N.I.M.B.Y. (not in my back yard,<em> n.d.r</em>)che essa provoca. Se si vuole discutere del nucleare lo si può fare ma non si può prescindere da oggettivi e incontestabili fatti che dimostrano l’assurdità di riporre le speranze di risolvere il problema energetico con una due o dieci centrali nucleari.</p>
<p>Cercherò di essere più chiaro ed esporro i punti principali che secondo me rendono il nucleare poco conveniente.</p>
<blockquote><p>1) <strong>Quantità di energia prodotta. </strong>Se andiamo a quantificare l’energia prodotta da una centrale nucleare ci accorgeremmo che essa è sufficiente a coprire una ridotta percentuale del fabbisogno energetico nazionale (le 4 centrali di cui si discute in Italia coprirebbero circa l’8% del fabbisogno). Questo fatto, insieme alla difficoltà a trovare siti adatti nel nostro Paese, fa ben comprendere che dopo aver stravolto la volontà popolare sul nucleare manifestata 20 anni fa, si rimarrebbe con il problema energetico irrisolto.<br />
2)<strong> Problema delle scorie.</strong> Il problema delle scorie è forse uno dei più importanti, in quanto oltre ad essere un costo futuro mai valutato e conteggiato nel costo energetico, non ha una soluzione sicura. In Germania una zona come l’Alsazia è oggetto di un forte inquinamento causato dai rifiuti radioattivi stoccati a centinaia di metri di profondità, e col tempo purtroppo avremo altre parti del mondo che presenteranno lo stesso problema.<br />
3)<strong> La dipendenza dall’uranio e la sua disponibilità.</strong> Non si considera mai che l’uranio è limitato nel nostro pianeta, e come tale ci renderà schiavi di chi possiede giacimenti (come lo siamo ora dei petrolieri) e produrrà guerre e impoverimento nei Paesi dove esiste la disponibilità di uranio, e dove già ora sono iniziate le prime guerre civili. Inoltre è stato stimato che questo materiale coprirà il fabbisogno delle centrali per i prossimi 50 anni. Credo che con un po’ di buon senso si dovrebbe evitare di investire miliardi di euro per la costruzione di centrali che necessitano di 10-15 anni per la loro realizzazione, quando nei prossimi decenni l’uranio diventerà quasi introvabile.<br />
4) Alternative possibili.<strong> Il nucleare non è l’unica forma di energia possibile</strong>, la soluzione la possiamo trovare nelle vere forme di energie rinnovabili, quali il risparmio energetico, il solare termodinamico, il fotovoltaico e le altre forme di energia che consentono anche la nascita di indotti locali, cosa che non avviene col nucleare. La realizzazione di una centrale infatti non impiegherà certamente manodopera locale, e tranne per chi ci lavorerà, non creerà un indotto e nuovi posti di lavoro. In Italia nel settore del solo fotovoltaico lavorano decine di migliaia di operatori, e le nostre culture imprenditoriali sono molto più vicine alle tecnologie basate sul risparmio, e sulle produzioni di energie rinnovabili.</p></blockquote>
<p>Riguardo a quest’ultimo punto potrei fornire delle cifre che farebbero ben comprendere quanto sarebbe facile, con semplici scelte politiche e industriali, produrre energia in maniera diffusa in maniera di gran lunga superiore a quella che si produrrebbe con 10 centrali nucleari. Per farsi un idea a riguardo basta prendere i dati pubblicati dal <a href="http://www.terna.it" target="_blank">TERNA sul proprio sito</a>, relativi ai consumi nazionali suddivisi per tipologia, e fare delle stime che pur se orientative non si allontanano di molto da quella che sarebbe la realtà.</p>
<p>Il solare termodinamico (<em>Progetto Desertec</em> nato dall’idea di Rubbia) ad esempio è un’altra possibilità su cui molte multinazionali sta investendo, la possibilità di produrre energia giorno e notte con tecnologie semplici non è mai da scartare, ma si sa le cose ovvie e semplici sono sempre le più difficili da attuare. Saluti&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/13/sole-o-atomo-il-dibattito-continua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>RINNOVABILI, BOLLETTA E BALLE VARIE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/09/rinnovabili-bolletta-e-balle-varie/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/09/rinnovabili-bolletta-e-balle-varie/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 11:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=9218</guid>
		<description><![CDATA[DI GABRIELE SALARI La prima bozza del decreto con cui il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani voleva impostare una serie di tagli agli incentivi per lo sviluppo delle energie rinnovabili ha destato molte polemiche. Contro quell&#8217;ipotesi si erano ribellati non solo migliaia di comuni cittadini che hanno firmato l&#8217;appello &#8220;SoS rinnovabili&#8221; ma anche 65 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DI GABRIELE SALARI</p>
<p>La prima bozza del decreto con cui il ministro dello sviluppo economico <strong>Paolo Romani</strong> voleva impostare una serie di tagli agli incentivi per lo sviluppo delle energie rinnovabili ha destato molte polemiche. Contro quell&#8217;ipotesi si erano ribellati non solo migliaia di comuni cittadini che hanno firmato l&#8217;appello &#8220;SoS rinnovabili&#8221; ma anche <strong>65 parlamentari, in gran parte appartenenti ai partiti della maggioranza,</strong> che hanno rivolto un loro appello al Governo e persino Stefania Prestigiacomo, ministro dell&#8217;Ambiente. La Prestigiacomo, in particolare, ha chiarito che la bolletta elettrica degli italiani non è più  cara che altrove a causaa degli incentivi alle rinnovabili, ma per altre voci  presenti all&#8217;interno della “componente A3”.</p>
<p><span id="more-9218"></span></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-9224" title="energia" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/energia.jpg" alt="energia" width="300" height="200" />Andiamo a  vedere se è vero. Pare proprio che il Ministro abbia ragione. <strong>Nella bolletta degli italiani il costo effettivo dell&#8217;energia ammonta al 30% del  totale, mentre troviamo un 22% per i servizi di rete, un 14% di  imposte, un 10% di ricarichi degli operatori, un 8% di costi dell&#8217;acqua,  un 11% di altri oneri e, infine, un 3-5% attribuibile alla cosiddetta  componente A3.</strong></p>
<p>In questa quota potremmo legittimamente immaginare che vengano  finanziate le rinnovabili e sarebbe anche poco, visto che in Germania vi  è destinato il 10%, ma le cose non stanno così. La componente A3 è un minestrone in cui le rinnovabili occupano il 69%.  Di questo 69%, la metà esatta è assorbita dai Certificati Verdi ritirati  dal GSE. Ovvero, gli imprenditori dovrebbero usare energia verde ed  esistono dei certificati a questo scopo, ma se non sono abbastanza bravi  da acquistare tutti quelli previsti, il costo di questo loro mancato  impiego delle rinnovabili ricade sulla collettività.</p>
<p><strong>Un 31% della componente A3 va poi a finanziare il sistema del Cip 6 che  serve per incentivare soprattutto le cosiddette fonti assimilate,  sostanzialmente un incentivo alle fonti fossili</strong> che, nonostante sia in  esaurimento grazie allo stop stabilito dalla Finanziaria del 2007, nel  2010 pesava ancora per 1,2 miliardi di euro. Vi è poi una quota per le agevolazioni tariffarie previste per le  Ferrovie, agevolazioni tariffarie a  favore di 14  piccole aziende  elettriche  che producono elettricità sulle isole minori (in modo da   tenere conto delle particolari difficoltà e dei maggiori costi di  produzione sulle piccole isole), un finanziamento per le attività di  ricerca e sviluppo, un  bonus elettrico per le famiglie disagiate e i  malati che necessitino di apparecchiature salvavita.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9226" title="energia2" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/energia2.jpg" alt="energia2" width="300" height="300" />Tutte finalità giustissime, dalle Ferrovie ai malati. Ci si domanda, però, se debbano confluire proprio  nella bolletta elettrica. E infine, ciliegina sulla torta: <strong>paghiamo in bolletta i   costi per lo smantellamento (<em>decommissioning</em>) delle centrali  elettronucleari dismesse (Latina, Trino Vercellese, Caorso e  Garigliano)</strong>,  per la chiusura del ciclo del combustibile nucleare  (riprocessamento all’estero del combustibile nucleare irraggiato) e per finanziare le misure territoriali stabilite per legge a favore dei  siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del  combustibile nucleare.</p>
<p><strong>Insomma, il conto del nucleare pesa eccome in bolletta, anche se non lo abbiamo  più dal 1987</strong>, da quando fu abrogato da una serie di quesiti referendari. In maggio, con un altro referendum, decideremo se tornare a questa  fonte energetica, per i cui costi, state certi, basta creare  un&#8217;apposita nuova voce in bolletta. Bolletta ivata naturalmente, perché a sorpresa, scorrendo la componente  A3 scopriamo che è prevista pure l&#8217;IVA. Bizzarro, ma nulla più stupisce.</p>
<p><em><strong>di Gabriele Salari</strong></em></p>
<p><em><strong><br />
</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/09/rinnovabili-bolletta-e-balle-varie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LE RINNOVABILI NELLA BOLLETTA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/06/le-rinnovabili-nella-bolletta/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/06/le-rinnovabili-nella-bolletta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 21:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=9244</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo spauracchio da agitare davanti agli occhi degli italiani, a quanto pare, è il costo degli incentivi per le energie rinnovabili. Troppi abusi, dice il Governo, troppe spese. Anche se lo stesso Governo ha rinnovato l&#8217;apposito decreto nell&#8217;agosto del 2010, mica un secolo fa. Che ci siano gli abusi, è documentato. Dunque, il Governo intervenga. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo spauracchio da agitare davanti agli occhi degli italiani, a quanto pare, è il costo degli incentivi per le energie rinnovabili. Troppi abusi, dice il Governo, troppe spese. Anche se lo stesso Governo ha rinnovato l&#8217;apposito decreto nell&#8217;agosto del 2010, mica un secolo fa. Che ci siano gli abusi, è documentato. Dunque, il Governo intervenga. Che per questo si debbano mettere sotto processo gli investimenti in energie rinnovabili (che tra l&#8217;altro sono oggetto di un preciso accordo interno alla Ue), come si sono subito buttati a fare gli agit prop, è tutto un altro discorso.</p>
<p><span id="more-9244"></span><img class="alignright size-full wp-image-9247" title="Solar_energyok" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/03/Solar_energyok.jpg" alt="Solar_energyok" width="320" height="200" />Mi sono trovato impelagato in una stupida polemica sul peso in bolletta degli incentivi alle rinnovabili. Non sono riuscito a far capire ai miei interlocutori (i quali, peraltro, forse non avevano proprio voglia di capire) che per abbattere il &#8220;costo bolletta&#8221; si può agire diversamente, senza penalizzare un settore del futuro e su cui tutti i Paesi evoluti stanno investendo. Propongo questo schema, sperando di farmi capire meglio.</p>
<p><em><strong>Fonte: Autorità per l&#8217;Energia Elettrica e il Gas. Dati in milioni di Euro</strong></em><br />
<strong>A) TOTALE VERE Rinnovabili 2.756</strong></p>
<p>1)  Certificati Verdi ritirati dal GSE <strong>940 </strong></p>
<p>2) Fotovoltaico <strong>826 </strong></p>
<p>3) Cip6 (effettivamente rinnovabili) <strong>777 </strong></p>
<p>4) tariffa omnicomprensiva <strong>222 </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>B) Totale non rinnovabili : 3.052 </strong></p>
<p>5)     Assimilate <strong>1.214 </strong></p>
<p>6)      Agevolazioni tariffarie per le Ferrovie (A4)         <strong>355 </strong></p>
<p>7)      Oneri nucleari (A2 + MCT)  <strong>285 </strong></p>
<p> <img src='http://www.fulvioscaglione.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' />      Finanziamento attività di ricerca (A5)                60</p>
<p>9)      Integrazioni tariffarie per isole minori (UC4)<strong> 70 </strong></p>
<p>10)      Bonus elettrico (As) <strong>70 </strong></p>
<p>11)      Efficienza energetica (UC7)  <strong>30 </strong></p>
<p>12) IVA sul totale degli oneri           <strong>968</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2011/03/06/le-rinnovabili-nella-bolletta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CHE AFA NELL&#8217;INVERNO DEL 2010!</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2011/01/21/che-afa-nellinverno-del-2010/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2011/01/21/che-afa-nellinverno-del-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 00:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=8507</guid>
		<description><![CDATA[Sorpresa: il 2010 è stato, insieme con il 2005, l&#8217;anno più caldo degli ultimi 131 anni, da quando cioè esiste un registro strumentale delle temperature. Il terzo anno più caldo è stato il 2009 e il quarto, guarda un po&#8217;, il 2007. Come la mettiamo, dunque, con coloro che ancora sostengono che il riscaldamento globale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sorpresa: il 2010 è stato, insieme con il 2005, l&#8217;anno più caldo degli ultimi 131 anni, da quando cioè esiste un registro strumentale delle temperature. Il terzo anno più caldo è stato il 2009 e il quarto, guarda un po&#8217;, il 2007. Come la mettiamo, dunque, con coloro che ancora sostengono che il riscaldamento globale del pianeta è una favola o, al meglio, un&#8217;esagerazione?</p>
<p><span id="more-8507"></span></p>
<p>A volersi ulteriormente preoccupare, potremmo citare un altro dei dati forniti dal <a href="http://www.giss.nasa.gov" target="_blank">Goddard Institute for Space Studies</a>, uno dei centri di ricerca della Nasa: la temperatura media sul pianeta è cresciuta di 0,36 gradi Farenheit (più o meno 0,10 gradi centigradi) per decennio a</p>
<div id="attachment_8516" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8516" title="temp" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2011/01/temp.jpg" alt="La progressione della temperatura media sulla Terra secondo i principali centri di ricerca mondiali: i risultati coincidono." width="300" height="213" /><p class="wp-caption-text">La progressione della temperatura media sulla Terra secondo i principali centri di ricerca mondiali: i risultati coincidono quasi perfettamente.</p></div>
<p>partire dagli anni Settanta. Un dato che quasi  coincide con quelli registrati da altri due importanti centri per lo studio delle temperature: il <a href="http://www.metoffice.gov.uk/climatechange/science/hadleycentre" target="_blank">Met Office Hadley Centre</a> (Gran Bretagna) e il <a href="http://www.ncdc.noaa.gov/oa/ncdc.html" target="_blank">National Climatic Data Center</a> del Governo americano.   &#8220;E&#8217; interessante notare&#8221;, ha aggiunto <strong>James Hansen</strong>, direttore del <em>Goddard</em>, &#8220;che il 2010 è stato caldo nonostante due eventi atmosferici che avrebbero dovuto produrre l&#8217;effetto opposto: una scarsa attività solare e un biennio di attività monsonica con El Nino e poi La Nina&#8221;.</p>
<p>La Nasa, per compilare le proprie statistiche sul clima, si serve di una rete di oltre mille stazioni meteorologiche sparse per il mondo, oltre a satelliti e a centri d&#8217;osservazione basati nell&#8217;Artartico. Più un mare di computer, ovviamente. Da scienziati seri, quelli del <em>Goddard</em> sottolineano che i dati anno per anno non significano quasi nulla, mentre cominciano a essere importanti quelli del decennio. Ops, forse non dovevo dirlo: <strong>il decennio che si è chiuso il 31 dicembre 2009 è stato il più caldo da quando si è cominciato a tenere d&#8217;occhio le temperature in modo scientifico, cioè dal 1880</strong>. E questo anche se il ritmo d&#8217;innalzamento della temperatura media proprio in quel decennio ha rallentato la propria andatura.</p>
<p><strong>Gli stessi eventi naturali possono influenzare le temperature in un senso o nell&#8217;altro, senza per questo mutare la tendenza generale.</strong> Nel 1991 l&#8217;eruzione del vulcano Pinatubo (situato presso l&#8217;isola di Luzon, nelle Filippine) proiettò nell&#8217;atmosfera una massa tale di polveri da schermare la luce del sole e far calare il riscaldamento del pianeta. Nel 1998 ebbe l&#8217;effetto esattamente opposto: scaldò le acque degli oceani e ci diede uno degli anni più caldi di sempre. Su una cosa si può star sicuri: la tendenza è verso il caldo. &#8220;E se non riusciremo a ridurre le nostre emissioni a effetto serra&#8221;, ha commentato Hansen, &#8220;le speranze di invertirla non sono molte&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2011/01/21/che-afa-nellinverno-del-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ENERGIA, ECCO DA DOVE LA PRENDEREMO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/11/15/energia-ecco-da-dove-la-prenderemo/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/11/15/energia-ecco-da-dove-la-prenderemo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 22:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=7576</guid>
		<description><![CDATA[Passano gli anni, si ammosciano le polemiche, si susseguono i summit e i convegni e siamo sempre lì. Per dirla con Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell&#8217;International Energy Agency: &#8220;Dobbiamo usare l&#8217;energia in modo più efficiente e liberarci dal vincolo dei combustibili fossili usando tecnologie che abbiano un impatto inquinante molto inferiore&#8221;. Tanaka si è così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Passano gli anni, si ammosciano le polemiche, si susseguono i summit e i convegni e siamo sempre lì. Per dirla con <strong>Nobuo Tanaka</strong>, direttore esecutivo dell&#8217;<a href="http://www.iea.org" target="_blank">International Energy Agency</a>: &#8220;Dobbiamo usare l&#8217;energia in modo più efficiente e liberarci dal vincolo dei combustibili fossili usando tecnologie che abbiano un impatto inquinante molto inferiore&#8221;.</p>
<p><span id="more-7576"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7583" title="Gas Burner" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/11/Gas.jpg" alt="Gas Burner" width="300" height="195" /></p>
<p>Tanaka si è così espresso presentando i risultati del <em>World Energy Outlook</em><em>, </em>l&#8217;annuale giro d&#8217;orizzonte sulle prospettive a breve termine del mercato mondiale dell&#8217;energia. <strong>Da qui al 2035, prevede il rapporto, la domanda di energia nel mondo crescerà del 36% e il 93% di questa crescita sarà dovuto ai Paesi di recente industrializzazione, prima fra tutti la Cina.</strong> Proprio il colosso cinese, che nel 2009 (sempre secondo i calcoli della Iea) ha superato gli Usa nel consumo complessivo di energia, nel 2035 brucerà il 75% in più delle risorse energetiche che brucia oggi. Percorso inverso per i 47 Paesi dell&#8217;Ocse, quindi soprattutto America ed Europa, la cui domanda di energia è destinata a calare: dal 44% al 33% del consumo mondiale.</p>
<p><strong>I combustibili fossili continueranno a dominare la scena</strong>, anche se con un parziale riequilibrio a favore delle energie rinnovabili. Seguendo la lenta risalita dell&#8217;economia, il prezzo del petrolio crescerà ma non tanto quanto era cresciuto prima della grande crisi (si prevede 113 dollari a barile nel 2035). L&#8217;oro nero, in ogni caso, resterà il combustibile preferito. Ne useremo 99 milioni di barili al giorno nel 2035, cioè 15 milioni di barili al giorno in più di oggi.</p>
<p>Buone prospettive anche per le energie rinnovabili:<strong> la quota di energia prodotta con tali tecniche (eolico, solare, geotermico, biomasse ecc.) salirà dal 7% di oggi al 14%&amp; del 2035.</strong> A patto però, come avverte Tanaka, che i Governi tengano duro in una politica di forte sostegno alla diffusione di tali tecnologie. Sempre secondo il rapporto, energie rinnovabili e nucleare dovrebbero fornire entro il 2035 il 38% dell&#8217;energia. Si capisce che la Iea fa il tifo perché questo avvenga, visto che considera imperativo ridurre (o almeno bloccare il più presto possibile) le emissioni a effetto serra, che il consumo ancora altissimo di petrolio renderà inevitabili.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/11/15/energia-ecco-da-dove-la-prenderemo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>STRAGE DELLE API? ARRIVA L&#8217;ESERCITO</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/10/17/strage-delle-api-arriva-lesercito/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/10/17/strage-delle-api-arriva-lesercito/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 14:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=7117</guid>
		<description><![CDATA[Da anni gli scienziati si chiedono che cosa stia succedendo alle api. Negli Usa in particolare: dal 2006, secondo i ricercatori, si è dissolto tra il 20 e il 40% delle colonie di api. Percentuali simili a quelle di altri Paesi, ma negli Usa, dove il giro d&#8217;affari dell&#8217;apicoltura vale 15 miliardi di dollari l&#8217;anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni gli scienziati si chiedono che cosa stia succedendo alle api. Negli Usa in particolare: dal 2006, secondo i ricercatori, si è dissolto tra il 20 e il 40% delle colonie di api. Percentuali simili a quelle di altri Paesi, ma negli Usa, dove il giro d&#8217;affari dell&#8217;apicoltura vale 15 miliardi di dollari l&#8217;anno e (dicono gli esperti) <strong>le api hanno a che fare con un terzo del cibo che viene consumato</strong>, la questione è presa molto sul serio. Tanto da aver generato una vera guerra tra esperti o presunti tali.</p>
<p><span id="more-7117"></span></p>
<div id="attachment_7129" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-7129" title="Bromenshenk" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/Bromenshenk.jpg" alt="Il professor Jerry Bromenshenk dell'Università del Montana." width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">Il professor Jerry Bromenshenk dell&#39;Università del Montana.</p></div>
<p>Il &#8220;collasso degli alveari&#8221; (questo il termine tecnico) è difficile da studiare perché le api, al momento di morire, lasciano l&#8217;alveare e si disperdono. Muoiono sole, insomma, e lontano dall&#8217;habitat abituale, quindi è più complicato capire che cosa le abbia uccise. Quando il fenomeno si è manifestato, <strong>ambientalisti e agricoltori hanno puntato l&#8217;indice <img class="alignright size-thumbnail wp-image-7131" title="Api" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/Api-150x150.jpg" alt="Api" width="150" height="150" />contro i pesticidi</strong>, in particolare i &#8220;neonicotinoidi&#8221; che, negli Usa, sono uno dei prodotti di punta della <em>Bayer Crop Science</em>, filiale del gigante farmaceutico tedesco Bayer. Le accuse, ovviamente sempre respinte dall&#8217;azienda, non ha prodotto granché di concreto, a parte una <em>class action</em> di 13 apicultori del Nord Dakota avviata nel 2003.</p>
<p>In quella causa, gli agricoltori si avvalevano della consulenza di un gruppo di esperti tra i quali c&#8217;era anche <strong>il professor Jerry Bromenshenk dell&#8217;<a href="http://www.umt.edu/future.aspx" target="_blank">Università del Montana</a>, </strong>fondatore del <a href="http://beealert.blackfoot.net/~beealert/index.php" target="_blank"><em>Bee Alert Technology</em></a><em> </em>(un&#8217;azienda appunto specializzata<strong> </strong>nei sistemi di cura e difesa degli alveari) e considerato uno dei massimi specialisti del famoso &#8220;collasso&#8221;.</p>
<p>Qualche giorno fa Bromenshenk è tornato alla ribalta per due ragioni. La prima è che il suo <em>Bee Alert</em> è riuscito a siglare un accordo di collaborazione nientemeno che con l&#8217;<a href="http://www.ecbc.army.mil" target="_blank">Edgewood Chemical Biological Center</a>, cioè con il laboratorio di punta dell&#8217;esercito Usa in fatto di armi chimiche e batteriologiche. La seconda è che il professore, in accordo con gli scienziati militari, ha annunciato di aver forse individuato la causa della moria delle api: <strong>la micidiale combinazione di un virus e di un fungo.</strong> Bromenshenk ha poi precisato, in una serie di interventi, che i virus sono molteplici, che la combinazione virus-fungo è ancora tutta da studiare e, insomma, ha cercato di ridimensionare gli entusiasmi. Ma intanto&#8230;</p>
<div id="attachment_7133" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-7133" title="UsaCrisiApi" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/UsaCrisiApi.jpg" alt="La mappa degli Stati Usa colpiti dal &quot;collasso delle api&quot;, tracciata dallo stesso professor Bromenshenk." width="300" height="209" /><p class="wp-caption-text">La mappa degli Stati Usa colpiti dal &quot;collasso delle api&quot;, tracciata dallo stesso professor Bromenshenk.</p></div>
<p>Le polemiche sono scoppiate proprio a causa della biografia di Bromenshenk che qualche anno fa ha abbandonato gli apicultori al loro destino, si è ritirato dal gruppo dei consulenti nella causa collettiva contro i pesticidi e <strong>ha accettato un finanziamento proprio dalla Bayer</strong>. La sua ultima tesi non ha convinto tutti. Anzi: ci sono molti che lo accusano di aver trovato il modo perfetto per allontanare tutti i sospetti dai pesticidi e, quindi, per evitare alla Bayer che lo finanzia ogni rischio di indennizzi miliardari. Quello che non si capisce, e che nessuno per ora ha indagato, è che cosa pensino di &#8220;guadagnarci&#8221; dall&#8217;affare delle api gli scienziati militari esperti di armi chimiche. Chissà?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/10/17/strage-delle-api-arriva-lesercito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>EFFETTO SERRA? SI&#8217;, NO, DIPENDE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/10/02/effetto-serra-si-ma-dipende/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/10/02/effetto-serra-si-ma-dipende/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 13:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=6868</guid>
		<description><![CDATA[Quali Paesi sono i massimi produttori di &#8220;effetto serra&#8221;? La classifica mondiale assoluta è la seguente: Cina con il 21% delle emissioni mondiali di anidride carbonica; Usa con il 20%; Unione Europea con il 14%; Russia con il 6%; India con il 5%; e Giappone con il 4%. La graduatoria, però, cambia se prendiamo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quali Paesi sono i massimi produttori di &#8220;effetto serra&#8221;? La classifica mondiale assoluta è la seguente: <strong>Cina con il 21% delle emissioni mondiali di anidride carbonica</strong>; Usa con il 20%; Unione Europea con il 14%; Russia con il 6%; India con il 5%; e Giappone con il 4%.</p>
<p><span id="more-6868"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-6870" title="emissioni" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/10/emissioni.jpg" alt="emissioni" width="300" height="262" /></p>
<p>La graduatoria, però, cambia se prendiamo in considerazione altri dati relativi agli stessi Paesi. <strong>Se consideriamo, per esempio, la quota del Prodotto interno lordo mondiale realizzata da ognuno, allora dobbiamo concludere che la Ue è virtuosa</strong>, perché con il 14% di tutte le emissioni realizza il 22% del Pil mondiale. Bene anche il Giappone, che con il 4% delle emissioni ottiene il 7% del Pil; accettabile l&#8217;India (5% delle emissioni e 5% del Pil). Meno bene gli Usa (20% delle emissioni e 21% del Pil), male la Russia (6% delle emissioni e 3% del Pil), <strong>malissimo la Cina</strong>, che con il 21% delle emissioni ottiene appena l&#8217;11% del Pil mondiale.</p>
<p>Terzo punto di vista e terza graduatoria. <strong>Quante tonnellate di anidride carbonica producono i singoli cittadini di quei Paesi?</strong> I più inquinanti sono gli americani, con 18,7 tonnellate a testa l&#8217;anno; seguono i russi (11,1 tonnellate), i giapponesi (9,6), gli europei (7,8), i cinesi (4,6) e gli indiani (1,2).</p>
<p>Quarta graduatoria: <strong>quanta energia consuma ciascun cittadino degli stessi Paesi? </strong>I più esigenti sono gli americani, ognuno dei quali chiede 7,6 toe (tonnellate di petrolio equivalente, cioè l&#8217;energia che si ricava bruciando una tonnellata di petrolio) l&#8217;anno; poi i russi (4,7 toe), i giapponesi (4 toe), gli europei (3,5 toe), i cinesi (1,5 toe) e gli indiani (0,5 toe).</p>
<p>Le diverse interpretazioni di queste diverse graduatorie sono state all&#8217;origine del sostanziale fallimento della Conferenza sul clima di Copenhagen (dicembre 2009). Gli Usa dicevano alla Cina: inquini troppo, taglia. La Cina diceva agli Usa: siete pazzi a bruciare tutta quell&#8217;energia? Tagliate. <strong>Dal 29 novembre al 10 dicembre la discussione riprende a Cancun</strong> (Messico). La crisi globale ci ha fatto inquinare un poco meno ma dal punto di vista politico si sono fatti ben pochi passi avanti.</p>
<p>Fonte dei dati: <a href="http://www.iea.org" target="_blank">International Energy Agency (Iea)</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/10/02/effetto-serra-si-ma-dipende/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CINA, I ROSSI PUNTANO SUL VERDE</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/21/cina-i-rossi-puntano-sul-verde/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/21/cina-i-rossi-puntano-sul-verde/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 20:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=6671</guid>
		<description><![CDATA[Modesta proposta: perché non proviamo una volta tanto a dire che i governanti della Cina, i tanto deprecati e grigi burocrati del Partito, sono maledettamente in gamba? Che oltre ai vantaggi enormi che conosciamo (Stato semi-totalitario, costo del lavoro bassissimo, diritti dei lavoratori allo stato nascente&#8230;), hanno dalla loro grande intelligenza e tempismo pazzesco? Ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Modesta proposta: perché non proviamo una volta tanto a dire che i governanti della Cina, i tanto deprecati e grigi burocrati del Partito, sono maledettamente in gamba? Che oltre ai vantaggi enormi che conosciamo (Stato semi-totalitario, costo del lavoro bassissimo, diritti dei lavoratori allo stato nascente&#8230;), hanno dalla loro <strong>grande intelligenza e tempismo pazzesco?</strong> Ci aiuterebbe a capire meglio i tempi e a spiegarci certe botte che pigliamo.</p>
<p><span id="more-6671"></span></p>
<div id="attachment_6679" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6679" title="CinaEnAlter" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/CinaEnAlter.jpg" alt="Operai cinesi montano i pannelli solari su un padiglione del'Expo di Shangai." width="300" height="207" /><p class="wp-caption-text">Operai cinesi montano i pannelli solari sul tetto di un padiglione dell&#39;Expo di Shangai.</p></div>
<p>Il Prodotto interno lordo della Cina, dicono le statistiche, ha ripreso a correre al tasso del 10%.  Però <strong>il premier Wen Jabao</strong> e i suoi sono stati i primi e i più decisi nel varare una politica di sgravi fiscali per incentivare i consumi interni con cui supplire al calo delle esportazioni e un piano di lavori pubblici (strade, ferrovie, porti) per tenere alta l&#8217;occupazione. <strong>Altro capitolo: l&#8217;espansione internazionale.</strong> Per tutti l&#8217;Africa era il continente fallito, i cinesi si sono insediati e stanno facendo ottimi affari. Una strategia anche sordida (per il bene della Cina danno una mano ai peggiori dittatori) ma lungimirante, che pra provano a replicare in America Latina.</p>
<p>Ma il settore in cui questa capacità di guardare lontano, anche oltre i luoghi comuni e le convenienze politiche immediate, è più evidente resta, secondo me, <strong>quello delle energie alternative al petrolio.</strong> Il nostro mondo, Europa e America del Nord, ha perso anni a discutere se l&#8217;effetto serra esistesse davvero, quanto fosse importante, quanto fosse giusto spendere per combatterlo e così via. <strong>Sempre con l&#8217;intento, neppur tanto tacito, di trovare una scappatoia</strong> per non cambiare di un millimetro le abitudini collettive; sempre nella speranza di non doversi prendere la grana di dire alla gente che un qualche cambiamento è purtroppo necessario.</p>
<div id="attachment_6682" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6682" title="CinaTabella" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/09/CinaTabella.jpg" alt="Gli obiettivi della Cina in fatto di energie rinnovabili rispetto agli Usa e al resto del mondo." width="300" height="191" /><p class="wp-caption-text">Gli obiettivi della Cina in fatto di energie rinnovabili rispetto agli Usa e al resto del mondo.</p></div>
<p>Un atteggiamento in qualche caso comprensibile: <strong>l&#8217;industria italiana</strong>, se dovesse investire nella lotta all&#8217;inquinamento, <strong>perderebbe un altro po&#8217; del suo già risicato margine di competitività sui mercati</strong>. E non solo quella italiana. Resta il fatto che i cinesi non si sono fatti tante menate ma hanno cominciato a lavorare. Forse anche perché, come ha detto a un giornale americano <strong>Peggy Liu</strong>, presidente di <a href="http://www.juccce.com" target="_blank">Us-China Collaboration on Green Energy</a> (un gruppo di lavoro congiunto sulle energie alternative fondato con la presidenza Obama), &#8220;i leader cinesi sono quasi tutti ingegneri o scienziati, quindi non perdono tempo a discutere i dati scientifici&#8221;.</p>
<p>Così, nel 2009, la Cina è diventata il primo Paese al mondo per gli investimenti nelle energie alternative, superando anche gli Usa. Ecco la graduatoria mondiale:</p>
<ol>
<li><strong>Cina</strong> &#8211; 34,6 miliardi di dollari investiti nel 2009; quota di energia prodotta con fonti alternative: 4%; crescita degli impianti installati negli ultimi 5 anni: 79%.</li>
<li><strong>Usa</strong> &#8211; 18,6 miliardi di dollari; 4%; 24,3%.</li>
<li><strong>Gran Bretagna</strong> &#8211; 11,2 miliardi di dollari; 8,4%; 30%.</li>
<li><strong>UE (altri Paesi)</strong> &#8211; 10,8 m.d.d; 6,7%; 17%.</li>
<li><strong>Spagna</strong> &#8211; 10,4 m.d.d; 30,1%; 9,1%.</li>
<li><strong>Brasile</strong> &#8211; 7,4 m.d.d; 9,8%; 13,9%.</li>
<li><strong>Germania</strong> &#8211; 4,3 m.d.d; 29%; 14,4%.</li>
<li><strong>Canada</strong> &#8211; 3,3 m.d.d; 4,3%; 18,1%.</li>
<li><strong>ITALIA</strong> &#8211; 2,6 miliardi di dollari; 4,9% di energia prodotta con fonti alternative; 12,4% di nuovi impianti installati negli ultimi cinque anni.</li>
</ol>
<p>Sono cifre impressionanti, che diventano spaventose se affiancate da altre che riguardano lo sforzo cinese nel settore complessivo dell&#8217;energia. <strong>Nel 2009, per l&#8217;ammodernamento della rete elettrica, il Governo di Pechino ha stanziato 45 miliardi di dollari.</strong> Per non parlare del piano nazionale per l&#8217;energia nucleare: la Cina aveva fino a cinque anni fa 11 reattori attivi, dovrebbe averne altri 22 entro la fine del 2010 e ha già progettato di costruirne altri 132 in un periodo non ancora definito.</p>
<p>Ma restiamo alle energie alternative. Sono diventate non solo un obiettivo strategico della gestione economica del Paese ma una vera priorità nazionale. <strong>Il Governo, per incentivarne l&#8217;uso, ha fissato a un ridicolo 2% il tasso d&#8217;interesse sui prestiti alle aziende che vogliono acquistare i nuovi impianti</strong> che non vanno più a combustibile fossile. Della ricaduta beneficiano non solo le ricerche scientifiche (la bolletta elettrica, al momento, non è ancora meno cara) ma anche le esportazioni (la Cina è già il primo produttore ed esportatore mondiale di pannelli solari e di turbine eoliche) e l&#8217;occupazione. <strong>Nel 2008 l&#8217;industria delle energie rinnovabili aveva già prodotto 1,2 milioni di posti di lavoro</strong> e l&#8217;incremento procede al ritmo di 100 mila nuovi posti l&#8217;anno. Così, mentre noi discutiamo, loro lavorano.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/09/21/cina-i-rossi-puntano-sul-verde/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ENERGIA PULITA? ARRIVERA&#8217; DALLA LUNA</title>
		<link>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/10/lenergia-ci-arrivera-dalla-luna/</link>
		<comments>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/10/lenergia-ci-arrivera-dalla-luna/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 21:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Scaglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvioscaglione.com/?p=5198</guid>
		<description><![CDATA[La compagnia giapponese Shimizu (che in giapponese significa &#8220;acqua pura&#8221;), fondata nel 1804 da Kisuke Shimizu come impresa edile e poi sviluppatasi anche nel settore dell&#8217;energia, ha lanciato un progetto che neanche il più sfrenato scrittore di fantascienza sarebbe forse riuscito a concepire. Si tratta di  Luna Ring, ovvero di una centrale solare da costruire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La compagnia giapponese <a href="http://www.shimz.co.jp/english" target="_blank">Shimizu</a> (che in giapponese significa &#8220;acqua pura&#8221;), fondata nel 1804 da Kisuke Shimizu come impresa edile e poi sviluppatasi anche nel settore dell&#8217;energia, ha lanciato un progetto che neanche il più sfrenato scrittore di fantascienza sarebbe forse riuscito a concepire. Si tratta di  <a href="http://www.shimz.co.jp/english/theme/dream/lunaring.html" target="_blank">Luna Ring</a>, ovvero di <strong>una centrale solare da costruire sulla Luna</strong> per inviare energia verso la Terra sotto forma di microonde o di raggi laser. <span id="more-5198"></span></p>
<div id="attachment_5201" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5201" title="Luna cintura" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/Luna-cintura.jpg" alt="La Luna di domani: la striscia blu è la &quot;cintura solare&quot; che darà energia alla Terra." width="300" height="108" /><p class="wp-caption-text">La Luna di domani: la striscia blu rappresenta la &quot;cintura solare&quot; che darà energia pulita alla Terra.</p></div>
<p><strong>La Shimizu definisce tale progetto &#8220;un sogno&#8221; </strong>ma nellostesso tempo enuncia con orgoglio i vantaggi che potrebbero derivarne: energia non inquinante ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro sette giorni su sette e la riduzione, se non la fine, di molte delle ragioni di contrasto e di guerra tra le nazioni. L&#8217;aspetto più sorprendente sta nella concezione della centrale solare, che in pratica consisterebbe in <strong>una &#8220;cintura&#8221; di celle solari stesa tutto intorno all&#8217;equatore della Luna, cioè lunga 11 mila chilometri e larga 400 chilometri. </strong>L&#8217;energia accumulata nelle celle verrebbe trasformata in microonde (o laser) per essere trasmessa sulla Terra da antenne paraboliche di 20 chilometri di diametro, e infine e inserita nelle normali reti elettriche del pianeta. In alternativa, <strong>l&#8217;energia potrebbe essere trasformata in idrogeno</strong> e usata come carburante o combustibile.</p>
<div id="attachment_5203" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-5203" title="Luna Ring" src="http://www.fulvioscaglione.com/wp-content/uploads/2010/06/Luna-Ring.jpg" alt="Lo schema di funzionamento del Luna Ring, come immaginato dai tecnici della Shimizu." width="300" height="160" /><p class="wp-caption-text">Lo schema di funzionamento del Luna Ring, come immaginato dai tecnici della nipponica Shimizu.</p></div>
<p><strong>Per aggiungere sogno a sogno, la Shimizu precisa che molti dei materiali per la costruzione della &#8220;cintura solare&#8221;</strong> verrebbero reperiti in loco, cioè sulla Luna: cemento, mattoni, fibra di vetro e altri componenti potrebbero essere prodotti, secondo l&#8217;azienda giapponese, trattando in modo opportuno il suolo lunare e sfruttando il calore del sole. A lavorare sarebbero, naturalmente, dei <strong>robot radiocomandati dalla Terra.</strong> Forse non è possibile, però mette una certa allegria immaginare che lo sia, o che lo possa essere in futuro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvioscaglione.com/2010/06/10/lenergia-ci-arrivera-dalla-luna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

