NAZIONI UNITE E GERUSALEMME, L’IMPOTENZA

nazioni uniteNikki Haley, rappresentante Usa presso le Nazioni Unite, vota contro la mozione di condanna per lo spostamento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

E così, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato la decisione di Donald Trump, che ha deciso di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo questa città come capitale di Israele, con una larghissima maggioranza: 128 Paesi favorevoli alla mozione di censura, 35 astenuti, solo 9 contrari. Il voto ha valore meramente consultivo e il risultato era prevedibile, perché la mossa di Trump (che riconosce come israeliana anche Gerusalemme Est, che l’Onu invece considera “territorio occupato”) sconvolge settant’anni di diplomazia internazionale.

Fa però ugualmente impressione notare che a fianco degli Usa, in questo frangente e su questo tema, tra i membri delle Nazioni Unite si sono schierati solo Israele (ovviamente), Guatemala, Honduras, Palau, Micronesia, Isole Marshall, Nauru e Togo. Gli ultimi quattro Paesi sono isolette del Pacifico, e tre di loro sono ex colonie americane. Tutti insieme questi Paesi hanno meno di 200 mila abitanti. In sostanza, gli Usa e Israele sono soli.

Considerazione che, però, ne fa nascere un’altra. Usa e Israele sono soli ma fanno ugualmente ciò che vogliono e il resto del mondo sembra impotente. Si tratta della superpotenza mondiale e dello Stato ebraico, nazioni di cui non si può sottovalutare il peso e l’importanza. Ma è possibile che i (in questo caso) 128 Paesi delle Nazioni Unite non riescano a fare nulla, ma proprio nulla, per decenni, su una situazione (l’occupazione, e a Gerusalemme ora anche l’annessione, abusiva, di territori palestinesi da parte di Israele) i cui contorni sono, almeno in teoria, chiarissimi per il diritto internazionale?

Altre domande, a cascata. Esiste davvero un “diritto internazionale”? Davvero le nazioni si richiamano ad esso nella loro azione politica? Esiste ancora una comunità internazionale, con dei principi e delle regole, o sopravvivono solo gli interessi economici e commerciali con il contorno di qualche vaga dichiarazione teorica?

Gli Stati Uniti, alla vigilia del voto dell’Assemblea Generale, hanno minacciato di tagliare i fondi alle Nazioni Unite e di rivedere i rapporti con i Paesi che avessero votato a favore della mozione di condanna. Hanno insomma agitato il randello dei dollari. Difficile non trovarlo significativo.

Pubblicato in Babylon, il blog di Terrasanta.net

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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