MEDIO ORIENTE: A NATALE CRISTIANI IN TRINCEA

natale

Per questo Natale, sua Beatitudine Luis Raphael I, patriarca della Chiesa cattolica caldea dell’Iraq, ha invitato i fedeli alla massima sobrietà, in segno di rispetto per i tanti che soffrono. E si è auto-imposto una totale astinenza dai tradizionali incontri con i politici e le autorità. Perché? Per protestare contro lo stato di abbandono in cui versano le migliaia di profughi fuggiti un anno e mezzo fa dalla Piana di Niniveh a causa dell’invasione dei miliziani dell’Isis, contro la legge che impone ai figli di diventare musulmani in caso di conversione all’islam anche di uno solo dei genitori, contro l’affissione per le strade di Baghdad e di altre città irachene di manifesti che “invitano” le donne cristiane a mettere il velo.

Ad Aleppo, la città martire della Siria, invece, il parroco fra Ibrahim Sabbagh ha organizzato per la notte di Natale, nella chiesa di San Francesco, una piccola festa: per i bambini qualche dolcetto ma soprattutto calze di lana, vestiti pesanti, coperte. E ai genitori qualche tanica di gasolio per far andare le stufe in questo quinto inverno di guerra. Sarà quella la festa, sempre che la chiesa, com’è successo in ottobre proprio nel giorno delle prime comunioni, non sia bersagliata dai razzi e dai mortai dei jihadisti. “Ma la gente non può e non vuole stare chiusa in casa ad aspettare la prossima esplosione”, mi ha detto fra Ibrahim: “Abbiamo la fede e la convinzione che la nostra resistenza di cristiani possa ancora cambiare la storia di questo Paese”.

Natale aspettando la prossima esplosione

A bene vedere, questo articolo potrebbe finire qui. Quale parola può decentemente raccontare questo cristianesimo eroico che spera contro la speranza, resiste a prove insopportabili, prega e crede anche mentre questo nostro Occidente, che si vuole costruito su “radici cristiane” e di esse si vanta, l’ha di fatto abbandonato al suo destino? Che dire, senza essere vuoti e retorici, dei cristiani di Palestina, piccolo vaso fragile di pace in uno scontro inesauribile? Dei copti d’Egitto? Del milione e mezzo di cristiani che vive in Arabia Saudita (il 7% della popolazione totale), quasi tutti lavoratori asiatici immigrati che tengono in piedi l’industria del petrolio e i servizi, costretti a celebrare il Natale nel chiuso delle case, senza poter manifestare un segno di gioia, esposti alle delazioni e agli arresti?

Questi fratelli abbandonati anche a Natale sono l’avanguardia dei martiri di un mondo che ha scoperto quanto sia facile perseguitare i cristiani e restare impuniti. Sono 50 i Paesi, dalla Corea del Nord prima in classifica alla Somalia seconda, in cui le violenze ai danni dei cristiani sono gravi o gravissime. Ogni mese 322 cristiani sono uccisi per la loro fede e 214 chiese distrutte. Del Medio Oriente sappiamo quasi tutto, ma forse non ci rendiamo ancora conto di quanto impetuosamente stia crescendo la persecuzione in Africa, con tre Paesi che nel corso dell’anno sono entrati tra i primi dieci quanto a violenze anti-cristiane: Sudan, Eritrea e Nigeria, quest’ultima una nazione in cui i cristiani sono addirittura il 40% della popolazione.

Per milioni e milioni di persone non diverse o peggiori di noi, la vita è questa. E l’Occidente è così miope da non vedere che, di crisi in crisi, i cristiani non sono “vittime collaterali”, sfortunati comprimari di eventi più vasti. Va rovesciato il parametro: se facciamo qualcosa per cui i cristiani muoiono, soffrono, emigrano, vuol dire che abbiamo sbagliato. E lo si capisce benissimo in Medio Oriente, dove i cristiani sono minoranza ma esercitano nella società un ruolo decisivo di collante sociale. Ovunque spariscono loro, aumentano senza scampo settarismo, violenza e disgregazione. Rendiamoci conto: sono loro a pregare per noi, non il contrario.

Pubblicato sull’Eco di Bergamo del 24 dicembre 2015

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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