IL SOGNO AMERICANO SECONDO FRANCESCO

sogno americanoPapa Francesco al Congresso.

Se l’affermazione non suona irrispettosa, mi prendo la libertà di dire che il discorso di papa Francesco al Congresso Usa è stato, dietro quello stile ordinato e compassato, in una parola “politico”, un discorso di un’abilità e un’astuzia mostruosa. Tanto da pensare che l’abbia vista giusta il giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, vecchio conservatore (nel senso anglosassone del termine) e cattolico un po’ rancoroso, che si è dichiarato “incompatibile con papa Francesco” e non si è presentato al Congresso.


Gli sciocchi potrebbero tirar fuori la barzelletta del “Papa comunista” ma non è di questo che si tratta. E’ più che ideologia, è una questione quasi antropologica. Francesco al Congresso ha reso omaggio al “sogno americano”, alla terra dei liberi e forti (land of the free and home of the brave, come recita l’inno nazionale americano). Poi, senza quasi parere ma in modo assai deciso e convinto, ha preso quel sogno americano e l’ha rovesciato come un guanto.

Sogno americano… o son desto?

Basta osservare il piccolo pantheon di personaggi che ha usato per illustrarlo. Abraham Lincoln, perché, ha detto, “una nazione può essere considerata grande quando difende la libertà”. Ma Lincoln, assassinato il 14 aprile 1856 mentre assisteva a uno spettacolo teatrale, è anche uno dei quattro presidenti Usa (gli altri sono James Garfield nel 1881, James McKinley nel 1901 e John F. Kennedy nel 1963) uccisi mentre erano in carica.

Poi ha citato Martin Luther King, perché si batteva per affermare ” una cultura che consenta alla gente di “sognare” pieni diritti per tutti i propri fratelli e sorelle”. Ma Martin Luther King era un pastore protestante nero e fu ucciso il 4 aprile del 1968.

Quindi è arrivata Dorothy Day, femminista, operaista e anarchica prima di convertirsi al cattolicesimo. La Day, prima della svolta religiosa (che oggi la vede protagonista di una causa di beatificazione) era stata lungo militante dell’Industrial Workers of the World, il sindacato che tra le due guerre mondiali organizzava i lavoratori meno qualificati e i cui scioperi erano sanguinosamente repressi dall’establishement industriale e finanziario Usa.

Quindi, sempre davanti al Congresso, papa Francesco ha indicato come esempio di americanità compassionevole Thomas Merton, anglicano convertito al cattolicesimo, diventato monaco e sacerdote, negli anni della guerra del Vietnam fermo sostenitore del movimento pacifista.

E’ il sogno americano preso dal lato che forse meno piace agli americani. Il sogno americano dei grandi spazi spirituali, non dei grandi spazi di conquista. Della libertà intellettuale, dell’anticonformismo, dei diritti civili, non certo quello dei grandi banchieri o industriali o della potenza militare. Ha ragione il giudice Scalia: quelli come lui sono incompatibili con papa Francesco.

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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