GRECIA FALLITA PERCHE’ MANCANO I FILOSOFI

GreciaUna manifestante ad Atene, davanti al Parlamento.

Impossibile non pensare alla Grecia, in questi giorni. Soprattutto ora che il buon Tsipras, l’uomo che doveva cambiare la politica se non il mondo, si riduce a comportamenti da politico vecchissimo stile: chiede ai greci se firmare o no l’accordo con la Ue, non avendo lui il coraggio né di dire sì né di dire no. Come da noi fece Andreotti (ed è tutto dire) nel 1987 con il referendum sul nucleare dopo il disastro di Cernobyl (1986).

Per me doppiamente impossibile non pensare alla Grecia, perché sto finendo di leggere un romanzo del giallista greco Petros Markaris, “Titoli di coda”, che ovviamente ha per sfondo tutto ciò che sappiamo: il fallimento economico, la troika, la Ue, l’austerity, le proteste di piazza, l’ipotesi di Grexit e di fallimento dell’euro e tutto il resto. E non solo: perché il libro comincia con un pestaggio da parte di militanti di Alba Dorata alla figlia del commissario Charitos, un’avvocatessa che, con una collega psicologa, si occupa di immigrati.

Tra Tsipras e il poliziotto di Markaris mi sono venuti un po’ di strani pensieri. che devo però far precedere da una premessa sulla Grecia e i suoi problemi:  in poche parole, credo che sia un Paese fallito da tempo e che se l’Europa non lo salva adesso dovrà comunque salvarlo dopo. Anche perché i greci non vogliono uscire dall’euro e la Ue non vuole farli uscire, quindi…

Grecia e privilegi

Ma veniamo agli strani pensieri. Il commissario Charitos è il capo della polizia dell’Attica, ruolo non da poco. Sua figlia è avvocato, suo genero medico. Il suo migliore amico è un ex partigiano e militante comunista. La migliore amica della figlia è una psicologa. Insomma, siamo nella borghesia medio-alta di Atene, la capitale. E ovviamente nei dialoghi risuonano, anche se in modo discreto, le tipiche contumelie sull’Europa che affonda la Grecia, i tedeschi che vogliono la rovina dei greci ecc. ecc.

Non c’è uno (e nemmeno c’è nei precedenti romanzi di Markaris, che ho letto) che, anche solo una volta, dica: maledizione a quando noi uomini di Grecia, unici al mondo, andavamo in pensione a 55 anni, e le nostre donne a 50, se solo praticavamo uno dei 600 mestieri usuranti previsti dalla legge, tipo il parrucchiere (causa le tinture), il musicista di strumenti a fiato, il presentatore Tv (causa microfoni); a quando davamo 1.000 euro di pensione ereditaria alle figlie nubili dei dipendenti pubblici, i quali peraltro costavano al Paese il 40% dell’intero Pil; a quando davamo un’indennità “aria aperta” alle guardie forestali; a quando i nostri Governi truccavano i bilanci e sprecavano i fondi strutturali europei; e così via.

E da lì mi è venuto in mente che una voce simile non l’ho trovata nei romanzi ma nemmeno nella realtà: qualcuno sa dire il nome di un greco attivo nella politica, nell’arte, nella cultura, nello sport, dove vi pare, che nel recente passato pre-crisi abbia provato ad avvertire i connazionali che il Paese di Bengodi non esiste, nemmeno in Grecia? Che non si può vivere fuori dal mondo? Che per mangiare bisogna lavorare? Io quel nome non lo so dire. E se qualcuno me lo segnala mi fa un favore, vorrei intervistarlo.

Così, per concludere, mi sono detto che la Grecia è fallita perché le è venuto a mancare il prodotto per cui è diventata celebre: i filosofi. Quegli strani tipi in tunica che, tipo Socrate, il fondatore della filosofia morale, si aggiravano per la polis avvertendo gli ateniesi che non tutto andava bene. Certo, Socrate non andava ai G8 come il giovane Tsipras e, soprattutto, non andava in pensione a 55 anni ma veniva condannato a morte.

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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