DUDA IN POLONIA, L’EUROPA COME BANCOMAT

DudaAndrzej Duda, nuovo presidente della Polonia.

Prepariamoci perché è in cottura l’ultima bufala. Penso alla Polonia, dove le elezioni presidenziali sono state vinte in modo netto (con il 53% dei voti) dall’ultranazionalista Andrzej Duda, che ha sconfitto il liberal-conservatore Bronislaw Komorowski, presidente in carica. Duda ha vinto dopo una campagna elettorale in cui, al primo turno, aveva ottenuto più del 20% dei voti anche il cantante rock Pawel Kukiz, ultranazionalista pure lui.

La Polonia del boom economico, l’isola felice rispetto alla crisi (è stata di fatto l’unico Paese a non avvertire i colpi della recessione nel 2008-2009), il Paese che ha mandato un suo ex primo ministro, Donald Tusk, a presiedere il Consiglio europeo, svolta a destra. Anzi: il verbo “svoltare” in questo caso è un pallido eufemismo. Ovviamente tutti si sono chiesti perché tanto successo per Duda. E poiché si ha sempre paura delle risposte sgradevoli, ecco messa in forno la bufala: la Polonia svolta a destra perché intimorita dalla Russia, perché vuole rispondere a Putin.

Duda figlio dei Kaczynski

Ci ha provato anche Adam Michnik, ex intellettuale della stagione di Solidarnosc, fondatore e direttore di Gazeta Wyborcza, il più autorevole quotidiano polacco. Peccato, perché nella carriera di Duda il Cremlino non c’entra proprio nulla. Il nuovo presidente polacco è politicamente figlio del partito Diritto e Giustizia fondato dai gemelli Lech e Jaroslaw Kaczynski.  I due hanno dominato la vita politica della Polonia per una breve e a dir poco controversa stagione: Lech presidente della Repubblica dal 2005 al 2010, quando morì in un incidente aereo; Jaroslaw primo ministro nel 2006-2007. Già in quegli anni la Polonia mostrò quasi tutta la destra di cui è capace: nazionalismo, germanofobia, russofobia, tendenze repressive all’interno. Una delle prime leggi che i gemelli si sbrigarono ad approvare fu la “purga” nei confronti di coloro che avevano collaborato con il regime comunista. Vale a dire: metà della popolazione polacca.

La protesta dei polacchi spazzò via Jaroslaw dal Governo, e la sorte Lech dalla vita. Ma in quegli anni già si faceva strada, accanto a loro, proprio Duda, che fu vice-ministro della Giustizia (incaricato di implementare, tra l’altro, proprio la “purga”) e poi segretario di Stato. Ora è presidente della Repubblica, ma il presidente del suo partito, l’uomo che ha lanciato Duda verso l’elezione, è proprio (e ancora) Jaroslaw Kaczynski.

Ma c’è di più. I polacchi hanno oggi eletto un nazionalista che è anche euroscettico come Duda, anche se proprio all’Europa devono la loro attuale prosperità. Ovvio, loro sono stati bravissimi a fare le riforme giuste e a gestire i conti con serietà: ma  senza gli 81,3 miliardi di euro (67,3 miliardi di fondi strutturali e di coesione e 14 di finanziamenti speciali per agricoltura e pesca) versati a fondo perduto dalla Ue nel periodo 2007-2013, il boom economico se lo potevano scordare. Qual è stata la reazione del Governo polacco? Nel 2008 ha firmato con gli Usa l’accordo per installare lo scudo spaziale. Che nelle dichiarazioni di allora doveva servire a proteggere l’Europa da eventuali missili atomici dell’Iran (pensate che presa per i fondelli) mentre il suo unico scopo è garantire agli Usa e alla Nato la sicurezza del primo colpo nucleare contro la Russia, che non potrebbe (proprio a causa dello scudo) reagire senza essere intercettata.

Questo non solo per dire dello scontro con la Russia ma per sottolineare un altro aspetto: la Polonia dei Duda ha usato la Ue come un cash dispenser, garantendo invece tutta la propria lealtà politica agli Usa e alla Nato. Atteggiamento che l’accomuna a quasi tutti i Paesi ex comunisti d’Europa e che, chiaramente, si vuol riprodurre in Ucraina. Dove, tra l’altro, una delle prime leggi approvate è stata una “purga” copiata quasi alla lettera da quella del Governo Kaczynski. Non a caso l’Europa a trazione nordica non riesce a decidere nulla in ambito Ue e, al contrario, ha un atteggiamento quasi punitivo nei confronti dei Paesi del Sud Europa, che furono gli ispiratori e i fondatori del sogno europeistico.

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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